Zio, ho litigato con mamma… posso stare da te? by LupoArtico [Vietato ai minori]




Mi stavo preparando a trascorrere una domenica mattina di ozio completo, in tranquilla solitudine nella mia casa. Non mi aspettavo certo di ricevere visite e men che meno quella particolare visita.

Al suono del campanello restai perplesso. Non avevo la minima idea di chi potesse essere. Indossavo solo dei pantaloncini ed ero a petto nudo. Con un certo fastidio mi infilai rapidamente la prima maglietta che riuscii a trovare, giusto per aprire la porta in condizioni un minimo presentabili.

-“Stefy, che ci fai qui?”

Mia nipote, la figlia dicianovenne di mia sorella. Un fiore appena sbocciato, uno spettacolo per gli occhi, un bocconcino davvero succulento. Non avrei dovuto mai neanche pensarla in quel modo, ma la pensavo eccome. L’avevo pensata più di una volta con un certo lussurioso compiacimento. 

-“Ciao zio Rob.” – mi chiamava ancora col diminuitivo che mi aveva dato fin da quando era bambina – “Posso entrare? Ti spiego tutto”.

-“Ce… certo, fa pure.” – Ti spiego tutto cosa? Pensai. 

Chiusi la porta mentre si accomodava sul divano del soggiorno. Mi sedetti su una poltrona di fronte a lei. Il fatto di vedermela arrivare del tutto inaspettatamente, sola in casa con me come probabilmente non avevo mai avuto occasione, mi aveva stuzzicato brividi di eccitazione.  

-“Allora? Cos’è che mi dovresti spiegare?” – il mio tono di voce era disinvolto, ma intanto mi scorrevo tutta la sua magnificenza con lo sguardo, provando un brivido al pensiero di ciò che avrei potuto fare col suo giovane corpo fra le mie mani. Snella, altezza normale. Indossava una leggera maglietta elasticizzata che metteva bene il risalto i seni ben fatti, né grossi né piccoli, sotto la quale si intravadeva il reggiseno. E una minigonna che mi lasciava bene apprezzare le sue gambe e le sue cosce succose, dai muscoli asciutti e dal tono ben sodo. Le avrei appoggiato volentieri una mano su quelle cosce per poi pian piano risalire ad esplorare in mezzo a esse. Ai piedi delle scarpe di tela, sportive, con calzini bianchi corti che spuntavano appena dalla calzatura. Un tocco casual che rafforzava l’idea di innocente inesperienza – ma non credo affatto che lei fosse poi così priva di esperienze – e mi imfiammava ancor più le fantasie.

– “Ho litigato con mamma. Cioè, veramente ho litigato con mio fratello. Insomma… è un casino!” – Sosprirò e sembrava piuttosto turbata.

– “Dai, raccontami con calma”. – Cerci di dare un tono rassicurante alla mia voce, quasi paterno e comprensivo. E intanto continuavo a pensarla in modi tutt’altro che paterni. Cazzo se non era davvero era sexy. Quelle labbra carnose, ben fatte, quei lunghi riccioli di capelli castani sul suo volto, a tratti decisamente scompigliati… mmmmhh! Non potei far a meno di immaginare come sarebbe stato quel visetto dolce subito dopo un amplesso, intriso di sudore e impasticciato di sperma copioso che le avrei goduriosamente scaricato sul volto.

– “Fammi capire che cosa è successo” – aggiunsi, dato che lei esitava ancora e non si decideva a parlare – “che poi posso parlarci io con mamma. E anche con tuo fratello, eh? Si aggiusta tutto, vedrai.” 

Finalmente prese coraggio, non prima di aver scambiato la posizione delle gambe accavallate. Immagino fosse un gesto naturale, per prendere un altro attimo di tempo per pensare, ma non fece altro che stuzzicare ancor più la mia fantasia e farmi sentire ancora più intrigato dalla sua presenza.

– “Davvero ci parleresti? Zio Rob, avrei davvero bisogno di restare almeno un giorno con te. Probabilmente più di un giorno. Lo so che ti chiedo tanto ma… “- di nuovo esitazioni e poi si zittì del tutto, abbassando gli occhi sulle mani che si contorceva nervosamente in grembo. Oh Signore, ora ne sapevo esattamente quanto prima!

Mi alzai e mi andai a sedere vicino a lei, cingendola con un braccio per incoraggiarla. Al contatto dei corpi, quella parte di me che nei miei pantaloni era già piuttosto vigile mentre mi avvicinavo a lei, cominciò a far sentire la sua presenza decisa. Porco cazzo! A 39 anni non potevo arraparmi così senza freno, come un deficiente di adolescente, per la semplice presenza di mia nipote che aveva 20 anni meno di me. Provai a riprendere controllo di me stesso quel tanto che bastasse per convincerla a dirmi finalmente cosa la turbasse e cosa volesse da me. 

– “Okay Stefy… fammi un po’ capire. Io ti voglio aiutare ma devi assolutamente spiegarmi. Mi chiedi di restare da me e non so neanche perché. Dovrò pur dare delle spiegazioni a tua madre, no? O vogliamo farla preoccupare senza neanche che sappia dove sei?”

Altro suo sospiro profondo e finalmente cominciò a parlare. Ogni tanto tremava e io stringevo un po’ di più il mio braccio cinto attorno alle sue spalle, per rassicurarla e incoraggiarla a continuare. Alla fine riusciì a tirarle fuori tutta la storia che era letteramente da restare a bocca aperta. Non riuscivo quasi a crederci. Al contempo mi risultò chiaro che avevo in mano un’occasione d’oro per me, per godermi appieno questa giovane e arrapante troietta su cui tanto avevo fantasticato.

Suo fratello la molestava. O meglio, tutto non era cominciato proprio come una vera molestia. Cioè… come spiegarvelo? Non era come se lui la violentasse o cose del genere. Ben poco consapevole delle sue stesse inclinazioni, la ragazza doveva essere dotata di un’indole leggermente sottomessa, sessualmente parlando. Era facile farla eccitare e manipolarla se si adottava la giusta insistenza e modi un po’ autoritari. E suo fratello doveva aveva capito benissimo, istintivamente.

Ma era anche l’unica cosa che suo fratello aveva capito di lei. 

Dopo i primi furbetti tentativi di seduzione di lui, una sera che lei aveva bevuto un pò, la ragazza aveva finito per prenderglielo in bocca per un paio di veloci pompate. E quella notte stessa, infine, spinta dalla eccitazione per gli eventi e dalla curiosità naturale dell’adolescenza, Stefania aveva volutamente raggiunto il fratello in camera sua, infilandosi nel suo letto per regalargli un pompino completo.

Nelle intenzioni di mia nipote la cosa sarebbe dovuta restare un episodio isolato. Ma si sa che l’appetito vien mangiando… e sia per volontà di lui che per quella probabilmente meno controllata e più impulsiva di lei, quella del pompino notturno era diventata una abitudine sistematica, quasi una vera routine.

Non sembra si fossero spinti oltre. Lei non voleva un rapporto completo con suo fratello e almeno su questo era riuscita a controllare le voglie di lui (e anche le sue). Probabilmente il fratello non ci aveva saputo fare abbastanza, perché, da come mi descriveva la cosa Stefania accennando anche a rapporti con altri ragazzi con cui era uscita alcune sere, lei non era certo vergine e non avrebbe disdegnato una sana scopata se lui fosse riuscita a intrigarla un po’ di più. Se fosse riuscito a intrigarla nel modo giusto. 

Invece il fratello si era limitato a pretendere sistematici pompini, che da uno erano diventati due al giorno (se ne faceva fare uno anche nel primissimo pomeriggio, mentre i genitori erano via per lavoro) e occasionalmente anche tre in un giorno solo. Comportandosi in modo del tutto privo di immaginazione, il ragazzo non si era mai neanche sognato di ricambiare il favore sulla sorella, facendola godere con la lingua.

Se lo avesse fatto, probabilmente avrebbe definitivamente fatto crollare gli ultimi tabù della ragazza, suggellando definitivamente una certa intesa sessuale che gli avrebbe permesso di fare del corpo di Stefania ogni cosa lui desiderasse e con pieno entusiasmo da parte di lei.

L’insistenza del fratello aveva cominciato a mettere a disagio Stefania, e infine a venirle a noia. La noia di una routine in cui ormai il brivido dell’eccitazione e la curiosità iniziale andava via via a scemare. Un pompino il pomeriggio, un pompino la sera. Litri di sperma ingoiato da lei, o sborrate sul volto o sulle tette – che però lei raramente permetteva al fratello di denudare – e stop. Niente più vero coinvolgimento per Stefania, solo una noiosa e ormai molesta insistenza di lui che, pur venendo comunque soddisfatta dalla sorella, aveva cominciato a trasformarsi in un motivo di ansia per la ragazza.

E finalmente mi spiegò la storia del litigio a cui aveva accennato all’inizio. Litigio che era avvenuto solo un’ora e mezza prima che Stefania si presentasse alla mia porta.

Il giorno dopo i genitori sarebbero partiti per una settimana di vacanza, una seconda luna di miele senza figli al seguito, e Stefania si sentiva ormai fortemente disturbata dall’idea di restare per una settimana in casa sola con suo fratello. Aveva provato a convincere la madre a portala con lei in viaggio, senza però poter svelare il motivo del suo desiderio. Ma ovviamente i suoi genitori volevano restare soli almeno per quella vacanza, né capivano il motivo di tanta insistenza.

Ora che mancava solo un giorno alla partenza, il nervosismo di Stefania era cresciuto così tanto che aveva finito per sfogarlo in una lite con la madre, attorno a un motivo banale e del tutto pretestuoso. Stefania aveva realizzato che il vero motivo della sua improvvisa sfuriata era un altro ed era andata ad affrontare decisa il fratello per dargli il benservito e informarlo che non avrebbe più acconsentito alle sue voglie.

Ma lo stronzetto aveva provato a riaffermare il controllo dominante su lei, agendo però nel modo più goffo che poteva immaginare. Le aveva vomitato addosso montagne di insulti puerili e sarcastici, e infine le aveva anche mollato un sonoro ceffone in volto. Che coglione! Non aveva nessuna dote psicologica per cogliere il disagio della sorella e provare a calmarlo. Se si fosse proposto in modo compressivo, almeno per un attimo, sarebbe poi riuscito a riaffermare il controllo su di lei.

Era chiarissimo. La ragazza era andata dal fratello in cerca di un po’ di comprensione. Se l’avesse trovata, avrebbe probabilmente continuato a succhiargli il cazzo regolarmente. Ma non ebbe nessuna comprensione da parte di lui. Stefania si era sentita definitivamente umiliata, usata. E per giunta presa a ceffoni. Suo fratello era solo un idiota.

Lei se ne era andata via di casa sbattendo la porta. Era entrata in un bar, si era chiusa nel bagno a piangere per lunghi minuti. Quando finalmente era riuscita a calmarsi, non aveva però trovato ancora il coraggio di tornare a casa e aveva infine avuto l’idea di passare da me, in cerca probabilmente di comprensione. 

Mi era sufficiente. Avevo capito abbastanza. Commentai la fine del suo racconto con un rassicurante “Stai tranquilla ora. Telefono a tua madre e sistemo tutto”. Parole che accompagnai con una leggera pacca sulla sua coscia nuda (non vedevo l’ora di trovare una scusa per poggiare la mano su quella splendida coscia, in effetti).

Mi allontanai dalla nipotina per non farle ascoltare la telefonata con mia sorella, la madre di Stefy. Probabilmente si sarebbe agitata ancora di più se avesse sentito tutta la conversazione. Mi ci vollero più quaranta minuti per calmare mia sorella. Anche lei si era abbastanza alterata per la sparata surreale della figlia quella mattina. Lo credo bene, perché a lei non potevano che sembrare tutto esagerato: le mancava un pezzo fondamentale della storia. Nel soggiorno, intanto, Stefania aveva acceso la TV e faceva distrattamente zapping mentre provava a mandar via la tensione accumulata. Bene, si calmasse in fretta. Avevo intenzione di tenerla in casa con me una intera settimana e ottenere da lei molto più di quanto era riuscito a ottenere suo fratello.

Riuscii a convincere la madre ad acconsentire perché Stefania quella notte dormisse da me. Più tardi in giornata l’avrei accompagnata a casa per prendere alcune sue cose – vestiti e quanto altro necessario – e l’avrei ospitata anche per tutta la settimana di assenza dei genitori. La rassicurai che avrei avuto cura di sua figlia – Puoi scommetterci che ci penserò io a sistemartela per bene – pensavo intanto. 

Fui costretto ad accennare che c’erano forse dei dissidi col fratello e che il vero litigio non riguardava mia sorella, ma ovviamente non le raccontai il vero fulcro della storia. Consigliai a mia sorella di non indagare troppo, lasciare che la cosa si smontasse da sé e considerare il tutto solo un bizzarro litigio fra adolescenti, che sardebbe sandato presto nel dimenticatoio. Lei, acconsentì a tutto, ragionevolmente. In fondo anche lei aveva solo bisogno di essere tranquillizzata.

Era fatta. Avrei avuto quella piccola ninfetta tutta per me, in giro per casa, per una settimana intera. Ora mi toccava solo convincerla a concedersi, ma non prevedevo difficoltà in questo. 

Tornai da Stefania per darle la notizia: – “Tua mamma ha detto di sì, puoi restare qui da me stanotte. E anche per tutta la settimana prossima. Più tardi ti porto io a casa e ti prendi qualche vestito per stare da me, ok?” – Vestiti! Ma sentimi! Avevo intenzione di lasciarglieli addosso meno tempo possibile i vestiti, per tutta la settimana a venire.

Gli occhi di Stefania si illuminarono. Si alzo di scatto dal divano e mi saltò letteralmente addosso, buttandomi le braccia al collo. 

– “Zio Rob, sei stupendo! Grazie.” – Porca troia… non mi aspettavo questa reazione focosa e il mio cazzo sotto i pantaloncini leggeri reagì subito. Lei dovette per forza sentirlo, avvinghiata così a me come si era stretta. Feci finta di nulla osservando la reazione di Stefy, ma intanto scostai per quanto possibile il pube dal contatto con lei e ricambiai il suo abbraccio affettuoso.

-“Visto? Si aggiusta tutto. Stai tranquilla adesso.” – le diedi un bacio sulla testa, sinceramente affettuoso, ma al tempo stesso mi inebriai nel sentire il profumo dei suoi capelli. – “Ora mettiti a tuo agio. Questa è come casa tua e fa tutto quello che ti va di fare. Quando ti senti pronta, dimmelo che andiamo a casa tua a prendere le cose che ti servono per la settimana.”  

– “Sì, Zio Rob, sei un tesoro”.

Si staccò da me, prese un bicchiere da una vetrinetta della cucina, andò ad aprire il frigo. Si riempì un bicchiere di acqua fresca che cominciò a sorseggiare lentamente e pensosamente. Si era praticamente già ambientata… perfetto! 

E io intanto osservavo quelle labbra carnose poggiarsi sull’orlo del bicchiere. Le avrei volute subito avvolte attorno alla mia cappella. Dio, stavo fremendo dal pensiero di farmi quella dolce zoccoletta. Ma non dovevo essere impaziente o avrei rovinato tutto.

Come non detto! Ero fin troppo prudente. Sottovalutavo il suo entusiasmo giovanile. Non avevo in fondo già capito prima che gran puttanella mi trovavo davanti? Fu lei stessa a fare la prima mossa. 

– “Zio? Come posso ringraziarti?”

– “Eh? Non devi ringraziarmi. E’ un piacere per me averti qui. Stai sorridendo ora mentre quando sei entrata avevi una faccia così tesa… scura. Il tuo sorriso è splendido ed è già un gran bel ringraziamento per me”.

Il complimento le fece sicuramente piacere, il suo viso si addolcì ancora di più e anche il sorriso si fece, se possibile, ancora più radioso. Sembrò pensarci su un momento, poi posò il bicchiare e si avvicinò a me. 

– “Zio no, un modo per ringraziarti devo trovarlo. Mi sento in debito”.

Si parò di fronte a me, vicinissima, viso a viso come fosse una cosa casuale. E invece intanto calò una mano sul mio pacco a esplorarlo con tocco leggero. Avvicinando le labbra al mio orecchio mi sussurrò divertita – “L’ho sentito prima mentre mi abbracciavi. Non mentire Zio Rob, un modo per me per dirti grazie ce l’hai sicuramente in mente”.

Allontanò di nuovo il viso per guardarmi negli occhi. Ora il suo sorriso era divertito, e la mano sul pacco si faceva più decisa. Aveva parlato chiaro. 

La strinsi a me, però risposi alla sua rivelazione ancora con prudenza – “Stefania, ho vent’anni più di te… ricordalo”. Tutta scena! Ora ti sferro anche io il mio colpo a sopresa. 

Subito dopo avvicinai io le mie labbra al suo orecchio e le sussurrai come lei aveva fatto con me – “Toglimi una curiosità, ora che ti sei calmata… quanti pompini hai fatto a tuo fratello?” – Lei rise.

La mano sul mio cazzo, ancora chiuso dentro i pantaloncini, si fece ancora più decisa. Ormai ero completamente eretto e Stefania poteva persino afferrarmi a piena presa, nonostante il tessuto. – “Zio curiosone. Come ti ho detto due al giorno, almeno, e la cosa va avanti da 6 mesi”

Ancora sussurrandole all’orecchio- “Sono davvero un mucchio di pompini… sarai espertissima”.

– “Si, sono brava credo. Lui non si è mai lamentato.

– “Una pompinara espertissima. Una eccitantissima succhiacazzi.”

Saldò ancor più la presa sul mio cazzo. Ansimava leggermente ora. 

– “Sì!”

La spinsi verso di me, afferrandola con una mano che faceva presa sul suo culo e continuai a stuccicarla con parole sussurrate all’orecchio. 

– “Una brava succhiacazzi ben addestrata è una risorsa rara. Una eccitante pompinara super che mi vien voglia di provare. Dio, Stefy… smetti di stuzzicarmi il cazzo con questa mano! Oppure…”

– “Oppure…?”

– “Oppure te lo infilo subito dritto in bocca. Guarda in che stato mi hai ridotto”. – E le stampai un bacio sulle labbra, per poi cominciare anche a esplorarne la lingua con la mia. Lei rispondeva al mio bacio e ormai mi stava praticamente segando il cazzo da sopra il tessuto.

Interruppe il bacio e cambiò tono di voce. Ora non più giocoso ma serio e confidenziale.

– “Zio Rob…?”

– “Sì?”

– “Voglio un vero uomo. Non quel coglione di mio fratello e neanche uno come quei deficienti con cui sono uscita e che qualche volta mi hanno scopata in macchina senza saperci fare. Uno vero, che ci sa fare. Sono bagnatissima, senti… ” – Mi afferrò la mano e me la portò in mezzo alle sue gambe. Pur sopra il tessuto dei suoi slip, sentii che era davvero inzuppata. – “Pensano solo a loro. Non capiscono cosa voglio, non sanno guidarmi, farmi godere… voglio imparare, voglio un uomo che mi insegni tutto”.

Avevo sentito quello che volevo sentire. La zittì baciandola ancora e pastrugnandole la figa.

– “Sì piccola, ti insegnerò tutto. Se tu sarai attenta e diligente avrai tutto quello che vuoi, ti farò provare quello che cerchi. Ho venti anni più di te, lo ricordi?”

– “Sì!” 

Come pensavo, le piaceva essere dominata, col giusto approccio. Ed era naturalmente attratta da uomini più grandi, ragion per cui né suo fratello né i suoi coetanei sarebbero mai riusciti a eccitarla a sufficienza. Per questo avevo rimarcato la nostra differernza di età.

– “Posso darti quello che vuoi, insegnarti tutto ma a una condizione.” 

– “Tutto quello che chiedi, zio… quale condizione?” 

– “Tu sei una brava bambina vero?”

– “Bravissima.”

– “E seguirai attentamente le mie istruzioni? Farai tutto quello che ti chiedo, in ogni momento in cui te lo chiedo?”

Fece finta di esitare prima di rispondere. Ma un angolo della sua bocca si era leggermente increspato in un sorriso. Era proprio quello che voleva da me. Sottomettersi a me completamente. Non pensare a nulla, pensare solo ad eseguire i miei ordini, quelli di un adulto più maturo del suo stupido fratellino e lasciarsi guidare verso il piacere.   

– “Sarò la bambina più brava del mondo.”

– “Scopriamolo subito subito allora.”

La baciai di nuovo. Poi la mollai per andare a accomodarmi in poltrona. 

– “Vieni qui” – la chiamai – “Proviamo subito quella bocca, non ce la faccio più.” – Che porco! In quel momento potevo fare qualunque cosa della mia dolce nipotina, ma volevo subito sfogarmi ricevendo un pompino da lei. Il racconto di quello che aveva fatto così tante volte a suo fratello mi aveva eccitato da morire. 

Sorrise e venne a inginocchiarsi fra le mie gambe. Io afferrai un cuscino dal divano di fianco e lo posai a terra, per farla stare comoda. Volevo che il pompino durasse a lungo.

Sembrò colpita da questa semplice accortezza nei suoi riguardi. Una gentilezza che quel rozzo di suo fratello non le aveva sicuramente mai riservato. Cazzo, io lo faccio per puro egoismo! Lo facevo per me, ma alla nipotina questa idea non sembrò balenare in testa neanche per un attimo. Dolce piccola, così troietta e così ingenua assieme. Sarebbe stata una vera goduria addestrarla per una settimana intera. 

Le tremavano un po’ le mani mentre mi tirava fuori il cazzo dal pantaloncino, ma era un sintomo della sua trepidante impazienza. Decisi di amplificare quella impazienza.

Non appena il cazzo balzo fuori dal tessuto, duro da far paura, tanto che mi rimbalzò sullo stomaco con un sonoro ciaf, Stefania sgranò gli occhi nel ritrovarselo davanti. Avrà anche visto centinaia di volte il cazzo di suo fratello e quello di qualche altro suo coetaneo, ma era chiaro dalla sua espressione che non ne aveva mai visti di così grossi.

Non staccava un attimo lo sguardo dal mio membro e sembrava quasi salivare dalla voglia di imboccarselo. Ma io le impedì di mettersi subito al lavoro, armeggiando per disfarmi completamente dei pantaloncini e dei boxer sottostanti. Li feci scivolare fino ai piedi per poi allontanarli con un calcio.

E intanto le sollevai la testa con due dita sotto il mento, costringendola a fissarmi negli occhi. Con l’altra mano le afferrai i capelli dietro la testa per ricordarle comunque ciò che si apprestava a fare, anche se la stavo volutamente ritardando.

– “Stefy, sai che di questo non dovremo farne parola mai, con nessuno? Per nessun motivo al mondo? Neanche in confidenza?”

– “Sì. Lo so. Zio, non ti preoccupare. Non lo dirò ad anima viva.”

– “Brava bambina. So che sei sveglia ma avevo bisogno di assicurarmene. E non chiamarmi ancora zio.”

Sembrò perplessa. – “Oh…okay zio Rob… uh… e come ti devo…?”

– “Chi sei tu?”

– “La tua brava bambina.”

– “Docile, ubbidiente?”

– “Sì.”

– “Servizievole, vero? Una brava bambina… una piccola, dolce, servizievole, ubbidiente bambina!” – Stava fremendo di impazienza. Mentre io mi divertivo da matti a farla attendere. 

-“Sì!” – annaspava non capendo dove stessi andando a parare. – “Tanto servizievole e…”

– “Se sei al mio servizio, al mio completo servizio c’è solo un modo in cui mi puoi chiamare. E voglio che tu usi solo quel modo d’ora in poi.” 

– “Sì, ma quale?” – Ma ci arrivò da sola, finalmente! – “Padrone?”

– “Brava bambina, esattamente. Non sono tuo zio. Sono il tuo padrone.”

– “Sì… padrone.”

– “Cosa vorresti ora?” – Le controllavo ancora la testa, non permettendole di avvicinarla al mio cazzo, anche se lei l’aveva afferrato con le mani e lo segava lentamente, pur se con impazienza crescente. 

– “La tua bambina vuole succhiarti il cazzo… padrone. Posso?” – mi fece uno sguardo dolcissimo. Come se ci fosse bisogno di convincermi.

– “Certo che puoi, sei mia ospite per tutta la settimana.” – E per tutta la settimana ti terrò a succhiarmi il cazzo fra quelle splendide succose labbra, piccola pompinara, pensai. Ma l’avrei sbattuta a lungo in ogni buco, ovviamente, per una intera settimana. Di lei non avrei lasciato nulla di inesplorato, né nulla di incompleto nel suo addestramento.

La bambina voleva imparare e avrebbe imparato a godere appieno della sua troiaggine.

Le liberai la testa e lei si avventò immediatamente sul mio cazzo. 

Non cominciò nel migliore dei modi, anche se non potevo che apprezzare il tocco e la presa di quelle tanto desiderate labbra di adolescente finalmente strette sopra il mio cazzo. Troppa foga, troppa voglia… non aveva mai avuto a che fare con un cazzo di queste dimensioni, ora ne ero sicuro.

Provò fin da subito a imboccarne più della metà e dovette interrompersi perché finì per mandare di traverso un po’ della sua saliva. Si tolse il membro dalla bocca per un paio di colpi di tosse. Mi guardò negli occhi prima di imboccarlo di nuovo.

– “Zio Rob… è grosso!”

Sorrisi, ma inarcai anche un sopracciglio simulando anche un’aria severa. 

Lei capi: – “Padrone! E’ davvero grosso, padrone.” 

Dio se era eccitante avere questa giovane cagnetta inginocchiata ai miei piedi, pronta a servire il mio cazzo troppo grosso per la sua boccuccia.

– “Imparerai, bambina. Per ora sentiti libera di fare il meglio che puoi. Voglio sfogarmi. Ci sarà tempo per insegnarti a prenderlo tutto”. – le feci un occhiolino – “E dico davvero tutto! Tuo fratello non ce l’ha così grosso?”

E mentre le ponevo quest’ultima domanda sentì sgorgare una goccia di liquido preseminale che le sue labbra già bavose di saliva intercettarono subito. 

– “Mmmmh!” – il sapore le piaceva, era evidente – “No, non così grosso. Ha un bel cazzo ma non meraviglioso come il tuo… padrone.” 

– “Ti senti a tuo agio con questo cazzo allora? Tesoro, puoi smettere quando vuoi, non sei obbligata a nulla” – le dissi. Ma intanto la pressione della mia mano sulla sua testa aumetò impercettibilmente, per mettere in chiaro cosa volevo davvero che facesse. 

– “Sì, voglio farlo” – Brava bambina! Pensai che presto le avrei inondato la bocca con la mia sborra. Non stavo più nella pelle. Sarebbe stata una settimana fantastica, avrei insegnato tutto a questa zoccoletta e me la sarei trapanata a lungo, in ogni buco e ogni momento.

– “Dai piccola, forza allora. E’ tutto tuo. Devi solo divertirti”. 

Lo imboccò di nuovo.

– “E farmi divertire. In fondo mi devi un ringraziamento.” – aggiunsi.

Annuì con la testa, mugolando leggermente con la bocca piena e mandandomi brividi fantastici sul cazzo che risalirono immediatamente fin su al cervello. Ogni quarantenne dovrebbe provare le sensazioni che può darti una fresca ventenne vogliosa come la mia nipotina impegnata a succhiare il suo cazzo.

Avevo le palle gonfissime. Mentre lei armeggiava con le labbra sul membro, pur arrivando a ingoiarsi al massimo a metà dell’asta, afferrai i testicoli e cominciai a strusciarglieli sul mento bagnato della sua saliva. Apprezzò subito. 

– “Sai cos’altro fa una brava bambina che vuole far contento il suo padrone?” – Stava per staccarsi e rispondere, ma le tennni ferma la testa perché non mollasse il suo lavoro. – “Una brava bambina come te… una vera cagnetta non trascura le palle. Sai che alle cagnette piace lappare, vero?” – Ancora non poteva rispondere, continuavo a tenerla ferma, ma la sentii fremere. Sono sicuro che se le avessi infilato due dita nella figa l’avrei trovata molto più zuppa di prima… sarei entrato come burro. E presto ci entrerò!

Mollai la testa. Stefania, sveglia e servizievole come aveva promesso e bramava d’essere, cominciò a leccarmi le palle. Non male, come tecnica, ma l’avremmo migliorata assieme nei giorni seguenti. Sarebbe stato un piacere. Per ora volevo davvero solo schizzarle in gola e godermela mentre ingoiava tutto il mio sperma. 

La cagnetta intanto continuava a lappare, mentre con le sue unghie laccate di rosa mi stuzzicava con piccoli grattini sulla pelle del cazzo. 

– “Padrone? Hai tanta crema pronto per me?”

– “Sì, tanta tantissima crema dolce per te.” – ma volevo essere più volgare. Chiamiamo le cose col suo nome, cazzo! – “Tanta buona sborra fresca fresca tutta per la mia succhiacazzi. E sta aspettando solo che la mia cagnetta la tiri su. Dai forza, troietta. Succhia e avrai il tuo premio.”

Ora ne avevo abbastanza, basta stuzzicamenti! Le afferiai saldamente la testa e cominciai a darle un ritmo stabile, pur senza obbligarla ad andare fin giù con affondi completi, che per il momento non era in grado di fare. Lei non aveva certo bisogno di incoraggiamento e cominciò a serrare bene le labbra, assecondando i miei movimenti di guida.

Era fantastico sentirla e vederla all’opera. Stavo scoppiando. E sì, aveva sicuramente un bel po’ di esperienza in pompini. Serrava le labrra creando un delizioso effetto ventosa, specie quando passava sulla corona del glande. E Dio santo, quella lingua… quella cazzo di lingua magica! Non smetteva un attimo di arrotolarla e farla saettare attorno alla cappella. Mi sentivo impazzire. 

-“Mmmmmmmmh” – mugolava la troietta. E ancora altri mugolii… e poi ancora. A ogni suo muggito mi faceva scorrere brividi di piacere sull’asta.

Non mancavo anche di godermela con la vista… questa fresca zoccoletta della mia nipotina era arrapante da morire con le guange incavate attorno al mio cazzo, mentre se lo lavorava per aspirare su il suo nettare desiderato.

E aveva cominciato a essere così eccitata da inarcare la schiena e mostrarmi anche splendidi scorci del suo culo a mandolino, pur se troppo lontano dalla mia mano. Le tenni la testa e mi piegai, riuscendo così a raggiungere il culo.

Le mollai uno sculaccione ben assestato. Si eccitò ancora di più, raddoppiando i suoi sforzi. Ora avevo il cazzo letteralmente immerso in un bagno caldo della sua saliva, che le colava anche dagli angoli della bocca.

Talento naturale il suo… aveva detto che il mio cazzo era troppo grosso ma ora risuciva a ingoiarselo per lo meno per tre quarti. Non ce la feci più. 

– “Stefania, oh Dio… eccolo… vengo!” – mugolavo come un rincoglionito anche io, ora, in preda al mio piacere, mentre sentivo lo sperma risalire su dalle palle.

Lei succhiava, succhiava e succhiava ininterrottamente, producendo rumori eccitantissimi.

Schizzai! Schizzai senza preavviso.

Non ricordo di essere mai venuto così intensamente prima d’ora. Le sparai direttamente in gola il primo getto, che non le creò nessun problema. E poi un altro schizzo e un altro. E un altro ancora.

Adesso sì che la bambina aveva qualche problema. Represse con successo un piccolo colpo di tosse, un po’ di sperma le era andato di traverso, ma non mollò il mio cazzo. Cominciò a deglutire sonoramente amplificando le mie sensazioni di piacere, ma la sborra ormai le riempiva gran parte della bocca. Fluiva dalla mia asta troppo rapidamente per i suoi sforzi di deglutimento.

In parte le cadde fuori dalle labbra e colò sulle mie palle. – La pulirai dopo, piccola – pensai.

Schizzai gli ultimi getti, ormai ridotti e le affrerrai la faccia dalle guancie con due dita, incavandole un poco e tenendo leggermente alta la testa perché non colasse fuori dalla bocca lo sperma che non aveva ancora ingoiato.

– “Fammi vedere se sei stata una brava bambina “- le dissi – “Apri la bocca.”

Ubbidiente fece come le avevo chiesto. 

– “Brava piccola. Sei una pompinara magnifica. E sai che fanno le brave pompinare?” – Domanda del tutto retorica. Non poteva rispondere con lo sperma in bocca, ma fece un leggero segno di no con la testa. – “Mandano giù tutto e poi mostrano al loro padrone quanto sono state brave.” 

E anche in questo ubbidì subito, degludendo sonoramente per poi aprile la bocca e mostrarmi la cavità orale, ora senza tracce visibili di sperma.

– “Che cagnetta ubidiente. Sei stata proprio brava piccola. Ma mi aspetto un’altra cosa ancora da te.” 

Sorrise per i complimenti che le facevo. Era contenta di aver fatto un buon lavoro nel servirmi. – “Sì? Padrone?”

– “Mi hai sbrodolato addosso un po’ di sborra. Ho tutte le palle imbrattate e poi il cazzo del tuo padrone va pulito per bene. Dopo un lavoro ben fatto come il tuo, cosa resta ancora da fare per la mia piccola bimba?” 

– “Pulire bene, padrone.”

– “Pulire cosa?”

– “Pulire il tuo cazzo. Il cazzo del padrone. Lucidarlo con la mia lingua da troia.” – Sì, brava bambina. Così voglio sentirti parlare. 

-“Dai… cucciola. Al lavoro allora.”

E mi godetti i postumi dell’orgasmo in pieno relax, per un minuto un minuto e mezzo buono, mentre la dolce e servizievole nipotina completava il suo lavoro.

La settimana migliore della mia vita era appena solo cominciata.

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