Voleva rimanere vergine by suve [Vietato ai minori]




Voleva rimanere vergine di suve New!

Luisa voleva rimanere vergine.
Compagni di scuola sin dal primo anno di liceo ci mettemmo insieme all’inizio del quinto. C’era sempre stata una simpatia tra di noi pur essendo presi da altre avventure giovanili, fino a quando un pomeriggio d’autunno ci baciammo per la prima volta.
Da fidanzati diventammo inseparabili, scuola, studio, locali, sempre insieme, da soli o con altri.
Fin da subito mi disse che la sua educazione le imponeva di andare vergine all’altare ma che, e lo disse arrossendo, a parte la penetrazione non aveva preclusioni.
Ero stupito che una diciottenne, se pur da poco, fosse ancora intatta, specie una bella ragazza come lei, però Luisa mi piaceva molto e non ebbi problemi a accettare le sue regole.
Non era molto esperta. Ricordo ancora con piacere come arrossiva ogni volta che le toccavo il seno o le cosce con la mia mano che saliva su verso la sua micina. Mi faceva sentire uomo navigato anche se la mia esperienza non era molto più della sua.
Con le seghe se la cavava abbastanza bene, pur avendo qualche problema con lo sperma; era quasi comica quando affrontava l’impresa impossibile di non imbrattarsi le mani quando mi faceva venire. Con i pompini era peggio, all’inizio dovetti faticare molto a convincerla a provare e, una volta convinta, a non saltare io in aria quando, senza volerlo, mi faceva sentire i suoi dentini aguzzi facendomi anche male.
Col tempo e per gradi ci affiatammo. Le piaceva molto quando la leccavo e aveva imparato a succhiarlo molto bene vincendo alla fine, non senza una strenua battaglia, la riluttanza a ricevere il mio seme in bocca.
Per tutto l’inverno e la primavera successivi andammo avanti così sfruttando tutte le occasioni che trovavamo per restare da soli e prodigarci in interminabili sfregamenti del mio pene sulla sua micina e estenuanti e molto appaganti 69.
Ero felicemente innamorato di lei, e lei di me, l’unica crisi ci fu quando le chiesi il culetto. A lungo provai a convincerla giocando sul fatto che tecnicamente sarebbe rimasta vergine, ma oltre a considerarlo un atto contro natura aveva paura, tanta, del dolore. La relazione si rasserenò solo quando smisi di tentare e quella sera mi premiò con un pompino memorabile concluso, una delle rare volte che accadde, con l’ingoiare il mio seme.
Poi arrivò la gita, la classica gita dell’ultimo anno.
Eravamo a Praga insieme a altre quinte classi. Non ricordo per quale motivo lei dovette dormire nella stessa camera di una prof e quindi non ci fu occasione di stare insieme di notte. Capitò che uscendo tutti insieme io bevessi molto e senza ragionare mi ritrovai nella stanza, e nel letto, di una ragazza di un’altra classe. Ero sempre stato fedele fino a allora ma l’alcool e la prospettiva di scoparmi una bella ragazza mi fecero cedere. Nulla di trascendentale, Luisa era più brava di lei a fare pompini, ma dopo tanto tempo provai ancora la gioia di penetrare una micina accogliente.
Una sua amica venne a saperlo e glielo disse, questo lo seppi diverso tempo dopo e lo ricollegai con quanto accadde dopo, sul momento notai solo che al rientro Luisa era un po’ diversa, più sulle sue, pensierosa.
Una sera che eravamo riusciti a restare da soli a casa mia avanzò lei la proposta. Dopo mesi la rividi arrossire, incerta su cosa dire e come farlo, quasi balbettante. In pratica mi propose di provare la sodomia.
Eravamo sul mio letto strettamente abbracciati, ci baciavamo e mentre lei mi segava dolcemente io le sfregavo piano la micina. Come sempre accadeva scivolai con la bocca verso i suoi seni diretto al pancino aspettandomi che lei si mettesse capovolta su di me per scambiarci frenetiche succhiate e slinguate. Quella volta mi fermò:
– Aspetta Franco………….voglio pro….provare –
Un po’ stranito dall’interruzione le chiesi cosa e rimasi di stucco ascoltando la sua risposta:
– Ho parlato con delle mie amiche, mi hanno detto che ci vuole molta pazienza e attenzione ma che poi il dolore passa……….e è bello. –
– Ma di cosa stai parlando? Cos’è che vuoi? –
– Io voglio provare……. se ti va…….. ma devi fare piano………..il…… il culetto. PROMETTIMI CHE FARAI PIANO! – Alzò la voce sull’ultima frase pronunciandola velocemente e nervosamente.
Non ci credevo, pochi mesi prima aveva difeso con unghie e denti il suo fiorellino, rifiutando anche di farsi toccare con un dito tanto che mi ero rassegnato, e ora era lei a propormelo.
La vedevo impaurita, titubante ma con lo sguardo deciso allo stesso tempo.
– Sei sicura? Veramente sicura? – Il mio cazzo si era fatto duro come ferro al pensiero. Non avevo mai inculato una ragazza, avevo visto qualche filmetto hard, letto qualche articolo, sapevo che occorreva preparazione ma la mia esperienza in merito finiva lì, alla teoria. Con la mano andai a stringerle una natica quasi a appropriarmene prima che ci ripensasse.
– Sì, voglio provare, ma devi essere delicato, mi hanno detto che se fai piano il dolore è sopportabile –
– Ti prometto, appena senti male me lo dici e io smetto –
Sapevo che occorreva lei si rilassasse molto per cui la feci distendere sul letto e andai a baciarle la micina per eccitarla. Ben preso i suoi gemiti mi fecero capire che stava bene. Mi inumidii un dito con la saliva e andai a stuzzicarle il forellino. Si contrasse, non era ancora abbastanza rilassata. Tenni il dito lì con lenti movimenti circolari e con la bocca tornai alla sua micina e al suo clitoride.
Premendo e inumidendo, leccando e succhiando riuscii a far entrare una falange senza troppi problemi. Lo stretto anello mi stringeva il dito ma ora pareva meno serrato di prima. Luisa gemeva ma non protestava. Spinsi ancora strappandole un singulto. Mi fermai.
– Ti faccio male? –
– No….. appena. Prosegui ma fai piano –
Ebbi un lampo di genio, mi alzai e andai in cucina tornando con un po’ d’olio, dal bagno prelevai un asciugamano e lo distesi sotto le sue reni per non far ungere il letto.
Il dito ora entrava con più facilità, quasi a metà. Luisa ebbe un altro singulto.
– Male? –
– Brucia un po’………continua –
Spinsi ancora sempre leccandole la micina per controbattere il dolore col piacere, e riuscii a inserire tutto il dito. Lo tenni fermo, Luisa grazie alla mia bocca sospirava di piacere. Provai a rotearlo e non ricevetti segni d’insofferenza. Ora era il momento di provare. Ritirai il dito e mi alzai.
– Cosa? Cosa…….. fai, continua, mi piace –
– E’ arrivato il momento, se ancora vuoi………. –
– Sì………….. proviamo, cosa devo fare? –
– Mettiti a quattro zampe e cerca di rilassarti, avvertimi se senti male e io mi fermo –
Mi posizionai dietro di lei, unsi ancora il dito con l’olio per lubrificare il forellino che pareva fissarmi con aria di sfida. Con l’altra mano andai a stimolarle il clitoride per mantenere viva l’eccitazione. Il dito era tutto dentro di lei, lo muovevo piano e Luisa gemeva chiaramente di piacere. Ora toccava a me. Ritirai il dito e intinsi il glande nella tazzina d’olio spandendo poi il lubrificante per tutta l’asta. Me lo presi in mano e lo puntai sull’ano.
– Spingi Luisa, come se dovessi andare in bagno, dimmi subito se ti fa male –
E premetti. Dovetti usare una certa forza perché il muscolo opponeva resistenza. A un tratto la cappella scivolò dentro e Luisa lanciò un urlo.
– Hai male? Devo smettere? –
– No, aspetta, stai fermo………… mi brucia ma è sopportabile –
Sentivo l’anello stringermi forte, quasi provavo dolore io. Attesi un minuto e poi:
– Rilassati, rilascia i muscoli, al mio tre spingi che provo a entrare di più. Uno, due e….. tre –
Feci forza guadagnando 3-4 centimetri. Luisa non fiatò ma la sentii irrigidirsi. Le chiesi ancora se aveva dolore.
– Brucia, brucia un po’ ma non è dolore. Prova…….. prova a muoverti……. Piano –
E io mi mossi, con le dita aggiunsi olio sull’asta e affondai ancora. Luisa taceva ma scuoteva la testa.
Feci avanti e indietro per un minuto, senza spingere troppo forte. Mancava poco all’orgasmo, la stretta ferrea sul mio pene e il pensiero che finalmente stavo inculando Luisa mi eccitavano come non mai. Luisa urlò forte.
– BASTA……. basta ti prego, mi brucia, mi brucia tanto………… –
Mi tirai indietro provando anch’io un po’ di dolore mentre uscivo, mi masturbai veloce sino a coprirle la schiena della mia crema e Luisa era accasciata sul letto, piangendo piano.
Una volta schizzata l’ultima stilla del mio seme mi accasciai di fianco a lei baciandole i capelli.
– Scusami Franco, scusami ma non ce l’ho fatta, mi bruciava troppo, ma ci riproveremo, vero che ci riproveremo? – e giù lacrime.
Feci del mio meglio per consolarla.
– Tranquilla Luisa, non devi preoccuparti, è normale, la prossima volta, sempre se vorrai, faremo ancora più attenzione – e l’abbracciai stringendola a me. Non era andata proprio come speravo ma poteva essere un inizio. Luisa pian piano si quietò e rimanemmo abbracciati a lungo.
Per fortuna che avevo messo l’asciugamano perché, notai dopo, il mio membro era sporco……..e non solo di olio.
A ogni modo questo fu l’esordio. Ci riprovammo dieci giorni dopo e andò meglio, lei soffriva un poco, la sentivo che stringeva i denti, ma sempre meno. Ora avevamo imparato, chiedendo quando potevamo e cercando in rete quando non potevamo. Avevamo imparato per esempio che se lei si faceva prima un clistere alla camomilla tutto era più semplice, più facile rilassarsi, e anche più pulito. Non soffriva più come la prima volta, tranne forse quando ero troppo irruento, ma io riuscivo ora a scoparle il culo senza problemi e già alla quarta volta potei venirle dentro con un orgasmo che ancora oggi ricordo.
Luisa s’offriva volentieri sopportandomi, non aveva fastidi ma raramente riusciva a trovare anche solo piacevole la penetrazione, e io lavoravo tanto di lingua alla fine per ricambiarla.
Sei mesi dopo avvenne il miracolo. Entrambi oramai universitari, anche se in facoltà diverse, continuavamo a fare coppia e a cercare momenti d’intimità.
Quella sera era speciale, il nostro anniversario. Feci tutto a modo: fiori, cenetta a lume di candela, passeggiata romantica mano nella mano e infine a casa, tutti soli.
Avevo con me un aiuto, un piccolo vibratore che avevo acquistato in un sexy shop, da applicare al clitoride. Ci eravamo spogliati e seguivamo il solito copione: io leccavo lei, lei succhiava me, poi a 69 e io che stuzzicavo la sua rosellina allargandola con le dita. Poi la penetrazione. Ci mettemmo di lato, a cucchiaio, inizialmente strusciai il mio pene sulla sua micina, le piaceva molto questo sfregamento, poi lo puntai sulla sua rosellina e spinsi. Ora non facevo molta fatica a entrare e presto mi ritrovai completamente piantato dentro di lei.
– Cosa fai? Perché non ti muovi? –
– Aspetta, ho una sorpresa per te – e allungai la mano prendendo il vibro. Lo accesi e subito lo appoggiai alla sua micina. Fece uno scatto impaurita dall’improvviso rumore e dal mio movimento.
– Cosa…….. faiiiiiiiii – il piccolo vibro fece subito il suo dovere stimolandola piacevolmente.
Luisa tacque, l’unico suono era il ronzio del vibro e i suoi sospiri, che si fecero sempre più frequenti.
Appoggiò la sua mano sulla mia per posizionare meglio l’aggeggio.
– mmmmmmhhhhhhhh, sì, mi piace…………….. mi piaceeeeeeeee –
Mi mossi nel suo culetto, lentamente e poi più velocemente vedendo che era sempre più presa dal piacere. Ora spingevo con forza e Luisa mi veniva incontro per farsi penetrare più a fondo.
– E’ bello……… è belloooooooooo. Sì, il mio culetto è tuo, lo sai. Inculami, inculami forteeeeeeeee –
E venne, scuotendosi tutta nel suo primo orgasmo anale. La seguii a ruota, il suo piacere si estese a me, diedi alcuni colpi forti e mi fermai, completamente dentro di lei, il mio pube stretto alle sue natiche, schizzando il mio seme nelle profondità del suo intestino.
– Mmmmmhhhh, mamma mia che bello, non avevo mai provato una cosa simile, non credevo che si potesse godere anche con il culo………… mmmmmmhhhhhh, aspetta, non uscire, fammelo sentire ancora un po’ –
Fu una svolta nel nostro rapporto, quell’orgasmo oltre a vincere forse qualche freno mentale la disinibì. Da quella volta capitò che fosse lei a tirarmi da parte a qualche festa per un veloce pompino e leccata, addirittura lo facemmo nella biblioteca della facoltà, nascosti dietro uno scaffale. In discoteca si fece inculare nel bagno bagnandomi tutti i pantaloni col suo succo. Una volta ci sorprese mio fratello. Stavamo studiando, o meglio quella era l’intenzione, e Luisa si venne a sedere sopra di me e mentre muoveva le anche con il mio cazzo piantato nel culetto tornò a casa mio fratello. Scambiammo un paio di frasi e mentre io ero imbarazzato Luisa rispondeva tranquilla, ma sarebbe bastato alzare poco l’ampia gonna per vedere la sua fighetta aperta che gocciolava e poco più in là il mio cazzo che violava il suo fiorellino, con Luisa che contraeva e rilasciava i muscoli sfinterici facendomi impazzire. Mio fratello non si accorse di niente, o forse fece finta comunque uscì di nuovo poco dopo. La porta non si era ancora chiusa che già Luisa aveva ripreso a muoversi e mentre saltava sul mio affare facendomi godere venne anche lei. Anche in questo caso ci rimisero i miei pantaloni.
Fu un periodo stupendo che purtroppo non durò a lungo, un anno dopo Luisa mi lasciò senza troppe spiegazioni. Ci rimasi male, non me lo sapevo spiegare e chiedevo a amici comuni e seppi, da una sua amica, che Luisa si era innamorata di un collega d’università, inoltre che aveva saputo della mia scappatella in gita e per paura che io la lasciassi per qualche ragazza che dava tranquillamente via la micina si era decisa a donarmi il suo culetto.
Il culetto che ora si godeva un altro, che tre anni dopo diventò suo marito provando anche la sua micina, o almeno credo perché non ebbi più contatti e me ne disinteressai …….consolato proprio dalla sua amica………… ma questa è un’altra storia.

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