Voglia di uomo




Oggi ho voglia di un uomo. Fuori dalla finestra osservo dei facchini che stanno scaricando dei mobili per un trasloco; mi eccitano i muscoli disegnati sotto le canottiere, il sudore che inzuppa le loro schiene forti un questa calda giornata d’estate. Non riesco a staccare gli occhi da quella prova di vigore che nella sua semplicita’ trasmette un erotismo irresistibile. Avrei voglia di scendere in strada, saltare su quel camion e farmi sbattere da quei giovani tori, prenderlo in ogni mio anfratto, assaggiare i loro liquidi intensi.
Ovviamente e’ solo una fantasia e tale e’ destinata a restare, a meno che non voglia farmi gonfiare la faccia di botte. Ma la voglia resta immutata e per tentare di calmarla non mi resta che uscire a caccia, un po’ di vecchio, sano cruising.
Il rituale della preparazione e’ sempre lo stesso: la camicia chiara aperta che meglio esalta la mia abbronzatura ed i pettorali modellati dal nuoto, pantaloni in tela stretti a far risaltare il mio culo rotondo e vigoroso allo stesso tempo, una spruzzata leggera di profumo, debole scia di seduzione maschile.
I giardini dietro il teatro non sono molto affollati a quest’ora del pomeriggio. Pero’ non si sa mai, da sempre questo e’ un luogo di incontro, una passerella ove sfilare cercando di catturare l’attenzione del ragazzo dei tuoi sogni. Che e’ bello, alto, forte, maschile, dolce, ma ahime’, solo nei sogni. Di chi dovro’ accontentarmi oggi? Pare che non ci sia proprio nessuno.
Lo vedo all’ultimo momento, quando sto per andarmene deluso. Seduto nell’ultima panchina del parco, nascosto quasi in fondo al verde. Da lontano sembra alto, e qualcosa mi dice che e’ anche bello, forse il riflesso di sole sui capelli biondo scuri , uno specchietto per allodole. Ed eccola l’allodola che si avvicina, si e’ proprio carino accidenti. Avra’ si e no 25 anni, ha una camicia bianca, chinos e delle bretelle azzurre che tengono su i pantaloni conferendoli un’aria demode’ e allo stesso tempo un po’ sbarazzina.
“Sicuramente non ci sta. Cosa cazzo vuoi fare, Andrea, questo e’ qui tranquillo che si legge il suo libro, pensa magari alla sua ragazza, non ti rifila neanche..”, penso mentre gli passo davanti una prima volta. Qualche passo, poi mi volto, e lui e’ sempre chino sul suo libro.
“Ecco, come volevasi dimostrare, neanche uno sguardo…” mi dico cercando di soffocare la delusione,
“vabbe’, che pretendi.. pero’ ancora un tentativo magari…” Decido di passargli di nuovo davanti e questa volta lui alza gli occhi, mi guarda, mi misura. Io faccio finta di guardare dalla parte opposta, eccola qua ‘sta cazzo di timidezza, invece di piantargli gli occhi addosso, lo snobbo. Ma che cretino….
Pero’, fatti pochi passi, quando gia’ gli do le spalle, mi fermo. E’ come se un magnete mi stia inchiodando sul posto. “Mi giro ancora? Ma si, un’occhiatina. Tanto lui e’ sicuramente tornato al suo libro…” E invece eccolo li’, i suoi occhi sono ancora su di me e questa volta (che sia un miraggio?), mi sembra anche di leggere attraverso la caliggine sollevata dal calore un sorrisino complice e sornione sulle sue labbra. “Cazzo quanto e’ carino” il cuore mi martella nel petto fino a farmi male… “E adesso cosa faccio?”
E’ lui a togliermi dall’imbarazzo salutandomi: “Ciao”. “Ciao”, rispondo imbranato, “bella giornata eh?”. Che commento idiota! “Si, fa un po’ caldo pero’ “.Non e’ che facciamo tanti progressi, tra un po’ finisce che parliamo di calcio e previsioni del tempo.. “Posso sedermi” gli chiedo quasi certo che se ne scappera’ infastidito. E’ invece il suo sorriso si apre e mi fa spazio accanto a se “Certo, qui c’e’ un po’ d’ombra e si respira.. siediti.”. La vicinanza fisica serve a sciogliere la nostra timidezza. Parliamo del piu’ o del meno, entrambi consapevoli che c’e’ dell’altro nell’aria, una tensione quasi elettrica che aspetta solo di esplodere, proprio come una saetta in un inatteso temporale estivo. Io muoio per le sue labbra, ho voglia di sciogliere i freni inibitori e baciarlo li’, costi quel che costi. Ma non oso muovermi, e’ solo una fantasia, come lo sono le mie mani che corrono su quelle bretelle, che aprono la camicia, che cercano tra i suoi pantaloni spiegazzati dal caldo e dal sudore. Ma la sua mano sulla mia cosca, beh, questa non e’ una fantasia. Simone, e’ cosi’ che si chiama, mi sta toccando. E la sua mano disegna un minuscolo cerchio sopra il mio ginocchio, potresti anche scambiarlo per un movimento involontario, ma non posso fare a meno di avvertirne invece la caparbieta’: “e’ un invito che mi sta lanciando?” Decido di interpretarlo proprio cosi’ e alla fine mi butto :”Senti, perche’ non andiamo a casa mia a bere qualcosa di fresco?” Se c’e’ resistenza e’ debole assai, se e’ vero che poco dopo siamo gia’ nel mio soggiorno e ci baciamo forsennatamente. La sua pelle sa di sale e di sudore, i suoi capelli profumano di erba, i nostri cazzi duri sotto i pantaloni fanno male. “Voglio farti il bagno” gli dico baciandogli il petto sotto la camicia sbottonata. Lo spoglio, ammiro e respiro di ogni parte di quel corpo giovane, lo lascio solo con i boxer. Lo spingo sotto la doccia e mi spoglio anche io, nudo. Lui vuole baciarmi il cazzo, ma la musica voglio dirigerla io, cosi’ lo fermo, e prendo invece a insaponarlo. Sotto i boxer bianchi bagnati il profilo del suo uccello e’ segnato, bellissimo e scappellato, grande quanto basta per riempirmi proprio come desideravo fin dal mattino.
La spugna intrisa di sapone cerca il suo buchino sotto le mutande, ma lui la scosta. “Ok, amore, se non vuoi e’ ok. Tu rilassati ed io ti porto in paradiso, saro’ la tua troia oggi” Lo bacio a lungo in bocca, la cosa gli piace, la sua lingua saetta dentro la mia, mi penetra, mi succhia dentro le orecchie, mentre le sue mani mi afferrano le chiappe e mi spingono contro di se. I boxer fradici non contengono ormai piu’ la sua erezione, la cappella e’ gia’ fuori, rossa e turgida, scendo finalmente a baciarla. Sento com’e’ eccitato, l’acqua della doccia non copre del tutto il sapore acre del suo liquido pre-ejaculatorio. Succhio dapprima solo la testa del suo uccello, il resto e’ ancora compresso dai boxer. Lo mordicchio attraverso la stoffa sulle palle, lo accarezzo sulla schiena prima di liberare il suo cazzo e prenderlo finalmente in bocca tutto. Mmmm, e’ grande e dolce, me lo slinguo tutto, poi me lo faccio sparire in gola, mi fermo, ne misuro con la lingua le dimensioni, roteo e succhio, aspiro e avvolgo, lo assecondo nel suo rapido pompare. Non voglio che venga ora, “Ho dell’altro da darti Simone”, e risalgo a baciarlo mentre lui mi afferra il cazzo durissimo. Ha gli occhi semichiusi e languidi quando chiudo il rubinetto, salto fuori nel vapore e lo avvolgo in un accappatoio azzurro. Gli asciugo i capelli, mentre lui continua a baciarmi il corpo e a mugolare.
“Adesso ti faccio la barba” gli dico come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo. Lui accenna una protesta, ma con un bacio lo calmo, la mia lingua nella sua bocca e’ per lui come la caramella per un bambino. Simone geme mentre gli insapono la faccia con la crema da barba. E’ seduto, gli apro l’accappatoio e mi seggo nudo sulle sue cosce mentre la lametta corre leggera sulle sue guance. E’ eccitatissimo, sento il suo uccello duro premermi soto le chiappe. Vuole toccarmi, agire, ma ha paura che io lo tagli e resta fermo a farsi radere il bel volto, una passatina e un bacio, una slinguata sui capezzoli duri e un’altra corsa della lama sulla pelle. Alla fine e’ fresco, rasato e profumato. Poi mi alzo, mi piego appogiandomi con le braccia sul piano del lavandino e aprendomi il culo gli chiedo di radermi intorno al buchino. Lui esegue diligente, quasi in trance. Dapprima me lo lubrifica leccandomi con dovizia, soffermandosi anche sulle mie palle e colpendomi con sonori ceffoni sulle chiappe, poi mi insapona con la schiuma da barba, senza tralasciare di infilare dentro uno, due dita. Io muovo il culo come una troia e aspetto. Mi allargo bene tra le chiappe mentre lui passa la lametta, mi raschia, mi infila il manico della Gillette nel culo quando ormai sono gia’ privo di peli. Poi mi sciacqua, rinfrescandomi prima di incularmi. Mi desidera da matti, me lo dice.
“Aspetta amore, ancora un momento di pazienza”…. Mi sposto in cucina, prendo della panna montata fredda, e torno in bagno per coprirli di panna il cazzo durissimo. La sensazione di freddo e’ subito compensata dalla mia lingua calda che lo copre, lo mangia, lo ingoia, lo ripulisce. Faccio questo seduto sul bidet con lui in piedi di fronte a me, e nel frattempo mi insapono il buchino con acqua calda. Dopo averlo succhiato ancora fin quasi all’orgasmo, mi piego sul bidet col culo in aria:
“Avanti, inculami ora, sono tutto aperto” Simone mi monta e in un attimo la sua verga ancora fresca di panna e’ nel mio sfintere… “Si dai, scopami amore, mmm che bello”, sento il suo cazzo fiondarmi in corpo duro come non mai. Non tarda molto che, stringendomi l’uccello eretto, Simone comincia a mugolarmi sul collo, a mordermi le spalle …
“Adesso vengo, sii, ti riempio tutto troietta….. mmm” e poco dopo mi inonda il culo con un getto caldissimo. Basta questo a stimolare la mia prostata e farmi venire senza toccarmi, cazzo che sborrata, un flusso caldo e lungo, interminabile quasi come il suo fiume nel mio intestino.
Quando esce da mio culo mi riempio la bocca di acqua calda e mi piego a ripulirlo, accogliendo il suo uccello nel caldo dell’acqua che trattengo in bocca per lui. Lui mugula di piacere, mi solleva e mi bacia.
“E’ stato bello” mi dice. Rispondo al suo bacio con dolcezza e lo invito in cucina. “Dai che mangiamo qualcosa, ho in mente un menu’ un po’ speciale per te…”

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