Vita in campagna by suve [Vietato ai minori]




Vita in campagna di suve New!

Emilio ha 22 anni e non sa quasi nulla della vita. Concepito tardi ha decenni di differenza con i suoi genitori. Terzo e ultimo figlio, due sorelle, a diciotto anni è entrato in seminario. La sua fede era forte, d’altronde viene da una famiglia molto osservante di un paesino del sud, e la scelta di voler diventare prete è stata quasi naturale.
Per quattro anni ha studiato in un seminario non troppo distante dal proprio paese, raramente riceveva visite o lasciava il comprensorio per tornare in famiglia. La sua vita era completamente, sinceramente, devotamente, totalmente rivolta a Dio.
Pochi mesi fa è successo. Il padre anziano è venuto a mancare e così è venuto a mancare il sostentamento all’anziana madre che con solo la propria pensione più una piccola reversibilità del marito si è vista ridurre enormemente le disponibilità economiche. I terreni erano destinati a divenire incolti o a essere venduti, le sorelle erano sposate e lontane e la madre mai avrebbe potuto coltivare tutta quella terra.
Così Emilio ha lasciato il seminario, con il rimpianto dei suoi docenti e dei suoi compagni. Tutti pronosticavano un luminoso avvenire per lui così preso dalla sua vocazione.
I primi tempi sono stati duri. La madre si era come ritirata su se stessa, rattrappita. Passava le giornate a piangere il marito e a pregare. Uniche distrazioni il preparare i pasti per il figlio che lavorava nei campi e il sonno.
Emilio ora suda sotto il sole. E’ duro lavorare la terra. Sa come si fa, l’aveva fatto fino a poco prima di entrare in seminario, ma non si trova con la parte burocratica dell’azienda agricola. Per fortuna che una vicina di casa, vedova quarantenne con due figli maschi di diciannove e ventuno anni, è venuta in loro aiuto. Assunti tutti e tre come braccianti, i due figli lavorano con lui i grandi appezzamenti di terreno tenuti a grano, mais, vino e frutta, lei parte del tempo si occupa dei rapporti col consorzio, con il ragioniere, con clienti e fornitori. Aveva sempre aiutato il marito in queste cose e lo preferisce allo spaccarsi la schiena sotto il sole.
Emilio invece è sempre lì, a volte lavora con i mezzi agricoli, a volte a mano, e più lavora più si discosta dalla sua vocazione. All’inizio aveva rimpianto la serenità del seminario, gli studi fatti, la pace interiore, ma aveva preso la vicenda come un dovere verso la madre e come una prova mandatagli da Dio.
Però più il tempo passa e più sente la sua fede venir meno. Ora si domanda perché la sua famiglia, tanto devota, è stata colpita così duramente; perché la famiglia di Maria, la vicina, ha dovuto perdere il padre/marito così giovane. Tanti pensieri gli passano per la testa mentre il sudore gli cola per la schiena nuda e sulla fronte.
Dopo diverse ore di lavoro è il momento di una pausa, di darsi una rinfrescata. Emilio va alla fontana sull’aia e tira su dal pozzo un secchio d’acqua. Se la versa sopra la testa godendo del fresco che gli dona. Non sa che sta dando spettacolo.
Dal magazzino, dove è andata a fare una specie d’inventario per vedere cosa manca, Maria lo osserva. Dallo spiraglio della porta, invisibile a lui, lo vede a torso nudo, alto, fisico robusto per il lavoro duro, braccia possenti. Una specie di dio pagano.
E’ turbata Maria. Da quando è morto il marito non ha più avuto un uomo, si è dedicata ai figli che aspettano senza speranze di trovare un lavoro col diploma scarso preso di malavoglia a scuola. Si impiegano a giornata per i vicini, quello sì che lo sanno fare, ma la loro presenza le impedisce di guardarsi intorno, di cercare un uomo che le dia sollievo dai turbamenti, specie quelli notturni. Sì, perché Maria a quaranta anni ancora pensa al sesso e rimpiange le lunghe cavalcate fatte con suo marito. E’ ancora piacente, lo vede negli occhi dei vecchi del paese quando va a messa, anche di qualche giovane, ma non è sola, non può muoversi liberamente, non può sollevare chiacchiere. E ora ha davanti a se un ragazzo nel fiore della sua gioventù, bello come suo marito da giovane, forte. L’acqua che scende su quei muscoli pare bagnare anche lei, nella sua intimità.
Rassegnata si concede ciò che sa la farà sentire meglio. Si siede su una panca nel capanno e si alza l’ampia gonna, con la mano corre sotto le mutande e si tocca con voglia. E’ l’unico modo che conosce per darsi sollievo, anche se si sente in colpa, anche se sa che Don Basilio, l’anziano parroco, la sgriderà durante la confessione domenicale. Le dirà di resistere alle tentazioni, di cercarsi un marito, e contemporaneamente le chiederà i particolari che lei racconterà sentendosi coinvolta, con la voglia già da subito di correre a casa per peccare ancora.
Chiude gli occhi affondando le dita nella sua vagina. Si conosce, sa che la penetrazione unita alle carezze sul suo bottoncino la porteranno presto a bagnarsi copiosamente, a fremere sempre più in un crescendo che la lascerà spossata e illanguidita. Singhiozza di desiderio mentre lo fa.
E’ così che la trova Emilio, entrato nel deposito per prendere un attrezzo.
Rimane paralizzato. Sa a malapena cosa sta facendo la donna, lo sa perché sa che è peccato, così gli hanno detto. Perché Emilio è totalmente ignorante riguardo il sesso. Prima di entrare in seminario non ha mai frequentato ragazze, mai è stato tentato dalla masturbazione, dopo ne ha solo sentito parlare da qualche studente come lui, più desiderio che conoscenza. Ha evitato con cura i piaceri della carne, mai sentendo la mancanza di ciò che non conosceva, anche quando vedeva comportamenti non proprio leciti dei suoi compagni di studi. Le erezioni mattutine sono state accolte prima come tentazioni del diavolo, da combattere con docce e preghiere, poi come manifestazioni normali corporali, da combattere con lo stesso sistema.
Ora ha davanti a se Eva e la sua vagina aperta davanti ai suoi occhi pare la mela dell’Eden.
Maria ha gli occhi chiusi, non s’è accorta di niente, continua a carezzarsi e gemere e proprio quando è vicina all’orgasmo che anela li apre. Sulla porta, in controluce, vede solo la sagoma e gli pare quella di un Ercole. Torace possente, fianchi stretti. Si gela e solo quando lui la chiama per nome lo riconosce e si scuote.
“Maria”
“Emilio……. Aspetta, non andartene, fammi spiegare. Ti prego, fammi spiegare”
Emilio sta per girarsi, per andarsene per non vedere più quello spettacolo che lo turba. Sente forte l’erezione gonfiargli i calzoni. Istintivamente prega dentro di se come faceva sempre per allontanare la tentazione ma questa volta è inutile. Si gira ancora, gli occhi incollati a quelle dita che ancora sono dentro di lei. Fa un passo avanti.
“Emilio, fammi spiegare”
Maria si ricompone, toglie le dita, si abbassa la gonna. Gli occhi ora abituati alla luce vedono il gonfiore nei calzoni stretti di lui. E’ un colpo all’inguine. Cerca di indovinarne la forma, la grossezza, lo sente quasi dentro di se, lo desidera. Si passa inavvertitamente la lingua sulle labbra riarse, si suoi occhi sono fissi lì e Emilio, ora che lei si è coperta, se ne avvede.
Fa un altro passo avanti. E’ davanti a lei, un braccio di distanza. Non sa cosa dire, cosa pensare, sente solo caldo, il sangue scorrere veloce nelle vene, e quell’erezione prorompente che non sa controllare. Trema.
“Emilio, è da tanto che sono sola, io ho bisogno di un uomo”
“Io sono un uomo”
La frase gli è uscita istintivamente, inconsapevolmente si è proposto e il rilassarsi delle spalle di lei gli dice che la proposta è stata accettata.
Maria allunga le mani in avanti, le poggia sul suo addome, sente i muscoli duri muoversi sotto le dita. Ancora seduta gli slaccia i pantaloni, li fa cadere a terra, abbassa gli slip e finalmente lo vede. Scatta in su come una molla, parallelo al terreno, duro, massiccio, imponente. Lei lo guarda deliziata, si lecca ancora le labbra.
Emilio ha un gesto di ripensamento.
“No, è peccato, non siamo sposati”
Però non fa nulla per sottrarsi alle mani di lei che lo prendono, lo accarezzano, scivolano su tutta la sua lunghezza, si soffermano sulla sacca dei testicoli stringendola piano, sentendo le grosse rotondità scivolare sotto la pelle. Lo impugna bene, fa scorrere la pelle per scoprire la testa lucida. E’ un attimo, un orgasmo che attende da anni esplode nei lombi di Emilio cogliendo lui e lei di sorpresa. Gli schizzi densi e copiosi escono come proiettili colpendo lei sul volto, sulla testa, scivolando sul petto.
Emilio si contorce nel suo primo orgasmo, non comprende appieno cosa gli sta succedendo, sa solo che gli piace, che mai vorrebbe smettesse.
Maria apre la bocca stupita, ricevendo anche lì qualche goccia di quel fiume in piena. Mai gli era capitato di vedere un uomo venire così velocemente, non che abbia poi tanta esperienza, il marito è stato il suo primo e unico. Continua a tenerlo in mano anche ora che gli schizzi sono rallentati, più corti, sporcandole la mano. Sente sulle labbra quel sapore dopo tanto tempo, ricorda come le piacesse e come piacesse a suo marito. Una punta di rimpianto l’assale ma subito sparisce davanti alla realtà, all’evidenza di quel pene che sente in mano aver perso poco della sua durezza. E’ contenta.
“Quanta ne hai Emilio caro, mi hai coperta tutta, quanto tempo era che….”
“Mai, io non ho mai……….”
“Oh caro, vuoi dire che non hai mai avuto una donna? Certo, stavi diventando prete, ma prima? Mai nemmeno da solo?”
“No, io……. È la prima volta che mi succede”
Maria è felice, ha tra le mani materiale intatto, un vaso da riempire, da istruire, per poterne godere come un tempo.
“Caro, caro Emilio, t’insegna tutto la tua Maria. Vero che lo vuoi? Vero che vuoi che t’insegni tutto?”
Emilio è paonazzo, ancora deve riprendere fiato da quell’orgasmo devastante. Una parte del suo cervello gli dice che è peccato, che dovrebbe scappare e correre a confessarsi, ma un’altra parte gli dice di no, che quel che è successo è bello, che ne vuole ancora. Sente la mano di Maria che ancora si muove piano e decide, decide che è il momento di godersi quel piacere che si è sempre negato. Annuisce con la testa, poi lo ripete a voce.
“Sì Maria, ti prego, insegnami, io non so cosa fare”
Maria non perde tempo, quell’uccello gocciolante e ancora duro la ingolosisce. Lo tira a se facendo fare a Emilio un passettino, appoggia la lingua sulla testa lucente di seme, assaggia ancora il suo sapore, poi apre la bocca e cerca di farlo entrare più che può. E’ lungo, è grosso, più di quello di suo marito, non ci riesce. Si accontenta di arrivare dove può e poi torna indietro leccando ogni centimetro che esce dalla sua bocca. Porta le labbra sulla punta, un bacio, poi ancora dentro, le labbra chiuse appena dietro la corona. Succhia forte, e basta questo. Ancora senza preavviso Emilio viene. Troppo forte la sensazione, troppo forte la novità. Singhiozza tremando tutto mentre riempie la bocca di Maria con altri schizzi del suo seme. Meno di prima ma sempre densi, corposi. Maria è sorpresa ancora una volta ma sa cosa fare. Stringe le labbra, con le mani accarezza la parte di asta rimasta fuori, i testicoli pendenti, e cerca di deglutire come può tutto quello che sente fluirle in bocca. Ci riesce a fatica. E’ contenta e eccitata. Ora vuole la sua parte, cioè sentirlo dentro, fino in fondo, ma sa controllarsi, sa che il piacere rimandato è più forte, più voluttuoso. Vuole sentire di nuovo le sensazioni che le dava il marito, e ora ha con se chi potrà farlo, creta nelle sue mani, allievo volenteroso e possente.
Lascia che l’orgasmo scemi, che Emilio smetta di tremare, poi si stacca da lui, con un ultimo colpo di lingua sul glande. Da sotto in su lo guarda e vede gli occhi adoranti, sa che Emilio farà tutto quel che lei vuole. Si alza e prende un telo, lo stende per terra, si distende, alza la gonna e lo chiama.
“Vieni Emilio, ora t’insegno una cosa, è quello che io ho fatto a te ma è diverso. Vieni, inginocchiati”.
Emilio ubbidisce, si pone tra le gambe di lei, in ginocchio, si sente tirare verso il suo ventre, le mani dietro la testa lo attraggono. Capisce cosa vuole Maria, pensa che è da lì che esce l’urina, prova un po’ di schifo ma vuole imparare, d’altronde lei non ha fatto lo stesso facendolo impazzire?
Si distende a terra, afferra le cosce con le mani, china la testa, appoggia le labbra. Sente che quelle che gli paiono due labbra sono bagnate, prova a leccarle e sente un sapore un po’ salato. Non gli fa poi tanto schifo. Lecca ancora e quando tocca con la lingua lì dove le labbra si uniscono sente un punto più duro, una sporgenza, come un bottoncino. Lo stuzzica e le mani di Maria sulla sua testa che stringono gli dicono che sta facendo bene, che è quello che lei vuole, e allora ci dà dentro, lo prende tra le labbra succhiandolo un poco, poi usa ancora la lingua, la agita su e giù in lente e profonde lappate, come farebbe un cane. Avverte che lei è più bagnata di prima, insiste ancora, irrigidisce la lingua e cerca di entrare in lei. Il naso preme sul bottoncino e Maria gode, stringendo le cosce quasi a soffocarlo, tirandolo per i capelli. Emilio riceve sulle labbra un fiotto di liquidi, cerca di staccarsi temendo di soffocare ma non riesce, è imprigionato e scosso dalle anche agitate di Maria.
Piano lei si acquieta, il solito languore la fa stendere sul telo, rilassare i muscoli liberando così Emilio che rimane dov’è, guardandola, cercando di capire cosa è successo, cosa ha fatto. Ha la risposta quando lei rialza il busto, lo tira a se sorridendo felice e lo bacia. Prima sul volto, sulle labbra chiuse, poi la lingua che preme, forza le labbra e entra muovendosi come impazzita dentro la bocca di lui. Prova a contrastarla con la propria lingua e subito capisce che non è una lotta, è un gioco, e accetta l’aggrovigliarsi delle due lingua, spinge per entrare nella bocca di lei. Restano attaccati forse due minuti prima di staccarsi senza fiato, entrambi.

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