Viaggio di Maturità by John Dorian [Vietato ai minori]




Ciao a tutti, e rieccomi! Sono il vostro Paolo, già protagonista di “Geminae”, e sono qui per raccontarvi le tanto paventate vacanze di maturità, vero e proprio prequel del racconto sopracitato. A proposito: ho inserito più di una citazione all’interno, ma il racconto può anche essere letto indipendentemente.

La storia inizia con la comitiva più affiatata della mia classe del liceo (10/11 persone) che, durante una delle classiche uscite serali di fine aprile, inizia a pensare alle varie destinazioni per il tanto agognato viaggio di maturità. A coloro di voi che non hanno dovuto affrontare mille e mille traversie per incorrere in questa ardua decisione dico che siete fortunati. Noi invece, per mettere d’accordo così tante persone e organizzare definitivamente l’avventura, ci abbiamo messo più di un mese, riducendoci quasi all’ultimo a prenotare volo + hotel.

Io all’epoca facevo coppia con una compagna di classe, e la storia perdurava sin dall’inizio del liceo. Non avevo avuto altre ragazze prima di lei, e avevo pianificato di non averne altre. Insomma, avevo in mente programmi di lunghissima durata con Laura (era così che si chiamava). Quanto candido ero!

Io e Laura non avevamo mai sperimentato niente di particolarmente eccitante sotto le lenzuola, e anzi era già tanto se avevamo rapporti sessuali una volta a settimana. A lei piaceva ritrarsi come una ragazza acqua e sapone, e non troppo spregiudicata. Spero che non mi giudichiate male se vi confesso che all’epoca, scosso da ormoni adolescenziali, avrei sperato di più. Inoltre pensavo di meritarmi qualche divertimento in materia sessuale: avevo diciott’anni e io e Laura stavamo insieme da ben quattro anni! La mia occasione con lei, speravo, sarebbe arrivata durante la vacanza, in un ambiente libertino come quello di Malta d’estate. Sì, alla fine la meta scelta era stata Malta, isola a detta di tutti molto frequentata dai ragazzi della nostra età e organizzata ad hoc per quel target. Inoltre prezzi contenuti, belle spiagge e possibilità di escursioni in barca avevano svolto il resto della decisione.

Il problema si manifestò nei primi di giugno quando, decisa la meta e i compagni di viaggio, Laura iniziò a tirarsi indietro. Mi disse che non le andava di pensare in quel momento alle vacanze che avremmo fatto dopo, perché prima avrebbe voluto concentrarsi sull’esame di maturità. Fino a lì poteva sembrare una giustificazione plausibile, poi invece capii che la sua decisione era già stata presa e che non avrebbe partecipato al viaggio; perdipiù iniziava a spingere perché neanch’io ci andassi. La scusa ufficiale era che i genitori non l’avrebbero mandata. Ma io conoscevo i suoi genitori e sapevo che era una bugia. In realtà Laura non si trovava bene con la nostra comitiva e avrebbe voluto allontanarcene.

Avendo capito il suo gioco non le diedi corda, e in poco tempo il nostro rapporto andò logorandosi. Studiavamo sì insieme, ma i contatti tra noi erano sempre più infrequenti e soprattutto non scopavamo più. Potete solo immaginare quanto fossi infoiato in quel periodo. Fatto sta che tempo due settimane ci lasciammo, e qualche giorno dopo venni a sapere che la troia si era scopata un altro. Ero incazzatissimo, ma gliel’avrei fatta pagare.
Conclusi gli esami (a proposito, sono uscito con un bel 88!) Laura mi chiese di tornare insieme, giustificando il suo come un errore isolato. In quel momento una scintilla di cattiveria eruppe in me, che per la prima volta osservavo il genere femminile come realmente avrebbe dovuto essere: un gingillo per soddisfare i propri bisogni sessuali, e nient’altro. Poi in futuro, grazie soprattutto a Sara, mi sarei ricreduto, ma in quel momento ero totalmente disincantato. Perciò pianificai freddamente di illuderla, e accettai: ovviamente invece avrei fatto il bello e il cattivo tempo in vacanza per ripicca. Quella sera stessa facemmo una discreta scopata.

Arrivò il giorno della partenza e all’aeroporto ci presentammo in undici, dei quali sei femmine e cinque maschi. Oltre a me, gli uomini erano: il mio grande e ricco amico Edoardo; Mario, il secchione della classe; Fabrizio e Matteo, grandi amici divisi dall’amore per la stessa ragazza. Le rappresentanti del gentil sesso erano invece: Elettra, bionda e intrigante, nota per aver flirtato con tutti ma essersi concessa a nessuno; Ilaria, la ragazza che divideva Fabrizio e Matteo, bassina e neanche tanto bella; Giorgia, la ragazza di Mario e l’unica della combriccola a non far parte della classe del liceo; Marta, molto seducente e matura ma da tutti reputata troppo seria; Flavia, un po’ insignificante, ha sempre avuto un debole per me; e infine Becca, la più bruttina e acida tra tutte, con lievi tendenze al saffismo. Esclusa quest’ultima, mi rendo conto solo ora che ve le elenco di quanto fossero appetibili le mie compagne di viaggio, ma prima di partire pensavo di vendicarmi di Laura solo con delle sconosciute rimediate in qualche locale. Ancora non sapevo che avrei avuto modo di provare l’una e l’altra compagnia.

L’hotel ci fece subito un’ottima impressione. Aveva una zona piscina per i clienti, e le camere erano in forma di mini-appartamenti dotati di bagno e angolo cottura. Ne avevamo prenotate quattro, di cui tre triple e una doppia. Quest’ultima spettava di diritto a Mario e Giorgia, in quanto coppia fissa. Ci accorgemmo subito che tra le triple, una avrebbe dovuto per forza essere mista: decidemmo perciò di tirare a sorte i componenti, fermo restando che una sarebbe stata di tre femmine e una di tre maschi. La rimanente avrebbe quindi dovuto essere composta da due ragazze e un ragazzo. Suppongo che gli unici che desideravano ardentemente di capitare nella stanza mista fossero Matteo e Fabrizio, nella speranza di dormire insieme alla loro anelata Ilaria. Io, da parte mia, speravo di capitare insieme ad Edoardo, così che avremmo potuto rimorchiare insieme e portarci le prede in camera. Il rischio più grosso sarebbe stato quello di venire estratto insieme a Becca e Flavia. Subito fu schivata quest’ipotesi: la tripla interamente femminile, secondo estrazione, fu composta da queste due più Marta. Per quella maschile furono invece estratti, nell’ordine, Fabrizio, Edoardo e Matteo.

Dopo lo stupore e la delusione iniziale capii subito che mi si stava aprendo una prospettiva dapprima neanche immaginata: Elettra mi aveva da sempre attratto in maniera particolare, sebbene fossi sempre stato insieme a Laura. E ora avrei dormito in camera con lei, stavolta libero da vincoli di coppia… Magari sarei riuscito a rimediare una sacra scopata! Peraltro le due ragazze, Ilaria e la stessa Elettra, non solo non sembravano deluse ma anzi decisamente soddisfatte. Avrei solo dovuto capire come sfruttare la situazione a mio vantaggio, dopo ben quattro anni senza mai aver approcciato con una ragazza diversa dalla mia Laura.

Quindi, dopo aver sistemato nelle camere i nostri bagagli, ci poggiammo in piscina. Fu lì che iniziai a mettere in atto qualche stratagemma per adescare la mia preda. Confesso che non fu molto difficile: le mie due coinquiline, stese entrambe a pancia in giù sui lettini, mi chiesero di spalmare loro la crema sulla schiena. Iniziai da Elettra: seduto sul suo culo, le spruzzai la crema sulla schiena e spalmai con movimenti circolatori. Inutile dire che già mi stava diventando duro, però non volevo scoprirmi così presto; quindi cercai di tenerlo a bada nella retina del costume. Nel frattempo Matteo, avendo osservato la scena, si era accorto che si era presentata una ghiotta occasione per provarci con la tanto amata Ilaria, e si propose di spalmarle la crema al posto mio. Premetto che Matteo è un ragazzo carino e simpatico, e assai desiderabile per il pubblico femminile; stesso discorso vale per Fabrizio che, invece della simpatia, punta molto sul proprio fisico palestrato. Tornando alla situazione precedente, Ilaria rispose:

– No grazie Matteo, sei molto dolce, ma è una cosa che deve fare Paolo per dimostrare che può convivere con noi –

La risposta mi colpì. Confesso che non avevo intenzione di puntare Ilaria per le mie mire sessuali, in primis perché sapevo della faida dei miei due amici a causa sua, e in secundis perché non la trovavo poi così attraente. Però quello era un segnale troppo forte perché non lo cogliessi, e in un modo o nell’altro l’avrei colto. Pazienza se avrei infranto i cuori di due dei miei migliori amici.

– A proposito Paoletto, ma quand’è il mio turno? –

– Arrivo subito! –

– Poi se ti va torna da me: visto che sei così bravo, non mi dispiacerebbe anche un massaggio! – si era intromessa Elettra.

– Agli ordini! –

Avrebbero dovuto smetterla di parlarmi in quel modo, o sarei diventato un toro da monta. Quel loro giocare al gatto col topo con me mi stava facendo eccitare oltre ogni possibilità. Ad ogni modo, mi trasferii sopra Ilaria e spalmai la crema anche a lei. Tornato poi a massaggiare Elettra, ricevetti i complimenti di entrambe. Addirittura Elettra mi chiese cosa poteva fare per me in cambio.

– Dai, figurati, l’ho fatto con piacere –

– No, insisto, devo ripagare questo favore –

Detto questo, indicò uno dei suoi azzurrissimi occhi (il destro, per la precisione, e disse: – Facciamo così: tu pensaci, e se ti viene in mente qualcosa, me lo fai sapere. Nel frattempo sappi che quest’occhio ti appartiene, così ogni volta che lo guarderai ti ricorderai che sono in debito con te –

Mah, che affermazione bizzarra. Fatto sta che bastò per conquistarmi, ma soprattutto per togliere un freno alle mie residue inibizioni. Così dissi:

– Bella idea. Ma a questo punto, per ripagarmi, dovresti fare a me qualcosa di intimo e appagante, come io l’ho fatto a te –

– Per esempio? – Civettuola, Elettra stava al mio flirt. Voleva però farmi dire cose sconvenienti.

Mascherai il mio desiderio sotto forma di scherzo: – Che so, un pompino – e mi misi a ridere.

– Forse, forse… – e rise anche lei.

In tutto questo Ilaria aveva assistito alla scenetta e, ridendo anche lei, si erse a garante della promessa.

Partite a carte, docce e vestimenti avevano impedito che succedesse altro. Usciti fuori a cena, ci spartimmo in gruppetti in base alle preferenze: io, Edoardo, Fabrizio e Matteo ci dirigemmo al Burger King. E lì gli ultimi due mi chiesero le mie intenzioni con Ilaria. Evidentemente avevano messo da parte le loro divergenze personali per far fronte al nemico comune. Comunque li rassicurai, dicendo loro che il mio obiettivo principale era Elettra, e loro si tranquillizzarono. Sul momento omisi che, se Ilaria mi si fosse proposta, non l’avrei rifiutata.
Edoardo, quando fummo rimasti soli, mi disse:

– Mah, secondo me Ilaria te la fai –

– Se capita, perché no? –

Concordò con me.

PRIMA SERA.

Ci eravamo dati un appuntamento dopo cena per andare tutti allo stesso locale. Scegliemmo il Qube, non per un motivo specifico, anche perché in sette notti li avremmo visitati quasi tutti. Anche perché la scelta era amplissima, e tutti i locali/discoteche presentavano l’entrata gratuita e alcolici a prezzi stracciati. Entrammo: la musica era a volume altissimo, c’erano delle gnocche stratosferiche che ballavano sul cubo. Forse è per quello che il locale si chiamava così. Ad ogni modo io ed Edoardo andammo subito al bancone ad ordinare le prime birre e a battere la zona in cerca di ragazze papabili. Si presentò un’occasione: due ragazze di evidenti origini scandinave erano salite a ballare sul bancone. A gesti offrimmo loro un cocktail ciascuna e le invitammo a scendere per farci compagnia. Poco meno di cinque minuti dopo ognuno aveva preso la propria norvegese e se la stava slinguando. Purtroppo fu l’unica azione degna di nota che le due ci concessero.

Arrapatissimi e un po’ delusi, ci spostammo in un altro locale, il Red. Nome non molto originale, poiché tutto il mobilio era di colore rosso. All’entrata c’era un cartello che prometteva birre gratis a tutte le ragazze scandinave. Quindi, se erano menzionate addirittura su un cartello all’entrata di un locale, le scandinave a Malta erano un fenomeno comune. Quella era un’informazione che io ed Edoardo avremmo sfruttato appieno.
Effettivamente appena entrati eravamo stati invasi da un’onda di ragazze bionde, carine per la stragrande maggior parte: ci dicemmo che là avremmo avuto più fortuna. Rimorchiammo due paia di ragazze, ma con entrambe non riuscimmo ad andare oltre alla pomiciata estrema. Io palpai il culo a quella che mi pare si chiamasse Klara, ma niente più. Sconfortati, ritornammo alle nostre rispettive camere d’hotel con l’obiettivo di migliorare le nostre performances la sera successiva. Nel frattempo tutti i nostri compagni erano già ritornati in albergo.

Entrando in camera, vidi che le mie coinquiline stavano già dormendo. Silenzioso, mi spogliai, accingendomi a mettere il pigiama…. E invece le due stavano fingendo, e mi colsero nudo e con il cazzo barzotto.

– Ti abbiamo seguito stasera, hai rimorchiato un sacco, eh? – disse Ilaria.

– In effetti sì, ma non ho rimediato granché… Sono un po’ triste – risposi io cogliendo la palla al balzo.

– Allora ti tiriamo su noi – fu la risposta di una maliziosa Elettra.

Detto questo Ilaria, già nuda, si avvicinò a me e cominciò ad accarezzarmi il corpo, spostandosi sempre più verso il membro. La bionda, invece, si stava ancora togliendo mutande e reggiseno. Poi disse:

– Non pensavamo che fossi così spigliato. Non hai problemi a tradire così Laura? –

– Un tempo li avrei avuti, da quando siamo tornati insieme non li ho più. È una troia –

– Perfetto, perché quella puttanella sta sul cazzo anche a noi –

Ormai nuda, si avvicinò a me e cominciò a baciarmi. Nel frattempo Ilaria aveva cominciato a farmi un pompino. Non l’avevo mai provato perché Laura si era sempre rifiutata ma, pur essendo il mio primo, potevo dire senza dubbio alcuno che Ilaria era una campionessa della fellatio. Aveva una tecnica particolare e usava entrambe le manine: stavo godendo come un porco. Senza avere il tempo di avvisare, le scaricai in bocca un litro di sborra. Anche se non ne aveva la reputazione, appresi che era così brava perché aveva sbocchinato metà del nostro liceo.

– Non avrai mica già finito – disse Elettra mentre aiutava la sua amica a ingoiare il mio sperma – Io ho questo occhio da offrirti – e subito il mio cazzo tornò svettante.

C’è da dire che Elettra era tecnicamente meno brava di Ilaria, ma a me attizzava di più. Perciò svuotai le mie palle anche sulla sua lingua.
A quel punto ero definitivamente esausto, ma per fortuna neanche loro avevano voglia di scopare. Ne avremmo avuto certamente la possibilità. Quindi ci mettemmo tutti e tre a dormire.

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