Vere Signore by MarcoB [Vietato ai minori]




Anna era nella semioscurità procurata dalla serranda della finestra non completamente abbassata dalla quale filtravano i raggi del sole al tramonto. Era nuda sul letto e, al suo fianco, c’era Giorgio. Il letto, infatti, era di Giorgio ma Giorgio non era suo marito.

Giorgio era un giovanotto che viveva da solo in un appartamento al secondo piano e che, a giudicare dal via vai di ragazze, aveva un discreto successo con le donne. Lo avevano notato tutti perché, a chiunque abitasse in quel condominio, era capitato di incontrarlo in ascensore con una ragazza nuova che, immancabilmente, sorrideva ai vicini e s’infilava nel suo appartamento. Non c’erano dubbi. Giorgio aveva un discreto fascino, anche se forse il portafoglio non era il suo punto forte. Probabilmente anche per questo le ragazze non duravano moltissimo: solo qualche settimana o qualche mese. Ciò che metteva in apprensione i condomini era che, ancora prima di mollarne una, ne aveva già un’altra nuova e, a volte, due. In ogni caso, era nel suo pieno diritto portare a casa chi gli pareva. Nessuno, pertanto, lamentava niente verso di lui. Un giorno il marito di Anna tornò a casa e, tra il serio e il faceto, raccontò che al bar aveva entito che Giorgio era un superdotato.

“Cos’è un superdotato?” aveva chiesto Anna.

“Insomma! Dove vivi?” Il superdotato è uno che ne ha di più!”

“Ne ha di più di cosa?”

“Semplicemente è dotato di un ….. sesso più grande!”

Ad Anna venne da ridere. E rise. “E tu cosa ne sai?”

“L’ho saputo al bar, dove mi son fermato per prendere un caffè. Lui stava uscendo ed ho sentito i discorsi dei suoi amici rimasti dentro, tra i quali c’era una ragazza, piuttosto carina, che l’aveva provato e poteva assicurare che ce l’ha molto più grosso e lo usa molto bene”.

“Ma dai! Non è possibile che al bar facciano questi discorsi! E se poi la ragazza fosse stata una che ha incontrato solo ragazzi poco dotati?”.

“Ma no, figurati, ne avrà incontrati di normali. E poi, comunque, l’ha confermato un giovanotto che ha detto che è suo amico e che negli spogliatoi di calcetto l’aveva visto più volte e, in effetti, era molto più grande.”.

Il racconto finì così, con qualche altra battuta. Anna non poté fare a meno di pensare che, sulla base delle proprie esperienze con quei pochi uomini con i quali si era spinta ad avere un rapporto sessuale, suo marito, convinto di essere “normodotato”, era assolutamente al di sotto della media.  In ogni caso, nonostante le ripetute defaillance del marito e le numerose volte durante le quali aveva dovuto completare l’opera da sola, Anna tacque su quest’aspetto che, in verità, l’interessavano poco.

Cenarono, guardarono un po’ di tivù e poi andarono a letto. Anna, dopo aver letto un po’, spense la luce. Lui dormiva già. Lei, però, aveva troppa voglia e cominciò a fantasticare su Giorgio e, senza nemmeno accorgersene, cominciò a toccarsi. Dapprima lentamente, poi sempre più veloce fino ad un orgasmo violento che la trovò, una volta in più, sola e per il quale non riuscì a trattenere qualche gemito. Ma suo marito non si svegliò nemmeno allora.

Qualche giorno dopo Anna incontrò Giorgio all’ingresso del portone e non le riuscì a mettere a freno la sua curiosità. S’inventò qualcosa a proposito dell’ultima decisione del condominio e Giorgio per gentilezza la invitò a entrare in casa per guardare insieme il verbale dell’ultima riunione condominiale.  Una volta entrata in casa, fu facile per Anna vincere la sua timidezza e, con poche manovre, spingere Giorgio a fare la prima mossa e finire con lui nel grande lettone.  

Come Anna poté costatare, Giorgio era dotato di un uccello davvero più duro, più grosso, più lungo e più turgido di quanto mai avesse visto. Si baciarono a lungo mentre Giorgio le accarezzava il culo e risaliva su fino a stringerle le tette e strizzarle i capezzoli.

Anna, nonostante la timidezza, afferrò il randello di Giorgio rimanendo così colpita da desiderare di sentirne la consistenza in bocca. “Ho sognato tante volte questo splendido cazzo e pensando a lui mi sono sditalinata con furia. Ora lo voglio , infilamelo in bocca , tutto, in gola , fino ai coglioni.” disse Anna e prese a baciargli il cazzo con furore. Alzò il volto ed appoggiò la bocca sull’enorme cazzo. Aprì la bocca e tentò di imboccare la cappella. Solo dopo molti tentativi e con molto sforzo, riuscì a farsi entrare la cappella in bocca e, con una mano, gli circondò l’asta e cominciò a segarlo con lentezza e con forza. Sentiva il suo nettare che usciva e le impastava la bocca, sentiva la sua figa che colava come una fontana.

“ Hai visto che sberla di cazzo? Ti piace vero? Tra poco ti sfonderò la figa, sei proprio una gran bella troia” disse Giorgio.

“Si, si… mi piace, sono una troia e voglio essere sfondata. Tu sei un toro ed io voglio esser montata come una vacca.”

Giorgio non esitò a spingerle il cazzo in profondità, nella gola quasi a soffocarla. Poi la fece montare su di se infilandole l’enorme cazzo nella passerina che urlava la sua urgenza di essere scopata da quel portento della natura. Anna si sentiva piena, si sentiva riempita. Quel che più la impressionava, era, tuttavia, la inesauribile carica sessuale di Giorgio che non smetteva di pompare. Anna sentiva esaltata la sua sensibilità di donna. Giorgio non solo aveva un uccello di proporzioni enormi, ma anche una produzione di sperma gigantesca che, ben presto, le regalò una serie di orgasmi più intensi e più forti.

Quel che stupì Anna fu che dopo la sua eiaculazione, Giorgio aveva di nuovo una potente erezione e la durezza dell’uccello era tale da poter ricominciare immediatamente. Ma lei era completamente svuotata, senza un briciolo di forze e lo pregò di aspettare un po’ prima di ricominciare. Sentiva la passerina in fiamme e aveva bisogno di riposo.

Era lì in quel letto nella penombra mentre ascoltava i discorsi di Giorgio e giocherellava con il suo randello. Ascoltava Giorgio e gli sorrideva, rispondendo a monosillabi. La passerina era infiammata dal sesso selvaggio: impensabile ricominciare. Ad Anna, però, venne in mente che aveva il sederino ancora vergine. Aveva tanto desiderato provare il sesso anale. Nonostante non avesse la dolcezza del sesso vaginale, le sue amiche lo avevano decantato utilizzando parole di fuoco e inequivocabili. Qualcuna le aveva detto che se fosse riuscita a lasciarsi andare, a rilassarsi, avrebbe goduto moltissimo, molto di più del sesso vaginale, perché l’orgasmo arriva improvviso, come un terremoto e ti scuote tutta. Suo marito, nonostante ci avesse provato molte volte, non era mai riuscito a entrare lasciandole in bocca il sapore della beffa. Anna pensò che quella fosse l’occasione buona.

Anna iniziò a sfiorare il petto, poi il ventre di Giorgio. Lo baciò con passione mentre stringeva il suo uccello nella mano destra. Gli mordeva il collo e gli leccava le orecchie finché Giorgio non rispose ai baci e cominciò a morderle le labbra… il collo…(era il suo punto debole) e le infilò le sue grosse dita dentro la passerina.

Anna lo fermò, portò alla bocca le dita di Giorgio ancora intrise dei suoi umori e le leccò. Poi disse tutto in un fiato: “No, no, amore, la passerina è in fiamme, mi farebbe solo male. Voglio che mi sfondi il culo. Non l’ho mai fatto prima e voglio che sia tu il primo”.

“Lo sai – rispose Giorgio – ce l’ho molto grosso, potrebbe farti molto male.”

“Non m’interessa lo voglio ancora e la passerina l’hai già distrutta. Fammi il culo, ti prego”

Giorgio non si fece pregare molto. Lei era stesa sulla pancia con il suo magnifico culo in bella evidenza. Giorgio allungò la mano appoggiandola sul culo di Anna, le divaricò le chiappe ed avvicinò la lingua, le lecco il buchino e depositò un po’ di saliva. Con un dito cominciò ad accarezzare lo sfintere cercando di spalmare la saliva. Poi lavorò sul buchetto disegnando cerchi concentrici sempre più stretti, con veloci affondi verso la figa. Senza smettere di carezzare lo sfintere, prese dal cassetto del comodino una confezione di lubrificante e ne versò una generosa porzione sullo sfintere. Poi cominciò a spalmarlo fuori e con veloci incursioni dentro. Quando ebbe finito, se ne spalmò anche sulle mani.

Giorgio riprese a disegnare, con il dito, cerchi intorno allo sfintere di Anna finchè il dito non sprofondò nel culetto fino al palmo. Anna non riuscì a trattenersi e un grido liberatorio le usci dalla bocca: “Ahhh, si …finalmente, dai affondamelo nel culo. cosa aspetti ? non vedi che muoio dalla voglia di essere sfondata?”

Giorgio si chinò e la sua lingua calda cominciò a torturarle il buchetto. “È delizioso – disse Anna che cominciò a sculettare e ad incitarlo – si, cosi, cosììììììì ……. come lecchi bene, dai infila la lingua nel mio culo , scopami con la lingua”.

”Oh si, mia bella troia, te lo lecco il tuo bel culo e dopo te lo sfondo, te lo riempio di cazzo”

Giorgio smise di leccare ed entrò dentro con un dito e cominciò a ruotarlo e muoverlo al suo interno. Anna sentiva quel corpo estraneo con un sottile piacere; sentiva che si muoveva spingendo le pareti del retto, allargando lo sfintere. Anna aveva molta voglia e allungò la mano verso la passerina, che era già un lago. Sentì la figa che gocciolava come una fontana e cominciò a sollecitare il clitoride con due dita: era splendido.

Giorgio infilò un secondo dito e poi un terzo simulando le spinte dell’uccello. Lavorò con le dita in modo da massaggiare lo sfintere. In questo modo, in poco tempo lo sfintere si rilassò e si lasciò aprire. Anna cominciava ad abituarsi a quel corpo estraneo e fu presa dal disappunto quando Giorgio estrasse le dita. Giorgio versò ancora un po’ di lubrificante sullo sfintere, poi ne versò sul suo uccello e lo spalmò su tutta l’asta con gesti lenti.

Anna fremeva nell’attesa, senza smettere di masturbarsi.”. Lo voglio dentro… infilalo, spaccami, sfondami, presto! Martellarmi con tutta la forza che hai”

Giorgio avvicinò la sua enorme cappella al buchino, afferrò Anna per le tette e cominciò a spingere. Anna era fuori di testa, sentiva quella bestia che tentava di forzare il suo culo, lo sentiva come una nerbata e spinse il culo all’indietro andando incontro al cazzo. Giorgio, sapientemente, entrava per qualche centimetro e poi lo sfilava. Poi entrava ancora un po’ di più e lo sfilava. Anna sentì la cappella che veniva risucchiata, sospirò e lo incitò ancora “Figlio di puttana, inculami così, sfondami il culo, riempimi il culo col tuo splendido cazzo, sono la tua vacca, la tua troia da monta, bravo, spingi, sfonda, incula, sborrami in culo, dammelo fino ai coglioni, riempimi di sborra incandescente fino alla gola!”.

Giorgio, sempre più eccitato, diede un ultimo formidabile colpo e il suo cazzo sprofondò fino ai coglioni nel culo di Anna. Arrivato in fondo, Giorgio tirava fuori l’uccello alla medesima velocità procurandole, appena fuori, la sensazione che le mancasse qualcosa di se. Giorgio ripeté l’operazione più volte fino a quando anche il sederino di Anna cominciò a produrre un proprio liquido lubrificante e quell’enorme cazzo scivolò a meraviglia. Il piacere aveva sostituito il dolore iniziale e Anna immaginava la scena di lei a pecorina con una cazzo enorme piantato nel culo.

Giorgio la penetrò fino in fondo….. fino ai testicoli ……. Anna s’incurvò ancor di più per farlo entrare di più, voleva che entrassero anche i testicoli, desiderava che entrasse anche Giorgio, desiderava che il suo culo esplodesse. Giorgio l’afferrò per i capelli e cominciò a tirarla verso di se in modo che la sua schiena si inarcasse ancor di più, favorendo la penetrazione.

Anna sentiva l’uccello di Giorgio scivolare dentro così come una portaerei che entri in un porto amico. Giorgio era in piena azione pompava come un disperato, come un ginnasta, come il pistone di un’auto le stava aprendo il culo strappandole grida di piacere. Poi lo ritirava fuori strappandole gemiti di desiderio.

Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, come un terremoto nella notte, Anna sentì montare prepotente un orgasmo irresistibile di dimensioni gigantesche al quale non si poteva opporre. Ne fu travolta, le sembrava di morire di piacere, il suo respiro aumentava e il cuore andva a mille o forse a centomila. Riprese a gridare frasi senza senso, ma che mostravano solo il piacere intenso che stava provando. Anche Giorgio cominciò a grugnire: “Tieni, tieni , prendilo tutto, fino in fondo, fino ai coglioni te lo sbatto. Ti ho aperto bella Anna, ti ho aperto il culo, ora potrai farti infilare da tuo marito anche un intero razzo della NASA”

Anna sentì Giorgio irrigidirsi e poi tremare tutto spingendo il suo cazzo ancor più dentro di lei. Fiotti caldi le riempirono il culo. Fu un piacere travolgente sentire quella iniezione di sperma. Giorgio la tenne ferma fino a quando i suo cazzo non perse consistenza, poi le sgocciolò sul culo.

Dopo lo tsunami dell’orgasmo anale, Anna, in silenzio, pianse di gioia. Quando riuscì ad alzare il viso, mostrò chiari segni di adorazione per quell’uccello che l’aveva fatta godere così tanto. Lo strinse tra le mani, lo baciò, lo portò in bocca. Anna si chiese se da quel momento in poi avrebbe mai potuto fare a meno del sesso anale. 

Quando Anna si ricompose e riuscì a tornare a casa, trovò suo marito che era tornato da poco. Suo marito le si avvicinò e la baciò teneramente, poi le sorrise e le disse: “Avevano ragione al bar. Lui deve essere un toro. Mentre salivo le scale, davanti alla sua porta, ho sentito la puttanella di turno che gridava come un’ossessa e si sentiva in tutte le scale.”.

“Sciocchezze! Sarà stata una ragazza alle prime scopate della sua vita. In fondo, il sesso è una attività ripetitiva” rispose Anna, mentre sentiva salire le lacrime. Suo marito le si avvicinò e le disse “Questa notte faremo l’amore e ti farò gridare anche io”

“Lascia stare – rispose Anna trattenendo le lacrime – per questo mese lo abbiamo già fatto!”

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