Università by iranes [Vietato ai minori]




La ragazza stava fissando il professore mentre parlava, pendeva dalle sue labbra. Non riuscivo a capire come fosse possibile che preferisse un professore ordinario di 60 anni ad un ragazzo come me. Questa cosa mi mandava fuori di testa, non lo riuscivo a capire per quanto mi sforzassi. Non sarò certo Brad Pitt, ma mi difendo bene comunque. Il mio fisico è ben costruito in tanti anni di palestra, mi vesto sempre in modo elegante e sportivo allo stesso tempo, sono sempre gentile e a disposizione. 

Dovevo uscire dalla stanza, se fossi rimasto ancora mi sarebbe cominciato a uscire fumo dalle orecchie. Fuori faceva freddo, le mani mi si erano congelate subito, avrei fatto fatica a girarmi una sigaretta. Preso il tabacco dalla tasca, avevo il filtro stretto tra le labbra e stavo cercando le cartine. Mi dovevo essere scordato qualcosa, mi pare ovvio. Ero combattuto se tornare indietro, non mi esaltava la possibilità di trovarli avvinghiati e conoscendo il professore, la possibilità non era remota. 

«Come mai così nervoso? Non è da te» voce calda e dolce

«Anche i migliori hanno i loro problemi» risposi laconico. Non ero dall’umore per intraprendere una discussione filosofica.

«Si. Se torni indietro adesso li troverai a scopare- fece lei- non è meglio restare qui a fumarsi una sigaretta?» la squadrai per bene dall’alto in basso, la mano tesa con una sigaretta già fatta. Aveva ragione, se rientravo, probabilmente li avrei trovati a scopare. Accettai la sigaretta tesa e senza neanche ringraziare l’accessi aspirando una bella boccata. Il fumo caldo e leggero che mi scendeva per la gola mi riappacificava con me stesso, era come un calmante, un ciuccio per un bimbo che piange. 

«Ne avevi proprio bisogno, eh?» mi fece sorridendo in modo sexy

«Cosa vuoi?» chiesi brusco

«Se ti dicessi che sono scesa perché avevo bisogno di una pausa?»

«Non ci crederei»

«Allora credo che ti dirò che sono scesa per seguirti. Stare un po’ da sola con te e chiacchierare. Sono giorni che a malapena ci incrociamo nei corridoi»

«La facoltà non è piccola, non mi sembra così strano-. mi fissava con le sopracciglia alzate, sapeva che stavo dicendo una stronzata- Uhm…diciamo che sono stato un po’ preso ultimamente?»

«Si, diciamo così- mi fece senza neanche guardarmi- Come va con la troietta?» La sua voce era strana, come fosse gelosa. No, non era gelosia, era arrabbiata, ma perché?

«Come vuoi che vada? Quando ci si vede si scopa.»

«Una troia rimarrà sempre una troia-poi alzando lo sguardo verso di me- e uno stronzo resterà sempre uno stronzo» mi sembrò di cogliere una punta di delusione nella sua voce 

«Che vuoi farci? Il lupo perde il pelo, ma non il vizio»

«La cosa che non capisco è il perché. Vi tradite a vicenda, sapete che ognuno dei due tradisce l’altro e continuate.» 

«Ci sono cose che la tua dolce testolina non potrà mai capire, Bambi.- feci guardandola di sottecchi. Fumava tranquilla. Qualcosa non andava se non si arrabbiava, mi sedetti vicino a lei, a cavalcioni sul muretto-Allora cosa c’è? Me lo dici?»

«Non c’è niente» rispose evasiva

«Come niente? Quel soprannome lo odi, quindi dimmi tutto. Sputa il rospo» non mi guardava negli occhi, girava la testa di continuo

«Anche a me piace il professore»mi fece con voce vergognosa, stetti un minuto buono a fissarla

«Ma vaffanculo!!! E io che per un attimo ci ho pure creduto» e lei rideva a crepapelle, tanto da sbilanciarsi e cadere all’indietro. Cercai di afferrarla, ma l’unico risultato fu di cadere in due. Cominciammo a ridere come due idioti, lì per terra in mezzo all’erba, io con ancora una gamba a cavallo del muretto.

«Siamo due idioti.»

«Concordo»

«Ora torni su?»

«Beh, prima credo sia il caso di controllare come stiamo messi e poi penso di si. Mi auguro che abbiano finito, è pur sempre un vecchio di 60 anni, spero non voglia farmelo morire d’infarto. Mi deve ancora correggere la tesi. Poi può pure morire, ma prima mi devo laureare.- mi fissò con gli occhi bassi, era triste-Ascolta, ti prometto che stasera ti passo a prendere e passiamo la serata insieme, così mi dici veramente cosa c’è.Va bene?»

«Si, come no. Le conosco meglio di tutti le tue promesse» touché, non aveva torto. Le prometteva sempre di tutto, ma molto raramente mantenevo qualcosa, anzi forse mai. 

«E se ti dicessi che oggi è sicuro perché non ho trovato nessuna con cui scopare?»

«Ha già più senso.»

«Passo alle dieci?» mi guardava sognante e si mordeva piano l’indice

«Si» fece annuendo, era sexy quando faceva la bambina contenta. Mi alzai e tirai su anche lei, la voltai per controllare che non si fosse dipinta la schiena e m’incamminai per tornare su

«Aspetta- mi chiamò mettendomi una mano sul collo, aveva le mani fredde- Ecco. Tolto. Ora puoi andare» sorrisi come un idiota e mi avviai, mentre lei restava sulla panchina a fumarsi un’altra sigaretta. Sembrava proprio una bambi in versione umana. 

Viso delicato e dolce, occhi innocenti e birichini, proprio da cerbiatta. I capelli lisci che arrivavano a malapena sulle spalle. Un sorriso contagioso e quel piercing delicato al naso, certo che Giada era proprio una bella ragazza. Il suo corpo giovane non aveva nulla da invidiare a nessuna, peccato che lo mettesse poco in risalto. Certe volte sembrava vergognarsi delle sue forme, alcune volte in discoteca faceva fatica ad essere tranquilla, la mettevano in soggezione i ragazzi che la guardavano. Si vestiva sempre molto carina, ma con vestiti che la facevano sembrare ancora una liceale immatura. 

Decisi di prendere le scale, dare un altro po’ di tempo non avrebbe potuto fare che bene pensai, invece capì più tardi che sarebbe stato meglio arrivare prima e interrompere quella sceneggiata, perché altro non poteva essere. Non potevano essere reali quelle urla, non con un professore di 60 anni. In silenzio e cercando di non farmi vedere mi avvicinai alla porta socchiusa, per quel piano e specialmente per quel corridoio non passava mai nessuno, per prudenza mi guardai in giro e poi mi affacciai. Quello che vidi mi lasciò esterrefatto e confuso, lui seduto sulla poltrona con la pancia compressa e cadente dai lati sorreggeva lei che faceva su e giù gridando come un’ossessa con un viso di finto godimento. Lei dava lui la schiena e poteva così chiaramente vedere la porta, mi dovevo essere sporto troppo o aver fatto un movimento brusco perché lei chiaramente mi vide, mi accorsi allora che quello era tutto uno spettacolino per me. Lei che si leccava le labbra, le urla, le tette che ballonzolavano davanti ai miei occhi, tutto quel suo atteggiamento era per attirare me e stava vincendo lei. Non riuscivo ad allontanarmi da quella visione che seppur ripugnante mi eccitava in modo inverosimile, il bozzo nei miei pantaloni metteva ben in risalto l’effetto che quello spettacolo aveva su di me. 

Improvvisamente sentì una mano sulla mia spalla, una mano piccola, ma restai bloccato incapace di reagire. Il mio cervello cercava spiegazioni e le mie rotelle giravano vorticosamente alla ricerca di una corrispondenza, ma prima che potessi anche solo avvicinarmi al nome fatidico due labbra morbide, quasi setose, e fresche s’incollarono alle mie. Una piccola e guizzante lingua si appoggiò a me chiedendo il permesso di entrare. Stava accadendo tutto troppo velocemente, non riuscivo a riflettere, a pensare, se non a quel bacio, a quella massa di capelli che mi si agitava davanti e mi solleticava il viso. Ero ancora immerso nelle mie domande quando quella piccola mano ritornò, ma stavolta era sul mio cazzo, nei miei pantaloni, nelle mie mutande.

«Vuole che sbavi per lei e allora tu fai sbavare lei. Fidati questo cazzo la farà sbavare molto» solo allora riconobbi la persona che si stava strusciando su di me.

«Non dimenticare la tua promessa. Avrai molte sere per scopartela, ma questa dev’essere per noi. Non voglio perderti io!»

Quel piccolo angelo che dolcemente mi stava baciando era Giada. Giada con le sue piccole mani. Giada con le sue labbra morbide e fresche. Giada con i suoi boccoli ribelli. In quel momento mi resi conto della forte amicizia che mi legava a lei, nel giro di poco aveva capito cosa accadeva e come aiutarmi, la piccola Giada era cresciuta.

Osservai quel culo dondolare mentre Giada si allontanava e una domanda mi entrò in testa, una domanda così strana fino a quel giorno che oggi mi sembrava quasi impossibile conoscerne la risposta. Cercai di scuotermi dal mio torpore e mi girai a fissare dentro la stanza. La troia si era già rivestita ed appariva tutta perfetta nel suo abitino nero di cashmire con i leggins grigi sotto, mentre il professore era ancora buttato sulla sedia pseudo vestito. Mi feci coraggio e varcai la soglia.

«Oh! Professore guardi chi è tornato!»non avevo neanche fatto in tempo ad avvisare che lei già mi aveva tirato dentro i suoi giochi

«Ero andato un attimo a fumare mica in Nepal!»

«Dovresti fare più attenzione! Ti sei perso una lezione del professore!» il tono ammiccante non lasciava dubbi al tipo di lezione che aveva ricevuto

«Davvero? Che peccato!» dissi guardandola alzarsi. Era perfetta, quel vestito non aveva una singola piega e i suoi capelli erano immacolati. Il trucco leggero aveva tenuto e non mostrava segni di sbavatura. Non fosse per il professore potevo pensare di aver immaginato tutto. 

«Stasera potresti darmela tu una lezione, chissà che non sappia insegnare meglio del professore» mi disse piano all’orecchio mentre buttava una carta nel cestino. La guardai con sfida

«Sarà la tua migliore lezione» mentre ghignavo soddisfatto e pensavo a come ringraziare Giada. Il mio cazzo ancora dritto nei pantaloni aveva fatto colpo, ora toccava a me fare il resto.

Questo racconto è stato letto 116 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!