Unico comune denominatore: il tradimento. by auricom [Vietato ai minori]




Il tradimento è una cosa strana: è brutto e non bisognerebbe andarne troppo fieri, ma nel contempo mi ha sempre attirato. Penso di essere abbastanza ipocrita su questo soggetto, visto che non credo potrei tollerare di essere tradito, ma per quanto riguarda invece il farlo, beh, sarò franco, è davvero adrenalinico. È una cosa che per certi versi ti fa sentire più vivo. Non vorrei esserci cascato mai, perché ho l’impressione che sia come un virus da cui non riuscirò più a liberarmi. Quella che segue è la storia di come un ragazzo per bene è scivolato suo malgrado in una serie di situazioni riprovevoli, è vero, ma, cazzo, davvero degne di essere vissute.

Fino a qualche anno fa facevo un bel lavoro di cui avevo però ormai esplorato tutti gli aspetti e che quindi sotto molti punti di vista mi annoiava. Convinto che dovessi dare una svolta alla mia carriera ho studiato mesi interi per essere ammesso in una delle migliori business school al mondo. Se fossi riuscito a passare le durissime selezioni sapevo che ad attendermi ci sarebbero stati un investimento economicamente spaventoso e un sacrificio emotivo che pochi sarebbero disposti a portare a termine. In pratica si trattava di fare un salto nel buio, dire addio a tutte le proprie amicizie, alla tranquillità della propria vita per entrare in un mondo assolutamente sconosciuto, lontano da casa sia geograficamente che spiritualmente. Pur avendo solo una vaga idea di cosa mi avrebbe atteso mi sentivo forte abbastanza per affrontare qualsiasi prova. Ciò che non avevo messo in conto era che anche il pisello sarebbe stato sottoposto ad uno stress notevole.

E così, per non farla troppo lunga, sono riuscito ad entrare in un istituto molto prestigioso sperso nelle campagne francesi. Per colleghi/compagni avevo 500 ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo confluiti lì per seguire un programma intensivo di 12 mesi volto sia a dare una poderosa spinta alla carriera professionale, che anche a mettere in discussione molti aspetti della vita reale. E cazzo, è maledettamente vero. Sì perché, e qui arrivo al punto che interessa a voi, almeno l’80% di quei ragazzi e ragazze aveva solo un’idea in testa: scopare.

Dal primo giorno sono stato assegnato, come tutti quanti, ad un gruppo di lavoro. Questo processo è il più delicato, perché non ci sono cazzi: o ti va bene o ti va male, non c’è una terza possibilità. Col gruppo di lavoro infatti sei costretto a lavorare insieme per quattro lunghi mesi, giorno e spesso anche notte, fianco a fianco instancabilmente. Capite che se ti capitano delle teste di cazzo, rischiano di essere i quattro mesi più lunghi della tua vita! Fortunatamente io sono capitato con una ragazza e tre ragazzi tutti davvero in gamba, con i quali sono entrato subito in sintonia e con cui, tutt’ora a distanza di anni, ho un profondo legame di amicizia.

Tutta la prossimità con cui si è costretti a convivere in quei quattro mesi finisce però con l’avere qualche effetto non previsto, soprattutto se la ragazza del tuo gruppo è una ragazza cinese di nome Mya che dire figa è dire poco. Tutti dovreste aver presente le asiatiche: tendenzialmente non sono tutte curve, anzi sono generalmente più dritte di una autobahn tedesca. Quelle con le tette sono addirittura degli esseri mitologici che vengono descritti nei libri accanto ai draghi e ai calamari giganti. Mya invece, quasi non ci potevo credere, era una ragazza con una quarta di seno, un sedere da seghe e un fisico stellare. Ma fosse solo questo! Mya era (ed è) anche intelligente e simpatica, con un umorismo tagliente che obbiettivamente farebbe perdere la testa a chiunque. Aggiungeteci il fatto che io ho sempre avuto una certa attrazione per le asiatiche e la frittata è fatta.

Ci ho messo quindici minuti a farci amicizia e sarò onesto, visto il fatto che a casa in Italia mi aspettava una ragazza splendida, almeno inizialmente non mi sono fatto strane idee. Anche perché a dire il vero, Mya era addirittura sposata. Per carità, la cosa più che scoraggiarmi, se possibile, mi eccitava ancora di più. Quando sei costretto a stare così a lungo con uno schianto di ragazza come quello, qualsiasi uomo normalmente costituito inizierebbe a domandarsi come sarebbe finirci a letto e da lì in poi si costruirebbe facilmente incredibili castelli in aria fatti di torride scopate. Oltre a ciò, l’idea di tradire la mia ragazza fottendomi una ricca e importante manager asiatica sposata con un ancor più ricco e importante manager, asiatico anche lui, mi eccitava a bestia. Malgrado questi interessanti presupposti però, per settimane intere il mio pisello se n’è stato buono a cuccia senza fare lezioni di lingue straniere.

Poi però un giorno ci siamo trovati ad una festa insieme. Era uno di quei party da film americano che pensavo esistessero solo nel mondo dei puffi. Ragazze in tiro, piscine gonfiabili piene di acqua saponata, musica a palla, fontane di birra e magnum di vodka. Mi ricordo ancora la scena nitidamente di quando sono uscito dalla macchina e sono entrato in questa villa spaventosa affittata per l’occasione. Mi sono trovato proiettato in un girone dantesco di ragazze strafatte che si slimonavano al ritmo di una tecno frenetica, spogliarelliste professioniste che dopo lo spettacolo si trasformavano in troie a pagamento pronte a soddisfare squadre intere di maschi allupati, buttafuori grossi come gorilla con fisici tagliati con l’ascia, insospettabili ragazzi della buona borghesia americana che si inculavano di gusto in angoli appartati del maniero, donne manager della city londinese con tatuaggi tribali sul fondo schiena e fisici da vacche smesse che sarebbero state pronte a succhiarmi il cazzo senza neanche bisogno di chiederglielo, odore di sudore misto a testosterone, cocktail di tequila, redbull e mdma, e se stavi sul cazzo al barista, anche qualche goccia del suo sperma.

Una roba del genere io non l’avevo mai vista neanche nel più allucinato dei miei incubi. Mi sono sentito proiettato nella versione porno di un film di Cronenberg, insomma, un po’ sperso per usare un eufemismo. Io che all’epoca in fatto di perversione umana ero ancora un verginello, ho pensato che se non mi fossi preso una sonora sbronza, sarebbe stato difficile divertirsi. Con quella intenzione stavo puntando con decisione il bar quando mi sono sentito chiamare da dietro da una inconfondibile voce squillante: nell’oscurità di quelle tenebre mi è apparsa Mya in tutto il suo fulgore. Si era messa giù da Formula 1 (leggesi vestito corto con spacco tra le tette e tacco da vertigini) e appena mi ha visto mi è corsa incontro. Era raggiante, mi ha abbracciato e mi ha baciato. Aveva tanta voglia di divertirsi, mi ha detto. Così è andata a finire che quella sera non ci siamo mollati un secondo. Insieme abbiamo ballato, bevuto, riso, scherzato, parlato, insomma ci siamo pesantemente e vicendevolmente baccagliati per ore intere. E poco importa se intorno a noi succedevano le peggio cose.

Ad un certo punto stavamo bevendo degli shots di vodka insieme e lei, dopo aver buttato giù il quinto di fila, mi ha preso per un braccio e mi ha tirato a sé. Avvicinando le sue labbra al mio orecchio mi ha detto:
“Ti va se parliamo un po’? Andiamo fuori? Qui dentro c’è troppo casino!”
Io ho annuito e facendomi largo tra la calca me la sono tirata dietro fino al giardino. Siccome c’era un botto di gente anche lì, abbiamo deciso di spostarci in un angolo più appartato e camminando siamo arrivati al parcheggio.
“Hai un’auto italiana?” mi ha chiesto.
“Sì un’Alfa.”
“Me la fai vedere?”
“Certo, è lì davanti…”
E mentre lanciavo lo sguardo verso la mia macchina mi è caduto l’occhio sul furgone parcheggiato immediatamente accanto. Le parole mi sono morte in gola alla vista che mi si parava davanti: nel retro del furgone, con le portiere completamente spalancate si agitava una coppia nel bel mezzo di un amplesso selvaggio. Impalata a smorzacandela e dando la schiena al suo uomo c’era Letitia, una delle bariste della festa, che tra l’altro era anche una della bariste della business school. Era una ragazza bionda che non avrà avuto 25 anni con una quinta di seno rifatta, un fisico da donnone, ma davvero ben proporzionato, non il mio tipo, ma comunque una gran bella gnocca. Si trovava completamente nuda davanti a noi, ci offriva la vista del suo fisico giunonico con la sua fica dilata da un mostruoso cazzo nero. Mya è rimasta a bocca aperta e io con lei. Letitia ansimava come una puttana, mentre le mani dell’uomo, che non potevamo vedere perché nascosto dietro di lei, la stringevano in vita. Potevamo sentire i grugniti di lui mentre lei si muoveva sensuale su di un pene largo come la lattina di birra che tenevo in mano. Letitia si stava sgrillettando il clitoride mentre con l’altra mano si strizzava uno dei piccoli capezzoli delle sue enormi tette. Si mordeva le labbra rapita, assorta in un godimento che sembrava troppo anche per lei, che proprio una verginella non pareva. Il pene, largo e venoso, lucido dei suoi liquidi, sebbene lei si sollevasse abbondantemente prima di ricadere verso il basso, non usciva mai completamente, non mostrava mai la sua cappella che doveva essere grossa come una pesca. Le grandi labbra di quella figa perfettamente depilata sembravano strapparsi intorno a quel palo di carne, ma Letitia non pareva soffrire troppo, anzi ad ogni colpo sembrava volerne ancora di più:
“Mio dio, mi stai sfondando! Ti prego continua così, piantamelo fino nello stomaco, ti prego spaccami in due!” quasi gridava.

A quelle parole Mya mi si è attaccata al braccio stringendosi con forza. Potevo sentire la pelle nuda delle sue tette completamente libere dal reggiseno. Erano sode, era eccitata. Eravamo immobili ed osservavamo rapiti quello spettacolo: per quanto mi riguarda era la prima volta che vedevo una scena del genere e non posso dire che fossi del tutto indifferente. Non so se fosse per Mya o per quell’accoppiamento furioso, ma il cazzo nei pantaloni mi era diventato di marmo. In quel momento Letitia si è accorta di noi, ma non si è scomposta, non ha smesso di muoversi, anzi, ci ha fatto un occhiolino e ha sorriso, accelerando i movimenti e sfoderando una prestazione da attrice pornografica di prima categoria. Si è sollevata completamente lasciando fuoriuscire dalla sua pancia l’enorme pitone negro che stava tentando di domare. Spingendo la sua fica in faccia al suo maschio si è avventata su quella bestia, iniziando a succhiarla con ardore. Quel pisello, quella cappella, erano semplicemente troppo grandi, ma Letitia, non so come, è riuscita comunque a farseli sparire in gola.

Dopo qualche minuto di appassionato 69, il toro sotto di lei si è sollevato così che noi abbiamo potuto vederlo in faccia: era Diji, un nostro compagno di corso. Inglese, nero di pelle, un armadio di muscoli davvero impressionante. Apparentemente senza sforzo, afferrando Letitia per i fianchi l’ha portata di nuovo sulla sua mazza trafiggendola con un unico violento colpo. Poi, tenendosi sollevato dal pianale di carico del furgone con un braccio e afferrando con la mano libera una delle grosse mammelle di Letitia, ha iniziato a dare colpi pelvici potentissimi: sembrava che volesse aprirla in due. Letitia ansimava, lanciava grida di doloroso piacere che ben presto hanno richiamato un’orda di ragazzi e ragazze dal cortile della villa. In poco tempo intorno a noi si è radunata una piccola folla. Qualche coppia più strafatta delle altre ha pensato bene di imitarli dando il via ad un’orgia che pensavo potesse esistere solo nelle improbabili categorie di youporn. Diji e Letitia, incuranti del caos cui avevano dato inizio, incuranti anche di quelli che stavano filmando la scena con gli smartphone, continuavano a fottersi imperterriti, assorti nella loro estasi.

Diji, dopo aver accelerato i colpi ha tolto il suo cazzo erculeo dalla figa grondante, ha fatto girare la sua donna, l’ha fatta inginocchiare a terra e ha iniziato a menarsi la mazza davanti alla sua faccia. Il suo attrezzo era sovrastato da una cappella enorme, quasi violacea, aveva due testicoli bovini che sembravano davvero pronti a scoppiare. Letitia aspettava sognante con la bocca spalancata la ben meritata razione di sperma, che un attimo dopo le è esplosa in faccia. Diji ululava come una bestia, mentre le sparava addosso violenti getti di sborra. Intorno a me e Mya la gente esultava con un tifo da stadio, mentre alcune coppie fottevano allegramente appoggiate alle portiere delle macchine o sdraiate sui cofani. Una ragazza olandese, molto carina e di norma sempre elegante, era sdraiata a gambe aperte sul cofano di una BMW intenta a succhiare il cazzo di un ragazzo sudamericano e a farsi pistonare in fica da un ragazzo arabo. Tutti e tre li sapevo sposati, ma cosa non si fa per l’amicizia tra popoli.

Sulla scena principale invece, Diji, dopo aver tirato due schiaffi in faccia a Letitia col suo bastone, glielo ha ficcato in gola per farle finire il lavoro. Letitia, ancora coperta di sperma, si affannava intorno a quel gigantesco pezzo di carne, lo succhiava fin quanto possibile, lo leccava e beveva tutta la crema bianca che riusciva a lappare. Dovendo stare piegata a 90 stava mostrando a tutti la sua splendida fica ancora aperta dalla scavatrice di Diji. Il buco del culo, superbo e candido, era ancora intonso. Un ragazzo che conoscevo di straforo a quella vista ha perso completamente il lume della ragione e facendosi largo tra la folla si è avvicinato a Letitia da dietro. Era completamente sbronzo, con i pantaloni slacciati e il cazzo di fuori già in tiro. Aveva l’idea di poter approfittare del culo di Letitia e con foga si stava già menando il pisello. È arrivato quasi a puntare la cappella tra le natiche sode di Letitia, ma lei sorpresa si è voltata contrariata. Cioè dai, ti sei fatta sbattere come la più lurida delle sgualdrine, ma se uno vuole il tuo culo dici di no? Fatto sta che quando Diji si è accorto della cosa, si è avventato sul povero malcapitato stendendolo con un perentorio pugno in faccia.

A quella vista Mya mi ha strattonato il braccio e con aria turbata mi ha detto: “Portami a casa ti prego.” Vista la scena selvaggia che ci circondava potevo capire il suo essere scossa. Siamo saliti in macchina e siamo partiti. Quasi subito Mya ha posato la sua mano sulla mia che era appoggiata alla leva del cambio. Ha iniziato ad accarezzarmi dolcemente. Era serena, nel calore della macchina si è calmata e ha ripreso a parlare:
“Non ho mai visto una cosa del genere…”
“Io sì”, ho risposto “ma solo nei film porno.”
A quelle parole ho sentito il suo sguardo fissarsi su di me. “Guardi i film porno?” ha chiesto piano.
“Sì, ogni tanto capita. Tu no?”
“Sì.” Ha risposto laconica.
Per un attimo ho pensato che forse la risposta non le fosse piaciuta, ma poi ponendo le cose nella giusta prospettiva mi sono detto che fanculo, avevamo appena assistito ad una serie di accoppiamenti primordiali, lei era vestita e si era comportata tutta la sera come una cagnetta in calore, io avevo le palle che mi facevano male da quanto l’avrei voluta fottere e adesso si scandalizzava perché guardavo i film porno? Non scherziamo!

Voi a questo punto già state sperando in chissà che cosa e invece no. Mi spiace, ma un po’ perché all’epoca ero ancora un pollo e un po’ perché forse lei non era dell’umore adatto, quella serata è finita con tutti e due a letto sì, ma ciascuno per conto proprio.

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