Una zia accoglie l'amore di un nipote by VeronicaRacconti [Vietato ai minori]




Una zia accoglie l’amore di un nipote di VeronicaRacconti New!

Note dell’autore:

Salve a tutti. Perdonate il lungo incipit e il sentimentalismo, ma sono necessari. Nei prossimi capitoli scenderemo molto di più nel vero sesso. Consiglio ai frettolosi di non fermarsi subito nel leggere!
Email per contattarmi: veronica71racconti@gmail.com

Il cuore le batteva all’impazzata. Sembrava voler uscire dalla cassa toracica con prepotenza per dire la sua, per sfogare i sentimenti, per urlare la gioia. Eppure tutti i nervi di Michela erano tesissimi e la sua espressione era più inorridita e stupefatta che felice. Quelle parole erano giunte alle sue orecchie con un suono agro dolce. Quelle parole erano paragonabili al tuo piatto preferito servito in un ristorante che odi profondamente. Cercò di fare un respiro forte e di contenere l’uragano emotivo dentro di lei che incatenava tutti i suoi pensieri in un vortice infinito e in un centrifuga di considerazioni, sogni, aspirazioni e desideri.
“Cosa hai detto?” Chiese Michela con voce strozzata.
Andrea deglutì. Era stato difficilissimo dirlo una prima volta, ripeterlo sembrava ora un’impresa titanica degna dell’eroismo dell’antica Grecia. Eppure lo aveva fatto e doveva rifarlo. Solo quattro parole, che messe nel giusto ordine riassumevano un marasma di sensazioni provate in mesi e anni di sentimenti celati e seppelliti sotto cumuli di pensieri svianti ed evasivi.
“Io ti amo, zia.” Ripeté tutto d’un fiato il giovane. Come se dovesse liberarsene di quel peso.
Michela si sedette sul divano con lo sguardo rivolto verso il basso e nel salotto calò un silenzio catacombale. Il tempo si dilaniò e inghiottì i due per un momento che parve un’eternità. Un rumore di passi si avvicinava velocemente, fino ad aprire la porta e lasciar spazio all’entrata di una figura esile, femminile, ovvero la sorella maggiore di Andrea.
“Devo prendere l’arrosto da dentro il forno, mi date un mano a portarlo a tavola?”
Il ragazzo reagì subito precipitandosi ad aiutare sua sorella, in modo tale da trovare una scusa per fuggire da quella situazione. Tutti tornarono fisicamente al consueto pranzo di famiglia, anche se con la mente, con la fantasia alcuni di loro navigavano ben altrove. Le parole pronunciate da suo nipote rimbombavano nella sua mente distraendola da tutto e da tutti. Ovviamente nessuno se n’era reso conto, nessuno si rendeva mai conto di lei tanto che a volte credeva di essere invisibile. Suo marito, Franco, seduto alla sua destra, continuava a parlare e a deglutire in maniera alterna porzioni di arrosto e bicchieri di vino. Franco ormai non si accorgeva più di nulla, la trascurava completamente, per fingere poi la normalità nei momenti di vita pubblica. Franco la tradiva, ne era ormai certa. Non è normale che un lavoro da avvocato ti porti a tornare a casa a notte fondo o addirittura a fare mattinata in ufficio, non è normale che un lavoro da avvocato ti porti a nascondere a tua moglie l’esistenza di un secondo telefono con un continuo scambio di messaggi con un sacco di “clienti”, non è normale che un lavoro da avvocato ti porti ad assumere così spesso nuove segretarie, casualmente, una più giovane e bella dell’altra. Michela si sentiva trascurata fin da troppo e la sua vita da reclusa non l’aiutava di certo a svagarsi. Negli ultimi mesi suo nipote Andrea, invece, aveva dimostrato premure e attenzioni che da tempo le erano state negate e rubate. Il ragazzo, figlio della sorella di suo marito, si era avvicinato a lei con sensibilità e dolcezza, per poi offrirle una spalla su cui sfogare il dolore di una vita noiosa, ripetitiva, senza amore e senza sesso. Michela in quel paese, sperduto in mezzo alla campagna aveva poche amiche e nessun familiare. Ad eccezione di Andrea, nessuno le dedicava attenzioni e per una donna come lei, non averne era fin troppo doloroso.
Ora, quelle parole pronunciate da suo nipote le avevano dato una scossa elettrizzante. Una nuova linfa vitale percorreva attraverso un brivido tutto il suo corpo, rinvigorendo la voglia sessuale interconnessa a quelle parole che fino a pochi anni prima attivavano una remota parte del cervello dedita agli istinti più carnali. Ciò che era accaduto consisteva come in un risveglio di una parte del corpo rimasta intorpidita per molto tempo, che ora improvvisamente, riacquista ogni capacità motoria insieme alla voglia di sperimentare quella stessa capacità. Tra una portata e l’altra, Michela svagava con la mente, silenziosa, ogni azione e ogni amplesso che avrebbe potuto realizzare insieme ad Andrea in intimità. Nessuno si curava di lei e questo finalmente andava a suo vantaggio.
Nel frattempo Andrea aveva annunciato a tutti che sarebbe uscito con degli amici appena finito il pranzo. Era solo un banale pretesto per allontanarsi da quella situazione. Credeva di aver tentato di spingersi troppo in alto. Temeva di aver tentato il trucco di magia estremo per un mago fin troppo mediocre per riuscirci. La vergogna e l’imbarazzo presero il posto del coraggio che poco prima lo aveva spinto a pronunciare quelle parole nel salotto, nei confronti di sua zia. Michela si propose di accompagnarlo alla fermata dell’autobus, mentre lei sarebbe tornata a casa poiché colta da un attacco d’influenza. Nessuno ebbe nulla da dissentire e Franco si mostrò tranquillo. Dentro di sé ne gioiva persino. Era felice di sentire che sua moglie stava tornando a casa, così lui avrebbe avuto tutto il tempo di fare un salto da una delle sue amanti quel pomeriggio.
Michela e Andrea salirono in auto. La zia cominciò a guidare, poi , appena usciti dal cancello di casa parlò.
“Hai un impegno importante?”
“No, in realtà non ce la facevo a rimanere lì.”
“Dobbiamo parlarne, non credi?”
“Sì zia.” Andrea stava per aggiungere qualcos’altro ma venne interrotto.
“Andiamo a casa mia.”
Quella frase smorzò il fiato del ragazzo. Quando una donna dice una frase del genere, in un contesto del genere, che sia filmografia o letteratura, i personaggi vanno sempre a finire a letto insieme. Questo fu il primo pensiero del giovane. Tanto bastò a far confluire metà del sangue in circolazione in solo punto, il pene. Sua zia era una donna affascinante, la quale avrebbe potuto soddisfare ogni sogno erotico del ragazzo. Era bionda, con gli occhi azzurri e possedeva un viso squadrato con una mandibola molto accentuata. Le guance erano tempestate di lentiggini. Era un viso che non piaceva a tutti, ma Andrea aveva immaginato spesso di eiaculare su quel viso, in una delle tante sedute di masturbazione dedicate a lei. Ma in fondo, avrebbe eiaculato in ogni punto del corpo di sua zia. Michela aveva un seno prosperoso, una terza o forse una quarta. Andrea non lo sapeva con certezza, sapeva solo che erano grosse e abbondanti. Persino il sedere aveva un qualcosa che lo attraeva. All’età di 45 anni, la carne delle cosce tende ad ammosciarsi leggermente lasciando spazio alle cellulite, ma non per questo aveva perso valore attrattivo per Andrea.
Quel pomeriggio, una volta arrivati a casa, i due non parlarono come avrebbero dovuto fare. Sostituirono alle parole qualcosa di ben più convincente. Il fiato invece di essere sprecato in un agglomerato di verbi, soggetti e complementi, venne usato per gemere di piacere e per godere. Le mani, che in un discorso alle volte gesticolano bruscamente, vennero usate per toccarsi, accarezzarsi, palparsi. Quella era la prima volta di Andrea, la prima di una lunga serie. Fece tutto sua zia che amorevolmente si occupò di lui. Gli slacciò i pantaloni in silenzio, gli sfilò le mutande, lo baciò in bocca e si infilò il suo pene tra le gambe mentre lui era seduto sul divano. Michela si era solo sfilata le mutandine e alzato il vestito. Sentiva quel palo di carne dentro di lei, allargarle il buco vaginale colpo dopo colpo. Era da molto tempo che non faceva sesso e la sola penetrazione le fece raggiungere un piccolo orgasmo. Andrea assecondava i movimenti in modo impacciato. Afferrò il sedere di sua zia con entrambe le mani e la aiutava ad alzarsi e ad impalarsi nuovamente sul suo cazzo. Per un po’ i due si baciarono appassionatamente, intrecciando le lingue in un gioco sensuale. Le cosce di Michela strusciavano su quelle del ragazzo. Andrea cercava di concentrarsi su ogni dettaglio di quell’amplesso. Il fiato pesante di sua zia, i seni che danzavano su e giù ad ogni movimento, l’espressione di goduria della donna stampata in volto, i capelli che cadevano su di lui come una colata d’oro, le braccia della donna avvinghiate intorno alle sue spalle, il calore che proveniva dalla sua vagina, i liquidi che bagnavano il basso ventre. Tutto lo faceva eccitare enormemente, tutto sembrava traghettarlo verso l’orgasmo e verso il piacere più afrodisiaco.
Michela non provava un tale coinvolgimento durante il sesso da anni. Adorava sentire quel palo carnoso e succulento conficcarsi dentro di lei, guadagnare strada ad ogni impalata facendosi spazio tra le pareti carnose della sua passera. Quel “ti amo” rimbombava ancora nella sua testa come se qualcuno lo urlasse con il megafono. Finalmente era di nuovo amata. Il sesso, adesso, aveva un gusto del tutto nuovo. Un gusto del proibito, il gusto dell’amoralità mescolato insieme ad una felicità autentica. Le mani di suo nipote, avvinghiate al suo sedere, le davano conforto, sicurezza. Lui la teneva, la stringeva forte come se volesse proteggerla e possederla, cose che suo marito aveva smesso di fare da tempo. Era di nuovo una donna felice, anzi, ora si sentiva di nuovo donna nel vero senso della parola. In un rantolo di piacere supremo, strinse suo nipote a sé, verso il seno.
Andrea avvertì la sensazione dell’orgasmo e non riuscì a trattenersi. Il suo cazzo eruttò gli schizzi di sperma con virile forza direttamente dentro sua zia, poi si lasciò andare in un grosso e rumoroso sospiro di goduria accompagnato anche da quello di Michela. I due suggellarono l’amplesso con un lungo bacio, mentre si trovavano ancora così uniti e avvinghiati.
Non si mossero di un solo centimetro per circa un’ora. Non parlarono nemmeno, si baciarono solamente, numerose volte. Poi Michela si alzò e si ricompose. Andrea fece lo stesso e dopo aver ritrovato il coraggio di poche ore prima, ripeté quella frase che ora gli sembrava come un passepartout.
“Ti amo.”

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