Una nuova esistenza




Partire e spostarsi per mezzo del convoglio da svariati anni era divenuto a questo punto tradizione, giacché per impegni e per semplice diletto questo andamento era il sistema per apprezzare con meticolosità che vale la pena osservare il levarsi del sole. Il lento scorrere oscillante e ritmato sulle rotaie concedeva e permetteva un dondolio profondo che regalava momenti di completo abbandono, in quanto il brontolio dei pendolari era rassicurante anche se a volte fastidioso, sennonché rendeva accogliente lo scompartimento in testa al convoglio.

Vagabondare era diventato un modo vitale per gustare gli stili di vita e i modi di fare di tante persone sconosciute, motivo d’ispirazione e d’orientamento per i racconti che adorava sbrogliare. Come ogni mattina aveva attraversato l’aria fresca d’un settembre umidiccio, visto che docile e tollerante aveva atteso al binario l’annuncio del consueto lieve ritardo. Finalmente si vedevano sopraggiungere in lontananza i vagoni rumorosi e colorati, come i bambini a una fiera delle meraviglie dall’antico sapore d’altri tempi.

L’osservazione del defluire delle colline era dolcemente rilassante, dato che a volte il desiderio d’incontrare uno sguardo femminile lo rendeva simile a un lupo nella caccia, tanto era la sua voglia d’infiltrarsi e di penetrare nei pensieri di chi lo interessava. La finalità era un traguardo pittoresco reso di pubblico dominio a questo punto da parecchio tempo, affermato e celebre per i suoi splendori. Nel corso dell’itinerario erano entrati e usciti soggetti d’ogni ambiente e d’ogni cerchia sociale, la maggior parte purtroppo era troppo frettolosa e sbrigativa per gustarsi il tempo del viaggio, dal momento che obbligata dai ritmi quotidiani, era spinta dalla fiacchezza e dalla svogliatezza del vivere alla giornata.

Fra tutto questo un foulard attirò la sua attenzione, siccome era indossato da una ragazza dai capelli lisci, chiari e lunghi. Le labbra splendevano luccicanti, merito d’un rossetto che le rendeva estremamente sensuali, poi gli occhiali scuri calati ad arte sugli occhi, per il fatto che nascondevano il colore delle palpebre. La sconosciuta non dormiva, dal momento che il respiro era meno lento di chi è assopito, perché una una piccola apertura fece intravedere la punta d’una lingua arrogante e piena di sé, che con delle manovre accuratamente cadenzate ed equilibrate rasentarono la bocca comunicando e manifestando un comportamento sfacciatamente attraente e gradito.

Lei era seduta di fronte, dove mille pensieri s’articolarono rapidi, visto che fra i molteplici uno pigliava sostanza ancora maggiore degli altri, per il fatto che quella ragazza era molto credulona o smisuratamente esperta di sé, molto accorta nel sollecitare uno senza fama senza neppure pensare alle conseguenze bizzarre e imprevedibili. Scorreva con gli occhi adagio quella rivista mentre la guardava, visto che gli occhi pedinavano il subentrare dei vocaboli segno per segno, sovente estraniandosi laddove concerneva il quieto appisolarsi del soggetto peraltro attenta ai dettagli, in quanto cominciava a percepirne l’odore.

Lei aveva addosso una fragranza lieve e penetrante, indubbiamente a base d’una mescolanza risolutamente creativa, dato che era indomabile la lusinga d’accostarsi per riuscire ad appropriarsi di quella mescolanza, mentre attorno a entrambi l’oblio raffigurava la situazione decisamente illusoria: un ritratto con due individui senz’identità che si esaminavano con amorevolezza. Lei spostò le gambe sovrapposte mutando la postura che esaltava il fisico scolpito con premura, un atteggiamento gradevole di corrompere e d’insidiare, per il fatto che non lasciava alcuna indecisione. Giocava con lui, perché voleva farlo ardere e ribollire di desiderio, dato che due segnali inconfondibili per manifestare la noia d’un viaggio erano stati lanciati, infine dal momento che le palpebre s’innalzarono, lo sguardo mirato ed ben visibile frugo quello del maschio rendendo ben lampante la volontà d’una offerta immorale e sconveniente: provaci, gridavano muti, subito li chiuse sorridendo maliziosamente, in quanto mostrava una disponibilità calcolata e stimata con estrema attenzione. La competizione che aveva scagliato con ragguardevole ricercatezza era avvedutamente appetibile, giacché era impossibile resistere, anche insensato sciuparla, in quell’istante depose il volume e passò l’indice sopra la sua bocca.

Badava e pensava al modo per esprimere la conferma d’interesse, il metodo di vezzeggiare una porzione assai tangibile lo agevolava a frugare nei fondali delle sue idee, ritratto da cui andarsene per accingersi a campare. Metteva da parte le vicende del tempo andato, una appresso all’altra, gli ambienti e i contesti familiari erano così tediosi d’assaggiare, in quanto era come scartabellare alla svelta un volume disegnato, dato che scorrevano le fantasie già affiorate, realizzate o meno non era importante, perché aveva bisogno di nuovi stimoli per non respirare un già visto indirettamente noioso e pesante.

Le caviglie erano scoperte, avvolte alla base da un laccio d’un sandalo elegante, il tacco era moderatamente alto giacché ne decantava la grazia di chi la indossava. Un movimento quasi sfuggente, un dondolio sul tacco riconsegnava quell’eroticità allo sguardo di chi aveva dinanzi a sé. Un nuovo segnale che rendeva l’attenzione viva e la motivazione ad agire pressante. Flemmaticamente avvicinò la sua caviglia a quella dell’affascinante ragazza senza però lambirla, ma abbandonandola in una postura d’indugio e di risposta a quella provocazione ricevuta, poiché era una chiara indicazione d’interesse, dato che senza parlare le aveva voluto dire eccomi, m’interessi.

Il movimento del mezzo più o meno casualmente facilitava un contatto, una sensazione tattile, uno scivolo che era sottilmente presente, mai invadente né volgare: era una carezza macchiata di sensualità, eppure restava tale. Ribadiva proseguendo l’ondeggiamento delle estremità con dei limitati gesti decisi, anche se occasionalmente comunicava il piacere d’essere adulata incitando la cadenza e affibbiando consistenza alla melodia delle emozioni che salivano armoniose ed equilibrate. A quel punto entrambi, casualmente si leccarono le labbra e guardandosi si sorrisero, giacché era diventato un clima di piacere condiviso raggiunto nello stesso momento. Era soltanto l’inizio, dato che lo sapevano bene entrambi, perché d’impulso l’aggancio s’inerpicò persino più su strofinandosi astutamente l’una con l’altra, così intrigante e piacevole, dal momento che era come assaporare, attimo dopo attimo gocce di cioccolata fondente, perché una tirava l’altra, ragion d’essere era impossibile smettere di gustarle.

In seguito cambiarono posizione, si godeva qualunque spostamento che avvertiva da parte a parte, percezioni sostenute dalla bramosia di perlustrare inedite eccitazioni. I malleoli erano a stretto contatto, rivelando sapori sconosciuti, per calore e per profilo. Il respiro si faceva lento, in modo da incorporare ogni istante con lungaggine. Quelli erano per l’appunto, giacché lo conoscevano tutti e due, avvisaglie d’apertura per osare un percorso di cui non conoscevano la strada né la destinazione, in quanto entrambi prontamente erano decisi a continuare. Con estrema dolcezza, lentamente lui digradò tra le gambe della signorina, per il fatto che era un primo contatto esplicitamente diretto, eppure non aveva il sapore della violenza favorendone il contatto, come una muffola per le mani, le gambe si restringevano con fermezza per incrementare la sollecitazione sulla zona interiore. La schiena della ragazza s’inarcava sul sedile per poi scivolare in avanti e indietro, godendo pienamente della nuova posizione, dato che il calore stava pervadendo la pelle d’entrambi.

Le spinte si fecero passionali e ritmiche, disinteressati degli estranei coinvolti in sensazioni impreviste e nuove. I denti indiscutibilmente bianchi iniziavano a mangiucchiare le labbra per sommergere i suoni che sarebbero stati altrimenti sbraitati. Quei singhiozzi diffusi slittavano all’esterno imprigionati faticosamente, senza indugio tuttavia riacciuffati dallo schiocco della lingua per l’improvvisa voglia. Un bisogno di dissetarsi di commozioni che sosteneva il loro contegno, in quanto aumentando il ritmo e il coinvolgimento emotivo la mano della ragazza slittò dentro in mezzo ai seni: non avrebbe avuto bisogno di verificarlo, malgrado ciò le dita ebbero la piena consapevolezza dell’estremo stato di eccitazione.

I capezzoli erano ormai ben duri ed eretti, perché stringendoli emise un lieve impercettibile suono ma netto, come un miagolio d’attesa. Alzando gli occhi sicura di sé e della sua femminilità incrociò quelli dell’uomo, perché era una supplica ben precisa a non frenarsi, ma a proseguire e a osare oltre. Il messaggio era un chiaro segnale di disponibilità, giacché andava colto per non farlo sfumare nel nulla. Spinse comprimendo sulla parte che teneva viva quella sete, la chioma della ragazza si spostò d’impulso, poiché inarcava il collo e vantava il piacere che stava raccogliendo poco per volta.

Lui si sentì stretto inconfutabilmente dalle sue gambe, uno strillo di quel corpo come per attestare e per dimostrare la libidine di proseguire, poiché era il momento delle parole e dopo uno sguardo d’intesa, propose di venir giù alla prima tappa favorevole. Quello sguardo di benestare avallò l’interesse e il tornaconto. L’eccitazione di tutti e due era tangibile, visto che iniziarono a organizzarsi per potersi divertire in un’altra parte, perché la stazione era sconosciuta per entrambi: saltuari gli edifici nelle adiacenze, un panorama addobbato dalle gradazioni legate alla natura si mostrava ai loro sguardi. Le alture erano di un colore verde intenso che si innalzavano per digradare in seguito sgarbate e tortuose, un corso d’acqua scintillava a distanza con delle ridotte impalcatura di legno montate con riguardo, mentre le piante da frutto trionfavano colme e ospitanti nella zona della pianura.

Il convoglio con quel contenuto frastuono s’allontanava adagio per sparire poco dopo: adesso restavano da soli, esclusivi testimoni per provare godimento d’un territorio esteriormente intatto dall’esistenza di differenti individui. Flemmaticamente s’instradarono per un viottolo, cercando refrigerio da quella calda brezza, mentre tutt’intorno a loro faceva da cornice un immenso terreno erboso, veramente invitante per una sgambata a piedi nudi, indispensabile per stare in quell’angolo di paradiso. Lui la fece adagiare per terra e iniziò a denudarla, giacché quella lampante passione avrebbe interamente compensato l’assenza d’indumenti. Gradualmente la lasciò completamente nuda a riposare su quel verde manto erboso eccitata e pronta a vivere le emozioni meno scontate, dato che soltanto alcuni insetti invadenti erano presenti alle loro battaglie di passione.

Il rimbombo della vallata non riusciva a ribattere il godimento che entrambi stavano sublimando, dal momento che ogni lamento veniva catturato senza alcuna proibizione, completamenti soli e decisi a viversi appieno, in quanto il fermento che li rendeva fermamente incapaci di rendersi conto di quello che stavano vivendo era inarrestabile, come una cascata di sensazioni, visto che niente avrebbe ostacolato e troncato la passione che avevano intrapreso a sperimentare.

Le loro sagome s’avvicendavano in posture stabilite dalla natura: una furia animalesca era alla base del ritmo, perché lento e fulmineo al tempo stesso simboleggiava l’ardore d’offrirsi. I minuscoli ciottoli nel terreno marchiavano le tracce sulla carnagione al momento dell’aderenza: contrassegnavano come dei simboli provvisoriamente per poi scomparire dopo pochi istanti, in ogni parte senza alcun timore d’arrossire, perché le mani erano entrate e avevano sfiorato la carne bollente, mentre la curiosità aveva stimolato i modi più diversi per godere appieno e in modo indecente e spudorato l’uno dell’altra.

L’uomo non era sazio, perché quella donna trasmetteva parecchia sensualità, voleva esplorare ogni emozione con lei, un’intesa mai assaporata prima era ben manifesta. Le agguantò il viso fra le mani, distrutta da quella notevole esaltazione, dato che aveva le pupille lievemente rilassate: una condizione quella, che non offuscava i minuti di massimo piacere appena consumato, in ultimo s’accinse a conversare:

“Sei eccezionale, squisitamente rara”.

Lui le rise a fior di labbra senza difficoltà, afferrandole le mani che di riflesso si erano appoggiate quasi per una purezza congenita sull’incavo disadorno, visto che pigramente la parte logica e sensata stava venendo a galla dal cantuccio dove era stata tenuta inattiva per svariate ore. Lui le tenne stretti i polsi in modo energico, in quanto bramava comunicarle quello che a breve le avrebbe bisbigliato:

“Vuoi essere la mia schiava?” – domandò indugiando.

Lui s’interruppe per squadrarla aspettando una risposta piuttosto considerevole. Respirando chiuse gli occhi, inarcò la schiena e muovendo il collo in modo sensuale rispose:

“Sì, lo desidero tanto, acciuffami, fammi tua”.

Per tutti e due, inconfutabilmente sorgeva e s’instaurava un’inedita vita.

{Idraulico anno 1999}

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