Una gita al mare by penazul [Vietato ai minori]




Siamo nel Brasile di 10.000-15.000 anni fa. Più o meno. Per essere più precisi siamo nei dintorni di Bahia, sulla spiaggia in fondo alla discesa che scende dalle dune, a trecento, quattrocento metri dalla foce dell’affluente Guaranà. A fare il bagno nelle onde dell’oceano. La decisione di fare un salto al mare non è stata presa, come di solito avviene, dagli anziani della tribù, né dal capo dei guerrrieri, ma dalle donne. Un gruppo sparuto, ma consistente di quell’intera popolazione: una quindicina di femmine feconde, le quali, dopo le mestruazioni, per motivi filogenetici alquanto ravvicinate, hanno detto basta!

“Basta, per una volta, per ripulirci da questa puzza immonda, di scendere nelle acque del fiume, in acque dolci; ché, poi, i nostri figli la bevono e storcono la bocca e fanno smorfie strane.

Cosa mai sarà una mezza dozzina di chilometri in mezzo alla foresta amazzonica – il sentiero è già tracciato –? Se partiamo di buon mattino, verso le nove siamo già sul posto. Senza contare che in questo ramo del grande fiume, ‘ste acque fluiscono troppo lente per raschiarci, come si dovrebbe, il sottopancia e il sottocoda.”

La più sdentata di esse aveva sollevato la questione che avrebbero potuto trovare, nella medesima insenatura e nello stesso giorno, quelle antipatiche della tribù…, insediatasi nelle immediate vicinanze, ma l’obiezione non aveva trovato grande seguito. Essa, insieme ad altre ormai anziane e stanche e anchilosate, era stata lasciata sul posto, insieme alle vecchie, ad accudire i più piccoli. Così, pur avendo ben presenti i sorrisini di scherno delle “ vicine stronze”, alle 5 esatte del mattino seguente all’assemblea, si erano ritrovate incolonnate in mezzo alle serenoa, chi con l’orcio dell’acqua sulla testa, raccolta dall’inizio dell’ansa fino al gomito, chi con i meno piccoli imbracati, a seconda del gusto, con un tratto di liana davanti oppure dietro. Chi con qualche papaia, chi con una sfilza di mango ed anacardi, chi con qualche noce pekal per le proteine, chi con qualche cocco che, una volta scamozzato col machete, poteva divenire, sia bevanda puramente dissetante, che correttivo dell’alitosi, che tazza una volta messo ad asciugare.

Le più scapigliate, pur non essendovene bisogno, s’erano portate anche un po’ di maca sminuzzata per far prendere coraggio allo stuolo, una pari quantità circa, di figli e nipoti non ancora sposati, che, come guardiani, le avrebbero precedute e seguite lungo il percorso e, con la massima discrezione, sarebbero rimasti in un luogo appartato, ma vicinissimo alla battigia, a ridacchiare e ad osservare che non si verificassero incidenti durante il bagno, tipo l’improvviso affondamento del piede in una buca formata dalle onde, od un richiamo improvviso di una mano, pronti ad intervenire in soccorso ad ogni evenienza o segnale di allarme.

Alla conta del mattino, alle undici e trenta circa, Guhruntatai, la più giovane, unica novia del gruppo, avviandosi alla buca delle testuggini giganti abbandonata da due anni circa per dissotterrare il tesoretto portatosi dietro dalle feconde, compresa lei stessa, aveva in agenda circa una quarantina di interventi da parte di quei bay- watchers improvvisati.

“ So’ ragazzi. Corrono come dei matti, arrivano alle donne che hanno chiamato aiuto, le soccorrono e come sfiorano loro le pance, zac. Nemmeno un secondo per svettare il pennone e sbatterglielo dentro che, già, hanno eiaculato. Sai che goduria, sai le risate! A cosa serviva poi tutta questa fatica di camminata: a non farsi sorprendere dai mariti e padri e fidanzati? A non ingelosirli? Che fregata il matrimonio, che fregata! Ci vuol più tempo e più esperienza, ma quando hai più esperienza vuol dire che hai già conosciuto, sei già sposato. E dopo un po’ ti è venuto a noia: sempre quello, la solita faccia, i soliti discorsi. Mamma mia, se penso alla noia che mi verrà! Hai voglia tu a darci di dita, pugno, di lingua, di ano, fica, di cazzo, di posizione e di sorrisi. Naturale che dopo qualche anno e qualche figlio le tette ti cadano e ti venga la bocca storta! Naturale che non hai più la stessa prontezza e flessibilità di tessuto muscolare e di prostata; che devi supplire a ‘sta mancanza con la durata, la pazienza, la noia, le disillusioni. Ma non è già un abdicare al tempo? Se quei miei coetanei là in acqua potessero tenerlo diritto, tenere la gnocca aperta e venire, contemporaneamente dico, squirtando se occorre, tanto chi se ne accorge: un moto perpetuo di liquidi attivati da qualche molecola del cervello, che puoi disattivare quando vuoi:- ragazzi, per ora si esce, si chiude; si riprende nel pomeriggio, se non avete altro da fare; i meno sfigati tra voi, un supplemento stanotte, prima di dormire e torniamo alle capanne domattina. E domani è un altro giorno, si vedrà: il viso, lo sguardo, il cazzo, le tette, le natiche, le labbra che aggradano.”

Mica possono tutti i giorni essere uguali, mica posso esserlo io. Che cazzo!”

Quelle imprudenti di donne del villaggio, nella sola mattinata, avevano esaurito oltre la metà dei sacchetti di maca. Guhruntatai, smanazzando qua e là nella sabbia della buca, si rese conto che qualcuna aveva pescato anche nella sua riserva.

– Balorda di una troia; devi essere stata tu che avrai alzato la mano almeno venti volte e siamo appena alle undici. Che ti è preso stamattina, ti sono attaccate le piattole di mare? Vuoi vederlo morire il figlio di tua sorella, affondare in una buca, che mi diventa sempre più bluastro; che ogni volta che lo chiami in aiuto boccheggia come un piranha nella sabbia?

Poi, Guhruntatai si accorse che parlava di sua zia e, rispettivamente, del proprio fratello.

Gandalù, difatti, era appena uscito dall’acqua sorreggendo la zia che si stava avvicinando al gruppetto delle altre.

– Anche stavolta non ti sei affogata. Ce l’hai fatta – la interpellò quella cui si sedette vicina, Ghuurantò.

– Si, è bravo a nuotare Gandalù, a rimanere in apnea, tuo figlio. Chi glielo ha insegnato, tu?

E scoppiarono a ridere, tutte e due, mentre Gandalù correva a raggiungere gli amici.

Naturalmente, era stata solo una battutaccia, perché il figlio di Ghuurantò non s’era mai provato a toccarla, né all’interno della capanna, né nel fiume. Nè vi erano state altre occasioni in cui i due, guardati a vista com’erano, avessero mai tentato di toccarsi, anche se a Ghuurantò, a vedere quel virgulto di Gandalù, specie nell’ultima stagione secca, crescerle accanto e diventare uomo, una voglia pazza di stringerselo al petto, e strofinargli il naso e sorridergli, fargli capire quanto le piacessero le sue labbra e avesse desiderio di mordergliele e trascinarlo giù con se nel pagliericcio, vedere il cazzo duro da far paura sborrare e raccoglierne tra le dita il getto mentre il marito e gli altri figli russavano e bofonchiavano cercando un po’ di fresco attaccati alle pareti, le era passata per la testa, eccome.

Eccome, se le era passata per la testa, a Ghuurantò.

Quel giorno aveva tentato più volte pure di allontanarsi dalla spiaggia, avanzando di una buona decina di metri la fila delle amiche, aveva cercato anche di attirare la sua attenzione annaspando e sprofondando il braccio fino a lasciar fuori solo ma mano, ma quel coglione dei figlio nemmeno era partito.

Era corso una ventina di volte a salvare le altre.

– Ma sarai coglione? Arrivi qui, ti faccio una sveltina e torni indietro. Cosa ci vuole? Ti appoggi e vieni, cosa ci vuole? Non ti chiedo mica di entrarmi dentro. Questione di mezzo minuto, mentre mi salvi. Ah si? Ti faccio vedere io! Se si rimane qui stanotte, come spero, ti svergino come fossi di coccio, brutto coglione. Poi vediamo se preferisci me oppure quella zoccola di tua zia.

Ma la speranza di Ghuurantò andò delusa, e fu proprio sua figlia, quella svergognata, a provocare il ritorno pomeridiano delle donne al villaggio, annunciando a tutte che i sacchetti di maca erano spariti totalmente dalla buca. Che qualcuna di loro, come al solito, aveva ignominosamente approfittato della gita.

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