Una ''calda'' famiglia by Pensieri Osceni [Vietato ai minori]




Una ”calda” famiglia di Pensieri Osceni New!
Finalmente arrivò luglio! L’estate ha sì tutto il suo fascino associato a pensieri quali le vacanze, i giorni lunghi e spensierati, le notti di divertimento, la libertà e il mare, ma per me il suo avvento portava anche un motivo in piu’ per attenderla con immenso desiderio durante il resto dell’anno. Un desiderio irresistibile, eccitante, estremamente trasgressivo che ormai si ripeteva, per la mia gioia, da tre anni: la venuta da Milano dei miei cari zii. O, per esser più precisi, la venuta di mia zia Margherita.
Zia è una bella e simpatica donna conosciuta, circa quindici anni prima, da mio zio che da giovanotto lasciò la nostra terra per cercare lavoro in ‘alta italia’. Lì a Milano, dopo anni passati a fare lo scapolo impenitente, conobbe lei, emigrata coi genitori dalla Campania quando ancora era bambina.
Zio Dario è di venti anni più grande, la incontrò quando era sulla soglia dei quaranta e stava maturando la decisione di mettere la testa a posto e questa ragazza non ancora ventenne, molto carina d’aspetto, graziosa nei modi e anche molto timida fece subito breccia nel suo cuore e conquistò poi l’affetto di noi parenti fin dalla prima volta che la portò in Sicilia.
La trovai anch’io subito simpatica, cordiale e naturalmente anche bona (allora lei aveva da poco compiuto diciotto anni ed era già donna mentre io ero un sempre arrapato ragazzino di undici) ma naturalmente non glielo dissi, anche se mi ha poi confessato di essersi subito accorta dell’effetto che mi faceva. E in effetti mi bastava vederla avvicinarsi per arrossire e se mi rivolgeva la parola io prendevo a risponderle in maniera goffa farfugliando discorsi sconclusionati. L’estate che la conobbi, e per le successive, il suo culo tosto e basso e le sue tette piccole ma sode e rotondi calamitarono tutte le seghe e le sborrate che mi facevo; nascosto nel bagno di casa o nello scantinato, raggomitolato sulla spiaggia o sotto gli alberi nella campagna di mio nonno, ogni posto e ogni momento era buono per infilarmi una mano nelle mutande e masturbarmi con foga pensando a zia Margherita.
Gli anni passarono e zio Dario e zia Margherita ogni Natale ed ogni estate scendevano in Sicilia. Zio superò i cinquanta, iniziando a fare i conti con gli acciacchi e le prime limitazioni mentre zia manteneva il suo vigore e restava sempre bona, tost’ e fresc’ come si dice dalle sue parti.
Anche io, naturalmente, cambiai; l’esile ragazzino che diventava goffo e balbettante quando le stava davanti si trasformò in un ragazzo ben piazzato e molto più sicuro di sé. Quando li compii io i diciotto anni avevo alle spalle già diverse storie con varie ragazze, condite con disinvolti rapporti sessuali e sorridevo ricordando quanto invece era castigata e sobria mia zia a quella età. I suoi genitori le impartirono un’educazione rigida, quasi da monaca, che lei soffrì molto e poi trovarono in mio zio, severo quanto loro, un ottimo alleato. Non lo diede mai a vedere il disagio ma una volta mi confessò che arrivò a pensare ad una fuga ed addirittura al suicidio. Le cose poi fortunatamente cambiarono, se non tanto nel comportamento di zio, rimasto rigido e tendente all’autoritario, lo fecero nel modo di porsi di zia che, superati i trent’anni, si decise a non far più permettere agli ormai anziani genitori e al marito di trattarla come una donna-schiava, sottomessa e obbediente al marito-padrone.
Quando i loro due figli arrivarono all’età scolastica zia poté avere più tempo per dedicarsi a se stessa. Trovò un lavoro part-time come commessa in un centro commerciale, si iscrisse in palestra e un paio di sere al mese andava in pizzeria con le amiche. Niente di scandaloso dopotutto, e zio Dario infatti non oppose nessuna difficoltà né impose alcuna proibizione. Si limitò solo a qualche innocuo brontolio.
Iniziò poi l’era dei telefonini e prendemmo così a tenerci in contatto quotidianamente attraverso i messaggini; venne quella dei Social e zia si comprò un portatile, si iscrisse a Facebook e i nostri colloqui si intensificarono.
Passavo molto tempo in chat con lei e un po’ alla volta arrivammo a confidarci cose che non avremmo detto ad altri, lei ad esempio mi confessò del suo periodo buio e del pensiero di farla finita. Entrammo in piena sintonia e simpaticamente iniziammo anche a liberare i nostri dialoghi dalla ingessatura dei ruoli. Inconsciamente fummo portati a non considerarci più tanto come zia e nipote quanto come due amici quasi coetanei, nonostante i sette anni di differenza.
Approfittando dell’estrema libertà e franchezza con cui portavamo avanti il nostro rapporto cominciammo a parlare di sesso. Le raccontavo le mie esperienze e la tenevo informata sulle storie più o meno serie che stavo vivendo con la ragazzina di turno, mentre lei non poteva che limitarsi a raccontare della propria striminzita vita sessuale, assai povera di nutrimento e passione, mortificata da un marito che si è limitato al compiere un dovere mettendola incinta due volte, giusto per assicurarsi una discendenza, e che andava ormai sempre più in là con gli anni mentre lei mi confessò che essendo ancora giovane aveva bisogno di viverla la propria sessualità; di liberare quella legittima voglia purtroppo sempre repressa.
A questi suoi sfoghi io cercavo di rispondere buttandola sulla battuta, per alleggerire il peso di quella sofferenza che, notavo, la faceva ingiustamente sfiorire ma altre volte non trattenevo la contrarietà per l’ingiustizia che una così bella e giovane donna doveva subire.
Fu durante uno di quei momenti di rabbia che le confessai di tutte le seghe che mi tirai e tutte le sborrate che, dagli undici anni in poi, liberai pensando ossessivamente a lei. Zia accennò un sorriso sul volto tirato dalla tristezza, un sorriso bonario e un po’ imbarazzato. Di certo aveva capito fin da subito che la sua venuta in famiglia aveva turbato i miei pensieri nel delicato passaggio dalla fanciullezza alla preadolescenza, ma si trovò spiazzata dal sentirselo dire così: in modo crudo e diretto.
Non era un argomento tabù per noi il sesso. Non avremmo permesso alle arretrate e bigotte mentalità dalle quali eravamo circondati (per collocazione geografica, per retaggio mentale e per entrambe le cose messe insieme) di limitare le nostre confidenze, e così quando zia mi chiese, senza malizia, se ancora pensavo a lei quando volevo darmi piacere mi spinsi, con una buona dose di follia, a dimostrarle tangibilmente che sì, nonostante non mi mancassero le fiche a cui attingere, era sempre lei, con il suo corpo mignon ma molto ben fatto e le tettine sode coi capezzoli rosso carne e appuntiti, a regalarmi le masturbazioni più intense e copiose.
Lo dimostrai alzandomi in piedi. Avevo i boxer celesti abbassati a metà cosce e mi toccavo il cazzo mentre fissavo lo schermo del PC per fare inquadrare dalla webcam la verga dritta e dura che iniziavo a menare.
Zia ebbe un sussulto, sgranò gli occhi e si ritrasse sobbalzando sul divano mentre io sfacciatamente mi masturbavo facendo scorrere con foga la mano lungo l’asta carnosa. Zia si riprese immediatamente e osservò tutta la scena. Fissò con attenzione il mio cazzo sempre più in erezione ed io a mia volta fissai lei. Vidi spuntarle un sorriso e mi chiesi se stesse a significare che riteneva comica la situazione; continuai a menarmi l’uccello, mordendomi le labbra e aspettando (e temendo) di vederla scoppiare in una fragorosa risata, invece continuò a fissare la scena, sollevando una mano e portandosela a sfiorare una guancia e mantenendola ferma là, come a voler nascondere il rossore che le si stava colorando sul volto. Diedi un ritmo più deciso alla masturbazione e feci scendere l’altra mano nello scroto prendendo a massaggiarlo con lentezza, continuai a fissare la finestra del computer da dove si affacciava mia zia. Vedevo la sua faccia e la mano all’altezza della guancia, l’inquadratura non andava oltre il petto lasciato scoperto dalla maglietta leggera e scollata che indossava per la notte, bastò quella immagine, insieme all’idea che per la prima volta mi stavo masturbando davanti a lei -l’icona erotica di tutta la mia adolescenza- a procurarmi un’erezione mai raggiunta prima. Tornai a sedermi allargando le cosce e posizionando la piccola webcam in modo da portare in primo piano il mio cazzo. Non smisi di far su e giù e scappellare il glande finché non arrivai a far schizzare una serie di getti bianchi e vischiosi che mi ricaddero sull’addome, allo stesso tempo l’altra mano affondava decisa nel gonfiore dei testicoli ammantato di peluria.
Una volta sborrato lasciai il cazzo, che perse vigore fino a pendere tra le gambe, e mi frizionai l’inguine e la pancia con lo sperma. Zia osservò il tutto, rossa in viso, con gli occhi ancora spalancati e il labbro inferiore stretto tra i denti a svelare un inammissibile ma innegabile interesse.
La fissai serissimo in volto, con uno sguardo deciso, di quelli dai quali non traspare nessun imbarazzo e, dopo averle mandato un bacio con le dita, spensi la webcam e solo allora affondai sulla sedia e mi portai le mani in faccia a mo di schiaffo. Ero paonazzo in viso e mi chiesi e richiesi che cazzata avessi mai fatto.
Mi infilai sotto le coperte ma non riuscii a prendere sonno, mi diedi del pazzo e dello stupido di continuo, temetti di averla persa; di aver perso la donna che più desideravo (e che avevo sempre desiderato) al mondo; di vedermi tolta l’amicizia da Facebook, bloccato dal suo contatto Whatsapp e trattato con freddezza e distacco totale ogni qualvolta ci fossimo venuti a trovare nello stesso posto.
Intorno alle tre invece mi arrivò un suo messaggio sul cellulare, senza testo ma con una foto: il primo piano di una fica, la sua, riconobbi gli anelli nelle dita che frugavano le labbra gonfie. Se prima non ero riuscito a dormire per la vergogna dopo non riuscii per l’euforia e l’eccitazione, avevo la testa bombardata da mille scenari; immaginavo quante e quali pieghe avrebbe preso quella situazione.
Da allora i contatti con mia zia oltre a restare intensi e regolari si arricchirono anche delle più sfrenate fantasie erotiche che ci confidavamo e, soprattutto, delle trasgressive visioni che ci regalavamo.
Per mesi ci siamo dati appuntamento sulle chat e, chiusi a chiave nelle nostre camere, ci siamo spogliati e masturbati senza nessuna vergogna né alcun ritegno. Zia Margherita finì poi per lasciarmi senza parole tanto era diventata impudica e disinibita. Passò dall’usare le dita per masturbarsi all’infilarsi nella fica oggetti di forma allungata; usò banane e cetrioli, altre volte addirittura un telecomando e un vecchio Nokia di quelli spessi e col bordo arrotondato, finché una sera si presentò davanti alla webcam mostrando, sorridente e sorniona, un cazzo di gomma color ebano lungo -me lo disse fiera e compiaciuta- 25 centimetri! Quel pomeriggio, nel periodo di tempo compreso tra la fine della seduta in palestra e l’uscita da scuola dei figli, si spostò di 35 km per andare in una grossa città e comprarselo al Sexy Shop, dicendomi che passò poi tutta la giornata col pensiero fisso su quel coso, e impaziente di farmelo vedere.

CONTINUA

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