Un regalo di Natale inaspettato




— A tavola!!! – urlò la mamma.
Era la sera della Vigilia di Natale e la mamma, come al solito, aveva preparato un cenone per la truppa. Non in senso militare, però.
C’erano mia madre Valeria, 40 anni, mio padre Anselmo, 45 anni, i miei fratelli Stefano, 20 anni, e Giorgio, 18 anni, la mia sorellina Amelia, 4 anni, e poi arrivo io, Sara, 19 anni, con la mia pancia.
Eh sì, perché sono incinta. Ormai sono di 6 mesi e so già che è un maschietto. Ho festeggiato la maturità senza essere troppo matura io! Ho bevuto troppo in discoteca e mi sono lasciata andare con un mio amico. Abbiamo fatto sesso sul sedile della sua auto ed io ci sono rimasta. E pensa che ero ancora vergine! Poi, prima che sapessi che mi crescesse una vita dentro, lui se ne è andato in Canada per uno stage. Quando è tornato non gli ho detto che aspettavo un figlio da lui. Ho deciso che sarò una madre single.
Almeno… questo è quello che ho raccontato a tutti, famiglia compresa. La verità è che non mi ricordo niente! Solo vaghe impressioni di un corpo sopra di me e dentro di me. E nient’altro. Non potevo certo dire ai miei che non sapevo neanche con chi avevo scopato! Fatto sta che ora mi ritrovo incinta senza sapere di chi è il mio bambino.
— Largo alla balena! — mi prende in giro papà.
— Sei davvero uno spasso papà. Vorrei vedere te al mio posto. Saresti ancora così divertente con un pallone al posto della pancia?
— Lo sai che ti voglio bene, tesoro. È solo per divertirci un po’.
— Adesso basta, Anselmo. Lasciala in pace, dai.
— Non lo sgridare mamma. Non me la sono presa.
— Non è comunque una bella cosa da dire alla figlia.
— Sara, ci potrò giocare col mio fratellino? — chiede la mia sorellina Amelia (non ha ancora capito che sarà suo nipote e non suo fratello).
— Beh, amore, sarà piccolo, non potrai giocarci subito. Tra qualche anno.
— Perché è piccolo?
— Perché è appena nato. Anche tu eri piccolina così.
Sta iniziando la tiritera dei perché tipica dell’età. È meglio distrarla subito, altrimenti non la finisce più.
— Piuttosto, amore, dove hai lasciato le scarpe?
— Non lo so.
Meno male, ha smesso. Mamma porta in tavola le ultime pietanze, poi mangiamo. C’è da mangiare per una settimana: antipasti, salsine, lasagne, pollo arrosto, pesce al forno. Si è sbizzarrita quest’anno.
Verso le 9,30 Amelia si addormenta al tavolo. Papà la prende e la mette a letto.
La cena si protrae tranquilla tra telefonate di parenti e sms di amici che ci fanno gli auguri.
Quando la cena è finita, siamo tutti sazi e stravaccati sul divano a guardare la tv. La sala è buia e l’unica luce proviene dal caminetto. Papà e mamma sono in un angolino del divano, abbracciati. Cercano di non farsi vedere, ma papà ha una mano infilata sotto la maglia di mamma.
— Sara… che ne dici di farci uno spogliarello? — chiede Stefano che è seduto accanto a me su un altro divano.
— Che dici! Con questa pancia?
— A dire il vero ti trovo molto sexy.
— No, fallo tu.
— Ok.
Per prendermi in giro si toglie solo il maglione che indossa sopra la camicia.
— Beh… tutto qua?
— Sì, che credevi?
— Uhm, non so… come minimo i pantaloni…
— Fallo prima tu.
— Perché dovrei farlo, poi?
— Te l’ho detto, ti trovo molto sexy, con questa bella pancia — mi sussurra all’orecchio accarezzandomi la curva del mio bimbo. — Avrei voluto essere io a metterti incinta.
La mia bocca si apre in una muta esclamazione. Sono senza parole, non credevo che mio fratello fosse così sfacciato.
— Vieni, andiamo in camera tua — mi chiede sempre sussurrandomi all’orecchio.
— Perché? — sottovoce.
Senza rispondermi, mi aiuta ad alzarmi, mi prende per mano e mi tira in camera.
Appena chiusa la porta della camera, mi accarezza la pancia, cercando nel frattempo di infilare le mani nelle mutandine. Lo lascio fare per un po’ perché mi piace e anche perché sono mesi che non scopo con qualcuno.
— Senti un po’… cosa hai intenzione di fare?
— Non lo immagini nemmeno? Eppure non sei così ignorante in materia, se hai già una pagnotta nel forno.
— Bada a come parli! Non sono una puttana.
Faccio per uscire dalla stanza, ma Stefano mi si para davanti, bloccando il passaggio.
— No no, da qui non te ne vai!
— Se non la pianti mi metto ad urlare, così sentirai tu papà. Ora vattene! Fuori!
Stefano cerca ancora di temporeggiare.
— E piantala di fare la santarellina! L’ho capito sai, che non hai la più pallida idea di chi sia stato a metterti incinta! Eccome, eccome se lo sei… una puttana!
E se ne va sbattendo la porta.
Sono sull’orlo delle lacrime. Non mi aspettavo questo atteggiamento da mio fratello. Beh, sì, aveva ragione… non ho idea di chi sia stato, ma non aveva nessun diritto di sbattermelo in faccia così!
Sarà anche colpa degli ormoni o della situazione, che inizio a piangere. Lascio scorrere tutte le lacrime e mi addormento.
Mi risveglio a notte inoltrata. Per prima cosa vado a fare pipì, poi mi metto sotto il piumone, senza pigiama. In questo periodo ho sempre caldo. Mi lascio andare alle sensazioni che il mio corpo mi trasmette. Sento la ruvidezza del lenzuolo sui capezzoli e immagino che siano delle mani che mi accarezzano. Con le mani scendo ad accarezzarmi il pancione, immaginando che sia suo padre a farlo. Allungo una mano sotto il cuscino e prendo il fallo di gomma che ho acquistato in un sexy shop. Ci gioco, facendolo scorrere sul clito, desiderandone ardentemente uno vero.
Piegandomi leggermente in avanti, riesco ad infilarmelo dentro. È solo un palliativo, giusto per allentare il desiderio fisico. Faccio dentro/fuori per un po’, fino a quando mi sento meglio.
Vado di nuovo in bagno, così come sono, tanto dormono tutti. Mi risciacquo e lavo il fallo.
Quando esco dal bagno, incontro papà. È nudo anche lui; deve aver scopato con la mamma. Non mi dice niente, ma il suo cazzo parla per lui. Lentamente gli monta l’erezione.
Non me lo aspettavo. Non avevo mai pensato che mio padre potesse desiderarmi sessualmente.
Resta lì fermo a fissarmi, col cazzo dritto e grosso come un palo.
Mi avvicino a lui, faccio scorrere la mia mano sul suo torace. Sotto le mie dita sento la solidità dei suoi muscoli. Scendo con la mano e gli accarezzo il cazzo. Solo una leziosa carezza. Mi alzo in punta di piedi e gli do un bacio sulle labbra. Un bacio leggero leggero, senza usare la lingua. Poi me ne vado.
Tutto questo senza dire una parola. Né io, né lui.
Mi infilo di nuovo a letto e mi addormento.
La mattina di Natale, mi alzo presto perché devo andare ancora in bagno. Quando esco, nel corridoio aleggia il profumo di caffè appena fatto.
Vado in cucina, curiosa, e vedo papà assorto che guarda fuori dalla finestra.
— Ciao papi, Buon Natale! — dico correndogli incontro e abbracciandolo.
Buon Natale anche a te, tesoro mio — e mi stampa un bacio sulla fronte. — Come mai in piedi così presto?
— Bagno. E tu?
— Stavo pensando ad una cosa importante. Molto importante, che ti riguarda.
— Cosa per la precisione? — chiedo preoccupata.
— Penso che sia arrivata l’ora di dirti la verità, bambina mia — mi dice all’improvviso papà. — La sera che sei andata in discoteca, alla festa per il tuo diploma, avevi telefonato a casa chiedendomi di venire a prenderti perché non stavi bene. Probabilmente qualcuno aveva anche drogato i tuoi drink, perché eri praticamente un’ameba, quando ti ho visto. Quella sera, ti eri vestita accuratamente. Eri davvero splendida e terribilmente sexy. Avevi appena vomitato sul ciglio della strada quando ti avevo raggiunto, e ti eri sporcata il vestito. Ho cercato di pulirtelo meglio che ho potuto, ma puzzava troppo. Te l’ho fatto togliere, l’ho messo in un sacchetto di plastica e l’ho buttato nel bagagliaio. Quando sei salita in auto avevi addosso solo le mutandine ed eri in uno stato di semi-incoscienza. Quando ti sei ripresa un pochino, hai incominciato a scherzare sul fatto che se ci avesse fermato la polizia, probabilmente mi avrebbero arrestato. Cercavo di tenerti calma il più possibile e cercavo anche di ignorarti. Poi mi hai messo una mano sul mio pene e mi hai chiesto se ero mai stato con una ragazza giovane come te. Ho fatto del mio meglio per ignorarti, lo giuro, ma quando il mio amico si è svegliato, mi hai abbassato la zip dei pantaloni e te lo sei messo in bocca per farmi un pompino. Ho accostato immediatamente lungo la strada e per fortuna che non transitava nessuno. Ho spento il motore e ho cercato di allontanarti da me, di tenerti ferma. All’improvviso mi hai baciato e lì ho perso il controllo. Avevo ancora i pantaloni aperti e il cazzo si è impennato ancora di più. Ti sono salito sopra, ho spostato le mutandine e ti ho penetrato. Ti baciavo e penetravo allo stesso momento. Non so cosa stessi pensando in quel momento, ma dopo più di dieci minuti che ti scopavo freneticamente, ho sborrato. Ti sborravo dentro e neanche me ne accorgevo. Finita la sborrata, sono uscito. Avevo ancora il cazzo in tiro e tu eri lì, sotto di me, addormentata o svenuta, non lo so. Il tuo corpo nudo, morbido e soffice sotto di me, mi aveva eccitato parecchio. Ti sono rientrato nella fica e molto lentamente ti ho scopato ancora diverse volte. Non so di preciso quante volte ti sono venuto dentro. Alla fine mi sono addormentato sopra di te e con il cazzo ancora dentro la tua fica. Avrò dormito forse un’oretta. Quando mi sono svegliato, mi sono reso conto di quello che avevo fatto e mi è preso il panico. Ti ho asciugato la fica, ti ho coperto con la mia giacca e sono ripartito. Non ho mai detto a nessuno quello che ti ho fatto. Non lo sa neanche la mamma. Mi dispiace molto tesoro mio… Non avrei mai voluto farti una cosa del genere, ma… ma quella notte… quella notte non sono stato in grado di resistere. Quello che porti in grembo è sicuramente mio figlio, perché eri vergine. Mi dispiace veramente tanto, bambina mia…
Resto zitta per un bel po’, a digerire quello che papà ha appena confessato. Poi…
— Anche a me dispiace, papà. Mi dispiace solo di non aver nessun ricordo della nostra notte d’amore. Se solo me lo avessi chiesto prima… avrei acconsentito. E sono strafelice che questo bambino sia tuo. Non saprei pensare ad un padre migliore di te, papà. Che ne dici di scopare ancora dopo che sarà nato? Magari gli puoi dare una sorellina…

Questo racconto di mimma_goose
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