Un processo americano by suve [Vietato ai minori]




Joseph M. era morto, assassinato. Il ricchissimo uomo d’affari americano era stato trovato esanime nel salotto della sua villa a MIami, la testa fracassata da un pesante posacenere in alabastro trovato sporco di sangue e materia cerebrale accanto al corpo.

La morte risaliva alla sera del xx ottobre 2014 poco prima di mezzanotte e la scoperta era stata fatta dai domestici al mattino seguente. Dell’omicidio era stata incolpata la giovane terza moglie, Maria F., quaranta anni più giovane di lui. Ora, davanti ai giudici del tribunale di Miami, si svolgeva il processo di primo grado. Maria F. era difesa da un noto studio legale, rappresentato da Miriam N., coetanea dell’imputata, e da Ronald L. socio dello studio e esperto in diritto penale. L’accusa era invece sostenuta dal procuratore Robert G.

Il caso aveva attirato la curiosità della stampa nazionale e l’aula era gremita di giornalisti e gente comune. Il dibattimento iniziò con l’escussione dei testimoni e per prima fu ascoltata la vedova dell’assassinato. L’interrogatorio fu gestito subito da Robert G.:

“Signora Maria, abbiamo già agli atti le sue dichiarazioni. Lei afferma che i rapporti con suo marito fossero normali. Le leggo un estratto della dichiarazione di un membro della servitù: “capitava, talvolta, di vedere il signore e la signora andare in una stanza del seminterrato a cui noi della servitù non avevamo accesso. Ne uscivano dopo diverso tempo. Non ho mai saputo cosa succedesse in quella stanza”. Le leggo anche un estratto del verbale della polizia: “nel sopralluogo sul luogo del delitto abbiamo riscontrato la presenza di una stanza nel seminterrato arredata spartanamente, insonorizzata, con catene e corde pendenti dal ganci nel soffitto, altri ganci alle pareti e sul pavimento, un cavalletto con attrezzi di contenzione e un armadietto a vetro contenente materiale sado-maso quali fruste, staffili, manette, sex toys etc. Il tutto inventariato nell’allegato 1…”. Cosa ha da dire a proposito?”

“E’ imbarazzante. Devo proprio parlarne davanti a tutta questa gente?”

“Se il Signor Giudice è d’accordo possiamo far sgomberare l’aula per garantirle un minimo di riservatezza”

“No, non ho nulla da nascondere anche se si tratta di fatti privati. Quella è la stanza dei nostri giochi. Quando è uscito quel libro, “cinquanta sfumature di grigio”, Joseph cambiò, voleva provare a immedesimarsi nel protagonista maschile del libro e aveva arredato appositamente quella stanza. Ovviamente la protagonista femminile ero io.”

“E lei era d’accordo?”

“No, non mi piacciono certe cose, ma avevo voluto accontentarlo sottomettendomi ai suoi voleri. In fondo era mio marito, una sua piccola mania potevo accettarla e qualche volta anche io arrivavo a godere”

“Può descriverci cosa accadeva in quella stanza?”

“Devo proprio? Se ha letto il libro può immaginarlo……….. va bene. Mio marito a volte mi legava le braccia alle catene attaccate al soffitto e le caviglie a altri ganci sul pavimento cosicché io mi trovassi con braccia e gambe divaricate, aperta a ogni suo volere senza poter fare movimenti se non oscillando. Fatto questo mi penetrava con dei dildo…… dappertutto……… e poi mi frustava. Alla fine, quando voleva godere, mi toglieva ….da dentro tutto quello che aveva messo e mi penetrava fino a raggiungere l’orgasmo”

“Solo questo?”

“Altre volte mi faceva stendere sul cavalletto immobilizzandomi ancora polsi e caviglie a delle apposite cinte. Anche in questo caso ero impossibilitata a muovermi. Lui a volte mi frustava, a volte…….. voleva che gli praticassi una fellatio, a volte…… mi sodomizzava….. anche con oggetti. A volte faceva tutte e tre le cose prima di godere. Insultandomi per tutto il tempo.”

“E questo ogni quanto capitava??”

“Almeno due o tre volte al mese, oltre alle notti… diciamo “normali”. Joseph ………era molto voglioso”

“Alla sua età? Aveva mi pare…. 67 anni compiuti. Aveva ancora tanta energia?”

“Si aiutava con dei medicinali…… Da quando l’ho conosciuto è sempre stato così, un po’……. fantasioso, e sempre eccitato. Lui diceva che l’eccitazione nasce nella mente, e quella non invecchia, e quando il corpo non riesce a stargli dietro allora basta aiutarlo.”

“Parliamo di quando l’ha conosciuto. Come ha fatto a convincerla a sposarlo vista la differenza d’età? Signora, è stato calcolo economico?”

“Lo so che sono sembrata la classica giovane che accalappia il riccone, ma non mi importa. Joseph era affascinante, giovanile, deciso. Se si metteva in mente una cosa la perseguiva sino a ottenerla. Mi ha conosciuta a una festa e mi ha corteggiata per mesi, in maniera asfissiante. Ho imparato a amarlo, o forse non era amore ma mi piaceva come mi faceva sentire. Alla fine ho detto di sì e ci siamo sposati.”

“Senza rimpianti per la sua vita precedente? Le piaceva anche come la trattava…… in intimità?”

“Le ho detto che questa mania di Joseph è venuta dopo, con quel libro, all’inizio però non mi ha fatto rimpiangere i miei coetanei. Era, anche questo gliel’ho detto,……fantasioso, energico. Sono stata felice con lui.”

“Fino a quando non ha letto quel libro e ha cominciato a torturarla, immagino che all’inizio sia stato in modo soft, ma poi sono venute fuori le sue voglie sadiche, il dolore per lei è diventato insopportabile e lei ha deciso…………. di liberarsene. Signora Maria: ha ucciso lei il signor Joseph?”

“NO. Non sono stata io, è vero che stava diventando insopportabile. Joseph tardava sempre più a fermarsi quando gli davo l’alt, ma si fermava. Avremmo risolto questo problema, lui avrebbe saputo trattenersi e tutto sarebbe continuato come prima”

“O forse no. Per adesso non ho altre domande per lei Signora”

Il Giudice, vista l’ora, aggiorna la seduta all’indomani e manda tutti a casa.
Il giorno dopo Maria viene interrogata dai suoi difensori, esattamente da Miriam.

“Signora Maria, per la delicatezza della questione ho chiesto al Giudice di tenere l’udienza a porte chiuse, ma anche così ci sono diverse persone a ascoltarla. Se la sente di entrare nei particolari?”

“Sì, non ho ucciso mio marito, non devo vergognarmi di nulla”

“Bene, ci vuol raccontare brevemente l’inizio della sua storia con Joseph?”

“Io….sì. Tre anni fa un’amica mi portò a una festa allo Yacht Club di XXYYZZ. C’era tanta gente e mi stavo divertendo quando mi hanno presentato Joseph. Da quel momento non mi si è staccato di dosso. Da subito mi ha detto che gli piacevo, che era un colpo di fulmine, che voleva sposarmi. Avevo bevuto un paio di cocktail e non ero perfettamente sobria; mi divertiva il suo modo di fare, il suo proporsi, il suo essere sicuro che l’avrei sposato. Pensavo che fosse il solito anziano che cerca di portarti a letto. Gli davo spago fino a un certo punto e poi mi ritraevo. Stavamo flirtando apertamente e la cosa mi faceva ridere perché non avevo alcuna intenzione di stare con lui. Mancò poco che mi seguisse al bagno delle signore, mi monopolizzò allontanando chiunque cercasse di inserirsi e quando andai via, rifiutando la sua proposta di accompagnarmi, sentii il suo sguardo sulla mia schiena fino al taxi. Il giorno dopo al lavoro mi vidi recapitare un enorme mazzo di rose rosse, senza biglietto. Il giorno dopo ancora, e ancora per una settimana consecutiva, il sabato e la domenica mi arrivarono a casa, sempre senza biglietto, anonime. Il lunedì mi squillò il cellulare e riconobbi subito la sua voce. Voleva invitarmi a fare un giro sul suo yacht al sabato. Ero tentata, non ero mai stata su uno yacht, così riuscii a strappare il permesso di portare con me la mia amica e ci andai. Praticamente era una festa in alto mare, Oltre a me, Joseph, la mia amica e l’equipaggio c’erano una ventina di persone. Tra gli uomini riconobbi dei finanzieri e dei politici, tutti accompagnati da ragazze giovani che parevano più escort che ragazze come me e la mia amica. Infatti io e lei all’inizio ci arrabbiammo perché era facile confonderci e saremmo passate anche noi due per….. delle poco di buono. Però oramai eravamo salpati, avremmo comunque dovuto attendere il rientro per andarcene e così decidemmo di goderci la festa.
Conoscemmo un po’ tutti e scoprii che c’erano veramente delle escort, ma solo due o tre. Le altre erano come me e la mia amica, affascinate da quel mondo come falene da una fiamma, col pericolo costante di bruciarci. E infatti io mi bruciai un poco. Non per il sole, che pure prendemmo abbondantemente nei nostri bikini succinti sotto lo sguardo di quei……… iniziavo a definirli porci, ma perché mentre rientravamo al molo, dopo che mi ero veramente divertita con la mia amica e le altre ragazze, bevendo champagne e cocktail a profusione, quando Joseph mi tirò di lato della barca chiedendomi esplicitamente di succhiarglielo………. io non mi negai. Ero euforica, volevo ringraziarlo per quella giornata magnifica, e poi la sua sfrontatezza, la possibilità di essere scoperti da chiunque. Insomma, mi inginocchiai davanti a lui e glielo presi in bocca al meglio di come sapevo fare, portandolo in breve all’orgasmo proprio poco prima di entrare in porto, facendolo schizzare un po’ fuoribordo un po’ sul mio petto. Ricordo ancora le risate con la mia amica nel taxi che ci riportava a casa mentre glielo raccontavo.”

“Finì tutto lì?”

“No, ovviamente. Continuarono a arrivare mazzi di fiori, a volte rose, a volte orchidee, a volte fiori esotici che non conoscevo. Fui costretta a chiamarlo per dirgli di smettere, la cosa mi stava creando problemi al lavoro. Accettò ma in cambio volle che passassi il fine settimana con lui. Mi portò a una villa sulle colline, con un parco immenso. Anche lì c’erano diverse persone, i maschi evidentemente VIP, riconobbi personaggi del gossip e politici, e tante belle ragazze. Passai il sabato in piscina in compagnia di altre ragazze. Joseph veniva ogni tanto a vedere come stavo, era impegnato in colloqui con alcuni personaggi noti; immagino stesse “lavorando” anche lì in una riunione continua. Dopo cena andai in camera e mi addormentai. Venni svegliata da un tocco leggero. Era Joseph che, disse, voleva augurarmi la buonanotte. Mi lasciò così, con un bacio casto e se ne andò lasciandomi confusa. Credevo volesse avermi e invece era andato via senza dire nulla.
Il giorno dopo passò in fretta e mi divertii ancora con le ragazze. Ogni tanto vedevo qualche coppia appartarsi ma Joseph non me lo propose mai. Sinceramente un po’ ci rimasi male. Andando via lo ringraziai per essere stato un gentiluomo. La sua risposta la ricordo perfettamente:
“Non sono un gentiluomo, e lo scoprirai. Oggi non eri pronta. Lo sarai presto”
Tornai a casa ancora più confusa. La storia continuò per altro tempo. Andavo in barca con lui, questa volta senza la mia amica, a volte mi portava a visitare una città, un museo. Solo una volta facemmo sesso insieme, e ancora fu sesso orale. Al ritorno da un’altra città, nella sua auto, volli ringraziarlo e mi gli avvicinai sul sedile posteriore sbottonandogli i pantaloni. Lui mi lasciò fare, alzò solo il vetro che ci divideva dall’autista. Lo succhiai un’altra volta, lo volevo veramente, volevo veramente ringraziarlo per le splendide giornate passate insieme. Quando arrivò il momento mi tenne ferma la testa impedendomi di staccarmi. Non mi ribellai, non ero una ragazzina, ingoiai il suo seme pulendolo poi per bene e riabbottonandogli i pantaloni. Oramai erano tre mesi che uscivamo insieme. Quel sabato mi portò in un locale di cui eravamo gli unici avventori. I camerieri erano tutti a nostra disposizione. Misero della musica lenta e lui m’invitò a ballare. Mentre eravamo abbracciati non potei non sentire il suo membro che premeva contro di me, duro, le sue mani calde sulle mie spalle, sulle mie braccia. Ballammo ancora, tra un bicchiere di champagne e l’altro, e alla fine ero eccitata anche io a sentirlo strusciarsi contro di me, il suo fiato caldo sul mio orecchio mentre mi sussurrava cose sconce. Quando andammo via ero più che pronta e lui lo capì. Mi portò a casa sua e per la prima volta facemmo l’amore. Non mi aspettavo tanta irruenza da lui, tanta resistenza. Mi prese più volte facendomi godere all’infinito. Lui chiedeva, senza pudore, e io mi concedevo. Alla fine mi addormentai stremata. Il mattino dopo mi svegliò con un campanellino, una rosa rossa e un astuccio di gioielleria. Conteneva un anello di diamanti. E’ stato lì che mi ha chiesto di sposarlo e io ho accettato.
Lasciai il mio lavoro su sua insistenza, mi voleva sempre disponibile, ma non era possessivo. Mi chiarì subito che mi amava ma che non avrebbe avuto problemi a tradirmi occasionalmente, e che avrebbe apprezzato la mia fedeltà ma non mi impediva di avere avventure con qualcuno che mi piacesse. Solo mi chiedeva la massima discrezione. In cambio mi intestò delle proprietà, mi fornì di un robusto conto in banca. Iniziò così la mia nuova vita nella sua villa, al suo fianco. Mi lasciava di tanto in tanto per viaggi d’affari ma sempre tornava e mi trovava lì a accoglierlo.”

“Lei gli è stata fedele?”

“Sì, insomma fino all’anno scorso sì. Non mi faceva mancare niente, anche a letto ero più che soddisfatta. Solo che cambiò per quel libro. Quando iniziarono i nostri “giochi” li accettai. Non mi faceva poi tanto male, a volte anche il dolore diventava piacere. Però con il passare del tempo mi accorsi che voleva sempre più andare oltre. Anche quando facevamo l’amore nel nostro letto era un po’ più brutale, meno attento a me, egoista. Cominciai a sentire la mancanza della dolcezza, di un abbraccio che fosse passionale ma non “cattivo”. Così quando conobbi…. un uomo ne divenni l’amante. Joseph penso lo sapesse, sapeva sempre tutto di me”

L’avvocato Miriam N. a quel punto dichiara di voler sospendere la deposizione per poi riprenderla successivamente. Il Procuratore chiede di poter controinterrogare Maria e il Giudice sospende la seduta per la pausa pranzo.
Miriam e Ronald tornano allo studio legale per discutere e recuperare dei documenti. Nello studio di Ronald discutono del caso:

“Hai sentito Miriam la signora Maria con che tranquillità parla della sua vita sessuale? Devo dire che sentirla raccontare certi particolari, con la voce un po’ roca che ha………. Mi ha fatto eccitare”

“Avresti voluto essere al suo posto Ronald? Legarla a quelle catene? Scoparla brutalmente? Lo faresti anche con me… (Ronald e Miriam sono amanti. Ndr)? Cosa mi faresti se potessi?”

Ronald si avvicina a Miriam e la prende per i fianchi, le cerca la bocca, la stringe appoggiandole il ventre addosso così da farle sentire la sua durezza.

“Ti incatenerei a cosce larghe, così”

e la spinge contro la scrivania, le fa scorrere la gonna sui fianchi e la fa sedere sull’orlo mettendosi tra le sue gambe.

“Tu non potresti muoverti, non potresti reagire, e io farei questo”

Si apre i pantaloni tirando fuori un membro non molto lungo ma robusto, perfettamente eretto. Scosta le mutandine e lo appoggia all’ingresso della vagina, scostando appena le labbra.

“E poi farei questo….”

Ronald dà una spinta violenta penetrando Miriam di botto, fino in fondo. Miriam è anche lei eccitata, umida. Serra le gambe intorno a lui e lo stringe tra le braccia. Geme per la rudezza della penetrazione ma poi scuote in fianchi per accoglierlo meglio, farlo entrare tutto, fino in fondo.
Ronald la scopa così, con forti colpi cadenzati, mormorandole oscenità che lei ricambia tra un mugolio e l’altro. E’ una cosa breve, sanno che qualcuno potrebbe sorprenderli anche se hanno chiuso la porta. Il loro orgasmo è simultaneo, violento, essenziale. Lui le riempie la vagina con il suo seme e poi si stacca. Sono scarmigliati, si guardano con ancora della voglia negli occhi, ma non c’è tempo. Devono rassettarsi e poi tornare in tribunale, appena il tempo per un panino.

Ricomincia l’udienza. Robert G., il Procuratore, interroga ancora Maria:

“Signora Maria, la notte del delitto lei era assente. Mi vuole dire dov’era e il perché della sua assenza?”

“Quella sera io…….”

“Tenga presente che membri della servitù hanno già dichiarato di averla vista fuggire, sì fuggire la notte precedente riempiendo in fretta e furia una valigia”

“Sì…….la verità è che quella sera, due sere prima della sua morte, Joseph ha esagerato. Eravamo nella stanza….dei giochi, al solito mi aveva legato appesa al soffitto e si divertiva a frustarmi. Però questa volta usava molta più forza, lo vedevo concentrato, desideroso di farmi soffrire. Gli diedi il segnale di stop ma non si fermò, continuò a frustarmi per poi possedermi da dietro mentre io urlavo. Ultimamente voleva fare l’amore sempre così, sì, possedermi nell’ano, senza riguardi, brutalmente. Mi faceva sentire un pezzo di carne. Quando ebbe finito godendo dentro di me mi liberò, ne approfittai per correre in camera, prendere le prime cose che trovai e andarmene di fretta. Cercò di fermarmi ma con un calcio negli stinchi mi liberai e riuscii a arrivare all’auto e partire prima che me lo potesse impedire.”

“E dove andò Signora?”

“Guidai senza meta per un po’, ero sconvolta, volevo farmi una doccia, pulirmi, riposare. Mi ricordai un albergo vicino dove mi trovavo e mi recai lì e vi rimasi sino al giorno dopo. Quando hanno ucciso mio marito ero lì, chiedete al personale dell’albergo.”

“Era sola? O col suo amante. A proposito, chi è?”

“Ero sola, il mio….amante è una persona in vista, preferirei non coinvolgerlo in questa storia. L’avevo chiamato ma non era potuto venire…….ha una famiglia.”

“Quindi era sola, senza nessuno che possa testimoniare che lei non abbia fatto ritorno a casa, ucciso suo marito per poi tornare in albergo”

“Chiedete al personale dell’albergo, la mia auto è rimasta in garage per tutto il tempo signor Procuratore……… e non ho ancora imparato a volare”

“Non è col sarcasmo che mi convincerà signora. Signor Giudice, sto acquisendo altre dichiarazioni. Col suo permesso chiuderei qui questa sessione riservandomi di interrogare nuovamente l’imputata”

Il giudice acconsente. La difesa chiama a testimoniare Mary Ann, la figlia di Joseph, che aveva abbandonato la casa paterna un anno prima.
L’interrogatorio è condotto da Ronald.

“Signorina Mary, le ricordo che è sotto giuramento. Mi dica del suo rapporto di parentela col Signor Joseph, dei suoi rapporti con la Signora Maria e del perché se n’è andata di casa.”

“Sono la figlia della seconda moglie di mio padre. Con la terza moglie, Maria, andavo d’accordo. In fondo ci vedevamo poco pur abitando sotto lo stesso tetto. Sono poco più giovane di lei e era stato facile prendere confidenza, un po’ come una sorella maggiore”

“Non era gelosa di lei?”

“No, mio padre non mi ha mai fatto mancare nulla, mi ha tenuto con se dopo aver divorziato da mia madre in quanto sono la sua unica figlia, l’avere Maria come matrigna non mi importava. Mio padre era libero di fare ciò che voleva.”

“Perché se n’è andata di casa?”

“Perché mio padre era cambiato. Non che sia mai stato particolarmente dolce ma da qualche tempo era più rude più………cattivo; e mi ha fatto una cosa che non potevo perdonargli.”

“Che cosa signorina Mary, ci racconti.”

“Mi ha………. violentata”

“Nel senso carnale del termine? La prego, capisco che possa esserle difficile parlarne, ma ci descriva cosa è successo”

“Una notte eravamo solo io e lui in casa, Maria era andata non so dove con una sua amica, la servitù si era ritirata. Dopo cena salii nella sua camera per salutarlo prima di uscire e lo trovai in vestaglia, disteso sul letto. Mi avvicinai per dargli il solito bacio di saluto e lui mi chiese di fermarmi un minuto a parlare e mi fece sedere sul letto. Purtroppo non ripensai che così facendo il mio vestito leggero, molto corto, sarebbe salito ancora di più mostrando ciò che non doveva. Io….. non indossavo l’intimo, è una mia abitudine. Parlando con lui mi accorsi che il suo sguardo cadeva sempre tra le mie cosce. Capii la situazione e cercai di coprirmi come potevo ma lui mi disse di lasciar stare. Era la prima volta che mi parlava così. Mi disse che ero una bella ragazza, che era orgoglioso di me; iniziò a farmi discorsi…. Intimi, mai fatti primi. Non l’avevo mai visto così. Gli occhi come un folle mentre mi chiedeva del mio ragazzo, di cosa facessi con lui. A un tratto mi appoggiò la mano sulla coscia. Mi scostai per evitare il contatto ma lui con un balzo scese dal letto e mi abbracciò. Le sue mani mi palpavano dappertutto, dalla bocca gli uscivano frasi sconnesse, era totalmente fuori controllo. Io ero impaurita, cercai di divincolarmi senza riuscirci e lui mi stringeva, mi toccava, mi sbavava addosso. Mi buttò distesa sul letto, con una mano mi teneva le braccia sopra il capo e con l’altra lo vidi aprirsi la vestaglia, il pigiama, tirare fuori il suo affare…………. Mi misi a piangere, a implorarlo di lasciarmi andar via ma lui non mi sentiva neanche. Si mise tra le mie gambe aprendole a forza, armeggiò con il suo affare sulla mia…….. natura e mi penetrò di colpo, violentemente. Mi fece male, cercai di ribellarmi non appena mi lasciò le braccia per afferrarmi alle anche, ma lui mi prese a schiaffi e non ebbi più la forza di reagire. Era sopra di me che mi……. montava come un animale tirandomi a sé e penetrandomi, facendo avanti e indietro mentre continuava a dirmi che ero bella, che ero il suo amore, che dovevo lasciarlo fare, che sarebbe stato bello per entrambi. Non lo so quanto durò, riuscivo solo a piangere e pregare Dio che finisse presto. Poi lo sentii venire, lo sentii distintamente espellere il suo seme dentro di me, immobile sotto il corpo che si era disteso sopra il mio. Sperai che fosse tutto finito ma non era così, io…………”

“Si faccia coraggio, cerchi di terminare il racconto”

“Io……. uscì da me e pensai di essere libera, che mi avrebbe lasciato andare. Invece mi girò bocconi e si mise ancora sopra di me. All’inizio credetti volesse penetrarmi ancora e mi stavo rassegnando a sopportare anche questa aspettando la liberazione. Invece….. invece voleva altro……… lui…… me lo puntò sull’ano………. voleva sodomizzarmi. Io non l’ho mai fatto. Sentii un dolore atroce quando entrò in me……….. non so come ma il mio corpo sussultò negli spasmi del dolore e riuscii a disarcionarlo. Mi ritrovai un istante libera e scavalcai il letto e riuscii a uscire prima che mi afferrasse ancora.”

“E cosa ha fatto?”

“Sono corsa nella mia camera e mi sono chiusa dentro. Mi sono tolta il vestito ormai strappato e sono andata sotto la doccia. Volevo togliermi di dosso la sensazione del suo corpo, il suo odore, il suo seme che aveva lasciato dentro di me. Ma non ci riuscivo, lo sentivo come se ancora fossi stata sotto di lui. Riuscii a calmarmi parecchio tempo dopo. Afferrai una valigia, vi misi dentro le cose a cui più tenevo e, accertatami che non fosse fuori in attesa, scesi di sotto, salii in auto e scappai a casa di un’amica.”

“Perché non ha denunciato il fatto alla polizia?”

“Avrei voluto, la mia amica me l’aveva consigliato, ma ero indecisa. In fondo era mio padre. Non so cosa gli fosse preso quella notte. L’unica cosa di cui ero sicura era che non volevo vederlo mai più”

“E poi?”

“E poi sono stata contattata dal suo avvocato. Mi ha messo a disposizione un appannaggio notevole, superiore a quello che avevo prima. Mi ha regalato una villetta fuori città, sulla costa e mi sono trasferita lì. Non ci siamo più parlati né visti”

“Quindi possiamo dire che il Signor Joseph a un certo punto della sua vita ha mutato totalmente atteggiamenti, è diventato violento, tanto da stuprare la propria figlia. In pratica un sadico-maniaco”

“Obiezione Vostro Onore. L’avvocato della difesa giunge a conclusioni non supportate da pareri specialistici”

Intervenne il Procuratore. Ronald L. ritira la considerazione fatta e l’udienza si conclude lì per la tarda ora. Riprenderà il giorno seguente.
Miriam e Ronald vanno via insieme sull’auto di lui. Mentre la accompagna a casa discutono ancora del caso:

“Accidenti Miriam, il vecchio era proprio un porco. Posso capire il desiderare ragazze giovani, ma arrivare a violentare la figlia”

“Gli deve essere scattato qualcosa nel cervello. Allineando temporalmente gli eventi sembra partire tutto dall’uscita di quel libro. Probabilmente certe fantasie ce le aveva sempre avute in testa ma ha iniziato a realizzarle solo ora. Dovremmo rintracciare e far testimoniare anche le prime due mogli, se delineassimo un quadro di perversione crescente fino a sfociare nel sadismo potremmo avere almeno un’attenuante se non riuscissimo a far scagionare Maria”

“Sì, e sentire bene anche la servitù. Impossibile che non si siano accorti di niente o quasi. Però, in parte lo capisco il vecchietto. Tu lo sai quanto mi piace prenderti dietro.”

“Lo so, anche tu sei un maniaco del culo, come Joseph, siete proprio tutti uguali. Mi dispiace caro mio, per stasera te lo devi scordare. Ecco, siamo arrivati a casa mia, e ora tu te ne vai dalla tua bella mogliettina. Domattina ci alziamo presto e voglio essere in forma.”

“Dai, non è tanto tardi, c’è tempo per un po’ di coccole”

Ronald intanto ha fermato l’auto davanti casa di Miriam. Allunga la mano sulla sua coperta da una gonna leggera. La carezza, la stringe. Miriam non rimane indifferente. Sollevando il bacino si tira su la gonna permettendogli di carezzare la pelle nuda, sopra le autoreggenti. Ronald sale verso l’inguine con la mano, sfiora gli slip, cerca di intrufolare le dita sotto per carezzarla direttamente, ma Miriam gli blocca la mano.

“No, lascia stare, non mi va, ci rifaremo domani”

“E chi ce la fa a aspettare fino a domani. Senti qui”

Ronald prende la mano di Miriam e la porta al proprio inguine, a sentire la consistenza del suo cazzo duro dentro i pantaloni. Miriam lo carezza da sopra la stoffa, lo stringe. Pare indecisa.

“mmmhhh, è proprio duro come piace a me. Però no, dai, è veramente tardi”

“Come faccio? Non puoi lasciarmi così”

“Va bene, qualcosa posso fare per te, velocemente, ma ti devi accontentare”

Dicendo questo Miriam si sposta sul sedile dell’auto e si china verso il grembo di Ronald. Gli slaccia i pantaloni, glielo tira fuori e con un sospiro lo prende in bocca. Lo lecca e lo succhia come sa fare bene, lo fa entrare quasi tutto, fino a sentirlo in gola, e muovendo appena la testa fa impazzire Ronald.
Questi è eccitatissimo, bastano pochi minuti e mentre Miriam gli imprigiona il glande tra le labbra, succhiando forte, la mano a carezzargli i testicoli, Ronald viene nella sua bocca. Miriam non si toglie, è abituata anche a questo. Deglutisce il seme che riceve man mano che Ronald glielo spruzza in gola con forza. Fa fatica, ha bisogno di respirare, ma resiste fino a quando lui termina l’eiaculazione e inizia a perdere rigidità. Se lo toglie di bocca per riprendere fiato, e ancora lo riprende per leccarlo e pulirlo facendo sussultare ancora Ronald sul sedile.

“Ecco fatto, porco che non sei altro. Ora lasciami andare a casa, ho proprio bisogno di dormire.”

Miriam scende e entra in casa senza voltarsi. Ronald la guarda, le guarda il sedere e fantastica su cosa potrà farle appena possibile, poi riaccende l’auto e va a casa.
Il giorno dopo è previsto il controinterrogatorio del Procuratore alla figlia di Joseph, ma appena entrato in aula questi chiede di parlare col Giudice.

“Signor Giudice, ieri sera sono sorti fatti nuovi che mi impongono di chiedere una deviazione dalle procedure. Il detective J.K.P. mi ha fatto avere una dichiarazione spontanea di Ines Conchita G., una cameriera di origini messicane a casa del signor Joseph, che si è presentata spontaneamente al distretto e ha confessato l’omicidio. Con il suo permesso vorrei leggerla a lei e alla giuria”

Avuto il permesso Robert G. inizia:

“Mi chiamo Ines Conchita G, ho vent’anni e da due sono cameriera a casa del signor Joseph M. Principalmente mi occupo di servire a tavola e di rassettare le stanze da letto dei signori. Sono sempre stata bene in quella casa. I signori e la signorina erano gentili, andavo d’accordo con il resto della servitù, il lavoro non era pesante e la paga era buona. Questo fino alla sera in cui è morto il signor Joseph. L’atmosfera era cambiata da quando la signorina Mary Ann era andata via di casa senza spiegazioni, il signor Joseph era sempre nervoso, brusco. Era diverso dal padrone gentile che conoscevamo ma pensavamo a un litigio familiare che lo turbasse. Due sere prima avevo anche visto la signora Maria correre fuori dalla casa e partire velocemente con l’auto e avevo pensato a un altro litigio. Il mattino dopo il signor Joseph era ancora peggio del solito, quasi cattivo, ci insultava se tardavamo a eseguire i suoi ordini, non gli andava bene niente di quel che facevamo. Questo fino a quella sera. Il resto della servitù era già andato via, nella dependance dove dormiamo tutti, il maggiordomo era fuori città per una commissione. Io ero restata per rassettare la sala da pranzo mentre il signor Joseph sorseggiava un brandy in salotto. Mi sentii chiamare e corsi da lui per evitare di essere sgridata. Mi disse di andare con lui e lo seguii nel seminterrato. Aprì la porta della stanza proibita, così chiamavamo tra noi domestici la stanza in cui non potevamo entrare, e mi spinse avanti a se chiudendo la porta. Al buio non vidi inizialmente cosa c’era dentro, mi allarmai perché era strano il comportamento del signore, poi quando accese la luce mi allarmai ancora di più vedendo ganci e catene. Il signor Joseph mi spinse al centro della stanza, io mi accostai a una parete rannicchiandomi su me stessa, chiedendogli cosa volesse fare. Ero impaurita, aveva gli occhi di un folle, e anche quando parlò pareva pazzo. Mi chiamava Mary, mi diceva che dovevo volergli bene, che non dovevo fare quel che avevo fatto. Io non capivo e ero sempre più impaurita. Mi prese per un braccio e mi portò vicino a un cavalletto che, vidi, aveva delle cinghie. Mi disse di salirci sopra. Io mi rifiutai ma lui mi schiaffeggiò, con forza. Mi misi a piangere e fui costretta a acconsentire. Appena fui sopra mi bloccò le caviglie, poi mi tirò per le braccia bloccandomele con altre cinghie. Ero distesa sopra una specie di trave, tutta protesa in avanti, le gambe divaricate e il sedere sporgente, non riuscivo a muovermi. Piangevo e lo imploravo di liberarmi ma il signor Joseph non dava segno di sentirmi. Borbottava qualcosa che non riuscivo a capire. Poi sparì dalla mia vista, avvertivo la sua presenza dietro di me ma non lo vedevo e non riuscivo a girare la testa abbastanza. A un tratto sentii un dolore fortissimo ai glutei. Gridai e ancora sentii quel dolore, questa volta sulla schiena. Solo al terzo o quarto colpo mi resi conto che mi stava frustando e intanto lo sentivo proferire insulti e frasi incoerenti.

“Sei una troia, una troia. Come ti permetti di scappare da me? Prendi, imparerai a obbedirmi”

Mi diede altri colpi, quanti non saprei dirlo, so solo che non avevo più fiato per gridare. Avevo la schiena e i glutei in fiamme, il dolore era fortissimo. Poi smise e venne davanti a me.

“Tu devi volermi bene, sono tuo padre e ho diritto di fare ciò che voglio con te. Tu devi essere carina con me, ecco, questo è quello che devi fare..”

Parlando si stava sbottonando i pantaloni. Io gli dissi che non ero sua figlia ma Ines, la cameriera. Non mi ascoltava e intanto avevo davanti agli occhi il suo pene eretto, se lo accarezzava. Volevo dirgli ancora qualcosa, convincerlo a lasciarmi stare ma non ci riuscii: mi afferrò la testa e mi costrinse a prenderglielo in bocca. Sospirava, mi diceva di leccarglielo per bene, di succhiarglielo tutto. Fui tentata di morderlo ma immobilizzata com’ero avrei solo peggiorato la situazione e così lo accontentai, non sono una ragazzina, sapevo come fare e cercai di accontentarlo. Tutto pur di non farmi frustare ancora. Mi ci misi d’impegno, volevo che finisse in fretta anche se mi disgustava. Poi lui mi afferrò la testa e si mosse avanti e indietro. Così non ero io a succhiarlo ma lui che mi…….scopava la bocca. Durò per alcuni minuti, poi si tolse e si spostò dietro di me. Mi alzò la gonnellina della divisa, mi strappò le mutandine, mi ficcò un dito dentro muovendolo avanti e indietro. Ero rassegnata a subire anche questa umiliazione, invece lo sentii puntare il suo affare…….. dietro, sull’ano. Urlai cercando di fare resistenza, gli dissi di non farlo, che ero vergine lì, che mi faceva male, ma più urlavo e più spingeva, e io ero esposta completamente. Sentii un dolore immenso quando riuscì a penetrarmi, sembrava mi stessero aprendo in due. Urlai fino a perdere ancora il fiato; era peggio delle frustate, il dolore mi partiva da lì e mi percorreva tutto il ventre, la schiena, fino a esplodermi in testa; e intanto lui spingeva e entrava ancora di più, fino in fondo. Prese a muoversi avanti e indietro e intanto gridava:

“ti spacco il culo troia, ti spacco il culo. Devi imparare chi è il padrone, che il tuo culo è a mia disposizione, quando voglio. Troia, puttana. Ti piace sentirlo tutto dentro eh? Goditi il mio cazzo in culo, puttana”

Il dolore s’era attenuato un po’, ma era sempre forte. Fui costretta a subire fino alla fine quando urlando e bestemmiando godette …dentro di me:

“Apri bene le chiappe troia, ti vengo dentro, ti semino il culo, ti riempio il CULOOOOOOHHHHH AAAAAHHHHHHH”.”

Non avevo più lacrime né fiato. Dovetti attendere che finisse i suoi comodi e mi sciogliesse dalle cinghie. Caddi a terra. Mi prese per un braccio e mi costrinse a rialzarmi, a seguirlo fuori dalla stanza. Quasi non riuscivo a tenermi in piedi, ogni movimento mi dava una fitta acuta di dolore, penso stessi sanguinando. Arrivati in salotto mi appoggiai alla scrivania per non cadere. Il signor Joseph era davanti a me, mi guardava con occhi ancora strani ma diversi, come se ora mi riconoscesse, e infatti mi chiamò per nome andando verso la poltrona, ma quel che sentii mi impaurì ancora una volta:

“Ines, piccola Ines, dovrò accontentarmi di te. Adesso vieni qui alla poltrona, mi farai un bel pompino e poi mi dedicherò ancora al tuo bel culetto abbronzato”

Nel sentire quelle parole radunai le poche forze che mi restavano. Volevo fuggire ma mi avrebbe ripreso subito. Vicino alla mia mano, sulla scrivania, c’era un pesante posacenere. Lo afferrai e colpii il signor Joseph più forte che potevo. Cadde a terra senza un lamento, Io lasciai andare il posacenere e andai nella mia stanza, alla dependance, ci misi un’eternità a arrivarci. Lì mi feci una doccia per pulirmi, avevo del sangue che mi macchiava le cosce, e poi mi buttai sul letto cadendo in un sonno profondo fino al mattino. Non sapevo di averlo ucciso, e sono venuta qui solo per dire che non è stata la signora Maria ma io.”

Con questa deposizione si chiuse il processo a Maria F. che venne prosciolta da ogni accusa.
Gli ingenti beni vennero ereditati da Mary Ann e Maria. La prima andò in Europa per un lungo viaggio sperando di dimenticare. Ines fu difesa da Miriam e Ronald, su incarico della stessa Maria, e venne assolta per legittima difesa e riprese il suo posto tra la servitù di Maria la quale lasciò il suo amante e visse da giovane ricca signora.

Tutto è bene quel che finisce bene, tranne che per il povero(?) signor Joseph.

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