Un pomeriggio al golf




Al circolo

La prima volta si sa è sempre la prima volta… ma mai mi sarei aspettato che capitasse!
Avevo sempre sospettato che Stefano fosse gay, ma la cosa non mi aveva mai preoccupato più che tanto, benché, devo ammettere, mi incuriosisse molto.
Quel giorno eravamo soli al Circolo, immersi nella calura estiva, di poco alleviata dalla leggera brezza che spirava dal mare. Terminata la partita, stanchi e accaldati, ci buttammo sulle poltrone della sala tv a vedere la finale del Torneo Internazionale che veniva trasmessa in televisione, commentando su questo o su quel giocatore e parlando del più e del meno; tuttavia, dopo qualche tempo, mi resi conto che la conversazione stava assumendo toni molto maliziosi, che non facevano altro che confermare il mio sospetto riguardo la sua omosessualità.
Finito il Torneo, decidemmo di andare a toglierci un po’ di sudore di dosso; di corsa negli spogliatoi e, tolti i vestiti, subito in doccia: Stefano lasciò socchiusa la porta, così come feci io, lasciando intravedere il suo corpo nudo sotto la doccia, fisico asciutto, molto atletico, ben plasmato, con un cazzo piuttosto lungo. Anche io sono alto e slanciato e, in quanto a cazzo, non ho nulla da invidiare…
Usciti dalla doccia, indossati i rispettivi accappatoi, cominciammo ad asciugarci e, ad un tratto, mi sorpresi a fissare Stefano proprio sul pacco che, forse per la manipolazione dovuta all’asciugatura, era ben evidente sotto l’asciugamano; lui se ne accorse immediatamente e non perse occasione:
“Hai visto cosa ho qui di bello?”, ed io, cercando per quanto possibile di fare lo gnorri:
“Cosa? Scusami mi ero solo incantato!” e gli feci un sorriso, mentre si era già avvicinato a me e mi aveva messo una mano sulla spalla.
“Guarda non devi avere paura…” mi bisbigliò in un orecchio e, così facendo, mi prese la mano e la appoggiò sul suo cazzo ormai in piena erezione. Non riuscii a dire di no, né tantomeno, probabilmente, avrei voluto farlo: mi eccitava molto la situazione e decisi che sarei stato al gioco fino in fondo.
Appoggiata la mano sul suo cazzo, cominciai, con fare un po’ incerto, a massaggiarlo come meglio mi riusciva: mi ero fatto mille seghe, ma avere tra le mani l’uccello di un altro mi risultava strano!
Mi disse:
“Guarda, si fa così” e, togliendomi l’accappatoio, appoggiò la sua mano sul mio cazzo, che aveva ormai raggiunto dimensioni eccezionali, e cominciò a palparlo con abilità. Brividi di piacere, misti a paura, mi percorrevano la schiena, ma decisi di lasciare da parte ogni inibizione: afferrai la sua verga pulsante di piacere e cominciai ad accarezzarla, una gocciolina dei suoi umori faceva capolino sulla cappella infuocata.
Mi misi ginocchioni e cominciai a baciargli la cappella, prima solo in punta, poi sempre più profondamente, fino a diventare un pompino vero e proprio. Sentivo la sua cappella sbattere con forza sulla mia lingua e sulle mie guance, mi afferrava per i capelli fino a farmi ingoiare completamente il cazzo quasi a soffocarmi. Dopo pochissimo tempo lo sentii esplodere nella mia bocca: una quantità enorme di sborra bollente si era riversata nella mia bocca ed era colata fuori, su tutto il mio petto.
“Sei proprio una troia pompinara” disse e nel frattempo aveva già divorato il mio cazzo ormai in fiamme, esplorandolo in ogni angolo con la sua lingua bollente, ma si fermò esattamente un attimo prima che io godessi, si staccò e mi girò. Ero in mano sua, ogni suo desiderio era un ordine, avrei fatto qualunque cosa mi avesse chiesto.
“Vedrai ora come ti divertirai” mi disse e cominciò a leccarmi il buchetto ancora vergine. Dopo aver inumidito un dito con un po’ di saliva, mi penetrò con un colpo secco e deciso e cominciò ad esplorarmi il culo, vergine fino a quel momento.
“Non ho mai scopato nel culo un bel maschione vergine come te”: alle sue parole andai in estasi, non aspettavo altro. Con la cappella ancora bagnata di sborra, si fece strada tra le chiappe e, appoggiata al mio bel buchetto, cominciò a spingere violentemente, provocandomi un dolore lancinante che, dopo pochissimo, si tramutò in piacere: mi stantuffava nel culo come fossi la sua troia, lo sentivo urlare di piacere ed io con lui. Dopo parecchio tempo, quando ormai le forze non mi erano più di aiuto, sentii i getti della sua sborra invadermi le budella. Si staccò esausto e vidi un rivolo di sborra colare dal mio culo. Stavo per impazzire, ma Stefano mi prese il cazzo in bocca e, con un sapiente pompino, mi fece venire in pochi secondi. Conservò in bocca gran parte della mia sborra e mi baciò.
Da quel giorno, i pomeriggi estivi immersi nella calura estiva non furono poi così noiosi…

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