Un oscuro e segreto sogno proibito




Cosa porta un ragazzo etero, da sempre attratto dalle donne, a desiderare ardentemente un ragazzo? Non l’ho mai capito, ma posso dire con certezza che è accaduto a me. Sono sempre stato un ragazzo sicuro di me, consapevole di essere ammirato e spesso temuto. Nella mia scuola, ero considerato un Dio, un leader. Una di quelle persone in grado di ottenere qualsiasi cosa con uno schiocco di dita. Sapevo di essere arrogante, menefreghista, bastardo, stronzo, e me ne vantavo apertamente, dal momento che le persone mi consideravano più di quanto forse mi sarei considerato io. Capitano della squadra di football del college, fidanzato con una delle ragazze più sexy e desiderate del campus. Ma se avevo tutto ciò, la popolarità, la bellezza, la fortuna, perchè mi sentivo bruciare di invidia, e rabbia quando vedevo passare per i corridoi della scuola quella “bamolina” dall’aspetto angelico? Maledizione. Quel ragazzo dichiaratamente gay e fiero di se stesso mi avrebbe a lungo andare fatto impazzire.

Chris. Il suo nome era Chris. Un corpo efebico che si amalgamava alla perfezione con una pelle lattea e perfetta. Candida quasi da sembrare eterea. Due occhi, che chiamarli azzurri sarebbe un eufemismo. Erano di ghiaccio e fuoco insieme. Quel blu profondo, avvolto da un pizzico di celeste con invisibili riflessi dorati. I colori della sua iride erano indescrivibili, ma per comuni osservatori i suoi occhi sarebbero risultati semplicemente azzurri.

Delle gambe lunghe toniche, unite ad un culo sodo, marmoreo e alto. 1.76 cm di bellezza, talmente tanta da toglierti il fiato.

Il suo viso. Delicato, dolce, ma così provocatorio e indecente. Perchè in quell’espressione timida e innocente era racchiuso tutto ciò che di proibito poteva esserci. Il sesso, il desiderio, l’ossessione.

Quando si spogliava, negli spogliatoi dopo gli allenamenti dei Cheerios, (Si, era il capitano dei Cheerios, come io lo ero della squadra di football.) cercavo, facevo di tutto per non guardare il suo corpo completamente nudo sotto la doccia. Provavo a convincermi che un ragazzo eterosessuale non avrebbe dovuto guardare, o meglio letteralmente scopare con gli occhi un altro ragazzo. Non era normale.

Ma in realtà..cosa è normale? C’e davvero qualcosa che possiamo definire normale, e qualcosa, invece, di anormale? Il mondo non è normale. Noi esseri umani non lo siamo. Altrimenti sarebbe normale uccidere e ingannare. Ma tutto ciò avviene, ogni giorno. E accadra’ per sempre. Eppure noi..tendiamo a definirci “normali”. No, non lo siamo. Siamo arroganti, sicuri di noi stessi, ambiziosi e cinici. Ma non potremo mai essere normali.

Io non lo ero. Immaginando, fantasticando di sbattere al muro quel angelo dai capelli castani e gli occhi di ghiaccio. Sentendo nella mia mente il desiderio crescere mentre gli strappavo di dosso quella maglietta, tanto larga da lasciare scoperta mezza clavicola, che si era appena infilato.

Chris era uscito da poco dalla doccia. Potevo intuirlo dai suoi capelli, di solito perfettamente acconciati e tirati all’insu, che momentaneamente cadevano liberi sulla sua fronte, seminando goccioline che si estendevano per tutto il suo collo fino al torace. Rendendo trasparente, quella maglietta bianca che stava indossando.

Non aveva ancora messo i pantaloni. Riuscì a vedere , che indossava dei boxer, grigi, che modellavano il suo culo in un modo impeccabile.

Inizai a respirare velocemente e frettolosamente come se avessi improvvisamente bisogno di aria e quello spazio fosse troppo piccolo. Non riuscì più a controllarmi, ed iniziai ad accarezzare la mia mezza erezione con la mano. Erezione che si sarebbe completata all’istante se solo lui, mi avesse solo guardato.

Il dolce e ignaro Chris continuava ad aggiustare le sue cose nel borsone sportivo, asciugandosi i capelli con un asciugamano Blu. Completamente all’oscuro del fatto che io, mi stessi segando deliberatamente il cazzo, pensando a come avrei potuto fotterlo in tutte le posizioni possibili.

Ad un tratto, lui si voltò e mi vide. Il mio cuore, inizio a palpitare. O forse era il mio uccello?

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