Un giorno a Roma




Scritto da Lilla,
il 2015-06-13,
genere etero

Roma è bellissima, sempre. Certo in estate è rovente, ma in quel periodo non potevo fare troppo il difficile. Il lavoro stava andando male, ormai le persone stipulano solo le polizze obbligatorie o strettamente necessarie. Per questo, quando il mio amico Tiziano mi ha procurato una serie di nomi da contattare, di professionisti e imprenditori suoi amici, mi sono precipitato a chiamarli tutti, per vedere se avrei ottenuto abbastanza appuntamenti da giustificare la trasferta da Arezzo, dove abito e lavoro. Alla fine del giro di telefonate avevo racimolato un bel bottino: 4 appuntamenti, tutti nello stesso giorno, due imprenditori, un avvocato e un dottore. Perciò arrivai a Roma di prima mattina, carico di speranze e buoni propositi. E in effetti ebbi fortuna. Nei primi tre riuscii a instaurare subito un bel rapporto di fiducia e mi fu chiesto di sostituire le vecchie (numerose) polizze che i nuovi clienti avevano con varie compagnie. L’ultimo appuntamento era allo studio di un dottore, molto conosciuto a Roma, che la sua segretaria aveva fissato alle sei, dopo l’orario visite. Quando suonai il campanello non mi aspettavo una voce femminile a rispondermi: “Prego, salga”.
Quando entrai mi trovai davanti una stupenda donna mora, con i capelli lunghi e riccioluti, il camice aperto sul davanti a scoprire due seni grandi e tondi, appena coperti da una camicetta scollata. Da sotto la scrivania dove era seduta facevano capolino due gambe stupende, che terminavano con un bel decolléte nero. E il suo viso… due occhi profondi e uno sguardo sensuale, un naso perfetto che faceva da custode alla bocca più bella che qualcuno potesse disegnare. Rimasi un attimo impietrito, prima di riprendermi e balbettare: “Salve, sono Rossetti. Ho un appuntamento col Dottor Grimaldi”.
– Sono io.
– Ma nooo… anzi, la sua voce mi sembra quella della segretaria con cui ho preso appuntamento.
– Sì, infatti. Il dottor Grimaldi è mio padre, è andato in pensione da pochi mesi e adesso ho preso io le redini dello studio.
(“Che culo”, pensai tra me e me, felice di trattare con una donna così. Potevo anche non concludere nessun contratto, avrei vinto comunque).
– Allora, cominciamo? Possiamo darci del tu?
– Certo, piacere, Andrea.
– Oh, che bel nome! Sai che è il mio preferito? Ah, scusa, piacere, Anna.
Il suo sorriso improvviso mi diede un brivido che non ricordavo. Una scarica di allegria e sensualità difficilmente ripetibili.
– Anche Anna è il mio nome preferito. Da circa 4 secondi.
Ancora quel sorriso e ancora quel brivido.
– Ah, ah, ah. Voi toscani sapete far ridere una donna. Non è una leggenda allora.
– E’ la nostra arma migliore.
– Oh, mi sembra che tu ne abbia molte, Andrea…
– Tu sì che sai come si ottengono gli sconti Anna. Allora, hai preparato le polizze che hai già in essere?
– Oh, cavolo, mi sono dimenticata. Ho avuto una giornata pazzesca, l’ultimo paziente è andato via cinque minuti fa. Te le prendo subito.
Anna, si alzò, e non solo lei. Alla vista del suo corpo in piedi, a pochi centimetri da me , avvertii subito la stoffa dei jeans tendersi, a causa di una erezione improvvisa che tentai (invano) di nascondere con la mia ventiquattrore.
Afferrò una piccola scala appoggiata alla libreria accanto a me, la aprì e cominciò a salire. Io cercai di non essere sfacciato, ma per me fu impossibile resistere alla tentazione di sbirciare sotto la sua gonna, dove intravidi la curva dei suoi glutei nudi e il rosa acceso della fica.
(Non porta le mutandine! Ma dove sono capitato, nel paradiso degli assicuratori o in un film erotico degli anni ’70?).
Anna cominciò a cercare il faldone che serviva, mentre io continuavo a godermi quello spettacolo inaspettato, sempre vigile nel caso si voltasse all’improvviso.
E quella fu la sua fortuna. Infatti, trovato il raccoglitore, lo tirò con forza, per liberarlo dalla morsa dei suoi vicini. E, a causa di quel gesto, si sbilanciò, facendo cadere la scala sotto di lei. Io ero a pochi centimetri e d’istinto mi gettai tra lei e il pavimento, con le braccia aperte e il mio corpo ad attutire la caduta. Ci ritrovammo sul pavimento, io sdraiato e lei sopra di me, con i seni accanto alla mia bocca e le sue natiche nude sulla mia erezione. Lei si riprese dopo qualche secondo dallo shock, e volse il suo sguardo verso i miei occhi.
– Mamma mia, che spavento! Grazie, mi hai salvata. Tu stai bene?
– Bene? Ora ho capito perché i supereroi sono così tanti. Ci sono parecchi lati positivi.
Lei sorrise ancora, maliziosa. Poi il suo respiro cominciò a farsi più pesante, e il suo sguardo cambiò, facendosi serio e concentrato. Poi cominciò piano a muovere il bacino, massaggiando il mio cazzo, ormai chiuso nella morsa dei suoi glutei.
– Sei davvero uno che ama il suo lavoro, Andrea. Sei sempre così eccitato agli appuntamenti?
– Sì, non si sa mai cosa può capitare.
– Eh, già. Ma non pensare male. E’ solo che mi hai salvato la vita e vorrei sdebitarmi.
– E chi sono io per sfidare i tuoi principi?
Anna mi baciò, accogliendo la mia lingua come fosse un vagabondo bisognoso, mentre io con una mano le tiravo su la gonna e strizzavo il suo culo, che nel frattempo continuava a massaggiare la patta dei miei pantaloni. Quando pensavo che stesse per scoppiare lei cominciò a sbottonarmi la camicia, cominciando poi a scendere sul mio torso nudo, baciando e leccando ogni centimetro. Quando arrivò all’ombelico mi slacciò la cintura ed estrasse il mio cazzo, fermandosi un attimo ad ammirarlo.
– Hai molte doti nascoste, Rossetti.
Sussurrò, prima di chinarsi e prenderlo in bocca dolcemente, scendendo sempre di più fin quasi a toccare il mio pube con le labbra. Poi cominciò a succhiarlo forte, facendo roteare la lingua sulla mia cappella e masturbandomi con maestria. Io ero talmente eccitato che non sentivo nemmeno lontanamente sopraggiungere l’orgasmo, mentre mi godevo quello spettacolo di donna che mi stava facendo il più bel pompino della mia vita. Ogni tanto alzava gli occhi e incrociava i miei. E alla fine capii che non era solo così che si voleva sdebitare. L’eccitazione mi travolse come una tempesta, le afferrai i capelli e la costrinsi ad alzare la testa per guardarmi. Sfilai il mio corpo da sotto il suo e la feci alzare, tirandola per i suoi riccioli. La baciai forte, la mia lingua le accarezzò quasi l’ugola, mentre con le mani le estraevo due seni enormi e bellissimi, strizzandoli forte. Poi persi il controllo e le misi una mano dietro al collo, costringendola a girarsi e sbattendola sulla scrivania dove poco prima eravamo due estranei. La mia mano sul collo la bloccava sulla plastica del piano, mentre con l’altra le tirai su la gonna fino alla vita. Il suo culo era una perfezione di forma, sostanza e sogni realizzati. Senza che nessuno dei due avesse tempo di capire le infilai il cazzo dentro, forte, tutto, tanto che lei inarcò la schiena ed ebbe un gemito quasi di dolore.
– Ooooh!
– Che c’è Anna? Ti hanno sorpreso i miei servizi?
– Ooooh, sì… sono molto… accurati.
– Sei davvero una gran troia, lo sai? Girare nuda, sola con uomo in ambulatorio. Ti piace farti scopare qui, vero?
– Oh, sì. E quando ti ho visto ho pensato subito che mi avresti scopata, e bene.
A questa frase mi sentii ancora più eccitato e i miei colpi divennero più forti e profondi, con una violenza più da rissa che da scopata. Dopo pochi secondi sentii il suo corpo contorcersi nell’orgasmo, confermato dalle sue grida e da una mitragliata di “Oddio” che per poco non mi fecero esplodere. Lei voltò la testa verso di me, e con un filo di voce disse solo: “Ancora”.
– Lo sai che il tuo culo è stupendo? Mi viene voglia di sfondartelo.
– No, non l’ho mai fatto!
– Non ci credo!
– Te lo giuro, ho sempre avuto paura.
– Oggi ti passa.
Le sue proteste erano troppo timide e io troppo eccitato, continuai a tenerla bloccata con una mano, estrassi il mio cazzo dalla sua fica, che espulse un fiume di liquido profumato. E subito lo appoggiai al buco appena sopra, scuro e stretto, incorniciato tra due chiappe da urlo. Cominciai a premere, dapprima piano. Poi, appena sentii che la punta della mia cappella si era insinuata, la penetrai con un colpo forte del bacino, togliendole il fiato e la verginità.
– Oh, cazzo, cazzo, ooooooh…
– Fa male?
– Oddio, malissimo!
– Allora mi fermo?
– No, no… non ti fermare ti prego!
– Ah… allora ti piace essere inculata come una troia, eh?
– Oh, sì. Mi sento piena di cazzo fino in pancia. E fa sempre meno male.
– Voltati. Guardami!
Lei piegò la testa all’indietro e mi guardò eccitata e quasi riconoscente.
– Così? Vuoi che ti guardi mentre mi sfondi il culo?
– Sì, voglio che mi guardi negli occhi e mi ringrazi!
– Oh, sì. Grazie, grazie!
– Grazie di cosa?
– Grazie di avermi sfondato il culo. Dai più forte. Fammi sentire la tua troia!
Questa donna sapeva come eccitarmi, farmi perdere la testa.
– Adesso ti vengo nel culo sai? Te lo riempio di sborra calda.
– Oh sì, ti prego.
– Appena sento che stai per venire.
– Si può.. ah… si….oh… si può venire anche di culo.
– Adesso te lo provo.
Cominciai a pomparla sempre più velocemente e profondamente, mentre lei si abbandonava sempre di più al mio ritmo e si faceva fottere sempre più sottomessa.
Quando sentii che stava perdendo il controllo del corpo e stava per urlare mi rilassai, guardai il cilindro di carne che le usciva e entrava dal culo e con entrambe le mani le allargai le natiche. La scena e la lunga eccitazione fecero il resto. Sentii il mio sperma esplodere dentro di lei, mentre le strizzavo i glutei e la sentivo urlare ancora.
– Oooooooh cazzo, oooooooh siiiiiiiiiiiiiii!!!
Fu l’ultima cosa che dissi prima di ritrovarmi piegato sulla schiena, distrutto dall’orgasmo più lungo e potente della mia vita. Dopo più di un minuto riuscii di nuovo a parlare:
– Allora, guardiamo ‘ste polizze? – dissi sorridendo.
– Magari la prossima settimana, eh? Facciamo mercoledì?

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