Un clistere di sperma




Capita a volte che io e Arturo per eccitarci ci raccontiamo episodi della nostra vita sentimentale passata.
Il racconto che segue riguarda una relazione molto hard che il mio compagno intrattenne per diversi anni con una certa Lorena, ovviamente prima che ci conoscessimo.
E devo dire in tutta sincerità che l’ho trovato davvero arrapante.

Con Lorena eravamo quasi coetanei, lei di buona famiglia, ma nullafacente e annoiata in quanto sposata con un imprenditore edile più anziano di lei che, se anche a denaro non le faceva mancare nulla, era però piuttosto carente sul piano sessuale. (Anche volendo, non sarebbe mai riuscito a tenere il passo e a gestire un uragano sessuale come lei.)
A quel tempo io lavoravo nell’impresa del marito come geometra.
L’avevo conosciuta ad una festa che lui aveva dato per la chiusura di un cantiere ed era stata passione a prima vista.
Quando le condizioni lo permettevano mi telefonava per incontrarci e io non perdevo certo l’occasione.
Mi piaceva Lorena. Da impazzire.
Prosperosa, due occhi vogliosi che parevano galleggiare nello sperma, i seni grossi, un po’ cadenti ma dolci e, soprattutto un culo da favola: tornito come una mandola, burroso al tatto ma sodo; foriero di qualsiasi porcata.
E di porcate con lei ne ho fatte tante.

Quel giorno, quando mi telefonò mi propose di andare a trovarla in montagna dove trascorreva da sola, un breve periodo di vacanza per recuperare un equilibrio psichico in parte compromesso da una vita coniugale non troppo brillante.
Accettai con piacere.
Eravamo seduti al bar del suo albergo. Faceva caldo.
Lei con addosso un grazioso prendisole:
“Ti ho pensato tanto, avevo voglia di rivederti e… ho un gran caldo fra le gambe;
l’aria di montagna poi mi smuove quel certo non so che…e poi a casa sono mesi ormai che non scopiamo più ?!”
“A questo possiamo rimediare.” Aggiunsi.
“Ah, lo sai che sono diventata stitica? Sono tre giorni che non vado di corpo.”
Ecco che in Lorena rispuntava quella troiaggine senza nesso apparente che tanto mi arrapava.
“Allora bisognerà provvedere. Intanto adesso mangiamo. Io ordinerei una omelette ai mirtilli.
Tu forse è meglio che prendi un passato di verdura o un brodino per stare leggera.”
“Va bene. Però siediti qui accanto a me.”
Stavamo in attesa della cameriera e già lei aveva allungato la mano a slacciarmi la patta e a palparmi all’interno dei calzoni.
“Te lo voglio mangiare, altro che brodino!”
“Smettila, che ci vedono!”
Terminato il pasto e visto che lei non stava più nella pelle, decidemmo di salire in camera sua.
Appena entrati aprì la finestra e rimase alcuni minuti lì affacciata.
“Hai visto che bel panorama si vede dalla mia camera?”
Ma ben altra bellezza attirava la mia attenzione:
Eh si! Il suo maestoso culo.
Le sollevai il prendisole ripiegandolo sulla schiena.
Era ovviamente senza mutandine.
Le sue chiappe burrose celavano l’ oscuro pertugio ma incorniciavano perfettamente una gnocca gonfia color fragola.
Ignorando totalmente la sua affabulazione m’inginocchiai difronte a quella meraviglia e schiudendola con le dita iniziai a lappargliela.
Lei continuava nella sua chiacchierata solitaria ma ogni tanto un sospiro più profondo tradiva il suo godimento.
Inebriato, ero deciso a continuare fino ad indolenzirmi la lingua, lei intanto per favorirmi, nella operazione, con entrambe le mani si era divaricata le chiappe, ma improvviso un sonoro peto mi investì la faccia.
“Scusami amore ma mi sembra di scoppiare, mi sento piena come un uovo, nonostante la minestrina, non devo aver digerito.”
Questa sua disinvoltura scevra da ogni forma di pudore, mi arrapava in modo indicibile.
Non c’è la feci più a tenere a bada l’ uccello; mi calai i pantaloni avanzando col cazzo dritto in mano; lo strofinai nel solco delle chiappe e spinsi.
“Prova a digerire questo!” Ringhiai.
Gridò, più per la sorpresa che per il male visto che, come in un buco nero, il mio cazzo venne risucchiato dallo sfintere senza apparente sforzo.
“Oh mio dio sii! Il tuo cazzo, finalmente!”
Spinsi ancora di più con le reni sprofondando in un mondo compatto e cremoso che si opponeva ai miei affondi, ma la voglia di quel culo magnifico era tale che, incurante dei gemiti di lei, continuai a pompare finché con un grugnito scaricai dai miei coglioni tutto il desiderio fino all’ora represso.
“Arturo ti prego, me la faccio addosso! Dai! Sfìlati !”
Implorò con voce arrochita.
Feci appena in tempo ad estrarre l’uccello imbrattato che, annunciato prima da un crepitante gocciolìo biancastro lo sfintere si schiuse come un fiore nero e uno stronzo lucido e caldo si spiaccicò morbido sul parquet.
“Cazzo Lorena! Ma sei proprio senza ritegno!” Esclamai falsamente sdegnato.
“Si lo sono! Ma se tu mi davi retta…
Mentre un sordo brontolio intestinale si annunciò vigoroso.
“È tutto merito del tuo clistere che mi ha sturato.
Dai, ora fammi andare in bagno.
Intanto tu ripulisci il pavimento e poi aspettami, ho grandi progetti per noi.”
E si avviò correndo.
In bagno intanto, la maialina si stava liberando e a giudicare dal rumore che stava producendo doveva essere parecchio costipata.
Poi lo scroscio liberatorio dello sciacquone. Avevo via libera.
Raccolsi lo stronzo e mi diressi in bagno lasciandolo scivolare nel wc.
Lei nel frattempo era sotto la doccia e cantava.
“Ecco fatto.” Gridai.
“Bravo amore…un attimo ancora e sono da te.”
Mi andai a sdraiare sul lettone con due cuscini dietro la schiena e l’attesi.
Aprí la porta del bagno con indosso un accappatoio, i capelli ancora umidi brillavano; era magnifica.
I seni debordanti oltre la scollatura, i capezzoli scuri, eretti ondeggiavano ad ogni passo.
Si adagiò al mio fianco.
“Allora ti è piaciuto?” Fece sorniona.
“Anche a me, tanto. Scusami per prima, ma mentre ti avevo dentro ho provato un tale rimescolo che mi si sono mosse le budella. Me la stavo letteralmente facendo addosso.”
“Me ne sono accorto!” Risposi sorridendo.
“Per fortuna mi sono liberata e mi è venuta pure una gran voglia…”
“Anche di questo mi sono accorto.”
E buttò lo sguardo sui miei slip deformati da un erezione atomica.
“Ma vedo che anche tu non scherzi in quanto a voglia. O sbaglio?”
Intrufolandosi con la mano a coppa sotto il tessuto cominciò a palparmi i coglioni mentre le sue labbra si schiudevano umide ad accogliere la cappella paonazza tra le fauci.
Il calore della sua saliva, la morbidezza della lingua, perfino gli schiocchi provocati dal risucchio di quella bocca stupenda, mi mandavano in visibilio. Non avrei resistito a lungo, perciò cambiai di posizione.
La feci mettere supina e, inginocchiandomi davanti a lei le slacciai l’ accappatoio, aprendolo come un libro; la sua pelle abbronzata era liscia come seta, i seni polposi si sollevavano al ritmo accelerato del suo cuore e io bacio, mordo, lecco, succhio, strizzo tutto di quelle tette meravigliose.
I capelli ancora umidi mi solleticavano il viso mentre le baciavo il collo, il suo respiro tradiva il godimento e il desiderio di essere scopata.
A colpi di lingua discesi fino all’ ombelico e via via sempre più giù finché per una combinazione segreta le sue cosce si aprirono schiudendomi la figa, rosea come un frutto maturo, umida di rugiada e profumata come un fiore esotico; anche se lavata di fresco già profumava di sesso.
E lecco, lecco, lecco fino a sentire il gusto zuccherino di un lattice che le gocciolava denso
dalla spacca.
“Sto godendo. Vieni, dai! Riempimi.”
Alzò le gambe divaricandole; mi ci sdraiai in mezzo sprofondando fino ai coglioni in quella delizia lattea.
Impazzita dalla lussuria dimenava le gambe come fosse una tarantolata.
Sollevava il bacino ancheggiando per sentire il cazzo fino in gola, si aggrappava con le unghie al lenzuolo mordendolo.
Mentre io chiavavo avendo in testa solo il suo piacere, i suoi gridolini, i morsi, i graffi erano come benzina super sul fuoco della mia passione.
Lei rispondeva colpo su colpo ai miei affondi scuotendo e inarcando il bacino…poi un urlo liberatorio e
giacemmo così, spossati ambedue, uno sull’altra.
Dopo un tempo indefinito mi sfilai dolcemente dal suo corpo bollente posandole un bacio riconoscente sulla fronte mentre un rivolo di sperma le colava dalla fica.

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