Tradimento a quattro by suve [Vietato ai minori]




Tradimento a quattro di suve New!

Note dell’autore:

Maledetta? No, benedetta la cancellazione di quell’aereo.

La mia vita, anzi la nostra, è cambiata radicalmente per colpa del vento.
Sono Arturo, 43 anni, manager in una grossa organizzazione con sedi all’estero. Sono sposato da diciotto con Monica, 38 anni, e abbiamo due figli, una femminuccia e un maschietto, gemelli di 18 anni. Viviamo in una villetta in una zona residenziale e come vicina abbiamo la sorella di Monica, Mariuccia, 37 anni, che vive in una villetta adiacente insieme al marito Emilio, il quale è un mio caro amico dai tempi dell’università ora stimato professionista. Insieme le abbiamo conosciute e insieme le abbiamo sposate. Loro hanno un solo figlio maschio anche lui di 18 anni appena compiuti, adottato quando aveva pochi anni e Mariuccia aveva scoperto di non poter avere bambini.
Dopo anni di fedeltà assoluta, pur con qualche occasione capitatami, da tre anni ho una relazione con la persona che meno avrei immaginato: Mariuccia.
Le nostre due famiglie vivono in abitazioni distinte e limitrofe ma in pratica siamo una famiglia unica poiché ci frequentiamo costantemente, insieme andiamo in vacanza e i nostri figli sono cresciuti assieme.
Tre anni fa, a causa di un dissapore tra Emilio e Mariuccia, mi vidi lei piombare nel mio ufficio all’ora di pranzo. Voleva sfogarsi. Il problema venne ben presto risolto ma quel pranzo ci portò a un cambio di atteggiamento l’uno verso l’altra, una maggiore confidenza, tanto che fu normale per me prenderla per mano mentre passeggiavamo in un parco dopo il pranzo in un localino poco distante. Il prenderla per mano a abbracciarla e comportarci come due innamorati, io con lei e lei con me, fu un passaggio subitaneo, spontaneo, e così fu il dirigersi verso un hotel poco distante, prendere una camera e fare l’amore fino a sera.
Cominciò così e da quel momento cercammo ogni occasione per stare un po’ da soli. Amavo ancora mia moglie, e lei il suo Emilio, ma stare tra noi ci, in un certo senso, completava.
E arriviamo a tre mesi fa, quando dovevo andare a Londra per un incontro della mia organizzazione.
Quel giorno c’era vento forte e i voli vennero sospesi. Dal terminal chiamai Monica per avvertirla che avrei pernottato in un albergo vicino l’aeroporto e sarei partito la mattina successiva, inutile tornare a casa per poche ore. Subito chiamai Mariuccia e lei s’inventò una visita a un’amica malata. C’incontrammo fuori città e insieme andammo per cena a un ristorante sul lago che non frequentavo da anni ma che ricordavo bene; lì nessuno avrebbe potuto riconoscerci.
Sì, nessuno…….. come potete immaginare incontrammo invece chi ci conosceva bene, ma la sorpresa fu multipla perché in quel ristorante, in un tavolo d’angolo c’erano Monica e Emilio, mia moglie e suo marito. Sulle loro facce fattesi rosse vidi passare una miriade d’emozioni, le stesse penso che passarono sulle nostre: l’imbarazzo di essere stati scoperti, la colpa di aver tradito, la rabbia per essere stati traditi. Mariuccia ebbe presenza di spirito dicendo a alta voce:
– Che bella sorpresa, anche voi qui, ci possiamo unire? –
Aggiungendo a bassa voce appena avvicinati:
– Credo che noi quattro dobbiamo parlare, senza dare scandalo –
Il cameriere, solerte, aggiunse un tavolo e ci accomodammo.
L’imbarazzo iniziale ci fece stare zitti per alcuni minuti fingendo di studiare il menù, poi fu ancora Mariuccia a prendere la parola:
– Non penso ci sia nulla da spiegare, siamo tutti e quattro persone intelligenti e sappiamo perché siamo qui, ma sono curiosa di sapere com’è cominciata per voi, se volete inizio io a raccontare la mia storia –
In breve, la loro era quasi la fotocopia della storia tra me e Mariuccia, Monica e Emilio si erano trovati da soli un pomeriggio, entrambi un po’ depressi e con bisogno di farsi consolare, e erano finiti a consolarsi a letto. Da qualche tempo supponevo che mia moglie avesse un altro, non che mi preoccupassi vista la mia situazione, non sono mai stato un ipocrita, ma mai avrei pensato a Emilio, e certo nemmeno loro pensavano a me e Mariuccia.
Comunque la cena proseguì velocemente e ci accordammo per rinviare gli approfondimenti a casa, mentre mangiavamo usammo il tempo per assorbire la sorpresa e spiegarci brevemente.
Poi prendemmo le auto e tornammo in città, andando nella nostra villetta visto che nella loro c’erano i tre ragazzi i quali, come ogni tanto accadeva in caso di assenza contemporanea di tutti e quattro, si facevano compagnia da loro o da noi.
Entrammo e ci accomodammo sui divani, un bicchiere di brandy o di vino in mano, e facemmo il punto della situazione. Questa volta il pragmatico fui io, andando subito al nocciolo della questione:
– Stiamo pensando di divorziare? –
Vidi un’ombra di paura passare negli occhi di tutti e tre, non avevano pensato a questo epilogo.
– Veramente…….. tu lo vuoi? –
Mi chiese Monica.
– No, vorrei evitarlo se si può, ma occorre essere tutti e quattro d’accordo. Parliamoci chiaro, ognuno di noi è insieme traditore e tradito e solo una serie di circostanze fa sì che la cosa sia tra di noi. Se qualcuno vuole divorziare deve sapere che difficilmente potrà essere esentato da colpe davanti al giudice, oltre al fatto che daremmo un gustoso motivo di pettegolezzo a tutta la città, e poi bisogna pensare ai ragazzi, sono ormai grandi ma non escludo possano essere scioccati dalla cosa –
Stavano riflettendo sulla cosa, la nostra immagine sociale sarebbe stata sminuita se si fossero saputi i particolari della situazione. Fu Emilio a parlare:
– Sentite, ciò che dice Arturo è sensato, lo scandalo ci colpirebbe tutti, però non vedo alternative al far finta che non sia successo nulla. Ci riusciremo? E come ci comporteremo in futuro? –
Monica lanciò la proposta:
– Io non voglio divorziare. Ti amo Arturo, anche se può sembrare un controsenso dirlo ora, ma sai che Emilio mi è sempre piaciuto, così come a te piaceva Mariuccia e a lei piacevi tu. Non potremmo continuare così, senza ipocrisie e sotterfugi, consapevolmente? –
Era vero ciò che diceva, quando ci conoscemmo le coppie non erano scontate, anzi alcune volte eravamo usciti a coppie scambiate prima di ufficializzare i legami. Ciò che proponeva era stuzzicante ma difficile da accettare, solo il senso di colpa e l’amicizia ventennale con Emilio mi avevano impedito di aggredirlo. Intervenne Mariuccia.
– Monica ha ragione, Anche io amo Emilio e non voglio rinunciare a lui, però mi piace anche Arturo. Siamo andati sempre tutti d’accordo, non potremmo espandere le nostre unioni? Una specie di matrimonio collettivo? –
Ci guardammo tutti e quattro in silenzio, la proposta era estrema ma risolveva la situazione nel migliore dei modi.
– Io ci sto –
Disse Monica, subito seguita da Emilio e poi da me.
– Anche io ci sto, è la cosa migliore, ma come facciamo? Non sono sicuro di poter vedere voi due andare via insieme, magari augurarvi “buona scopata” e poi andare da Mariuccia –
– Questo lo possiamo vedere subito –
Disse Mariuccia alzandosi.
– Siamo sempre stati insieme e non siamo tipi da falsi pudori. Vieni Monica. –
Accompagnò le parole prendendo il braccio di Monica e portandola verso Emilio, poi venne da me.
– Qualcuno deve cominciare, e io stasera avevo in programma una bella scopata a cui non voglio rinunciare –
Mi s’inginocchiò davanti e mi slacciò la cintura abbassandomi i pantaloni.
Guardai Emilio e lo vidi trasalire al gesto di sua moglie, subito distratto da Monica che compresa la cosa imitava Mariuccia. Non posso dire che mi piacque vedere mia moglie in ginocchio davanti a un altro uomo, però anche io fui subito distratto da Mariuccia che abbassati i boxer me l’aveva preso in bocca e iniziato a succhiare.
Per alcuni minuti si udirono solo i rumori delle due bocche impegnate sui nostri membri e qualche sospiro che usciva dalle bocche di noi uomini.
L’eccitazione cresceva in me e mi accorsi che vedere Monica con la bocca piena dell’uccello di Emilio non mi suscitava più emozioni negative, anzi mi amplificava le sensazioni che la lingua di Mariuccia mi donava.
La feci rialzare e la portai verso il divano, ora toccava a me. Passai la mano sotto la gonna ampia e andai subito a carezzarle la micina scostando gli slip. La trovai bagnata, molto bagnata. Era eccitata anche lei e le mie due dita dentro di lei le strapparono un gemito profondo subito assorbito dalla mia bocca. La penetrai per poco, l’urgenza stava salendo prepotente in me. Senza finire di spogliarmi la feci girare, le ginocchia sul divano, le scostai ancora le mutandine e entrai in lei prendendo a fotterla con ritmo veloce.
Gemiti e sospiri riempirono la stanza. Aggrappato ai seni di Mariuccia, che avevo fatto uscire dalla camicetta, la scopavo con forza quasi brutale, lei mi veniva incontro a ogni colpo per farsi penetrare più a fondo. Di lato vidi che Monica era sull’altro divano, le gambe aperte con Emilio tra esse che la scopava con forza facendola gemere. Entrambi ci guardavano, gli occhi annebbiati dal piacere. La scena mi eccitò ancora di più, e mentre Mariuccia, l’unica che non poteva vedere gli altri, veniva urlando il proprio godimento, mi scaricai in lei urlando a mia volta e piantandomi fino in fondo dentro la sua vagina.
Mentre ci rilassavamo, io accasciato sopra la sua schiena, sentimmo l’altra coppia che urlava il raggiungimento del proprio piacere.
Seguirono alcuni istanti di silenzio, tutti presi dal godimento appena assaporato.
Ancora Mariuccia prese l’iniziativa di parlare.
– Direi che come prova non è andata poi male vero? –
Le rispondemmo tutti con un sorriso a trentadue denti. In effetti la gelosia, anche quella istintiva, era sparita da noi, sapevamo che ci si apriva un nuovo mondo davanti.
Monica intervenne per dire la sua con una frase che io e Emilio non capimmo ma che strappò una risatina a Mariuccia.
– E’ stato bello vedervi mentre Emilio mi scopava, era molto eccitante. Sai Mariuccia, credo che ora si potrebbe anche pensare a quella cosa di cui parlavamo –
– Porcellina, sei al primo giorno di scuola e già vuoi andare all’università? Guarda le loro facce, non stanno capendo nulla –
Era vero, non capivo, ma la frase successiva di Monica fu esplicita:
– Vedete carissimi Arturo e Emilio, io e Mariuccia parliamo tra di noi come farete senz’altro voi maschietti. C’è una cosa che sia io che Mariuccia non abbiamo mai provato. Finora era rimasta una fantasia visto che come uomini conosciamo solo voi due, ma ora che la situazione è cambiata…………………… non abbiamo mai provato a essere prese da due uomini insieme…………. –
L’idea mi colpì come un ariete, mai avevo pensato a una cosa del genere, mai avrei potuto dividere Monica o Mariuccia con un estraneo ………….. ma con Emilio? Anche lui forse pensava la stessa cosa perché un sorriso beffardo gli apparve sulle labbra. Prese a carezzare il seno di Monica.
– Davvero una bella fantasia, che non mi dispiace………. vuoi essere tu la prima? –
– Sì se Mariuccia è d’accordo……………. e anche tu Arturo. –
Era impossibile per me dire di no, se anche avessi voluto il mio uccello che stava tornando a ergersi mi avrebbe smentito platealmente. Emilio affondò le dita nella micina di lei e con la bocca si tuffò sul suo capezzolo. Io mi avvicinai ma lei respinse entrambi:
– Aspettate, fatemi spogliare del tutto –
e mentre lei si toglieva gli abiti ormai stazzonati Mariuccia s’inginocchiò davanti a me e Emilio.
– Intanto io vi preparo per bene, mmmmhhhhh che bei cazzoni –
ci leccava entrambi alternando ora me ora lui. Presto ebbe in mano due pali rigidi e Monica ci chiamò a se.
Si trattava di decidere le posizioni ma scelse Monica, spingendo Emilio sul divano e poi salendogli sopra facendosi penetrare.
– Mmmmhhhh, che bello. Ora tu Arturo, ma fai piano –
Inginocchiato dietro di lei vedevo l’uccello di Emilio muoversi lentamente dentro e fuori. Allargai le chiappe di Monica esponendo il buchino invitante e poi mi misi a leccarlo come avevo fatto tante altre volte, solo che ora avevo un uccello a pochi centimetri. Picchiettai con la lingua sulla corolla chiusa insalivandola per bene, a tratti irrigidendo la lingua per penetrarla. Il muscolo appariva teso, serrato, ma presto parve avere un principio di cedimento. Mi umettai bene un dito e poi lo spinsi lentamente dentro. Stringeva ancora ma Monica pian piano si stava rilassando. Roteai il dito, poi insalivai ancora e provai con due. Non era più così stretto come sembrava prima. Mi decisi. Una buona dose di saliva sulla cappella, mi rialzai e a ginocchia flesse presi la mira e spinsi. Non ce la facevo, la presenza ingombrante di Emilio sembrava impedirmi l’ingresso anche se ora s’era fermato, ben piantato in lei. Poi, all’improvviso, l’anello cedette e fui dentro di lei con l’intera cappella. Un gemito roco uscì dalla bocca di Monica. Attesi un minuto per farla abituare poi spinsi ancora. Lentamente entrai. Il gemito roco era costante, ma non pareva di dolore. Arrivato a tre quarti mi fermai dicendo a Emilio di riprendere a muoversi. Avvertii il movimento al di là del sottile velo di carne che ci separava. Monica era accasciata sopra Emilio e stavo per chiederle se andasse tutto bene quando parlò:
– Mmmmhhhh. Sìììììì, vi sento tutti e dueeeee. E’ bello. E’ bello. Muovetevi……….. MUOVETEVI………. è bellissimo, mi sento piena dappertutto. Dai.. DAIIIIII! –
Emilio ora si muoveva con forza e anche io mi misi a pompare, prima piano e poi sempre più forte, eccitato dai lamenti di piacere che Monica continuava a emettere.
Come una bambola disarticolata si agitava presa tra noi due, dicendo parole senza senso.
A un tratto s’inarcò indietro quasi colpendomi la faccia con la testa, e così s’immobilizzò.
– Vengo… vengo……. VENGOOOOOO. Sto godendo, dai, più forte, SFONDATEMIIIIIIIII –
E crollò sopra Emilio.
Mariuccia, che dopo essersi spogliata finora ci aveva guardati masturbandosi, fu presa da frenesia.
– Togliti, togliti, ora tocca a me….. voglio provare subito –
e spingeva per farci dividere.
Uscii dal delizioso culetto di Monica, ancora ben eretto, e aiutai Emilio a disarcionarla poiché pareva senza forze. Si accasciò di lato sul divano.
Mariuccia salì subito in piedi sul divano e, dando le spalle a Emilio, si accovacciò sopra di lui prendendone il membro e puntandoselo tra le chiappe. Fece fatica all’inizio, vedevo una smorfia sul suo bel volto, ma non desistette sino a quando non fu seduta sopra di lui, fagocitando completamente il membro.
– Aspetta, aspetta un attimo, mi fa un po’ male, lasciami abituare –
Obbedii accarezzandomi da solo per mantenere viva l’eccitazione. Lo spettacolo di Mariuccia inculata, il cambio di espressione sul suo volto mentre, impalata, si masturbava passando dal dolore al piacere, fu quasi sufficiente a farmi venire così, semplicemente. Resistetti e mi accostai.
Ora io e Emilio eravamo un po’ più affiatati, lui s’immobilizzò tenendo anche lei ferma mentre io mi mettevo tra le loro gambe e puntavo il cazzo all’entrata della micina. Fu Mariuccia a portarmi dentro di se, afferrandomi e guidando la penetrazione fino a avere anche me completamente dentro.
Iniziammo a muoverci, Mariuccia muoveva le anche piano accogliendo i nostri colpi con un gemito.
Ora non c’era più dolore in lei, solo piacere.
– Mmmmhhhhhh, dai Emilio, inculami bene. E’ stupendo avervi tutti e due dentro di me. Scopatemi…….. scopatemiiiiiiii –
Dovetti fare forza per trattenerla tanto si dimenava mentre affondavo in lei ancora, e ancora, e ancora. Sentii le avvisaglie dell’orgasmo partirmi dalle reni, uscii velocemente dalla sua micina e le inondai il ventre con il mio seme, uno schizzo le arrivò alla gola. Lei mugolava forte, girando la testa indietro per baciare Emilio, e io ero lì, a pochi centimetri. Vidi distintamente i loro visi contrarsi nel piacere. Emilio emise una specie di ululato riempiendole l’intestino del suo seme, sprofondato completamente in lei che gemeva dimenando le anche e stimolandosi il clitoride quasi con violenza mentre veniva. Poi anche lei si rilassò accasciandosi senza forze, con ancora il membro di Emilio dentro di se. Si separarono e, tutti sdraiati sui divani, riprendemmo fiato guardando l’uno gli altri con un grande sorriso sulle labbra. Sapevamo che non sarebbe stata l’ultima volta. In quel momento mi parve di vedere un’ombra nel vano della porta………….

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