T'aspetterò stasera by Idraulico1999 [Erotico]




Finalmente arrivò pure per me la tanto sospirata estate, perché in seguito a un intero e logorante periodo d’un faticoso anno d’ingente lavoro, al momento avevo il pieno e incontrastabile diritto per cui potevo distendermi e riposarmi al sole come meglio m’aggradava fare. Gli ombrelloni sul litorale di Arbatax in Sardegna erano già tutti occupati, mentre il mese d’agosto prometteva calde giornate e intriganti serate, rinfrescate solamente dalla piacevole brezza marina della sera.

L’aria era abbondantemente satura dall’odore salmastro proveniente dalle onde che s’infrangevano contro quegli scogli rossicci, la mia schiena scottava, giacché ero da troppo tempo esposta al sole, a tal punto m’alzai dal lettino e m’incamminai verso il bagnasciuga. Mi fermai provando piacere dell’acqua fresca sui piedi accaldati dal sole e osservai la spiaggia che s’allungava per tutto il litorale come un vasto serpentone bianco. Una folata di vento fece ricadere sul mio viso i capelli lunghi legati distrattamente in una coda, io li scostai senza distogliere lo sguardo dalla figura che nel frattempo s’avvicinava di fronte. Era un ragazzo snello, alto e moro, munito di scarpe da tennis e con un paio di pantaloncini corti, poiché correva sul bagnasciuga ascoltando la musica proveniente dal suo aggeggio che teneva in mano, mentre una fascia bianca sulla fronte rendeva i suoi tratti ancora più affascinanti e pronunciati.

Io guardai l’orologio, visto che erano le cinque e mezzo del pomeriggio, essendo in perfetto orario come ogni giorno. Lui correva lungo la spiaggia, mi passava accanto, mi guardava per un attimo negli occhi, dopo di che proseguiva sul bagnasciuga lasciando dietro di sé un profumo misto di dopobarba, di deodorante e d’acqua di mare. Dopo che mi fu passato accanto io mi tuffai in acqua per sconfiggere il calore del sole sulla pelle e l’eccitazione che gli occhi verdi e intensi di quello sconosciuto m’avevano provocato. Nuotai avanti e indietro dalla riva agli scogli per due o tre volte, poi respirando a fatica ritornai verso il lettino, agguantai l’asciugamano e qualcosa cadde nella sabbia, un piccolo quadretto di carta con su scritto:

“T’aspetterò là di sotto alla lanterna sul promontorio. Alle dieci di sera”.

Io ero euforica e notevolmente sorpresa per quell’inattesa scoperta, frastornata e sbalordita tra l’altro per quella rapida decisione, quella sera scelsi con cura il mio abbigliamento, indossai un abito lungo, un reggiseno e un paio di sandali, afferrai dal cassetto un perizoma, lo guardai, poi lo riposi di nuovo. L’abito mi fasciava perfettamente i fianchi, perché la linea elasticizzata d’un qualunque indumento intimo sarebbe stata fuori luogo, così raccolsi i capelli in una coda lasciando che i riccioli mi ricadessero sulle spalle e sulla fronte, da ultimo un velo di trucco rese il mio sguardo più attraente. In conclusione m’incamminai godendo della brezza fresca della sera che s’insinuava sotto l’abito e tra le gambe, rinfrescando la mia pelosa fica tra un passo e l’altro, sicché raggiunsi il faro perfettamente in orario, poiché la luce inondava la notte a tratti di tempo regolare, le stelle brillavano alte nel cielo e la luna sembrava la loro autoritaria nutrice, bianca e tonda sopra di esse.

Io guardai il cielo e il mare nel punto in cui lo sguardo era tratto in inganno dal loro toccarsi, mentre una nave, forse da crociera, si spostava lentamente sulla linea dell’orizzonte. Il contorno brillava sulla superficie del mare, giacché sembrava una stella caduta dal cielo, io ne aspirai l’aria salmastra che mi colpiva il viso e con un gesto rimisi al suo posto un ricciolo ribelle. In quel momento due mani s’adagiarono delicatamente sui fianchi, io sussultai tentando di girarmi, però le mani strinsero un poco e m’impedirono il movimento.

“Non girarti, non ancora, per favore” – mi sentii sussurrare all’orecchio. Rimasi in silenzio aspettando un altro gesto o un’altra parola.

“Il mare di notte è meraviglioso, non trovi?” – disse ancora quella stessa voce dietro di me.

Annuii continuando a guardare di fronte a me, dato che le braccia di quel ragazzo m’avvolsero completamente serrandosi in un abbraccio dolcissimo. Dentro il suo torace udii distintamente il suo cuore pulsare velocemente, appoggiai la testa alla sua spalla e avvertii tutto il suo ardore.

“Adesso voglio voltarmi” – annunciai io sottovoce successivamente.

Repentinamente quel giovane mi rigirò tra le sue braccia finché i nostri occhi non s’incrociarono, io sorrisi riconoscendolo all’istante. Guardai i tratti del suo viso, la pelle era ben rasata, i capelli in ordine, gli occhi verdi scintillanti nella notte, poi presa da un momento d’eccitazione lo strinsi forte tra le braccia.

“Sei davvero tu, che meraviglia” – esclamai io entusiasta e sfavillante.

Lui restò per un attimo stordito da quella prorompente gioia, poi a sua volta mi strinse contro di sé appoggiando le labbra sul mio collo, io aspirai il suo profumo e chiusi gli occhi.

“Come ti chiami?” – chiesi poco dopo staccandomi da lui.

“Maurizio, piacere di conoscerti” – disse lui, accostando la mia mano alle sue labbra.

“Io sono Stella” – risposi, imbarazzata da tanta insperata galanteria.

Maurizio m’afferrò per mano e mi condusse verso il viale principale del lido. La sua voce era piacevolmente seducente e i suoi gesti molto eleganti e fini, ci fermammo sennonché più volte con lo sguardo perso l’uno negli occhi dell’altra, finché arrivammo alla spiaggia.

“Dai su, vieni, che facciamo una camminata distante dalla ressa delle persone” – disse Maurizio.

Io mi tolsi i sandali e affondai i piedi nella sabbia fredda della notte, il ragazzo non disse una parola, la sua mano stringeva la mia e il suo sguardo ogni tanto si posava su di me per regalarmi un sorriso, dopo si fermò sul bagnasciuga prendendo entrambe le mie mani tra le sue.

“Avevi pensato che potessi essere io?” – mi chiese lui a bassa voce.

“Lo speravo” – dissi io, abbassando gioiosa a mia volta il tono.

Maurizio non disse nulla, m’attirò verso di sé e mi baciò. Per tutta risposta premetti il mio corpo contro il suo e lo affagottai con le braccia, perché in quell’istante la lingua di Maurizio m’invase la bocca, dopo aver esplorato il contorno delle mie labbra. Lentamente iniziò a scendere fino a sedersi sulla sabbia, seguii ogni suo gesto e quando lui mi sdraiò mi lasciai andare completamente tra le sue braccia. Cominciò ad accarezzarmi dolcemente e lentamente, la sua mano scostò i riccioli mossi dal vento fresco della notte poi scese lungo il mio collo. Un brivido di passione e quel calore mi fecero fremere tra le sue braccia, mentre la sua mano m’accarezzava un seno continuando a baciarmi con passione, Successivamente la sua mano accarezzò la mia pelle attraverso la stoffa del vestito, infine le mani di Maurizio sollevarono la stoffa leggera fino a scoprire il mio peloso pube nudo e umido. La sua bocca si spostò scendendo lentamente, io sentii la sua lingua circondare un mio capezzolo comprimendolo amabilmente tra le labbra, lui iniziò a succhiarmi il seno, mentre le sue dita iniziarono a giocare sapientemente con il mio clitoride.

Io gemetti sotto la pressione delle sue dita e aprii istintivamente le gambe, Maurizio ricadde verso il basso con la mano, m’accarezzò le gambe fino a scivolare dentro di me con due dita strappandomi un gemito di piacere. Le sue mani mi spogliarono velocemente, dato che nuda sulla sabbia fine e fredda mi sovrastò con il suo corpo, dopo si spogliò e il calore del suo corpo mi riscaldò nel momento stesso in cui la sua pelle toccò la mia, io aprii le gambe, giacché lo desideravo con tutta me stessa. Maurizio riprese a baciarmi, io avvolsi le braccia attorno al suo corpo, lui si spinse in avanti e mi penetrò completamente strappandomi un tangibile grido di piacere. Io strinsi le mani sulle sue spalle e gridai ancora quando lo sentii arrivare ancora più in fondo. Il suo orgasmo fu imprecisabile, inafferrabile e velocissimo, le sue mani strinsero con forza il mio sedere spingendo il bacino ancora più verso il suo corpo e i suoi gemiti si trasformarono in grida di piacere fuse assieme alle mie. Maurizio uscì lentamente respirando velocemente, sentii sulla sua schiena il calore e il sudore liscio di ciò che era appena stata la nostra travolgente passione sdraiandosi accanto a me stringendomi tra le braccia, io appoggiai la testa sulla sua spalla e abbassai la mano verso il suo sesso.

Il suo seme colava nel frattempo in piccoli rivoli sulla pelle, mentre io immersi le dita e le accostai alle labbra. Quel sapore delicato e leggermente speziato m’invase la bocca e la sua voglia mi fece bagnare di nuovo, sennonché io alquanto infervorata gli baciai le labbra, il collo e il petto, in seguito digradai pigramente assaporando la sua pelle e il sapore lieve del suo sudore, poi arrivai all’inguine e passai la lingua accanto ai peli del pube. La sua eccitazione crebbe e il suo pene s’irrigidì del tutto quando lo lasciai scivolare nella mia bocca succhiandolo, infine mi posò una mano sulla testa e mi spinse più giù.

“Sì bella, prosegui così, perché mi fai ammattire” – mormorò lui estasiato e invasato a dovere, mentre io affondavo la lingua e le labbra sul suo pene stuzzicandogli con dovizia il glande, insistendo e picchiettando sul frenulo.

Con una mano scivolai successivamente sotto il suo sedere e spinsi il suo corpo contro la mia bocca sollevando appena la mano, gli accarezzai i testicoli e poi iniziai a massaggiarmi il seno. Scostai la bocca dal suo cazzo per succhiarmi un capezzolo, poi ripresi a leccarlo voracemente succhiandolo sulla sommità, ciononostante un gemito precedette il suo orgasmo di nuovo incontenibile e irrefrenabile. Io accolsi il calore della sua sborrata nella bocca masturbandomi sul clitoride velocemente, però senza venire, risalii sul suo corpo divaricando le gambe sul suo viso e lasciai che completasse l’opera che io avevo dapprima iniziato. Lui aprì le labbra della mia pelosa fica e cominciò a masturbarmi giudiziosamente il clitoride con la lingua, girando attorno ed eseguendo cerchi rapidi e ristretti. Quando Maurizio sentì i muscoli della mia fica fremere e irrigidirsi, accelerò il movimento e succhiò in conclusione degustandosi tutta la mia abbondante eccitazione che frattanto colava sul suo viso.

Io gridai forte quando sopraggiunse l’orgasmo e spinsi un suo dito nel mio sedere, poiché crollai accanto a lui gemendo di piacere. Maurizio riprese a toccarmi il sedere, inizialmente con le dita, infine con la lingua giocando con il forellino posto al centro delle natiche: io urlai quando lui mi penetrò con un dito, strillai sennonché più forte quando m’invase con il suo cazzo, dal momento che talmente smisurata era diventata la mia eccitazione, giacché non ebbe bisogno di fare alcuno sforzo, in quanto s’insinuò dentro di me con un’unica spinta strappandomi un grido di piacere immenso. Le sue spinte aumentarono d’intensità quando mi misi carponi, spinsi il bacino contro il suo cazzo e mi lasciai penetrare ancora più a fondo. In tal modo, tenendomi ben salda per i fianchi, Maurizio sgolò nuovamente tutto il suo piacere, mentre di nuovo invadeva il mio corpo con il suo poderoso orgasmo. Io gridai e venni con lui, spingendo forte il mio corpo contro il suo, alla fine ci staccammo soltanto per abbracciarci, mi baciò le labbra e le spalle tenendomi stretta a lui.

Io distesa accanto a lui guardai accuratamente le stelle, mentre la luna era ancora alta nel cielo, poiché quella notte sarebbe stata unicamente tutta per noi.

{Idraulico anno 1999}

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