La caduta della Ragazza Viziata by frankossido [Vietato ai minori]




La caduta della Ragazza Viziata di frankossido New!

Note:

Per pareri, consigli o domande frank.ossido@libero.it

Note dell’autore:

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Da qualche giorno Giorgia aveva deciso di alzare il riscaldamento nel negozio di articoli sportivi che gestiva. Infatti nonostante fossero agli inizi di aprile il sole non era ancora sufficiente per permetterle di indossare vestiti leggeri come piaceva a lei. Spostando il termostato a 22 gradi invece poteva finalmente tornare ad indossare quei bellissimi pantacollant neri che le incorniciavano le gambe e il culo… ma soprattutto poteva di nuovo tirare fuori quei top o canottiere scollate che con la sua terza di seno le facevano vendere tanto ai signori che entravano.
Giorgia era una bella ragazza di 23 anni, alta sul metro e 75 con un fisico longilineo e una terza di seno naturale che cercava di esaltare il più possibile. Era contenta del suo corpo e spesso le piaceva specchiarsi nell’attesa di clienti, ma il suo vero vezzo erano i capelli castani lunghi e lisci, che quella settimana aveva deciso di sfumare sulle punte con un leggero rosa.
Mentre si guardava allo specchio sorrideva di quella leggera trasgressione. I suoi genitori appena l’avrebbero vista si sarebbero infuriati, ma, pensò lei, volta più volta meno…
Lavorava in quel negozio comprato dal padre per cercare di farla lavorare in qualche modo, Giorgia aveva sempre fatto disperare i suoi, ma quell’occupazione sembrava finalmente averla soddisfatta. Infatti le vendite erano buone e si ritrovava ad avere molto tempo per sé.
Il rumore della porta la fece girare, finalmente alle 10:10 era entrato il primo cliente di giornata.
-Buongiorno, posso aiutarla?
Giorgia fu felice di notare come il nuovo entrato fosse un signore sui 30 anni davvero di bell’aspetto… si trovò a pensare sorridendo che le sarebbe piaciuto molto servirlo, ma in un altro modo.
-Buongiorno, sì volevo vedere se avevate dei completini da tennis per me.
Giorgia lo indirizzò alla parte del negozio riservata al tennis, gliene fece vedere qualcuno e gli indicò i camerini nel caso avesse voluto provarne qualcuno.
Fu particolarmente soddisfatta nel notare che l’uomo non riusciva a staccare gli occhi dal suo corpo che quell’abbigliamento aveva finalmente messo in mostra. Si disse che quel giorno avrebbe sicuramente fatto ottimi guadagni.
Seguì con lo sguardo l’uomo che sceglieva degli abiti e si indirizzava verso i camerini. Poco dopo si sentì chiamare e lo raggiunse.
-Mi scusi signorina avrei bisogno di un aiuto- disse l’uomo aprendo la tenda –sono indeciso sulla taglia, questi pantaloncini sono troppo stretti?
Giorgia aveva davanti quell’uomo bellissimo di 30 anni che sapientemente si era mostrato a dorso nudo solo con i pantaloncini indosso. Aveva il fisico scolpito con anni di palestra senza neanche un pelo… era davvero il suo tipo di uomo.
-mmmm non saprei, lei li ha già provati entrambi? Magari provi anche gli altri così le posso dare un giudizio migliore.
L’uomo la guardo e le sorrise, poi chiuse la tenda per cambiarsi. Nel farlo però, probabilmente di sua iniziativa, lasciò il lato della tenda dove c’era Giorgia leggermente aperto. Il camerino aveva sulla parete frontale un grosso specchio, Giorgia incuriosita rimase a sbirciare e vide l’uomo abbassarsi lentamente i pantaloncini e… cosa?!? L’uomo aveva provato senza neanche utilizzare le mutande. A sconvolgerla ulteriormente fu però la dimensione del cazzo dell’uomo che ricordava vagamente una lattina. Fu probabilmente questo a farle uscire un verso roco dalla bocca che attirò l’attenzione dell’uomo che alzò lo sguardo e la fissò dallo specchio.
-M-mi scusi signore, lei non può provare senza intimo.
L’uomo allora in tutta calma aprì del tutto la tenda e tirandosi su i pantaloncini disse che lui non portava mai intimo e non ne aveva. Giorgia non sapeva cosa fare o dire, lui però le disse che se aveva degli slip li avrebbe comprati ed utilizzati per provare.
Giorgia imbarazzata e tutta rossa andò a prenderne un paio che vendeva come costume per l’estate, quando tornò lui era ancora in pantaloncini. Prese le mutande e aprendole le guardò.
-Signorina c’è solo un problema… queste credo siano troppo piccole, forse non ha visto bene- e così facendo si abbassò del tutto i pantaloncini rimanendo nudo.
Giorgia rimase a fissare quel cazzo enorme che nel frattempo si stava sollevando. Subito rimase a bocca aperta a fissarlo, poi alzò lo sguardo e incrociò gli occhi dell’uomo, in fondo una scopata non se la concedeva da un po’.
Spinse dentro l’uomo e in men che non si dica fu dentro il camerino a farsi togliere di dosso quell’abbigliamento così provocatorio. Sentì le mani di lui toccarle il culo mentre si sfilava la maglietta, poi lo sentì far scivolare giù alle caviglie i pantacollant e il tanga microscopico. Erano nudi e come due animali si avvinghiavano e si toccavano.
Giorgia lo spinse contro lo sgabello e lo fece sedere con la terza gamba che oramai svettava come un palo. Si tolse definitivamente le Converse e rimase completamente nuda alla sua mercé, piano piano si avvicinò a lui e, abbassandosi su quel cazzo maestoso, si impalò su di lui.
La prima impressione fu proprio di essersi seduta su una lattina, la vagina era dilatata come non mai e non riusciva neanche a godersi la penetrazione da quanto le costava respirare. Le mani dell’uomo le andarono subito ai fianchi per aiutarla a farlo entrare, pian piano iniziò a darle un’andatura che le permise di far entrare tutto quel palo di carne.
Una volta che Giorgia fu in grado di muoversi su di lui per lo sconosciuto fu il turno di afferrare quella terza di cui tanto andava fiera. L’uomo le prese le tette e iniziò a palparle, leccarle e mordicchiarle. Giorgia adorava ricevere quei trattamenti e sentiva l’eccitazione crescere dentro di sé.
Cerco di aumentare il ritmo per sentirsi tirare di più da quel cazzo ma l’uomo le mise due mani forti sul culo e la sollevò di peso lasciandola con il cazzo dentro. In men che non si dica era con la schiena contro la parete del camerino a gambe spalancate, tenuta su dalle gambe dell’uomo, ma soprattutto dal suo cazzo.
Sentì che mentre la pompava con più forza le sussurrava all’orecchio:
-E’ da quando ho messo piede qui dentro che sogno di scoparti… devi essere proprio troia per farti montare da uno sconosciuto con il negozio aperto… e se entrasse qualcuno?
-Ah.. oh… sì.. no non entrerà… nessuno, al mattino OH non viene mai… AH HA nessuno.
Giorgia faticava a parlare, era presa da un orgasmo che sentiva montare ogni momento di più. Quel corpo e quella forza che lo sconosciuto riusciva a mettere nella scopata la stava facendo impazzire… essere presa da un estraneo nel suo negozio poi le trasmetteva scariche incredibili di adrenalina…
Lo sconosciuto si chiamava Alexis, il giorno prima andando al lavoro al cantiere vicino aveva visto quella ragazza che apriva la serranda del negozio e aveva subito inquadrato che razza di cagna fosse. Decise che se la sarebbe montata il giorno seguente e che le avrebbe spaccato il culo, quella ragazza era probabilmente una che faceva i soldi con l’eccitazione dei clienti e lui andava matto per quelle così. Mai si sarebbe aspettato però di trovarla così disponibile.
Alexis lasciò le mani dalle cosce di Giorgia e le portò ai lati delle sue spalle, per un momento fu come se dovesse sostenerla solo con il suo cazzo e provò dolore, poi però la troia avvinghiò le sue gambe attorno a lui reggendosi. Lo desiderava forse più di quanto lui desiderasse lei.
Iniziò a sbatterla sempre più forsennatamente e ben prestò sentì i suoi gemiti acuti che lasciavano sempre più capire che era in preda ad un orgasmo sconquassante… il suo cazzo fu presto bagnato in ogni centimetro della sua monumentale lunghezza dagli umori della ragazza.
Lasciò che l’eccitazione di Giorgia gli arrivasse a bagnare le palle poi si avvicinò ancora al suo orecchio e sussurrando ordinò di inginocchiarsi.
Giorgia dal canto suo aveva la vagina gonfia dei suoi umori, quel cazzo enorme era come un tappo per lei… godeva ma si eccitava ancora di più a sentire che quello sconosciuto le faceva tenere i suoi umori nella figa da quanto era grosso… quell’uomo si sarebbe meritato un pompino anche senza che glielo ordinasse.
In un baleno si inginocchiò e si trovò il pene-lattina di fronte, era davvero grosso e le palle sembravano mandarini. Si stupì della resistenza che stava dimostrando, avrebbe dovuto fare il miglior pompino della sua vita per farlo venire.
Per prima cosa leccò voracemente con la lingua la parte bassa degli addominali di Alexis, era come un marchio di fabbrica per lei, lo dedicava solo a chi davvero riusciva a farla godere e non poteva resistere a quegli addominali scolpiti. Presto arrivò con le labbra alla cappella e iniziò a forzarsi la mandibola per farlo entrare il più possibile. Era complicato riuscire a succhiare con forza quel cazzo ma ce la metteva tutta. Con la lingua cercava di non mollarlo mai neanche quando se lo faceva uscire per prendere fiato.
Alexis voleva godersi il viso da ragazza viziata che succhiava il suo cazzo da muratore albanese e allora con la mano le prese i capelli come a farne una coda. Ne approfittò anche per darle un ritmo, ma Giorgia era talmente eccitata che stava facendo un pompino da pornostar anche senza il suo aiuto.
Con la coda dell’occhio vide che con la mano sinistra la ragazza si stava toccando, le ordinò di continuare a farlo, ma che non doveva assolutamente venire senza che lui glielo imponesse.
Giorgia prese quest’ordine con ancora più desiderio, quella situazione la stava sconquassando ma l’essere così manovrata non fece che eccitarla ancora di più. Alexis dopo quella scopata sapeva benissimo che non poteva tenersi oltre.
Con entrambe le mani le afferrò la testa e iniziò a scoparle la bocca fino ad arrivare alla gola, con il suo cazzo sapeva che stava torturando Giorgia che infatti aveva gli occhi sbarrati e provava forti conati. Non resistette oltre, e come un fiume in piena iniziò a schizzare tutto il suo sperma dentro la bocca della commessa… solo per gli ultimi due schizzi lo tirò fuori per sporcarle anche quel bel viso viziato.
Giorgia si era sentita soffocare quando l’uomo aveva iniziato a venire ma provò a ingoiare aiutandosi con la lingua, quando lui lo tolse dalla sua bocca riuscì ad ingoiare tutto il rimanente e a prendere finalmente aria come il suo corpo le imponeva. Quasi non si accorse di prendere altro sperma in viso da quanto le mancava respirare.
Alexis si buttò ancora nudo sulla sedia e riprese fiato mentre Giorgia faceva lo stesso. La vide pulirsi il più possibile il viso con le mani, era ancora più eccitante perché ora parte dello sperma le rendeva il viso lucido, e parte invece le impiastricciava i capelli.
A quel punto accadde però una cosa che Giorgia ricordò per tutta la vita: si aprì la porta del negozio e una voce per lei familiare la chiamò.

Continua…

Note finali:

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Ricerche Frequenti:

03 – Dolcemela: Inizia il gioco. by Euripide [Vietato ai minori]




03 – Dolcemela: Inizia il gioco. di Euripide New!

Quel giorno me ne andai molto presto, il lavoro mi chiamava, a Dolcemela mi fermò all’alba per essere baciata lungamente, il suo corpo Read more “03 – Dolcemela: Inizia il gioco. by Euripide [Vietato ai minori]”

 

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"Lo spirito del grande Moai" by viaggioimmaginario [Vietato ai minori]




“Lo spirito del grande Moai” di viaggioimmaginario New!

Il punto di ristoro dopo una mattina su questo pullman per turisti ci è finalmente davanti. Sono affamato e non vedo l’ora di assaporare questa cucina sudamericana delle coste oceaniche.
Mi accorgo di essere seduto proprio nel tavolo vicino al tuo, mi colpisce il modo con cui sorseggi il vino bianco dal calice. Delicate ed avvolgenti, le tue labbra si accostano al cristallo in modo quasi impercettibile: la tua seduta composta, dritta, le tue spalle disegnate conferiscono alla tua figura un’eleganza d’altri tempi, illuminata da un sorriso radioso.
Mi chiedo chi tu sia, ragazza di una siffatta bellezza che investe di sensualità l’intero locale. La curiosità è forte, magnetica. M’irretisce profondamente quello sguardo, tanto da non riuscire più a gustare con serenità il buon pesce che il Pacifico porta su questa tavola. Mi devo voltare – il richiamo è troppo forte – per incontrare nuovamente quegli occhi: mi scopro più ingordo della bocca appena aperta che dell’ottimo cibo davanti a me.
Una tensione che ricorda quella omericamente narrata, di un Odisseo costretto a legarsi per non farsi trascinare dal canto delle invitanti creature marine. Sento il sangue scaldarsi fino alla superficie della pelle quando, per un caso del destino, il mio sguardo sin troppo bramoso si incrocia con il suo. Mi dovrei girare, quasi fuggendo per la chiara violazione commessa, ma non riesco. Il suo polo mi attrae a tal punto da privare la mia stessa volontà.
Devo togliermi da quella situazione, arrivata all’insostenibilità: quasi di scatto mi alzo, cercando rifugio nella toilette del ristorante. Cerco inutilmente, solo l’indicazione di una cameriera inspiegabilmente ammiccante mi conduce ad una scala ed al piano interrato sottostante. Buio, o quasi. Il contrasto tra la luce del mezzogiorno estivo e l’interrato, illuminato esclusivamente dalla flebile luce di un vecchio frigorifero della Cocacola riesce a creare la possibilità di vedere la porta del bagno. Ho l’estrema necessità di lavarmi la faccia, di riprendermi da una situazione ai limiti dell’immaginabile: mi accorgo solo ora dell’erezione per nulla celata dalla stoffa dei pantaloni estivi, certamente non invisibile agli occhi della cameriera sorridente.
Il rumore dello scroscio dell’acqua proveniente dal bagno segna, tuttavia, la presenza di qualcuno nella toilette: forse un altro uomo contagiato dal mio stesso morbo? La domanda trova immediatamente un risposta non appena il socchiudersi della porta mostra le tue labbra socchiuse. Mi sorridi senza proferir parola, d’un sorriso che poco lascia alla mia volontà, già smarrita, possibilità di respirare. Su un ipotetico ring, si definirebbe colpo del ko, cui solo la forza della disperazione potrebbe trovare rimedio.
Non resisto – non ce la faccio proprio – a non sbatterti contro il muro antistante la porta del bagno, che chiudo prontamente. Una mano sul collo, in parte sulla bocca per non farti urlare, e l’altra sotto il vestito, sulle cosce che mi sorprendono per quanto sono lisce. Scostarti il cotone dei tuoi slip è immediato, mentre il tuo sguardo non appare così sorpreso, nemmeno terrorizzato come avrei immaginato: un sussulto, quasi urlato, mentre le mie dita si fanno strada nel tuo sesso già pronto, come se avesse già previsto ogni mia mossa…
Sei contro il muro, le mie mani vigorose addosso, il ritmo crescente delle mie dita che ti scuotono le viscere e tu che fai? Mi fissi senza parlare, incitandomi con gli occhi a fare meglio, a spaccarti ancora meglio, a farti godere come meriteresti. Farfugli una parola, che non colgo subito: “che vuoi, troietta?, che vuoi?” Comprendo allora il verbo espresso prima: “Aprimi, aprimi! Subito!” Il gesto di prenderti per i lunghi capelli neri e piegarti sul lavabo alla mia destra è pressoché istantaneo. C’è una forza incontrollabile in me, mai provata prima, come se le leggende che si narrano in questa terra cilena sul grande Spirito dei Moai si stessero traducendo in realtà.
Una spinta secca, violenta ed immediata esaudisce la sua invocazione precedente. La larghezza del mio sesso le ha aperto le carni ed ora, impazzito, non sembra volersi fermare, nonostante i gemiti urlati delle ragazza, che cerco di soffocare con le mie dita in gola. E’ un crescendo di spinte, voglio sfondarla, farla urlare ancora di più di quel che fa ora: così piegata mostra un culo tondo, di una perfezione di giottesca memoria, che chiede solo di essere schiaffeggiato e preso, sfondato senza pietà.
Ora grida, la troia, grida e chiede di non smettere, che sta godendo, che sta per venire. Grida ad ogni schiaffone sul culo, ad ogni spinta violenta del mio sesso che esce ed entra sempre più energicamente, ne vuole di più, insaziabile sirena. La frenesia violenta mi porta ad accelerare, sempre sia possibile, i colpi, sono quasi spossato, l’akmè è prossima e sta prendendo entrambi come turbine sovrumano, divino, fino ad esplodere in un’ondata che si propaga nell’intimità più profonda. Il richiamo “Aurora, Aurora” di una voce femminile arriva a sorprendere il battito scomposto dei nostri respiri soffocati, come un duro richiamo alla realtà: ricomposti, proseguiamo come estranei il nostro giro per le località oceaniche, senza sapere che lo Spirito del Moai abita ora nel nostro futuro.

 

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