Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti:

"Principessa" un cazzo! by Viktorie [Vietato ai minori]




LITE

“Ma… Scusa… Prì…” pigolava Andrea nel letto, come un bambino nudo troppo cresciuto, mentre gli sbattevo la porta del bagno in faccia.
Incazzata nera, perché per l’ennesima volta tutto quello che era riuscito a fare a letto era la scopatina da coniglio, e non parliamo di problemi di precocità che mi avrebbero mosso a compassione, ma la totale ed egocentrica eiaculazione.
“Prì…” sentii la sua voce dietro la porta “… Scusami ma lo sai che a volte…”
“A volte?? A volte per te è sinonimo di ‘sempre’!” urlai, seduta sul cesso cercando nonostante la rabbia di orinare “Sempre! Non puoi essere così… Egocentrico!” strizzai il rotolo della carta igienica imprimendovi le unghie, avevo anche speso del bel tempo per sistemarmi anche quelle.
La sua faccia dispiaciuta fece capolino dalla porta socchiusa attirando ancora di più il mio odio “Che cazzo vuoi? Non ti degni mai di darle un’occhiata, adesso che piscio vuoi vederla?” ringhiai.
“Perché sono egocentrico?” chiese con il suo stupido ed ottuso sguardo bovino. Quanto era imbecille in quel momento, e nell’ultimo periodo? Ma era di lui che mi ero innamorata, ero davvero stata così idiota?
“Perché? Te lo spiego davvero? Perché è il nostro anniversario, e io sistemo casa, faccio la romantica, prenoto IO al ristorante, spendo anche dei soldi per sistemarmi per bene perché lo sai che anche solo spuntare i capelli costa, ho comprato un completo da rizzare il cazzo a un miglio di distanza, cazzo che ti ho trangugiato già dalla macchina in poi, e tutto quello che riesci a fare stasera è venirmi in gola prima, sgrillettarmi come se cambiassi canale della televisione poi, e in cinque minuti… Vieni!”
“… Sono stanco…” uggiolò, beccandosi quasi in viso il rotolo. “Sei stanco sempre! Se lavori, se non lavori, se vai a calcio, se non ci vai… Vedi??” sibilai alzandomi e mostrando il mio sesso ancora convintissimo dell’incipiente copula “sto colando! Sto colando perché una parte del mio cervello pensa che tu mi scoperai, e invece niente! Da due mesi, tutti i giorni!!”
Mi risedetti con la voglia di spaccare qualcosa, magari quella faccia da coglione nascosta dietro la porta che mostrava indignazione.
“Ma Princi… Non lo faccio apposta” “Ci mancherebbe!!” “… E tu sei ingiusta, che pretese hai, devo essere sempre lì a leccartela?”
Questo era troppo. E io allora? Sempre a disposizione per le sue sborratine, sempre ad dover essere sexy, e niente in cambio. Come le prostitute, un buco di carne per sfogarsi. Urlai tutto questo dicendogli di prendere le sue cose e levarsi dai coglioni, cosa che urlando a caso fece mentre rimanevo sul cesso per non averlo davanti.
Sentii sbattere la porta mentre il mio sesso ancora frignava deluso, e io sospiravo, guardando il delizioso festone della carta igienica che segnava la traiettoria fino dall’altra parte del bagno, fino alla vasca dove avrei voluto trascinarlo per un bagno bollente, in tutti i sensi.

SFOGO
Esco dal cesso dopo qualche minuto, sono ancora incazzata ed eccitata, e decido che per me Andrea può anche andare a farsi fottere. E quasi quasi, anche io. Mi rivesto, mi sistemo, mi rifaccio il trucco, allo specchio mi guardo e mi piaccio. I miei capelli neri sono sfilati nel carré che ho sempre portato con più convinzione di ogni altra pettinatura, un poco di eyeliner, niente rossetto carico, sulle labbra carnose mi fa sembrare una da marciapiede, abito rosso vermiglio, tacchi. E sotto quel completino che avrebbe dovuto essere la cigliegina su una torta di sesso e orgasmo.
Stasera sarò a caccia, come una volta, come prima di conoscere lui. All’epoca, un anno fa, così convinto, desideroso, desiderabile, e poi… Niente, nothing, nada, nic! Una donna ha bisogno anche di sentirsi viva.Esco, diretta in auto con la musica alta verso il Black Cat, un locale che so odiato da lui e frequentato da persone interessanti, soprattutto per quello che importa a me ora. Sarà una serata interessante perché voglio che lo sia, e alla meno peggio finirò a ballare con degli sconosciuti, meglio che in casa tra gli orpelli di una serata neanche iniziata, con l’umore e la figa brucianti.Locale affollato, piccole dimensioni, la pista poco illuminata, mi dirigo al bar. Se “lui” è qui, meglio stare per un po’ ferma, perchè decido che lascerò a “lui” almeno per un po’ l’iniziativa, soprattutto perché devo bere qualcosa, il vino della cena romantica mi pare aceto nella memoria, lo champagne sul letto aveva il sapore della sua pelle su cui lo bevevo, e devo risciacquare tutto da quelle sensazioni ormai così disgustose.

“Sai fare un reversed Vesper&Tonic?” dico al barman con lo scontrino della consumazione già pagata in mano. Annuisce. Complimenti, un barman che non si limita a versare una bottiglia di cocktail già pronto in un bicchiere, quasi una rarità. Ci mette un po’, ma non è male. Il barista, ma anche un bel bicchiere servito bene fino all’orlo. “Grazie” dico ammiccando, alla peggio concupirò questo tizio così vicino all’alcool, è sicuramente più piccolo di me, e già arrosssice.
Mi perdo nel colore cangiante della bevanda sotto le luci del locale per non guardarmi intorno, una ragazza sola qui attirerà in fretta qualche coglione.
“Sembra un intruglio interessante, posso chiederti che cos’è, o sembrerò uno che ci prova?” Sorrido senza neanche alzare lo sguardo alla voce calda e sicura. “Perché, cosa sei, un sommelier di miscele alcooliche?”. Alzo lo suardo, mi giro, è “lui”, indubbiamente. E’ alto, atletico, un bel sorriso, fisicamente attraente, già si piazza nella mia lista dei concupibili scalzando di un posto il povero barista.
“Che cos’è?”
“Vesper& Tonic. Dry Gin, Lillet Blanc, Vodka, Becherovka, Granatina, Acqua tonica.”
“Miscela particolare.”
si siede accanto a me, chiede lo stesso, così per provare, dice. Sono d’accordo, proviamo.
Rimaniamo in silenzio mentre il barman si dà da fare con un sorriso complice, quale uomo ordinerebbe un cocktail sconosciuto preso da una ragazza senza secondi fini?
Beve, rimane piuttosto sorpreso dai sapori. “E’ aromaticissimo, quante erbe ci sono dentro?? Come fa a piacerti?” Sorrido nel bicchiere.
“Sono una nostalgica di casa.” sussurro guardando il liquido ondeggiare nel mio bicchiere, sendendo l’odore per me così famigliare. Andrea non ha mai sopportato questo odore. Mi acciglio.
Lui senza troppe remore appoggia una mano sulla mia, calda, sicura di sè, la stringe un poco. “Un soldo per i tuoi pensieri.”
“Così poco? Per tutto questo?” mi indico la testa, facendolo sorridere ed aggiungere “d’accordo… Un altro cocktail scelto da te e pagato da me, per i tuoii pensieri.”
Sorrido anche io ed annuisco, bevendo l’ultima goccia di liquido.
“Due Black Russian!” ordino posando il calice, prima di girarmi verso di lui con aria seria e complice, come una vecchia amica che illustri il suo piano di volo per le prossime vacanze ben organizzate. Accavallo le mie gambe notando pienamente lo sguardo che gli cade sulla mia pelle candida, mi appoggio sporgendomi un poco al bancone e quel che intravvede nella scollatura sa di generose rotondità da stringere, di intimo ricercato, di promesse che potrei mantenere, prima che la mia pausa studiata si chiuda in un breve fraseggio.
“Oggi è il mio anniversario, una serata speciale per qualcosa che credevo speciale. Ma il mio uomo non dà quanto riceve… E io voglio ricevere. Voglio che qualcuno dia.” appoggio una mano sul suo pacco, leggera. “voglio che qualcuno me lo dia. Sarai quel qualcuno? Io ho esposto le mie carte.”
Cala un momento di silenzio, prima che lui prenda i due cocktail e me ne porga uno. I due bicchieri si colpiscono, segnano un accordo, siglato in calce dal suo sussurro: “spero di esserne degno”.

UNIONE
“Oh cazzo, siiii!!!” urlo in uno spasmo, mentre pianto le unghie nei capelli di lui, impegnato deliziosamente da minuti interi con del sesso orale da premio, qualcosa che nemmeno ricordavo più dopo un anno di totale astinenza la sensazione di una lingua calda e umida sulla clitoride mi ha portato a dimenarmi, rantolare, uggiolare, piagnucolare come un’ossessa, e ora il mio corpo trema sotto gli scompensi di piacere, neurotrasmettitori e affanno. Non ci vuole molto perchè l’orgasmo che lui sugge avidamente mi faccia tornare in uno stato di voglia sessuale aggressiva in cui lo spingo via da me e con tutta la forza che ho lo metta sul letto per saltargli sopra.
“Hai malattie??” gli urlo mentre mi metto a cavalcioni su di lui, una mano impegnata a tormentare rapidamente un sesso turgido, spesso, atletico come il resto del corpo che nell’ora precedente ho scoperto, carezzato, baciato, stretto, mordicchiato, e già assaggiato.
“No, nessuna, tu?” rantola, ancora affannato da prima.
“Solo una fortissima astinenza da cazzo!” gli sibilo in faccia mentre la mano assiste il mio corpo nel farmelo scivolare dentro. Un sospiro profondo accoglie la meravigliosa sensazione di un vero uomo dentro di me dopo troppo tempo, la mancanza di sentimenti per “lui” amplifica in maniera sorprendente le sensazioni puramente fisiche, perché quello non è il cazzo di qualcuno che amo, che posso appagare o ferire, con cui condivido speranze, sogni, paure, progetti. E’ il cazzo di “lui”, lui E’ un cazzo, è un essere umano fisicamente eccitante che per me sarà la via per il piacere che da troppo mi viene negato.
Qualche saltello delicato per lubrificare con i miei succhi tutta la sua corposa asta, e guardandolo ardente negli occhi dò il via alla mia danza, lenta, più rapida, forsennata, di nuovo calma, di nuovo vorace, il mio sesso lo carezza, lo lascia uscire, si struscia contro, lo inghiotte nuovamente con delicatezza, lo risputa con decisione, lo ingurgita fino alle palle con voracità, si stringe, si rilassa, si lascia affondare, si nega, si tuffa di nuovo.
“Sei favolosa” gorgoglia stringendomi i fianchi prima di buttarsi sui miei seni, la sua lingua mi fa impazzire, il suo dito che scivola sulla clitoride gonfia è un trucco sottilmente malvagio che mi fa sorridere, prima di buttarlo già di nuovo.
“Hai paura di non tenerti abbastanza?” lo canzono dando rapidi e vogliosi movimenti di bacino, lo sto scopando come un animale, ma mi risponde con tono di sfida “ti brucerà la figa come il fuoco prima che io venga.” così sicuro di se, come al bar, mi fa impazzire, abbranco il suo viso con le mani e continuando a pompare dentro di me lo bacio come se volessi mangiarlo. Di questo ho bisogno, sentirmi appagata e sicura, non di piagnucolii e nomignoli romantici da bambini delle elementari. Mi spinge in su e capisco le sue intenzioni, non discuto, lo lascio uscire da me e mi metto a quattro zampe sul letto da cui lui discende. Il suo sesso fradicio è troppo invitante per non cercare di assaggiarlo ancora un po’, ma lui mi ferma.
“Pregami.” lo guardo infastidita.
“Lo vuoi?” dice, portandolo vicino alla mia bocca, ma la sua mano sulla spalla mi impedisce di avanzare. Sì, lo voglio. Mentirei se dicessi che la sua sicurezza non mi eccita quanto il resto di lui.
“Lo voglio tantissimo…” sospiro con sincerità, le mie labbra turgide scandiscono l’ultima parola con un tono così affamato che non può non lasciarmi libera di muovermi e come un serpente inghiottire tutto intero il suo sesso. Mi pulsa in bocca, sulla lingua, un sobbalzo mi sbatte quasi in gola, il mio sapore è dolce e lievemente acido assieme, mi eccita, mugolo cominciando un’altra fellatio che non mi lascia portare a termine, carezzandomi la schiena e poi sfilandosi deciso e lasciandomi a bocca aperta con un filo di desiderio, orgasmo e saliva ad unire le mie labbra al suo sesso.
Spezzando il legame con un colpo di lingua deglutisco, sono più affamata di prima. Sorrido.
“girati” dice piano, obbedisco, nello specchio alto e stretto nell’angolo della camera mi vedo mentre mi piego un poco per mostrargli il mio sesso desideroso e dilatato, la sua espressione interessata, mi giro verso di lui sopra la mia spalla.
“ti piace?” sussurro, mentre con due mani mi tengo i glutei e tiro leggermente, mostrandogli l’effetto della sua opera, del suo corposo sesso che ormai ha plasmato il mio. “entra.” lo invito, in realtà lo prego, e non si fa attendere, dirige sicuro il suo sesso contro di me, dentro di me, affonda fino ai testicoli causandomi un brivido potente in tutto il corpo, e poi ne riesce completamente, sento il fresco dell’aria così diverso dal suo calore estremo una, due, tre, quattro, cinque volte, la sensazione mi fa impazzire ed è in quel momento che lui entra, sostituendo le sue mani alle mie, cominciando a pompare con decisione dentro di me, sempre più forte, sempre più deciso, ma non in maniera forsennata, è una scientifica presa di possesso del mio corpo, sa quello che fa, trasuda sicurezza, e, santo cielo, sbatte proprio nei miei punti più giusti troppo spesso per…
“ooouhhhhhh” piagnucolo a denti stretti nel mio secondo orgasmo, affondando il viso tra le lenzuola mentre lui se la ride e continua a scoparmi.
“credo sia giusto informarti che soffro un po’ di aneiaculazione.” sento dire da lui, mentre si ferma dentro di me, pulsando, ma concedendo una tregua al mio sesso. Le sue parole suonano vuote per un attimo nella mia mente sballata dal piacere, vagano destrutturare per riassumere poi un senso.
“aneiaculazione?” alzo il viso guardandolo “non riesci a venire?”
Sorride. “A volte. Diciamo che fortunatamente il mio problema si manifesta più come un ritardo, non una mancanza totale.” “Non mi pare poi tanto… Male… Oddio esci, mi…” piagnucolo, mi sta dando fastidio. Esce.
“No, non lo è, ho dei rapporti molto lunghi, tutto qui.” Sorrido maliziosa “non vedo quale sia il problema per me. Hai da fare?” miagolo girandomi e tornando a succhiare quel membro ancora teso, quasi desiderosa di verificare le sue parole. Aneiaculazione, se l’unico problema che gli causa è scopare così, ho fatto davvero una buona caccia. “Non ho da fare. Non è un problema, anzi direi che è un mio vantaggio: sono un bull”.
Mugolo quasi ironica. “Ho già sentito definirsi così più di un uomo solo perchè duravano più di cinque minuti.” rispondo sfilandolo dalla bocca e carezzandone le vene pulsanti in rilievo.
“45-50, di media, prego. Ci sono donne che mi chiedono di smettere. E per una sega veloce sotto la doccia al mattino devo mettermi la sveglia.” afferma con un tono di voce così sicuro, mentre lo guardo, che non dubito delle sue parole. Quarantacinque minuti di sesso. “Continuo??” sospiro. “Continuo. Insomma, ogni tanto devo pure fermarmi per respirare, ma non è un problema suo.” dice porgendomi il sesso. “interessa l’argomento?” rispondo solo con un affondo di bocca vorace e dei colpi di lingua intensi e veloci, voglio ripulire il mio piacere da questo cazzo sempre più interessante.

“Fammi capire bene…” sussurro distaccandomi e scivolando seduta sul letto, verso la testiera di legno, quasi supina. “Laureato, intrigante, parli bene, atletico, molto dotato, e molto… Durevole? Ho fatto davvero un centro simile nella sera del mio anniversario con un coglione che non sa neanche come leccarmela?” dico, aprendo le cosce e con due dita mostrando il mio sesso che, sebbene stanco, non ha ancora recuperato tutti i suoi arretrati. Depilata tranne una sottile striscia di pelo che voleva invitare Andrea a darsi da fare, è rosea, tumida, rorida di voglia e orgasmo, pulsa sotto le mie dita, richiamo e trappola irresistibile per lui che sale sul letto e si avvicina, distendendosi sopra di me e poggiando il glande bollente sul mio sesso.
Ci fissiamo per un istante. “Sì. E non sei l’unica che ha fatto centro. Altro?” mi dice in un tono quasi romantico. “Due richieste.” rispondo alzando indice e medio. “La prima: ho una vendetta da eseguire, sarai il mio strumento. Sii il mio bull.”
Sorride. “nessun problema. Non sei la prima che me lo chiede. La seconda?”
Poggio le mie mani sui sui fianchi tirandolo verso di me, lascio che affondi nel mio corpo sentendomi invasa dalla sua presenza, il suo volto è così bello e vicino al mio che non ho bisogno di parlare più forte di un sussurro, prima di baciarlo con foga.
“Chiavami forte, sfiniscimi, esplodimi dentro.” Accadrà soltando 55 minuti più tardi.

VENDETTA
Ci vuole qualche giorno ad organizzare, ci vuole la giusta occasione per sistemare ogni elemento nella giusta casella. La mia morale mi impone di cercare ancora una spiegazione e una riappacificazione con Andrea, ma mi accorgo, discutendo al telefono e davanti a una pizza, che ormai i nostri sono le ultime scintille di un rapporto che non doveva durare. Potrei dichiararla finita e sfogare il mio dolore negli orgasmi del mio bull, ma lui è così sicuro di avere ragione che decido fermamente di dargli una lezione.
Tre giorni dopo la pizza mi accordo con lui per venire a casa mia, ci sono cose che devo ridargli, civilmente. Quando suona alla mia porta sono in intimo, quello del nostro ultimo anniversario, e lo seduco abbastanza da fargli credere che se ne andrà di qui di nuovo single, ma con le palle vuote nella mia bocca. Sorride mentre lo spoglio, sorride mentre lo spingo su una sedia, smette di sorridere quando entra lui, il mio bull, nudo.

“No che cazzo…?” dice, piccato, alzandosi.
“Zitto, coglione, stai lì seduto. ORA!” urla il mio bull, e incredibilmente Andrea si siede obbediente come un cagnolino ben addestrato.
Sono stupita. “Incredibile…” sussurro, mentre “lui” mi lascia libera di fare un paio di piccoli nodi per fermare Andrea. Abbiamo già fatto questo giochino e ricordo una delle sue eiaculazioni più immotivate, ancora mentre mi spogliavo su di lui. Infatti il suo cazzetto -tale ora devo definirlo poichè a meno di due metri c’è oltre una spanna di membro eretto che ha già goduto della mia bocca per diversi minuti attendendo il suono del campanello- è pienamente eretto, segno del suo sottile apprezzare quella situazione. “Niente di forzato, povero coglione” dico con disgusto al suo orecchio chiudendo la stoffa con un nodo “apprezza invece la tua vera natura di cornuto…”
“… Sei una troia.” sibila con un’espressione mista tra il dolore del darmi ragione e l’ego. Uno schiaffo mi parte automatico.
“Mi avessi dato qualche soddisfazione, non saremmo a questo punto, Andrea! Non sono la tua pompinara, il tuo buco dove sfogarti e non dare niente in cambio! Per quello puoi andare a troie come tutti i tuoi amici!” urlo fuori di me, un anno di livore accumulato mi porta quasi a dargli un’altra sberla, ma la mano di “lui” mi ferma.
“Ferma… Non vuoi farlo godere, no?” “no, certo!!” dico con rabbia, mentre mi viene indicato il sesso di Andrea che stilla una goccia di sostanza.
Gli piace tutto questo… Incredibile.
“Gli piacerà di meno dover assistere. Almeno un po’.” la mia mano viene portata sul sesso turgido a cui subito si accompagna la mia bocca. Non ho alcuna fretta, lui non concluderà nella mia bocca, non ora almeno, perciò posso dedicarmi a ingoiarlo come una passione, quasi fine a sè stessa, procurandogli piacere senza un timer che scorre verso una fine, se non molto remota.
Spennello con la lingua, disegno ghirigori sul suo sesso con la punta, carezzo, massaggio e ingoio per il puro piacere di farlo, di eccitarmi, di umiliare Andrea, davanti a lui che osserva colei che lo amava dedicarsi ad un altro, come lui mai avrebbe potuto resistere.
Tutto avviene davanti ad Andrea, alla minima distanza possibile perché odori e calori gli arrivino e non possa partecipare, ansimo nel suo orecchio mentre sto appoggiata a novanta allo schienale della sedia e “lui” mi lecca da dietro. Per la penetrazione, che avviene dopo un tempo in cui Andrea sarebbe già venuto almeno tre volte e addormentatosi due, voglio che veda.
“Voglio che veda tutto.” dico al mio bull, e ci portiamo sul letto, su cui lui si sdraia, e io massaggio il suo cazzo eretto come un tronco d’albero.
Probabilmente la pentrazione vera e propria suscita le ultime pulsioni sentimentali di Andrea.

“Io… Mi dispiace…” piagnucola, mentre bacio quel sesso eretto mostrandogli cosa voglia dire un vero cazzo. “Troppo tardi, Andrea. Un anno e innumerevoli orgasmi mancati troppo tardi.” gli rispondo. Mi muove un po’ a compassione, temevo questo momento. Lascio il mio bull per andare da Andrea, alzandogli il volto per guardarlo.
“Penso che sarebbe finita comunque, tra noi. Forse non così, ma mi conosci abbastanza, non posso vivere di puro amore e servire te, non ad un’età in cui ancora ho uno dei piaceri della vita. Per me amare è condividere, non donare continuamente.” mi guarda, come se avese capito. “Ma io non pensavo che fosse un problema… Principessa… Mi sono sforzato, ci ho provato, ma tu… Insomma, io devo fare un sacco di cose…”
Insopportabile coglione! Gli mollo un ceffone a piena mano che fa esclamare un “ehilà!” pure al bull.
“Tu, stallone, zitto e fermo!” gli urlo. “E tu, egocentrico bastardo… Io non pensavo, io mi sono sforzato, io ci ho provato, io devo fare… io! Io! Io! Io! Sei sempre TU al centro, e gli altri fuori, o in errore!”
Mi dirigo decisa verso il mio cazzo, inerpicandomi sul letto e massaggiandolo quasi con violenza, non che abbia bisogno di ulteriori stimoli.
“Ti ho detto un sacco di volte che problemi ci fossero, ogni volta promettevi e basta! Adesso te ne esci di qui come il coglione che sei, ma prima ti farò vedere ancora cosa vuol dire scoparmi, cosa tu ti sei perso per egocentrismo e pigrizia, e cosa avresti potutto avere!”
“Ma principessa…”

“Principessa un cazzo!!” ruggisco incazzata nera, e con un colpo deciso mi impalo completamente sul mio bull, passando ad una chiavata intensa e rabbiosa che fa scricchiolare le doghe del letto, rantolare il bull, ed evidentemente causando piacere ad Andrea. Questa sono io, e non posso non esserlo, non sempre, ho bisogno di passione, e vita, ed emozioni, e quel miserabile davanti a me con l’uccello gocciolante non me ne ha mai dato un decimo di quel che ho dato a lui.
Scopo il mio bull così forte che quasi mi provoco dolore, ma voglio godere ancora in viso ad Andrea, voglio che mi veda esplodere di piacere e farcire dell’orgasmo di un vero uomo, almeno a letto.
“Anf… Sai che… Dovresti essere quella ad essere scopata, non…” piagnucola il bull sotto di me, mi giro quel che basta a guardarne il volto deformato dal piacere.
“Perché, ti spiace? Non credo! Quindi zitto e godi!” mi giro di nuovo verso Andrea. “aneiaculazione: vuol dire che questo stallone dura almeno dieci volte più di te!”
Continuo con la mia cavalcata forsennata per un tempo indefinito, Andrea gocciola davanti a me con il volto diviso tra la tristezza, la rabbia e l’eccitazione, il bull ogni tanto mi solleva e con colpi di bacino mi piccona da sotto come un martello pneumatico, è tutto così forte e intenso che il primo orgasmo (il terzo, ormai) mi lascia solo con la voglia di averne ancora, e questo letto non ha mai sentito urla come queste, con quel coglione sulla sedia.
Andrea viene più volte in maniera quasi grottesca, lenti getti poco interessanti di sperma colano sul suo sesso che si affloscia per tornare eretto dopo poco e ricominciare. Uno spettacolo ridicolo, soprattutto sotto i colpi potenti del cazzo sotto di me, quasi dolorisi, quasi spasmodici, totalmente appaganti.
Il bull mi solleva e dà una serie di affondi letali nel mio sesso, una scarica di penetrazioni che mi fa raggiungere un orgasmo totale, da vista offuscata e lacrime agli occhi, ed esplode in getti bollenti su per il mio sesso, li sento correre nella sua asta e poi dentro di me, riampiendomi, appagandomi, deliziandomi.
Mi affloscio via da lui e si erge subito su di me. “Non hai ancora…” piagnucolo, venendo colpita in bocca da un paio di ultimi schizzi densi. Splendido.

ERASE AND REWIND
Andrea se ne va con la coda (o non era la coda?) tra le gambe, un sacchetto di plastica con dentro vestiti lasciati a casa mia. Non mi importa di lui, poteva evitare tutto questo. Giro lo sguardo verso la porta della camera da letto dove sta appoggiato “lui”, vestito, interessante anche così.
“E ora che si fa?” chiede.
“Non lo so, Alec… Ti va di uscire a cena e poi al cinema?” sorrido.

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

La Spiona 3




Era stata una lunga settimana di preparativi e ora ero lì con Francesca che guidava secondo le mie istruzioni verso il Supermercato più vicino. Era Sabato
e ormai erano già le dieci. Preparati, arriva, scendi dal treno il tempo era passato velocemente. Lei, silenziosa e tesa, aveva fatto il bonifico sul conto che le avevo indicato. Avevo dovuto aprirne uno apposta.

Sembrava ubbidiente. Francesca è una ragazza intelligente e con tante palle, forse era stata proprio questa caratteristica ad averla portata in questa situazione. Mentre
filosofeggiavo mi resi conto che eravamo già al supermercato e io dovevo iniziare.

– Francesca sei sicura ?
– Simo dai lo sai che devo andare avanti su questa strada o mi sputtano a vita.
– Pensavo che lo facevi un po’ anche per Marco.
– Io gli voglio bene, ma solo quello che ho dovuto versarti sul tuo conto mi corrisponde a due vacanze mega con animatori compresi.
– Capisco, ma io ho bisogno di un sì o di un no netti.
– Sì, OK, và bene. Che cazzo.

Non era da lei usare queste parole. Avevo previsto che potesse bloccarsi.

Aspettai che avessimo parcheggiato e presi la mia cartellina.

– Simo cosa hai lì.
– Leggi
– Una liberatoria per te e le tue collaboratrici ?
– Sorry non voglio sorprese. Firmi e per due giorni accetti di essere completamente a mia disposizione. Ho lavorato tutta la settimana per voi. Mi sono impegnata con altri e quindi
o firmi o alzo il telefono e non se nè fà nulla. Ovviamente tu potrai fermare tutto quando vuoi ma allora io avrò la libertà di rompere il dovere alla riservatezza.
– Ma queste persone di cui mi parli…
– No loro saranno tranquille, con quello che le paghi ci mancherebbe del resto.
Devo anche dirti che Marco ha già firmato un documento analogo al tuo.
– Marco ?
– Riservatezza prima di tutto. Anche tu devi essere garantita.
– Brava, ma è legale ?
– Leggi bene ci sono le regole a cui vi dovrete attenere. E’ un contratto tra privati che se leggi bene è abbastanza generico per avere valore un possibile legale. Il contratto lo fate con me.
Ma poi chi se ne frega se è legale o no, ti immagini se dovesse venire fuori ?
– Immagino.

Firmò. Sapeva che a modo mio ero una persona seria e corretta. Da quel momento io per loro non ero più Simo, ma volevo che mi chiamassero Cristina. Sempre.

La spedii a fare la spesa da sola con la lista di cose che avevo preparato, mentre io facevo partire il tram.

Spesa del weekend per una piccola comitiva: fatta. Arrivati nella sua casa al mare, dove Marco stata preparando le cose secondo le mie istruzioni: fatto. Io e Marco ci eravamo visti in settimana
a casa mia. Mi raccomandai che da quel momento non dovevano parlarsi tra di loro.

Ovviamente Cristina fece scaricare tutto alla signorina Francesca. Io avevo lavorato tutta la settimana ora toccava a lei.

Scesi nel garage della villetta per controllare il lavoro di Marco, mentre Francesca stava mettendo a posto la spesa. Aveva ordine di non uscire dalla cucina. Spedii Marco in stazione a prendere due
mie gradite ospiti e cominciai a preparare Francesca.

La volevo bella e eccitante. Via occhiali e vestiti mi concentrai sul trucco. Le feci una coda di cavallo legata con un nastro nero e poi cominciai a trasformarla con un makeup gothic.

Crema idratante, fondotinta compatto e poi la cipria color avorio.
Ombretto viola per gli occhi e rossetto rosso per le labbra. Infine un collare nero per il collo, uno degli acquisti fatto in settimana. Le ciglia: avrei voluto mettergliele di quelle finte ma poteva essere una complicazione, così mi sono accontentata di fissare bene con un mascara trasparente le sopracciglia.

La misi davanti allo specchio e sorrisi. La sua pelle di porcellana la rendeva fantastica ed anche lei se ne rese conto. Non si accorse neanche che stavo legando attorno alla sua vita una catenina con un campanellino attaccato sul davanti, che le pendeva tra le gambe. Per fortuna non dovevo occuparmi del suo boschetto che era ben curato di suo.

– E’ ora che cominci a preparare la tavola e a fare il pranzo senza rovinare il mio lavoro.
– Quanta gente siamo Simo ?
– Da ora in poi io sono Cristina e tu mi dai del lei. CAPITO STRONZA ??

Urlai incazzata.

– Scusa.
– Vedo che non capisci…

La feci mettere piegata, appoggiata sul tavolo e comincia a somministrarle una piccola lezione sul culetto con una paletta da ping pong che mi ero portata dietro. Mi ero dimenticata di farla
contare e persi il conto. Mi fermai quando il sedere era bello rosso. Per fortuna mi ero ricordata di dirle di non piangere, non mi andava di ricominciare il lavoro.

– Visto che sei stata brava e ubbidiente niente zucchina. Andiamo sul classico.

Le feci prendere un banana di quelle verdi piccole e le permisi di ungerla con un po’ di olio di semi.

La infilò dietro tutta da sola, tenendo gli occhi bassi non osandomi guardare.

– Brava e non perderla o passiamo a qualcosa di più consistente. Io vado a cambiarmi. Tu prepara il pranzo e mi raccomando il trucco.

Avevo regolato il termostato a venti gradi in modo che non sudasse ma che non avesse neanche freddo. Eravamo a marzo e non c’era tutto questo caldo. Sapevo che sudava molto ed ero preoccupata per il makeup. Doveva essere seducente e figa. Carne di prima scelta per le mie ospiti.

Mentre mi cambiavo e truccavo nel soggiorno, sentivo il suono del campanellino in cucina.

Avevo quasi finito che suonarono alla porta. Sono precise pensai.

Mi fà piacere.

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: