Frenesia travolgente by Idraulico1999 [Erotico]




Passeggiando nel supermercato sotto casa tra un reparto e l’altro, il mio pensiero si perdeva nella scelta d’un buon vino che s’adattasse perfettamente a ciò che dovevo servire per un gruppo d’invitati tanto esigenti quanto mal desiderati, in tal modo invece d’occuparmi della cena con i relativi invitati, pensavo di gran lunga come sarebbe stato gradevole provare un bel paio di scarpe, piuttosto che stare lì a scegliere un vino con un retrogusto di fico o di rose. Nel frattempo che la mia mente attraversava tutti i reparti, arrivando alla cassa sentii all’improvviso un brivido attraversarmi la schiena, le mie braccia furono colpite da qualcuno, avvertii nettamente un respiro caloroso accarezzarmi il collo nudo, le mie cosce sbilanciate e i miei sensi sul punto di perdere l’equilibrio, finché una mano mi cinse definitivamente il polso, successivamente mi sentii chiaramente avvolgere le spalle da un braccio energico che accarezzava ogni centimetro della mia pelle, fin tanto che non s’abbracciò del tutto.

Io mi voltai e guardai con una palpabile eccitazione, ma anche con una colossale e inattesa sorpresa quello che stava giustappunto accadendo, poiché il giovane che avevo di fronte era un ragazzo bellissimo con due grandi occhi color nocciola esaltati dalla pelle scura, deliziosa come la cioccolata, che in quel momento avrei voluto far scorrere tra le mie labbra umide. Lui sembrò guardarmi con aria soddisfatta, mi sorrise, io arrossendo scostai nel frattempo lo sguardo per appoggiarlo su di lui subito dopo, in quanto in un attimo ci ritrovammo nella sua autovettura, dato che non ci presentammo nemmeno. Senza dire una parola mi sedetti alzando la minigonna, aprii un bottone della mia camicetta rossa leggera che lasciava trasparire le forme, accavallando con tutta la mia femminilità le gambe e mettendo in mostra le cosce, sapendo di sedurlo, eppure continuamente sognando che lui affondasse il viso lì in mezzo nella mia fica. A dire il vero mi gustai le sue occhiate sempre più intense che si estendevano velocemente tra i miei seni, dai capezzoli che iniziavano a spingere sulla stoffa, alle cosce che allusivamente ogni tanto spostavo incrociandole un sia a destra sia a sinistra, facendogli intravedere le mutandine rosse trasparenti ormai già imbevute della mia intima e odorosa essenza di femmina in calore.

Dopo una breve ma allusiva occhiata di benestare, ci dirigemmo progressivamente verso la periferia della città allontanandoci dal grande traffico, giacché io ero accanto a lui esultante e festosa con la camicetta appena allacciata, in quanto il suo sguardo insinuante e provocante m’intrigava parecchio, perché s’insediava in mezzo alle gambe e tutta questa vicenda m’eccitava infervorandomi moltissimo. In quella precisa occasione io inclinai un po’ il sedile, mentre lui guidava con la mano sinistra e con l’altro braccio m’avvolgeva le spalle, ogni tanto ci scambiavamo un bacio furtivo, disinteressati e incuranti delle macchine che ci superavano. La sua mano in seguito scivolò nella mia camicetta sbottonandola di più, lui squadrò i miei seni svettare dal reggiseno a balconcino, i capezzoli gonfi e sodi che spingevano, strizzò un capezzolo con due dita, io mi morsi le labbra straripanti di desiderio, gli offrii le mie cosce stupende e la sua mano scivolò lentamente, alzai le natiche per fargli posto e lasciargli a tal punto esplorare beatamente tutto.

La sua mano si perse dentro di me, nel mio corpo, nella mia carne, nella mia pelosissima fica aperta e irrorata in ogni parte, strofinò a palmo aperto il clitoride scivoloso e voglioso. Lui entrava e usciva, arrivando alle mie natiche aperte e gocciolanti, la mia mano cercava la sua chiusura lampo captando distintamente il suo virile desiderio salire a dismisura, sennonché mi lasciai andare, mi toccai i seni e li schiacciai con ardore sfregando i capezzoli, mentre le sue dita assediavano la mia fica molestandola, diventata ormai impaziente e smaniosa di fare la sua conoscenza. L’orgasmo stava per arrivare fulmineo e inatteso, il mio viso s’illuminò, poiché il mio corpo fremeva ribollendo tutto, io muovevo le cosce con insistenza, lanciai in conclusione un urlo d’intenso piacere giammai sperimentato prima d’allora.

Vivacemente mi godetti per alcuni minuti il mio meraviglioso orgasmo in silenzio, in verità non avevamo molto tempo, perché dovevamo rientrare, però in un piazzale lui invertì il senso di marcia, cercammo un posticino per fermarci, infine lo trovammo dopo pochi minuti sotto alcuni alberi al riparo da occhi curiosi e invadenti. Lì ci baciammo finalmente con libidine, dato che le nostre lingue s’incrociavano golosamente, le nostre mani si cercavano, la tensione e il turbamento erano ancora altissimi.

Lui era notevolmente eccitato e voglioso di me, io ancora bagnata, non appieno soddisfatta, aprii finalmente la chiusura lampo e leccai i suoi boxer aderenti, assaporando il suo cazzo direi non molto grosso, però regolare nella sua proporzione diventato frattanto sodo e ben eretto. Accovacciata tra le sue gambe lo baciavo con desiderio, lo leccavo, lo succhiavo, mentre lo feci sparire nella mia bocca appassionata, le mie natiche scoperte l’invitavano al piacere e lui con forza iniziò a insidiarle e a spingersi sempre più in fondo, per poi uscire di continuo dentro e fuori.

Io mi fermai un istante e con la bocca gocciolante lo baciai, nel tempo in cui le sue dita mi cercavano ancora spostandosi tra le mie cosce e muovendosi in ogni angolo della mia pelosissima e rigogliosa fica. La mia vagina versava al di fuori un immensità di fluidi saporiti e sugosi, sue testuali parole, giacché io ero piena di lui e gridai con ingordigia e con voracità il mio intimo godimento, sragionando per il piacere che provavo. Lui m’afferrò a quel punto il viso tra le mani e cominciò a schiacciarlo sul suo cazzo sempre più velocemente, mentre le mie dita penetravano nella sua bocca facendolo gemere.

Io iniziai a danzare morbidamente sulla sua mano mentre intercettavo che l’orgasmo stava annientandomi e sottomettendomi, tenuto conto che non potevo più trattenermi. I nostri corpi erano ormai avvolti in uno soltanto, pervasi da un’eccitazione prorompente e violenta, di questo andare venimmo abbondantemente bagnando tutto, dissetandoci l’uno dell’altra, infine ci rilassammo alcuni minuti con baci affettuosi e compassionevoli, perché ne avevamo proprio bisogno. Il tempo era manifestamente volato, adesso bisognava tornare a casa, tuttavia un pomeriggio così non lo avremmo in nessun caso dimenticato né trascurato.

In conclusione ci demmo un ultimo lungo bacio, infine io rientrai verso casa continuando a fantasticare e a vaneggiare per tutta la notte.

{Idraulico anno 1999}

 

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Quel giovedì mattina by taycio [Vietato ai minori]




Avevo cambiato lavoro da pochi mesi. La nuova azienda era ben più piccola della precedente, ma grazie alla lungimiranza del vecchio proprietario aveva quello che si dice un respiro internazionale. Respiro che era capacemente sostenuto dagli eredi, Massimo ed Eleonora. Lui ingegnere elettronico sulla cinquantina, si occupava dei reparti tecnici e produttivi, lei, di cinque o sei anni più giovane, laureata in economia gestiva amministrativi e commerciali. I due reparti erano piuttosto separati: difficilmente un commerciale aveva idea di cosa succedesse giù in linea e, parimenti, in fabbrica non c’era idea della realtà dei piani superiori. Uniche rare deroghe erano concesse a noi dell’ufficio tecnico che, in fase di progettazione, dovevamo sapere esattamente cosa volesse il cliente. Nelle mie saltuarie visite “ai piani alti” ebbi occasione di stringere una simpatica amicizia con Michela. Non furono tanto i capelli lunghi e mori, o gli occhioni intensi che mi fecero interessare a lei, ma piuttosto il suo sorriso e la sua lingua, tanto tagliente da farle sempre avere la battuta pronta, senza contare la naturale affinità che concedevano le nostre età, distanti solo di un anno. Da qualche battuta lì per lì, entrammo più in confidenza fino a qualche chattata sullo Skype aziendale e qualche messaggino ogni tanto. Forse non era mai capitato di telefonarsi sui cellulari personali, mai fino al quel giovedì mattina.

Mi sentii squillare il telefono. Michela era coi titolari in compagnia di un cliente asiatico che stava discutendo di un macchinario di cui avevo seguito grossa parte del progetto. Stava avanzando delle domande molto di dettaglio e neppure Massimo era in grado di esaudirlo a pieno, così pensarono a chiedere a me.
Li raggiunsi nell’ufficio della padrona, un ampio spazio luminoso con una bellissima edera che scendeva dalla libreria e due stampe naif che adornavano le pareti insieme a qualche targa delle varie associazioni industriali. Di là dalla scrivania sedeva maestosa e fasciata da un elegante tubino Eleonora: due occhi glaciali, vispi, incorniciati da una folta cascata di boccoli biondi, una femme fatale da far ribollire il sangue nelle vene. Accanto a lei un impacciato fratello e ancora di fianco Michela, più sportiva, in jeans e giacca. Davanti un cinese vestito di tutto punto che snocciolava un perfetto inglese. Mi sedetti di fianco a lui e, badando minuziosamente al non mancargli mai di rispetto, mi proposi di rispondere a qualsiasi sua domanda. Superai in grande scioltezza l’esame: conoscevo quel macchinario come le mie tasche. Fu naturale conseguenza che io mi aggregassi a loro per il pranzo.

A tavola Eleonora mi fissò negli occhi e si complimentò con me per la bella figura che avevamo fatto col cliente: raramente vedeva tecnici così capaci di affrontare situazioni colloquiali. “Abbiamo scelto bene con te! Non trovi, Michela?! Ed è pure molto molto carino” esclamò con uno sguardo colmo di malizia. Michela rispose a tono: “Non potevate scegliere di meglio!” Mi sentii al contempo in imbarazzo e orgoglioso di me. Sentii il cuore accelerare e fui avvolto da una vampata di calore. Riuscii solo a sdrammatizzare con un “beh, tutto un trucco per farmi invitare a pranzo…” e tirai giù una sorsata d’acqua fresca. Fu un’occasione molto costruttiva e il cliente si congedò dicendo che entro un paio di giorni avrebbe dato una risposta definitiva.

Il lunedì successivo Eleonora mi chiamò nel suo ufficio. Michela era già lì ad attendermi. “Ragazzi miei, complimenti! Davvero! Il cinese ha confermato l’ordine, ma ha richiesto esplicitamente te come capo tecnico per l’installazione. Manderò voi due come supporto e direzione degli installatori.” Accettammo di buon grado: era un’ottima occasione per la carriera. E poi, si sa, certi viaggi possono diventare divertenti. Bastò davvero poco per farmi fantasticare… Eleonora proseguì: “E in ogni caso mi piacerebbe potervi invitare a cena questo mercoledì per festeggiare. Massimo non ci sarà tutta la settimana: la ex moglie si fa sbattere dal maestro di tennis e i figli toccano a lui, ma mi farebbe piacere se andassimo almeno noi tre…”

M’incamminai nel luminoso corridoio. Complice il tono selvaggio con cui Eleonora aveva esploso quello “sbattere”, riuscivano a venirmi in mente solo fantasie piccanti su Michela. Pensavo all’occasione intima che ci stava offrendo quel viaggio di lavoro. M’immaginai con lei a cena in un lussuoso ristorante, serviti e riveriti. Io in giacca e camicia, lei con un vestitino morbido rosso. Immaginai di fissarla negli occhi, di prenderla per mano, accompagnarla in ascensore alla volta del suo giaciglio, di fissarla, di percepire il suo respiro caldo ed eccitato. Fantasticai di sfiorarle le labbra col pollice, poi di afferrarle il volto e baciarla, dapprima lento e curioso, poi con foga, con passione. Pensai alla mia lingua lottare con la sua, guizzare nella sua bocca, i miei denti serrati dolcemente sul suo labbro. Poi la porta di camera spalancarsi di colpo. Lei tirarmi a sé, dentro, obbligandomi a seguirla, le nostre lingue ancora incrociate. Le mie labbra sul suo collo, le mie mani forti sulle cosce, per salire tirandole su il vestitino fino a brandire quelle sue dolci e sode chiappette. Immaginai di sollevarla di peso, le sue gambe cinte attorno ai miei fianchi, le mie mani comode sotto i sui glutei, le nostre lingue ancora in acceso combattimento. Quindi con foga scaraventarla sul letto, chinarmi ai suoi piedi, toglierle con un morso il delicato tanga di pizzo, tuffare la lingua nella sua calda caverna. Leccarle la vagina, percepirne l’odore, vederla gemere e contorcersi ad ogni mia passata, ad ogni mio affondo di lingua. Immaginavo i suoi occhi profondi in preda a chissà quale spirito di estasi. Poi il rumore delle macchine della fabbrica. Senza neppure accorgermene ero già arrivato in produzione. Ci volle il mio bloc-notes per nascondere la vistosa erezione che invadeva i miei boxer.

Arrivò mercoledì sera. Mi lavai con cura, non trascurai alcun dettaglio: barba fatta, profumato, esplorai ogni orifizio del mio corpo. Indossai una morbida e al contempo ruvida camicia di lino sopra un jeans chiaro che mi regalavano un aspetto libero e selvaggio. Avevo in mente solo Michela. Avrei cercato di stuzzicarla durante l’arco della cena, senza però mancare di attenzione per Eleonora…il capo è pur sempre il capo. Era un compito arduo, una sfida di alto livello: mi piaceva! Dopo l’avrei invitata a bere un paio di drink. “Ottima tattica”, pensai. Mi presentai con lieve anticipo al ristorante. Di lì a poco arrivò Michela, truccata di tutto punto e stuzzicante come non mai. Unica nota dissonante, una velata tristezza negli occhi ed un broncetto di sottofondo. “Ehi, cos’è quel muso?! Siamo qui per rilassarci!”. “Non ci badare…è colpa di Giorgio. È da lunedì sera che litighiamo per la storia della Cina. Mi vuole un gran bene, ma soffre tremendamente un po’ di gelosia e un po’ d’inferiorità.” Mi raccontò che il suo compagno Giorgio, del quale parlava poco o nulla sul lavoro, le faceva storie per il viaggio. Lui non poteva capire l’importanza di una trasferta: nel suo mestiere non capitava mai di viaggiare, se non per qualche breve e vicino corso di aggiornamento.

Ci distolse il rumore cadenzato di un tacco dodici sul marciapiede. Avvolta in un elegantissimo vestito da sera, coi boccoli composti e sinuosi, si stava avvicinando Eleonora. Che splendido spettacolo. Aprì le braccia che, sinuose, reggevano una pochette brillantinata. Salutò e ci baciò affettuosa. Ci sedemmo.

La cena proseguì serena. Non parlammo granché di lavoro, ma piuttosto delle nostre passioni, dei nostri viaggi e delle inclinazioni personali. Facevo fatica a rispettare i miei propositi. Eleonora mi stava stregando: un po’ per il rispetto del ruolo e un po’ per l’aspetto decisamente intrigante, non riuscivo a trovare lo spazio immaginato per Michela. Ma nonostante ciò la conversazione fu piacevole e disinvolta.

Uscimmo. Eleonora si congedò. Io e Michela restammo un paio di minuti a parlare, ma sul momento di proporle una bevuta, le trillò il cellulare. Lesse il messaggio e non riuscì a trattenere un sorriso compiaciuto. “Dimmi se non è un’offerta di pace questa!” esclamò puntandomi lo schermo in faccia. Giorgio le aveva inviato una foto di fragole e di una bottiglia di prosecco adagiata in una glacette scintillante. “Corro ad accettarla” concluse. Mi baciò sulla guancia e scappò alla volta del suo uomo.

Mi sentii gelare. I piani per la serata erano clamorosamente saltati, infranti senza pietà da uno sprazzo d’inventiva del deludente compagno.

Mi accesi una Chesterfield, mi appoggiai contro il muro e rimasi a pensare che era andata male, cercando di consolarmi all’idea che, forse, in Cina mi sarei potuto rifare…ma ad ogni tirata ci credevo sempre meno. Non mi restava che tornarmene a casa, da solo come un cane, e tirarmi una ricca sega fantasticando su come sarebbe potuta evolvere la serata. Avrei immaginato le sue chiappette nude provocarmi e la sua bocca vogliosa avvolgere il mio cazzo…ma sarebbe solo rimasto un piacevole esercizio mentale.

Assorto tra i miei peccaminosi e delusi pensieri vidi accostare una bellissima Mercedes nera, un favoloso cupè di quelli su cui noi maschietti facciamo sognare le natiche quando visitiamo gli autosaloni. Ne uscirono due eleganti cosce accompagnate da un composto e sensuale movimento del capo: era Eleonora. “Chi non ha testa abbia gambe!” esclamò decisa “mi sono dimenticata il coprispalle…ci tengo un casino…” e la vidi sparire nel ristorante.

Ricomparve dopo neppure un minuto con in mano il suo trofeo “e te che ci fai ancora qui? T’hanno lasciato solo?” chiese strizzando l’occhiolino. Le dissi che semplicemente mi ero trattenuto per fumare l’ultima sigaretta per poi fiondarmi a letto. Non credo di averla convinta fino in fondo: aveva due occhi troppo furbi per farsi raccontare mezze verità del genere. “Offrimene una…ti faccio compagnia!” perentoria!

Le detti una cicca e me ne accesi un’altra.

“T’ha lasciato solo soletto, eh?!” Chiese impertinente. “No…è solo tornata a casa dal suo uomo…” risposi timidamente. “Beh, puoi dirlo: sei andato in bianco… ma non temere. Ti capisco, capita anche a me!” Risposi che mi restava difficile crederlo: aveva l’aria di una donna che poteva avere tutto. Mi chiese se mi fossi fatto un pensierino su Michela e concluse esclamando “Con l’amica o la parente per una volta non è niente!” Ridemmo e proseguimmo a conversare per qualche minuto. Continuavo a fissare la sua auto. Lo notò e, dal nulla, mi chiese se mi avrebbe fatto piacere provarla. Accettai titubante ma felice.

Mi sedetti al volante di quel bolide con Eleonora accanto che m’incoraggiava a schiacciare l’acceleratore. Quei pochi minuti di guida furono un orgasmo, un totale piacere. “Ehi, visto che te la cavi bene e io sono un po’ brilla, mi accompagni a casa? Poi ti tieni la macchina e domattina passi da qui prima del lavoro, andiamo a recuperare la tua e andiamo in ufficio. Per il ritardo ti autorizzo io.” La sua autorevolezza e pacatezza mi agitarono ma al contempo m’impedirono di dirle di no. Aveva un fortissimo ascendente su di me. Respirai forte e riuscii solo a proferire un “dove stai?”.

In pochi minuti fummo sotto casa sua. Mi disse di parcheggiare in una corte privata. “Dai, sali che ci beviamo una grappa, ho una barricata spettacolare. Mi sembra il minimo per sdebitarmi del servizio taxi!” e si lasciò andare in una grassa risata. Ipnotizzato, decisi di salire. Nell’ascensore non riuscivo che a guardarla negli occhi, fissarle i fianchi e fantasticare. Era tutto così surreale. A tratti s’affacciava il mio grillo parlante e mi richiamava alla realtà, ricordandomi che era una venditrice e ammaliare era il suo lavoro. Entrammo. Prese il coprispalle e lo poggiò su una sedia. Poi mi fissò dritto negli occhi. Sorrise lentamente e caricò le pupille di malizia: “Sono cosciente dei ruoli e ancor più che non farai mai il primo passo, ma allo stesso tempo so esattamente che anche tu lo vuoi…quindi lasciati andare: ci penso io!” Neppure il tempo di reagire e mi sentii afferrare le spalle, un caldo contatto di labbra, poi la lingua delicata ma potente forzare la mia bocca. L’assecondai a pieno, le detti il permesso di dominare anche quella parte di me. Ci abbandonammo ad una sensuale pomiciata. Slinguazzata dopo slinguazzata il respiro si fece sempre più forte e le mani, sempre più audaci, andavano a cercare zone più intime e più erogene sul corpo dell’altro. Dalle spalle passò al petto, aprì la camicia, mi afferrò per i pettorali. Le avvolsi i fianchi, poi scesi fino alle gambe. Coi polpastrelli le sfioravo le cosce cercando di regalarle dei piccoli brividi.

Mi afferrò la cervicale, mi tirò a sé e mi morse il labbro inferiore. Per reazione le strizzai le chiappe con vigore. Le sollevai il vestito. Forzai l’elastico del tanga e infilai la mano sul davanti. Le dita scivolarono sicure sul pube liscio e morbido. Iniziai a massaggiarle il basso ventre e con movimenti rotatori le sfioravo il clitoride, quasi per solleticarlo e renderlo partecipe dei nostri giochi.

Con decisione mi tolse la camicia, mi slacciò la cintura e fece calare fino alle caviglie jeans e boxer. Il pisello uscì svettante dall’elastico, con la punta già umida, pronta a nuove esplorazioni. Eleonora s’inginocchiò al mio cospetto. Sfruttai la discesa per sfilarle completamente il vestito, quindi le sganciai deciso il reggiseno che avvolgeva due belle e voluttuose tette adornate da due vigili capezzoli porpora.

Afferrò decisa le mie natiche e fece sparire il mio amichetto tra le sue labbra. Dette inizio ad un sapiente pompino. Dapprima accoglieva tutto il pene nelle fauci, poi si dedicava all’asta, quindi sondava la cappella con la lingua per poi scendere a succhiare e mordicchiare i testicoli. Mi stava regalando delle sensazioni talmente intense da crederle surreali. Per un lungo istante persi cognizione della realtà, tanto da non capire se fossi desto o sognante.

In un attimo di lucidità la osservai, le presi il volto tra le mani, la sollevai delicatamente e la invitai a sedersi sul divano. Fu il mio turno in ginocchio. Le tolsi con foga le mutande e affondai la lingua in lei. I sapori, i profumi, il calore, quella dolce vulva schiusa al mio cospetto, i gemiti che ritmavano quell’atto deliziavano tutti i cinque sensi e mi spingevano a continuare più deciso. La mia lingua stava limonando quella vagina, ora dal basso verso l’alto, ora la penetrava, ora roteava, per poi scendere al perineo e andare ad insinuarsi in un soffice e voglioso buco del culo. Iniziai ad assaporarle l’ano mentre con le dita tenevo compagnia alla passera e al seno. Eleonora era in preda all’estasi.

Si alzò, mi fece allungare sul divano e si piazzò sopra di me a formare un elegante sessantanove. Le nostre bocche continuarono a deliziarci l’un l’altra. Ad un tratto sentii la sua lingua tintillare il mio buchino, quindi il medio affondare nelle mie viscere…non riuscii a trattenere un soddisfatto gemito. “Ah…guarda guarda, un maschietto cui piace che giochino con il suo culetto!” esclamò Eleonora, soddisfatta e maliziosa. Si alzò, mi prese per mano e mi condusse in camera sua. Mi fece stendere sul comodo matrimoniale. Dal cassetto estrasse un anal plug, mi fissò negli occhi cercando di capire quale sarebbe stata la mia reazione, ma riuscì a leggere solo libido. Ciucciò con golosità il giocattolo, poi mi alzò le gambe, mi leccò bene tra le chiappe e m’infilzò con perizia. La mia erezione prese vigore. Eleonora si sedette su di me, guidò il pisello dentro di lei ed iniziò una lunga cavalcata. Si agitava e io le strizzavo le tette e insinuavo medio ed indice nel suo culetto. Lo sguardo tradiva un grosso piacere da parte sua.

I suoi gemiti crebbero rapidamente. Le strizzai le tette, affondò le sue unghie nel mio pettorale e urlò di godimento per una manciata indefinibile di secondi: era venuta.

La girai a pecora, estrassi il dildo dalle mie viscere e iniziai a cavalcarla. Pian piano adagiai il mio busto sulla sua schiena ed iniziai a dominarla con vigorose stantuffate. Le affondai i denti sul collo, come un predatore. Estrassi il cazzo dalla vagina e lo puntai sul buchino del culo. Con un colpo di reni lo accolse dentro di sé. Ripartii con lenti affondi, poi sempre più veloci. La sentii opporre resistenza e stringere. Il piacere salì alle stelle e non riuscii a trattenermi oltre: capitolai nel suo accogliente intestino.

Mi sfilai, ci sdraiammo di fianco e ci lasciammo andare ad un lungo ed intenso bacio… “Mi sa che in Cina ci vengo anch’io…” sussurrò Eleonora.

 

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Ricerche Frequenti:

Romina, 18 anni – Vi racconto della volta in cui ho scopato con mio zio-




Vorrei dirvi che sto per raccontarvi qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno di voi lettori ha mai fatto per stuzzicare la vostra fantasia, ma quella che scriverò è semplicemente la mia esperienza, un’esperienza come altre che mi porto dentro e che mi fa provare intense emozioni ogni volta che ci ripenso.

Ho compiuto diciotto anni da poco, mi chiamo Romina, frequento il liceo e la mia vita sentimentale va abbastanza bene, c’è sempre qualche ragazzo che vuole uscire con me, ma li trovo molto noiosi, così difficilmente accetto.

Non nascondo che mi hanno sempre affascinato gli uomini maturi, forse per la mia età è abbastanza comune, ma in particolare ho sempre trovato estremamente interessante mio zio, il fratello di mio padre.

Lui ha quarant’anni, è un bell’uomo, non si è sposato, fa la sua vita da single e pare si goda la vita, lo ammiro per questo, poi passa molto tempo in palestra e si vede, ha un fisico scolpito, due braccia robuste, insomma è davvero attraente.

La prima volta che ho fatto pensieri del genere su mio zio sono rimasta sconvolta, poi, man mano ho iniziato a pensare che finché restavano fantasie non c’era niente di male.

Sono passata ad immaginarlo nudo, mi sono domandata più volte come potesse essere il suo cazzo, la forma, la grandezza e se faceva godere le donne come quegli attori di film porno.

Insomma, ho passato alcune sere a toccarmi la figa pensando a lui e ho avuto certi orgasmi potenti che nemmeno i ragazzi con cui scopavo mi facevano provare.

Io a mio zio piacevo, lo so perché vedevo come mi guardava e so per certo che se non fossi stata sua nipote, ci avrebbe provato.

A volte, lo facevo apposta, quando so che veniva a pranzo o a cena da noi, mi vestivo sempre un po’ provocante, indossavo qualcosa che esaltasse le mie tette e il mio culo, mi piaceva apparire bella ai suoi occhi.

Comunque, per farla breve, un pomeriggio sono andata a trovarlo con una scusa, lui è sembrato molto contento di vedermi, mi aprì con un pantaloncino corto e una canottiera che evidenziava il suo fisico scolpito, stava facendo un po’ di allenamento.

Era leggermente sudato, mi piaceva quello spettacolo, credo di essermi bagnata subito, soprattutto quando mi sono soffermata a guardargli il cazzo, non ho resistivo, si intravedeva la sagoma.

Credo che lui si fosse accorto di questo gesto, mi sorrise e mi fece entrare, mentre parlavamo continuò a fare gli esercizi, era difficile per me non fissargli il corpo mentre si muoveva.

Parlammo del più e del meno, indossavo una gonna molto corta, di quelle che so, piacevano a lui, ad un certo punto ho aperto le gambe, lui stava facendo delle flessioni e non ha potuto fare a meno di buttare uno sguardo.

Credo che quella visuale gli piacque molto, perché dopo qualche minuto notai una reazione tra i pantaloni, il suo cazzo si stava gonfiando.

Si sollevo da terra e si asciugò il sudore, poi mi disse che avevo delle belle gambe, le accavallai, si sedette vicino a me, ormai il suo cazzo duro era in evidenza e non se ne preoccupò, ormai era chiaro che ci avrebbe provato

Posò una mano sul mio ginocchio, io allargai le gambe, fu il segnale di via libera, la infilò sotto la gonna, toccò le mutandine bagnatissime, mi sorrise malizioso, poi iniziò a muovere un dito sotto, mi stuzzicò il clitoride. Mi lasciai andare a gemiti di piacere, intanto la mia mano aveva aperto la zip e tirato fuori il suo cazzo, che come immaginavo, era bello grosso.

Mi chinai per prenderlo in bocca, lo spompinai accuratamente, volevo che fosse soddisfatto del lavoro, gemette più volte, mi sussurrò che ero una nipote maialina e che lo stavo eccitando da impazzire.

Credo che fosse davvero al limite, perché ad un certo punto mi prese di forza e mi portò sul tavolo del salotto, mi sdraiò e senza alcun preliminare, mi tolse le mutandine e mi penetrò nella figa.

Quella mosse audace mi eccitò ancor di più, sentivo la sua verga entrare e uscire velocemente, sapeva come scopare e far godere una donna e me lo stava dimostrando ripetutamente in quel momento.

Mi toccai il clitoride per godere di più mentre spingeva dentro,sempre più a fondo, ero letteralmente fuori di me, quel suo scoparmi in quel modo così prepotente mi faceva perdere il controllo.

Ho goduto per tutto il tempo, zio mi ha fatta mettere anche a pancia sotto sul tavolo, mi ha confessato che gli piace troppo fottere in quella posizione, adora sentirsi potente, mi ha tenuto per i fianchi e mi ha scopato forte, me lo ha messo dentro a ripetizione e alla fine, quando è stato molto vicino all’orgasmo, mi ha schizzato tutto lo sperma sul culo.

Un vero peccato perché avrei tanto desiderato spompinarlo ancora e poi farmelo spruzzare sulle labbra, glielo confessato, in risposta lui me lo ha messo in bocca e me lo ha fatto asciugare per bene, poi mi ha liberato e mi ha detto che ero una gran porcellina e che se volevo, potevo andare a trovarlo più spesso.

Sono passata dalla fantasia alla realtà, dopo la nostra prima scopata, sono andata un altro paio di volte a trovarlo e a fare sesso, devo dire che ogni volta è un qualcosa di forte e pazzesco, eccitante e trasgressivo.

Il pensiero che è mio zio che mi sta facendo godere, fa si che ogni volta i miei orgasmi siano fottutamente potenti e indimenticabili.

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