Le sensazioni della gita 3 – Silvia by mammamia [Vietato ai minori]




Lo guardo.

Sono stata a letto con diversi ragazzi nella mia vita, eppure non ricordo di avere mai visto un cazzo così grosso. Lo prendo con entrambe le mani. Inizio a segarlo. Su e giù. Piano piano. Non c’è fretta. Sono una professionista, io. Accompagno dei movimenti rotatori. Sembra gradire. Dalla mia posizione inginocchiata, alzo lo sguardo verso il suo volto. Mi sta osservando fargli la sega. Ha uno sguardo concentrato, ma so che dentro è felice come un bambino a Natale.

Noto per la sua faccia di bronzo, Paolo ci ha provato con quasi tutte le ragazze della scuola. Me compresa. Sarà contento di depennarmi dalla lista delle ragazze “non ancora” e di aggiungere il mio nome alla categoria “seghe”. Continuo a segarlo con entrambe le mani. Avvicino la bocca al suo membro. Rimango un po’ lì. Gli sfioro il glande con le labbra. Poi mi allontano, ridacchiando sadicamente.

Niente pompino, mio caro! Devi soffrire un po’!

Mi ci avvicino di nuovo. Mi lecco le labbra. Lo fisso negli occhi con aria di superiorità. Con la consapevolezza di essere io a dominare la situazione.

Non te lo faccio ancora un pompino, Paolino caro!

Lo massaggio. Palmo aperto, accarezzo tutta l’asta del pene fino alla cappella. In cima al membro, chiudo la mano a pugno e lo sego fino in fondo. Su. E poi giù. Avvicino nuovamente la bocca. Lo guardo negli occhi. Lecco la cappella.

Gli faccio segno di no con la testa. Spero stia impazzendo!

Riprendo a masturbarlo. Mi fermo un attimo.

Non deve venire subito!

Approfitto della pausa per sfilarmi la maglia. Non voglio mica essere l’ultima a spogliarmi! Sul letto della stanza, Davide e Valentina si dilettano ormai da parecchi minuti ad emulare i rapporti sessuali dei cani. Con movimenti profondi e regolari, Davide penetra da dietro Valentina, che emette dei silenziosi guaiti al ritmo delle spinte infertole. Allo stesso ritmo, le sue tette si muovono avanti ed indietro con movimento ipnotico. Ogni tanto un po’ invidio quel seno. Non che desideri avere una quinta misura… però non mi dispiacerebbe riuscire almeno a riempire a pieno una prima!

Slacciato il reggiseno, noto che Paolo mi guarda stupito. Non si aspettava che portassi reggiseni imbottiti. Molto imbottiti! Ci rido su: mi lecco l’indice della mano, che poi uso per massaggiare il capezzolo sinistro. Spero abbia recepito il messaggio: “ebbene sì, le tette offerte sono queste. Però le so usare bene!” E poi le tette non sono tutto. Anche se bisogna ammettere che la loro dimensione influisce molto sul giudizio che i maschietti attribuiscono ad una ragazza. Valentina, ad esempio, a parte un seno enorme, cosa può offrire? Non credo che naso storto, occhi piccoli e pelle cadaverica siano cose piacevoli da vedere in una ragazza. Inoltre, continua a tingersi i capelli di un nero corvino, facendo risaltare ancora di più il colore chiarissimo della sua pelle. Eppure… guarda come se la sta sbattendo, Davide! Quelle tette sono ipnotiche per i ragazzi.

A fianco del letto, Danilo sta filmando il documentario sulla riproduzione canina con il suo telefonino. Io pensavo fosse gay! Ma non credo che un gay si diverta a girare un video amatoriale mentre si masturba come un pazzo con l’altra mano. Avvicino il busto al grosso cazzo di Paolo. Lo guido verso il mio seno. Gli faccio scivolare la cappella sui miei capezzoli turgidi. Prima uno. Poi l’altro. Gli do un bacio sulla cappella e mi alzo. Mi guarda con sguardo implorante.

Non me ne vedo, caro, tranquillo.

Mi levo solo i pantaloni. Li abbasso un po’, poi li lascio scivolare da soli fino a terra. Guardandolo fisso negli occhi, mi inginocchio nuovamente. Continua la mia opera. Su e giù. A ritmo costante. Mi lecco la mano destra. Dal polso fino alla punta del dito medio. Poi lo masturbo con la manina umida. La lubrificatura non è ancora perfetta, però. Mi avvicino un po’ con il viso e lascio cadere un filo di saliva sul cazzo. Spalmo bene il lubrificante naturale lungo l’asta. Ancora su e giù. Su e giù. Ce ne vuole ancora un po’. Sputo sulla cappella. Ora si che le mani corrono su e giù senza problemi. Aumento un po’ il ritmo. Potrebbe essere il momento di un piccolo trucchetto. Mentre mi muovo lungo l’asta con la mano destra, uso la sinistra per solleticargli le palle. Chiude gli occhi. Gli piace. Piace a tutti!

Anche la Silvietta ha gli occhi chiusi. Ilaria da qualche minuto le sta leccando la micetta. Non mi sarei mai aspettata che Ilaria avesse simili gusti. Anche se ora capisco il perché non è in grado di indossare nulla di più femminile di una felpa. Avrei dovuto capirlo subito. Di femminile, quella ragazza ha ben poco. Spalla larghe da sportiva. Curve pressoché inesistenti. Avrebbe dovuto dirmelo, però. Le amiche si dicono tutto. Invece devo venire a scoprire una cosa del genere guardandola mentre fa ansimare la Silvietta, spalle al muro in balia dell’abilità della sua lingua.

Avvicino nuovamente la bocca al cazzo di Paolo. Tiro fuori la lingua e lecco l’asta. Tutta. Dallo scroto al glande. Giunta al termine, apro la bocca. Con un movimento di bacino, Paolo ci infila il cazzo dentro. Non riesce più ad aspettare. Non ce la fa più! Lo lascio fare. Non faccio più nulla. Tengo la bocca aperta e lo lascio penetrarla come meglio preferisce. Mi prende per i capelli. Ma non mi fa male. E’ un po’ come se mi grattasse la testa. Continua a penetrarmi la bocca. Divarico le gambe. Per quanto sia possibile farlo stando in ginocchio. Scosto leggermente le mutandine ed inizio a massaggiarmi. Paolo mi ha vista. La situazione lo eccita tantissimo. Gli afferro il cazzo ed inizio a segarlo a gran velocità. Con una mano mi prendo cura del suo membro, mentre mi prendo cura della mia micetta con l’altra. Inarca la testa all’indietro. Ha dei piccoli spasmi. Mi bagna tutto il seno. Poi, guardandolo fisso negli occhi, avvicino il suo cazzo ai miei capezzoli e ci spalmo per bene sopra quel poco di sperma che ancora il suo cazzo produce. Me lo infilo un ultima volta in bocca e lo ciuccio come fosse un calippo.

Mi alzo da terra. Non c’è più nulla da ciucciare! Mi pulisco un attimo con un fazzoletto. Non mi piace avere le mani appiccicose. Mi ricade l’occhio su due sul letto. Difficile non notarli. Il finemente depilato pube di Davide si appoggia a ritmo costante sull’ano di Valentina, mentre la penetra con esperienza da dietro. Mi eccitano! Dicono che sono una passione esclusivamente maschile, eppure a me i film porno piacciono molto. Mi sfilo il tanga e vado a sedermi sulla sedia di fronte al letto. Mi appoggio allo schienale, allargo le gambe ed inizio a massaggiarmi la fica guardando i due scopare sul letto. Guardo il sudore scendere dai lunghissimi capelli di Valentina fino alle sue mani, che stringono a pugno alcuni lembi delle lenzuola del letto. Mi piacerebbe essere al suo posto, in questo momento. Inoltre, il fatto che Danilo stia riprendendo il tutto contribuisce ad aumentare la mia eccitazione. Mi lecco la mano con cui mi sto masturbando. Aumento il ritmo dei massaggi sul clitoride. Piego la testa all’indietro e la appoggio sullo schienale della sedia.

Chiudo gli occhi.

Immagino di essere al posto di Valentina. Di essere sul letto, dominata da dietro da Davide. Di ricevere profonde penetrazioni regolari. Di sentire il sudore del suo pube bagnare il mio sedere. So che il mio sedere gli piace. Glielo ho sentito dire una volta. E non solo a lui. Piace a tutti! Sono fiera della scritta sul muro dei bagni dei maschi “te lo sbatterei in culo!” a fianco del mio nome!

Qualcuno ferma la mia mano. Riapro gli occhi. Ilaria è in ginocchio di fronte alla sedia. Scosta la mia mano e avvicina la testa alla mie grazie. Inizia a leccarmi. Piano piano. Quasi timidamente. Mi sento un po’ agitata. Per me sarebbe un’esperienza nuova. E poi non è una persona qualunque, ma una cara amica.

Guardo la Silvietta, seduta per terra, schiena appoggiata al muro, con l’aria rilassata. Decido che anche io voglio le stesse attenzioni. Prendo il gesto di Ilaria come il coraggio di confessarmi finalmente la sua omosessualità. Così mi metto comoda sulla sedia e la lascio fare. Ha capito che le lascio carta bianca. Dopo qualche leccata e dolce bacio sull’apertura della vagina, mi allarga le labbra e comincia a leccarmi il clitoride. A ritmo elevato, ma con estrema dolcezza. Si sta prendendo cura della mia fica con tenerezza. Come fosse la sua. Ora capisco non solo i suoi gusti sessuali, ma anche le scenate di gelosia quando mi sapeva in giro con altre persone. Pensavo volesse essere la mia migliore amica. Invece voleva di più. Prenditi ora tutto ciò che vuoi, amica mia! In quanto donna, conosce molto bene le esigenze femminili. Nessun fidanzato mi aveva mai leccata così bene là sotto! Le metto le gambe sulle forti spalle da sportiva. Sono tutta tua. Appoggio nuovamente la testa sullo schienale della sedia e chiudo gli occhi. Mi rilasso. Poi mi metto le mani sul seno ed inizio a massaggiarmi le tette. Mi stimolo i capezzoli. Ansimo. Mi sento. Ansimo ancora. Sempre di più. Il cuore batte sempre più forte. Ho delle contrazioni. Provo un forte piacere.

Riapro gli occhi. Ilaria mi guarda con uno sguardo soddisfatto. Continua, amica mia. Ti prego. Nota il mio sguardo. Un misto tra rilassato ed implorante. Ricomincia a prendersi cura di me.

Davide invece ha smesso di prendersi cura di Valentina. Lei lo guarda con sguardo interrogatorio: non gli ha chiesto di smetterla! La fa sdraiare di schiena, testa al limite del bordo del letto. Allarga le gambe. Ne vuole ancora. Davide non se lo fa ripetere: riprende a penetrarla. E io che pensavo che la scopasse da dietro per non vedere il suo viso. Obiettivamente, non è molto carina. Pensavo si potesse scopare con lei solo “mettendole un sacchetto sulla testa!” Dicono tutti così. Credo che Davide abbia voglia di vedere la quinta della Valentina andare su e giù al ritmo delle sue penetrazioni. Così le vede benissimo. Anche a lei piace la nuova situazione. Mi imita: tira su le gambe e le appoggia sulle spalle del “compagno”. La penetra più in profondità.

Paolo torna dal bagno. Aveva bisogna di una rinfrescata dopo il mio trattamento! Pene di nuovo in erezione alla mano, si avvicina al letto, dove appoggia il membro nei pressi della testa di Valentina. Inizia a masturbarsi davanti al viso eccitato di lei. Mentre viene scopata, prende il cazzo di Paolo con la mano destra ed inizia a masturbarlo. La vedo che prova a lavorare allo stesso ritmo delle spinte offertele da Davide. E’ facile. Lui la penetra con calma. Poi attira Paolo verso la sua bocca. Gli lecca la cappella. Sono contenta della scelta di Paolo. Se vuole un altro pompino, vuol dire che gli è piaciuto tanto il mio lavoro. Valentina prova a leccargli l’asta. Non ci riesce bene. Per quanto Davide la scopi con ritmo calmo, non è facile fare un pompino in quelle condizioni. La comprendo. E la invidio. Per quanto ammetto che le attenzioni di Ilaria sono così rilassanti. Tutti i massaggiatori dovrebbero imparare a fare quello che Ilaria mi sta facendo! Valentina decide di prendere in bocca il cazzo di Paolo. Al ritmo imposto da Davide, usa bocca e mano destra per prendersi cura di Paolo. In quanto cantante, sebbene dilettante, il senso del ritmo è proprio di Valentina. Danilo li sta ancora riprendendo. Solo che ora non si masturba più: ci pensa la Silvietta a farlo. Ogni tanto con una, a volte con entrambe le mani, la Silvietta corre su e giù lungo il pene di Danilo, che le tiene la lunga coda di cavallo bionda. Mi cade l’occhio sul seno della mia compagna. Devo smettere di guardare le tette delle altre. E’ deprimente per me! Trovo incredibile come una ragazza minuta come lei abbia un seno del genere. Gli lecca l’asta. Lo scroto. Poi prende in bocca il cazzo. Tira verso di sé Danilo facendo presa sui suoi glutei. Lo ha tutto in bocca! E io che pensavo che la Silvietta fosse una ragazza casta. Sta così qualche secondo, poi fa uscire il membro di Danilo per riprendere fiato. Lui smette di riprendere la Valentina ed i suoi compagni di avventure: ha altro da filmare. La Silvietta saluta la telecamera con un timido cenno della mano, poi ripete l’operazione. E’ fatale. Danilo esplode in un mare di sperma. Gli occhiali rosa della Silvietta sono da ripulire. Danilo si siede sulla sedia a fianco alla mia. Mi guarda con uno sguardo stupito e sconvolto. Deve essergli piaciuto molto.

Altri sussulti. La situazione, insieme alle attenzioni di Ilaria, mi sta facendo passare tutto lo stress accumulato durante l’anno scolastico. In fondo, non è anche a questo che serve la gita scolastica? Ilaria mi sta facendo sentire amata e protetta. Accarezzo il dubbio della bisessualità. E anche i capelli biondi della mia amica.

Qualcosa entra in me. L’indice della mano destra di Ilaria esplora la mia vagina in cerca di nascosti punti particolarmente stimolanti. Presto le dita diventano due.

Puliti gli occhiali, la Silvietta si siede sul bordo letto, a fianco del viso di Valentina, ed inizia a masturbarsi. Si masturba e si morde le labbra. Credo proprio di essermi sbagliata sulla castità della Silvietta! Paolo abbandona la bocca della Valentina e si avvicina alla nuova arrivata. Lei non vedeva l’ora. Le apre le gambe. Inizia a scoparla. Lui in piedi, lei sdraiata sul bordo del letto. Paolo non è pacato come Davide nella sua azione. Tiene un buon ritmo nelle sue penetrazioni. Aumenta la velocità. Le tette della Silvietta vanno avanti ed indietro. Le guardo. Continuo a fissarle. Che sia un altro sintomo della bisessualità? Mi concentro su Ilaria.

Chiudo gli occhi. Mi abbandono sempre di più.

Si ferma all’improvviso. Che le succede? Riapro gli occhi. Davide è dietro di lei, pene in mano. Ilaria si alza. Mi sorride e si allontana. Si avvicina a Danilo, seduto sulla sedia a fianco alla mia. Gli bacia il pene a riposo. Poi sale. Gli lecca il pube. L’ombelico. Sale fino ai pettorali. Gli lecca un capezzolo. Il pene di Danilo torna in erezione. Ilaria si siede su di lui. Gli prende il cazzo con la mano. Lo accompagna verso l’ingresso della sua vagina. Spinge il suo corpo verso di lui. Si fa penetrare. E’ lei a comandare. Con movimenti rotatori del bacino si fa penetrare da Danilo, che rimane immobile sulla sedia. Si rilassa. La lascia fare. Il comportamento di Ilaria non mi stupisce. Non sta mettendo nel rapporto con Danilo la stessa passione con cui ha fatto rilassare prima la Silvietta e poi me. Tratta il cazzo di Danilo come un semplice vibratore. Non sta scopando con lui; è come se si stesse masturbando. Non gli importa di avere un rapporto con lui. Vuole solo il suo pene per farsi penetrare.

Guardo Davide. Si trova ancora di fronte a me. Masturbandosi piano piano per mantenere l’erezione, attende che io decida cosa fare. Ho deciso. Mi alzo dalla sedia e con un cenno del dito gli dico di seguirmi. Passo a fianco del letto. Valentina è sdraiata nella stessa posizione in cui Davide l’ha lasciata. Occhi chiusi ed aria appagata, si massaggia dolcemente la vagina con una mano e il seno con l’altra. Davide ci sa fare, a quanto pare. Paolo fa appoggiare alla Silvietta le gambe sulle sue spalle. Ad una presa migliore, corrisponde una penetrazione migliore. La Silvietta geme. Le sue tette non si muovono più: se le massaggia in cerca di maggiore piacere.

Ho raggiunto il mio comodino. Apro il cassetto della biancheria. Rovisto un po’.

Trovato!

Mi giro e mostro il vasetto di lubrificante a Davide. Lo vedo piacevolmente sorpreso. Mi avvicino al suo pene e gliene verso una bella striscia lungo tutta l’asta. Lo masturbo. Deve essere ben lubrificato. Per quello che voglio fare la saliva non basta! Torno alla mia cara sedia. Mi piego in avanti e mi ci appoggio con una mano. Con l’altra verso un po’ di lubrificante sull’ano. Poggio il tubetto sulla sedia e mi spalmo per bene la sostanza appena versata. Faccio un test del risultato: mostro a Davide come due dita entrino nel mio ano senza incontrare resistenza. Mi piego totalmente in avanti, appoggiandomi sulla sedia con le mani. Testa volta indietro. Devo vedere ciò che Davide fa. Mi viene incontro. Accompagna con la mano il suo pene lubrificato fino all’ingresso dell’ano. Sento la sua cappella. Poi spinge piano piano il bacino in avanti. Sta entrando. Non so se la famosa scritta nei bagni della scuola riferita a me sia stata scritta da lui, ma sono certa che Davide sta esaudendo un suo grande desiderio. Guarda spesso il mio lato B. Lo noto. Non lo impedisco. Sono molto fiera del mio sedere. Uno dei miei fidanzati passati diceva che nemmeno il tempo lo avrebbe potuto logorare. Sono pratica di sesso anale. Lo propongo a tutti i ragazzi con cui vado a letto. Lo pratico anche nell’autoerotismo, a volte. Eppure il mio sedere rimane… perfetto. Niente può logorarlo.

Lo sta spingendo dentro. Con calma. Ci sa proprio fare, il ragazzo. Inizio a masturbarmi con una mano. Una volta ho letto che, durante questo tipo di rapporti, la stimolazione vaginale rilassa la muscolatura anale, favorendo la penetrazione. Poi ho provato. Funziona davvero. Lo ha messo tutto dentro. Emetto dei gemiti. L’esperienza rende la pratica sempre meno dolorosa e sempre più piacevole. Sento il cazzo di Davide tornare indietro. Poi di nuovo avanti. Ed indietro. Avanti. Indietro. Gemo sempre più. Amo essere dominata da dietro!

Ai miei mugolii si mescolano quelli della Silvietta. Paolo eiacula sulla sua magrissima pancia. Lui è molto stanco. Lo si vede. Però ridacchia soddisfatto. La Silvietta si alza e si dirige verso il bagno. Non basta un fazzolettino per pulirsi la pancia. Tuttavia, intuisco dal suo sguardo che vuole ancora attenzioni.

Le lente e profonde penetrazioni di Davide sono una vera goduria per me.

Alla mia destra, Ilaria si muove agilmente sul pene di Danilo arruffandosi i capelli con le mani. Sembra impazzita. Inizia ad ansimare. Muove il bacino sempre più velocemente. Per un attimo, spasima. Poi si placa. Abbandona Danilo, stravolto sulla sedia. E’ soddisfatta.

Davide si ferma per un attimo al massimo della penetrazione. Mi dà una rapida leccata al collo. Poi mi scosta la mano dalla fica ed inizia a stimolarmi lui. Riprende la penetrazione anale, condita di ditalino. Mi appoggio nuovamente alla sedia con entrambe le mani. Avanti ed indietro. Avanti. Lo sento in fondo. Indietro. Lo sento. Non solo il pene. Ecco l’orgasmo anale che cercavo! Poi, Davide estrae dolcemente il pene dall’ano e mi riempe il sedere di sperma. Sono contenta. Si merita un po’ di piacere anche lui. E’ stato molto bravo. In futuro troverò il modo di ringraziarlo. Spero di doverlo fare anche per altre esperienze. Magari con la partecipazione di Ilaria. Ora non ho più dubbi sulla mia bisessualità.

 

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Frenesia travolgente by Idraulico1999 [Erotico]




Passeggiando nel supermercato sotto casa tra un reparto e l’altro, il mio pensiero si perdeva nella scelta d’un buon vino che s’adattasse perfettamente a ciò che dovevo servire per un gruppo d’invitati tanto esigenti quanto mal desiderati, in tal modo invece d’occuparmi della cena con i relativi invitati, pensavo di gran lunga come sarebbe stato gradevole provare un bel paio di scarpe, piuttosto che stare lì a scegliere un vino con un retrogusto di fico o di rose. Nel frattempo che la mia mente attraversava tutti i reparti, arrivando alla cassa sentii all’improvviso un brivido attraversarmi la schiena, le mie braccia furono colpite da qualcuno, avvertii nettamente un respiro caloroso accarezzarmi il collo nudo, le mie cosce sbilanciate e i miei sensi sul punto di perdere l’equilibrio, finché una mano mi cinse definitivamente il polso, successivamente mi sentii chiaramente avvolgere le spalle da un braccio energico che accarezzava ogni centimetro della mia pelle, fin tanto che non s’abbracciò del tutto.

Io mi voltai e guardai con una palpabile eccitazione, ma anche con una colossale e inattesa sorpresa quello che stava giustappunto accadendo, poiché il giovane che avevo di fronte era un ragazzo bellissimo con due grandi occhi color nocciola esaltati dalla pelle scura, deliziosa come la cioccolata, che in quel momento avrei voluto far scorrere tra le mie labbra umide. Lui sembrò guardarmi con aria soddisfatta, mi sorrise, io arrossendo scostai nel frattempo lo sguardo per appoggiarlo su di lui subito dopo, in quanto in un attimo ci ritrovammo nella sua autovettura, dato che non ci presentammo nemmeno. Senza dire una parola mi sedetti alzando la minigonna, aprii un bottone della mia camicetta rossa leggera che lasciava trasparire le forme, accavallando con tutta la mia femminilità le gambe e mettendo in mostra le cosce, sapendo di sedurlo, eppure continuamente sognando che lui affondasse il viso lì in mezzo nella mia fica. A dire il vero mi gustai le sue occhiate sempre più intense che si estendevano velocemente tra i miei seni, dai capezzoli che iniziavano a spingere sulla stoffa, alle cosce che allusivamente ogni tanto spostavo incrociandole un sia a destra sia a sinistra, facendogli intravedere le mutandine rosse trasparenti ormai già imbevute della mia intima e odorosa essenza di femmina in calore.

Dopo una breve ma allusiva occhiata di benestare, ci dirigemmo progressivamente verso la periferia della città allontanandoci dal grande traffico, giacché io ero accanto a lui esultante e festosa con la camicetta appena allacciata, in quanto il suo sguardo insinuante e provocante m’intrigava parecchio, perché s’insediava in mezzo alle gambe e tutta questa vicenda m’eccitava infervorandomi moltissimo. In quella precisa occasione io inclinai un po’ il sedile, mentre lui guidava con la mano sinistra e con l’altro braccio m’avvolgeva le spalle, ogni tanto ci scambiavamo un bacio furtivo, disinteressati e incuranti delle macchine che ci superavano. La sua mano in seguito scivolò nella mia camicetta sbottonandola di più, lui squadrò i miei seni svettare dal reggiseno a balconcino, i capezzoli gonfi e sodi che spingevano, strizzò un capezzolo con due dita, io mi morsi le labbra straripanti di desiderio, gli offrii le mie cosce stupende e la sua mano scivolò lentamente, alzai le natiche per fargli posto e lasciargli a tal punto esplorare beatamente tutto.

La sua mano si perse dentro di me, nel mio corpo, nella mia carne, nella mia pelosissima fica aperta e irrorata in ogni parte, strofinò a palmo aperto il clitoride scivoloso e voglioso. Lui entrava e usciva, arrivando alle mie natiche aperte e gocciolanti, la mia mano cercava la sua chiusura lampo captando distintamente il suo virile desiderio salire a dismisura, sennonché mi lasciai andare, mi toccai i seni e li schiacciai con ardore sfregando i capezzoli, mentre le sue dita assediavano la mia fica molestandola, diventata ormai impaziente e smaniosa di fare la sua conoscenza. L’orgasmo stava per arrivare fulmineo e inatteso, il mio viso s’illuminò, poiché il mio corpo fremeva ribollendo tutto, io muovevo le cosce con insistenza, lanciai in conclusione un urlo d’intenso piacere giammai sperimentato prima d’allora.

Vivacemente mi godetti per alcuni minuti il mio meraviglioso orgasmo in silenzio, in verità non avevamo molto tempo, perché dovevamo rientrare, però in un piazzale lui invertì il senso di marcia, cercammo un posticino per fermarci, infine lo trovammo dopo pochi minuti sotto alcuni alberi al riparo da occhi curiosi e invadenti. Lì ci baciammo finalmente con libidine, dato che le nostre lingue s’incrociavano golosamente, le nostre mani si cercavano, la tensione e il turbamento erano ancora altissimi.

Lui era notevolmente eccitato e voglioso di me, io ancora bagnata, non appieno soddisfatta, aprii finalmente la chiusura lampo e leccai i suoi boxer aderenti, assaporando il suo cazzo direi non molto grosso, però regolare nella sua proporzione diventato frattanto sodo e ben eretto. Accovacciata tra le sue gambe lo baciavo con desiderio, lo leccavo, lo succhiavo, mentre lo feci sparire nella mia bocca appassionata, le mie natiche scoperte l’invitavano al piacere e lui con forza iniziò a insidiarle e a spingersi sempre più in fondo, per poi uscire di continuo dentro e fuori.

Io mi fermai un istante e con la bocca gocciolante lo baciai, nel tempo in cui le sue dita mi cercavano ancora spostandosi tra le mie cosce e muovendosi in ogni angolo della mia pelosissima e rigogliosa fica. La mia vagina versava al di fuori un immensità di fluidi saporiti e sugosi, sue testuali parole, giacché io ero piena di lui e gridai con ingordigia e con voracità il mio intimo godimento, sragionando per il piacere che provavo. Lui m’afferrò a quel punto il viso tra le mani e cominciò a schiacciarlo sul suo cazzo sempre più velocemente, mentre le mie dita penetravano nella sua bocca facendolo gemere.

Io iniziai a danzare morbidamente sulla sua mano mentre intercettavo che l’orgasmo stava annientandomi e sottomettendomi, tenuto conto che non potevo più trattenermi. I nostri corpi erano ormai avvolti in uno soltanto, pervasi da un’eccitazione prorompente e violenta, di questo andare venimmo abbondantemente bagnando tutto, dissetandoci l’uno dell’altra, infine ci rilassammo alcuni minuti con baci affettuosi e compassionevoli, perché ne avevamo proprio bisogno. Il tempo era manifestamente volato, adesso bisognava tornare a casa, tuttavia un pomeriggio così non lo avremmo in nessun caso dimenticato né trascurato.

In conclusione ci demmo un ultimo lungo bacio, infine io rientrai verso casa continuando a fantasticare e a vaneggiare per tutta la notte.

{Idraulico anno 1999}

 

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Quel giovedì mattina by taycio [Vietato ai minori]




Avevo cambiato lavoro da pochi mesi. La nuova azienda era ben più piccola della precedente, ma grazie alla lungimiranza del vecchio proprietario aveva quello che si dice un respiro internazionale. Respiro che era capacemente sostenuto dagli eredi, Massimo ed Eleonora. Lui ingegnere elettronico sulla cinquantina, si occupava dei reparti tecnici e produttivi, lei, di cinque o sei anni più giovane, laureata in economia gestiva amministrativi e commerciali. I due reparti erano piuttosto separati: difficilmente un commerciale aveva idea di cosa succedesse giù in linea e, parimenti, in fabbrica non c’era idea della realtà dei piani superiori. Uniche rare deroghe erano concesse a noi dell’ufficio tecnico che, in fase di progettazione, dovevamo sapere esattamente cosa volesse il cliente. Nelle mie saltuarie visite “ai piani alti” ebbi occasione di stringere una simpatica amicizia con Michela. Non furono tanto i capelli lunghi e mori, o gli occhioni intensi che mi fecero interessare a lei, ma piuttosto il suo sorriso e la sua lingua, tanto tagliente da farle sempre avere la battuta pronta, senza contare la naturale affinità che concedevano le nostre età, distanti solo di un anno. Da qualche battuta lì per lì, entrammo più in confidenza fino a qualche chattata sullo Skype aziendale e qualche messaggino ogni tanto. Forse non era mai capitato di telefonarsi sui cellulari personali, mai fino al quel giovedì mattina.

Mi sentii squillare il telefono. Michela era coi titolari in compagnia di un cliente asiatico che stava discutendo di un macchinario di cui avevo seguito grossa parte del progetto. Stava avanzando delle domande molto di dettaglio e neppure Massimo era in grado di esaudirlo a pieno, così pensarono a chiedere a me.
Li raggiunsi nell’ufficio della padrona, un ampio spazio luminoso con una bellissima edera che scendeva dalla libreria e due stampe naif che adornavano le pareti insieme a qualche targa delle varie associazioni industriali. Di là dalla scrivania sedeva maestosa e fasciata da un elegante tubino Eleonora: due occhi glaciali, vispi, incorniciati da una folta cascata di boccoli biondi, una femme fatale da far ribollire il sangue nelle vene. Accanto a lei un impacciato fratello e ancora di fianco Michela, più sportiva, in jeans e giacca. Davanti un cinese vestito di tutto punto che snocciolava un perfetto inglese. Mi sedetti di fianco a lui e, badando minuziosamente al non mancargli mai di rispetto, mi proposi di rispondere a qualsiasi sua domanda. Superai in grande scioltezza l’esame: conoscevo quel macchinario come le mie tasche. Fu naturale conseguenza che io mi aggregassi a loro per il pranzo.

A tavola Eleonora mi fissò negli occhi e si complimentò con me per la bella figura che avevamo fatto col cliente: raramente vedeva tecnici così capaci di affrontare situazioni colloquiali. “Abbiamo scelto bene con te! Non trovi, Michela?! Ed è pure molto molto carino” esclamò con uno sguardo colmo di malizia. Michela rispose a tono: “Non potevate scegliere di meglio!” Mi sentii al contempo in imbarazzo e orgoglioso di me. Sentii il cuore accelerare e fui avvolto da una vampata di calore. Riuscii solo a sdrammatizzare con un “beh, tutto un trucco per farmi invitare a pranzo…” e tirai giù una sorsata d’acqua fresca. Fu un’occasione molto costruttiva e il cliente si congedò dicendo che entro un paio di giorni avrebbe dato una risposta definitiva.

Il lunedì successivo Eleonora mi chiamò nel suo ufficio. Michela era già lì ad attendermi. “Ragazzi miei, complimenti! Davvero! Il cinese ha confermato l’ordine, ma ha richiesto esplicitamente te come capo tecnico per l’installazione. Manderò voi due come supporto e direzione degli installatori.” Accettammo di buon grado: era un’ottima occasione per la carriera. E poi, si sa, certi viaggi possono diventare divertenti. Bastò davvero poco per farmi fantasticare… Eleonora proseguì: “E in ogni caso mi piacerebbe potervi invitare a cena questo mercoledì per festeggiare. Massimo non ci sarà tutta la settimana: la ex moglie si fa sbattere dal maestro di tennis e i figli toccano a lui, ma mi farebbe piacere se andassimo almeno noi tre…”

M’incamminai nel luminoso corridoio. Complice il tono selvaggio con cui Eleonora aveva esploso quello “sbattere”, riuscivano a venirmi in mente solo fantasie piccanti su Michela. Pensavo all’occasione intima che ci stava offrendo quel viaggio di lavoro. M’immaginai con lei a cena in un lussuoso ristorante, serviti e riveriti. Io in giacca e camicia, lei con un vestitino morbido rosso. Immaginai di fissarla negli occhi, di prenderla per mano, accompagnarla in ascensore alla volta del suo giaciglio, di fissarla, di percepire il suo respiro caldo ed eccitato. Fantasticai di sfiorarle le labbra col pollice, poi di afferrarle il volto e baciarla, dapprima lento e curioso, poi con foga, con passione. Pensai alla mia lingua lottare con la sua, guizzare nella sua bocca, i miei denti serrati dolcemente sul suo labbro. Poi la porta di camera spalancarsi di colpo. Lei tirarmi a sé, dentro, obbligandomi a seguirla, le nostre lingue ancora incrociate. Le mie labbra sul suo collo, le mie mani forti sulle cosce, per salire tirandole su il vestitino fino a brandire quelle sue dolci e sode chiappette. Immaginai di sollevarla di peso, le sue gambe cinte attorno ai miei fianchi, le mie mani comode sotto i sui glutei, le nostre lingue ancora in acceso combattimento. Quindi con foga scaraventarla sul letto, chinarmi ai suoi piedi, toglierle con un morso il delicato tanga di pizzo, tuffare la lingua nella sua calda caverna. Leccarle la vagina, percepirne l’odore, vederla gemere e contorcersi ad ogni mia passata, ad ogni mio affondo di lingua. Immaginavo i suoi occhi profondi in preda a chissà quale spirito di estasi. Poi il rumore delle macchine della fabbrica. Senza neppure accorgermene ero già arrivato in produzione. Ci volle il mio bloc-notes per nascondere la vistosa erezione che invadeva i miei boxer.

Arrivò mercoledì sera. Mi lavai con cura, non trascurai alcun dettaglio: barba fatta, profumato, esplorai ogni orifizio del mio corpo. Indossai una morbida e al contempo ruvida camicia di lino sopra un jeans chiaro che mi regalavano un aspetto libero e selvaggio. Avevo in mente solo Michela. Avrei cercato di stuzzicarla durante l’arco della cena, senza però mancare di attenzione per Eleonora…il capo è pur sempre il capo. Era un compito arduo, una sfida di alto livello: mi piaceva! Dopo l’avrei invitata a bere un paio di drink. “Ottima tattica”, pensai. Mi presentai con lieve anticipo al ristorante. Di lì a poco arrivò Michela, truccata di tutto punto e stuzzicante come non mai. Unica nota dissonante, una velata tristezza negli occhi ed un broncetto di sottofondo. “Ehi, cos’è quel muso?! Siamo qui per rilassarci!”. “Non ci badare…è colpa di Giorgio. È da lunedì sera che litighiamo per la storia della Cina. Mi vuole un gran bene, ma soffre tremendamente un po’ di gelosia e un po’ d’inferiorità.” Mi raccontò che il suo compagno Giorgio, del quale parlava poco o nulla sul lavoro, le faceva storie per il viaggio. Lui non poteva capire l’importanza di una trasferta: nel suo mestiere non capitava mai di viaggiare, se non per qualche breve e vicino corso di aggiornamento.

Ci distolse il rumore cadenzato di un tacco dodici sul marciapiede. Avvolta in un elegantissimo vestito da sera, coi boccoli composti e sinuosi, si stava avvicinando Eleonora. Che splendido spettacolo. Aprì le braccia che, sinuose, reggevano una pochette brillantinata. Salutò e ci baciò affettuosa. Ci sedemmo.

La cena proseguì serena. Non parlammo granché di lavoro, ma piuttosto delle nostre passioni, dei nostri viaggi e delle inclinazioni personali. Facevo fatica a rispettare i miei propositi. Eleonora mi stava stregando: un po’ per il rispetto del ruolo e un po’ per l’aspetto decisamente intrigante, non riuscivo a trovare lo spazio immaginato per Michela. Ma nonostante ciò la conversazione fu piacevole e disinvolta.

Uscimmo. Eleonora si congedò. Io e Michela restammo un paio di minuti a parlare, ma sul momento di proporle una bevuta, le trillò il cellulare. Lesse il messaggio e non riuscì a trattenere un sorriso compiaciuto. “Dimmi se non è un’offerta di pace questa!” esclamò puntandomi lo schermo in faccia. Giorgio le aveva inviato una foto di fragole e di una bottiglia di prosecco adagiata in una glacette scintillante. “Corro ad accettarla” concluse. Mi baciò sulla guancia e scappò alla volta del suo uomo.

Mi sentii gelare. I piani per la serata erano clamorosamente saltati, infranti senza pietà da uno sprazzo d’inventiva del deludente compagno.

Mi accesi una Chesterfield, mi appoggiai contro il muro e rimasi a pensare che era andata male, cercando di consolarmi all’idea che, forse, in Cina mi sarei potuto rifare…ma ad ogni tirata ci credevo sempre meno. Non mi restava che tornarmene a casa, da solo come un cane, e tirarmi una ricca sega fantasticando su come sarebbe potuta evolvere la serata. Avrei immaginato le sue chiappette nude provocarmi e la sua bocca vogliosa avvolgere il mio cazzo…ma sarebbe solo rimasto un piacevole esercizio mentale.

Assorto tra i miei peccaminosi e delusi pensieri vidi accostare una bellissima Mercedes nera, un favoloso cupè di quelli su cui noi maschietti facciamo sognare le natiche quando visitiamo gli autosaloni. Ne uscirono due eleganti cosce accompagnate da un composto e sensuale movimento del capo: era Eleonora. “Chi non ha testa abbia gambe!” esclamò decisa “mi sono dimenticata il coprispalle…ci tengo un casino…” e la vidi sparire nel ristorante.

Ricomparve dopo neppure un minuto con in mano il suo trofeo “e te che ci fai ancora qui? T’hanno lasciato solo?” chiese strizzando l’occhiolino. Le dissi che semplicemente mi ero trattenuto per fumare l’ultima sigaretta per poi fiondarmi a letto. Non credo di averla convinta fino in fondo: aveva due occhi troppo furbi per farsi raccontare mezze verità del genere. “Offrimene una…ti faccio compagnia!” perentoria!

Le detti una cicca e me ne accesi un’altra.

“T’ha lasciato solo soletto, eh?!” Chiese impertinente. “No…è solo tornata a casa dal suo uomo…” risposi timidamente. “Beh, puoi dirlo: sei andato in bianco… ma non temere. Ti capisco, capita anche a me!” Risposi che mi restava difficile crederlo: aveva l’aria di una donna che poteva avere tutto. Mi chiese se mi fossi fatto un pensierino su Michela e concluse esclamando “Con l’amica o la parente per una volta non è niente!” Ridemmo e proseguimmo a conversare per qualche minuto. Continuavo a fissare la sua auto. Lo notò e, dal nulla, mi chiese se mi avrebbe fatto piacere provarla. Accettai titubante ma felice.

Mi sedetti al volante di quel bolide con Eleonora accanto che m’incoraggiava a schiacciare l’acceleratore. Quei pochi minuti di guida furono un orgasmo, un totale piacere. “Ehi, visto che te la cavi bene e io sono un po’ brilla, mi accompagni a casa? Poi ti tieni la macchina e domattina passi da qui prima del lavoro, andiamo a recuperare la tua e andiamo in ufficio. Per il ritardo ti autorizzo io.” La sua autorevolezza e pacatezza mi agitarono ma al contempo m’impedirono di dirle di no. Aveva un fortissimo ascendente su di me. Respirai forte e riuscii solo a proferire un “dove stai?”.

In pochi minuti fummo sotto casa sua. Mi disse di parcheggiare in una corte privata. “Dai, sali che ci beviamo una grappa, ho una barricata spettacolare. Mi sembra il minimo per sdebitarmi del servizio taxi!” e si lasciò andare in una grassa risata. Ipnotizzato, decisi di salire. Nell’ascensore non riuscivo che a guardarla negli occhi, fissarle i fianchi e fantasticare. Era tutto così surreale. A tratti s’affacciava il mio grillo parlante e mi richiamava alla realtà, ricordandomi che era una venditrice e ammaliare era il suo lavoro. Entrammo. Prese il coprispalle e lo poggiò su una sedia. Poi mi fissò dritto negli occhi. Sorrise lentamente e caricò le pupille di malizia: “Sono cosciente dei ruoli e ancor più che non farai mai il primo passo, ma allo stesso tempo so esattamente che anche tu lo vuoi…quindi lasciati andare: ci penso io!” Neppure il tempo di reagire e mi sentii afferrare le spalle, un caldo contatto di labbra, poi la lingua delicata ma potente forzare la mia bocca. L’assecondai a pieno, le detti il permesso di dominare anche quella parte di me. Ci abbandonammo ad una sensuale pomiciata. Slinguazzata dopo slinguazzata il respiro si fece sempre più forte e le mani, sempre più audaci, andavano a cercare zone più intime e più erogene sul corpo dell’altro. Dalle spalle passò al petto, aprì la camicia, mi afferrò per i pettorali. Le avvolsi i fianchi, poi scesi fino alle gambe. Coi polpastrelli le sfioravo le cosce cercando di regalarle dei piccoli brividi.

Mi afferrò la cervicale, mi tirò a sé e mi morse il labbro inferiore. Per reazione le strizzai le chiappe con vigore. Le sollevai il vestito. Forzai l’elastico del tanga e infilai la mano sul davanti. Le dita scivolarono sicure sul pube liscio e morbido. Iniziai a massaggiarle il basso ventre e con movimenti rotatori le sfioravo il clitoride, quasi per solleticarlo e renderlo partecipe dei nostri giochi.

Con decisione mi tolse la camicia, mi slacciò la cintura e fece calare fino alle caviglie jeans e boxer. Il pisello uscì svettante dall’elastico, con la punta già umida, pronta a nuove esplorazioni. Eleonora s’inginocchiò al mio cospetto. Sfruttai la discesa per sfilarle completamente il vestito, quindi le sganciai deciso il reggiseno che avvolgeva due belle e voluttuose tette adornate da due vigili capezzoli porpora.

Afferrò decisa le mie natiche e fece sparire il mio amichetto tra le sue labbra. Dette inizio ad un sapiente pompino. Dapprima accoglieva tutto il pene nelle fauci, poi si dedicava all’asta, quindi sondava la cappella con la lingua per poi scendere a succhiare e mordicchiare i testicoli. Mi stava regalando delle sensazioni talmente intense da crederle surreali. Per un lungo istante persi cognizione della realtà, tanto da non capire se fossi desto o sognante.

In un attimo di lucidità la osservai, le presi il volto tra le mani, la sollevai delicatamente e la invitai a sedersi sul divano. Fu il mio turno in ginocchio. Le tolsi con foga le mutande e affondai la lingua in lei. I sapori, i profumi, il calore, quella dolce vulva schiusa al mio cospetto, i gemiti che ritmavano quell’atto deliziavano tutti i cinque sensi e mi spingevano a continuare più deciso. La mia lingua stava limonando quella vagina, ora dal basso verso l’alto, ora la penetrava, ora roteava, per poi scendere al perineo e andare ad insinuarsi in un soffice e voglioso buco del culo. Iniziai ad assaporarle l’ano mentre con le dita tenevo compagnia alla passera e al seno. Eleonora era in preda all’estasi.

Si alzò, mi fece allungare sul divano e si piazzò sopra di me a formare un elegante sessantanove. Le nostre bocche continuarono a deliziarci l’un l’altra. Ad un tratto sentii la sua lingua tintillare il mio buchino, quindi il medio affondare nelle mie viscere…non riuscii a trattenere un soddisfatto gemito. “Ah…guarda guarda, un maschietto cui piace che giochino con il suo culetto!” esclamò Eleonora, soddisfatta e maliziosa. Si alzò, mi prese per mano e mi condusse in camera sua. Mi fece stendere sul comodo matrimoniale. Dal cassetto estrasse un anal plug, mi fissò negli occhi cercando di capire quale sarebbe stata la mia reazione, ma riuscì a leggere solo libido. Ciucciò con golosità il giocattolo, poi mi alzò le gambe, mi leccò bene tra le chiappe e m’infilzò con perizia. La mia erezione prese vigore. Eleonora si sedette su di me, guidò il pisello dentro di lei ed iniziò una lunga cavalcata. Si agitava e io le strizzavo le tette e insinuavo medio ed indice nel suo culetto. Lo sguardo tradiva un grosso piacere da parte sua.

I suoi gemiti crebbero rapidamente. Le strizzai le tette, affondò le sue unghie nel mio pettorale e urlò di godimento per una manciata indefinibile di secondi: era venuta.

La girai a pecora, estrassi il dildo dalle mie viscere e iniziai a cavalcarla. Pian piano adagiai il mio busto sulla sua schiena ed iniziai a dominarla con vigorose stantuffate. Le affondai i denti sul collo, come un predatore. Estrassi il cazzo dalla vagina e lo puntai sul buchino del culo. Con un colpo di reni lo accolse dentro di sé. Ripartii con lenti affondi, poi sempre più veloci. La sentii opporre resistenza e stringere. Il piacere salì alle stelle e non riuscii a trattenermi oltre: capitolai nel suo accogliente intestino.

Mi sfilai, ci sdraiammo di fianco e ci lasciammo andare ad un lungo ed intenso bacio… “Mi sa che in Cina ci vengo anch’io…” sussurrò Eleonora.

 

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