normal life by aedon [Vietato ai minori]




E’ mattina, colazione in pigiama, barba, le mie rughe sono crudeli, riflesse nello specchio mi rammentano i miei imminenti quarantacinque anni. Il letto, invece, rammenta al mondo intero la mia solitudine, single per scelta … degli altri.
Mi vesto senza allegria per un altra giornata in un ufficio dove le soddisfazioni sono miraggi e gli stimoli chimere lontane.
Salgo sulla mia Opel corsa del 1990, un gioiello verde bottiglia che fa girare la testa alle donne che incontro sulla mia strada …. Intendiamoci … girano la testa dall’altra parte.

Eh si, oggi mi sono alzato con il piede sbagliato.

In ufficio passo davanti la stanza di Domenica, la nostra segretaria, Dio quanto me la farei, oggi ha indosso un vestito a fiorellini bianco, le arriva poco sopra il ginocchio, due gambe dritte e ben modellate. Entro, ormai sono un mago delle scuse.

“Ciao Domenica, buongiorno, hai notizie dei documenti che dovevo ricevere via fax da Milano …”

Non ho nessun cliente a Milano, me lo sono inventato di sana pianta, la storia è così credibile che temo un giorno mi chiederanno le fatturazioni, sono sull’orlo del licenziamento, me lo sento.

“No Mauro, ancora niente …”
Mi guarda con i suoi occhi marroni da cerbiatta, le sue labbra invitanti e poi …. la sua scollatura …. quella fantastica scollatura da cui si intravedono due seni piccoli (se si può chiamare piccola una terza, io la chiamo benedizione divina ma, oggi non faccio testo) . Annuisco fintamente pensieroso, anche oggi ho ricevuto la mia razione quotidiana di bellezza, la saluto cercando di fissare nella mia mente ogni centimetro di pelle rubato con gli occhi.

La mia scrivania è un delirio, pile di pratiche assicurative da evadere, accendo il computer, vado sul sito più usato dal novanta per cento della popolazione lavorativa che possiede un computer : www.facebook.com. User e password e sono dentro, ho quattromila inviti per farmville ed un altro miliardo di giochini ruba-tempo a cui non do nessuna importanza. Un banner mi dice che hanno scoperto il metodo per farmi allungare il pisello di 12 centimetri … si è sparsa la voce ?

Ieri ho chiesto l’amicizia a dodici sconosciute, ho solo una risposta : Caterina. Dall’unica foto che ha sul suo profilo non capisco se è carina o è uno scaldabagno, voglio essere ottimista, inizio col mandarle un messaggio.

In stanza arriva Martina Lombardi, la vicedirettrice dello studio, Dio quanto me la farei (lo so lo avevo già detto delle segretaria … ma perché limitarsi ad una donna sola ?) .

“Mauro, la pratica Federici, una settimana fa mi hai detto che era pronta, non l’ho vista …”

Nemmeno buongiorno, che modi ! la pratica la vedo benissimo, è la prima partendo dal fondo nella pila delle pratiche da sbrigare … quella delle pratiche già evase non esiste.

“Si scusami Martina, l’ho spedita col corriere alla firma del direttore, dovrebbe tornare oggi … appena arriva te la vengo a portare …”

La sua faccia è poco convinta, mi squadra dubbiosa, mi sento come quando la maestra mi interrogava, forse le faccio la giustificazione, falsifico la firma, ovviamente.

“Va bene, cerca di sbrigarti …”

Se ne va, le mie pupille rimangono appiccicate al suo culo ondeggiante che lascia la stanza creando un vuoto d’aria … quel perfetto cerchio perineale (culo) meriterebbe tutte le attenzioni del mondo, invece la stronza se la fa con il figlio del direttore, un viziatissimo cretino che la tratta di merda, io la farei sentire una regina, osannata e venerata come una dea, sarei disposto a farle la “ola” ogni volta che si spoglia.
Torno al mio lavoro : Caterina, vediamo se mi ha risposto, leggo : “Ciao sono contenta della tua richiesta di amicizia, ho trentotto anni, gli amici mi dicono che ne dimostro di meno …”

“See, perché sono amici tuoi, fammi giudicare a me, se postassi delle foto migliori lo potrei decidere io”.
Oggi sono un poco acido, continuo a leggere : “tu cosa fai di bello nella vita, parlami un po’ di te”

Il novantanove per cento dei discorsi via messaggio o chat è sullo stesso tono, si cerca di conoscersi, prima in maniera virtuale credendo di poter scremare l’enorme mare di teste di cazzo che ci sono al mondo, poi se la persona virtuale ti piace acconsenti al primo incontro.
In verità non si screma un bel niente, dall’altra parte ci può essere chiunque, magari ti invaghisci del Marilyn Manson del basso Lazio credendo che sia l’ultimo gioiello umano rimasto sul mercato.

Rispondo al messaggio di Caterina di getto. Sul mio aspetto non posso dire nulla, la foto del mio profilo è vera, è quella scattata in tribunale dalla mia ex pochi minuti prima dell’ufficializzazione del divorzio, in quella foto sono un fiore, ero felice.
Per il resto ovviamente le scrivo che lavoro in un’azienda di cui sono il titolare, mi occupo di import-export (sotto questa definizione ci stanno anche gli spacciatori ma sembra che funzioni molto), sono appena tornato da una vacanza alle Maldive (leggi Ostia o Torvaianica, sul litorale laziale), sono single a causa del tradimento della mia ragazza, ho il cuore a pezzi ed è la prima volta che mi apro offrendo l’amicizia ad una donna che non conosco.

Le scrivo altre due o tre cazzate ed inizio a lavorare la pratica Federici, magari offro un caffè alla Lombardi … magari soffre di amnesia temporanea ed accetta, è una speranza molto remota.

Le ore passano lente, la pratica urgente viene chiusa, il caffè gentilmente rifiutato e la giornata volge al termine.
Dopo essere uscito dall’ufficio passo le tre ore successive chiuso in macchina, imbottigliato in quella prigione a cielo aperto che i romani chiamano “grande raccordo anulare”. Ogni tanto miro qualche bella ragazza nella macchina a fianco, mi chiedo perché è così difficile fare amicizia in mezzo al traffico.
Il tempo ci sarebbe : un bel traffic party ogni volta che un non ben identificato testa di cazzo decide di spiattellarsi contro un palo a duecento all’ora creando lo spettacolo per il resto delle teste di cazzo che rallentano a passo d’uomo per studiare i dettagli dell’incidente… guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore … sono acido, è logico, non scopo da mesi.

A casa butto giacca e cravatta sul divano, accendo il Pc, Caterina mi ha risposto, mi lascia il suo numero di cellulare.
Ho paura, i tempi non sono giusti, troppo presto, qual è il motivo ?
Non sono bello, non faccio schifo ma nemmeno sono questo gran fico da telefono al primo scambio di messaggi.
Forse lei è bruttissima e sono la sua ultima spiaggia … certo io non sto messo meglio, cerchiamo di non essere schizzinosi.
Compongo il numero, mi trema la mano … sono emozionato … no, ecco perché tremo, mi sto facendo la pipì sotto. Proprio mentre lo scroscio della pipì, all’impatto con l’acqua nel water, produce quell’effetto sonoro riverberato che si potrebbe sentire anche nella palazzina di fronte, la misteriosa Caterina risponde.

“Ehm Ciao, sono Mauro … che bello sentire la tua voce …”
Certo non ha nemmeno parlato, però è carina come frase.

“Ciao, si anche per me, è strano che io ti abbia dato subito il mio numero, ma mi hai dato un senso di fiducia e l’ho fatto … di getto, ecco !”

La sua voce è dolce e squillante, sembra simpatica, mi sento leggermente merda per averle scritto tutte quelle stupidaggini nel messaggio, ma chi immaginava che ci saremmo sentiti così presto. Magari con un po’ più di tempo avrei potuto inventarmi di aver perso tutto ed essere sul lastrico, mi guardo nello specchio del corridoio, buona idea, mentalmente mi complimento con me stesso.

Parliamo del più e del meno, la ragazza è piacevole, ci raccontiamo un po’ di cose di noi, cerco di sorvolare sul mio lavoro ed enfatizzo il mio status di ex-lasciato-da-ragazza-stronza-e -cornificatrice. Alla fine della terza ora di conversazione (dovrò chiedere un prestito per la prossima bolletta) decidiamo di vederci per una pizza.

Troppo in fretta, non sono pronto, sono quasi due anni che non esco con una donna, cerco nella pila dei panni indossati solo una volta una camicia che ricordi vagamente di essere passata sotto un ferro da stiro, indosso i miei jeans preferiti ed un paio di Merrel, la barba mi dà un aspetto vissuto … credo. I capelli sono lunghini ed arruffati, per fortuna il look trasandato casual-spettinato fa molto radical chic, sono passabile.

Prendo la mia fida Opel Corsa, le ho raccontato che la tengo ancora perché è appartenuta al mio povero padre morto durante un volo tra Roma e Cuba. Se lo sapesse mio padre si incazzerebbe, ma a quest’ora si sta facendo la scopetta al circolo degli anziani, per oggi sta tranquillo.

Arrivo all’appuntamento di fronte ad una pizzeria di San Lorenzo, lei non c’è … spero, l’unica donna presente è una virago sessantenne cotonata che fuma nervosa una capri di fronte la porta del locale.

Parcheggio dando due euro all’abusivo che ha già pronto il coltellino con cui squarciare le mie gomme nel caso decidessi di non pagarlo.

Mi accendo una sigaretta una volta arrivato alla pizzeria, la virago se ne è andata si avvicina una ragazza, butto la sigaretta :”Caterina ?”

“Si ciao” ci diamo la mano, un po’ imbarazzati, è bassina, bionda con i capelli lunghi, porta degli occhiali con la montatura leggera, indossa una magliettina verde oliva ed una gonna nera stretta e lunga fino al ginocchio, scarpe aperte con tacco leggero, i suoi occhi sono azzurri.

“Scusami per il ritardo ma ho trovato tutti i semafori rossi”
“Non ti preoccupare …” le rispondo io, il suo seno è piccolino, il suo culo è un pò largo, nel complesso è carina, mi aspettavo molto peggio.

Ci sediamo al tavolo, il cameriere è un cafone romanaccio, il suo vocabolario italiano è limitato alle voci presenti sul menù, per il resto ci serve malissimo. Nel compenso la serata è piacevole, Caterina è molto simpatica, quando sorride le si illumina il volto, i suoi occhi sono espressivi, il suo seno, appena accennato nella scollatura della maglietta, è invitante, quando si alza per andare al bagno ondeggia i suoi fianchi armoniosamente mettendo in risalto il suo culone generoso, sorseggio il mio vino, rilassato.

La serata sta volgendo al termine, abbiamo fatto una passeggiata per il quartiere, chiacchierando senza tregua, l’accompagno alla macchina aspettando che metta in moto ma il motore non parte.

“uff … e domani la macchina mi serviva per il lavoro, peccato che non sei un meccanico …” mi fa lei.
“Già, ti do un passaggio a casa se vuoi, che ne dici ?”
“Ok …” mi fa lei “un po’ sono contenta che la macchina si sia rotta, almeno stiamo ancora insieme ….” fa lei arrossendo.
Io le sorrido.

Metto in moto, nel salire le si alza un po’ la gonna, ha due belle gambe, tornite e morbide, le guardo di sottecchi, imbocco la Salaria, sono le undici di notte.
Siamo sotto il portone della casa di Caterina, una palazzina a tre piani ben curata.
“Allora ci sentiamo …” faccio io “ sono stato bene stasera …”
“Sono stata bene anche io …” fa lei sorridendo “vuoi salire un attimo ? Ti offro un caffè …”

Wow, come corre, sono quasi emozionato, non me lo faccio ripetere due volte, la seguo per le scale ammirando il suo fondoschiena, già immagino la mia faccia compressa fra quelle due grosse natiche. Caterina apre la porta di casa, l’appartamento è piccolino ma ben curato, se non fosse per i quadri raffiguranti pagliacci tristi sarebbe meglio.

“Mettiti sul divano …. mi vado a mettere comoda, non sopporto molto i tacchi …arrivo in un attimo” mi fa lei mentre si sta già togliendo le scarpe.

Mi siedo sul divano, fisso un pagliaccio con in testa un cappello da cowboy, mi interrogo sul significato recondito della frase :”mi vado a mettere comoda”. Già mi immagino corpetto nero di pelle, tacchi vertiginosi e calze a rete, mi eccito, è troppo che non sto con una donna, devo fare qualcosa, sono troppo sensibile.

“Eccomi qui, caffè ?”

Oh mio dio, di fronte a me c’è una donna vestita con un pigiamone di Hollie Hobbie, ciabattoni di peluche e capelli legati con un elastico, dove cavolo è la regina in guepierre che mi immaginavo.

“No grazie …” rispondo io, le mie fantasie sessuali si allontanano come una barca alla deriva.

Si siede accanto a me, accovaccia le sue gambe e con le dita mi accarezza i capelli, che faccia la parrucchiera ?

“Mi piacciono i tuoi capelli …” fa lei con un tono di vece più basso del normale.

Sarà l’astinenza, sarà quel pochino di vino che ho bevuto, sarà che nessuna donna mi tocca da mesi ma il mio guerriero calvo ha un sussulto, mi avvicino a lei, la bacio, lei ricambia con passione, ha un buon odore.

“Vieni in camera da letto …” mi sussurra.

La seguo, col suo pigiamone slargato e le sue ciabattone mi guida verso la sua stanza, mi siedo sul letto mentre lei mi fa sdraiare e mi dice : “ora facciamo un gioco …”.

Che gioco, che vuole fare, no no no, non ho voglia di monopoli e risiko, voglio trombare, ho l’uccello che mi scoppia.
Mi mette una benda sugli occhi, mi spoglia, io tiro un respiro di sollievo, il mio uccello, se avesse la bocca, urlerebbe : ”si scooooopa”.
Una volta nudo sento il contatto di un metallo freddo sul mio polso, mi sta mettendo delle manette.

“Mhhhh sei una porcellina allora !!!!” le dico io sornione.
“Shhhh …” mi risponde lei.

Sono incatenato al letto, il mio cobra senza capelli è sull’orlo dell’esplosione.

Sento la sua bocca morbida poggiarsi sull’asta del mio uccello, ringrazio dio e mi godo le sue labbra che baciano ogni centimetro del mio sacro tarello.
Ora con la lingua mi sfiora i testicoli, poi sale piano verso la mia cappella, il contatto della sua lingua mi fa morire. Le sue labbra si chiudono, inizia a succhiare mentre la sua testa va su e giù sul mio drago rosa, io ansimo, eccitato, attento a non venire subito.

Ora la sento montare sopra di me, a cavalcioni, il mio corazziere calvo viene avviluppato da un calore indescrivibile, dentro di lei deve avere una fornace, la sua fica accoglie il mio cazzo come una pianta carnivora. Mi toglie la benda, vedo il suo seno piccolo, con capezzoli rosa turgidi ed invitanti. Lei coglie il mio sguardo ed avvicina il suo seno alla mia bocca, succhio avido quei boccioli dolci mentre il mio uccello vive un estasi bollente scivolando morbido nella sua fica calda.

Caterina è fradicia, sento affondare il mio uccello nel burro, lei muove i suoi grossi fianchi lentamente, prima aderisce a me facendo penetrare il mio uccello fino in fondo, poi si alza, altrettanto lentamente, fino alla cappella, poi ricomincia.
Le nostre lingue si muovono forsennate, ci baciamo come due collegiali, avidi dei nostri umori, dei nostri odori.

“Ti piace ?” mi sussurra in un orecchio.
“Da morire …” le rispondo io con un filo di voce.

Mi toglie le manette, vuole che le mie mani percorrano il suo corpo, vuole essere esplorata.
La faccio girare, voglio vederla da dietro, voglio vedere il mio cazzo scivolarle tra le gambe. Le allargo delicatamente con le mani le sua grosse natiche, il piccolo buchino è invitante, morbido, lo tocco con le dita.

“lì no, non ancora …” mi chiede lei, impaurita.

Con le mani sui fianchi le imprimo il ritmo, sto per venire, sento il mio vulcano pronto ad eruttare. Lei si sfila dal mio cazzo e si accuccia tra le mie gambe prendendolo in bocca, lo muove con la mano e quando sente che sto per venire allarga la bocca e si fa schizzare sulla lingua, io urlo e godo, come non facevo da molto e molto tempo.
Stiamo un po’ a letto, in silenzio, appagati, io le accarezzo i capelli, sono un romantico in fondo.

Domani è un altro giorno … ci voglio provare con la segretaria.

 

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Io e mia cugina Jessica




….Ciao a tutti i lettori e lettrici anche se poche mi pare dai commenti….cmq ieri sono stato a cena dai miei zii…..e i ricordi di quando ero più piccolo sono riafforati…..qnd ho deciso di scrivervi….

All.epoca avevo solo 16 anni….ma già a quell.età mi masturbavo chiudendo gli occhi e  pensando a mia cugina che ne aveva 14 Jessika….ragazza giunonica ma sviluppata bene….,,,,!!!

Era routine passare le domeniche pomeriggio a casa sua vista l.amicizia tra mio padre e suo fratello e così….io e Jessika ce ne andavamo in cameretta a giocare nulla di che….4-5 orette tanto che i nostri in cucina potessero parlare del più e del meno…

Jessica ha sempre avuto un debole x me ,nulla di che…..a quell.età credo sia normale vedere da figlia unika il cugino più grande con occhi diversi…..il fatto è che ero io che ero attratto da lei in maniera maniacale….sono sempre stato attratto dalle situazioni incestuose con cugine e zie…..non so voi ma per me continúa questa ossessione….

Quel pomeriggio i nostri decisero di andare a passeggiare nei giardini, io e je’ piuttosto che stare con loro rimanemmo a casa……,in cucina solo sua nonna…..  sembrava uno dei tanti pomeriggi….in cameretta….tv accesa e le solite 4 chiacchiere ….. poi scherzando cominciammo a fare la lotta….mi piaceva perché avere la possibilità di toccare il corpo su cui fantasticavo ogni volta che potevo segarmi era il massimo….soprattutto quando finivamo con i corpi uno contro l.altro….sentire la pressione delle sue tette contro il mio petto wow era bellissimo…. e anche il fatto che questo mi provocava forti eccitazioni tanto da essere ben visibile vestendo sempre con tute non mi provocava nessun tipo di timore verso la mia cuginetta…..continuavano a giocare finché finimmo stremati e sudati sul suo lettino…..praticamente uno sopra all.altro….rimanemmo così 1 minuto senza parlare….i nostri respiri si intrecciavano,il mio cazzo premeva duro contro il suo sesso,le sue tette schiacciate contro il mío petto e i nostri visi uno accanto all.altro….non so che mi prese ma di colpo cominciai a muovermi come stessimo scopando…..eravamo vestiti entrambi in tuta ….la posizione era quella vista in tanti filmati…. jessika non apriva bocca….io occhi chiusi continuavo a muovermi sul suo corpo cercando con forza di farle aprire di più le gambe….sentivo il cazzo scappellarsi negli slip ad ogni movimento….. fu dopo pochi minuti che sentii arrivare la sborra spingevo sempre più forte la strinsi forte a me mentre cominciai a sborrarmi nelle mutande…..poi rimasi fermo mentre Jessica sempre immobile come una bambolina….!!!

Paolo tutto bene???….

Non sapevo che rispondere….scusami Je’….non so cosa mi sia preso…..e sollevandomi vidi che lo sperma oltre che le mutande aveva bagnato un po’ anche la tuta…..

Paolo ma ……hai goduto?…..Io tra l.imbarazzo ma anche l.ecstasy  della sborrata ….dissi…. credo di aver fatto un piccolo danno……!

Jessica sorrideva e questo mi tranquillizzo…..e ora Paolo come fai?…Sembrava che fosse tutto normale x lei…..Non lo so risposi….dovrei asciugarmi….ma non so con cosa….e soprattutto non posso andare in bagno perché in cucina c’è tua nonna..lei si alzò e mi disse dopo aver aperto un cassetto del comodino……usa una mia maglietta…..e così senza pensarci….. mi calai davanti ai suoi occhi tuta e slip…..in un colpo solo….Avevo il cazzo mollo che ancora gocciolava di sperma…..Jessica mi guardava….ma era tranquilla………e con mia sorpresa ridendo si avvicinò stringendo la maglietta bianca nella mano e cominciò a passarmela sul cazzo….Jessica ma…..zitto cugino….è normale e poi mi piace che sei solo mio….Non potevo crederci…..la mia cuginetta in piedi davanti a me mezzo nudo che mi asciugava il cazzo….fu un attimo e sentii arrivare una forte eccitazione che si sfogò in una erezione fortissima….. in pratica mia cugina aveva il mio cazzo in mano durissimo che pulsava,mi guardava e lo guardava…..non era più una cosa controllabile….e abbracciandola la rispinsi sul letto…finimmo nuovamente uno sopra l.altro….ma sta volta ero in pratica nudo e volevo la sua fica…..ma a dispetto di prima le sue cosce non si aprivano…..nonostante i miei sforzi lei non apriva le gambe……

….Paolo così no però ti prego….io ero completamente scollegato…..cominciai a toccarle le tette anche se lei cercava di bloccarmi le mani….ero più forte e soprattutto completamente infoiato…..e in pochi secondi ero già penetrato sotto la sua maglietta stringendole quelle tette grosse sempre sognate…..jessika si divincolava ma oramai era mia la mia mano era sull.elastico della sua tuta cercando di abbassargliela….Non fu facile …..continuava a implorarmi …..basta Paolo….Non puoi…..ti prego….ma non poteva urlare e quelle frasi bisbigliate sottovoce nel mio orecchio mi fecero solo eccitare di più…..riuscii così grazie anche alla sua rassegnazione a farle scendere la tuta alle caviglie…..

Tirati su la maglietta je’……e lei dopo avermi guardato con un visino dolce in un istante  lo fece…..alzai il reggiseno ed ecco svettare fuori due tette favolose con capezzoli larghi e duri……forse non era solo rassegnazione…..stavo continuando a dare colpi ma c.era l.Ultimo ostacolo….le mutandine…..presi l.elastico da una parte….e li il suo viso cambio’….

….No Paolo tutto ma non puoi entrare dentro di me ti prego…..siamo cugini….ti prego no…..

La voglio vedere Jessica….. ti prego…..fammela vedere…..

Dai Paolo no…..ti prego continuiamo così che va bene….. e la sentii muoversi…..

Io la volevo e cominciai a tirare forte tanto che finalmente riuscii a farle scivolare le mutandine alle ginocchia e poi alle caviglie…..ora eravamo nudi…..abbassai lo sguardo e finalmente vidi quel bel boschetto folto e nero sognato e sognato più volte….il mio cazzo svettava appoggiato proprio sopra…..Jessica col viso voglioso ma allo stesso tempo spaventato….disse…..Paolo però non dentro…..cominciai a muovermi il mio cazzo schiacciato su quel bellissimo boschetto….come se stessimo scopando…..Jessica ora si muoveva…aveva gli occhi chiusi ma le sue cosce cominciarono ad aprirsi sempre più,anche lei in fondo era in trans……mi abbracciava forte…..io continuavo ad andare su e giù….fino a che sentii che ero scivolato grazie alla posizione propio all.entrata della sua fica…..Jessica aprì di colpo gli occhi sentendolo proprio lì all.ingresso……Paolo miraccomando no….. non possiamo farlo…. Non puoi….ti prego….io ero rimasto fermo sopra di lei…….

Ti prego je’……ne ho bisogno…..la voglio…..

Dai Paolino…… tutto ma non possiamo farlo…. non è normale…..io la guardai…….ti voglio Je’…..stavo cominciando a ri muovermi su di lei…..fu un attimo……..e il mio cazzo la penetro’…..scivolo’ tutto dentro la sua fica che era bagnatissima……Non potevo crederci….stavo scopando la mia cuginetta….Jessica non parlava,non disse nulla…..mi fissò….poi chiuse gli occhi e si lascio scopare sentivo le sue mani stringermi la schiena…..Non capivo più nulla….in silenzio scopavamo ed era bellissimo…… la sentii gemere sottovoce…..eravamo un corpo unico…..le dissi all’orecchio je’ sto per venire…..lei aprì gli occhi….e sottovoce mi disse solamente…..ti voglio bene Paolino…..cominciai a sentire la sborra arrivare e dopo pochi colpi finalmente innondai il pancino della mia cuginetta…..!!!

Non riuscivamo a muoverci…..un po’ l.imbarazzo……..un po’ perché eravamo coscienti che non sarebbe finita li…….qnd abbracciati come 2 innamorati….ci rilassammo fino ad addormentarci…..

Non ricordo quanto tempo passo’….ma a svegliarci…..fu la voce di mia zia che era entrata in casa…..Non sapevamo come fare,provammo a rivestirci velocemente……ma non facemmo in tempo che la porta si aprì e ci ritrovammo la mia zietta sull.uscio con occhi sbarrati nel vedere me completamente nudo…..mia cugina che aveva almeno fatto in tempo a mettersi la tuta ed il letto sfatto…..l.odore di sesso era forte…insomma eravamo stati beccati ma a sorpresa non disse nulla….si girò e chiuse la porta….

Io e Jessika ci guardammo e quasi ci veniva da sorridere….. quando sentimmo mia zia dietro la porta dire …..io torno ai giardini…..rientramo a breve….(come a dire….sistematevi)…..!!!

La giornata fini così nell.incredulità di entrambi….ed oggi…..beh…..sarà un altro capitolo….

Chi ha vissuto o vive incesto vero e vuol parlarne….. caipirina77@gmail.com 

 

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La Katana




Scritto da 66pet,
il 2015-07-03,
genere pulp

Disteso sulla chaise longue osservo la Katana appoggiata sul mobile cinese, mi era stata regalata pochi mesi prima, l’avevo vista in un negozio di antichità orientali mentre ero con amici ed avevo espresso ammirazione per l’oggetto.
Osservo la sua linea essenziale che si concede, nelle rifiniture, al superfluo.
Quell’oggetto è portatore di valori e di princìpi a me una volta sconosciuti, mi sono stati rivelati da alcuni documentari ambientati lontano nel tempo e nello spazio.
Erano esistite veramente quelle genti incorruttibili disposte a dare la vita per i loro prìncipi?
Il mondo odierno,il mio mondo, ha colori meno fulgidi e il contrasto è ben illuminato.
Chiudo gli occhi, mi passano nella mente spezzoni della mia vita, uno più sgradevole e drammatico dell’altro. Continuo a cancellare i ricordi spiacevoli per lasciare posto ad altri meno dolorosi ma questo non avviene, il bilancio della mia vita è un disastro, non c’è nulla di piacevole o sereno e sono stanco.
Vedo il giorno in cui i carabinieri e l’assistente sociale portano via mio fratello e me, fradici nella nostra cacca, avevo cinque anni, tutto intorno a noi è sporco, mia madre urla, ubriaca, frasi incomprensibili; avevo fame, avevo sempre fame.
E’ un ricordo in bianco e nero, non riesco a colorarlo e non riesco a cancellarlo.
A questo flash se ne sostituisce un altro: i lunghi corridoi freddi delle suore; la loro rigidità e il loro disprezzo erano come una sferza sulla pelle nuda.
Mi vedo accovacciato e poi a ginocchioni, lentamente passare sotto la guardiola, uscire da quella prigione verso la libertà.
Quale libertà? La libertà di prendere botte e insulti da una prostituta alcolizzata, isterica e paranoica, quale era mia madre. A diciassette anni in un impeto d’ira cerco di strangolarla dopo le solite botte,urla e liti; la vedo con la bocca spalancata per urlare o per respirare, dilata gli occhi, la mollo, cade a terra. Mentre me ne vado per sempre, la sento tossire. Ho solo i vestiti che indosso, è primavera, la notte è ancora fredda, trovo rifugio in uno scatolone di cartone e mi addormento con lo stomaco che brontola per la fame.
Fui svegliato da voci e rumori di motori, uscito dal rifugio camminai in mezzo a donne poco vestite che mi sorridevano, mi chiamavano, mi dileggiavano, una macchina si fermò, l’uomo chiese: “Quanto vuoi “ salii e risposi: “Quello che vuoi” mi interessava solo andare via da lì e mangiare.
Non posso sdraiarmi, non posso rilassarmi perché il mio film si presenta inevitabilmente richiamato da pagliuzze di ricordi che diventano immediatamente travi, a qualsiasi punto cominci inizia a scorrere inarrestabile, non posso evitare la tortura di rivederlo.
Spesso tornavo nella baracca dove vivevo sanguinante e senza soldi, frequentemente stavo male, avevo bisogno di una compagnia, di un sostegno,di un affetto solido, quello che mia madre non mi aveva mai dato.
Incominciai a desiderare di essere donna, le donne sono belle, sono forti, hanno un parco clienti molto più vasto, è più facile la vita di una prostituta di quella di un transessuale.
La devastazione della mia vita, la solitudine e il bisogno di sostituire il vuoto che la mancanza di mia madre aveva generato contribuirono alla mia decisione di cambiare sesso.
Impiegai otto anni a decidere tra tormenti e sicurezze subito cancellate da nuovi tormenti. Sono in un ospedale di Londra mi sembra di essere solo invece mi accorgo di essere in compagnia di una folla di problemi, li rifiuto ma loro sgomitano nella mia testa.
In aereo al ritorno ho un foulard in testa, il mio aspetto femminio non si addice al taglio dei miei capelli, ho già delle offerte di lavoro in discoteca e qualche chiamata per la televisione, nel giro la voce si è già sparsa.
I primi soldi guadagnati andarono in ristrutturazione del mio corpo.
Ora guardandomi allo specchio vedo una donna alta, slanciata con una massa di capelli biondi, lunghi, un seno perfetto; ho cinquantacinque anni e ne dimostro trentacinque, sono diventata famosa e ho cominciato a guadagnare, ho comperato questa bella casa ma sento sempre dentro l’amaro per una vita passata a lottare con me stessa e con gli altri per lo spazio vitale.
Non riesco ancora a farmi accettare, forse perché non mi accetto io stessa.
Quello che volevo non è più quello che voglio, ora vorrei essere un uomo, l’uomo che non sono stata, da un po’ che mi assale l’angoscia per la mia età, la vita pubblica delle donne è più corta, temo di cadere nel ridicolo a rifarmi nuovamente, sono stanca di lottare, vorrei che tutto fosse finito.
Apro gli occhi, mi alzo, prendo la Katana, la sfodero, ammiro la lama incisa, appoggio la punta sotto lo sterno e con forza la infilo nel mio torace.

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