L'inizio della fine by Claudio78 [Vietato ai minori]




L’inizio della fine di Claudio78 New!
Marcello e Catia erano sposati da quasi 10 anni. Lui commercialista quarantenne di buona famiglia, lei avvocato di 35 anni, formavano una coppia felice. Erano giovani, due persone normali che avevano formato una famiglia anche se non avrebbero avuto la gioia di diventare genitori poiché Catia non sarebbe mai riuscita a restare incinta.
Questo era un grosso dispiacere per entrambi, che dimenticavano solo durante il sesso, che potevano praticare senza alcun tipo di protezione.
Catia era una ragazza come tante, con un viso gentile come quello di un angelo, incorniciato da una montagna di capelli neri, lunghi e ricci. Alta circa 1.70, veva un bel seno di terza misura e dei fianchi leggermente larghi ma con due belle chiappe sode che a pecorina erano la gioia per gli occhi di Marcello. Lui cercava di tenersi in forma, anche per la sua tendenza ad ingrassare faceva molta attenzione a non esagerare per non accentuare quella pancetta che ormai da qualche anno era spuntata e che non riusciva a mascherare.

Adorava fare sesso con sua moglie e da alcuni mesi nella sua mente si era fatta strada una fantasia. Era iniziato tutto una volta in cui Catia si stava provando un nuovo reggiseno che sembrava farle guadagnare almeno una taglia. Sorpreso dall’effetto, Marcello si fece sfuggire un “Adesso hai un seno magnifico” e Catia per gioco gli aveva risposto che quella frase gli sarebbe costata il divieto di accesso alle sue tette per un bel po’. “Guardale ora perché non te le farò più vedere per qualche tempo, brutto cafone”, gli aveva detto mostrando il seno nudo. Lui aveva preso il cellulare e le aveva proposto una foto ricordo e lei si era messa in posa.
Qualche settimana dopo, mentre Marcello era a letto e stava consultando alcune notizie sul cellulare, aveva avuto la prontezza di riflessi necessaria per fotografare Catia senza che lei se ne accorgesse mentre si spogliava.
In privato aveva guardato più volte quelle foto del seno, del sedere e del corpo nudo di sua moglie, eccitandosi ed iniziando a desiderare di mostrarle ad altri uomini.
I primi tentativi fatti in varie chat online erano stati un successo, ma il pubblico esigeva di più, voleva nuove foto. Così aveva confessato a Catia la sua eccitazione nel vederla fotografata e lei ogni tanto si prestava, senza però eccedere in atti o posizioni volgari, convinta che si trattasse di scatti destinati unicamente alla felicità di suo marito.
Invece, online, Marcello sfruttava ogni occasione possibile per mostrarla ad uomini che se la masturbavano fino ad eiaculare copiosamente davanti alla webcam. Questa era la parte che eccitava di più Marcello: vedere uno sconosciuto che si accarezzava il cazzo guardando il seno di sua moglie e che poi iniziava una sega sempre più forsennata man mano che le foto si facevano più audaci.
Forse nella realtà non sarebbe accaduto nulla ma, nelle sue fantasie, Marcello adorava l’idea di vedere Catia scopata da altri uomini.

Un giorno, per incontrare un cliente, Marcello dovette spostarsi a circa un’ora dalla città ed arrivato all’appuntamento ricevette una telefonata che preannunciava il ritardo del cliente di circa un’ora a causa di un incidente che aveva creato un grosso ingorgo di traffico.
Per ingannare il tempo iniziò a girare per il quartiere fino a trovarsi davanti ad un sexy shop.
Erano anni che non ne visitava uno e decise di entrare.
A volte aveva parlato con sua moglie di comprare qualche gadget per gioco e si mise a guardare i vari vibratori.
Il proprietario del negozio, Roberto, un uomo sui 50-60 anni si prestò ad illustrare i vari modelli e visto che il il localeera vuoto a causa dell’orario mattutino, i due si misero a parlare diffusamente di quegli articoli. In particolare, Marcello fu colpito dalle dimensioni di alcuni vibratori che sembravano più dei bastoni piuttosto che dei finti falli.
“Non sai quanti ne vendo! – lo informò Roberto -”Questo qui, ad esempio, non faccio in tempo a riceverlo che subito lo finisco”, disse prendendo un palo lungo circa 40cm e largo 8cm.
“Ma davvero ci sono donne che se lo fanno mettere tra le gambe quell’affare?” domandò incredulo Marcello.
“Altroché! In figa, ma anche in culo!”, rispose ridendo Roberto. “Certo, non come prima volta, altrimenti sono dolori. Per tua moglie non lo consiglierei se non è già abituata a certe misure”.
“No, sicuramente per Catia non andrebbe bene. Che ne dici di questo?”, chiese prendendone uno di una ventina di centimetri.
“Beh, se non lo sai tu – rispose Roberto facendo spallucce – Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina, non so proprio dirti nulla di più se non che quello è un ottimo articolo. Occhio solo al prezzo”.
Già, il prezzo. Marcello non si era proprio posto il problema. Quegli attrezzi erano tutti molto costosi, anche se comunque la disponibilità di denaro non gli mancava.
“Puoi prendere anche dei prodotti a prezzo più basso, ma attenzione – lo ammonì Roberto – se vuoi che la tua Catia goda e non abbia problemi devi scegliere materiali di qualità, altrimenti rischi di farle male”.
Marcello sentiva le parole di Roberto ma la sua mente era rimasta a qualche secondo prima, al “Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina”. L’eccitazione lo pervase in un istante, sentì che era l’occasione di fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare e senza riflettere si trovò ad estrarre il cellulare dalla tasca della giacca.
Aprì la galleria fotografica ed andò alla cartella dove teneva le foto di sua moglie, selezionandone una in cui Catia era in ginocchio sul letto a pecorina e con il viso affondato nei cuscini. Le sue mani che si aprivano le natiche mostrando bene ano e figa e un paio di autoreggenti bianche completavano il quadro.
“Beh, questa è mia moglie”, disse girando il display verso Roberto, che parve molto contento dello spettacolo.
Automaticamente l’uomo prese il telefono e Marcello no lo impedì. Iniziò a sfogliare quella cartella, commentando ogni tanto con un “bella” o “che gran porca”.
“Fammi il favore – chiese Roberto – gira la chiave nella porta che ci prendiamo 2 minuti per noi. Occhio che è un po’ difettosa”.
Marcello eseguì quanto richiesto, impiegando più del previsto per i problemi di quella vecchia serratura. Quando sui suoi passi, Roberto si era messo vicino alla cassa e stava guardando le foto seduto comodamente sulla sua sedia, massaggiandosi lentamente il cazzo. “Non ti dispiace, vero?”, disse. Ma non era una domanda. era un’affermazione.
Marcello non reagiva. Quel cazzo sembrava essere sui 16-17 cm, quindi un po’ più corto del suo, ma in compenso era di una larghezza notevole. Pensò che una donna scopata da quel pezzo di carne dovesse soffrire le pene dell’inferno prima di godere.
Roberto continuò a sfogliare le foto e raggiunta la fine della galleria tornò all’immagine del culo di Catia a pecorina. “Passami quel barattolo”, disse a Marcello indicando un contenitore in cui teneva delle penne. Lo prese, lo vuotò, appoggiò il cellulare sul tavolo in modo da poterne ben vedere lo schermo e puntando la cappella verso l’interno del barattolo iniziò a segarsi più velocemente fino ad emettere 5-6 copiosi schizzi di sperma che finirono tutti nel contenitore.
“Davvero una bella femmina – commentò pulendosi con un fazzoletto di carta cappella e mani prima di restituire il cellulare a Marcello – Vedo che le piace essere fotografata”.
“Beh, sa che mi piace e…”
“No, amico mio, lasciatelo dire, a lei piace farti da modella per queste porcate”, lo incalzò Roberto. “Tu continua a fargliele e quando ne hai portamele. Qui sarai sempre il benvenuto. Quel vibratore di cui parlavamo prima… se lo vuoi è tuo. Gratis. Se tornerai con altre foto ti tratterò bene su tutto quello che potrà interessarti”.
Detto questo, andò allo scaffale dei vibratori, prese il modello di cui parlava, lo mise in un sacchetto e lo diede a Marcello. Poi si avviò verso la porta e la riaprì.
“Se vuoi scaricarti anche tu puoi andare nel bagno”, disse Roberto ridendo e indicando l’erezione evidente nei pantaloni del cliente.
In quel momento il cellulare di Marcello squillò. Il suo cliente era arrivato in ufficio e lo attendeva. Non gli rimase che salutare ed uscire.
Incrociò un altro uomo che entrava nel negozio e sentì Roberto dire “Buongiorno, in cosa posso esserle utile?”.
Di sicuro a lui era servito.
Per capire che mostrare sua moglie gli piaceva più di quanto credesse.

Note finali:

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Ricerche Frequenti:

Pregevole e insperata scappattella by Idraulico1999 [Erotico]




Non potevo lontanamente per nulla al mondo immaginare né prevedere, che quello che era iniziato in maniera impresentabile, indecente e sconveniente, come un sabato maldisposto e ostile, si sarebbe abbellito e colorato in ultimo d’una deliziosa, notevole e insperata gradazione passionale. A dire il vero, infatti, tutto era cominciato in una di quelle giornate caratteristiche in cui ti senti piuttosto bene, solamente perché sai perfettamente che il giorno dopo non lavorerai e che potrai giostrarti in conclusione come meglio ti pare, così verso le ventitré come sovente accade, io saluto amorevolmente il mio ragazzo e me ne vado a letto. Passano però soltanto dieci minuti e Mirko s’avvicina per svegliarmi, perché mi è arrivato un SMS, in quanto lui ritiene saliente che io gli dia un’occhiata indicandomi che dovrei leggerlo: perbacco, mi ero persino dimenticata per l’occasione di spegnere il cellulare ripeto sbadatamente verso me stessa.

Il messaggio in questione proviene da parte di un mio collega, un responsabile che m’invoca d’andare domani di sabato mattina in ufficio per fare delle correzioni indilazionabili e talmente urgenti, che lui m’ha appositamente lasciato sulla scrivania: accidenti pure a lui, borbotto io nel frattempo, non aveva niente di meglio da propormi, imponendomi sennonché di lavorare pure il sabato? Somara pure io, farfuglio ancora visibilmente stizzita verso me stessa, visto che non ho spento il cellulare forse lui m’avrebbe di certo chiamato a casa rimuginando di continuo la questione. Io mi sento alquanto inviperita e nervosa per la circostanza, nonostante le coccole del mio ragazzo non riesco a dormire perché mi sento agitata e inquieta per l’avvenimento.

Il giorno dopo, forse anche per rendere meno gravosa e incresciosa quest’incalzante urgenza lavorativa chiedo se Mirko cavallerescamente ha modo d’accompagnarmi, lui accetta senza lagnarsi. Suppergiù intorno alle dieci siamo di fronte all’ufficio, entriamo, io accendo diverse luci per arrivare alla scrivania del mio ufficio collocata al quarto piano, in mezz’ora sbrigo il lavoro che m’aveva lasciato il mio collega, mentre Mirko gira per i corridoi, curioso di questo posto per lui nuovo e altrettanto sconosciuto. Dopo aver terminato i vari indifferibili aggiustamenti e inviato per tempo tutto l’occorrente all’acquirente, nel tempo in cui sto spegnendo il computer ambedue sentiamo l’eco definito d’una sonora risata spandersi in lontananza nell’aria, eppure quell’ilarità m’annuncia comunicandomi qualcosa, giacché esclusa in brevissimo tempo l’ipotesi dell’avvento dei ladri, scendiamo silenziosi giù di sotto senza peraltro accendere altre luci. Per praticità usciamo dall’ingresso secondario, l’unico di cui ho le chiavi, però in quel preciso istante sagome cupe si spostano sul muro immediatamente dopo che il segnale luminoso di fuori irraggia quel fosco andito, un poco allarmante e inquietante per dire la verità quello che osservo in quell’occasione.

Il terzo piano è attualmente immerso nella totale penombra d’una giornata poco soleggiata e anche le tapparelle sono abbassate, perciò non c’è alcun fetore tipico d’un ambente rimasto chiuso. Altri sfregamenti e diversi frastuoni al presente ci conquistano, giacché sembrano evidenti rimbombi di suppellettili rimosse che sfregano, seguiti da dialoghi affievoliti peraltro da continue sghignazzate e da richiami acuti, presumibilmente gl’individui si sono barricati in una stanza, perché i rintocchi ci pervengono ammorbiditi, indiscutibilmente ovattati. Mirko si ferma dopo l’ultimo gradino, mentre io con le scarpe in mano avanzo sul tavolato auspicandomi e facendo attenzione che non cigoli. Le porte delle stanze sono tutte spalancate, cosiffatto io proseguo fino all’altro ingresso, quello principale, dove c’è il centralino. Lì riesco ad avvertire ancora dei rimbombi, come d’un portone contro il quale è sovrapposto qualche oggetto, malgrado ciò quello che più mi colpisce sono i suoni e le voci. Bruscamente una maniglia si piega e intanto una porta s’apre, io mi nascondo dietro il centralino per sbirciare, con mio inatteso sbigottimento osservo che lì c’è Nicole, la mia diretta referente che esce alla svelta dalla porta dell’ufficio.

Lei è alta e snella, con un fisico ben scolpito da anni di tanta palestra e dalle vistose diete a base di verdure che si sottopone, lui è piuttosto corpulento, ha un viso rotondo messo in luce da capelli folti. Oddio, ma che cosa ci fanno qui in ufficio il sabato mattina questi due? Dal viso scendo lungo il corpo e m’accorgo che lei ha solamente la gonna corta e un paio di calzature vistose, lui è vestito, dopo una breve sosta alla toilette rientrano nella stanza e chiudono di nuovo la porta. Io esco dal mio nascondiglio e faccio segno invitando Mirko di raggiungermi, a dispetto dell’ansia e della preoccupazione d’essere scoperta non resisto e sbircio maliziosamente dal buco della serratura.

Io vedo che lui la spinge contro il muro e s’appoggia con forza al suo reggiseno che copre quelle curva non molto abbondanti. Entrambi si baciano con desiderio, con passione e con violenza, le loro lingue s’insinuano di continuo con forza e con dei gemiti soffocati seguendo il ritmo incessante del loro piacere. Lei lo allontana quel poco che basta, poi sommessamente sostando su ogni centimetro di petto che la camicia aprendosi lascia intravedere e leccandogli i capezzoli man mano che diventano più rigidi, lui la solleva di peso e l’attira in modo risoluto verso di sé. La gonna in quel frangente s’accorcia, tuttavia appena la fa adagiare sulla scrivania, le sue gambe ancorate al suo petto mettono in gran mostra una ragguardevole fica: una larga striscia di foltissimo pelo nero compare al mio sguardo, realmente una bellissima fica villosa e curata d’ammirare in tutto il suo intero splendore. Mirko, che nel frattempo m’aveva raggiunto, giacché con silenziosa alternanza osservava con me quello spettacolo imprevisto e libidinoso non stando più nella pelle, soprattutto dopo l’ultima visione, perché lui è già in lampante delirio, sta uscendo di senno, vorrebbe partecipare al quell’irruente e vibrato accoppiamento, sennonché io lo trattengo dandogli una vigorosa gomitata.

Roberto tuttavia non è da meno, nel frattempo sale sulla scrivania dove Nicole era sdraiata e si vede chiaramente che la faccenda gli piace parecchio, sennonché la rotea sul ripiano di lavoro, in tal modo noi possiamo squadrarla adagiata di fianco. Lui con le mani appoggiate alla scrivania preme con la sua virilità sul corpo di Nicole cagionandole espliciti e inconfutabili versi di puro godimento, poco dopo lei si solleva e si siede: una spallina le cade lasciando intravedere la parte di pelle più lattea, incrocia le gambe fino a quando le sue mani non toccano lo spiccato promontorio dei pantaloni di Roberto. Lui appoggiato alla scrivania dietro di sé freme e contempla quella vista particolare che lei gli offre in modo carnale, libertino e lussurioso, Nicole si muove sicura, ma con dei gesti lenti da creare astutamente e voluttuosamente l’attesa, io e Mirko ci dobbiamo tappare a vicenda la bocca, affinché entrambi non sentano i commenti e i sospiri profondi che rischiano nel frattempo di sfuggirci. A occhio e croce e considerando la distanza e il piccolo pertugio da cui sbirciamo ha un cazzo di tutto rispetto, eppure è questione d’un attimo, perché il cazzo di Roberto scompare dietro la chioma scura di Nicole.

Noi assistiamo osservando solamente che la sua testa si muove rapida assieme a quei lunghi capelli che ondeggiano come sospinti dal vento, Roberto lascia cadere la testa all’indietro ormai incapace d’opporsi e di reagire, mentre la bocca di Nicole continua la sua bramosa e smaniosa opera. Il sipario che attualmente s’apre ci lascia esaminare molto, anzi, considerevolmente più di prima, poiché la lunghezza del suo cazzo è regolare, ma è la circonferenza del glande di Roberto che risalta in special modo, spaventandoci e mettendoci addosso apprensione. Il suo petto è scosso da fremiti di godimento, la mano di lei e le sue belle labbra serrate lavorano unite senza sosta, fino a quando un gemito peculiare di Roberto ci fa comprendere che i tentativi di Nicole non sono stati infruttuosi. Pur attendendo più del dovuto, non vediamo però fuoriuscire nulla dal cazzo di Roberto, in quanto lei ha di certo ingoiato interamente la sborrata, perché la bocca di Nicole resta incollata al membro fino a quando il suo respiro non ricompare nella norma, tenuto conto che non appena s’allontana osserviamo che la sua faccia è pulita e non vi sono segni né residui biancastri sulle sue floride labbra. A quel punto è lui a lanciarsi con foga fra le sue gambe scatenandosi come per volerne respirare tutto il sapore, dato che lei s’agita e muove il bacino come in una danza del ventre, passano soltanto pochi minuti, in quanto quei versi sonori e quei gemiti ravvicinati esplodono in un urlo, alla fine io e Mirko non resistiamo più.

Io in quell’arroventata circostanza lo trascino nella stanza accanto, sono infervorata a dovere, ci rotoliamo un paio di volte e poi sentiamo il bisogno di liberarci in tutta fretta dei vestiti, ci spogliamo a vicenda, intervallati solamente dalle saettate delle nostre bramose lingue che s’inseguono. Non importa se facciamo rumore o se ci sentono: la voglia che ha risvegliato in noi tutta quella visione è diventata incontrollabile, inarrestabile, ravvivando così i nostri istinti all’istante. Ci tocchiamo, ci lecchiamo, ci baciamo, ci strofiniamo, tutto in un energico turbine senz’ordine né regole, in un circolo di piacere continuo, poi in un fiume d’eccitazione io gl’impongo di sdraiarsi sopra di me. Avverto il suo cazzo, il suo albero maestro come lo soprannomino io, solcare nel mio oceano captando onde di brividi percorrendomi più volte e in ultimo scompigliandomi. Al momento non sappiamo più chi siamo né dove siamo, per il fatto che siamo quello che percepiamo in quel movimento rapido e ripetuto, repentinamente dentro di me s’apre un varco, io sto godendo merito dell’aderenza della mia intimità contro il suo cazzo completamente inzuppato dalla mia poderosa e tangibile eccitazione. Io non riesco più a smettere d’ansimare, sto animosamente boccheggiando, perché ogni volta che Mirko s’introduce nella mia fica mi lascio sfuggire un mugolio sommesso: sì, precisamente ecco che sento quel brivido avvicinarsi e farsi sempre più nitido, in quel preciso istante dove faccio assegnamento che lui abbia la capacità d’attendere quantomeno un attimo prima di lasciar definitivamente sbottare il suo travolgente orgasmo, inatteso e possente è invero l’urlo che io lascio erompere all’ultimo brivido che m’assale sconvolgendomi, mentre avverto ancora ondate di piacere fuoriuscire dal mio corpo, finché un gemito s’alza saettando nell’aria tiepida, poiché mi sento pervadere da quel lungo fiume vibrante.

Il suo corpo si stende come se fosse distrutto, radicalmente esanime su di me, io riapro finalmente gli occhi e unicamente in quell’istante m’accorgo con un po’ di d’angoscia mista a un indefinibile terrore, che Nicole e Roberto sono lì in piedi sulla porta aperta che ci guardano incuriositi, io sussurro appena nella direzione di Mirko che dietro di lui ci sono loro. Una sensazione smisurata di pudicizia mi pervade facendomi leggermente imbarazzare, poco dopo Mirko accenna ad alzarsi dal mio corpo, io afferro celermente il pullover tentando d’infagottarmi, nel tempo in cui Mirko ancora voltato di spalle esibisce imperturbabile le sue chiappe indossando le mutande in maniera impassibile, infine si gira e in tal modo ci ritroviamo squadrandoci di fronte a quattrocchi, i loro visi sono quieti e sereni e i loro corpi sono nudi.

Io non riesco a staccare gli occhi da lui e dal suo bel cazzo ancora semi eretto, lei è totalmente pelosa, ha la fica curatissima e ben rifinita, con quella splendida e larga striscia nera di pelo che le adorna la fessura come per proteggerla dal mondo circostante. In quel preciso istante non c’è dialogo fra di noi, perché non c’è proprio bisogno di divulgare né di manifestare né di rivelare nulla: loro non ci preoccupano né ci temono, noi lo siamo altrettanto nei loro confronti, anche perché sanno che in nessun caso avremo né il coraggio né la sfacciataggine né la spregiudicatezza di raccontare esponendo soprattutto ai loro rispettivi coniugi tutto quello che abbiamo lascivamente e spudoratamente assistito, certo e comprovato è, che parecchi dei nostri colleghi farebbero persino fatica a crederci.

Infervorata e carica, senz’attendere avvisaglie ulteriori, lei si sdraia per terra e lui si distende accanto, in tal modo noi li copiamo maldestramente e nel contempo proseguiamo a toccarci palpeggiandoci con cupidigia, Mirko è accortamente invasato per la circostanza inusuale e sorprendente del momento, pertanto si riaccende risvegliando i suoi ancestrali istinti. Io mi siedo su di lui e appoggiando le natiche appena sotto i genitali lo sfioro e intanto mi tocco, sfrutto la sua erezione per sfregarmi, nel contempo io mi manipolo accuratamente approntando ulteriormente la mia eccitazione. Subito dopo che riprendo il controllo di me stessa, scivolo dalle sue gambe fino a sdraiarmi completamente su di lui, visto che mi trovo a pochi centimetri dal suo cazzo. Attualmente sono totalmente governata da una fierezza e da un orgoglio tutto inedito, sento apertamente di dover avvalorare dimostrando schiettamente che so far godere a ragion veduta il mio uomo, così con delicatezza, ma anche con incisiva decisione glielo lecco con dovizia, partendo dal fondo fino alla punta spingendomi sino al frenulo e lì sopra insistendo maggiormente.

Roberto e Nicole osservano anelanti quella scena, lei si sdraia per terra e lui la penetra in modo poderoso, perché dal suo tangibile ansimare ci rendiamo conto che le piacciono i rapporti maneschi e rabbiosi. Lui la percuote sulle chiappe, lei sbuffa incitandolo di proseguire, successivamente s’alza, mentre Roberto sfilandole rapidamente il cazzo dalla fica gliel’infila nuovamente con una brutalità e con una crudeltà insperata, con una decisa insensibilità insistendo in modo furente nel piccolo tunnel del piacere. Io non la invidio per nulla, in quanto un po’ di forza nel maschio mi piace, però Roberto è sbrigativo, secco e per di più crudele, non l’accarezza né la bacia né la sfiora, lui deve soltanto dimostrare esprimendo la sua preminenza e la superiorità tangibile di maschio che dirige.

Mirko geme a più non posso, poiché il suo cazzo è vistosamente stuzzicato dal mio abile e virtuoso lavoro di lingua, però mi fa lucidamente intuire che non vuole ancora sborrare: prima preferisce che mi diverta ancora un po’, a tal punto mi metto su di lui nella posizione della smorza candela rivolta di schiena e lo cavalco fino a quando seppur con fatica lo allago con il mio terzo orgasmo. Adesso spetta a lui, gradualmente riprendo con ardore e con efficacia il mio galoppo verso il suo orgasmo, giacché lo stesso arriva istantaneo accompagnato dalla sua sborrata liberatoria, per il fatto che m’inzuppa ricoprendomi la pelosissima e nera fica. Pure Roberto, in maniera frettolosa, senz’aspettare che Nicole raggiungesse l’acme del piacere, l’aveva imbrattata sulle chiappe e sulla schiena cospargendole addosso tutto il suo liquido seminale.

Adesso siamo debilitati, soddisfatti e stanchi, io e Mirko stavolta senza ricoprire le nostre nudità ci spranghiamo in bagno lasciando i due spasimanti da soli in quella stanza divenuta torrida. Appena ci siamo rinfrescati e ripuliti nel migliore dei modi cerchiamo d’andare via, eppure un immorale e lascivo “ciao alla prossima” dell’altra coppia ci meraviglia e ci sorprende oltremodo, forzandoci a salutarli nonostante l’evidente e l’innegabile imbarazzo.

Chissà, chi potrà dirlo, se realmente si presenterà una futura e accattivante nuova occasione.

{Idraulico anno 1999}

 

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Salus Per Aquam by Ukiyo [Vietato ai minori]




Salus Per Aquam di Ukiyo New!

SALUS PER AQUAM
Dal suo tavolo singolo Wolfgang poteva vedere tutta la sala. Nessuno, nell’andirivieni dell’ora di cena, sfuggiva al suo spirito di osservazione. L’agente di commercio greco che aveva incontrato in numerose fiere; una coppia di russi, lui sulla quarantina e già appesantito dall’alcol lei una ninfa alta e sinuosa appena uscita dall’adolescenza; la vedova Richter che come ogni anno era venuta a scaldare le vecchie ossa per un paio di settimane; e poi coppie di anziani altolocati, e altre coppie di giovani che si regalavano il week end in spa.
Guardare la gente era per lui una forma di relax, al termine delle impegnative giornate in fiera per conto dei suoi clienti. Meccanica di precisione tedesca. Non che fosse un settore di cui era particolarmente appassionato. Sicuramente era una delle punte di diamante del suo paese, ma il campo cui dedicare il proprio lavoro era puramente un dettaglio per lui.
Quello che amava era il proprio lavoro, fare l’agente estero. Viaggiare continuamente. Vedere. Scoprire. Conoscere tante, tante persone di cui poteva ricordare nome e fisionomia anche dopo anni.
E vendere. Vendere vendere vendere. E per vendere usare la parola, piegarla per persuadere, far ridere, condurre la gente a fidarsi e preferire i suoi prodotti a quelli altrui. E alla parola univa il fascino di cui era pienamente consapevole, i capelli grigi lucidi di brillantina, sul volto la bellezza cimbra dei tedeschi di Monaco, completi di sartoria a celare il corpo alto e ancora atletico a quarant’anni passati.
Era stata l’ultima fiera di Milano a portarlo in quell’hotel spa sulle Alpi svizzere. Quando in fiera batteva i target che si era prefissato, si premiava con un week end in spa sulla via del ritorno per Monaco. Sorridendo pensò di essere ormai un habitué di quel gioiello iper moderno incastonato tra i boschi. Bastavano poche ore tra piscina, sauna e massaggi a fare calare drasticamente il livello di tensione, e raggiungere quello stato di rilassamento che permette di riappropriarsi dei propri sensi.
Wolfgang si adagiò contro lo schienale della sedia e si mise a decantare il Traminer nel bicchiere. Il profumo intenso del vino lo inebriò, contribuendo a fargli staccare completa-mente la mente dall’ultima, faticosa giornata di lavoro. Le mille sfumature del vino gli ricordarono i boschi e le montagne che lo circondavano, che in forma diversa avrebbe gustato tra pochi istanti, e successivamente ammirato dal terrazzo della camera. Poi, come sempre, ci sarebbe stata la nuotata della sera. Certo non prima di aver provato le novità dello chef, pensò gettando uno sguardo distratto all’entrata del salone.
Fu allora che la vide. Una tigre in forma di donna. Un bellissimo, solitario felino capace di ammaliare il proprio cacciatore. Alta e statuaria; il seno generoso coperto da una camicia di seta; i capelli mori erano tagliati corti ed esaltavano il viso regolare, impreziosito dal minuto naso all’insù e le labbra distese in un sorriso rilassato.
Poteva essere francese, forse parigina. Ma non gli importava. L’ importante in quel mo-mento era restare in ascolto delle percezioni, che suggerivano a Wolfgang immagini di potente erotismo tra lui e l’ intrigante sconosciuta. I capezzoli, intuibili sotto la seta bianca, scatenavano l’immaginazione di Wolfgang. Come sarebbe stato affondare il viso in quelle forme, esplorare, succhiare, mordere, palpare?
Nonostante la distanza, Corinne si accorse dei suoi occhi su di lei, e gli sorrise, prima di dirigersi verso un tavolo dalla parte opposta della sala. Quel fugace contatto gli mostrò la grande sicurezza di lei, di chi ama essere guardata ed è sicura del proprio potere sessuale. Erano donne come lei a intrigare Wolfgang.
Non sarebbe stato facile averla. Era una tigre come lui. Solitaria, cacciatrice. E poiché donna forse ancora più orgogliosa. O forse no. Forse anche lei cercava un amante deciso e risoluto nel dare forma al proprio desiderio.
Le fantasie dell’agente vennero interrotte dall’arrivo del pranzo. E se fosse partita il giorno dopo? O peggio, la sera dopo un massaggio e un tuffo in piscina? Non sarebbe stato strano, visto che non pochi clienti trascorrevano solo una giornata di spa break. Certo sarebbe stata un’immensa occasione sprecata.
Doveva agire. Quando voleva una donna adoperava gli approcci più diversi. Dal corteggiamento serrato e lusinghiero per giorni per quelle che si facevano desiderare, alle parole e gesti più brutali per quelle che al sabato sera volevano sentirsi puttane, passando per tutte le sfumature nel mezzo.
A fine pasto la vide dirigersi all’angolo bar. Wolfgang pensò che non ci fosse momento migliore per un espresso.
-Bonjour, madame- esordì; da quella distanza ravvicinata, iniziò ad avvertire l’elettricità tra i loro corpi. Erano della stessa specie. Non si era ingannato.
-Bonjour. Come fa a sapere che sono francese?- replicò lei divertita.
-Assomigli molto a Juliette Binoche-
-Non mi piace particolarmente Juliette Binoche-
-Ma a me sì- replicò lui guardandola negli occhi. Ecco la bellezza del gioco nel corteggia-mento.
Lei rise, il petto che si alzava e abbassava a ritmo sotto la seta. Non era affatto imbarazza-ta; era chiaramente compiaciuta. Un po’ come quando l’aveva sorpreso a guardarla poco prima. Ma, come aveva ipotizzato Wolfgang, non si sarebbe concessa senza giocare un po’.
-Non ti sembra di essere un po’ troppo diretto, monsieur…?-
-Wolfgang. Chiamami Wolf-
-Piacere, Corinne- si presentò lei porgendogli la mano. Un gesto forse troppo professionale, ma Wolfgang ne approfittò immediatamente. L’attrazione era nell’aria, anche se veniva diluita dal gioco; quel contatto fisico diede a entrambi la certezza che l’alchimia tra loro era potente.
Ma era ancora il momento dei convenevoli. Attraverso poche domande di circostanza, Wolfgang venne a sapere che Corinne si occupava di marketing per corporate events. Soprattutto finanza, avvocati e case farmaceutiche. Eventi di alto livello come quelli erano comuni nei grandi alberghi svizzeri d’inverno. Anche se per il momento nella spa non c’era alcun Gordon Gekko a fargli concorrenza, pensò Wolf divertito.
-Quindi perché sei qui?- chiese.
-Staccare dal lavoro, dagli impegni, dal compagno-
-Compagno? Accidenti, sei già prenotata- scherzò lui. Corinne si concesse una pausa carica di attesa; quindi gli sorrise maliziosamente, replicando:
-Non sono mica di sua proprietà. Per carità, non siamo quel tipo di coppia asfissiante. Vedi, io e David ci concediamo (diciamo così) delle distrazioni. E ce le raccontiamo-
C’era quasi noncuranza in quella spiegazione. A quelle parole Wolfgang si rilassò. Non aveva più remore ad esprimere il proprio desiderio per la splendida francese libertina che gli stava davanti.
-Ti faccio una proposta, Corinne- esordì lui avvicinandosi fino a poter sentire il profumo di neroli che saliva da lei – E se lo sfondo per la tua prossima avventura fosse la piscina giù, diciamo verso la mezzanotte?-
Corinne taceva, ma un sorriso irrefrenabile le increspò le labbra. La tigre era soddisfatta della sua conquista.
-Forse- rispose prima di richiedere una bottiglietta di succo al melograno e avviarsi all’ ascensore.
Wolfgang trascorse il pomeriggio tra piscina e palestra, rispondendo solo alle mail più urgenti e scorrendo velocemente un quotidiano di economia. Di Corinne non c’era traccia. Probabilmente si stava godendo ore di massaggi e trattamenti di bellezza al quarto piano; meditando se concedersi quell’incontro da raccontare al compagno, che si sarebbe eccitato ad ascoltare di lei che si faceva possedere da uno sconosciuto in una cornice lussuosa ed elegante. Ma erano solo supposizioni. L’unica certezza era che la suspense infiammava il desiderio e l’immaginazione di Wolf.
Per cena non volle rimanere in hotel. Voleva gustarsi la suspense fino alla fine, senza rischiare di incontrare Corinne e finire per chiederle se l’avrebbe raggiunto a mezzanotte. Optò per un ristorante francese del centro. Gustò l’attesa come stava gustando il foiegras sul pane caldo e fragrante. E finalmente arrivò il momento in cui immerse il piede nell’ acqua calda della piscina. Ovviamente era l’ unico lì a pochi minuti dalla mezzanotte. I custodi non prestavano servizio di notte. L’unico rischio di essere scoperti era rappresentato dagli altri ospiti dell’albergo; ma, vista la clientela, preoccuparsene era superfluo. Wolfgang si sistemò nella nicchia della zona idromassaggi, ora spenti; si sedette sull’ alto gradino e si rilassò contro la parete.
La porta di vetro smerigliato si aprì. Corinne apparve avvolta in un lungo accappatoio bianco, i capelli bagnati pettinati all’indietro la rendevano quasi maschile. Ma la sua femminilità veniva evidenziata dalle forme scolpite dai giochi di luce e ombra. Wolfgang pensò che maschile e femminile si completassero alla perfezione in lei; fortemente concentrata sulla carriera, eppure conquistata dal suo fascino; un corpo formoso e invitante, eppure mosso da un passo deciso, senza ripensamenti; il capello cortissimo, ma la bocca socchiusa che gli ricorda l’altra bocca che avrebbe voluto possedere. Chissà se l’altra bocca era nascosta oppure completamente, sfacciatamente visibile?
Corinne lasciò con noncuranza l’accappatoio su una delle panche di granito che ritmavano la parete scabra. Le luci soffuse facevano sì che il corpo di Corinne, coperto solo dalla parte inferiore del bikini, non si mostrasse in maniera immediata, banale, ma venisse rivelato un poco alla volta in attimi diversi. Questo attizzava il desiderio di Wolfgang e allo stesso tempo lo rendeva impaziente.
Impazienza che gli fece apparire lenti i passi con cui Corinne si stava dirigendo alla sua parte di piscina. La donna si immerse e andò ad accomodarsi accanto a lui, l’acqua all’altezza dello stomaco. Wolfgang le guardò i seni.
-Esibizionista- commentò.
Corinne rise buttando la testa all’indietro. Quindi con uno sguardo malizioso si sporse ulteriormente in avanti.
-Mi provochi- disse l’agente immergendo una mano nell’acqua; la ritrasse e fece cadere delle gocce attorno sui capezzoli di lei; poi soffiò. I capezzoli si inturgidirono.
Quindi Wolfgang avvolse la mano alla nuca e trasse a sé Corinne per un bacio infuocato; dapprima le sfiorò i seni, poi ne afferrò uno palpando con decisione. Aveva mani troppo piccole per contenere tutte quelle morbidezze, e la sensazione di sovrabbondanza di quel seno grande lo eccitava ancora di più. Voleva dominarla con la sua passione. Voleva esattamente essere come il maschio della tigre con la sua femmina.
Wolf poteva avvertire il respiro di lei farsi pesante. Prese tra le dita un capezzolo e lo strizzò, causandole un gemito di piacere. Corinne iniziò a esplorare il corpo di lui a sua volta, accarezzandogli i pettorali, indugiando sui bicipiti scolpiti, e soffermandosi infine sull’ inguine. La sincronia era perfetta, pareva che entrambi sapessero accendere il desiderio l’uno dell’altra senza dover accedere ai punti più ovvi.
Ma quello non era un incontro fatto di lunghe tenerezze e allusioni, lo sapevano. Il desiderio di possesso era troppo forte in entrambi. Corinne, la tigre affamata di piacere, aveva fretta di prenderlo.
Con sorpresa di Wolfgang sgusciò dalla sua presa, e si levò in piedi sul gradino sommerso. L’acqua percorse il suo corpo scendendo a rivoli. Wolfgang ammirò la sua rosa coperta solo da un ciuffo bruno, la rosa che quel pomeriggio aveva immaginato di schiuderle con le dita proprio lì nell’acqua. Ma Corinne non gli diede il tempo di farlo, perché gli montò a cavalcioni; nella sua lingua musicale diceva di non poter resistere. Parole che suonarono a Wolf come la resa sperata.
Un sorriso soddisfatto affiorò sulle sue labbra, mentre la donna lo conduceva dentro di sé. Tutto era caldo e acquoso: il recesso dentro di lei, la piscina attorno a loro, l’aria stessa che respiravano. Wolf continuò a guardarla mentre lo cavalcava , i seni che entravano e usci-vano dall’acqua ritmicamente, le labbra socchiuse come pure i suoi occhi. Quel ritmo, unito al caldo umido, lo indusse a una trance di piacere crescente.
Corinne venne ansimando oui come in adorazione. Eccola, era sua. Ma Wolf voleva che lo fosse in maniera ancora più evidente. A quel punto le tolse il comando, svincolandosi dal-la sua presa. Con un gesto perentorio la fece appoggiare al bordo della vasca con la schiena inarcata, e si infilò in lei nella posizione più animale di tutte. Il momento di possesso perfetto, in cui poteva trasformarsi definitivamente in un maschio di tigre, un colpo dopo l’altro, mentre la tigre Corinne si lasciava andare a una nuova ondata di godimento.
Al culmine del piacere, Wolf si liberò con uno schizzo bianco nell’ acqua.
Quello sarebbe stato solo il primo di una lunga notte di amplessi goduti da Wolfgang e Corinne. Le luci del mattino li avrebbero sorpresi nudi e soddisfatti tra le lenzuola del letto di Wolf, ignari della nuova giornata che stava iniziando per gli altri ospiti della spa.
Dopotutto, era o no il loro spa break?

 

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