Io e mia sorella parte 2a




Scritto da Ganimede69,
il 2015-09-25,
genere incesti

Ci svegliammo e nudi mangiammo qualcosa. La nostra unione era totale. Lei mi faceva vedere le cose che voleva io facessi, semplicemente indicandomele, e io mi muovevo. Lei quasi anticipava i miei desideri guardandomi solo negli occhi. L’attrazione fisica tra noi era una cosa sconvolgente, dolorosa. Io resistevo, solo poco più di lei. Se eravamo nella stessa stanza non potevamo non toccarci, non baciarci di continuo. Lei era visibilmente turbata dall’attrazione sessuale che aveva per me. Mi confessò che in mia presenza era costantemente bagnata, addirittura grondante. “L’altra sera sono venuta, e tu non te ne sei accorto… C’era mamma vicino a me, e ho dovuto farmi forza per non gridare. Tu eri seduto dall’altra parte e io ti guardavo. Ho stretto le gambe e ho sentito arrivare un orgasmo fortissimo, da dentro la mia pancia. Non mi era mai capitata una cosa simile… Ho paura”. La baciai teneramente, senza lussuria, perché vidi che era veramente preoccupata. Teneva lo sguardo basso. “Sto rifiutando diversi appuntamenti… Semplicemente non ho interesse nell’uscire con gli altri uomini. Voglio fare sesso solo con te. Voglio stare solo con te… Non riesco a pensare ad altro. Davvero, sono un po’ preoccupata da questa cosa”. Le baciai il collo, poi le spalle, e poi prendendole le tette tra le dita presi a leccarle i capezzoli. “Uuuuhhhmmm… Ecco, lo sapevo… Cazzo non capisco più niente quando fai così! Inizia a girarmi tutto, godo praticamente subito! Non ragiono più… perché?” Mi fermai. “Sei una donna stupenda, e credo che io e te siamo compatibili quasi al 100×100 in tutto. Tu vedi in me il maschio ideale perché io ti piaccio per come sono, ma tu sai di essere la mia padrona, sai di potermi dominare, dall’alto del tuo essermi maggiore. Quindi è un compromesso perfetto, e vale anche per me, al contrario: io sono dominante geneticamente su di te, ma riconosco la tua supremazia su di me, la accetto anzi, la voglio. Noi ci adoriamo perché sappiamo che c’è un legame indissolubile tra noi. Il sesso l’ha solo cementato, l’ha reso solido, ma c’è sempre stato”. Lei mi guardava sbalordita. Non si aspettava, non da una ragazzo così giovane suppongo, una spiegazione così logica e semplice. Eravamo seduti sul “nostro” divano. Senza dirmi una parola si alzò, venne davanti a me, e si inginocchiò. Allargai le gambe e le si appoggiò col suo viso sul mio uccello. “Io sono tua. Forse lo sono sempre stata, hai ragione. E penso che ormai sarò perduta per questo”. Chiuse gli occhi e cominciò a farmi un dolcissimo e lentissimo pompino. C’era uno specchio che rifletteva la nostra immagine. Fu come vedere un re sul trono e la sua schiava che lo adorava. Le accarezzavo le guance e le toccavo le orecchie come se fossero la sua figa. Lei rabbrividiva di piacere. Mi leccava il cazzo per tutta la sua lunghezza. Apriva gli occhi, sorrideva al mio uccello, soddisfatta del suo lavoro, li richiudeva e ricominciava a pompare. Mi stava letteralmente scopando con la bocca, e ne godeva anche lei. Respirava dal naso e ansimava di piacere. La avvertii che se continuava così sarei venuto, presto. Volevo darle anch’io tutto il piacere che potevo scopandomela. Lei continuò il suo su e giù con la bocca anzi, incrementò il ritmo. La presi per la coda dei capelli, sollevandola e togliendomela da sopra il cazzo “Fa piano, mi stai facendo sborrare” e la baciai mettendole la lingua in bocca. Per tutta risposta lei mi guardò sprezzante e mi tolse la mano dai suoi capelli, mi appoggiò le mani sulle cosce e mi spompinò con ancora maggior forza e ritmo. C’erano solo la sua bocca e il mio cazzo. Le dissi che stavo per venire: aumentò ancora il ritmo. Con un urlo le fiottai in bocca e in gola il mio seme. Lei pompò un paio di volte ancora e poi si fermò, con tutto il mio cazzo pulsante in bocca. Sentivo la sua lingua che si muoveva sotto e intorno la mia cappella. Succhiò ed emise un paio di ‘gurp, gurp’ gutturali e profondi. Io sussultai di piacere e di lussuria, tenendola sempre per la sua bellissima criniera. Si ritrasse, ed emise un lungo e soddisfatto ‘Aaahhhh’. Mi aveva svuotato completamente, facendomi godere in maniera fin scioccante. La guardai: era soddisfatta, compiaciuta del suo sforzo, del quale aveva appena bevuto il succo. Capii che aveva voluto sancire la sua devozione verso di me, la sua nuova posizione di sudditanza, e che ne era felice, consapevole che questo era giusto. Sapeva benissimo che non l’avrei mai tradita, che non le avrei mai fatto del male, che sarei sempre stato suo, anche se avessi avuto un milione di altre donne. Aveva ragione. Venne ad appoggiare la testa sul mio petto, rannicchiandosi in posizione fetale. Io le accarezzavo i capelli, facendomeli scivolare tra le dita. Attese con pazienza che io mi riprendessi, che tornassi pronto. Mi portò da bere, soddisfò ogni mio più piccolo desiderio o bisogno, davvero come una schiava adorante con il suo padrone, che sa benissimo essere poi il vero schiavo. Sentiva chiaramente l’adorazione che provavo per lei e ne era estasiata, soddisfatta, appagata. La feci sdraiare sul divano e la baciai letteralmente dalla testa ai piedi. Poi mi fermai sulla sua figa sgocciolante. La leccai fino a che lei mi chiese di fermarmi, perché l’avevo resa dolorante. Persi il conto degli orgasmi che le diedi. Non mi sentivo più la lingua e le mascelle mi dolevano. In bocca avevo tutto il suo sapore, acido e dolcissimo. Lei se ne accorse e si preoccupò “No! Non volevo che soffrissi! Povero tesoro mio…”. Venne il suo turno di baciarmi ovunque, e io sdraiato la lasciavo fare. Poi si fermò. “Prima, dico ‘prima prima’, è stato come entrare in un altro mondo. Non mi sono mai drogata, ma penso che sia così quello che si prova. Per un attimo mi è sembrato che il mio corpo esplodesse e si espandesse all’infinito. E’ stato al di là del piacere, del sesso, della lussuria… molto di più. Grazie”. L’armonia che si creava tra noi quando lei mi parlava così, era talmente profonda, totale, avvolgente, che poi tornare alla normalità era quasi doloroso, anche a livello fisico. Il cervello si rifiutava semplicemente di staccare la connessione tra noi, dato l’enorme piacere, il benessere totale che ne traeva. Era logico a pensarci. L’unica maniera per far calare la tensione emotiva e sentimentale tra noi era scopare, capimmo. L’orgasmo, soprattutto il mio, interrompeva per qualche tempo la fusione mentale e fisica che ci prendeva. Per un breve lasso di tempo il corpo, esausto, staccava la spina al cervello. Era l’unico modo. Ma poi tutto ricominciava. Ci cercavamo, come se avessimo fame, sete di noi, come appunto, se fossimo drogati l’uno dell’altra, totalmente dipendenti. Lei era davvero in preda a una sorta di panico: cercava di resistere ma poi, tremante, tornava a cercarmi, la mia bocca, le mie mani, il mio cazzo, il mio sperma. Era stupendo vederla prendermi le mani e passarsele sul suo corpo. Se non lo facevo di mia sponte, lei mi guardava con occhi rabbiosi e imploranti “Toccami subito, baciami… Chiavami! Subito, adesso!” E io eseguivo, come un cane fa con la sua stupenda e adorata padrona… un grosso e famelico cane. Dopo un breve pompino lei si impalò letteralmente sul mio cazzo, dandomi la schiena. Saltava su di me appoggiandosi sulle mie cosce con le mani. Si contorceva sul mio uccello, durissimo, incordato e dolorante e poi, quasi uscita, si lasciava ricadere. Mi lamentai del dolore e lei, terrorizzata, scese subito con la mano e cercarmi i coglioni, per accarezzarli, per lenirli “Scusami! Ti ho fatto male… Mi sembra di impazzire, non mi controllo… Godo come una cagna in calore!” Mi fece ancora male “Ti prego, fa piano… Mi stai facendo male”. Con un gesto rapidissimo si sfilò da sopra il mio cazzo e andò a prendermi i coglioni in bocca, delicatissima ma terrorizzante per me “Come sono duri, caldi e gonfi… Poverini” Mi sorrise, sensualissima “Adesso li svuotiamo tesoro, stai tranquillo” Come una gatta, si mise a pecorina appoggiando il viso sul bracciolo del divano “Vieni a fottermi, svelto”. Le puntai la cappella tra le labbra della figa “No. Vai su… Lo so che lo vuoi. Lo avverto da giorni che lo desideri. Vedo come mi guardi il culo, e come me lo tocchi… Quando ti scopo e tu me lo tieni, sento le tue dita che cercano il mio buco… Aspettavo che me lo chiedessi tu” “Non trovavo il coraggio di farlo” “Capisci perché ti adoro così tanto?” si allungò ad accarezzarmi il viso “Dai, fottimi… Bagnalo prima bene, però. Prima mettimi dentro un dito, ti dico io quando sono pronta, perché si deve dilatare da solo, rilassarsi, se no mi fai male, mi laceri”. La lavorai con cura e calma, bagnandola con tutta la saliva che avevo. “Va bene, prova adesso”. Le puntai il cazzo sul suo delizioso buco e le entrai dentro, con poco sforzo. A poco a poco le penetrai tutto nel retto. Lei si teneva con una mano al bracciolo e con l’altra si dilatava le natiche. Stava a testa bassa, e mi sembrò stesse soffrendo. “Ti faccio male?” D’istinto mi ritrassi e uscii. Il suo intestino si svuotò di aria come un mantice “Oddio! Piano tesoro, fai piano… No che non mi facevi male… ma è un piacere diverso, anche più intenso, ma diverso. Il piacere anale arriva da dentro, da non so dove. Mi stavo solo concentrando per trovarlo. E poi hai sentito quant’aria avevo dentro? Mi hai gonfiato come un otre” “Scusami” “Tesoro mio… Vieni, rimettimelo dentro. Scopami come vuoi, come ti fa piacere. Io sono tua ora, faccio ciò che vuoi. Vuoi scoparmi anche la figa? Fallo. Un po’ sopra e un po’ sotto. Solo poi non chiedermi di farti un pompino!” ridemmo insieme. Ripresi a chiavarle il culo, con calma e a fondo. “Dai tesoro, vieni, inondami la pancia”. Sapeva come eccitarmi “Monta, monta, spingi… Bravo, sborrami dentro”. Venni quasi con dolore. Le montai sopra, come per schiacciarla col mio corpo. Istintivamente la volevo dominare completamente. Lei mi lasciò fare, come una leonessa fa col suo leone. Crollai esausto. Il cazzo le uscì dalla pancia ancora rumorosamente. Mi prese per mano e andammo a lavarci. Mi tremavano le gambe e anche lei era stravolta dalla fatica. Ci sdraiammo insieme nudi, nel letto dei nostri genitori, cercandoci con le mani, anche nel sonno.

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Una lunga estate by ibapatbi [Vietato ai minori]




Il mio nome è Roberto e sono uno studente di medicina.
Io provengo da una famiglia di ceto medio e ogni volta che ho potuto, compatibilmente con gli impegni universitari, ho cercato di fare qualche lavoretto in modo tale da potermi togliere qualche sfizio senza dover gravare sulle spalle dei miei genitori.

Nella mia università c’è la possibilità una volta all’anno di poter lavorare 150 ore in una delle strutture universitarie (biblioteca, mensa, uffici ecc..) a circa 7€ all’ora. Per cui l’anno scorso, come ogni anno, feci la domanda per poter lavorare ed avendo una buona media riuscii a posizionarmi nella parte alta della graduatoria e venni chiamato per poter svolgere le mie ore nel periodo estivo.
Io sperai sino all’ultimo di essere mandato in una biblioteca, in quanto sostanzialmente non si fa un cazzo e si riesce a studiare tranquillamente.
Essendo un tipo molto fortunato venni mandato da tutt’altra parte, ovvero all’ufficio deputato alle borse di studio e alle relazioni con gli studenti. Per carità non è un brutto posto, solo che non si riesce a studiare, ma cosa ancora peggiore, lo sportello apre 2 ore al giorno, per cui mi facevano lavorare circa 2 ore e mezza al giorno.

Avendo iniziato a metà giugno io speravo di riuscire a finire queste 150 ore in 5-6 settimane, in modo tale da avere agosto per le vacanze. Ma essendo stato mandato in questo posto di merda, i miei piani erano sfumati. Ma non mi arresi e iniziai a pensare a come fare per riuscire a fare più ore e avere un po di vacanza.

In questi uffici oltre a me c’erano 5 donne e un uomo che, mi venne spiegato, sarebbero andati in vacanza quasi tutti assieme, lasciando a lavorare noi delle 150ore.
Delle 5 donne, due erano delle dirigenti e volevano essere chiamate dottoresse.
Una si chiamava Maria, una donna sui 40 anni, alta non più di un metro e sessanta. Era di costituzione abbastanza magra, scura di carnagione, capelli neri corti e un’aria da rompi coglioni sempre presente.
L’altra era Luisa, anche lei sulla quarantina, ma era più brutta e più grassa, però sembrava essere molto più gentile e cordiale.

Oltre al personale vero a proprio pochi giorni dopo di me venne un’altra 150orista, Elena. Due anni più piccola di me, era davvero brutta. Bassa, senza tette ma con il culone, denti storti, occhiali e faccia da scema.
Insomma era difficile che mi potesse capitare di peggio.

Ma cosa centra tutto questo con la storia che vi voglio raccontare?
Bè, questa è la storia di come sono stato umiliato, sfruttato, stuprato la scorsa estate.

Iniziamo dal principio.
Dopo qualche giorno che frequentavo il nuovo posto di lavoro, iniziai a capire quello che potevo e quello che non potevo fare per far risultare che facevo più ore.

Praticamente io una volta che arrivavo dovevo segnare in un foglio l’ora di ingresso e l’ora di uscita arrotondando alle mezzore. Per cui se arrivavo alle 10:20 dovevo scrivere 10:30, se arrivavo alle 10:14 dovevo scrivere 10:00.
Per cui dopo i primi giorni in cui vidi che nessuno mi controllava decisi di forzare un po’ la mano in modo da riuscire a finire prima e andarmene dal quel posto. Per cui iniziai a rosicchiare minuti sia in entrata sia in uscita. Del tutto ignaro che la principale (la dottoressa Maria) aveva nascosto delle telecamere collegate in ufficio in modo tale da poter vedere cosa facevano i suoi sottoposti durante le ore di lavoro, anche quando lei non sarebbe stata presente.

Il mese di giugno passò tranquillo e io avevo fatto quasi un quarto delle ore. Di quel passo sarei riuscito a finire per i primi di agosto così da godermi un mese di pieno relax.

Il 3 luglio, come tutti gli altri giorni arrivai alle 10:25, segnai come orario di ingresso le 10:00 e iniziai a sbrigare le pratiche che mi appartenevano. La mattinata passò molto lentamente, come tutte le altre del resto, e alle 13:00, chiusi la porta d’ingresso per il pubblico e iniziai a sistemare le cose per potermene andare via. Ad un certo punto venne Lucia, una delle impiegate, per dirmi che la dottoressa mi voleva parlare di una cosa.
Andai nel suo ufficio pensando che mi voleva dare qualche istruzione per la settimana a venire ed entrai tutto tranquillo.
-Buon giorno dottoressa- esclamai sorridente.
-Siediti Roberto- disse seccamente. Mi sedetti di fronte a lei.
Silenzio.
Dopo circa 30 secondi, passati con lei che mi fissava senza proferire una parola esclamò:
-Ti sembro stupida?-
-Come scusi?- risposi perplesso.
-Ti ho chiesto, se per caso, ti sembro una stupida-.
-Certo che no dottoressa, perché lo dovrei pensarlo?-. Al termine della mia frase, un sorriso comparve sulle sue labbra. Girò lo schermo del monitor dove c’era in riproduzione il video di me che entravo con l’orario corretto.
-Se non sembro stupida, perché hai cercato di fottermi come se fossi la scema di turno?-
Non riuscii ad emettere un suono, cercavo di trovare una scusa qualsiasi per giustificarmi, ma il quel momento nella mia testa c’era il buio più totale.

-Roberto, ci sono due possibilità: 1) faccio un esposto al rettore dove comunico questo tuo comportamento e ti prendi un’ammonizione ufficiale sul tuo libretto e non potrai più partecipare a nessun concorso dell’università e perderai i soldi che ti spettano da queste 150 ore.
2) io non faccio nulla, tu continui a fare il tuoi giochini con l’orario, però mi obbedirai totalmente in questo mese che ti resta. Che ne dici?-

-Dottoressa, lei lo sa bene che non mi posso permettere un’ammonizione e di perdere tutti i soldi- dissi con la voce strozzata – devo per forza scegliere la seconda opzione. Ma cosa intende che le dovrò obbedire?-
Ridendo lei esclamò: -Se te lo dico che gusto c’è? Ti basti sapere che non esigerò nessun rifiuto. È chiaro?-
-Si dottoressa, come vuole lei-
-Bene, ora vattene. Ci vediamo lunedì.-
-Arrivederci dottoressa-.
Uscii dalla stanza e andai via dal lavoro, chiedendomi cosa sarebbe potuto succedere la settimana successiva.

 

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Da barista a schiavo by OpeOpeElvis [Vietato ai minori]




Sono tornato con una nuova tipologia di racconto! Si tratta di un dialogo in chat con un altro ragazzo, quindi un botta e risposta per creare una storia che si evolve e modifica nel tempo, in base alle voglie e alle sensazione di uno o dell’altro. Potranno esserci alcuni errori di battitura e piccole deviazioni o incongruenze nella trama proprio per il fatto che tutto viene scritto in tempo reale tra me e l’altro scrittore. “ME” sta per me stesso, mentre “YOU” è lui che scrive. “*” questo simbolo rappresenta la narrazione, ovvero le cose che uno fa o pensa, mentre questo simbolo “-” significa che il personaggio sta parlando! Si tratta, per chi se ne intende di una role. Fatemi sapere se vi piace questo tipo di racconto, scrivetemi alla mail opeopeelvis@gmail.com oppure su tumblr, all’indirizzo ilragazzoperverso.tumblr.com. Buona lettura!

ME: *sono in un bar, con un cliente di lavoro a discutere degli ultimi pacchi da spedire. vengo distratto continuamente dalla figura snella del barista che si muove fra i tavoli e fa le ordinazioni, pulisce il pavimento e si china per raccogliere qualche tovagliolo in giro per la sala. il cliente mi riporta all’attenzione, rimproverandomi per alcuni dati pochi chiari. il mio sguardo però è poco attento ai suoi dati…”

YOU: *Mi avvicino al tavolino dove noto due clienti che parlano tra loro, e cercando di non disturbarli troppo dico timidamente* salve, desiderate ordinare qualcosa? *osservo i due ragazzi in attesa di una risposta*

ME: *lo guardo con sguardo penetrante, divertito dalla sua timidezza, cercando di capire che tipo di uomo fosse. *-si per me una cedrata
* lo guardo allontanarsi di spalle*

YOU: *Un po intimidito dallo sguardo di quello strano ragazzo, che sento continuamente addosso, mi allontano e preparo una cedrata. Subito dopo la porto a tavola* ecco a voi, signore.. *dico lasciando la bevanda sul tavolino insieme allo scontrino*

ME: *ringrazio il tipo e continuo a fissarlo fino a che se ne va.
finalmente finisco col cliente e lo saluto, poichè aveva fretta di raggiungere un altro manager. metto via il tablet e i vari documenti per poi dirigermi al bancone per pagare il conto*

YOU: *Noto il ragazzo avvicinarsi al bancone, e lo guardo con un sorriso* allora, la cedrata è stata di suo gradimento? *sorrido e continuo a fissarlo*

ME: – si grazie molte. *sorrido di rimando* – fammi il conto per favore.
– fino a che ora siete aperti alla sera? *chiedo curioso.

YOU: Uhm, fino alle 8, perchè? *chiedo mentre faccio il conto, porgendolo al ragazzo*

ME: – grazie. * con lentezza estraggo il portafoglio e metto i soldi sul bancone
– mah pensavo che potrei passare a prenderti e portarti da me per una birra.
*sfacciato. un po’ mi vergognavo ma sapevo di dover seguire il mio istinto.

YOU: Una birra…? *arrossisco un po per quell’invito, non capendo dove voglia arrivare* Ehm, ti ringrazio, ma io non bevo… *Rispondo cercando di nascondere la timidezza, sentendomi un po a disagio. Intanto afferro i soldi e li deposito alla cassa*

ME: * deluso * -beh, niente allora. io passerò comunque questa sera, mi piace questo locale. se mai cambiassi idea.
*estraggo 50 euro e li schiaffo sul banco.
– la tua mancia. *lo fisso negli occhi con un ghigno. mi giro e me ne vado con la mia valigetta.

YOU: *Stupito da quel gesto afferro la mancia e vedo il ragazzo uscire verso la porta* ehi aspetta non posso accettarli… *non finisco la frase che lo vedo sparire fuori la porta, e sospiro* che strano tipo…. *dico pensieroso*

Più tardi…

ME: * torno alle 19 nel bar. saluto con un cenno il barista e mi siedo ad un tavolo nell’angolo. estraggo il tablet e alcuni fogli. comincio a lavorare*

YOU: *Lo osservo tornare al bar, era il ragazzo della mancia. Mi avvicinai timidamente* Ehm, buonasera, lieto di rivederla… oggi non avrebbe dovuto lasciarmi tutti quei soldi.. *dico imbarazzato*

ME: * il barista mi distrae dal mio lavoro, alzo la testa e sorrido alle sue parole
– tranquillo, non ne riceverai altri, dovrai farteli bastare per tutte le volte che ci vedremo. * ghigno
– portami una birra, piccola. * ordino e mi rimetto al lavoro

YOU: Subito… *vado in frigo, lo apro, e prendo una birra piccola, portandola a tavola* Ecco a lei, se ha bisogno d’altro basta chiedere… *mi giro e torno al bancone*

ME: * continuo a lavorare e sorseggio la birra, ho moltissimo da fare. non mi rendo conto che il tempo sta volando*

YOU: *Il tempo passa velocemente, si fanno le 20, e mi avvicino nuovamente al tavolo del ragazzo immerso nel lavoro* Ehm, scusi se la disturbo, ma stiamo per chiudere… *dico con un sorriso*

ME: finalmente. ero stufo di questa roba. allora, vieni da me? voglio offrirti un lavoro.

YOU: Uhm… *lo guardo pensieroso e poi annuisco* d’accordo, sono curioso di vedere di che si tratta…

ME: – ottimo, fai le tue cose, ti aspetto qui fuori in auto.
*tiro fuori 5 euro ed esco

YOU: *Vado a depositare i soldi, prendo la mia roba, ed esco fuori dal bar, guardandomi intorno* dove sarà…. ah eccolo… *mi avvicino all’auto ed entro dentro* scusi se l’ho fatta aspettare

ME: – nessun problema. io abito qui vicino, ci mettiamo un attimo.
*arriviamo e lo faccio salire al mio appartamento, molto grande, all’ultimo piano di una palazzina di 4 piani.
– siediti *indico il tavolo
– cosa ti offro?

YOU: *Entro in casa guardandomi attorno, incuriosito, per poi sedermi al tavolo* guardi, non si scomodi, non prendo nulla…
*dico sorridendo*

ME: – va bene. la faccio breve. all’inizio volevo solo fare qualche parola con te, ma prima nel bar mi è venuta un’idea. ovvero di offrirti un lavoro. come vedi casa mia è tutta sotto sopra, non ho tempo per sistemarla, e nessuno lo fa. in piu potresti darmi una mano con il mio lavoro, facendo le cose più semplici, sempre qui a casa mia. vitto e alloggio compresi. pago bene.
– in piu la mia ragazza che viene qui nei weekend, ha insistito molto che io trovassi qualcuno per dare una sistemata a casa e pulizie varie, ma non voleva che assumessi una ragazza… è gelosa. tu mi sembri un ragazzo serio e disponibile.. che ne dici?

YOU: *Lo guardo pensieroso* ma io ho fin’ora ho lavorato solo nei bar come cameriere, non ho mai fatto le pulizie di casa… *dico perplesso, e imbarazzato* penso sia un lavoro femminile… non so….

ME: – non dire stronzate. puoi farlo benissimo. e poi non si tratta solo di quello. devi lavare stirare, preparare da mangiare, fare la spesa, occuparti della manutenzione. non mi interessa se non sei capace, imparerai facendolo.
io ti propongo questo. pensaci su, domani puoi farmi sapere.
ah. quanto prendi al bar? ti offro il doppio.

YOU: Ehm prendo mille euro… davvero mi potresti dare il doppio? *dico con gli occhi che brillano a quella affermazione, e in base alla risposta sarebbe stato difficile rifiutare*

ME: – si. 2000 euro al mese. e non avresti spese perchè qui mangi e dormi, hai una camera tutta tua con bagno. e avresti anche tempo libero..
– ti sto facendo un regalo.
– ora vattene, per pensarci, puoi farlo anche a casa tua

YOU: Ehm…. potrei darti la risposta già ora se vuoi… *dico cercando di contenere la felicità* ma se preferisci te la do domani

ME: – perfetto da domani cominci. alle 8.00 devi essere qui con tutta la tua roba, e in giornata farò preparare il contratto. l’unica cosa è che non puoi venire in auto, non ce parcheggio per la tua.
– a domani *sorridendo malizioso, lo accompagno alla porta mettendogli una mano sulla nuca

YOU: a domani *dico sorridendo, sentendo la mano sulla nuca* e grazie della sua offerta, signore.. *mi volto e vado via, preso dalla felicità, pensando a tutti quei soldi*

Continua…

 

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