MIA SORELLA (sverginata dal mio amico) by LorenzoLotto [Vietato ai minori]




Io e mia sorella avevamo seguito i miei genitori in occasione di una vacanza nei mari del meridione.
E ci andammo volentieri perché con noi venne anche il mio migliore amico Nando.

Con lui condividevo molti interessi, a cominciare da quello per la musica. Avevamo avviato un gruppo musicale che faceva ricerca in ambito delle tradizioni musicali popolari. Fummo i primi, in quel periodo a fare un simile esperienza. Ne eravamo orgogliosi e cominciavamo a ricevere chiamate per serata da tutta Italia.

E a proposito di serate, avevamo in programma, proprio in mezzo al periodo di quella vacanza, dicevo, avevamo una data per una festa di paese in Abruzzo.

Il giorno prima della serata, di buon mattino, partimmo io e Nando per raggiungere gli altri due componenti direttamente sul luogo del concerto. A noi si volle aggregare mia sorella. Aveva appena festeggiato diciotto anni, la sera prima. E i miei genitori, che si fidavano di me (e anche di Nando, che conoscevano sin da quando eravamo ragazzini) le diedero il permesso.

Pieni di entusiasmo ci sobbarcammo l’impresa di farci quei seicento chilometri che ci dividevano dalla meta.
Fu un viaggio piacevole, provavamo i brani in macchina, alternandoci alla guida e alla chitarra.

Ogni tanto beccavo mia sorella, che ha sempre avuto un debole per il mio amico, guardare Nando con aria sognante e ammirata.

E già durante il viaggio, la mia mente stava elaborando qualcosa di porco, perché le mie palle, nel vederla così, si agitavano dentro lo scroto.

Arrivammo la sera prima del concerto, pernottando in una casa che i genitori del mio amico avevano da quelle parti.

Io e Nando siamo coetanei. In quella casa, l’estate prima, da soli, ci eravamo avventurati a scambiarci attenzioni con la bocca ai rispettivi uccelli.

Prima di mezzanotte siamo sotto casa.

Una volta scaricati i pochi bagagli e gli strumenti, cominciamo a fare ipotesi su come organizzarci per dormire.
La nostra pigrizia (e la mia malizia) ci indusse ad approntare un solo lettone matrimoniale, per dormire tutti e tre insieme.

Io ricordo benissimo con quale intento avevo pilotato verso quella scelta: dicevo che mia sorella aveva un debole per il mio amico. Questa cosa, abbinata al fatto che io avevo una gran voglia, già allora di fare il porco ad ogni occasione mi si presentasse, mi fece intuire che quella era una occasione da non perdere.

Finalmente ci mettiamo a letto.

Un attimo prima di assegnare i posti, e visto che Nando si era già accomodato su un lato del letto, io azzardo a dire a mia sorella di porsi lei nel mezzo, perché io la notte avrei avuto bisogno di alzarmi per bere…

Passano le ore ma non dormiamo.
Non riusciamo a prendere sonno.
Nessuno di noi tre.

E il motivo di tanta insonnia, non era perché facesse poi così caldo. anzi…

Chiacchieriamo…
Chiacchieriamo…
Chiacchieriamo…
Chiacchieriamo, per ore.

Era percettibile una tensione diversa da quella che ci aveva accompagnato durante il viaggio.

Una tensione che si manifestava partendo ogni volta da punti diversi e approdando sempre a qualcosa che aveva attinenza col sesso.

L’eccitazione e la confusione che ne derivava, mi ha lasciato nella memoria pochi ricordi. Pochi ma chiari. Come ad esempio il fatto che io ad un certo punto dissi: “Bhè… se volete approfondire il discorso mi faccio da parte; non dovete preoccuparvi di me”.

Il discorso era approdato, ancora una volta, al tema sesso.

A quella mia dichiarazione di intenti, seguì un momento di imbarazzo notevole. Sia Nando che mia sorella farfugliarono qualcosa ma senza approdare a nulla. Io concludo, allora, che per rompere il ghiaccio devo essere io a prendere l’iniziativa.

Ingenuamente penso che se mi allontano per un pò, magari, loro si sciolgono e cominciano a pomiciare.

Così, mentre sto andando in bagno annuncio che ne avrò per un po’.

Esco dalla camera e mi apposto nella penombra del corridoio; dalla porta aperta posso mantenere la visuale del letto senza essere visto.

Aspetto, un pò…
Sbircio…
Osservo…
Spero…
Guardo meglio…
Acuisco i sensi, attento come un felino, aspettando che qualcosa accada.

Loro sono immobili, distesi. Guardano il soffitto.

Sbircio e constato che sono troppo distanti tra loro, perché possa esserci un contatto.

Non dispero. Confido nel fatto che Nando possa essere arrapato e approfittare del bocconcino che gli ho offerto su un piatto d’oro.

Un bocconcino che, io lo sapevo, non vedeva l’ora che lui facesse il primo passo.

Decido di aspettare ancora…
Passano molti minuti… troppi!

Spero di intercettare con i miei sensi, qualche segnale che mi indichi l’inizio delle danze ma…
Ma… Ma, macchè!

Sono sempre immobili e silenziosi.

Troppo statici.

Basta! Decido di agire.

Spero valga la pena osare.
Se non per rendere reale la possibilità che accada qualcosa, almeno per chiarire definitivamente che non c’era speranza; “In fin dei conti – pensavo – se è tutto un equivoco, una visione malata e perversa della mia percezione, sarebbe meglio addormentarsi senza perdere altro tempo”.

Mi riaffaccio alla loro vista, lasciando intendere di essere stato in bagno

“Bhè!? – dico – tutto bene?”.

Mi siedo a gambe incrociate sul letto, accanto a mia sorella: “Sembrate due mummie!”

Ridono…

Non ho bisogno di altro; ho capito come agire.

Mi rivolgo a mia sorella, con tono suadente e ammiccante, per chiederle se ride così perché si sente è in imbarazzo.

Se avesse detto di no, avrei provato un’altra strategia. Invece lei annuisce col capo.

“Ci siamo!” grido dentro di me.

Il suo annuire guardando in basso aveva per me il significato di una certezza. Ora sapevo che qualcosa sarebbe accaduto. O meglio, avrei fatto accadere.

Senza dire nulla presi il polso di Nando accompagnandolo verso il pube di mia sorella.
E subito dopo accompagnai la mano di mia sorella appoggiandola sul cazzo di Nando.

Da lì, fui spettatore. Solo spettatore…

Spettatore di quello che, ne sono convinto, sia stato lo spettacolo che mi innescò il germe del guardone.

Divenni in quell’occasione un voyeur di lusso: guardare mia sorella, giovane e inesperta, prendere in bocca il cazzo al mio migliore amico. UAOOOO!

Un’emozione indescrivibile!

Mi batte il sangue alle tempie al ricordo di vederla socchiudere gli occhi, muovendosi goffamente, con poca dimestichezza, con la testa avanti e indietro.

Vorrei sborrare anche ora mentre mi rivedo a studiare ogni dettaglio del suo viso e del suo corpo che reagiva, perdendosi nel piacere che le dava evidentemente la sensazione di quella cosa nuova.

Ero sicuro che, ad eccezione dei nostri giochi di infanzia, che non aveva avuto molte esperienze con i ragazzi.

Era troppo bella per rendersi facilmente abbordabile o appetibile.

Il mio amico volle ricambiare le attenzioni della bocca di mia sorella, con altrettanta generosità. E mentre Nando le succhiava la fichetta, mia sorella mi teneva la mano. La senti esplodere in due orgasmi mentre Nando suggeva il nettare della sua profumata fichetta.

Sembra che al secondo orgasmo di mia sorella tutto fosse finito ma quando Nando mi guardò, come a cercare il mio consenso; io gli sorrisi e mi avvicinai a mia sorella e le chiesi sussurrando: “Sei pronta?”

Lei non mi rispose ma i suoi occhi mi dissero di si…

Anche Nando colse quel silenzioso “si”. Si portò su di lei, le carezzo le labbra della passerina con il glande e prese a penetrare quella fichetta stretta. Pareva non volesse decidersi ad entrare.

Iniziò lentamente, fermandosi ogni tanto per poi riprendere, spingendo appena un po’ di più.

Ad ogni piccolo affondo, mia sorella gemeva.
E lo faceva con una voce che non le conoscevo.

Una delle cose che mi colpì di più, allora, e che mi fa sborrare nel ripensare a quei momenti, erano le natiche del mio amico, che si contraevano nel movimento necessario a portare i suoi affondi nella vagina vergine.

Dopo un po’, cominciò a spingere più velocemente e più profondamente. I colpi si fanno più intensi e veloci, mia sorella asseconda le bordate del mio amico che, con un grugnito soffocato, estrae il cazzo e spara forti innumerevoli schizzi sulla pancia e sulle tette di mia sorella.

Avrei voluto succhiargli il cazzo, al mio amico.

Ma, per chissà quale pudico motivo, non volevo che mia sorella pensasse a chissà quale rapporto omosessuale intercorresse tra me e lui.

Nando che, dopo aver goduto, pulì delicatamente col lenzuolo lo sperma sul corpo di mia sorella si accasciò sfinito sul lato del letto.

Fu quello, il momento che osai davvero troppo.
Fu quello il momento che io presi consapevolezza di essere davvero un gran porco.

No… non mi scopai anche io mia sorella.
Volevo regalarle un ulteriore piacere: mi posi con la tesa tra le sue cosce ancora aperte e iniziai a leccarle la fica fino a farla sprofondare in un altro orgasmo.

Un orgasmo che la fece sussultare, forte.

Era come se avesse accumulato tensione erotica per anni e l’avesse liberata tutta in un’unica soluzione, tutta insieme, in quel momento…

Mi illudo che quel deflagrante orgasmo fosse dovuto al ricordo dei nostri giochi di infanzia o, forse, determinato dal fatto che sapevo come procurarle piacere: io conoscevo bene la sua anatomia.

Per me fu come se non fossero passati dieci anni dall’ultima volta che gliela leccai.

Mi masturbai mentre leccavo quella fica familiare.

Non gustavo così tanto una fregna da quando avevamo interrotto quel nostro rapporto incestuoso.

Percepivo il profumo dei suoi umori, misti a quelli della carne del cazzo di Nando e allo sperma ancora fresco depositato poco prima sul suo pancino.

Un attimo prima, proprio come facevamo da piccoli, un attimo prima di venire mi alzo e mi pongo in ginocchio portandole il mio cazzo a portata delle sue labbra.

Pochi secondi dentro la sua bocca ed esplodo.

Rispetto a quando eravamo piccoli ora quel gioco era arricchito di un nuovo elemento: la sborra.

Al primo schizzo copioso, la vedo sgranare gli occhi.

Per un piccolo istante lascia intendere che vorrebbe ritrarsi ma poi evidentemente ci ripensa. E si ingoia tutto…

Ci addormentammo…

E il giorno dopo, tutto come se niente fosse accaduto.

E nulla accadde più tra noi, da allora.

 

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Ricerche Frequenti:

Un fratello un po’ porco




Mio fratello è sempre stato un gran porco, fin da quando andavamo al liceo insieme, tante volte lo vedevo appartarsi durante la ricreazione con qualche ragazza, è capitato che lo seguissi e lo scoprissi a farsi fare un pompino.

Una volta sono rientrata a casa prima, i nostri genitori non c’erano, lui era in camera sua a scopare con una mia compagna di classe, ricordo che mi nascosi e spiai dalla poca fessura della porta, lei era a pecorina sul letto e lui da dietro gliela leccava e poi la penetrava.

Era così incosciente che non usava nemmeno il preservativo, gli piaceva sentire il contatto diretto sul suo cazzo, almeno così diceva e il fatto che non abbia mai messo incinta nessuno è sempre stata solo fortuna.

Ora abbiamo io 28 anni e lui 31, entrambi lavoriamo e abitiamo fuori di casa, nessuno dei due si è sposato o fidanzato, o quanto meno in questo preciso momento della nostra vita, abbiamo preso scelte simili.

Di lui non c’è da meravigliarsi, è sempre saltato da una ragazza all’altra con estrema facilità, chiudersi in una relazione stabile per lui significava stare in trappola, io invece non ho trovato l’uomo giusto.

Ho avuto una storia di un paio di anni senza successo ed ho deciso di divertirmi, questo non vuol dire che faccio la zoccola ma ogni tanto una scappatella me la concedo, sono ancora giovane.

Sono qui per raccontarvi la mia recente esperienza proprio con mio fratello, premetto che ho sempre odiato l’idea del sesso tra fratelli, sorelle e genitori e mai avrei pensato di fare una cosa del genere ma ho capito anche che a volte l’istinto prende il sopravvento su tutto e a volte anche la situazione del momento incide sulle proprie azioni.

È successo qualche giorno fa, mio fratello mi ha invitato a cena a casa sua, c’erano altri amici, abbiamo passato una serata tranquilla, tra una risata e l’altra, quando sono andati via tutti l’ho aiutato a sistemare.

Durante la cena avevamo bevuto troppo, lui soprattutto, nonostante i miei avvisi, non mi avevo dato ascolto ed ora faceva fatica a dire cose sensate.

Finito di sistemare ci siamo messi sul divano in salotto, ero stanchissima, non avevo voglia di tornare a casa, non ero nemmeno in grado, così decisi di fermarmi a dormire da lui, non era la prima volta che lo facevo.

Sono andata in camera da letto, avevo alcune cose per la notte nella stanza che lui solitamente offriva agli ospiti, ho iniziato a svestirmi, ero in intimo quando ho sentito dietro di me la risata di mio fratello.

Gli ho chiesto cosa ci trovasse da ridere, mi guardò in modo strano e si avvicinò, posò la sua mano sul mio culo e mi disse che era buffo che io fossi li quasi nuda, perché la sera prima aveva sognato di scoparmi.

Non ci diedi tanto peso, era ubriaco e probabilmente non si rendeva conto, ciò nonostante non mi lasciò, anzi, rafforzò la presa del mio gluteo e mi attirò a se, mi disse che avevo un buon profumo, poi sentii la sua lingua leccarmi il collo.

Gli dissi di smetterla, che era mio fratello, lui non mi diede ascolto e mi slacciò il reggiseno, afferrò subito uno dei miei capezzoli in bocca e lo succhiò, provai a oppormi ma quella sensazione piacevole mi fece eccitare ancora di più.

Fu lui a slacciarsi i pantaloni e a tirare fuori il cazzo, mi venne istintivo prenderlo in mano e segarlo, mi fece sedere sul letto e mi guardò negli occhi, mi ordinò di succhiarglielo.

Non me lo feci ripetere due volte, lo presi tutto in bocca, lo spompinai avidamente come se avessi paura che qualcuno potesse entrare e interrompere quel momento folle.

Ero eccitata e bagnata, mi aprì le gambe e mi strappò le mutandine, sentii la sua lingua leccarmi il clitoride e poi la figa, entrò dentro di me e mi praticò del sesso orale pazzesco che mi fece venire due volte sulla sua bocca.

Il suo cazzo era enorme e gonfio, si posò su di me e mi disse di aprire le gambe che mi avrebbe scopato per bene, accolsi il suo cazzo dentro la figa, mi tenne ferma e mi iniziò a sbattere con forza.

Spingeva e affondava il cazzo sempre di più, sapeva farci, ne aveva scopate tante in effetti, mi disse che ero una porcellina, mi fece girare a pancia in giù, mi penetrò ancora e mi scopò veloce, sentivo la figa bruciare di piacere mentre lui trapanava senza sosta.

Godevo come non avevo mai goduto prima, forse era anche il vino ad amplificare il piacere e quel momento di follia, so solo che il suo cazzo riusciva a darmi un piacere mai provato prima.

Ha continuato a scoparmi per una buona mezz’ora, poi finalmente si è deciso ed è venuto sulle mie tette, sborrandomi con tanto sperma caldo.

La parte più eccitante è stata quando mi ha detto di prenderlo con le dita e poi ingoiarlo, l’ho fatto, stavo bevendo mio fratello ed era una cosa assurda.

Quando abbiamo finito di scopare ci siamo addormentati entrambi sul letto, il mattino successivo mi sono svegliata con il suo cazzo moscio contro la schiena, mi sono ricordata tutto, lui dormiva ancora, mi sono vestita velocemente e sono andata via.

Da quel giorno in cui abbiamo scopato non ci siamo più visti ne sentiti, sicuramente prima o poi dovremmo farlo, non possiamo ignorarci per sempre. Ho intenzione di far finta di nulla, mi auguro che anche lui faccia la stessa cosa.

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Ricerche Frequenti:

Io e mia sorella parte 2a




Scritto da Ganimede69,
il 2015-09-25,
genere incesti

Ci svegliammo e nudi mangiammo qualcosa. La nostra unione era totale. Lei mi faceva vedere le cose che voleva io facessi, semplicemente indicandomele, e io mi muovevo. Lei quasi anticipava i miei desideri guardandomi solo negli occhi. L’attrazione fisica tra noi era una cosa sconvolgente, dolorosa. Io resistevo, solo poco più di lei. Se eravamo nella stessa stanza non potevamo non toccarci, non baciarci di continuo. Lei era visibilmente turbata dall’attrazione sessuale che aveva per me. Mi confessò che in mia presenza era costantemente bagnata, addirittura grondante. “L’altra sera sono venuta, e tu non te ne sei accorto… C’era mamma vicino a me, e ho dovuto farmi forza per non gridare. Tu eri seduto dall’altra parte e io ti guardavo. Ho stretto le gambe e ho sentito arrivare un orgasmo fortissimo, da dentro la mia pancia. Non mi era mai capitata una cosa simile… Ho paura”. La baciai teneramente, senza lussuria, perché vidi che era veramente preoccupata. Teneva lo sguardo basso. “Sto rifiutando diversi appuntamenti… Semplicemente non ho interesse nell’uscire con gli altri uomini. Voglio fare sesso solo con te. Voglio stare solo con te… Non riesco a pensare ad altro. Davvero, sono un po’ preoccupata da questa cosa”. Le baciai il collo, poi le spalle, e poi prendendole le tette tra le dita presi a leccarle i capezzoli. “Uuuuhhhmmm… Ecco, lo sapevo… Cazzo non capisco più niente quando fai così! Inizia a girarmi tutto, godo praticamente subito! Non ragiono più… perché?” Mi fermai. “Sei una donna stupenda, e credo che io e te siamo compatibili quasi al 100×100 in tutto. Tu vedi in me il maschio ideale perché io ti piaccio per come sono, ma tu sai di essere la mia padrona, sai di potermi dominare, dall’alto del tuo essermi maggiore. Quindi è un compromesso perfetto, e vale anche per me, al contrario: io sono dominante geneticamente su di te, ma riconosco la tua supremazia su di me, la accetto anzi, la voglio. Noi ci adoriamo perché sappiamo che c’è un legame indissolubile tra noi. Il sesso l’ha solo cementato, l’ha reso solido, ma c’è sempre stato”. Lei mi guardava sbalordita. Non si aspettava, non da una ragazzo così giovane suppongo, una spiegazione così logica e semplice. Eravamo seduti sul “nostro” divano. Senza dirmi una parola si alzò, venne davanti a me, e si inginocchiò. Allargai le gambe e le si appoggiò col suo viso sul mio uccello. “Io sono tua. Forse lo sono sempre stata, hai ragione. E penso che ormai sarò perduta per questo”. Chiuse gli occhi e cominciò a farmi un dolcissimo e lentissimo pompino. C’era uno specchio che rifletteva la nostra immagine. Fu come vedere un re sul trono e la sua schiava che lo adorava. Le accarezzavo le guance e le toccavo le orecchie come se fossero la sua figa. Lei rabbrividiva di piacere. Mi leccava il cazzo per tutta la sua lunghezza. Apriva gli occhi, sorrideva al mio uccello, soddisfatta del suo lavoro, li richiudeva e ricominciava a pompare. Mi stava letteralmente scopando con la bocca, e ne godeva anche lei. Respirava dal naso e ansimava di piacere. La avvertii che se continuava così sarei venuto, presto. Volevo darle anch’io tutto il piacere che potevo scopandomela. Lei continuò il suo su e giù con la bocca anzi, incrementò il ritmo. La presi per la coda dei capelli, sollevandola e togliendomela da sopra il cazzo “Fa piano, mi stai facendo sborrare” e la baciai mettendole la lingua in bocca. Per tutta risposta lei mi guardò sprezzante e mi tolse la mano dai suoi capelli, mi appoggiò le mani sulle cosce e mi spompinò con ancora maggior forza e ritmo. C’erano solo la sua bocca e il mio cazzo. Le dissi che stavo per venire: aumentò ancora il ritmo. Con un urlo le fiottai in bocca e in gola il mio seme. Lei pompò un paio di volte ancora e poi si fermò, con tutto il mio cazzo pulsante in bocca. Sentivo la sua lingua che si muoveva sotto e intorno la mia cappella. Succhiò ed emise un paio di ‘gurp, gurp’ gutturali e profondi. Io sussultai di piacere e di lussuria, tenendola sempre per la sua bellissima criniera. Si ritrasse, ed emise un lungo e soddisfatto ‘Aaahhhh’. Mi aveva svuotato completamente, facendomi godere in maniera fin scioccante. La guardai: era soddisfatta, compiaciuta del suo sforzo, del quale aveva appena bevuto il succo. Capii che aveva voluto sancire la sua devozione verso di me, la sua nuova posizione di sudditanza, e che ne era felice, consapevole che questo era giusto. Sapeva benissimo che non l’avrei mai tradita, che non le avrei mai fatto del male, che sarei sempre stato suo, anche se avessi avuto un milione di altre donne. Aveva ragione. Venne ad appoggiare la testa sul mio petto, rannicchiandosi in posizione fetale. Io le accarezzavo i capelli, facendomeli scivolare tra le dita. Attese con pazienza che io mi riprendessi, che tornassi pronto. Mi portò da bere, soddisfò ogni mio più piccolo desiderio o bisogno, davvero come una schiava adorante con il suo padrone, che sa benissimo essere poi il vero schiavo. Sentiva chiaramente l’adorazione che provavo per lei e ne era estasiata, soddisfatta, appagata. La feci sdraiare sul divano e la baciai letteralmente dalla testa ai piedi. Poi mi fermai sulla sua figa sgocciolante. La leccai fino a che lei mi chiese di fermarmi, perché l’avevo resa dolorante. Persi il conto degli orgasmi che le diedi. Non mi sentivo più la lingua e le mascelle mi dolevano. In bocca avevo tutto il suo sapore, acido e dolcissimo. Lei se ne accorse e si preoccupò “No! Non volevo che soffrissi! Povero tesoro mio…”. Venne il suo turno di baciarmi ovunque, e io sdraiato la lasciavo fare. Poi si fermò. “Prima, dico ‘prima prima’, è stato come entrare in un altro mondo. Non mi sono mai drogata, ma penso che sia così quello che si prova. Per un attimo mi è sembrato che il mio corpo esplodesse e si espandesse all’infinito. E’ stato al di là del piacere, del sesso, della lussuria… molto di più. Grazie”. L’armonia che si creava tra noi quando lei mi parlava così, era talmente profonda, totale, avvolgente, che poi tornare alla normalità era quasi doloroso, anche a livello fisico. Il cervello si rifiutava semplicemente di staccare la connessione tra noi, dato l’enorme piacere, il benessere totale che ne traeva. Era logico a pensarci. L’unica maniera per far calare la tensione emotiva e sentimentale tra noi era scopare, capimmo. L’orgasmo, soprattutto il mio, interrompeva per qualche tempo la fusione mentale e fisica che ci prendeva. Per un breve lasso di tempo il corpo, esausto, staccava la spina al cervello. Era l’unico modo. Ma poi tutto ricominciava. Ci cercavamo, come se avessimo fame, sete di noi, come appunto, se fossimo drogati l’uno dell’altra, totalmente dipendenti. Lei era davvero in preda a una sorta di panico: cercava di resistere ma poi, tremante, tornava a cercarmi, la mia bocca, le mie mani, il mio cazzo, il mio sperma. Era stupendo vederla prendermi le mani e passarsele sul suo corpo. Se non lo facevo di mia sponte, lei mi guardava con occhi rabbiosi e imploranti “Toccami subito, baciami… Chiavami! Subito, adesso!” E io eseguivo, come un cane fa con la sua stupenda e adorata padrona… un grosso e famelico cane. Dopo un breve pompino lei si impalò letteralmente sul mio cazzo, dandomi la schiena. Saltava su di me appoggiandosi sulle mie cosce con le mani. Si contorceva sul mio uccello, durissimo, incordato e dolorante e poi, quasi uscita, si lasciava ricadere. Mi lamentai del dolore e lei, terrorizzata, scese subito con la mano e cercarmi i coglioni, per accarezzarli, per lenirli “Scusami! Ti ho fatto male… Mi sembra di impazzire, non mi controllo… Godo come una cagna in calore!” Mi fece ancora male “Ti prego, fa piano… Mi stai facendo male”. Con un gesto rapidissimo si sfilò da sopra il mio cazzo e andò a prendermi i coglioni in bocca, delicatissima ma terrorizzante per me “Come sono duri, caldi e gonfi… Poverini” Mi sorrise, sensualissima “Adesso li svuotiamo tesoro, stai tranquillo” Come una gatta, si mise a pecorina appoggiando il viso sul bracciolo del divano “Vieni a fottermi, svelto”. Le puntai la cappella tra le labbra della figa “No. Vai su… Lo so che lo vuoi. Lo avverto da giorni che lo desideri. Vedo come mi guardi il culo, e come me lo tocchi… Quando ti scopo e tu me lo tieni, sento le tue dita che cercano il mio buco… Aspettavo che me lo chiedessi tu” “Non trovavo il coraggio di farlo” “Capisci perché ti adoro così tanto?” si allungò ad accarezzarmi il viso “Dai, fottimi… Bagnalo prima bene, però. Prima mettimi dentro un dito, ti dico io quando sono pronta, perché si deve dilatare da solo, rilassarsi, se no mi fai male, mi laceri”. La lavorai con cura e calma, bagnandola con tutta la saliva che avevo. “Va bene, prova adesso”. Le puntai il cazzo sul suo delizioso buco e le entrai dentro, con poco sforzo. A poco a poco le penetrai tutto nel retto. Lei si teneva con una mano al bracciolo e con l’altra si dilatava le natiche. Stava a testa bassa, e mi sembrò stesse soffrendo. “Ti faccio male?” D’istinto mi ritrassi e uscii. Il suo intestino si svuotò di aria come un mantice “Oddio! Piano tesoro, fai piano… No che non mi facevi male… ma è un piacere diverso, anche più intenso, ma diverso. Il piacere anale arriva da dentro, da non so dove. Mi stavo solo concentrando per trovarlo. E poi hai sentito quant’aria avevo dentro? Mi hai gonfiato come un otre” “Scusami” “Tesoro mio… Vieni, rimettimelo dentro. Scopami come vuoi, come ti fa piacere. Io sono tua ora, faccio ciò che vuoi. Vuoi scoparmi anche la figa? Fallo. Un po’ sopra e un po’ sotto. Solo poi non chiedermi di farti un pompino!” ridemmo insieme. Ripresi a chiavarle il culo, con calma e a fondo. “Dai tesoro, vieni, inondami la pancia”. Sapeva come eccitarmi “Monta, monta, spingi… Bravo, sborrami dentro”. Venni quasi con dolore. Le montai sopra, come per schiacciarla col mio corpo. Istintivamente la volevo dominare completamente. Lei mi lasciò fare, come una leonessa fa col suo leone. Crollai esausto. Il cazzo le uscì dalla pancia ancora rumorosamente. Mi prese per mano e andammo a lavarci. Mi tremavano le gambe e anche lei era stravolta dalla fatica. Ci sdraiammo insieme nudi, nel letto dei nostri genitori, cercandoci con le mani, anche nel sonno.

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