nelle mani di un altro by babbacombe_lee [Vietato ai minori]




nelle mani di un altro di babbacombe_lee New!
Che c’era qualcosa che non andava lo avevo intuito da un po’.
Mio marito era diventato nervoso ed irascibile, poi, quando un giorno ho manifestato l’intenzione di cambiare la macchina, come ho sempre fatto ogni due o tre anni, il suo atteggiamento mi ha allarmato.
“Che bisogno c’è, puoi tenerla ancora per qualche anno.”
Alle mie obiezioni che avevamo sempre fatto così e che poi era uscito il nuovo modello, molto più carino, ha cominciato ad impappinarsi e questo non era da lui, che ha sempre avuto la lingua sciolta e quando vuole riesce ad intortare chiunque.
Alla fine ha dovuto ammettere a denti stretti che la situazione non era più come una volta, e che gli affari andavano meno bene del previsto.
Conoscendo bene mio marito, se ha detto così, la situazione deve essere bruttina.
Certo non avevo mai pensato che un giorno ci saremmo trovati in ristrettezze economiche, noi che avevamo sempre fatto la bella vita.

Lo vedevo sempre più scuro in viso, poi un giorno gli è sfuggito che il problema non è tanto la scarsa liquidità in banca, ma che ha contratto dei debiti e che ha difficoltà a fargli fronte. Insomma, piano piano, un pezzo alla volta, mi sta confessando che è mezzo rovinato e che il nostro futuro è molto meno roseo di quanto io avessi sempre pensato.
Ma il peggio doveva ancora venire: uscendo una sera da un ristorante ha cominciato a farmi un discorso strano: che doveva molti soldi ad un conoscente, che era importante tenerlo tranquillo, farlo pazientare, perché forse la situazione si poteva aggiustare, se solo passava questo che era il momento peggiore.
Ha continuato dicendomi che sono una donna attraente, che un paio di volte questa persona mi aveva visto da lontano ed era rimasta piacevolmente colpita, che se io fossi stata gentile con lui …
Eh no, caro Michele, avrai pure la parlantina facile, ma io non sono scema.
In soldoni mi stai dicendo che sei finito in mano ad uno strozzino, non sai come pagare ed hai pensato di vendergli tua moglie.
Io sono una persona semplice e diretta, mia marito dice che in fondo sono rimasta un po’ cafona, nonostante i suoi tentativi di dirozzarmi, così gli ho detto a brutto muso che offrisse il suo culo a questo cazzo di strozzino di merda, perché io non ci pensavo per niente a farmi scopare da lui.
Abbiamo litigato, lui ha provato a dire che le cose non stavano così, ma il succo era quello.
Alla fine si è pure messo a piangere ed io, che poi in fondo in fondo sono una frescona, mi sono lasciata scappare un mezzo sì, ma più che altro per prendere tempo.

Sono tornata a casa dal lavoro e quando ho infilato la chiave nella serratura, la porta si è aperta solo con lo scatto.
Strano, in genere, mio marito torna parecchio più tardi di me.
“Shhh.”
Me lo trovo davanti nell’ingresso, che mi fa cenno di tacere.
“E’ di là”, mi dice a bassa voce.
“Ma chi?”
“Quella … persona …”
Dal suo sguardo imbarazzato capisco subito, e mi si ferma il respiro. Pensavo, speravo che non sarebbe tornato sul discorso e invece ora mi crolla il mondo addosso.
“Vuole conoscerti.”
Già, vuole vedere la merce prima di comprarla, penso io mentre mi prende un groppo allo stomaco, e già mi immagino di trovarmi in compagnia di un vecchio grasso e schifoso, che mi parla in un dialetto orribile e poco comprensibile, mentre inizia a palpeggiarmi dappertutto.
Michele deve quasi spingermi nel salone dove ci aspetta questo dannato strozzino.
Sono rimasta basita: è giovane, sui trent’anni, alto e muscoloso.
Un tipo affascinante, con due occhi scuri e penetranti che subito iniziano a scandagliarmi, come se riuscissero a vedere il mio corpo sotto il tailleur azzurro avio a righine verticali bianche.
Se fossi quel tipo di donna che andrebbe senza problemi con un uomo affascinante solo per fare del sesso, sarei contenta, ma io non sono quel tipo di donna e l’aver scoperto che il probabile futuro padrone del mio corpo è molto meglio di quanto pensassi, mi fa aumentare l’angoscia.
Lui mi parla, siamo una di fronte all’altro, mentre mio marito, poco discosto, ci osserva, mi accorgo che se dovessi provare a ripetere cosa mi sta dicendo, non sarei in grado di farlo assolutamente.
Ad un certo punto mi sento toccare sotto il mento in modo che devo alzare il capo e, all’improvviso, le sue parole, che prima mi sembravano un ronzio senza senso, cominciano a prendere forma: “… possiamo … ora …”
Capisco che vuol farlo subito, adesso, in casa, con mio marito presente e sento le ginocchia che si fanno molli, mentre lui mi prende per un braccio e mi trascina via.
Ho dato uno sguardo a mio marito, a capo chino mentre si stringe nervosamente le mani l’una con l’altra, ma non non ha detto né fatto nulla per impedire tutto ciò, così non ho potuto far altro che seguirlo nella nostra camera da letto.
La porta che si chiudeva bruscamente alle nostre spalle mi ha fatto pensare al cancello di ferro di una cella.
La stretta della sua mano sul mio braccio, decisa ma non violenta, si allenta una volta che siamo nella stanza, poi le sue mani mi sbottonano la giacca del tailleur.
Me l’ha tolta e l’ha lanciata sul letto.
I capelli lunghi e ricci mi ricadono sulla camicetta bianca di seta, sento quasi il loro peso leggero, impalpabile, posarsi sui miei seni, poi mi sembra che la pressione aumenti.
No, non mi sta toccando, almeno per ora, ma il suo sguardo si è posato sulla camicetta che lascia intravedere lo spacco tra i miei seni.
Per un attimo mi sembra di vedere lo strozzino vecchio e grasso, quello della mia fantasia, che mi dice “vieni qua bella tettona”, già perché ho sempre avuto un seno prosperoso ed ora, che ho passato la quarantina, si è fatto anche più pieno.
Invece lo strozzino vero, quello giovane e muscoloso non dice nulla, si è limitato a prendere le due parti del colletto della camicia con le mani.
È rimasto un momento così, mentre io trattenevo il respiro, e poi ha tirato forte.
I bottoni sono saltati e la camicetta si è aperta completamente lasciandomi quasi con le tette di fuori di fronte a lui.
Mi sento il viso avvampare per la vergogna e di istinto mi metto le mani sul reggiseno per coprirmi, ma lui me le toglie, poi infila una mano in mezzo alle coppe e tira verso fuori.
È un attimo, sento la pressione della stoffa dietro la schiena, poi lui tira in alto facendo scavallare le coppe ed i miei seni, ormai liberati, mi si adagiano sul busto.
Sono bastati pochi secondi per farmi capire che con lui non ci sarà da scherzare, così non azzardo a provare a ricoprirmi di nuovo, mentre le sue mani cominciano a toccarmi.
Trattengo il respiro mentre prende in mano i miei seni, come se volesse valutarne il peso, poi le sue dita affondano nella carne mentre serro le labbra per non gridare.
Sì, ora grido, chiedo aiuto, arriva mio marito e …
No, mio marito non farà nulla e … mi sta strizzando leggermente i capezzoli ed io apro leggermente la bocca per prendere respiro, ma che mi succede?
Si è fermato, all’improvviso ha smesso di toccarmi i seni e le sue mani, posate sulle mie spalle mi costringono ad abbassarmi, finché non mi ritrovo in ginocchio.
“Apri i pantaloni.”
La frase mi è arrivata alle orecchie netta ed imperiosa, ha parlato a bassa voce ma le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo e le mie dita non possono far altro che aprire il bottone e poi tirare giù la lampo.
“Tirali giù.”
Ed io eseguo ancora, abbassandogli i pantaloni fin sotto alle ginocchia.
Sotto porta dei boxer neri dentro cui non posso non notare un notevole rigonfiamento, ma solo per pochi secondi, perché provvede da sé ad abbassarli.
“Su, prendilo.”
La mia mano si avvicina titubante.
“Ma no, scema, con la bocca.”
Mi sento prendere dietro la nuca con indice e pollice, la sua mano è grande e forte, stringe ancora ed io apro la bocca mentre con l’altra mano mi preme sopra la testa.
Bastano pochi secondi per trovarmi con il sue pene completamente eretto stretto tra le labbra.
Mi indirizza il movimento e quando è certo che ho imparato il giusto ritmo per lui, allenta la morsa dietro la nuca.
“Brava, continua così.”
Lo sento crescere nella bocca, stretto delicatamente dalle mie labbra, poi lui mi costringe ad aumentare il ritmo, ora mi tiene la testa con le mani, le sue dita affondate nei capelli neri e mossi, e capisco che sta per venire.
Mi arriva l’ultima raccomandazione: “tieniti tutto, non mi far sporcare” e subito dopo viene nella mia bocca.
Mi ha inondata di sperma, me ne rendo conto quando lui si toglie ed io posso finalmente rimettermi in piedi.
Mi vedo riflessa nello specchio del comò, con la camicetta aperta, le tette di fuori, i capelli arruffati e la faccia sporca di sperma.
Gli volto le spalle e mi dirigo verso il bagno per andare a darmi una rassettata.
“Ma dove cazzo vai!”
La sua voce ora si è fatta tagliente.
“A pulirmi”, rispondo io.
“Ci andrai dopo, alla fine, con te ho appena cominciato.”
La vergogna per quello che ho dovuto fare mi cade addosso come un macigno, mentre lui si spoglia completamente davanti a me.
Io intanto rimango immobile, a testa bassa incerta se spogliarmi o meno.
Ho capito che comanda lui, io devo solo eseguire il suo volere, già, sono merce nelle sue mani.
Mi sento la bocca impastata e lo sperma che mi è colato fin sotto al mento, si sta lentamente seccando, mi passa per la mente di chiedergli di nuovo il permesso di andare a pulirmi la faccia in bagno, ma poi capisco che lo ha fatto apposta, rientra nella sua strategia per spezzare la mia resistenza e dominarmi.
Ecco, è pronto, si è tolto tutti i vestiti, guardo il suo corpo giovane e forte, per un attimo mi viene da confrontarlo con mio marito, certo, che è meglio, Michele va per i 50, ha un accenno di pancia e poi non è mai stato un tipo atletico.
Mi immagino mio marito, nell’altra stanza, che si sta rodendo il fegato, poi lui si avvicina a me e mi apre la lampo della gonna, la tira verso il basso finché non scivola a terra restando ammucchiata ai miei piedi.
Non dice nulla, osserva i miei fianchi larghi, le mie cosce fasciate dal collant scuro e mi chiedo se mi trovi di suo gradimento.
Troppo vecchia, troppo grassa per lui?
Io non mi muovo, lo lascio fare, così prima mi abbassa le calze e poi anche lo slip, rimango nuda con i piedi immobilizzati dai vestiti arrivati fino a terra, finché non mi spinge indietro facendomi sdraiare sul letto.
È dopo che mi ha liberato delle scarpe e dei vestiti che mi rendo conto di essere bagnata.
Io sono bloccata, paralizzata, ma la mia vagina evidentemente no.
Se ne deve essere accorto anche lui perché lo vedo sorridere soddisfatto, mentre mi allarga le gambe prima di sdraiarsi sopra di me.
Quando ho visto il suo pene a pochi centimetri dal mio ventre ho reagito e mi sono ribellata: ho richiuso le cosce ed ho sollevato le ginocchia per tenerlo lontano, ma lui me le ha riaperte a forza e si è sdraiato su di me, mentre con le mani mi teneva la schiena inchiodata al materasso.
Allora provo a muovermi per rendere più difficile la penetrazione, ma più mi dibatto e più lui si eccita, finché non riesce a ficcarmelo dentro.
Ho gridato mentre le labbra del mio sesso si aprivano sotto la sua spinta prepotente ed ho smesso di lottare.
Sono, stanca e sconfitta, mentre quest’uomo giovane e forte, che mi schiaccia e mi opprime con il suo peso, continua a muoversi sopra di me.
Il suo petto mi preme contro i seni nudi, raschiandomi i capezzoli con i peli, mentre il suo pene continua ad entrare ed uscire dentro di me, così lentamente mi lascio andare, mi rilasso, lo sento ansimare, eccitarsi sempre di più, finché non mi accorgo che sto seguendo e assecondando il suo movimento, mentre le mie braccia stringono forte le sua schiena.
Ho cominciato a gemere di piacere, senza alcun ritegno, finché lui non è venuto nuovamente dentro di me.
Si è tolto subito, lasciandomi sdraiata, con il respiro corto e ad un passo dall’orgasmo, e si è rivestito.
Solo ora mi rendo conto dell’enormità di quanto accaduto, mi sono fatta scopare da uno sconosciuto e ci ho provato gusto. Mio marito non può non aver sentito, gridavo e gemevo troppo forte, ben gli sta così impara a vendermi.
“Su, in piedi, ti riporto da tuo marito.”
No questo no, per favore, lo supplico di farmi almeno rivestire, ma lui mi trascina fuori.
Così faccio il mio ingresso in salone scalza e nuda, a parte la camicetta completamente aperta.
Mio marito ha la faccia così terrea che sembra dover crollare a terra da un momento all’altro, il suo sguardo, ad un certo punto, passa dallo stralunato allo schifato, allora abbasso gli occhi, giusto in tempo per vedere un fiotto di sperma che si stacca dalla mia vagina aperta ed arrossata, per finire sul parquet lucido.
Ci scuotiamo entrambi solo quando sentiamo il rumore della porta di casa che si chiude, lasciandoci soli, con le nostre angosce.

 

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Quando ho assaggiato il primo cazzo




Sono Fabrizio, ho 23 anni, sono sempre stato un ragazzo molto vivace e solare, quando andavo al liceo avevo tante ragazzine intorno e mi divertivo ad uscire con ognuna di loro.

Molto dicevano che ero un vero farfallone, la verità è che sperimentavo per cercare di capirmi, non ero così sicuro della mia sessualità.

Più di una volta, durante la mia vita, mi sono ritrovato a chiedermi se le donne mi piacessero davvero, me lo chiedevo soprattutto quando mi ritrovavo a pensare a qualche ragazzo che avevo visto o ai miei amici mezzi nudi dopo la doccia in palestra.

Non avrebbe dovuto farmi nessun effetto vederli nudi, invece, a volte il mio cazzo reagiva e per non farmi vedere, dovevo correre in bagno o nuovamente sotto la doccia.

Avevo paura di quello che potevano pensare di me, così cercavo di nascondere i miei dubbi dietro le continue uscite con le ragazze, confesso però, che sono state davvero poche quelle con cui ho provato a fare qualcosa sessualmente.

Quando mi facevano un pompino, chiudevo gli occhi e mi rilassavo, cercavo di non pensare, poi improvvisamente, mi veniva alla mente il volto di qualche bel ragazzo che avevo visto, pensavo che fosse lui a farmi quella pompa e in poco tempo, raggiungevo l’orgasmo.

Col passare degli anni avevo sempre più conferma che gli uomini fossero di mio interesse, però continuavo ad avere dubbi sulle donne, alcune mi attiravano, ce n’erano state un paio che mi avevano fatto eccitare sul serio e con le quali avevo fatto sesso alla grande.

Ho presunto, a quel punto, che fossi bisessuale, se la figa non mi piaceva, non mi doveva piacere nemmeno farlo con quelle due, così cercai di accettare quella nuova consapevolezza e iniziai a guardarmi intorno a 360°.

Così ebbi la mia prima esperienza omosessuale, fu con Lucio, un ragazzo di 20 anni, aveva la mia stessa età e la mia stessa inesperienza, entrambi non sapevamo cosa fare, come approcciarci, inizialmente fu davvero strano, poi le cose andarono più che bene.

Ricordo che era un pomeriggio di aprile, ci stavamo frequentando da un paio di mesi, a parte qualche bacio, non era ancora successo niente.

Eravamo da soli in casa, i suoi sarebbero tornati la sera e la sorella era dalle amiche, quindi finalmente avevamo un po’ di tempo solo per noi.

Ero nervoso e allo stesso tempo molto eccitato, lui sembrava tranquillo, iniziammo a parlare del più e del meno per rompere il ghiaccio, mi sedetti sul letto vicino a lui, allungai la mano sulla sua gamba, mi guardò negli occhi.

Rimanemmo in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò di scatto e mi baciò, quel bacio divenne subito passionale, la sua lingua entrò nella mia bocca, le mie mani lo attirarono di più a me.

Era stupendo sentire quelle sensazioni, la sua barba mi accarezzava il viso, io non ne avevo, l’avevo tolta per l’occasione, quel tocco della lingua delicato e quella sensazione rude, mi fece eccitare molto di più.

Le mie mani si infilarono sotto la sua maglietta, gli accarezzai il torace, poi la pancia, aveva un fisico scolpito, se la tolse, lasciando a torso nudo, fu in quel momento che abbandonai le sue labbra per scendere sul collo e poi sul petto, gli leccai i capezzoli.

Sentii la sua mano accarezzarmi in testa e spingere leggermente, voleva che scendessi più giù, arrivai vicino all’apertura dei suoi pantaloni, lui si sbottonò, io infilai una mano dentro, presi il suo cazzo e lo tirai fuori, era già abbastanza gonfio.

Non sapevo cosa fare, rimasi a guardarlo, lui mi sorrise e mi disse che era imbarazzato quanto me, chiusi gli occhi e immaginai come avrei voluto che lui facesse a me.

Iniziai a leccare la sua cappella, sentii il sapore sulla lingua, mi piaceva, mi feci coraggio e lentamente lo infilai tutto in bocca, cominciai a spompinarlo, mentre con una mano gli massaggiavo le palle.

Lui si lasciò andare, lo sentivo gemere e farmi complimenti, mi invogliava a continuare, mi diceva che ero bravo, ogni tanto spingeva lui da sotto e mi scopava la bocca.

Mentre glielo succhiavo, mi aprii i pantaloni e tirai fuori il mio uccello, era duro, iniziai a farmi una sega, era troppo eccitato, improvvisamente mi fermai, lui mi spinse via e si fiondò tra le mie gambe.

La sua bocca si muoveva veloce sul mio cazzo, era una sensazione piacevole, mi lasciai andare a gemiti di piacere, gli tenni ferma la testa e lo scopai forte, lui se lo sbatteva sul viso, leccava ogni goccia che usciva dalla cappella, era pazzesco.

Ci spogliammo completamente, nessuno dei due lo aveva mai fatto, decisi di provare io, mi misi a pecorina e mi feci leccare l’ano, una volta lubrificato provò ad entrare con il suo cazzo.
Inizialmente ci fu qualche difficoltà, mi fece anche un po’ male, dopo vari tentativi finalmente riuscì a entrare nel mio buchetto, mi aggrappai alla testata del letto e mi feci scopare.

Lui ci dava dentro, me lo sbatteva sempre più forte, provavo un piacere incontenibile, ripresi a farmi una sega, avevo una voglia assurda di sborrare.

Ero molto vicino all’orgasmo ma mi dovetti fermare, perché sentii Lucio aumentare il ritmo e poi affondare forte e riempirmi il culo del suo sperma. Fu una bellissima sensazione, il suo succo caldo mi colò fuori sul culetto, mi girai, sentivo il bisogno di esplodere, avvicinai il cazzo alla sua bocca e mi segai fino a sborrargli sulle labbra.

E’ stata la nostra prima volta, successivamente anche io ho potuto provare il piacere di sfondargli il culo e devo dire che mi è piaciuto tantissimo, più che con le donne e la loro figa.

Io e Lucio siamo stati insieme un anno, poi abbiamo preso strade diverse, ho avuto altri ragazzi con i quali ho scopato e mi sono divertito, provando cose che non avrei nemmeno immaginato ed ho lasciato perdere le ragazze, che mi attirano sempre meno. Forse sono gay.

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Mia moglie Anna "Il Ritorno dalla Vacanza" by Tigro76 [Vietato ai minori]




Questo racconto parla di una storia, la prima storia trasgressiva vissuta da me e da mia moglie Anna; è presente una vena romanzata per cercare di trasmettervi le emozioni che abbiamo provato entrambi, è stata l’inizio dei fantastici anni dei nostri giochi erotici.

Mia Moglie Anna

Era il giorno del matrimonio di Luca, un amico di infanzia di mia moglie Anna.
Mia Moglie è una bellissima ragazza di 34 anni (39 i miei), una di quelle ragazze che non passa inosservata e più passano gli anni, più diventa appetitosa.
Capelli lunghi e mossi di colore sempre diversi, 1,72, una terza abbondante di seno, bel culo, gambe toniche e scolpite grazie ai tanti anni di palestra e di scuole di ballo, una mania nel vestire sempre in modo sexy e provocatorio grazie alle sue forme, ma senza cadere mai nel volgare.
Quella mattina si alzò presto per prepararsi per la grande cerimonia, io ero ancora a letto a godermi altri 5 minuti di sonno leggero, ascoltando lo scrosciare dell’acqua della doccia.
Anna uscì dal bagno con l’accappatoio addosso e a piedi nudi si avvicinò al cassettone dove aveva l’intimo, io con gli occhi socchiusi la osservavo tirare fuori calze, mutandine e reggiseni per sceglierne il modello e il colore, quella visione mi fece avere un erezione impressionante e cominciai a massaggiarmelo sotto le lenzuola; lei se ne accorse ma fece finta di niente, fece cadere l’accapatoio ai suoi piedi e infilò un perizoma color crema, poi un reggicalze dello stesso colore con i bordi in pizzo lavorato, poi toccò alle calze; mi guardava con la coda degli occhi, lo sapeva che adoravo osservarla quando si preparava, infilò prima la punta del piede sinistro nella calza color carne e con maestria la srotolò pian piano salendo su per la gamba fino alla coscia dove l’abbottonò alle clips del reggicalze; poi toccò alla gamba destra, curvò il piedino e avvolse pian piano il nylon sulla carne, avevo il cazzo che mi scoppiava!
Fu mentre mi diede le spalle per mettere il reggiseno che scoprii le lenzuola e tirai fuori il mio uccello in tiro, “ti prego fatti scopare”!
Si aspettava quella richiesta e la risposta fu rapida, “No”!
Poi aggiunse: “Oggi voglio giocare un pò con te, chissà che non realizzi qualche nostra fantasia”…….
Per poco non arrivavo.
Quando facevamo l’amore, per rendere i nostri rapporti ancora più intensi e piccanti, ci piaceva fantasticare sulla possibilità che tra noi ci fosse un altro uomo o più persone, in situazioni e in posti particolari ed avevamo orgasmi divini; ma tutto rimaneva nelle nostre fantasie, subito dopo l’amplesso il tutto ritornava nella normalità, non si faceva più riferimento a quello che si era detto e desiderato.
Cercavo di solcare il terreno in giornate di normalità, ma lei evitava sempre il discorso e diceva che erano solo fantasie dette a letto, niente di più; ma la sua fica mi diceva altro!
Ecco perché quando disse quelle parole mi stavo sborrando addosso.
Mi alzai per saltarle addosso, ma mi respinse con una spinta, “No, voglio che mi osservi e che ti godi lo spettacolo!”
Ok, volevo vedere dove voleva arrivare.
Si vestì con un abitino color oro con varie decorazioni, corto sopra il ginocchio, ma molto elegante;
scelse delle scarpe dorate brillantinate con punta scoperta, tacco 10, era uno schianto!
“che dici, passerò inosservata quest’oggi”?
Inosservata un cazzo, replicai io; ma volevo vedere cosa aveva in serbo, aveva voglia di qualcosa di strano, lo intuivo, lo sapevo, del resto era mia moglie da 6 anni, dopo 11 anni di fidanzamento, stavamo insieme da quando aveva 17 anni, quindi chi meglio di me poteva conoscerla?
Scendemmo di casa e prendemmo la macchina, dovevamo percorrere all’incirca 150 chilometri per raggiungere la località situata nella regione vicino alla nostra, la Basilicata.
Per strada parlavamo del più e del meno con la radio a farci compagnia, gli dissi quanto mi era piaciuto e quanto mi aveva eccitato guardarla mentre si faceva bella e gli dissi che una volta arrivati al ristorante avrei trovato un angolino nascosto e riservato e li avrei voluta scoparla; non ottenni nessuna risposta e dopo poco mi disse: ”fermati alla prossima area di servizio, devo fare la pipì”.
Non ripetei quello che mi sarebbe piaciuto fare con lei, perché aveva capito benissimo le mie parole, ma di proposito non aveva risposto, lo faceva apposta.
Arrivammo nell’area di servizio e visto che era domenica mattina, era affollata da un bel po di persone, anche perché era una bella domenica di fine maggio.
Lei aprì lo sportello mentre io stavo raccogliendo il telefono e le sigarette, ma quando alzai gli occhi, vidi che le persone che erano sul lato da dove stava scendendo Anna, guardavano tutti nella sua direzione, dicendo qualche parola incomprensibile per la distanza, ma che si poteva intuire il significato; solo quando incrociarono il mio sguardo abbassarono gli occhi e fecero delle risatine.
Le dissi di venire dal mio lato, che l’avrei accompagnata io in bagno, ma lei mi stupì, ”comincia ad entrare ed ordina un caffè anche per me, vado da sola”;
entrai e feci lo scontrino, aspettai al bancone il suo arrivo e quando si aprì la porta ed entrò, vidi lo sguardo esterefatto di tutti i maschietti che seguivano il ticchettio dei suoi tacchi sul pavimento;
“quando hai aperto lo sportello c’era un gruppo di persone che sono rimaste a fissarti, perché?!?!
E lei con una risatina sul volto: ”questo vestito è bello, ma siccome è corto e stretto, quando sale si intravede la balza delle calze e le stringhe del reggicalze”.
Mi venne immediatamente duro, immaginai la scena di Anna che aprendo lo sportello e mettendo le gambe a terra, aveva fatto salire il vestito, non so se casualmente o di proposito, ma aveva offerto una visione a quegli uomini di due splendide gambe inguainate da calze color carne le quali finivano con una balza merlettata.
“Che troia che sei”, dissi.
“L’hai fatto apposta”!
Mi si avvicinò all’orecchio e mi diede un piccolo morso al lobo, dicendo: “però guardandoti in mezzo alle gambe, mi sembra che ti sia piaciuto”.
“Che stronza che sei”, le dissi.
Aveva ragione e lei lo sapeva, perché anche se mi dava fastidio che gli uomini la guardavano con occhi da lupi, mi provocava un piacere perverso, era lei al centro di tutte le mie fantasie.
Bevemmo il caffè e ci incamminammo verso l’uscita, ma questa volta lei mi prese la mano e così volle farsi accompagnare fuori; quando eravamo entrati aveva fatto fare l’acqua in bocca a tutti, ma adesso che il gioco era finito, voleva far capire che ero io il suo padrone, ero io il fortunato.
Usciti dall’area di servizio ci incamminammo verso la macchina, fummo seguiti dagli sguardi di molti uomini, distratti da quel pezzo di femmina che era mia moglie.
Ripartimmo verso la nostra destinazione, “hai fatto drizzare molti cazzi poco fa”, le dissi, mentre gli lisciavo il nylon delle calze, ma fu quando arrivai con la mano sulle mutandine che notai un certo calore e quando le spostai notai che c’era un lago, era bagnatissima!
Subito mi spostò la mano, quasi imbarazzata per quello che avevo scoperto, arrossì, quasi come se si fosse pentita di come si era comportata, dello spettacolo che aveva dato e di come si era bagnata; in fondo lei era timida su certi aspetti, ma quando si scioglieva, si faceva guidare dall’istinto.
“Sei proprio una zoccola” le dissi, “vorrei che osassi un po’ di più, vorrei che oltre all’esibizionismo, che ti piace tanto, ti spingessi un po’ oltre, fin dove te la senti, senza forzature”.
“Lo so quello che desideri”, mi disse lei, “ma a volte quando sono sul punto di cedere alle voglie,
mi blocco perché penso che potrebbe rovinare il nostro rapporto, che mi potresti considerare come una puttana di strada”.
“Questo non accadrà mai”, le dissi, “le nostre voglie sono un gioco, un gioco di complicità, che vogliamo tutti e due, una voglia di trasgressione che ci farà provare nuove emozioni”.
Si allungò verso di me e mi mise le braccia al collo, mi diede un bacio sulla guancia e disse: ”ti amo”!

Il ristorante era una grande villa in stile americano, c’era solo una sala molto ampia con intorno ampi spazi di verde fatti di prato inglese, una macchia di alberi di medio fusto oltre ad una piscina dove a fine serata sarebbe stato allestito l’angolo dei dolci.
Si cominciò con un grande antipasto servito fuori, dove si poteva prendere posto a dei tavoli allestiti sul grande prato; incontrammo parecchi amici e cominciammo a chiacchierare un pò qua e un pò la, dopo poco vidi Anna in compagnia di alcune amiche scomparire dalla mia visuale, passarono circa 15 minuti e vidi le ragazze che prima erano in compagnia di mia moglie da sole; Anna non c’era.
Provai a cercarla un po’ in giro, senza chiedere a nessuno se l’avessero vista, per non fare la figura del marito ansioso, ma di lei non c’era traccia.
Un tarlo mi cominciò a rodere in testa, dove era finità?
Dopo quello che gli avevo detto in macchina, aveva preso la palla al balzo?
Mi sentivo strano, ansioso e incazzato, ma anche eccitato; la immaginai appartata con qualcuno nella macchia di alberi poco distante, in ginocchio a leccargli l’uccello, per poi farsi prendere a pecorina appoggiata al tronco di un albero.
Questi pensieri mi provocarono una grande eccitazione e non mi accorsi, dietro di me, della presenza di mia moglie, ”ehi, hai la testa tra le nuvole?!?!
“Dove eri finita”?
Lei: ”stavo scopando con un uomo nel retro delle cucine” e segui con una risatina.
Scoppiai in una risata e dissi: “troia”.
Entrammo in sala e prendemmo posto, il cibo era ottimo, meglio ancora il vino che cominciò a dare i suoi effetti tra gli invitati, compresa mia moglie, con risate e tanta allegria, accompagnati dalla musica e dal canto di un giovane ragazzo che faceva il piano bar.
Dopo un po’ mi accorsi di lunghe occhiate che questo ragazzo lanciava verso il nostro tavolo, indirizzate a mia moglie, ma feci finta di non accorgermene; lo feci notare ad Anna la quale prese con molto interesse la cosa, “è un bel ragazzo, avrà al massimo 30 anni”.
Dai stuzzicalo un po’, le dissi io.
“Sei proprio sicuro”?
“Si”, le dissi , “ma non fartene accorgere dagli altri invitati”, non volevo fare la parte del cornuto e lei della zoccola.
Il ragazzo girava per i tavoli cercando di coinvolgere gli invitati in balli e musiche, ma dal nostro si manteneva a distanza, nonostante gli sguardi penetranti di Anna; era la mia presenza che lo intimoriva.
Capito questo mi alzai e con la scusa di andare a fumare una sigaretta uscii dalla sala e mi posizionai vicino alla vetrata che faceva da perimetro alla sala, da li potevo vedere quello che accadeva dentro, avevo una buona visuale sul nostro tavolo.
Accortosi della mia assenza, il ragazzo prese coraggio, si avvicinò al tavolo e allungando una mano verso mia moglie, la invitò ad alzarsi e a concedergli un ballo; per gli altri niente di strano, perché tutti ballavano e c’era un pò di calca nella sala, ma io sapevo che in quel ballo c’era qualcosa di più.
Quando partì un lento, vidi che il ragazzo aveva messo le mani sui fianchi di mia moglie e la guidava in movimenti lenti, approfittando della confusione per stringersi a lei e godersi la pressione delle sue tette sul petto; a vicenda si parlavano nell’orecchio per superare il volume della musica e il vocio della gente, poi vidi il ragazzo staccarsi lievemente da mia moglie e guardarla quasi incredulo, per poi fare un accenno di si con la testa.
Anna gli aveva proposto qualcosa, un qualcosa che l’aveva lasciato un attimo incredulo, ma che lui subito aveva accettato; mi si gonfiò l’uccello nei pantaloni.
Buttai il mozzicone ed entrai in sala con l’ansia di sapere cosa stava succedendo, ma quando arrivai al tavolo, Anna non c’era; mi guardai in giro ed anche il ragazzo era scomparso.
Avevo il cuore in gola, l’avevo provocata e lei aveva cavalcato l’onda; non che mi stavo pentendo, ma ero nervoso perché lei mi aveva messo fuori dai giochi, i patti non erano questi.
Provai a cercarla, anzi a cercarli, ma nella sala niente; provai nei salottini che erano situati sopra la sala che servivano da sale di riposo per prendere ossigeno tra una portata e l’altra, ma c’erano solo coppiette e bambini che giocavano; fuori non erano potuti uscire, perché c’era una sola uscita e da li ero entrato io.
I bagni, non poteva esserci altro luogo dove potevano andare, i bagni!
Quello degli uomini erano situati in fondo alla sala, entrai nell’antibagno dove c’era un lavandino e di fronte avevo tre porte con i rispettivi gabinetti; due porte erano aperte, la terza era chiusa.
Mi avvicinai alla porta tendendo l’orecchio per cercare di ascoltare il minimo rumore, ma dall’interno non proveniva nessun suono, poi ci fu lo scarico dello sciacquone; mi rifugiai subito nel bagno adiacente e socchiusi la porta, usci un uomo, ma del ragazzo e di mia moglie, non c’era traccia.
Andai verso quello delle donne, ma dubitavo che Anna fosse tanto pazza da portarselo proprio la; dopo vari appostamenti fuori dall’antibagno (certo non potevo nemmeno immaginare di entrarci), mi decisi di tornare in sala, quando notai che all’inizio del piccolo corridoio che portava al bagno delle donne, c’era una porta chiusa con sopra un etichetta che diceva riservato.
Incrociai un cameriere e gli chiesi con una stupida curiosità cosa ci fosse li dentro, mi disse che era un corridoio che portava a delle stanze adibite a spogliatoi, riservate ai fotografi e ai musicisti; bingo!
Aspettai che il cameriere si allontanasse e aprii la porta senza fare rumore; mi ritrovai in un corridoio con poca luce, le luci erano spente, in fondo c’erano due porte, una di fronte l’altra.
Mi avvicinai con passo leggero, appoggiai l’orecchio alla porta alla mia sinistra, ma fu quella di destra ad attirare la mia attenzione, era di alluminio, quindi poco insonorizzata e non ci fu bisogno di appoggiare completamente l’orecchio vicino; sentivo lo strusciare di qualcosa, tipo lo sfregamento di vestiti, poi dei bisbigli, la voce di mia moglie: “ti piace così o vado troppo veloce”?!?!?
“Siiii….. vai bene cosi, continua.”
Lei: “Ti piaceva guardarmi le cosce in sala vero? Avevi l’acqua in bocca!!!
Lui: “Si, mi piaci un casino, mi stava scoppiando il cazzo e tu lo facevi apposta ad allargarle e a far salire su la gonna”, “se non ci fosse stato tuo marito, ti avrei portata fuori e ti avrei scopata fra gli alberi”.
Lei: “Come corri, neanche ci conosciamo, accontentati di come te lo sto tirando.”
Lui: “Si mi piace, mi piace tanto di come me lo seghi, si vede che ci sai fare, ti prego prendimelo in bocca”!
Io ero li, ad un metro da loro, diviso da un muro di cartongesso, mi stavo massaggiando il cazzo da sopra i pantaloni, con gli occhi chiusi ad ascoltare tutto quello che stava accadendo all’interno; il cuore mi batteva talmente forte nel petto che avevo paura che si potesse sentire dall’interno.
Ad un certo punto sentii Anna gemere.
Lui: “sei un lago, sei inzuppata, stai sbrodolando”.
Lei: “aspetta che le tolgo”.
Sentii il rumore del tacco che batteva a terra, poi l’altro; si era tolta le mutandine.
Il Cazzo mi faceva male nei pantaloni, li sbottonai e lo tirai fuori, cominciai a menarlo.
Dall’altra parte del muro sentivo il rumore inconfondibile delle dita che sbattevano velocemente nella fica bagnata di Anna, piu’ aumentava il rumore e più lei gemeva forte; ad un certo punto sentii la mia dolce mogliettina emettere un lungo grido per poi abbandonarsi ad un lungo e profondo orgasmo.
“Adesso me lo prendi in bocca”!
Non era più una richiesta, glielo stava ordinando!
“Hai sborrato talmente tanto che ho la mano tutta impiaccicata, adesso tocca a me”.
Sentii un piccolo gridolino di mia moglie, poi il rumore di risucchi; probabilmente l’aveva presa per i capelli e accompagnava con la mano il ritmo del pompino.
Io ero li, come un segaiolo che si tirava il cazzo ascoltando sua moglie che sbocchinava un ragazzo che non conosceva; tutto per gioco o per voglia, ma mi piaceva quella situazione, più di quanto avessi immaginato.
Più volte stavo sul punto di scoppiare, ma mi trattenevo, volevo che quel momento, quella situazione durasse ancora un po’ di tempo.
“ahhh…ahhhh…. come lo succhi bene, si, passa la lingua anche sotto, si, anche le palle, lungo tutto l’asta”.
Al tempo stesso sentivo i lamenti soffocati dalla bocca piena di mia moglie, stava godendo anche lei, con gli occhi chiusi riuscivo anche a percepire l’aumentare della velocità con cui glielo stava sbattendo in bocca, poi:
“Madonna non ce la faccio più……noooo, noooo, non ti togliereeeee…..”
“aaahhhhhhhh….aaahhhhhhh…..aaaaaaahhhhhh”
In quel momento non potei piu’ resistere, svuotai le palle sul muro e sulla porta alla quale ero appoggiato per origliare mia moglie che faceva la zoccola con un perfetto sconosciuto.
Mi resi conto che non avevo neanche un fazzoletto per pulire le ultime gocce di sborra che mi penzolavano dall’uccello e dovetti rimetterlo così dentro i boxer.
Nel frattempo dall’altra parte:
“stronzo, mi hai sporcato le calze”!
Lui voleva arrivargli in bocca, ma lei si era staccata dal cazzo divincolandosi, facendolo sborrare nel vuoto, a terra; per come l’avevo sentito gridare, la sborra doveva essere stata tanta, alcuni schizzi erano arrivati sulle calze color carne di mia moglie.
“Puliscimelo! gli chiese il ragazzo, e lei disse:
“ io ingoio solo lo sperma di mio marito”!
Quelle parole furono come il cemento per il nostro rapporto di coppia, mi fecero scomparire qualche senso di colpa o pentimento per quello che l’avevo spinta a fare; lei mi amava, le mie labbra si distesero in un gran sorriso.
Mi sistemai e a passo felpato mi diressi verso la porta dalla quale ero entrato, la aprii e la richiusi dolcemente, mi avviai verso i bagni degli uomini, volevo darmi una sciacquata al viso, mi sentivo stordito da quello che era appena accaduto; entrai e mi guardai allo specchio, ero rosso in viso, l’acqua fresca sulla faccia fu un sollievo, il fuoco della trasgressione si stava lentamente spegnendo, ma non ero pentito di quello che era appena successo, anzi, ero contento che mia moglie si fosse lasciata andare, aveva accettato quel gioco che da sempre ci eravamo promessi di fare, ma che un po’ per il coraggio, un po’ per le occasioni, non eravamo mai riusciti a realizzare; quelle parole mi riecheggiavano ancora nella testa, ”No, io bevo solo quello di mio marito”, era la prova che lei amava me, solo me, il resto era solo un gioco.
Ma una cosa non riuscivo a capire, perché mi aveva lasciato fuori dai giochi?
Perché non mi aveva avvertito di quello che aveva intenzione di fare?
Avrebbe dovuto immaginare che l’avrei cercata, una volta notata la sua assenza, ma visto dove si erano imboscati, sarebbe stato difficile per me trovarli.
Gli avrei posto queste domande al ritorno a casa, in macchina, adesso non volevo far sfumare l’ebbrezza di quello che era appena successo.
Uscito dal bagno mi diressi in sala, era li, seduta al nostro tavolo che si scolava tutto di un fiato un calice di vino bianco; quando mi avvicinai mi accorsi che aveva il viso umido di acqua, come me, si era data una sciacquata in bagno, ma aveva ancora un colorito rosso, i segni dei bollori che aveva appena provato.
“Dove sei stato”?
Iooooo? Gridai nella mia mente, ma feci il vago.
Lei continuò, “qui al tavolo non c’eri”.
Aveva la testa bassa facendo finta di guardare qualcosa sul telefonino, non mi guardava in viso;
“Sei rossa in viso, sembri accaldata”, gli risposi io; in quel momento partì la musica di un lento e lei subito si alzò dalla sedia per evitare la risposta, “alzati” mi disse, “balliamo”.
Mi prese con la mano e mi portò al centro della sala dove c’erano altre coppie che si stringevano e danzavano, Anna si strinse forte a me, con la testa appoggiata sul mio petto mi accarezzava la schiena, “tutto bene”? Gli chiesi io e lei “si, si”; in quel momento alzai la testa e vidi che quel ragazzo ci fissava da lontano, ma appena incrociò il mio sguardo abbassò la testa.
Tutte le donne, sposate e non, se lo contendevano nei balli, la sua bellezza contagiava tutte ed io avvicinandomi a lui con Anna, giocai la mia carta: “amore concedi un ballo al tuo fan”!
In poche parole gliela consegnai tra le sue braccia.
Quando feci staccare Anna dal mio petto, mi guardò quasi a dire, ma cosa fai?!?!
Lui ne approfittò al volo, la fece girare verso di se e la strinse al petto per farla danzare, ogni tanto alzava lo sguardo verso di me, quasi incredulo per avergli ceduto mia moglie per un ballo, più di una volta gli strizzai l’occhio per fargli capire che era tutto ok.
Preso un calice di vino mi godevo lo spettacolo appoggiato ad un pilastro della sala e mi divertivo vedere mia moglie che scambiava domande e risposte con quel ragazzo, anche lei era incredula al gesto che avevo fatto; potevo immaginare cosa si stavano dicendo.
Quando cominciai a vedere che lui aveva preso coraggio, scendendo sempre di più con le mani sfiorandogli il culo, decisi che il gioco era finito, ora la volevo io!
Le strinsi un braccio intorno alle spalle e la attirai a me, “mi riprendo mia moglie”, dissi al ragazzo e dopo un paio di passi di danza, mi avvicinai al suo viso e le misi la lingua in bocca.
Ero infoiato, quella scena di lui che la stringeva mi aveva fatto tornare duro l’uccello.
Dopo un po’ mia moglie si ritrasse, “c’è gente che ci conosce” mi disse; allora andiamo fuori le risposi io e senza aspettare una sua risposta, la presi con il braccio e ci incamminammo all’esterno.
Fuori era cominciata a calare la sera e l’aria si era rinfrescata; “dove mi porti”, mi chiese, ma io continuavo a camminare senza rispondergli.
Arrivammo alla macchia di alberi che avevamo visto la mattina e ci addentrammo in quel po’ di boscaglia, “voglio fotterti”, le dissi, e cominciai a sbottonarmi i pantaloni.
“No dai, aspettiamo di tornare a casa”.
“No un cazzo”, le risposi, fai la troia con lui e non con me.
Lei mi guardò con un aria interrogativa e mi disse: ”sei tu che mi hai messo nelle sue braccia”.
“Non intendevo il ballo in sala”.
Abbassò subito lo sguardo e divenne rossa in viso.
Mi chiese, “Cosa vuoi dire?
Ed Io: “dimmi la verità”!
Come una forsennata mi si fiondò addosso e mi mise la lingua in bocca, con la mano mi tirò fuori l’uccello e cominciò a tirarmelo.
“Vuoi sapere cosa ha fatto questa troia di tua moglie?”
“Ho fatto quello che tu mi hai spinto a fare.”
“Mi stai stuzzicando da stamattina e la carne è debole.”
“Volevo farti un regalo, quello che hai sempre desiderato.”
Mentre mi diceva queste cose continuava a tirarmi il cazzo e mi passava la lingua sul collo,
“Quando sei uscito fuori a fumare, lui ne ha approfittato per invitarmi a ballare e complice l’ebbrezza del vino, mi sono lasciata andare alle sue lusinghe”.
“Con la scusa di ballare mi stringeva forte per sentire le tette, mi parlava nell’orecchio…….e sentivo il suo fiato sul collo, mi sono eccitata talmente tanto che gli ho detto se gli andava di farsi fare una sega”.
“Il resto lo conosco”, le risposi io; finì di baciarmi e mi guardò in viso senza parlare.
“Vi ho sentiti, che peccato non aver potuto guardare”!
La presi per i capelli e la feci inginocchiare, “adesso succhialo come hai fatto con lui”!
La guardai mentre apriva la bocca per riceverlo e notai un sorrisetto malizioso sul suo volto.
Cominciò a succhiarmelo con foga, lo voleva, lo desiderava; la afferrai per i capelli e guidavo il ritmo del pompino, la sua saliva mi colava sulle palle, poi cominciai a scoparla in bocca!
Sentivo i suoi lamenti soffocati dal mio uccello, la sua bocca mi divorava il cazzo.
“Ti è piaciuto il sapore del suo uccello”?
“Era grosso quanto il mio”?
Più che domande, le mie erano affermazioni per sbatterglielo più forte in bocca.
Si alzò di scatto rimanendomi con l’uccello in tiro, si girò e si alzò quel po di gonna “adesso fottimi a pecora”!
Quando mi avvicinai con il cazzo al suo culo girato, mi accorsi che non aveva il perizoma che gli avevo visto indossare quella mattina.
“Dove è finito il perizoma”?
La sua risposta per poco non mi fece sborrare: “l’ha voluto lui per ricordo, per masturbarsi sentendo il mio odore”!
Affondai il cazzo dentro una fica fradicia di umori, era talmente bagnata che più volte dovevo rimetterlo dentro perché scivolava fuori.
Eravamo li, in mezzo ad una macchia di alberi che nascondeva la visuale alle persone che distavano da noi non meno di 150 metri; noi potevamo vedere loro, ma loro non potevano vedere noi.
La afferrai per i capelli continuando a fotterla da dietro, più volte dovetti metterle la mano libera davanti alla bocca per soffocare le sue grida che crescevano sempre di più in conseguenza dell’aumentare del ritmo con il quale la stavo scopando.
Volevo guardarla in faccia, mi piaceva guardare sul suo viso le smorfie di godimento, allora tirai fuori l’uccello e la feci girare, ci avvicinammo ad un grosso albero e la sbattei con la schiena al tronco; le alzai di nuovo la gonna fin su alla balza delle calze, fu in quel momento che vidi una chiazza di bagnato all’interno della coscia destra, sulla calza, la sborra del ragazzo; la sollevai da terra facendomi stringere le gambe intorno alla vita e con forza glielo ficcai dentro.
Cominciai a sbatterla come un pazzo, caricato da tutto quello che era successo e visto quella mattina; gridava, godeva e mi leccava tutto il viso.
Non ce la feci più, volevo arrivarle dentro, ma mi ricordai di quello che aveva detto al ragazzo: “Io ingoio solo lo sperma di mio marito”; volevo quel sigillo, un sigillo d’amore, il marchio che mi apparteneva.
Le tolsi il cazzo dalla fica e la posai a terra, la rifeci inginocchiare e prendendola per i capelli le spinsi la testa verso il cazzo, aprì la bocca e se lo fece sparire dentro; bastarono tre colpi e mi svuotai dentro la sua gola con un lungo e profondo grido di liberazione.
Dalla bocca non le uscì neanche una goccia, aveva mandato tutto giù.
Restammo qualche secondo in silenzio, tutto quello che era successo, tutto quello che avevamo provato; lei si alzò e mi mise le braccia intorno al collo, si strinse forte a me e mi poggiò la testa sul petto.
“Ti amo”, mi disse, le presi il volto tra le mani e le misi la lingua in bocca; potevo sentire il gusto del mio sperma, fu il bacio più bello che le avessi mai dato.
Andammo prima verso la nostra macchina, dove Anna si era portata il trucco da casa e si diede una sistemata, poi rientrammo in sala, soddisfatti ed appagati.
Questo fu l’inizio delle nostre avventure trasgressive.
Continua……….
tigro76x@libero.it

 

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