Le sensazioni della gita 3 – Silvia by mammamia [Vietato ai minori]




Lo guardo.

Sono stata a letto con diversi ragazzi nella mia vita, eppure non ricordo di avere mai visto un cazzo così grosso. Lo prendo con entrambe le mani. Inizio a segarlo. Su e giù. Piano piano. Non c’è fretta. Sono una professionista, io. Accompagno dei movimenti rotatori. Sembra gradire. Dalla mia posizione inginocchiata, alzo lo sguardo verso il suo volto. Mi sta osservando fargli la sega. Ha uno sguardo concentrato, ma so che dentro è felice come un bambino a Natale.

Noto per la sua faccia di bronzo, Paolo ci ha provato con quasi tutte le ragazze della scuola. Me compresa. Sarà contento di depennarmi dalla lista delle ragazze “non ancora” e di aggiungere il mio nome alla categoria “seghe”. Continuo a segarlo con entrambe le mani. Avvicino la bocca al suo membro. Rimango un po’ lì. Gli sfioro il glande con le labbra. Poi mi allontano, ridacchiando sadicamente.

Niente pompino, mio caro! Devi soffrire un po’!

Mi ci avvicino di nuovo. Mi lecco le labbra. Lo fisso negli occhi con aria di superiorità. Con la consapevolezza di essere io a dominare la situazione.

Non te lo faccio ancora un pompino, Paolino caro!

Lo massaggio. Palmo aperto, accarezzo tutta l’asta del pene fino alla cappella. In cima al membro, chiudo la mano a pugno e lo sego fino in fondo. Su. E poi giù. Avvicino nuovamente la bocca. Lo guardo negli occhi. Lecco la cappella.

Gli faccio segno di no con la testa. Spero stia impazzendo!

Riprendo a masturbarlo. Mi fermo un attimo.

Non deve venire subito!

Approfitto della pausa per sfilarmi la maglia. Non voglio mica essere l’ultima a spogliarmi! Sul letto della stanza, Davide e Valentina si dilettano ormai da parecchi minuti ad emulare i rapporti sessuali dei cani. Con movimenti profondi e regolari, Davide penetra da dietro Valentina, che emette dei silenziosi guaiti al ritmo delle spinte infertole. Allo stesso ritmo, le sue tette si muovono avanti ed indietro con movimento ipnotico. Ogni tanto un po’ invidio quel seno. Non che desideri avere una quinta misura… però non mi dispiacerebbe riuscire almeno a riempire a pieno una prima!

Slacciato il reggiseno, noto che Paolo mi guarda stupito. Non si aspettava che portassi reggiseni imbottiti. Molto imbottiti! Ci rido su: mi lecco l’indice della mano, che poi uso per massaggiare il capezzolo sinistro. Spero abbia recepito il messaggio: “ebbene sì, le tette offerte sono queste. Però le so usare bene!” E poi le tette non sono tutto. Anche se bisogna ammettere che la loro dimensione influisce molto sul giudizio che i maschietti attribuiscono ad una ragazza. Valentina, ad esempio, a parte un seno enorme, cosa può offrire? Non credo che naso storto, occhi piccoli e pelle cadaverica siano cose piacevoli da vedere in una ragazza. Inoltre, continua a tingersi i capelli di un nero corvino, facendo risaltare ancora di più il colore chiarissimo della sua pelle. Eppure… guarda come se la sta sbattendo, Davide! Quelle tette sono ipnotiche per i ragazzi.

A fianco del letto, Danilo sta filmando il documentario sulla riproduzione canina con il suo telefonino. Io pensavo fosse gay! Ma non credo che un gay si diverta a girare un video amatoriale mentre si masturba come un pazzo con l’altra mano. Avvicino il busto al grosso cazzo di Paolo. Lo guido verso il mio seno. Gli faccio scivolare la cappella sui miei capezzoli turgidi. Prima uno. Poi l’altro. Gli do un bacio sulla cappella e mi alzo. Mi guarda con sguardo implorante.

Non me ne vedo, caro, tranquillo.

Mi levo solo i pantaloni. Li abbasso un po’, poi li lascio scivolare da soli fino a terra. Guardandolo fisso negli occhi, mi inginocchio nuovamente. Continua la mia opera. Su e giù. A ritmo costante. Mi lecco la mano destra. Dal polso fino alla punta del dito medio. Poi lo masturbo con la manina umida. La lubrificatura non è ancora perfetta, però. Mi avvicino un po’ con il viso e lascio cadere un filo di saliva sul cazzo. Spalmo bene il lubrificante naturale lungo l’asta. Ancora su e giù. Su e giù. Ce ne vuole ancora un po’. Sputo sulla cappella. Ora si che le mani corrono su e giù senza problemi. Aumento un po’ il ritmo. Potrebbe essere il momento di un piccolo trucchetto. Mentre mi muovo lungo l’asta con la mano destra, uso la sinistra per solleticargli le palle. Chiude gli occhi. Gli piace. Piace a tutti!

Anche la Silvietta ha gli occhi chiusi. Ilaria da qualche minuto le sta leccando la micetta. Non mi sarei mai aspettata che Ilaria avesse simili gusti. Anche se ora capisco il perché non è in grado di indossare nulla di più femminile di una felpa. Avrei dovuto capirlo subito. Di femminile, quella ragazza ha ben poco. Spalla larghe da sportiva. Curve pressoché inesistenti. Avrebbe dovuto dirmelo, però. Le amiche si dicono tutto. Invece devo venire a scoprire una cosa del genere guardandola mentre fa ansimare la Silvietta, spalle al muro in balia dell’abilità della sua lingua.

Avvicino nuovamente la bocca al cazzo di Paolo. Tiro fuori la lingua e lecco l’asta. Tutta. Dallo scroto al glande. Giunta al termine, apro la bocca. Con un movimento di bacino, Paolo ci infila il cazzo dentro. Non riesce più ad aspettare. Non ce la fa più! Lo lascio fare. Non faccio più nulla. Tengo la bocca aperta e lo lascio penetrarla come meglio preferisce. Mi prende per i capelli. Ma non mi fa male. E’ un po’ come se mi grattasse la testa. Continua a penetrarmi la bocca. Divarico le gambe. Per quanto sia possibile farlo stando in ginocchio. Scosto leggermente le mutandine ed inizio a massaggiarmi. Paolo mi ha vista. La situazione lo eccita tantissimo. Gli afferro il cazzo ed inizio a segarlo a gran velocità. Con una mano mi prendo cura del suo membro, mentre mi prendo cura della mia micetta con l’altra. Inarca la testa all’indietro. Ha dei piccoli spasmi. Mi bagna tutto il seno. Poi, guardandolo fisso negli occhi, avvicino il suo cazzo ai miei capezzoli e ci spalmo per bene sopra quel poco di sperma che ancora il suo cazzo produce. Me lo infilo un ultima volta in bocca e lo ciuccio come fosse un calippo.

Mi alzo da terra. Non c’è più nulla da ciucciare! Mi pulisco un attimo con un fazzoletto. Non mi piace avere le mani appiccicose. Mi ricade l’occhio su due sul letto. Difficile non notarli. Il finemente depilato pube di Davide si appoggia a ritmo costante sull’ano di Valentina, mentre la penetra con esperienza da dietro. Mi eccitano! Dicono che sono una passione esclusivamente maschile, eppure a me i film porno piacciono molto. Mi sfilo il tanga e vado a sedermi sulla sedia di fronte al letto. Mi appoggio allo schienale, allargo le gambe ed inizio a massaggiarmi la fica guardando i due scopare sul letto. Guardo il sudore scendere dai lunghissimi capelli di Valentina fino alle sue mani, che stringono a pugno alcuni lembi delle lenzuola del letto. Mi piacerebbe essere al suo posto, in questo momento. Inoltre, il fatto che Danilo stia riprendendo il tutto contribuisce ad aumentare la mia eccitazione. Mi lecco la mano con cui mi sto masturbando. Aumento il ritmo dei massaggi sul clitoride. Piego la testa all’indietro e la appoggio sullo schienale della sedia.

Chiudo gli occhi.

Immagino di essere al posto di Valentina. Di essere sul letto, dominata da dietro da Davide. Di ricevere profonde penetrazioni regolari. Di sentire il sudore del suo pube bagnare il mio sedere. So che il mio sedere gli piace. Glielo ho sentito dire una volta. E non solo a lui. Piace a tutti! Sono fiera della scritta sul muro dei bagni dei maschi “te lo sbatterei in culo!” a fianco del mio nome!

Qualcuno ferma la mia mano. Riapro gli occhi. Ilaria è in ginocchio di fronte alla sedia. Scosta la mia mano e avvicina la testa alla mie grazie. Inizia a leccarmi. Piano piano. Quasi timidamente. Mi sento un po’ agitata. Per me sarebbe un’esperienza nuova. E poi non è una persona qualunque, ma una cara amica.

Guardo la Silvietta, seduta per terra, schiena appoggiata al muro, con l’aria rilassata. Decido che anche io voglio le stesse attenzioni. Prendo il gesto di Ilaria come il coraggio di confessarmi finalmente la sua omosessualità. Così mi metto comoda sulla sedia e la lascio fare. Ha capito che le lascio carta bianca. Dopo qualche leccata e dolce bacio sull’apertura della vagina, mi allarga le labbra e comincia a leccarmi il clitoride. A ritmo elevato, ma con estrema dolcezza. Si sta prendendo cura della mia fica con tenerezza. Come fosse la sua. Ora capisco non solo i suoi gusti sessuali, ma anche le scenate di gelosia quando mi sapeva in giro con altre persone. Pensavo volesse essere la mia migliore amica. Invece voleva di più. Prenditi ora tutto ciò che vuoi, amica mia! In quanto donna, conosce molto bene le esigenze femminili. Nessun fidanzato mi aveva mai leccata così bene là sotto! Le metto le gambe sulle forti spalle da sportiva. Sono tutta tua. Appoggio nuovamente la testa sullo schienale della sedia e chiudo gli occhi. Mi rilasso. Poi mi metto le mani sul seno ed inizio a massaggiarmi le tette. Mi stimolo i capezzoli. Ansimo. Mi sento. Ansimo ancora. Sempre di più. Il cuore batte sempre più forte. Ho delle contrazioni. Provo un forte piacere.

Riapro gli occhi. Ilaria mi guarda con uno sguardo soddisfatto. Continua, amica mia. Ti prego. Nota il mio sguardo. Un misto tra rilassato ed implorante. Ricomincia a prendersi cura di me.

Davide invece ha smesso di prendersi cura di Valentina. Lei lo guarda con sguardo interrogatorio: non gli ha chiesto di smetterla! La fa sdraiare di schiena, testa al limite del bordo del letto. Allarga le gambe. Ne vuole ancora. Davide non se lo fa ripetere: riprende a penetrarla. E io che pensavo che la scopasse da dietro per non vedere il suo viso. Obiettivamente, non è molto carina. Pensavo si potesse scopare con lei solo “mettendole un sacchetto sulla testa!” Dicono tutti così. Credo che Davide abbia voglia di vedere la quinta della Valentina andare su e giù al ritmo delle sue penetrazioni. Così le vede benissimo. Anche a lei piace la nuova situazione. Mi imita: tira su le gambe e le appoggia sulle spalle del “compagno”. La penetra più in profondità.

Paolo torna dal bagno. Aveva bisogna di una rinfrescata dopo il mio trattamento! Pene di nuovo in erezione alla mano, si avvicina al letto, dove appoggia il membro nei pressi della testa di Valentina. Inizia a masturbarsi davanti al viso eccitato di lei. Mentre viene scopata, prende il cazzo di Paolo con la mano destra ed inizia a masturbarlo. La vedo che prova a lavorare allo stesso ritmo delle spinte offertele da Davide. E’ facile. Lui la penetra con calma. Poi attira Paolo verso la sua bocca. Gli lecca la cappella. Sono contenta della scelta di Paolo. Se vuole un altro pompino, vuol dire che gli è piaciuto tanto il mio lavoro. Valentina prova a leccargli l’asta. Non ci riesce bene. Per quanto Davide la scopi con ritmo calmo, non è facile fare un pompino in quelle condizioni. La comprendo. E la invidio. Per quanto ammetto che le attenzioni di Ilaria sono così rilassanti. Tutti i massaggiatori dovrebbero imparare a fare quello che Ilaria mi sta facendo! Valentina decide di prendere in bocca il cazzo di Paolo. Al ritmo imposto da Davide, usa bocca e mano destra per prendersi cura di Paolo. In quanto cantante, sebbene dilettante, il senso del ritmo è proprio di Valentina. Danilo li sta ancora riprendendo. Solo che ora non si masturba più: ci pensa la Silvietta a farlo. Ogni tanto con una, a volte con entrambe le mani, la Silvietta corre su e giù lungo il pene di Danilo, che le tiene la lunga coda di cavallo bionda. Mi cade l’occhio sul seno della mia compagna. Devo smettere di guardare le tette delle altre. E’ deprimente per me! Trovo incredibile come una ragazza minuta come lei abbia un seno del genere. Gli lecca l’asta. Lo scroto. Poi prende in bocca il cazzo. Tira verso di sé Danilo facendo presa sui suoi glutei. Lo ha tutto in bocca! E io che pensavo che la Silvietta fosse una ragazza casta. Sta così qualche secondo, poi fa uscire il membro di Danilo per riprendere fiato. Lui smette di riprendere la Valentina ed i suoi compagni di avventure: ha altro da filmare. La Silvietta saluta la telecamera con un timido cenno della mano, poi ripete l’operazione. E’ fatale. Danilo esplode in un mare di sperma. Gli occhiali rosa della Silvietta sono da ripulire. Danilo si siede sulla sedia a fianco alla mia. Mi guarda con uno sguardo stupito e sconvolto. Deve essergli piaciuto molto.

Altri sussulti. La situazione, insieme alle attenzioni di Ilaria, mi sta facendo passare tutto lo stress accumulato durante l’anno scolastico. In fondo, non è anche a questo che serve la gita scolastica? Ilaria mi sta facendo sentire amata e protetta. Accarezzo il dubbio della bisessualità. E anche i capelli biondi della mia amica.

Qualcosa entra in me. L’indice della mano destra di Ilaria esplora la mia vagina in cerca di nascosti punti particolarmente stimolanti. Presto le dita diventano due.

Puliti gli occhiali, la Silvietta si siede sul bordo letto, a fianco del viso di Valentina, ed inizia a masturbarsi. Si masturba e si morde le labbra. Credo proprio di essermi sbagliata sulla castità della Silvietta! Paolo abbandona la bocca della Valentina e si avvicina alla nuova arrivata. Lei non vedeva l’ora. Le apre le gambe. Inizia a scoparla. Lui in piedi, lei sdraiata sul bordo del letto. Paolo non è pacato come Davide nella sua azione. Tiene un buon ritmo nelle sue penetrazioni. Aumenta la velocità. Le tette della Silvietta vanno avanti ed indietro. Le guardo. Continuo a fissarle. Che sia un altro sintomo della bisessualità? Mi concentro su Ilaria.

Chiudo gli occhi. Mi abbandono sempre di più.

Si ferma all’improvviso. Che le succede? Riapro gli occhi. Davide è dietro di lei, pene in mano. Ilaria si alza. Mi sorride e si allontana. Si avvicina a Danilo, seduto sulla sedia a fianco alla mia. Gli bacia il pene a riposo. Poi sale. Gli lecca il pube. L’ombelico. Sale fino ai pettorali. Gli lecca un capezzolo. Il pene di Danilo torna in erezione. Ilaria si siede su di lui. Gli prende il cazzo con la mano. Lo accompagna verso l’ingresso della sua vagina. Spinge il suo corpo verso di lui. Si fa penetrare. E’ lei a comandare. Con movimenti rotatori del bacino si fa penetrare da Danilo, che rimane immobile sulla sedia. Si rilassa. La lascia fare. Il comportamento di Ilaria non mi stupisce. Non sta mettendo nel rapporto con Danilo la stessa passione con cui ha fatto rilassare prima la Silvietta e poi me. Tratta il cazzo di Danilo come un semplice vibratore. Non sta scopando con lui; è come se si stesse masturbando. Non gli importa di avere un rapporto con lui. Vuole solo il suo pene per farsi penetrare.

Guardo Davide. Si trova ancora di fronte a me. Masturbandosi piano piano per mantenere l’erezione, attende che io decida cosa fare. Ho deciso. Mi alzo dalla sedia e con un cenno del dito gli dico di seguirmi. Passo a fianco del letto. Valentina è sdraiata nella stessa posizione in cui Davide l’ha lasciata. Occhi chiusi ed aria appagata, si massaggia dolcemente la vagina con una mano e il seno con l’altra. Davide ci sa fare, a quanto pare. Paolo fa appoggiare alla Silvietta le gambe sulle sue spalle. Ad una presa migliore, corrisponde una penetrazione migliore. La Silvietta geme. Le sue tette non si muovono più: se le massaggia in cerca di maggiore piacere.

Ho raggiunto il mio comodino. Apro il cassetto della biancheria. Rovisto un po’.

Trovato!

Mi giro e mostro il vasetto di lubrificante a Davide. Lo vedo piacevolmente sorpreso. Mi avvicino al suo pene e gliene verso una bella striscia lungo tutta l’asta. Lo masturbo. Deve essere ben lubrificato. Per quello che voglio fare la saliva non basta! Torno alla mia cara sedia. Mi piego in avanti e mi ci appoggio con una mano. Con l’altra verso un po’ di lubrificante sull’ano. Poggio il tubetto sulla sedia e mi spalmo per bene la sostanza appena versata. Faccio un test del risultato: mostro a Davide come due dita entrino nel mio ano senza incontrare resistenza. Mi piego totalmente in avanti, appoggiandomi sulla sedia con le mani. Testa volta indietro. Devo vedere ciò che Davide fa. Mi viene incontro. Accompagna con la mano il suo pene lubrificato fino all’ingresso dell’ano. Sento la sua cappella. Poi spinge piano piano il bacino in avanti. Sta entrando. Non so se la famosa scritta nei bagni della scuola riferita a me sia stata scritta da lui, ma sono certa che Davide sta esaudendo un suo grande desiderio. Guarda spesso il mio lato B. Lo noto. Non lo impedisco. Sono molto fiera del mio sedere. Uno dei miei fidanzati passati diceva che nemmeno il tempo lo avrebbe potuto logorare. Sono pratica di sesso anale. Lo propongo a tutti i ragazzi con cui vado a letto. Lo pratico anche nell’autoerotismo, a volte. Eppure il mio sedere rimane… perfetto. Niente può logorarlo.

Lo sta spingendo dentro. Con calma. Ci sa proprio fare, il ragazzo. Inizio a masturbarmi con una mano. Una volta ho letto che, durante questo tipo di rapporti, la stimolazione vaginale rilassa la muscolatura anale, favorendo la penetrazione. Poi ho provato. Funziona davvero. Lo ha messo tutto dentro. Emetto dei gemiti. L’esperienza rende la pratica sempre meno dolorosa e sempre più piacevole. Sento il cazzo di Davide tornare indietro. Poi di nuovo avanti. Ed indietro. Avanti. Indietro. Gemo sempre più. Amo essere dominata da dietro!

Ai miei mugolii si mescolano quelli della Silvietta. Paolo eiacula sulla sua magrissima pancia. Lui è molto stanco. Lo si vede. Però ridacchia soddisfatto. La Silvietta si alza e si dirige verso il bagno. Non basta un fazzolettino per pulirsi la pancia. Tuttavia, intuisco dal suo sguardo che vuole ancora attenzioni.

Le lente e profonde penetrazioni di Davide sono una vera goduria per me.

Alla mia destra, Ilaria si muove agilmente sul pene di Danilo arruffandosi i capelli con le mani. Sembra impazzita. Inizia ad ansimare. Muove il bacino sempre più velocemente. Per un attimo, spasima. Poi si placa. Abbandona Danilo, stravolto sulla sedia. E’ soddisfatta.

Davide si ferma per un attimo al massimo della penetrazione. Mi dà una rapida leccata al collo. Poi mi scosta la mano dalla fica ed inizia a stimolarmi lui. Riprende la penetrazione anale, condita di ditalino. Mi appoggio nuovamente alla sedia con entrambe le mani. Avanti ed indietro. Avanti. Lo sento in fondo. Indietro. Lo sento. Non solo il pene. Ecco l’orgasmo anale che cercavo! Poi, Davide estrae dolcemente il pene dall’ano e mi riempe il sedere di sperma. Sono contenta. Si merita un po’ di piacere anche lui. E’ stato molto bravo. In futuro troverò il modo di ringraziarlo. Spero di doverlo fare anche per altre esperienze. Magari con la partecipazione di Ilaria. Ora non ho più dubbi sulla mia bisessualità.

 

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Alessia, la troia dell’università




Alessia faceva dei pompini spettacolari, i miei amici me lo dicevano sempre, lei era un po’ la troietta dell’università, se l’erano passati un po’ tutti tranne io che mi ostinavo a volerle piacere prima come persona che come ragazzo.

La verità è che a lei non importava molto, solitamente si limitava a sapere il nome e se il tipo l’attraeva, se lo portava subito da qualche parte per fare pompini, so che ci sono stati casi in cui si è fatta pagare.

Comunque una volta, durante la pausa tra una lezione e l’altra, l’ho beccata mentre era a pecorina in un angolino nascosto con un tipo che da dietro glielo metteva velocemente nella figa.

Era una scena molto eccitante, lei lo era, vedevo le sue tette muoversi avanti e indietro, lui gliele aveva tirate fuori dal reggiseno e dalla maglietta.

Mi sono nascosto ed ho continuato a guardare quella scenda da lontano, ricordo che mi è venuto duro in pochi secondi, l’ho tirato fuori e mi sono fatta una sega mentre Alessia veniva sborrata sul culo dal tipo.

Io poco dopo sono venuto sporcandomi le mani di sperma, quanto avrei voluto che ci fosse lei a leccarlo via.

Non avevo molte chance di piacergli nemmeno fisicamente, la vedevo sempre scegliere ragazzi in forma o palestrati, niente a che vedere con me…Si mi tengo in forma ma il confronto non lo reggo.

Comunque ci ho provato lo stesso, una mattina l’ho vista vicino a un distributore del caffè, mi sono avvicinato e glielo offerto, lei ha accettato e mi ha guardato velocemente, non ha prestato attenzione, poi è andata via.

Sono rimasto un po’ deluso, pensavo che in qualche modo il mio gesto di gentilezza l’avrebbe incuriosita, invece, anche i giorni successivi non mi ha degnato di uno sguardo.

Intanto sapevo che continuava a fare la troia con altri ragazzi, io restavo da lontano a guardare, qualche altra volta l’avevo vista di nascosto fare pompini in giro, ormai era diventata la maiala dell’università e a lei non sembrava importare, tutti volevano farselo succhiare almeno una volta.

I miei comportamenti gentili continuavano a essere ignorati, più passavano i giorni e più mi sentivo frustrato, la vedevo sempre più lontana e la cosa mi infastidiva, così un pomeriggio, durante una lunga pausa tra una lezione e l’altra ho deciso di seguirla e di fare qualcosa per farmi notare davvero.

La vidi entrare nella stanza studio, era un orario un po’ insolito, solitamente a quell’ora non c’era nessuno, la seguii, la vidi seduta a un banco, mi avvicinai, lei alzò velocemente lo sguardo e poi tornò al suo libro.

Mi guardai intorno, sapevo che le possibilità che sarebbe potuto entrare qualcuno erano basse, aprii la zip dei pantaloni e tirai fuori il mio cazzo, finalmente mi degnò di attenzione, non fece niente, mi guardò negli occhi.

Iniziai a farmi una sega davanti a lei, la vidi incrociare le braccia, non sembrava intenzionata a fare niente, a quel punto ero completamente stufo, l’afferrai per i capelli e glielo misi sulle labbra.

Lei iniziò a divincolarsi, io le diedi della troia e le ordinai di succhiarmelo, finalmente aprì la bocca e lo prese dentro, la lasciai andare, non sembrava più intenzionata ad andar via.

Mi stava facendo quel pompino tanto desiderato, ma non potevamo stare li, poteva comunque entrare qualcuno, mi rimisi il cazzo dentro e le dissi di seguirmi, andammo in un bagno degli uomini li vicino, non c’era nessuno, ci chiudemmo dentro, lei si chinò subito e lo prese in bocca nuovamente.

Era una vera esperta, non c’erano dubbi, si capiva che faceva quello spesso, sentivo la sua lingua muoversi come un turbine intorno alla cappella e le sue labbra succhiare come se volesse svuotarmelo.

Ero eccitatissimo, la feci alzare e le dissi di abbassarsi i jeans, le scostai le mutandine e la penetrai, ero sicuro che avesse la figa bagnatissima, entrai senza problemi, l’aveva sfondata.

La scopai da dietro, la tenni per i fianchi e ci diedi dentro, mentre la penetravo infilai una mano davanti per stuzzicarle il clitoride, era gonfio, le piaceva essere toccata li.

Avevo le palle durissime, mentre la scopavo le dicevo cose porche all’orecchio, lei apprezzava, i suoi gemiti e ansimi aumentavano man mano e alla fine la sentii venire sul mio cazzo e sulla mia mano.

Ma io dovevo soddisfarmi, amavo il sesso anale ed ero troppo curioso di sapere se anche il suo buchetto del culo era aperto, non le chiesi il permesso, semplicemente tirai fuori l’uccello e provai a penetrarla.

Inizialmente sentii una sorta di dolore ma la maialina diede una spinta decisa e se lo fece entrare dentro; abbiamo scopato in quel bagno per dei buoni minuti, fotterla a pecorina era fottutamente eccitante.

Inutile dire che quando ho avuto il mio orgasmo è stato pazzesco, non ho mai espulso tanto sperma come quella volta, glielo schizzato tutto nel culo, lei ha apprezzato, ma ha anche deciso di sentirne il sapore, prendendo il cazzo in bocca per l’ennesima volta e succhiarlo per ripulirlo dal mio seme.

Finalmente mi ero scopato anche io Alessia ed era decisamente valsa la pena aspettare tutto quel tempo; sapete una cosa? Dopo quella scopata ha iniziato a guardarmi, a volte ho la sensazione che si aspetti che mi avvicini a lei e le chieda ancora una volta di scopare, ma non ho intenzione di farlo, mi deve desiderare e deve desiderare che la prenda con la forma e la faccia godere come quella volta e anche di più.

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nelle mani di un altro by babbacombe_lee [Vietato ai minori]




nelle mani di un altro di babbacombe_lee New!
Che c’era qualcosa che non andava lo avevo intuito da un po’.
Mio marito era diventato nervoso ed irascibile, poi, quando un giorno ho manifestato l’intenzione di cambiare la macchina, come ho sempre fatto ogni due o tre anni, il suo atteggiamento mi ha allarmato.
“Che bisogno c’è, puoi tenerla ancora per qualche anno.”
Alle mie obiezioni che avevamo sempre fatto così e che poi era uscito il nuovo modello, molto più carino, ha cominciato ad impappinarsi e questo non era da lui, che ha sempre avuto la lingua sciolta e quando vuole riesce ad intortare chiunque.
Alla fine ha dovuto ammettere a denti stretti che la situazione non era più come una volta, e che gli affari andavano meno bene del previsto.
Conoscendo bene mio marito, se ha detto così, la situazione deve essere bruttina.
Certo non avevo mai pensato che un giorno ci saremmo trovati in ristrettezze economiche, noi che avevamo sempre fatto la bella vita.

Lo vedevo sempre più scuro in viso, poi un giorno gli è sfuggito che il problema non è tanto la scarsa liquidità in banca, ma che ha contratto dei debiti e che ha difficoltà a fargli fronte. Insomma, piano piano, un pezzo alla volta, mi sta confessando che è mezzo rovinato e che il nostro futuro è molto meno roseo di quanto io avessi sempre pensato.
Ma il peggio doveva ancora venire: uscendo una sera da un ristorante ha cominciato a farmi un discorso strano: che doveva molti soldi ad un conoscente, che era importante tenerlo tranquillo, farlo pazientare, perché forse la situazione si poteva aggiustare, se solo passava questo che era il momento peggiore.
Ha continuato dicendomi che sono una donna attraente, che un paio di volte questa persona mi aveva visto da lontano ed era rimasta piacevolmente colpita, che se io fossi stata gentile con lui …
Eh no, caro Michele, avrai pure la parlantina facile, ma io non sono scema.
In soldoni mi stai dicendo che sei finito in mano ad uno strozzino, non sai come pagare ed hai pensato di vendergli tua moglie.
Io sono una persona semplice e diretta, mia marito dice che in fondo sono rimasta un po’ cafona, nonostante i suoi tentativi di dirozzarmi, così gli ho detto a brutto muso che offrisse il suo culo a questo cazzo di strozzino di merda, perché io non ci pensavo per niente a farmi scopare da lui.
Abbiamo litigato, lui ha provato a dire che le cose non stavano così, ma il succo era quello.
Alla fine si è pure messo a piangere ed io, che poi in fondo in fondo sono una frescona, mi sono lasciata scappare un mezzo sì, ma più che altro per prendere tempo.

Sono tornata a casa dal lavoro e quando ho infilato la chiave nella serratura, la porta si è aperta solo con lo scatto.
Strano, in genere, mio marito torna parecchio più tardi di me.
“Shhh.”
Me lo trovo davanti nell’ingresso, che mi fa cenno di tacere.
“E’ di là”, mi dice a bassa voce.
“Ma chi?”
“Quella … persona …”
Dal suo sguardo imbarazzato capisco subito, e mi si ferma il respiro. Pensavo, speravo che non sarebbe tornato sul discorso e invece ora mi crolla il mondo addosso.
“Vuole conoscerti.”
Già, vuole vedere la merce prima di comprarla, penso io mentre mi prende un groppo allo stomaco, e già mi immagino di trovarmi in compagnia di un vecchio grasso e schifoso, che mi parla in un dialetto orribile e poco comprensibile, mentre inizia a palpeggiarmi dappertutto.
Michele deve quasi spingermi nel salone dove ci aspetta questo dannato strozzino.
Sono rimasta basita: è giovane, sui trent’anni, alto e muscoloso.
Un tipo affascinante, con due occhi scuri e penetranti che subito iniziano a scandagliarmi, come se riuscissero a vedere il mio corpo sotto il tailleur azzurro avio a righine verticali bianche.
Se fossi quel tipo di donna che andrebbe senza problemi con un uomo affascinante solo per fare del sesso, sarei contenta, ma io non sono quel tipo di donna e l’aver scoperto che il probabile futuro padrone del mio corpo è molto meglio di quanto pensassi, mi fa aumentare l’angoscia.
Lui mi parla, siamo una di fronte all’altro, mentre mio marito, poco discosto, ci osserva, mi accorgo che se dovessi provare a ripetere cosa mi sta dicendo, non sarei in grado di farlo assolutamente.
Ad un certo punto mi sento toccare sotto il mento in modo che devo alzare il capo e, all’improvviso, le sue parole, che prima mi sembravano un ronzio senza senso, cominciano a prendere forma: “… possiamo … ora …”
Capisco che vuol farlo subito, adesso, in casa, con mio marito presente e sento le ginocchia che si fanno molli, mentre lui mi prende per un braccio e mi trascina via.
Ho dato uno sguardo a mio marito, a capo chino mentre si stringe nervosamente le mani l’una con l’altra, ma non non ha detto né fatto nulla per impedire tutto ciò, così non ho potuto far altro che seguirlo nella nostra camera da letto.
La porta che si chiudeva bruscamente alle nostre spalle mi ha fatto pensare al cancello di ferro di una cella.
La stretta della sua mano sul mio braccio, decisa ma non violenta, si allenta una volta che siamo nella stanza, poi le sue mani mi sbottonano la giacca del tailleur.
Me l’ha tolta e l’ha lanciata sul letto.
I capelli lunghi e ricci mi ricadono sulla camicetta bianca di seta, sento quasi il loro peso leggero, impalpabile, posarsi sui miei seni, poi mi sembra che la pressione aumenti.
No, non mi sta toccando, almeno per ora, ma il suo sguardo si è posato sulla camicetta che lascia intravedere lo spacco tra i miei seni.
Per un attimo mi sembra di vedere lo strozzino vecchio e grasso, quello della mia fantasia, che mi dice “vieni qua bella tettona”, già perché ho sempre avuto un seno prosperoso ed ora, che ho passato la quarantina, si è fatto anche più pieno.
Invece lo strozzino vero, quello giovane e muscoloso non dice nulla, si è limitato a prendere le due parti del colletto della camicia con le mani.
È rimasto un momento così, mentre io trattenevo il respiro, e poi ha tirato forte.
I bottoni sono saltati e la camicetta si è aperta completamente lasciandomi quasi con le tette di fuori di fronte a lui.
Mi sento il viso avvampare per la vergogna e di istinto mi metto le mani sul reggiseno per coprirmi, ma lui me le toglie, poi infila una mano in mezzo alle coppe e tira verso fuori.
È un attimo, sento la pressione della stoffa dietro la schiena, poi lui tira in alto facendo scavallare le coppe ed i miei seni, ormai liberati, mi si adagiano sul busto.
Sono bastati pochi secondi per farmi capire che con lui non ci sarà da scherzare, così non azzardo a provare a ricoprirmi di nuovo, mentre le sue mani cominciano a toccarmi.
Trattengo il respiro mentre prende in mano i miei seni, come se volesse valutarne il peso, poi le sue dita affondano nella carne mentre serro le labbra per non gridare.
Sì, ora grido, chiedo aiuto, arriva mio marito e …
No, mio marito non farà nulla e … mi sta strizzando leggermente i capezzoli ed io apro leggermente la bocca per prendere respiro, ma che mi succede?
Si è fermato, all’improvviso ha smesso di toccarmi i seni e le sue mani, posate sulle mie spalle mi costringono ad abbassarmi, finché non mi ritrovo in ginocchio.
“Apri i pantaloni.”
La frase mi è arrivata alle orecchie netta ed imperiosa, ha parlato a bassa voce ma le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo e le mie dita non possono far altro che aprire il bottone e poi tirare giù la lampo.
“Tirali giù.”
Ed io eseguo ancora, abbassandogli i pantaloni fin sotto alle ginocchia.
Sotto porta dei boxer neri dentro cui non posso non notare un notevole rigonfiamento, ma solo per pochi secondi, perché provvede da sé ad abbassarli.
“Su, prendilo.”
La mia mano si avvicina titubante.
“Ma no, scema, con la bocca.”
Mi sento prendere dietro la nuca con indice e pollice, la sua mano è grande e forte, stringe ancora ed io apro la bocca mentre con l’altra mano mi preme sopra la testa.
Bastano pochi secondi per trovarmi con il sue pene completamente eretto stretto tra le labbra.
Mi indirizza il movimento e quando è certo che ho imparato il giusto ritmo per lui, allenta la morsa dietro la nuca.
“Brava, continua così.”
Lo sento crescere nella bocca, stretto delicatamente dalle mie labbra, poi lui mi costringe ad aumentare il ritmo, ora mi tiene la testa con le mani, le sue dita affondate nei capelli neri e mossi, e capisco che sta per venire.
Mi arriva l’ultima raccomandazione: “tieniti tutto, non mi far sporcare” e subito dopo viene nella mia bocca.
Mi ha inondata di sperma, me ne rendo conto quando lui si toglie ed io posso finalmente rimettermi in piedi.
Mi vedo riflessa nello specchio del comò, con la camicetta aperta, le tette di fuori, i capelli arruffati e la faccia sporca di sperma.
Gli volto le spalle e mi dirigo verso il bagno per andare a darmi una rassettata.
“Ma dove cazzo vai!”
La sua voce ora si è fatta tagliente.
“A pulirmi”, rispondo io.
“Ci andrai dopo, alla fine, con te ho appena cominciato.”
La vergogna per quello che ho dovuto fare mi cade addosso come un macigno, mentre lui si spoglia completamente davanti a me.
Io intanto rimango immobile, a testa bassa incerta se spogliarmi o meno.
Ho capito che comanda lui, io devo solo eseguire il suo volere, già, sono merce nelle sue mani.
Mi sento la bocca impastata e lo sperma che mi è colato fin sotto al mento, si sta lentamente seccando, mi passa per la mente di chiedergli di nuovo il permesso di andare a pulirmi la faccia in bagno, ma poi capisco che lo ha fatto apposta, rientra nella sua strategia per spezzare la mia resistenza e dominarmi.
Ecco, è pronto, si è tolto tutti i vestiti, guardo il suo corpo giovane e forte, per un attimo mi viene da confrontarlo con mio marito, certo, che è meglio, Michele va per i 50, ha un accenno di pancia e poi non è mai stato un tipo atletico.
Mi immagino mio marito, nell’altra stanza, che si sta rodendo il fegato, poi lui si avvicina a me e mi apre la lampo della gonna, la tira verso il basso finché non scivola a terra restando ammucchiata ai miei piedi.
Non dice nulla, osserva i miei fianchi larghi, le mie cosce fasciate dal collant scuro e mi chiedo se mi trovi di suo gradimento.
Troppo vecchia, troppo grassa per lui?
Io non mi muovo, lo lascio fare, così prima mi abbassa le calze e poi anche lo slip, rimango nuda con i piedi immobilizzati dai vestiti arrivati fino a terra, finché non mi spinge indietro facendomi sdraiare sul letto.
È dopo che mi ha liberato delle scarpe e dei vestiti che mi rendo conto di essere bagnata.
Io sono bloccata, paralizzata, ma la mia vagina evidentemente no.
Se ne deve essere accorto anche lui perché lo vedo sorridere soddisfatto, mentre mi allarga le gambe prima di sdraiarsi sopra di me.
Quando ho visto il suo pene a pochi centimetri dal mio ventre ho reagito e mi sono ribellata: ho richiuso le cosce ed ho sollevato le ginocchia per tenerlo lontano, ma lui me le ha riaperte a forza e si è sdraiato su di me, mentre con le mani mi teneva la schiena inchiodata al materasso.
Allora provo a muovermi per rendere più difficile la penetrazione, ma più mi dibatto e più lui si eccita, finché non riesce a ficcarmelo dentro.
Ho gridato mentre le labbra del mio sesso si aprivano sotto la sua spinta prepotente ed ho smesso di lottare.
Sono, stanca e sconfitta, mentre quest’uomo giovane e forte, che mi schiaccia e mi opprime con il suo peso, continua a muoversi sopra di me.
Il suo petto mi preme contro i seni nudi, raschiandomi i capezzoli con i peli, mentre il suo pene continua ad entrare ed uscire dentro di me, così lentamente mi lascio andare, mi rilasso, lo sento ansimare, eccitarsi sempre di più, finché non mi accorgo che sto seguendo e assecondando il suo movimento, mentre le mie braccia stringono forte le sua schiena.
Ho cominciato a gemere di piacere, senza alcun ritegno, finché lui non è venuto nuovamente dentro di me.
Si è tolto subito, lasciandomi sdraiata, con il respiro corto e ad un passo dall’orgasmo, e si è rivestito.
Solo ora mi rendo conto dell’enormità di quanto accaduto, mi sono fatta scopare da uno sconosciuto e ci ho provato gusto. Mio marito non può non aver sentito, gridavo e gemevo troppo forte, ben gli sta così impara a vendermi.
“Su, in piedi, ti riporto da tuo marito.”
No questo no, per favore, lo supplico di farmi almeno rivestire, ma lui mi trascina fuori.
Così faccio il mio ingresso in salone scalza e nuda, a parte la camicetta completamente aperta.
Mio marito ha la faccia così terrea che sembra dover crollare a terra da un momento all’altro, il suo sguardo, ad un certo punto, passa dallo stralunato allo schifato, allora abbasso gli occhi, giusto in tempo per vedere un fiotto di sperma che si stacca dalla mia vagina aperta ed arrossata, per finire sul parquet lucido.
Ci scuotiamo entrambi solo quando sentiamo il rumore della porta di casa che si chiude, lasciandoci soli, con le nostre angosce.

 

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