La genesi di una prof dominata by Notorius [Vietato ai minori]




Questo è un racconto vero che pubblicai tempo addietro altrove che illustra una parte della mia storia con una donna che si è conclusa l’anno scorso. Logicamente ho solo modificato nome e luoghi della protagonista.

Come appare evidente dal mio nick e dai miei racconti amo dominare una donna. Mi scrivono spesso mariti che desiderano il mio aiuto per trasformare le loro mogliettine oppure direttamente le donne che sentono qualcosa dentro di loro che il loro coniuge non riesce a valorizzare o a far emergere o peggio…non vede.

Per dominare una donna, per me sono imprescindibili due valori: credibilità e rispetto. Posso pensare di aver successo con una donna da sottomettere solo se ai suoi occhi appaio credibile e avendo totale rispetto nei suoi confronti. Essere per lei un punto di riferimento non solo per la dominazione, fermo restando che poi ogni ordine sarà il mio.

In questo caso fui contattato da una professoressa di liceo della provincia di Catania. Aveva letto i miei racconti ed era stata affascinata dai miei modi insieme eleganti e perversi.

Lorella sposata con un figlio oramai grande, vive con un marito più adulto di lei che non ha saputo cogliere i cambiamenti della moglie durante gli anni di quel lungo rapporto. Mi scrisse che aveva cercato in più occasioni di stimolare in lui un cambiamento delle loro abitudini di coppia ricevendone uno sdegnato rifiuto. Mi scriveva per aiutarla a trovare in lei quella donna che pensava di essere senza sapere fino a che punto.

Lorella insegna in un liceo di un centro in provincia di Catania, città che reputo una delle più belle in Italia e dove vivrei senza problemi in quanto tra l’altro amo la Sicilia come il sud in generale anche se l’isola per me ha un fascino incredibile.

Cominciai ad ordinarle di uscire nel pomeriggio con abbigliamenti più femminili per ritrovare a poco a poco il gusto di essere guardata dagli uomini. La dimestichezza nell’essere sensuale.

A poco a poco la portai ad osare sempre di più per provare un’eccitazione crescente anche perché durante le nostre telefonate riuscivo a materializzare bene ed in modo erotico quello che avrebbe fatto di lì a poco e questo le procurava orgasmi sempre più forti.

Cominciammo quindi un percorso insieme fatto di episodi di esibizione, le insegnai alcuni atteggiamenti per poter eccitare un uomo senza essere particolarmente svestita.

Le feci ritrovare il gusto di scorgere l’erezione crescente sotto un pantalone di colui che la guardava.

Poi i primi episodi più spinti come la mano di uno sconosciuto in coda al supermercato, il cazzo di un benzinaio al di là del suo finestrino mentre faceva rifornimento con lei provocante all’interno dell’auto. Il tutto teleguidato dai miei sms o dalla mia voce in tempo reale.

Dopo alcune settimane era pronta per andare oltre. Lo desiderava con tutto se stessa. La prima volta fu con un sorvegliante del suo supermercato. Ne seguirono altri via via più completi.

Era cambiata, si sentiva femmina e viva e anche i problemi in casa messi in secondo piano in quanto il nostro rapporto le fava la forza per sopportare meglio quello che nella sua vita di coppia non funzionava.

Soprattutto la eccitava a dismisura che io ascoltassi in diretta le situazioni erotiche che lei viveva.

Intuivo però che quello che la eccitava maggiormente erano gli sguardi dei suoi allievi a scuola. Questo racconto descrive quello che successe e le cambiò del tutto la vita. In quanto come qualcosa non andò come pensavamo e la situazione ci sfuggì di controllo.

Settembre 2014, giorno di apertura delle scuole. Alla seconda ora ricevo un suo sms:

-Padrone un ragazzo della mia nuova quarta mi guarda con insistenza da quando è entrato.
-Non fare nulla, rispondi solo allo sguardo
-Lo regge…. mi spoglia….mi squadra dall’alto in basso mentre spiego

Alla fine di quella mattinata la obbligai a rimanere in auto nel parcheggio della scuola mentre parlavamo, toccandosi con gli allievi che defluivano accanto e alle mie orecchie arrivò un lungo incredibile orgasmo.

Due giorni dopo la mandai a scuola con una gonna con spacchetto, non abissale, ma eccitante, camicetta a bottoni, giacchino e scarpe a tacco alto. Iniziò una prima settimana in cui non le feci fare nulla, solo essere seducente.

Mi confessò che quel giovane rozzo con coda di cavallo la eccitava molto. Sapevo della composizione delle sue classi fatte da ragazzi che provenivano da quartieri non di certo facoltosi. Il lunedì della terza settimana le diedi degli ordini precisi prima che entrasse come ad esempio spostare quel ragazzo dal posto davanti alla sua cattedra in una zona remota della classe. Per dare a lui un segnale di potere. Le avrei ordinato di risistemarlo davanti in seguito.

Ecco attraverso gli sms che ci scambiammo in tempo reale quello che accadde in quell’ora:
-padrone ho fatto quel che mi hai chiesto, lui si è sistemato dietro, ora esco un secondo perché il preside mi deve comunicare qualcosa

-brava troietta quando rientri accavalla le gambe senza esagerare e muovi piedino

-padrone quando sono rientrata lui era di nuovo al posto davanti alla cattedra…mi guarda…sorride

-bene ci sa fare il giovane porco, ora accavalla. Una cosa importante, puoi anche rinunciare, ma se lo farai poi non mi fermerò

-l’ho fatto padrone…. ha chinato la testa…. mi fissa le cosce, sono bagnata.

-bene ora senza guardarlo accarezza la coscia della gamba accavallata mentre spieghi

-cavolo! ha aperto le gambe….. si è guardato il pacco e poi ha puntato fisso gli occhi nei miei

-fai in modo che la gonna ….salga un filo di troppo

-ma padrone cosi si vedranno le autoreggenti, ti ho detto che oggi le indosso

-è quel che voglio schiava….come lo vuoi anche tu. Fallo!

-mio Dio padrone….si sta toccando la patta….me lo fa vedere con il movimento della mano…muoio

-ora senza guardarlo lascia le tue belle cosce leggermente …..aperte mentre ti guarda

-mmmmmm sta aprendo zip….si infila la mano dentro.. che porco

-muovi leggermente di lato le tue gambe … sei bravissima

-cazzo….. lo ha tirato fuori…..me lo sta facendo vedere mentre lo mena..vengoooo

Quell’ora terminò con entrambi in uno stato di eccitazione incredibile. Il giorno dopo Lorella mi scrive a metà mattinata.

-padrone ho trovato un biglietto nel registro…. ”sei una figa e una troia….un giorno ti scopo di sicuro”

A causa di quel biglietto decidemmo di fermarci per vedere se accadeva qualcosa. Passarono un paio di settimane tranquille, ma durante le nostre telefonate mi sembrava di captare in lei una certa delusione quindi tornai alla carica ordinandole di vestirsi come nell’occasione che vi ho descritto sopra.

Quell’ora fu incredibile con Lorella che ad un certo punto non ce la fece e al riparo dalla cattedra si toccò in quanto troppo eccitata dalla vista di quel giovane cazzone duro che il giovane le aveva riproposto.

Passarono due giorni. Un venerdì mattina ci sentimmo come al solito prima che lei entrasse a scuola. Erano le 8, lei aveva detto a suo marito che iniziava alle 8:15 ma in realtà era una scusa per sentirmi visto che la sua prima lezione era alle 9:10.

Quella mattina mi disse che era vestita con un tubino nero con spalle nude e scarpe a tacco alto. Non aveva quella classe, ma le ordinai di passarci davanti per farsi vedere dal giovane che si chiamava Turi.

Ci salutiamo dandoci appuntamento telefonico per le 12 all’uscita. Stavo percorrendo la strada che va verso il mio ufficio quando sento squillare il cellulare con il suo numero sul display. Stupito per la cosa accetto la chiamata e….

tutto…cambiò in quel momento.

Sentivo dei tacchi che camminavano sul pavimento e un respiro affannoso. Capivo che era lei che stava salendo o scendendo delle scale. Avrei voluto chiederle qualcosa, ma preferii attendere di capire cosa stesse accadendo. Ad un certo punto il rumore tipico di una porta che si apriva e che dopo qualche istante si richiudeva. E di colpo la sua voce esitante che leggermente rimbombava:

-Turi ora mi spieghi che cos’è questa storia e come mai voi tre mi avete ordinato di seguirvi

-vede prof l’ho fatto nel suo…interesse … minchia ma oggi è proprio figa

-senti lascia perdere queste galanterie da stadio e veniamo al dunque non ho tempo da perdere con voi

-ti piace far tirare il cazzo ai poveracci come noi vero prof?

-senti Turi se ho esagerato non era voluto e non si ripeterà, ora dimmi che volete e poi lasciatemi andare

-calma calma prof … lo decidiamo noi quando te ne vai ehi ragazzi guardate le zinne della prof.. mica male vero?

-eh no adesso è troppo, faccio finta di non aver sentito altrimenti dovrei andare dal Preside

-ci vada prof , su ci vada, cosi magari gli fa vedere anche questo eh prof?

-ehm che cosa?…..e tu tieni a posto la mano che cazzo fai?

-ti palpa il culo prof…. ad Antonio il tuo culo piace molto…va pure dal Preside e fagli vedere questo bel filmatino ….guarda come sei troia sei qui dentro prof…..vedi quanto si vede bene la tua fessa?

-dammi subito quel cellulare Turi è un ordine….no basta lasciatemi che.. cosa fate?

-li senti i loro cazzoni eh prof? …. Adesso capisci quanto ci facevi tirare il cazzo vero? Ora o fai la brava …..o questo video finisce dal preside…e magari anche al cornuto a casai ..ti è chiaro eh troia?

-no dai cazz…o non puoi…farm…questo non voglio …. Dai dammi quel video….giù quelle mani maiali

-su slinguami prof … è dal primo giorno che in quella bocca da pompinara voglio ficcarti di tutto

-aggfhhh no…caz….zo no…..mmmm ….aggffff”

-Turi la prof fa tanto la verginella, ma è già fradicia la troia…

-Giù prof , in ginocchio…sucaci il cazzo se non vuoi che quel video….

-mmmmmmhhh bast mmmmmm ardi….

-brava… accussì accussì …sarai la nostra troia….quando vorremo. Ora…suca suca

-Turi me la fotto per primo…la troia….. mmmmm cazzo che figa cazzo, pigghialo pigghialo tutto ….

–mmmmmm cazzo cazzo mmmmmmmmm mi stai …spaccando mmmmm

Quella mattina se la scoparono per un’ora facendole di tutto con lei che godeva da pazzi. Per due mesi fu la loro troia. Ogni tanto la chiamavano e se la facevano, una volta anche a casa sua quando il marito era via per lavoro. La scoparono per due ore in camera sul letto matrimoniale.

Poi due di loro si fidanzarono e quindi la cosa terminò, ma la mia schiava continuò ad avere voglia di giovani cazzi cercando di stare più attenta a non farsi fotografare o filmare cosa che difatti in seguito riuscì ad evitare.

Quell’episodio le fece scoprire definitivamente un suo lato che mai aveva veramente considerato e che la eccitava più di ogni altra cosa. Il fatto di essere sottomessa sessualmente e ricattata. Mi confessò che anche in seguito non aveva mai più goduto così tanto come con quei tre giovani che potevano decidere del suo futuro.

Un racconto diverso dai miei precedenti, forse crudo, ma del tutto reale. Spero vi sia piaciuto.
Ringrazio fin da ora se qualcuno/a vorrà condividere con me sensazioni e reazioni.

Notorius47@yahoo.it

 

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Capovolgere la circostanza by Idraulico1999 [Erotico]




Io ero stata giudiziosa, previdente e particolarmente riflessiva, perciò adesso me ne rallegravo spensieratamente consolandomi, in quanto lui aveva appena varcato la porta:

“Quanto tempo è passato, che bello però poterti rivedere”.

Il suo braccio intorno alla vita era negligentemente scivolato sui fianchi e aveva sfiorato sventatamente appena le chiappe, che di certo non coprivano la loro modestia sotto il delicato panno di quel vestito dal colore grigio attillato molto simile a una seconda cute. Un gesto cauto e guardingo azzarderei affermare, eppure talmente astuto e lesto per avvallare confermando in conclusione e fugando, se ci fossero stati semmai dei dubbi, per l’orientamento e per la propensione decisiva della serata per quel duttile tocco, visto che avrebbe dovuto accendere di desiderio la mia pelle già irruente dalla voglia delle sue mani:

“Come vedi, ho indossato l’abito che avevo nella prima occasione che ci siamo incontrati, non so però se ci hai fatto caso”.

“Sì, certo, mi è balzato subito agli occhi, ti sta infatti a meraviglia”.

L’aria compiaciuta e apertamente congratulata era innegabile di tutti e due. Lui nel frattempo s’accomodò sul canapè come se fosse la sua abituale dipendenza con la sua naturale mania, come se albergasse nella sua indisturbata dimora, dato che aveva impresso quell’atteggiamento naturale quatto quatto e spensierato, di chi voleva godersi pienamente il piacere gustandosi ogni sapore che la vita gli regalava.

“Vuoi che ti prepari un caffè?” – esordì lui in modo gioviale e premuroso.

Io per l’occasione mi muovevo per la stanza fra la sala e la piccola cucina dirigendomi verso l’armadio per agguantare le tazzine, i piattini e poi il vassoio il tutto compiuto di fronte alla sua occhiata, perché sapevo concretamente d’essere nel fulcro del suo interesse. Di questo andare, invero, io alternavo un passo dopo l’altro collocando abilmente il portavivande nei suoi paraggi, laddove l’indumento astutamente e maliziosamente orientato si sollevava sulle cosce e moderatamente sui fianchi, quasi all’altezza del pizzo delle calze autoreggenti tra l’altro molto velate. Io dovevo ancora preparare il caffè, però nell’espressione e nei movimenti c’era come un’accurata danza dei preliminari, come per rimandare opportunamente l’attesa, rinviando un piacere indubbio che sarebbe arrivato da un momento all’altro. Tutti questi erano allestimenti a tal punto fiacchi e inefficaci, per chi aveva già quel desiderio smanioso di possedere l’altro. Io mi sistemai perciò vicino a lui aspettando l’arrivo del caffè. Lui odorava di buono, la sua pelle era la cosa più gustosa che avessi assaggiato da un po’ di tempo a questa parte, come qualcosa di delizioso e di soave d’assaporare e da gustare appieno.

“Adesso ti preparo il caffè”.

Il canapè m’impediva però di muovermi, perché mentre parlava e mi raccontava quello che nel frattempo era accaduto alla sua vita, io non pensavo ad altro che al momento in cui avremmo finito con le parole prestabilite e avremmo strepitato sollazzandoci in ultimo con il fisico passando ai fatti. In quell’istante io osservavo accuratamente la linea del suo profilo, il naso era perfetto, le labbra ben disegnate e quel sorriso accattivante che illuminava quegli occhi scuri e quelle ciglia lunghe, non smentivano le sue lineari e limpide discendenze del meridione. Io avevo sovrapposto le gambe, avevo arcuato il ginocchio e infine accortamente avviluppato una gamba sull’altra con i tacchi a spillo che lo sfioravano, visto che rasentavano i suoi jeans sino all’altezza del ginocchio, in quanto mi sentivo acutamente calda e brillantemente baldracca, perché dal momento che lui parlava io non lo ascoltavo, visto che restavo a osservare le sua labbra desiderandole focosamente sulla mia pelle in ogni centimetro e in ogni nascondiglio. Io lo bramavo energicamente con tutta me stessa, però ne assaporavo drasticamente l’attesa e i secondi, giacché sapevo che lui m’avrebbe agguantato per bene a fondo e che non ci saremmo abbracciati, dacché quello spazio minuscolo lo reputavo invalicabile.

“Perché sei così distante?”.

“Bada bene, tu lo sei, non io”.

Nessuno dei due s’azzardava né rischiava di toccare l’altro per primo, nonostante la voglia si potesse tastare chiaramente nell’aria. Fu davvero questione d’un attimo, corresponsabile anche un cuscino allusivamente tirato per gioco a scatenare il resto, sicché io m’appoggiai al suo petto nel tempo in cui le mani si cercavano freneticamente, scorrendo fra le pieghe dei vestiti in quegl’inutili ripari dietro ai quali attendere, per ricercare con meticolosità la scusa di prolungare il desiderio, sennonché lui s’infilò alla svelta nella mia scollatura, che lasciava peraltro intravedere il seno nudo sotto la stoffa arricciata, in quanto io avevo nondimeno intenzionalmente indossato esclusivamente per lui. Lui afferrò il seno, indugiò sul capezzolo e non lo lasciò più andare, ci giocò come voleva lui, dapprima con le mani e appresso con le labbra e persino con la bocca. Le mani s’intrecciavano, si cercavano e si lasciavano, si prendevano e si mollavano dapprincipio incontrollatamente e poi lentamente. Io gli sfilai ingordamente la maglia di dosso, m’affrettai per slacciargli i pantaloni, dato che le mani erano vogliose d’accoppiarsi e di possedere quel corpo che volevo. Feci ai suoi capezzoli quello che lui faceva ai miei, per poco gli facevo male, tanto era la perfezione del desiderio che lui mi faceva avvedutamente assaporare. Il mio piccolo tanga si era annichilito tra i fluidi della mia pelosissima e arricciata rossa fica, a quel punto lui allungò la mano e se ne accorse da solo, per il fatto che scostando le mutandine si divertì a impiastricciarle da quanto erano bagnate.

Lui adorava percepire l’umido nella stoffa che s’impregnava sempre più, io sapevo che gli aggradava molto, perché molto probabilmente m’avrebbe semplicemente scopato di certo con le mutande appena scostate. Io gli avevo appena slacciato la cintura e i jeans, mentre i boxer sembravano elevare l’asta d’un drappo, dal quale faceva sfoggio la cappella del suo cazzo, non enorme a dire il vero, però ben proporzionato, bello, pronto e imperioso per darsi da fare. Io lo volevo, esigevo assaporare quel corpo e gustarne la pelle come non mai, lui si sfilò nel contempo i boxer da solo per mostrarmi pieno di sé la sua eccitazione sotto il mio sguardo animato, impaziente e voglioso.

Io m’inginocchiai davanti a lui con il vestito ormai semi scostato, il seno fuori dalla scollatura che morbido e smanioso s’adagiava sul suo inguine. In quella magnifica occasione ero in ginocchio davanti a quel cazzo borioso, eretto e carico di personalità, tuttavia un po’ curvo. Io lo guardavo negli occhi mentre la mia lingua scorreva sull’asta per inghiottirne la punta gonfia, lucida e umida, lo succhiavo lentamente, poi indugiavo, in seguito mi scostavo per poi ritornare, perché volevo portarlo al culmine della libidine trattenendomi in tempo per non farlo sborrare così presto, anche perché adoro assai vedere quando l’uomo eiacula sul mio corpo esternando il suo arcaico e semplice piacere, in questa circostanza però volevo farlo durare più tempo possibile. Fissavo lo sguardo nei suoi occhi scuri come disegnati da un pittore, curiosi, grandi e lucidi così come quelli d’un bambino che si diverte al parco dei giochi, interessati come la sua voglia impaziente d’avermi, poiché io volevo esasperarlo intenzionalmente a fondo e ci riuscii. Lui m’afferrò le mani di scatto e mi fece sdraiare sulla schiena sollevando il mio vestito e cercando la mia pelosissima fica, le sue mani forti frugavano senza tante premesse, in quanto erano mani risolute che mi penetravano come se conoscessero alla perfezione quello di cui avevo bisogno, tant’è che persino la mia fica pulsante ne era rimasta piacevolmente colpita.

Io mi sentivo sciogliere, così come se dalla mia pelosissima e rossiccia fica dovesse fuoriuscire una cascata di piacere, lui m’afferrò per i fianchi per avvicinarmi, giacché io perdevo l’equilibrio e la ponderatezza, ma specialmente la ragione, in tal modo s’inginocchio al cospetto del mio focoso e pelosissimo nascondiglio e iniziò a leccarmi con una lingua ancora più appuntita e decisa direttamente sul clitoride, poi sulle labbra intorno e poi ancora sul clitoride, fino a sentire che tutte le mie labbra erano diventate una cosa sola, un enorme organo di godimento, come se soltanto quello fosse stato l’unico punto vitale in uso del mio corpo. Da lì prendevo vita, perché a ogni colpo della sua fantastica lingua io godevo tanto da perdere il controllo immaginando di saltare in aria. Lui mi portava sino alla soglia massima, all’acme totale del piacere per poi lasciarmi, tenuto conto che io non mi contenevo oltre. In realtà era una vera afflizione, un costante e soave supplizio, perché la mia testa rovesciata indietro reclamava apertamente il piacere, io lo supplicavo d’andare avanti, di non fermarsi, o di trattenersi precisamente là, in quella cavità disponibile e spalancata che sussultava richiedendo attenzioni.

Io toccavo i suoi cortissimi capelli fra le mie dita, in quanto li afferravo mentre godevo come lui afferrava i miei, li tiravo e godevo, li stringevo, lo volevo dentro, possedevo quella testa come per incorporarla cercando d’unirla alla mia fica. Finalmente il mio corpo iniziò a vibrare e poi a tremare in spasmi di godimento acuto, febbrile e rabbioso, talmente acutissimo e insostenibile, perché nel tempo in cui anelavo per scappare lui diffidente non mollava né scioglieva la presa, poiché aveva ribaltato di colpo senza preavviso la situazione. Io volevo farlo supplicare dal desiderio e lui aveva fatto implorare me, dopo che m’aveva leccato per un’ora e mezzo. Aveva però del talento il ragazzo nonostante la giovanile età, pensavo sbalordita dentro me stessa. Chi l’avrebbe mai detto, che un ragazzo di tredici anni più giovane di me avesse tutta quell’attitudine e quell’inaspettata vocazione da vendere?

“Non dovevi prepararmi il caffè, ricordi?” – esclamai io argutamente, cercando di distoglierlo per affievolire stemperando la focosa e lasciva situazione.

“Sì, certamente, per l’appunto, un caffè annacquato da formare come ornamento all’apprezzabile, alla grandiosa e alla voluttuosa nottata che dovrà al momento affermarsi e arrivare, naturalmente e solamente tutta per noi due”.

{Idraulico anno 1999}

 

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Bello rivedersi (?) by Globetrotter [Vietato ai minori]




Finalmente riesco ad andare ad un colloquio scolastico di mia figlia, riesco a farlo di rado, i miei troppi impegni ed i miei viaggi mi tengono spesso lontano da casa.

E una bella giornata di primavera entro nel liceo di mia figlia con animo sereno, mi sento rilassato, un po’ per la bella giornata ma soprattutto perché so già che sentirò dei bei commenti da parte dei professori: mia figlia è la prima della classe e l’orgoglio di padre emerge prepotente.

Come al solito file interminabili di fronte ad ogni aula, cerco di adottare una soluzione strategica prima faccio i professori delle materie meno popolari e che interessano meno i genitori e poi mi metto in fila per la prof di Italiano. Inizio a chiacchierare con i vari genitori, anche per passare il tempo. Dopo un po’ una delle madri in fila mi chiama per nome mi parla molto amichevolmente facendo riferimento a cose personali, la guardo stupito: “Ma come non mi riconosci? Sono Serena!!” La mia debole memoria vaga nei ricordi, mi si accende la luce: “Sì, certo! Serena! Come stai? Quanto tempo!” Mi abbraccia e mi bacia sulle guance.

Serena era stata una delle mie prime fidanzate, devo ammettere non una delle migliori da ogni punto di vista, non bella e neanche particolarmente intelligente, ma aveva una caratteristica che a 18 anni diventa criterio di selezione fondamentale: era una gran Troia!

Ho fatto fatica a riconoscerla, il tempo ha avuto un effetto devastante su di lei, molti chili di più di allora, decisamente troppi ed aspetto poco curato. In maniera stupida ed anche con un moto di fierezza spiega a tutti gli altri che siamo stati fidanzati 30 anni prima: tutti ridono e noto un padre che mi guarda con fare ammiccante. Si lascia andare a commenti, direi, troppo privati, ricordando i tempi quando stavamo insieme: rispondo a monosillabi cercando di non dare troppa corda al suo eloquio scomposto, sono francamente a disagio.

Mi proporne di uscire per una sigaretta, il padre di prima mi guarda ancora una volta con un sorriso ammiccante, accetto volentieri anche per uscire da una situazione non di mio gradimento.

Usciamo, mi offre una sigaretta ed inizia a raccontarmi la sua vita, l’atmosfera cambia completamente, cambia anche il mio pensare: non è stata molto fortunata, 2 divorzi, un figlio perso per malattia ed il 3 marito morto anche lui da 6 anni, adesso mi fa un po’ pena, cerco di essere gentile e di stimolarla ad una visione più positiva della vita ma la capisco. Insiste 2 o 3 volte sul fatto che è vedova da 6 anni, credo che sia un chiaro segnale: “Sì Serena ho capito!” La metto sul ridere, ricordandomi di come era 30 anni prima: “Ho capito di cosa hai bisogno!” Ridiamo, ma lei si schernisce: “No, non vorrei che tu avessi frainteso!” Continuo a metterla sul ridere: “Ok allora domani sera alle 21:00 sono da te poi vediamo se ho frainteso, io suonerò il campanello poi starà a te decidere se aprire o meno. Dove abiti?” Mi dà il suo indirizzo senza esitazioni.

Rientriamo nella scuola, finisco il giro dei professori incrociando Serena a più volte, l’ho vista più sorridente. Il giorno dopo mi domando a più riprese se valga la pena o meno andare a trovare Serena, poi lo spirito cacciatore prevale e decido di andare: mi giustifico dicendo che è sola e psicologicamente provata e quindi è giusto andare, mah, molto discutibile.

Alle 21:00 arrivo a casa di Serena, suono il campanello e mi apre senza neanche domandare chi è. Entro in casa e la trovo tutta tirata chiaramente fresca di doccia con un abbigliamento non proprio da casalinga, mi viene incontro e mi bacia con impeto: “Ma come non avevo frainteso?” Mi manda sonoramente a quel paese, come nel suo stile, se così si può dire. Mi spinge in camera, mi spoglia e si spoglia con frenesia, devo dire non proprio un bello spettacolo, le sue forme sono molto rilassate ma la situazione comunque mi eccita, mi trova duro, mi spinge sul letto e me lo prende subito in bocca, dopo un po’ mi guarda: “Mi ricordavo che avevi un arnese interessante!” Non si smentisce, mi sale sopra, si penetra quasi famelica e con chiara soddisfazione, inizia a muoversi freneticamente, geme sonoramente e gode in pochi secondi urlando una serie infinita di “sì”: “Cazzo! Finalmente! Sono sei anni che non scopo!!” Di nuovo molto “elegante”. Continua il suo movimento, la faccio mettere in ginocchio: non una buona idea, il panorama non è dei migliori, provo a sculacciarla e mi dice di non farlo, provo a metterle il pollice nel culo, si divincola, non vuole. A 18 anni una è troia solo perché te la dà con facilità ma evidentemente non si è evoluta e a quanto pare preferisce cose classiche, continuo a spingere e gode di nuovo gemendo rumorosamente. Non sono venuto: “Hai ancora lo stesso problema?” Mi dice sorridendo: “Direi che si è aggravato, adesso faccio ancora più fatica a venire!” Mi stendo, mi accarezzo e me lo riprende in bocca, sto per venire, lei si ritrae, prende dei fazzoletti e mi pulisce dallo sperma che mi si è riversato sopra di me. “Ti ringrazio! Mi ci voleva proprio!” Ancora una volta usa parole inappropriate: “Spero ci si possa rivedere!” Rispondo con un sì di cortesia ma poi preciso che mi sto trasferendo per lavoro e che quindi non so quanto tempo potrei avere. La vedo delusa, sono deluso anche io, non mi è piaciuto, ma soprattutto mi ha infastidito il suo modo di fare.

Ci rivestiamo senza parlare, torniamo in cucina, l’atmosfera non è piacevole: “Se ben ricordo non bevi caffè, ti ho comperato della Coca cola!” Almeno in questo è stata opportuna. Non so cosa dire, trovo una scusa e me ne vado, è stupida ma ha capito: “Temo che non ci rivedremo” mi dice con espressione triste. Non rispondo, la bacio velocemente ed esco. Mi ha richiamato più volte, ma con la scusa del trasferimento ho sempre declinato l’invito, poi ha smesso: non l’ho più rivista.

 

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