Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

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Ricerche Frequenti:

La nuova segretaria troia




Molte esperienze possono sembrare surreali o da film, ma posso assicurare che a volte alcune accadono sul serio, proprio come è successo a me.

Sono un uomo single di 40 anni, nella mia vita mi sono dedicato totalmente al lavoro, sono il proprietario di un’azienda che si occupa di grafica pubblicitaria, per arrivare dove sono, ho dovuto faticare tanto ma alla fine ho avuto le mie soddisfazioni.

Ho una segretaria che mi gestisce tutto, si chiama Amanda, una donna di 36 anni, sposata con due bambini, è una persona squisita e non ho mai avuto problemi con lei.

Purtroppo, si è dovuta assentare due mesi per questioni di salute ed io sono stato costretto a cercare qualcuna che la sostituisse.

Ho fatto vari colloqui con diverse donne, alla fine ho assunto una ragazza i 28 anni che aveva bisogno di fare esperienza in qualche azienda.

Si chiama Francesca, inizialmente ha avuto qualche problema ma una volta che ha capito il meccanismo e come Amanda mi organizzava le cose, è andata benissimo.

Lei è una ragazza molto carina, da quando ha iniziato a lavorare, ha sempre indossato gonne molto corte e top scollati, alcune donne che lavorano nell’azienda la trovano sconcia, mentre, egoisticamente, la trovo adeguata.

Insomma, è davvero una gran figa, giovane e bella e probabilmente le altre ne parlano male solo perché non possono permettersi di andare in giro in quel modo.

Comunque, questa ragazza oltre ad essere molto bella, è anche molto dolce e disponibile, ha un sorriso per tutti e non l’ho vista perdere il controllo nemmeno una volta, forse è perché vuole fare bella figura o magari è davvero dotata di tanta pazienza.

Io stesso mi rendo conto che a volte sono difficile, se sono nervoso capita che rispondo male o che ma la prendo con i miei dipendenti, poi mi calmo e cerco di farmi perdonare.

Giusto cinque giorni fa è successo proprio questo, una mattina avevo discusso animatamente con un cliente che mi faceva storie su un lavoro, ero nervosissimo, così entrato in ufficio ho chiamato Francesca per chiederle il numero di un cliente, lei non ha saputo darmelo sul momento ed io ho sbraitato, dandole dell’incompetente.

Lei è uscita mortificata e dopo qualche minuto è tornata con il numero, me l’ha messo sulla scrivania ed è uscita, era evidente che c’era rimasta male ma faceva il possibile per non farlo vedere.

Trascorsa un’ora mi ero calmato, pensai che l’aveva trattata davvero malissimo senza che lo meritasse, la mandai a chiamare con una scusa, lei entrò e mi chiese in cosa potesse essermi utile.

Mi alzai e andai alla macchinetta del caffè, ne feci due e gliene porsi uno, lei mi guardò negli occhi, mi sorrise e poi lo bevve.

Mi scusai, dicendole che a volte capitava che per nervosismo trattassi male qualcuno, lei posò la tazzina sulla scrivania, mi guardò maliziosamente e mi disse che non mi avrebbe perdonato.

Io rimasi incredulo, pensavo stesse scherzando ma lei continuò dicendo che avrei potuto fare molto di più per farmi perdonare; a quel punto, stavo per arrabbiarmi di nuovo, quando sentii la sua mano posarsi tra le mie gambe.

La troietta voleva scopare e la cosa non mi dispiaceva affatto, la lascia fare, lei mi abbassò la zip dei pantaloni e tirò fuori il cazzo, mi prese per mano e mi fece sedere sulla mia sedia.

Si chinò, inginocchiandosi a terra, con la mano destra afferrò il cazzo mentre con l’altra si tirò fuori le tette dal top, la puttanella non indossava il reggiseno.

Sentii il calore della sua bocca avvolgere il mio cazzo, l’afferrai per i capelli e l’accompagnai nei movimenti, mentre sentivo che succhiava e leccava la cappella, a volte si fermava per guardarmi, me lo segava e poi ritornava a prenderlo in bocca.

Le sue tette erano eccitanti,  le dissi di metterci il mio cazzo in mezzo, lei obbedì, le strinse con le mani e lo imprigionò , mentre continuava a succhiare la cappella.

Ero davvero molto eccitato, avevo voglia di leccarle la figa, così la feci alzare e sedere davanti a me sulla scrivania, le allargai le gambe, le sfilai le mutandine da sotto la minigonna e iniziai a giocare con il suo clitoride.

La mia lingua scivolava sulla sua figa con estrema facilità, era bagnatissima, il suo sapore mi riempieva la bocca, mentre io la riempivo con le mie dita.

Quando la sentii venire, decisi di farla godere ancora di più, mi alzai, le tenne ben aperte le gambe e la penetrai nella figa lentamente, affondando tutto il cazzo dentro.

Lei si aggrappò ai bordi della scrivania, ad ogni mio colpo gemeva, mi diceva che ero bravissimo a farla godere, mi chiese di spingere più forte, era una gran troia e mi piaceva.

Cambiammo posizione, mi sedetti nuovamente sulla sedia con lei a cavalcioni sopra di me, si infilò il cazzo dentro e mi montò, sbattendomi le sue tette in faccia.

Leccai e succhiai i suoi capezzoli, le strappai un urlò di piacere, la sentii venire sul mio cazzo più di una volta, poi scese improvvisamente, si rimise tra le mie gambe, lo prese in bocca e lo spompinò velocemente.

Stava aspettando la sua sborra, che non tardò ad arrivare, dopo l’ennesima ciucciata esplosi con una buona quantità di sperma caldo che le riempì la bocca.

Si alzò, mi guardò e poi ingoiò il mio nettare. Si rivestì, mi sistemai anche io, poi tornò davanti alla scrivania, si fece un altro caffè, mi disse che adesso eravamo pari.

Sorrisi e la lasciai tornare alle sue mansioni, ero e sono del tutto incredulo di quanto è accaduto, la cosa non si è più ripetuta, ma penso che potrebbe accadere di nuovo, perché negli ultimi giorni non fa che provocarmi.

Sto pensando se tenere anche lei quando sarà tornata Amanda, due segretarie possono farmi comodo, soprattutto se una delle due è una troietta pronta a soddisfare qualsiasi altro tipo di richiesta.

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