Una lunga estate by ibapatbi [Vietato ai minori]




Il mio nome è Roberto e sono uno studente di medicina.
Io provengo da una famiglia di ceto medio e ogni volta che ho potuto, compatibilmente con gli impegni universitari, ho cercato di fare qualche lavoretto in modo tale da potermi togliere qualche sfizio senza dover gravare sulle spalle dei miei genitori.

Nella mia università c’è la possibilità una volta all’anno di poter lavorare 150 ore in una delle strutture universitarie (biblioteca, mensa, uffici ecc..) a circa 7€ all’ora. Per cui l’anno scorso, come ogni anno, feci la domanda per poter lavorare ed avendo una buona media riuscii a posizionarmi nella parte alta della graduatoria e venni chiamato per poter svolgere le mie ore nel periodo estivo.
Io sperai sino all’ultimo di essere mandato in una biblioteca, in quanto sostanzialmente non si fa un cazzo e si riesce a studiare tranquillamente.
Essendo un tipo molto fortunato venni mandato da tutt’altra parte, ovvero all’ufficio deputato alle borse di studio e alle relazioni con gli studenti. Per carità non è un brutto posto, solo che non si riesce a studiare, ma cosa ancora peggiore, lo sportello apre 2 ore al giorno, per cui mi facevano lavorare circa 2 ore e mezza al giorno.

Avendo iniziato a metà giugno io speravo di riuscire a finire queste 150 ore in 5-6 settimane, in modo tale da avere agosto per le vacanze. Ma essendo stato mandato in questo posto di merda, i miei piani erano sfumati. Ma non mi arresi e iniziai a pensare a come fare per riuscire a fare più ore e avere un po di vacanza.

In questi uffici oltre a me c’erano 5 donne e un uomo che, mi venne spiegato, sarebbero andati in vacanza quasi tutti assieme, lasciando a lavorare noi delle 150ore.
Delle 5 donne, due erano delle dirigenti e volevano essere chiamate dottoresse.
Una si chiamava Maria, una donna sui 40 anni, alta non più di un metro e sessanta. Era di costituzione abbastanza magra, scura di carnagione, capelli neri corti e un’aria da rompi coglioni sempre presente.
L’altra era Luisa, anche lei sulla quarantina, ma era più brutta e più grassa, però sembrava essere molto più gentile e cordiale.

Oltre al personale vero a proprio pochi giorni dopo di me venne un’altra 150orista, Elena. Due anni più piccola di me, era davvero brutta. Bassa, senza tette ma con il culone, denti storti, occhiali e faccia da scema.
Insomma era difficile che mi potesse capitare di peggio.

Ma cosa centra tutto questo con la storia che vi voglio raccontare?
Bè, questa è la storia di come sono stato umiliato, sfruttato, stuprato la scorsa estate.

Iniziamo dal principio.
Dopo qualche giorno che frequentavo il nuovo posto di lavoro, iniziai a capire quello che potevo e quello che non potevo fare per far risultare che facevo più ore.

Praticamente io una volta che arrivavo dovevo segnare in un foglio l’ora di ingresso e l’ora di uscita arrotondando alle mezzore. Per cui se arrivavo alle 10:20 dovevo scrivere 10:30, se arrivavo alle 10:14 dovevo scrivere 10:00.
Per cui dopo i primi giorni in cui vidi che nessuno mi controllava decisi di forzare un po’ la mano in modo da riuscire a finire prima e andarmene dal quel posto. Per cui iniziai a rosicchiare minuti sia in entrata sia in uscita. Del tutto ignaro che la principale (la dottoressa Maria) aveva nascosto delle telecamere collegate in ufficio in modo tale da poter vedere cosa facevano i suoi sottoposti durante le ore di lavoro, anche quando lei non sarebbe stata presente.

Il mese di giugno passò tranquillo e io avevo fatto quasi un quarto delle ore. Di quel passo sarei riuscito a finire per i primi di agosto così da godermi un mese di pieno relax.

Il 3 luglio, come tutti gli altri giorni arrivai alle 10:25, segnai come orario di ingresso le 10:00 e iniziai a sbrigare le pratiche che mi appartenevano. La mattinata passò molto lentamente, come tutte le altre del resto, e alle 13:00, chiusi la porta d’ingresso per il pubblico e iniziai a sistemare le cose per potermene andare via. Ad un certo punto venne Lucia, una delle impiegate, per dirmi che la dottoressa mi voleva parlare di una cosa.
Andai nel suo ufficio pensando che mi voleva dare qualche istruzione per la settimana a venire ed entrai tutto tranquillo.
-Buon giorno dottoressa- esclamai sorridente.
-Siediti Roberto- disse seccamente. Mi sedetti di fronte a lei.
Silenzio.
Dopo circa 30 secondi, passati con lei che mi fissava senza proferire una parola esclamò:
-Ti sembro stupida?-
-Come scusi?- risposi perplesso.
-Ti ho chiesto, se per caso, ti sembro una stupida-.
-Certo che no dottoressa, perché lo dovrei pensarlo?-. Al termine della mia frase, un sorriso comparve sulle sue labbra. Girò lo schermo del monitor dove c’era in riproduzione il video di me che entravo con l’orario corretto.
-Se non sembro stupida, perché hai cercato di fottermi come se fossi la scema di turno?-
Non riuscii ad emettere un suono, cercavo di trovare una scusa qualsiasi per giustificarmi, ma il quel momento nella mia testa c’era il buio più totale.

-Roberto, ci sono due possibilità: 1) faccio un esposto al rettore dove comunico questo tuo comportamento e ti prendi un’ammonizione ufficiale sul tuo libretto e non potrai più partecipare a nessun concorso dell’università e perderai i soldi che ti spettano da queste 150 ore.
2) io non faccio nulla, tu continui a fare il tuoi giochini con l’orario, però mi obbedirai totalmente in questo mese che ti resta. Che ne dici?-

-Dottoressa, lei lo sa bene che non mi posso permettere un’ammonizione e di perdere tutti i soldi- dissi con la voce strozzata – devo per forza scegliere la seconda opzione. Ma cosa intende che le dovrò obbedire?-
Ridendo lei esclamò: -Se te lo dico che gusto c’è? Ti basti sapere che non esigerò nessun rifiuto. È chiaro?-
-Si dottoressa, come vuole lei-
-Bene, ora vattene. Ci vediamo lunedì.-
-Arrivederci dottoressa-.
Uscii dalla stanza e andai via dal lavoro, chiedendomi cosa sarebbe potuto succedere la settimana successiva.

 

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Io e il mio collega (a volte ritornano)




Scritto da joey2,
il 2015-11-01,
genere gay

Tempo fa avevo raccontato la mia storia con Ale, il mio “collega di lavoro”, da come tutto era partito 20 anni fa, per uno strip da regalare alla sua fidanzata, i nostri matrimoni, i nostri “ultima volta insieme e poi basta”, il weekend bloccati in montagna per la neve… ma questa volta, un anno fa, abbiamo deciso di dire definitivamente basta… fino all’altra sera. Da un pò di tempo lui si lamentava del fatto di non ricevere più attenzioni dalla moglie: un pó il lavoro, un pò la casa, la stanchezza… e ogni scusa era buona per litigare. Pure l’altra sera da noi a cena! È così l’altro venerdì siamo usciti io e lui per una pizza. Mentre mangiamo, mi dice che son quasi 6 mesi che non fanno sesso, si sente impazzire. Non si masturba neanche più da quando lei l’ha scoperto in bagno e si è arrabbiata: “le ho promesso che non mi sarei più toccato. Però resta il fatto che ogni volta che ci provo lei mi liquida con un FAI DA SOLO e mi sento veramente un cretino. Vorrei farlo ma non voglio dargliela vinta!”. Cerco di fargli capire che anche io e mia moglie non ci diamo da fare spesso ma lui mi dice che lo facevano di più prima, addirittura capitava a volte dopo che eravamo stati insieme io e lui. Ma la nostra storia stava diventando troppo esagerata: eravamo arrivati al punto di scopare quasi ogni giorno, se non ci vedevamo nel weekend il lunedì era appuntamento fisso in bagno al lavoro; addirittura avevamo passato le vacanze al mare con le famiglie e un giorno in acqua mi ha fatto una sega perché quel pomeriggio non avevamo potuto approfittare della pennichella per stare senza mogli e figli. E ora, eravamo lì, con lui che si sfogava, con i rimpianti e, all’ennesima birra, mi dice “non sai quanto rivorrei le tue mani addosso anche solo per 2 minuti”. Il desiderio si sta facendo forte anche in me… “Andiamo” gli dico, “paghiamo e usciamo”. Saliamo in macchina e senza dire niente durante il viaggio, arriviamo in una stradina di campagna che conosciamo molto bene! Spengo il motore. Lo guardo, lui tira indietro il sedile e abbassa lo schienale. Mi sporgo verso di lui, lo bacio mentre la mia mano gli sbottona i jeans per poi entrare nei suoi boxer. È duro, eccitato. Gli faccio una sega: mi viene in mano. Mi prende la mano sborrata e me la lecca. Il suo cazzo continua a gocciolare e con la lingua lo pulisco. “Fai fare un pó anche a me” ed è lui a scendere sul mio pacco. Me lo prende direttamente in bocca: quanto mi mancavano i suoi pompini! Vengo in un modo che mi sembra di svenire. “Ho voglia di scopare”, mi dice. Io non sono così convinto. “Guarda che ci ricadiamo di nuovo. Lasciamo stare”, ma lui è ancora chinato sulle mie gambe e con la lingua continua a leccarmi il cazzo.Cedo. Ci rivestiamo. Motore acceso, direzione box/magazzino sotto casa sua ma con tappa al distributore della farmacia. Arriviamo, il tempo di entrare e togliere la copertura dal vecchio divano. Ci baciamo, ci sbottoniamo e sfiliamo i jeans. “Mi eccita vederti con le calze in filo di Scozia. Non toglierle”: rimango allibito da questa sua frase. Si inginocchia, mi sfila i boxer e mi lecca dall’inguine andando giù per le mie calze. Stranissimo ma lo trovo eccitante pure io. Smette, si rialza e si spoglia. Mi spoglio di tutto anche io (calze comprese). Si mette a carponi sul divano. “Hai smesso di depilarti tra le chiappe, io no”, gli dico mentre gli dilato le chiappe per infilargli la lingua. Lecco, sputo e ho voglia di fargli di tutto lì dentro. Mi metto il preservativo e… via, si inizia. Siamo presissimi, vengo dentro di lui mentre lui geme e mi tiene con le mani il mio culo per impedirmi di uscire. Ed entro ancora di più. Mi fermo, esausto,su di lui. Esco. Mi metto direttamente a pecora. Mi divarica le chiappe e mi tocca con le dita inumidite di saliva il buco depilato. Infila, gira e sfila le dita. Poi mi appoggia il cazzo duro nella fessura come per farsi spazio. Lo sto per fermare quando si toglie e prende un preservativo, se lo mette e senza esitare me lo infila quasi tutto d’un colpo. “Rilassati, mica è la prima volta che ti sfondo”, ed entra mentre mi fa un pó male. Ma il dolore si trasforma quasi subito in piacere… Viene e mi stringe a sé. Mi bacia e mi coccola un pó… Si sfila e si siede sul divano. Mi corico sulle sue gambe e ridiamo perché io ho ancora il mio preservativo addosso. Me lo sfila, sfila anche il suo e fa una cosa che non aveva mai fatto: svuota un preservativo nell’altro. Ne fa un mix che ci beviamo un pó a testa… stiamo sul divano ancora un pò. “Ti ho fatto male? Vuoi che ti faccio 2 coccole anche lì?” e mi fa mettere a pancia in giù mentre con leccate e baci, mi coccola il buco. Smette, si sta facendo tardi. Non avendo modo di lavarci,(e paura che le nostre mogli si accorgano di qualcosa magari per le mutande sporche di sperma…) usiamo delle salviette umidificate e ci rivestiamo. Usciamo dal box/magazzino. Lui va a casa e io riprendo la macchina e torno a casa, dove trovo mia moglie sveglia ad aspettarmi per sapere com’è andata la serata. Il tempo di una lavata veloce e le racconto dei loro problemi. Passa il weekend e Ale mi dice che il giorno prima, complice il fatto dei bambini al circo con i nonni, ci han dato di brutto! “Vedi che mi porta bene scopare con te? Quando faccio tanta astinenza e quando poi…”. Sorridiamo per questa cosa e mi invita ad andare in bagno con lui. Entriamo in un bagno e dice: “se ti faccio vedere una cosa, tu fai vedere una cosa a me?”. Non mi fa neanche rispondere che si gira, si abbassa pantaloni e mutande e mi fa vedere l’ano…depilato! “Tutto per te! Ora voglio vedere che calze hai!”. Mi alzo i pantaloni: “ho scoperto che mi piacciono ste calze in filo di Scozia… tutto per te…” … non facciamo niente, ma sappiamo che in qualunque momento, ci saremo l’uno per l’altro. E decidiamo che è meglio non allontarsi del tutto: non vorrei mai che la moglie ricominciasse con l’astinenza…..e che magari influenzi anche la mia!!!

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Mia Madre, passione ebano by Abe Cuckold [Vietato ai minori]




Mia Madre, passione ebano di Abe Cuckold New!

Note:

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Era passato qualche giorno dalla nostra avventura in discoteca e mia madre sembrava essere ormai persa, mio padre nel frattempo era tornato e ripartito nel giro di un paio di giorni, nulla di importante, mia madre è stata costretta a non poter scopare per casa, ma sono sicuro che abbia trovato qualcosa per intrattenersi in una delle “serate tra amiche” che ha organizzato.
Non mi ci portò mai ad una di queste misteriose serate, ma con la partenza di mio padre si presentò subito un occasione che colse.
Come al solito entrò sbottando in camera, mi guardò con sguardo severò e mi ordinò con voce altrettanto severa:”Preparati che usciamo, se fai il bravo forse ti tolgo la gabbia”.
Io farfugliai un flebile:”V-va bene mamma”.
Era quasi un mese che non mi masturbavo quindi ero pronto a qualsiasi cosa avrebbe fatto pur di potermi finalmente sfogare.
Come al solito quando uscì di camera trovai mia madre vestita in maniera incredibilmente provocante, un abito lungo, ma con spacco da entrambi i lati che lasciavano vedere le sue lunghissime gambe, la parte sopra scollatissima e i capelli raccolti a treccia.
Come se la sua figura alta e atletica non fosse già abbastanza appariscente si aggiungevano dei tacchi vertiginosi ed un trucco molto pesante che risaltava ancora di più le sue incredibili labbra e i suoi occhi azzurri.
Con sguardo schifato mi fece un cenno e disse:”andiamo che non voglio fare tardi per colpa tua” e partimmo in macchina.
Mi spiego quindi la situazione mentre viaggiavamo:”Oggi avvengono le premiazioni per la squadra vincintrice di un locale torneo di basket e ho notato una cosa interessante nella squadra vincitrice, quindi come potrai aspettarti mi congratulerò personalmente con loro, tu sai come, vero?”.
Io annuì ma non capì di cosa stesse parlando mia madre, finchè non arrivammo al luogo della premiazione e 3 squadre erano sul podio alla consegna delle medaglia, i vincitori, la “NoRacism” erano facilmente riconoscibili, era l’unica squadra composta interamente da neri, fu subito chiaro che mia madre conoscesse già qualche ragazzo visto
che uno di loro si avvicino infatti a mia madre e le chiese:”Per dopo tutto confermato, il posto che abbiamo detto?” Mia madre annuì e confermò con voce eccitata:”Però porta tutti i tuoi amici, non fare l’avido che voglio premiare tutti” di tutta risposta l’africano, che devo dire era veramente una montagna, tranquillamente sopra il metro e novantacinque, fece un cenno col capo e rispose:”Stia tranquilla signora, vengono tutti, direi che possiamo già partire”.
Consegnati i premi io e mamma entrammo in macchina e i 12 africani si divisero in 3 macchine e ci seguirono finchè non arrivammo al posto prestabilito.
Il posto era un vecchio magazzino, entrammo con la banda al seguito e mamma prese la parola:”Bene ragazzi, sappiamo già perchè siamo qua complimenti per la vittoria, ma prima bisogna fare delle presentazioni, questo coglione, beh, è mio figlio, lui sarà qui per guardare, spero non vi dia fastidio”.
Assorbito lo shock iniziale dell’allegra compagnia mia madre decise di rompere immediatamente il ghiaccio togliendo velocemente il vestito e spogliandosi interamente di fronte alla banda di neri.
Il suo corpo era uno speccatolo e da nuda distese un telo trasparente per terra in maniera da non sporcarsi, l’azione era ben illuminata dai fanali delle macchine che erano entrate nel magazzino.
Mia madre nuda esclamò allargando le braccia:”Non siate timidi ragazzi, che tutto questo ve lo siete meritato”.
Ben presto alcuni di loro cominciarono a spogliarsi e misero in bella mostra i loro fisici statuari che avrebbero fatto invidia a chiunque, ma quello che fu di certo la cosa più impressionante furono i peni, veramente delle bestie esagerate che penzolavano fino a metà della gamba dei ragazzi, il più piccolo sarà stato sui 20 centimetri, mentre il più grosso aveva le dimensioni di un piede spesso come il polso di un uomo, mia madre come suo solito si buttò in ginocchio e mentre si masturbava furiosamente prendeva in bocca con le sue leggendaria labbra i tronchi d’ebano che i giocatori le sbattevano addosso, facendo a gara per chi avrebbe avuto il suo turno a farsi succhiare, uno di loro allungò le dite lunghe verso la vagina di mamma e la toccò, per poi esclamare stupida:”Ragazzi sentite quanto è bagnata la troia!”
Tutti cominciarono a toccare mamma con le loro mani nere e mia madre cominciò ad orgasmare rumorosamente a causa della situazione, non resistendo più semplicemente si sdraiò a pancia in su e pregò i ragazzi di fare a turni per scoparsela, qui la cosa prese una piega inaspettata, invece di scoparla ordinatamente come mia madre voleva, uno del gruppo la sollevò di forza si sdraiò e la posizionò sopra di se e cominciò a penetrarla nella vagina, di getto un altro le entrò nella vagina insieme al compagno di squadra scopandola da dietro causandole un dolore lancinante a causa dell’inserzione del secondo cazzo, come se ciò non bastasse un terzo nero,posizionandosi direttamente sopra mamma la penetrò in culo, aprendola letteralmente in due, facendola urlare e piangere mentre il trucco le colava dagli occhi.
Gli altri non restavano in disparte e a turno si inginocchiavano di fronte a mamma per scoparle violentemente la bocca, facendole colare dalla bocca sperma e saliva aumentando le lacrime e la scolatura del trucco.
Mia madre, nonostane la piega che avevano preso gli eventi non sembrava infastidita e nel giro di poco tempo le urla di dolore si trasformarono in mugolii e poi in orgasmi.
Dopo un po’ i ragazzi abbandonarono la figa di mamma per fare esperimenti col suo culo, il ragazzo col pene più grosso si avvicinòminacciosamente a mamma mentre altri 4 della squadra la tenevano ferma per mani e gambe.
Una volta arrivato prese il suo pene colossale, ci sputò sopra e le disse con tono minaccioso:”Preparati troia”.
Mia madre cominciò e urlare:”Tu no cazzo! Tu no! Mi uccidi tu!”
Ma senza ascoltare le prediche di mamma lui le infilò il suo attrezzo nel culo e le urla furono atroci, dopo alcune pompate si distingueva del sangue sul pene del ragazzo e mia madre, tenuta ferma da alcuni di loro provava a liberarsi inutilmente, ma come prima, dopo i primi momenti di dolore atroce cominciò a trarne piacere, al punto che ebbe un altro orgasmo, questa volta anale.
Dopo alcuni minuti in cui il gruppo era ormai in disparte mentre mia madre veniva devastata dal colosso d’ebano lei esclamò con le lacrime agli occhi:”Un altro, datemene un altro nel culo!” al che uno degli africani con il cazzo in mano si avvicinò e lo inserì dell’orifizio devastato di mamma, all’inizio ebbe delle difficoltà, ma ormai quel culo era capace di qualsiasi cosa.
La troia invece di urla di dolore cominciò a tremare ed ebbe il suo secondo orgasmo anale, dopo alcuni minuti di scopata i ragazzi estrassero i loro peni e tutto il gruppo al completo fece a turno a venire dentro e sopra mia madre riempendo ogni suo buco di sperma e ricoprendone interamente la sua faccia, mia madre era inguardabile in quello stato, il buco del culo di un diametro di circa 5-6 centimenti, la vagina aperto come dopo un parto e la bocca piena di sperma tanto da impedirle di parlare, senza che nemmeno me lo chiedesse cominciai a ripulire il suo ano con la lingua che poteva entrare facilmente a fondo a causa del suo stato devastato. Dopo aver salutato i ragazzi tornammo a casa e come alla discoteca guidai io a causa delle condizioni della troia.

Note finali:

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