Vorrei te, papà by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




La fluente chioma cerulea, gli occhi profondi e verdi, un viso dai tratti ruvidi. Il suo era uno stile minimal direi, ma anche chic, che quel giorno si esprimeva con un pantalone grigio, una cintura di cuoio ed una camicia semplice coi risvolti alle braccia che mostravano i suoi tatuaggi così fitti e maschi. Mi sembrava condannato ad una eterna bellezza coi suoi meravigliosi cinquantatre anni. Stava in piedi alla calda luce del sole, snello e solare come un moderno Adone. Mi ci avvicinai e gli tolsi le Rayban. Poi mandai indietro la testa smuovendo i miei capelli. Lo fissai negli occhi e provai una sensazione di attrazione irrefrenabile. Eppure era mio padre.

Lo abbracciai, mi sorrise. “Posso offrirti qualcosa?”, mi chiese in quella piazza soleggiata e piena di gente dove si godeva la sua vita da divorziato. “Vorrei te”, gli risposi come una gatta. Riteneva certe mie esternazioni frutto del solo, semplice e puro affetto, ma si sbagliava ed io, decisa a farmi capire bene, gli poggiai la mano sui pantaloni proprio dove era il suo cazzo. Lui si ritrasse, impressionato. “Hai cambiato casa ed ancora non me l’hai portata a vedere”, gli dissi maliziosa riavvicinandomi con la mano alla sua patta. Lui mi scrutò colto da una fiammata di calore elettrizzante. Guardò altrove, pensava di spegnere i bollori allontanando i suoi occhi dalla incitazione depravata dei miei? Fallì. “Casa mia è qui, dietro l’angolo”, mi disse. “Lo so”, ammiccai poi lo presi per mano invitandolo con lo sguardo a portarmici. Lui mi seguì, silenzioso e palesemente logorato dai tentacoli asfissianti di pensieri, desideri e tabù. Attraversammo un porticato, poi percorremmo delle scale.

Quando aprì la porta mi trovai di fronte un ambiente piccolo ed accogliente con un soggiorno con divano letto ancora sfatto, pochi quadri, un tappeto bukara e la cucina, separata da una parete, che si intravedeva attraverso una porta scorrevole semiaperta.

Mi scatenai su di lui coi miei baci, conquistai la sua bocca, le sue mani, il suo corpo e ci spogliammo travolti dalla passione. Impazzivo al suo tocco tra gridi soffocati e gemiti. Fummo nudi sul tappeto.
Gli leccai il petto e i capezzoli e la sua pertica si scatenò prima nella mia gola che debordava di saliva, poi la ritrasse per sbizzarrirsi con l’insenatura dei seni mentre la saliva, come la bava d’una cagna, colava con goccioloni e densi filati. Lo fissavo dritto negli occhi devastati da quella irrazionale voglia di sesso ed intanto mi faceva ciò che desiderava. Mi distese sul letto e mi inforcò. Restò col busto sollevato a fissarmi mentre iniziò subito a sciorinare una raffica di colpi massicci e cadenzati, botte belle pesanti, cariche di esperienza. Strinsi nei pugni le lenzuola e serrai i denti cercando di soffocare l’orgasmo che mi stava regalando. Ma fu tutto inutile, strabuzzai gli occhi ed urlai come un’ossessa. Fui sbaragliata da una mareggiata di piacere che spruzzai fuori violentemente insozzandolo. Lui mi guardò, rise dinnanzi alla sua figlia ventenne e poco esperta, dovevo avere un’aria buffa, sicuramente ero rossa come un peperone, mi sentivo le guance accaldate e la mente in subbuglio. Lui assestò altri colpi, io digrignai i denti e fu ancora una pioggia di desiderio. Mi capovolse e finii a pecorella. Ancora continuò a scoparmi con accaldata maestria. Mi sbatté ferocemente, fui travolta dalla sua irruenza. I miei seni erano sballottati senza tregua. Mugolavo con la bocca aperta ed i denti battevano investiti dalla sua foga. La mia testa ero frullata da uno scuotimento tosto e convulso e venni ancora. Poi mi chiamò sfilandomi il cazzo dalla figa. “Devo.. non ti resisto..”, capi quanto mi stava chiedendo e mi inginocchiai sul tappeto spalancandogli la bocca. Eruttò ferino e presi tutto il suo nettare bollente tra bocca e faccia. Si tastò il cazzo facendola tutta su di me mentre respirava affannato ed ansante. Attesi che finisse e mi sollevai col viso infangato della sua sborra, gli sorrisi: “Contento papà?”. Lui ricambiò il sorriso, mi abbracciò, mi strinse a se, mi spinse e precipitammo di nuovo a letto, mi sentii felice e protetta.

Quanto accaduto finì nei più profondi recessi della nostra coscienza, dove l’irraccontabile e l’indimenticabile dormono assieme, ma non restò a lungo solo un episodio.

 

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Il piacere di sperimentare by darth dominus [Vietato ai minori]




Il piacere di sperimentare di darth dominus New!

Mi piace sperimentare, mi è sempre piaciuto, c’è stato un periodo divertente, intorno ai diciotto anni, dove la voglia era alle stelle, non sono stato precoce nel sesso con le donne, quello vero è arrivato in quel periodo, ma nel frattempo sperimentavo.
Praticavo sport, ciclismo, mattina scuola e pomeriggio bicicletta, con me ad allenarci veniva mio cugino Alex, siamo coetanei e ci frequentavamo anche dopo gli impegni, si usciva assieme in compagnia, le prime morosine. C’era dell’altro che ci accomunava, a volte ci fermavamo a casa sua quando non c’era sua mamma, mia zia, quando eravamo diciottenni non c’erano ancora i personal computer né tantomeno internet, ma giravano le riviste porno, ogni tanto comparivano a scuola e facevano il giro di tutti. Ne avevamo un paio nascosti che ci divertivamo a guardare, abbiamo cominciato a masturbarci in compagnia, a casa sua,Alex era il più timido, più che altro mi seguiva ma un giorno saltò fuori con la sua proposta: “perché non proviamo a toccarcelo a vicenda?”. Al momento l’ho guardato come se avesse detto chissà quale porcata, ma subito dopo gli dissi che si poteva provare. Ricordo che quella volta nessuno dei sue era venuto, ma la sensazione di toccare un cazzo che non fosse mio era bella, liscio e caldo, avevo fatto poco caso alla sua mano su di me, ero concentrato sul suo cazzo. Quel giorno finì così, fuori non ne parlavamo, lo avevamo fatto e basta. Ricapitò di fermarci a casa sua, e lui subito mi chiese se volevamo fare come la volta prima, io non aspettavo altro e così lo tirammo fuori , senza troppi problemi e cominciammo..La cosa andò avanti per un po’ di settimane nelle quali ognuno aveva imparato a far godere l’altro, ma non era abbastanza, gli dissi che volevo provare qualcosa di nuovo, mi propose di leccarmelo e con qualche remora accettai, non capivo se stavo diventando gay o cos’altro. Ci fù un po’ di imbarazzo iniziale, io ero seduto sul suo letto e lui in ginocchio in terra, lo prese in mano e me lo leccò, la sensazione di una lingua era forte, tanto che ogni dubbio svanì e l’erezione prese piena potenza. “Prendilo in bocca”, Alex era intento a giocare con la lingua ed obbedì, era strano ma era il mio primo pompino ricevuto, la sensazione di caldo intorno al mio cazzo mi piaceva ma volevo provare anche io, lo fermai anche per non venire e gli dissi di sdraiarsi sul letto che adesso toccava a me. Il mio primo pompino dato… Lo presi in mano e lo menai un po’. Poco convinto lo toccai in punta con la lingua, una volta, due, una leccata lunga e poi giù per tutta la lunghezza, mi fermavo per chiedergli se gli piaceva e mi rispose di si, di non fermarmi, gli chiesi di non venirmi in bocca e proseguii. Adesso però lo prendevo in bocca, leccavo, Alex mi guidava, più su, più giù, metti la lingua…Ad un certo punto però mi fece fermare e mi chiese di scendere dal letto e di mettermi in ginocchio, si mise in piedi davanti a me e ricominciai a leccarlo e a prenderlo tutto in bocca, lo sentivo fremere e andai avanti un po’ fino a che uscì velocemente e di corsa andò in bagno. Era venuto un attimo dopo ma non voleva sporcare in giro, me lo disse quando tornò, la cosa mi diede una bella sensazione, mi chiese se volevo venire io ma gli risposi che a me andava bene così, ero contento di averlo fatto venire e mi bastava. Andai a casa e mi feci molte domande, le ragazze mi piacevano ma un cazzo in bocca anche! Scoprii che mi piaceva essere un po’ usato, e non vedevo l’ora di rivederci.
I nostri pomeriggi proseguirono tra giornali porno, masturbazioni, pompini a vicenda e ogni volta lo facevo venire anche se mi rifiutavo di farmi venire in bocca né addosso. La svolta uno dei tanti giorni passati assieme, lo stavo leccando e da un po’ pensavo di farmi inculare ma quasi non avevo il coraggio di chiederglielo, mi fermai e gli dissi:”senti Alex, cosa ne dici se ci inculiamo a vicenda?” , ripresi a spompinarlo per non guardarlo in faccia per la vergogna, lui parlò dopo un attimo:”sei sicuro? Perché io non vorrei, o meglio, se vuoi provo a mettertelo ma non voglio prenderlo in culo”. Mi fermai in quel momento, non mi interessava per niente di metterglielo dentro, ma lo volevo dentro di me!
“Cosa facciamo , come possiamo fare” mi chiese, io non sapevo proprio come fare e gli dissi di provare come sul giornaletto porno, mi sarei messo in ginocchio e lui dietro. Provò ad appoggiarmelo ma l’inesperienza non ci aiutò, glielo presi in mano e lo guidai ma a secco era dura…mi faceva male anche se non aveva un cazzo grosso e quindi lo fermai…Tutto finì li per quella volta, senza nemmeno entrare.
Il giorno successivo però ero intenzionato a provare e così, una volta a casa sua gli dissi che volevo riprovare, lui non era convinto ma un bel pompino (nel frattempo ero diventato bravo mi diceva) gli fece cambiare idea. “Come vuoi fare questa volta” mi chiese “senti, prendiamo il sapone liquido e me lo spalmo bene, dovrebbe scivolare meglio, tutto eccitato si fiondò in bagno e me lo portò, mi spalmai bene il buchetto e glielo leccai per bagnarlo, gli chiesi di fare piano e mi misi in ginocchio, a pecorina, lui dietro spingeva come un matto ma non mirava il buco, mi toccò calmarlo e lo guidai, finalmente il buco era centrato! Spinse piano, sentivo male ma ero convinto, piano piano entrò, era una sensazione strana, dolorosa ma bella, Alex continuò a fare avanti e indietro entrando appena, poi spinse…colpo dopo colpo con molta cautela si fece strada, mi chiedeva se faceva male e rispondevo di si, ma di non fermarsi. Continuò ma non so per quanto, ero troppo preso dal dolore sottile e dal godimento mentale che mi procurava questa cosa nuova, ad un certo punto uscì di colpo e sentii qualcosa di caldo sulle mie natiche. “ma sei venuto?”, non rispondeva ma era evidente, era quasi imbarazzato e mi disse di si, aveva la cappella in mano piena di sborra e così com’era andò a pulirsi, poi fu il mio turno. Una volta calmati mi chiese ancora se io non volevo godere, gli risposi che mi andava bene così. Ci salutammo e riprendemmo i giorni successivi la solita routine. Fuori non ne parlavamo mai, ma un pomeriggio in bici mi chiese se mi fermavo a casa sua, ovviamente gli dissi di si e nei suoi pantaloncini si vedeva un evidente erezione, come anche nei miei. Entrammo in casa e andammo subito in camera, ormai era una cosa tacita, ci si divertiva e basta. Ma quel giorno fu diverso, il timido Alex prese in mano la situazione e dopo esserci spogliati mi spinse subito inginocchio e me lo infilò in bocca, era infoiato come non mai e praticamente mi stava scopando così, tenendomi per i capelli, si fermò e mi spinse con il busto sul letto, voleva scoparmi, mi prese un po’ di terrore per il male che avrebbe potuto farmi ma si era organizzato, il sapone liquido e i fazzolettini erano già li…Questa volta me lo spalmò lui per bene infilandomi un dito e lo puntò con il mio aiuto, cercai di rilassarmi il più possibile, entrò piano ma non troppo, provai un po’ di dolore ma non come la prima volta, forse perché me lo aspettavo. La cappella era dentro e cominciò piano a fare avanti e indietro, fino a che con qualche bel colpo ben assestato me lo piantò tutto in culo, sospirai di dolore e per la sorpresa, forse era così che lo volevo, anzi, lo volevo così. Alex continuava a scoparmi come un toro impazzito e non si fermava, provavo dolore e piacere e dentro di me ero sconvolto da tutto questo ma speravo che durasse per molto ancora ma sentii Alex irrigidirsi e sborrami dentro con tutto il cazzo ben piantato, adesso si che godevo anche io….Aspettò un po’, lo sentivo diventare molle, mi chiedeva se mi aveva fatto male, gli dissi di si ma che non faceva niente, quando lo tirò fuori uscì anche la sborra, ci ripulimmo senza parlare e andai a casa mia dove mi feci una sega liberatoria e sborrai come non mai.
I nostri incontri continuarono per un po’ in questo modo, poi le strade si divisero, gli impegni cambiarono, ci si vedeva ancora la sera ma non ne parlammo più, tutti e due trovammo qualche ragazza da scopare, poi delle morose fisse, personalmente con le donne mi piace comandare, anche se con lui mi ero fatto sottomettere e ci troviamo adesso dopo più di venti anni con famiglia, io non ho mai più provato un cazzo anche se qualche volta ci ho pensato, ho anche pensato di risentirlo, ci si vede solo per cose di famiglia ma chissà mai che non si riesca a vederci per conto nostro, del resto mi manca da provare la sensazione di farmi venire in faccia o in bocca!

Note finali:

Mandatemi i vostri pensieri : darth.dominus@libero.it

 

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La mia vita da Bull by Bullnordico [Vietato ai minori]




La mia vita da Bull di Bullnordico New!
E infine sono diventato un bull, non l’avrei mai detto, non ho mai avuto l’atteggiamento da bull, sono (o meglio ero) un ragazzo abbastanza discreto, sul timido andante, calmo e ragionato. Un bull me lo ero sempre immaginato come il classico maschio alpha del gruppo, il tamarro tutto muscoli, abbronzatura e merda nel cervello. Ma mi sbagliavo, gli atteggiamenti che mostriamo in pubblico non sono altro che una maschera che indossiamo, una recita. Nel letto cambia tutto, la vera natura di una persona viene rivelata. E così si scopre che il più macho magari è quello con più complessato e sottomesso mentre il più tranquillo della compagnia è il vero pervertito, maiale e voglioso.

Le origini

Tutto cominciò ai tempi del liceo. Come detto ero un ragazzo tranquillo, non uno sfigato ma nemmeno uno che appariva in maniera particolare. Ero un ragazzo carino (per quanto la tarda adolescenza spesso non è magnanima), ero alto e slanciato anche se decisamente magro. Quello che colpiva di me erano gli occhi, di un blu scuro profondo. Come spesso capita nel primo anno del liceo iniziai a venir preso di mira da un gruppetto di bulli del ultimo anno. Mi sfottevano per la mia statura e la mia magrezza, per fortuna raramente arrivavano alle vie di fatto. Il gruppetto era composto da un numero variabile di ragazzi e due capetti, Piero e Claudio. Piero era evidentemente il boss, di origini sicule, alto quanto me, capelli neri corvini, occhi scuri e fisico già ben sviluppato. Claudio era invece il secondo in comando, decisamente grasso, butterato dall’acne e arrivava a stento al metro e settanta. Piero faceva coppia con una delle più fighe della scuola, Chiara. Lei era un vero splendore, anche lei del sud (non ricordo bene dove), pelle sempre abbronzata, capelli biondo cenere, occhi verdi, seno prorompente e fisico atletico. La classica ragazza che da adulto incontri per strada d’estate con dei mini short jeans e un toppino striminzito e dopo che ti è cascato l’occhio sul culo/seno ti senti in colpa pensando che a stento arriva ai 17 anni. L’antefatto che mi portò alla mia prima esperienza da bull fu un sabato pomeriggio dei primi di giugno, ero con un po’ di amichetti alla piscina comunale a godermi il bel tempo e c’erano molti ragazzi del liceo tra cui anche i bulletti. Me ne stavo a parlare con i miei amici in piedi sul bordo, indossavo dei bermuda colorati. La piscina era gremita, tra i ragazzi che si spruzzavano e urlavano riuscii a vedere anche Chiara, indossava un bikini molto sexy che non lasciava molto all’immaginazione (benedetta insicurezza adolescenziale). Mentre parlavo e guardavo di sottecchi quelle due tettone Piero mi si avvicinò di soppiatto e prima che io me ne accorgessi o i miei amici mi potessero dire qualcosa mi tirò verso il basso i bermuda. La situazione era la seguente, io con i bermuda alle ginocchia con tutta la mercanzia in bella mostra davanti a praticamente tutta la scuola che si stava sbellicando. Ora è giusto fare un veloce excursus sul mio pene. Non è enorme come spesso si legge nei racconti erotici ma è decisamente più lungo e più largo della media. Inoltre ha una caratteristica piuttosto rara, è sempre grosso. Come mi spiegò anni dopo un urologa con cui andavo a letto, esistono due tipi di peni, quelli che sono piccoli e durante l’erezione aumentano notevolmente di volume (95% dei casi) e quelli ben più rari che sono sempre di grandi dimensioni e quando vanno in erezione si ingrossano un poco e cambiano semplicemente di posizione. Io faccio parte del fortunato 5% che ha questo genere di pene. Ripeto, non da Rocco (che tra l’altro penso abbia anche lui un pene di questo genere) ma anche moscio fa la sua porca figura. Io ero ancora giovane, non è che avevo avuto modo di far molti confronti, mi imbarazzava guardare il pene degli altri quando facevamo ginnastica e avevo paura di passare per gay a guardare bene. Per tornare alla storia, ora, ripensandoci, vidi più di una ragazza restare a bocca aperta. Eravamo al liceo, molte ragazze non ne avevano mai visto uno da vicino (internet l’avevano in pochi) se non su qualche illustrazione e quelle più grandi spesso avevano avuto solo esperienze coi cazzi adolescenziali magari non ancora sviluppati del tutto. Io diventai rosso, cercai goffamente di tirarmi su i bermuda ma Piero, ovviamente da vero bullo, mi diede uno spintone e finii in acqua mezzo nudo. Riuscii protetto dall’acqua finalmente a ricoprirmi il pisello e scappai da una piscina che ancora si sbellicava. Mentre scappavo dalla scaletta mi voltai un attimo e incrociai lo sguardo di Chiara. Non rideva, mi guardava fissa, una predatrice che aveva appena scelto la sua preda.
Giorni dopo mi trovavo nella palestra scolastica. Facevo un doposcuola di basket (data la statura) e la storia della piscina aveva già fatto il giro del liceo. Un mio amico, Marino, uno di quelli con cui stavo parlando quando mi ero trovato a fare lo show pubblico, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse “Basket? Passa al baseball amico mio”. Caro ragazzo, anche lui era preso di mira e ci facevamo forza a vicenda. In futuro divisi più di una donna con lui (sempre in maniera molto etero ovviamente) ma ve lo racconterò nei prossimi racconti. Finito l’allenamento mi fermai a parlare con l’allenatore e dopo un accurata discussione sui tiri liberi mi infilai nella doccia dello spogliatoio. C’erano ancora un paio di compagni di squadra che stavano finendo di far la doccia e fecero qualche battuta su quanto fosse diventata famosa la mia mazza e in breve se ne andarono. Dopo 5 minuti, finita la doccia, mi incamminai nudo verso lo spogliatoio ormai deserto, o così credevo. Nell’istante che presi l’asciugamano la porta si spalancò e Piero con la sua Chiara sotto braccio entrarono nello spogliatoio, evidentemente cercando intimità e si bloccarono nel vedermi. Piero prese a insultarmi: “Che cazzo ci fai qui coglione? Levati dal cazzo subito che voglio restare da solo con la mia donna” Io non risposi, ero spaventato e il tono era ancora più feroce del solito (ah, l’ego ferito…). Si avvicinò a me con fare minaccioso. Già pensavo che mi avesse menato quando improvvisamente una voce cristallina fendette l’aria. “Piè, lascialo in pace” Chiara aveva parlato, l’avevo sentita raramente, mi piaceva quell’accento del sud (pugliese credo ma ho sempre avuto cattivo orecchio per gli accenti). Lui si voltò piano mentre lei si avvicinava. Indossava dei pantaloni di lino quasi trasparenti che andavano tanto di moda quegli anni e una canottiera bianca. Era bella più che mai e il mio cazzo ebbe un sussulto. Piero restò in silenzio e fece un passo indietro guardandomi ancora con ferocia. “Posso farti una domanda?” mi chiese Chiara con un sorrisino malizioso “Quanto ce l’hai lungo?” La situazione mi sembrava surreale, cominciai a balbettare, non sapevo cosa rispondere, ero ancora terribilmente spaventato da Piero, se pensava solo che desideravo la sua ragazza mi avrebbe spaccato la testa. Chiara fece un risolino alla mia reazione e senza chiedere il permesso, incurante del fatto che il ragazzo stesse guardando, mi prese il cazzo in mano. L’effetto fu istantaneo, mai una ragazza me l’aveva toccato, si indurì all’istante. Faceva proprio una bella figura, li svettante tra le mani della più figa della scuola. Parlò Piero, non sembrava nemmeno la sua voce “Chiara no ma che…”. “Sta zitto!” rispose secca con tono sprezzante e lui, con aria mortificata, si sedette su una panchina. Lei tornò a guardarmi con quei magnifici occhi verdi e prese lentamente a masturbarmi. “Wow tu si che hai un cazzo… l’altro giorno in piscina pensavo di aver visto male… Io ti piaccio vero?” mi chiese con aria da finta innocente spalancando gli occhioni. Mormorai un si timido ancora confuso dalla situazione e non ancora sicuro che non fosse un qualche scherzo crudele del bulletto per umiliarmi. Ma lui se ne stava li a guardare la sua ragazza che mi masturbava. “Dai toccami le tette, tutti me le vogliono toccare.” E io quasi meccanicamente allungai la mano strizzando quelle morbide tettone seppur avvolte in canottiera e reggiseno. “Ora ti faccio divertire un po’” e si inginocchiò davanti a me e senza troppi complimenti mi prese il cazzo in bocca. Cominciò il primo pompino della mia vita. Era una sensazione indescrivibile, la sua calda e umida bocca mi avvolgeva completamente il cazzo facendo un lento movimento altalenante. Io presi in pochi secondi ad ansimare come non mai. Fu allora che scoprii la mia vera natura da porco, non so cosa mi prese, il classico scenario alla Dr Jekyll and Mr Hyde, cominciai a dirle “Oh dio mi fai impazzire” e prendendola per i capelli cominciai a muovere il bacino infilandole il cazzo in bocca (un timido inizio di face fucking). Lei apprezzò perché si sottrasse dopo breve e continuando a masturbarmi si rivolse al suo ragazzo con un sorriso sprezzante dicendoli “Hai visto? Lui si che è un talento naturale, altro che te e il tuo cazzetto”. Guardai anche io il bulletto e mi stupii di vedere che si era cacciato fuori dalla patta il cazzo e se lo stava menando. Non capivo come fosse possibile, mi stavo facendo spompinare dalla sua ragazza davanti a lui e invece di menarmi si masturbava? Boh, mistero. Aveva un cazzo effettivamente tendente al piccolo, non in maniera patologica ma di sicuro leggermente sotto la media anche se in tiro. Si stava masturbando come un pazzo, quasi mi imbarazzava guardarlo, allora mi riconcentrai sulla bella Chiara. La presi ancora per i capelli e le rificcai il cazzo in bocca. Cominciò a spompinarmi con aria sapiente e io ogni tanto le cacciavo il cazzo in bocca il più possibile (causandole un paio di volte addirittura un conato di vomito. Ero vergine ed era il mio primo pompino, non durai a lungo ma il bulletto cornuto durò ancora meno, sentii un urlo strozzato e vidi la sua bella camicetta alla moda nera sporca di macchie bianche di sperma. La sua bella ragazza senza nemmeno togliersi il cazzo di bocca voltò leggermente la testa e poi mi guardò dal basso ridendo con gli occhi. Il pompino durò ancora un minuto e quando lei sentii il cazzo pulsare se lo tolse dalla bocca e segandomelo sapientemente cominciai a schizzarle in faccia lanciando degli urli strozzati godendo come non mai in vita mia. Uno, due, tre schizzi di sperma caldo le centrarono in pieno il viso. Lo sperma bianco e viscoso erano ben in risalto sulla sua pelle liscia e abbronzata. Lei mi guardò e scoppiò a ridere “Niente male davvero, era la prima volta?” Feci cenno di si con la testa “Tranquillo non sarà l’ultima” mi fece l’occhiolino. Mi tremavano ancora le gambe. Si rialzò e si asciugò lo sperma dalla faccia. “Andiamo cornuto?” disse lei aprendo la porta dello spogliatoio e Piero la seguì docile ma non prima di avermi minacciato “Se lo dici qualcuno, ti ammazzo”. E poi scomparvero.
Questa è il racconto della mia prima esperienza sessuale nonché da bull.
Nel prossimo episodio: Chiara mi invita a casa di Piero che vuole sperimentare qualcosa di nuovo, all’incontro è presente pure Claudio il ciccione

Critiche e suggerimenti ben accetti: bullatipico@hotmail.com

 

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