Pregevole e insperata scappattella by Idraulico1999 [Erotico]




Non potevo lontanamente per nulla al mondo immaginare né prevedere, che quello che era iniziato in maniera impresentabile, indecente e sconveniente, come un sabato maldisposto e ostile, si sarebbe abbellito e colorato in ultimo d’una deliziosa, notevole e insperata gradazione passionale. A dire il vero, infatti, tutto era cominciato in una di quelle giornate caratteristiche in cui ti senti piuttosto bene, solamente perché sai perfettamente che il giorno dopo non lavorerai e che potrai giostrarti in conclusione come meglio ti pare, così verso le ventitré come sovente accade, io saluto amorevolmente il mio ragazzo e me ne vado a letto. Passano però soltanto dieci minuti e Mirko s’avvicina per svegliarmi, perché mi è arrivato un SMS, in quanto lui ritiene saliente che io gli dia un’occhiata indicandomi che dovrei leggerlo: perbacco, mi ero persino dimenticata per l’occasione di spegnere il cellulare ripeto sbadatamente verso me stessa.

Il messaggio in questione proviene da parte di un mio collega, un responsabile che m’invoca d’andare domani di sabato mattina in ufficio per fare delle correzioni indilazionabili e talmente urgenti, che lui m’ha appositamente lasciato sulla scrivania: accidenti pure a lui, borbotto io nel frattempo, non aveva niente di meglio da propormi, imponendomi sennonché di lavorare pure il sabato? Somara pure io, farfuglio ancora visibilmente stizzita verso me stessa, visto che non ho spento il cellulare forse lui m’avrebbe di certo chiamato a casa rimuginando di continuo la questione. Io mi sento alquanto inviperita e nervosa per la circostanza, nonostante le coccole del mio ragazzo non riesco a dormire perché mi sento agitata e inquieta per l’avvenimento.

Il giorno dopo, forse anche per rendere meno gravosa e incresciosa quest’incalzante urgenza lavorativa chiedo se Mirko cavallerescamente ha modo d’accompagnarmi, lui accetta senza lagnarsi. Suppergiù intorno alle dieci siamo di fronte all’ufficio, entriamo, io accendo diverse luci per arrivare alla scrivania del mio ufficio collocata al quarto piano, in mezz’ora sbrigo il lavoro che m’aveva lasciato il mio collega, mentre Mirko gira per i corridoi, curioso di questo posto per lui nuovo e altrettanto sconosciuto. Dopo aver terminato i vari indifferibili aggiustamenti e inviato per tempo tutto l’occorrente all’acquirente, nel tempo in cui sto spegnendo il computer ambedue sentiamo l’eco definito d’una sonora risata spandersi in lontananza nell’aria, eppure quell’ilarità m’annuncia comunicandomi qualcosa, giacché esclusa in brevissimo tempo l’ipotesi dell’avvento dei ladri, scendiamo silenziosi giù di sotto senza peraltro accendere altre luci. Per praticità usciamo dall’ingresso secondario, l’unico di cui ho le chiavi, però in quel preciso istante sagome cupe si spostano sul muro immediatamente dopo che il segnale luminoso di fuori irraggia quel fosco andito, un poco allarmante e inquietante per dire la verità quello che osservo in quell’occasione.

Il terzo piano è attualmente immerso nella totale penombra d’una giornata poco soleggiata e anche le tapparelle sono abbassate, perciò non c’è alcun fetore tipico d’un ambente rimasto chiuso. Altri sfregamenti e diversi frastuoni al presente ci conquistano, giacché sembrano evidenti rimbombi di suppellettili rimosse che sfregano, seguiti da dialoghi affievoliti peraltro da continue sghignazzate e da richiami acuti, presumibilmente gl’individui si sono barricati in una stanza, perché i rintocchi ci pervengono ammorbiditi, indiscutibilmente ovattati. Mirko si ferma dopo l’ultimo gradino, mentre io con le scarpe in mano avanzo sul tavolato auspicandomi e facendo attenzione che non cigoli. Le porte delle stanze sono tutte spalancate, cosiffatto io proseguo fino all’altro ingresso, quello principale, dove c’è il centralino. Lì riesco ad avvertire ancora dei rimbombi, come d’un portone contro il quale è sovrapposto qualche oggetto, malgrado ciò quello che più mi colpisce sono i suoni e le voci. Bruscamente una maniglia si piega e intanto una porta s’apre, io mi nascondo dietro il centralino per sbirciare, con mio inatteso sbigottimento osservo che lì c’è Nicole, la mia diretta referente che esce alla svelta dalla porta dell’ufficio.

Lei è alta e snella, con un fisico ben scolpito da anni di tanta palestra e dalle vistose diete a base di verdure che si sottopone, lui è piuttosto corpulento, ha un viso rotondo messo in luce da capelli folti. Oddio, ma che cosa ci fanno qui in ufficio il sabato mattina questi due? Dal viso scendo lungo il corpo e m’accorgo che lei ha solamente la gonna corta e un paio di calzature vistose, lui è vestito, dopo una breve sosta alla toilette rientrano nella stanza e chiudono di nuovo la porta. Io esco dal mio nascondiglio e faccio segno invitando Mirko di raggiungermi, a dispetto dell’ansia e della preoccupazione d’essere scoperta non resisto e sbircio maliziosamente dal buco della serratura.

Io vedo che lui la spinge contro il muro e s’appoggia con forza al suo reggiseno che copre quelle curva non molto abbondanti. Entrambi si baciano con desiderio, con passione e con violenza, le loro lingue s’insinuano di continuo con forza e con dei gemiti soffocati seguendo il ritmo incessante del loro piacere. Lei lo allontana quel poco che basta, poi sommessamente sostando su ogni centimetro di petto che la camicia aprendosi lascia intravedere e leccandogli i capezzoli man mano che diventano più rigidi, lui la solleva di peso e l’attira in modo risoluto verso di sé. La gonna in quel frangente s’accorcia, tuttavia appena la fa adagiare sulla scrivania, le sue gambe ancorate al suo petto mettono in gran mostra una ragguardevole fica: una larga striscia di foltissimo pelo nero compare al mio sguardo, realmente una bellissima fica villosa e curata d’ammirare in tutto il suo intero splendore. Mirko, che nel frattempo m’aveva raggiunto, giacché con silenziosa alternanza osservava con me quello spettacolo imprevisto e libidinoso non stando più nella pelle, soprattutto dopo l’ultima visione, perché lui è già in lampante delirio, sta uscendo di senno, vorrebbe partecipare al quell’irruente e vibrato accoppiamento, sennonché io lo trattengo dandogli una vigorosa gomitata.

Roberto tuttavia non è da meno, nel frattempo sale sulla scrivania dove Nicole era sdraiata e si vede chiaramente che la faccenda gli piace parecchio, sennonché la rotea sul ripiano di lavoro, in tal modo noi possiamo squadrarla adagiata di fianco. Lui con le mani appoggiate alla scrivania preme con la sua virilità sul corpo di Nicole cagionandole espliciti e inconfutabili versi di puro godimento, poco dopo lei si solleva e si siede: una spallina le cade lasciando intravedere la parte di pelle più lattea, incrocia le gambe fino a quando le sue mani non toccano lo spiccato promontorio dei pantaloni di Roberto. Lui appoggiato alla scrivania dietro di sé freme e contempla quella vista particolare che lei gli offre in modo carnale, libertino e lussurioso, Nicole si muove sicura, ma con dei gesti lenti da creare astutamente e voluttuosamente l’attesa, io e Mirko ci dobbiamo tappare a vicenda la bocca, affinché entrambi non sentano i commenti e i sospiri profondi che rischiano nel frattempo di sfuggirci. A occhio e croce e considerando la distanza e il piccolo pertugio da cui sbirciamo ha un cazzo di tutto rispetto, eppure è questione d’un attimo, perché il cazzo di Roberto scompare dietro la chioma scura di Nicole.

Noi assistiamo osservando solamente che la sua testa si muove rapida assieme a quei lunghi capelli che ondeggiano come sospinti dal vento, Roberto lascia cadere la testa all’indietro ormai incapace d’opporsi e di reagire, mentre la bocca di Nicole continua la sua bramosa e smaniosa opera. Il sipario che attualmente s’apre ci lascia esaminare molto, anzi, considerevolmente più di prima, poiché la lunghezza del suo cazzo è regolare, ma è la circonferenza del glande di Roberto che risalta in special modo, spaventandoci e mettendoci addosso apprensione. Il suo petto è scosso da fremiti di godimento, la mano di lei e le sue belle labbra serrate lavorano unite senza sosta, fino a quando un gemito peculiare di Roberto ci fa comprendere che i tentativi di Nicole non sono stati infruttuosi. Pur attendendo più del dovuto, non vediamo però fuoriuscire nulla dal cazzo di Roberto, in quanto lei ha di certo ingoiato interamente la sborrata, perché la bocca di Nicole resta incollata al membro fino a quando il suo respiro non ricompare nella norma, tenuto conto che non appena s’allontana osserviamo che la sua faccia è pulita e non vi sono segni né residui biancastri sulle sue floride labbra. A quel punto è lui a lanciarsi con foga fra le sue gambe scatenandosi come per volerne respirare tutto il sapore, dato che lei s’agita e muove il bacino come in una danza del ventre, passano soltanto pochi minuti, in quanto quei versi sonori e quei gemiti ravvicinati esplodono in un urlo, alla fine io e Mirko non resistiamo più.

Io in quell’arroventata circostanza lo trascino nella stanza accanto, sono infervorata a dovere, ci rotoliamo un paio di volte e poi sentiamo il bisogno di liberarci in tutta fretta dei vestiti, ci spogliamo a vicenda, intervallati solamente dalle saettate delle nostre bramose lingue che s’inseguono. Non importa se facciamo rumore o se ci sentono: la voglia che ha risvegliato in noi tutta quella visione è diventata incontrollabile, inarrestabile, ravvivando così i nostri istinti all’istante. Ci tocchiamo, ci lecchiamo, ci baciamo, ci strofiniamo, tutto in un energico turbine senz’ordine né regole, in un circolo di piacere continuo, poi in un fiume d’eccitazione io gl’impongo di sdraiarsi sopra di me. Avverto il suo cazzo, il suo albero maestro come lo soprannomino io, solcare nel mio oceano captando onde di brividi percorrendomi più volte e in ultimo scompigliandomi. Al momento non sappiamo più chi siamo né dove siamo, per il fatto che siamo quello che percepiamo in quel movimento rapido e ripetuto, repentinamente dentro di me s’apre un varco, io sto godendo merito dell’aderenza della mia intimità contro il suo cazzo completamente inzuppato dalla mia poderosa e tangibile eccitazione. Io non riesco più a smettere d’ansimare, sto animosamente boccheggiando, perché ogni volta che Mirko s’introduce nella mia fica mi lascio sfuggire un mugolio sommesso: sì, precisamente ecco che sento quel brivido avvicinarsi e farsi sempre più nitido, in quel preciso istante dove faccio assegnamento che lui abbia la capacità d’attendere quantomeno un attimo prima di lasciar definitivamente sbottare il suo travolgente orgasmo, inatteso e possente è invero l’urlo che io lascio erompere all’ultimo brivido che m’assale sconvolgendomi, mentre avverto ancora ondate di piacere fuoriuscire dal mio corpo, finché un gemito s’alza saettando nell’aria tiepida, poiché mi sento pervadere da quel lungo fiume vibrante.

Il suo corpo si stende come se fosse distrutto, radicalmente esanime su di me, io riapro finalmente gli occhi e unicamente in quell’istante m’accorgo con un po’ di d’angoscia mista a un indefinibile terrore, che Nicole e Roberto sono lì in piedi sulla porta aperta che ci guardano incuriositi, io sussurro appena nella direzione di Mirko che dietro di lui ci sono loro. Una sensazione smisurata di pudicizia mi pervade facendomi leggermente imbarazzare, poco dopo Mirko accenna ad alzarsi dal mio corpo, io afferro celermente il pullover tentando d’infagottarmi, nel tempo in cui Mirko ancora voltato di spalle esibisce imperturbabile le sue chiappe indossando le mutande in maniera impassibile, infine si gira e in tal modo ci ritroviamo squadrandoci di fronte a quattrocchi, i loro visi sono quieti e sereni e i loro corpi sono nudi.

Io non riesco a staccare gli occhi da lui e dal suo bel cazzo ancora semi eretto, lei è totalmente pelosa, ha la fica curatissima e ben rifinita, con quella splendida e larga striscia nera di pelo che le adorna la fessura come per proteggerla dal mondo circostante. In quel preciso istante non c’è dialogo fra di noi, perché non c’è proprio bisogno di divulgare né di manifestare né di rivelare nulla: loro non ci preoccupano né ci temono, noi lo siamo altrettanto nei loro confronti, anche perché sanno che in nessun caso avremo né il coraggio né la sfacciataggine né la spregiudicatezza di raccontare esponendo soprattutto ai loro rispettivi coniugi tutto quello che abbiamo lascivamente e spudoratamente assistito, certo e comprovato è, che parecchi dei nostri colleghi farebbero persino fatica a crederci.

Infervorata e carica, senz’attendere avvisaglie ulteriori, lei si sdraia per terra e lui si distende accanto, in tal modo noi li copiamo maldestramente e nel contempo proseguiamo a toccarci palpeggiandoci con cupidigia, Mirko è accortamente invasato per la circostanza inusuale e sorprendente del momento, pertanto si riaccende risvegliando i suoi ancestrali istinti. Io mi siedo su di lui e appoggiando le natiche appena sotto i genitali lo sfioro e intanto mi tocco, sfrutto la sua erezione per sfregarmi, nel contempo io mi manipolo accuratamente approntando ulteriormente la mia eccitazione. Subito dopo che riprendo il controllo di me stessa, scivolo dalle sue gambe fino a sdraiarmi completamente su di lui, visto che mi trovo a pochi centimetri dal suo cazzo. Attualmente sono totalmente governata da una fierezza e da un orgoglio tutto inedito, sento apertamente di dover avvalorare dimostrando schiettamente che so far godere a ragion veduta il mio uomo, così con delicatezza, ma anche con incisiva decisione glielo lecco con dovizia, partendo dal fondo fino alla punta spingendomi sino al frenulo e lì sopra insistendo maggiormente.

Roberto e Nicole osservano anelanti quella scena, lei si sdraia per terra e lui la penetra in modo poderoso, perché dal suo tangibile ansimare ci rendiamo conto che le piacciono i rapporti maneschi e rabbiosi. Lui la percuote sulle chiappe, lei sbuffa incitandolo di proseguire, successivamente s’alza, mentre Roberto sfilandole rapidamente il cazzo dalla fica gliel’infila nuovamente con una brutalità e con una crudeltà insperata, con una decisa insensibilità insistendo in modo furente nel piccolo tunnel del piacere. Io non la invidio per nulla, in quanto un po’ di forza nel maschio mi piace, però Roberto è sbrigativo, secco e per di più crudele, non l’accarezza né la bacia né la sfiora, lui deve soltanto dimostrare esprimendo la sua preminenza e la superiorità tangibile di maschio che dirige.

Mirko geme a più non posso, poiché il suo cazzo è vistosamente stuzzicato dal mio abile e virtuoso lavoro di lingua, però mi fa lucidamente intuire che non vuole ancora sborrare: prima preferisce che mi diverta ancora un po’, a tal punto mi metto su di lui nella posizione della smorza candela rivolta di schiena e lo cavalco fino a quando seppur con fatica lo allago con il mio terzo orgasmo. Adesso spetta a lui, gradualmente riprendo con ardore e con efficacia il mio galoppo verso il suo orgasmo, giacché lo stesso arriva istantaneo accompagnato dalla sua sborrata liberatoria, per il fatto che m’inzuppa ricoprendomi la pelosissima e nera fica. Pure Roberto, in maniera frettolosa, senz’aspettare che Nicole raggiungesse l’acme del piacere, l’aveva imbrattata sulle chiappe e sulla schiena cospargendole addosso tutto il suo liquido seminale.

Adesso siamo debilitati, soddisfatti e stanchi, io e Mirko stavolta senza ricoprire le nostre nudità ci spranghiamo in bagno lasciando i due spasimanti da soli in quella stanza divenuta torrida. Appena ci siamo rinfrescati e ripuliti nel migliore dei modi cerchiamo d’andare via, eppure un immorale e lascivo “ciao alla prossima” dell’altra coppia ci meraviglia e ci sorprende oltremodo, forzandoci a salutarli nonostante l’evidente e l’innegabile imbarazzo.

Chissà, chi potrà dirlo, se realmente si presenterà una futura e accattivante nuova occasione.

{Idraulico anno 1999}

 

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Serata a due




Una calda serata di luglio. La moglie in vacanza e l’uccello che non ne vuole sapere di stare a riposo nei boxer di cotone. Per le strade si vedono un sacco di ragazze mezze nude e la voglia di figa aumenta.
Ci troviamo fuori dal mio ufficio dopo una dura giornata di lavoro. Lei, una piccola ma graziosa donna di 35 anni di nome Bedi. Decidiamo di andare a mangiare una pizza insieme. Durante il viaggio al primo semaforo rosso ti abbraccio e le nostre lingue si incontrano in un bacio proibito. Ti tocco le tette e attraverso la stoffa sento i tuoi capezzoli diventare duri. Ormai guido con una mano perché con l’altra ti ho alzato la minigonna e ti accarezzo le cosce scoperte. Per me, un uomo di 45 anni, è bello vederti le gambe tutte nude e anche a Bedi piace mostrarsi davanti a me. Senza che te lo chiedo apri le cosce in maniera da poterti toccare la fighetta che sento già bagnata oltre le mutandine. Chiudi gli occhi e sento il tuo respiro farsi più pesante. TI chiedo se ti piace e con la testolina mi fai segno di si. Ma anche te vuoi sentire se anch’io sono eccitato e la tua piccola mano si appoggia sulla mia coscia e subito dopo prendi in mano quel bastone di carne che riempie i miei pantaloni. Me lo tocchi un po’ e appena lo senti duro fra le mani, mi abbassi la zip, ma io ti fermo. Mi piacerebbe tanto farmi fare una sega mentre guido e l’idea di essere lì in macchina col cazzo fuori con te che me lo meni è eccitante, ma qualcuno potrebbe vederci e poi siamo arrivati alla pizzeria. Bedi fa per uscire dall’auto ma ti dico di aspettare. Mi chiedi perché ed io ti indico il rigonfiamento dei miei pantaloni. Ridi e appena la mia canna torna tranquilla entriamo in pizzeria. Mangiamo una buona pizza e beviamo una birra. Ordino due limoncelli ghiacciati e usciamo. Andiamo verso casa mia e appena arrivati faccio attenzione che i vicini di casa curiosi non vedano che porto a casa una ragazza. Appena chiudo la porta la voglia di toccarti, scoparti e farti godere è tanta ma preferisco aspettare e passare una serata un po’ particolare. Il caldo di questa serata si fa sentire, ci saranno 35 gradi. E’ quasi obbligatorio mettersi comodi e io mi tolgo camicia e pantaloni e rimango con i boxer. Invito anche te a spogliarti davanti a me e con un po’ di imbarazzo ti levi la camicetta e la minigonna rimanendo in slip e reggiseno. Ti guardo, hai un bel corpicino e il mio cazzo si mette sull’attenti. Praticamente ho un fucile dentro le mutande. Te ne accorgi e mi vieni vicino. A questo punto mi sdraio sul letto a pancia sotto e ti chiedo di farmi un massaggio sulle spalle e sulla schiena. La giornata di lavoro è stata dura e ho bisogno di rilassarmi. Prendo un balsamo profumato e ti chiedo di usare quello. Cominci a massaggiarmi i piedi e le gambe. Ti siede a cavalcioni sul mio culo e cominci a massaggiare anche le spalle. Poi scendi su tutta la schiena. Sei brava e le tue manine premono forte sui miei muscoli. Mi sto veramente rilassando. Poi senza chiedere il permesso, mi abbassi i boxer scoprendo il mio culo, prendi il balsamo profumato e ne versi qualche goccia sulla pelle. Ti metti a ridere e dici che lì non ho preso il sole. E’ meraviglioso sentire quelle mani femminili che ti toccano le chiappe. Finito il massaggio sul culo, mi dici che vuoi fare anche la parte davanti. Prima mi sfili i boxer dai piedi e poi con uno schiaffetto sul culo mi inviti a girarmi. Così, tutto nudo mi giro facendoti vedere il mio cazzo già bello duro che guarda il soffitto. Fa finta di niente e mi massaggi le cosce. Io allungo le mani e ti sgancio il reggiseno. Le tette si muovono mentre affondi le mani sul mio torace. Poi mi passi la crema sui peli, sulle palle e infine sul cazzo. I tuoi capezzoli sono due punte che chiedono di essere leccati. A cavallo del mio cazzo sento il calore della tua topina che preme. Ti alzo una gamba, ti tolgo le mutandine e infilo un dito nella tua fighetta già bagnata. A questo punto, siamo nudi tutti e due e la cosa più facile sarebbe infilarti il mio uccellone nella tua passera umida. Ma per rendere più eccitante la serata ti chiedo di sederti sulla poltroncina di fronte al letto, di aprire le gambe e di toccarti la patatina. Sei timida e ti devo convincere prendendo in mano il cazzo e facendomi una sega. Mi guardi eccitata e la tua mano comincia ad avvicinarsi alla fighetta. Ti chiedo di masturbarti e infili un ditino nella fessura. Poi chiudi gli occhi e ti lasci andare ad un breve orgasmo. Io che non sono ancora venuto ho un cazzo duro come il marmo. Lo prendi in mano, lo guardi eccitata e mi fai un su e giù stupendo. Poi ti fermi, abbassi la testa e me lo prendi in bocca. Lo lecchi come fosse un gelato, dalla cappella fino alle palle e poi cominci a succhiare tenendolo tutto in gola. Ti chiedo di guardarmi negli occhi perché è bellissimo vedere una donna che ti guarda mentre ti fa un pompino. Quando capisci che sto per venire te lo togli dalla bocca, ti stendi sul letto e aprendo le gambe mi inviti a scoparti dicendomi di mettertelo dentro. Ora non posso più aspettare e con un colpo ti infilo con i miei 18 centimetri di cazzo. Appena ti senti riempita da quel bastone cominci a gemere e alzando le gambe sopra le mie spalle ti fai penetrare ancora di più. Io vado avanti e indietro e ti infilo la lingua nell’orecchio sussurrandoti dolci porcate. La tua figa è un lago e dopo qualche secondo sento che stai per godere. Io anche, ma riesco a uscire dal tuo buco e ti faccio capire che vorrei venirti in bocca. Non ci pensi un attimo, ti avvicini al mio pisellone, lo prendi in bocca, cominci a ciucciare, apri gli occhi e mi guardi. Non ce la faccio più e scarico tutta la mia sborra. Mandi giù tutto il mio seme e alla fine con la mano ti togli il cazzo dalla bocca facendo uscire ancora qualche spruzzo che va a finire sul viso. Ti lecchi le labbra e mi sorridi, felice di aver fatto godere il tuo amante. Poi rimaniamo sdraiati sul letto a riposare con la tua testolina che si appoggia sui miei coglioni. Io mi addormento e tu pure.
Al risveglio dopo circa un’ora, andiamo a fare una doccia. Mi chiedi il bagno schiuma e così entro con te nella doccia. Cominciamo a insaponarci e a lavarci. Ti lavo il culo, la schiena, le tette e poi ti insapono la fighetta infilandoci il mio dito. Ti appoggi al muro e ti lascia fare. Un bel ditalino nella doccia ti fa godere. Ti fermi un attimo, ora sei tu a lavarmi, mi fai uno shampoo, mi passi la schiuma sulle gambe e cominci a lavarmi la schiena, il petto e poi i peli intorno al cazzo. Poi ti abbassi sul mio uccello a riposo e cominci a succhiarlo. Sei brava e il tuo pompino me lo fa tornare duro. Vorrei sborrarti in gola ma preferisco aspettare e andare in giro per casa con il mio affare in piedi. Alle donne piace vedere un uomo nudo che gira per casa. E così, dopo la doccia, ti metti un pantaloncino dei miei, io rimango nudo e andiamo a berci una bibita. Parliamo un po’ ed io ti racconto le mie esperienze sessuali. Poi sei tu a raccontarmi le tue. Ma tu sei venuta tre volte, io una sola e non sarebbe male se riuscissi a svuotare i miei coglioni che si sono nuovamente riempiti di panna. Ho un’idea. Al computer allora. Ho una bella collezione di fotografie porno che vorrei vedere insieme a te, te lo chiedo. Sembri un po’ scandalizzata ma forse fai solo finta e dici va bene. Foto di tutti i tipi, scopate, pompini, donne che fanno una sega ad un uomo, sessantanove, schizzi di sborra sulla faccia. E poi una piccola collezione di foto personali. Le posizioni dell’amore più strane e allora ti chiedo di provarne qualcuna. Io sono già nudo, a te basta togliere i pantaloncini, il mio cazzo è già tosto, la tua fessura è fradicia e decidiamo di provare il kamasutra. Difficile però riuscire a scopare in certe posizioni. Proviamo quella della carriola e della passeggiata in due su due gambe. Con il tuo aiuto e prima che il mio cazzo scoppi, mi infilo un preservativo, ti vengo sopra e te lo metto tutto dentro in quella tua figa che sembra un lago tanto è bagnata. Sento che ti piace e cominci a fare dei versetti. Mi dici che ho un bel cazzone grosso e lungo e questo per un maschio è il miglior complimento. Ti alzo le gambe e ti metto i piedi sopra le mie spalle in modo da poterti penetrare più a fondo e infatti ce l’hai tutto dentro fino alle palle. Mi muovo come uno stallone su e giù e appena sento che stai per venire mi lascio andare e ti riempio la figa della mia sborra calda. Per fortuna che ho messo il preservativo perché se no tra nove mesi arrivava una sorpresa. Quando ti alzi per andare a lavarti mi dai un bacino sulla punta del mio pisello ormai molle ed io ti chiedo di ciucciarlo ancora. Ci vuole un bel po’ di lavoro di bocca e di lingua, ma devo dire che sei proprio una bella pompinara e come per miracolo il mio cazzo ritorna duro a riempirti la bocca. Non mi lascio scappare l’occasione, ti metto alla pecorina con il culo per aria e senza lasciarti il tempo di pensare te lo metto nel buchino più piccolo. Cerchi di scappare ma ormai sono dentro il tuo bel culetto e sicuramente la cosa non ti dispiace. Sei piegata con la faccia sul cuscino e la mia mano ti tocca la figa. Quando sento che arriva l’orgasmo lo tiro fuori, ti giro verso di me e con in mano il cazzo ti schizzo in faccia il mio seme. Sei bellissima, la mia sborra ti ha sporcato la guancia, gli occhi e persino i capelli. Non vuoi nemmeno lavarti e lasci che il mio seme si secchi su di te.
E’ stata una bella serata, ci siamo divertiti, siamo stati bene insieme e abbiamo fatto sesso perché ne avevamo voglia. Sei una bella maialina.

 

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