Pregevole e insperata scappattella by Idraulico1999 [Erotico]




Non potevo lontanamente per nulla al mondo immaginare né prevedere, che quello che era iniziato in maniera impresentabile, indecente e sconveniente, come un sabato maldisposto e ostile, si sarebbe abbellito e colorato in ultimo d’una deliziosa, notevole e insperata gradazione passionale. A dire il vero, infatti, tutto era cominciato in una di quelle giornate caratteristiche in cui ti senti piuttosto bene, solamente perché sai perfettamente che il giorno dopo non lavorerai e che potrai giostrarti in conclusione come meglio ti pare, così verso le ventitré come sovente accade, io saluto amorevolmente il mio ragazzo e me ne vado a letto. Passano però soltanto dieci minuti e Mirko s’avvicina per svegliarmi, perché mi è arrivato un SMS, in quanto lui ritiene saliente che io gli dia un’occhiata indicandomi che dovrei leggerlo: perbacco, mi ero persino dimenticata per l’occasione di spegnere il cellulare ripeto sbadatamente verso me stessa.

Il messaggio in questione proviene da parte di un mio collega, un responsabile che m’invoca d’andare domani di sabato mattina in ufficio per fare delle correzioni indilazionabili e talmente urgenti, che lui m’ha appositamente lasciato sulla scrivania: accidenti pure a lui, borbotto io nel frattempo, non aveva niente di meglio da propormi, imponendomi sennonché di lavorare pure il sabato? Somara pure io, farfuglio ancora visibilmente stizzita verso me stessa, visto che non ho spento il cellulare forse lui m’avrebbe di certo chiamato a casa rimuginando di continuo la questione. Io mi sento alquanto inviperita e nervosa per la circostanza, nonostante le coccole del mio ragazzo non riesco a dormire perché mi sento agitata e inquieta per l’avvenimento.

Il giorno dopo, forse anche per rendere meno gravosa e incresciosa quest’incalzante urgenza lavorativa chiedo se Mirko cavallerescamente ha modo d’accompagnarmi, lui accetta senza lagnarsi. Suppergiù intorno alle dieci siamo di fronte all’ufficio, entriamo, io accendo diverse luci per arrivare alla scrivania del mio ufficio collocata al quarto piano, in mezz’ora sbrigo il lavoro che m’aveva lasciato il mio collega, mentre Mirko gira per i corridoi, curioso di questo posto per lui nuovo e altrettanto sconosciuto. Dopo aver terminato i vari indifferibili aggiustamenti e inviato per tempo tutto l’occorrente all’acquirente, nel tempo in cui sto spegnendo il computer ambedue sentiamo l’eco definito d’una sonora risata spandersi in lontananza nell’aria, eppure quell’ilarità m’annuncia comunicandomi qualcosa, giacché esclusa in brevissimo tempo l’ipotesi dell’avvento dei ladri, scendiamo silenziosi giù di sotto senza peraltro accendere altre luci. Per praticità usciamo dall’ingresso secondario, l’unico di cui ho le chiavi, però in quel preciso istante sagome cupe si spostano sul muro immediatamente dopo che il segnale luminoso di fuori irraggia quel fosco andito, un poco allarmante e inquietante per dire la verità quello che osservo in quell’occasione.

Il terzo piano è attualmente immerso nella totale penombra d’una giornata poco soleggiata e anche le tapparelle sono abbassate, perciò non c’è alcun fetore tipico d’un ambente rimasto chiuso. Altri sfregamenti e diversi frastuoni al presente ci conquistano, giacché sembrano evidenti rimbombi di suppellettili rimosse che sfregano, seguiti da dialoghi affievoliti peraltro da continue sghignazzate e da richiami acuti, presumibilmente gl’individui si sono barricati in una stanza, perché i rintocchi ci pervengono ammorbiditi, indiscutibilmente ovattati. Mirko si ferma dopo l’ultimo gradino, mentre io con le scarpe in mano avanzo sul tavolato auspicandomi e facendo attenzione che non cigoli. Le porte delle stanze sono tutte spalancate, cosiffatto io proseguo fino all’altro ingresso, quello principale, dove c’è il centralino. Lì riesco ad avvertire ancora dei rimbombi, come d’un portone contro il quale è sovrapposto qualche oggetto, malgrado ciò quello che più mi colpisce sono i suoni e le voci. Bruscamente una maniglia si piega e intanto una porta s’apre, io mi nascondo dietro il centralino per sbirciare, con mio inatteso sbigottimento osservo che lì c’è Nicole, la mia diretta referente che esce alla svelta dalla porta dell’ufficio.

Lei è alta e snella, con un fisico ben scolpito da anni di tanta palestra e dalle vistose diete a base di verdure che si sottopone, lui è piuttosto corpulento, ha un viso rotondo messo in luce da capelli folti. Oddio, ma che cosa ci fanno qui in ufficio il sabato mattina questi due? Dal viso scendo lungo il corpo e m’accorgo che lei ha solamente la gonna corta e un paio di calzature vistose, lui è vestito, dopo una breve sosta alla toilette rientrano nella stanza e chiudono di nuovo la porta. Io esco dal mio nascondiglio e faccio segno invitando Mirko di raggiungermi, a dispetto dell’ansia e della preoccupazione d’essere scoperta non resisto e sbircio maliziosamente dal buco della serratura.

Io vedo che lui la spinge contro il muro e s’appoggia con forza al suo reggiseno che copre quelle curva non molto abbondanti. Entrambi si baciano con desiderio, con passione e con violenza, le loro lingue s’insinuano di continuo con forza e con dei gemiti soffocati seguendo il ritmo incessante del loro piacere. Lei lo allontana quel poco che basta, poi sommessamente sostando su ogni centimetro di petto che la camicia aprendosi lascia intravedere e leccandogli i capezzoli man mano che diventano più rigidi, lui la solleva di peso e l’attira in modo risoluto verso di sé. La gonna in quel frangente s’accorcia, tuttavia appena la fa adagiare sulla scrivania, le sue gambe ancorate al suo petto mettono in gran mostra una ragguardevole fica: una larga striscia di foltissimo pelo nero compare al mio sguardo, realmente una bellissima fica villosa e curata d’ammirare in tutto il suo intero splendore. Mirko, che nel frattempo m’aveva raggiunto, giacché con silenziosa alternanza osservava con me quello spettacolo imprevisto e libidinoso non stando più nella pelle, soprattutto dopo l’ultima visione, perché lui è già in lampante delirio, sta uscendo di senno, vorrebbe partecipare al quell’irruente e vibrato accoppiamento, sennonché io lo trattengo dandogli una vigorosa gomitata.

Roberto tuttavia non è da meno, nel frattempo sale sulla scrivania dove Nicole era sdraiata e si vede chiaramente che la faccenda gli piace parecchio, sennonché la rotea sul ripiano di lavoro, in tal modo noi possiamo squadrarla adagiata di fianco. Lui con le mani appoggiate alla scrivania preme con la sua virilità sul corpo di Nicole cagionandole espliciti e inconfutabili versi di puro godimento, poco dopo lei si solleva e si siede: una spallina le cade lasciando intravedere la parte di pelle più lattea, incrocia le gambe fino a quando le sue mani non toccano lo spiccato promontorio dei pantaloni di Roberto. Lui appoggiato alla scrivania dietro di sé freme e contempla quella vista particolare che lei gli offre in modo carnale, libertino e lussurioso, Nicole si muove sicura, ma con dei gesti lenti da creare astutamente e voluttuosamente l’attesa, io e Mirko ci dobbiamo tappare a vicenda la bocca, affinché entrambi non sentano i commenti e i sospiri profondi che rischiano nel frattempo di sfuggirci. A occhio e croce e considerando la distanza e il piccolo pertugio da cui sbirciamo ha un cazzo di tutto rispetto, eppure è questione d’un attimo, perché il cazzo di Roberto scompare dietro la chioma scura di Nicole.

Noi assistiamo osservando solamente che la sua testa si muove rapida assieme a quei lunghi capelli che ondeggiano come sospinti dal vento, Roberto lascia cadere la testa all’indietro ormai incapace d’opporsi e di reagire, mentre la bocca di Nicole continua la sua bramosa e smaniosa opera. Il sipario che attualmente s’apre ci lascia esaminare molto, anzi, considerevolmente più di prima, poiché la lunghezza del suo cazzo è regolare, ma è la circonferenza del glande di Roberto che risalta in special modo, spaventandoci e mettendoci addosso apprensione. Il suo petto è scosso da fremiti di godimento, la mano di lei e le sue belle labbra serrate lavorano unite senza sosta, fino a quando un gemito peculiare di Roberto ci fa comprendere che i tentativi di Nicole non sono stati infruttuosi. Pur attendendo più del dovuto, non vediamo però fuoriuscire nulla dal cazzo di Roberto, in quanto lei ha di certo ingoiato interamente la sborrata, perché la bocca di Nicole resta incollata al membro fino a quando il suo respiro non ricompare nella norma, tenuto conto che non appena s’allontana osserviamo che la sua faccia è pulita e non vi sono segni né residui biancastri sulle sue floride labbra. A quel punto è lui a lanciarsi con foga fra le sue gambe scatenandosi come per volerne respirare tutto il sapore, dato che lei s’agita e muove il bacino come in una danza del ventre, passano soltanto pochi minuti, in quanto quei versi sonori e quei gemiti ravvicinati esplodono in un urlo, alla fine io e Mirko non resistiamo più.

Io in quell’arroventata circostanza lo trascino nella stanza accanto, sono infervorata a dovere, ci rotoliamo un paio di volte e poi sentiamo il bisogno di liberarci in tutta fretta dei vestiti, ci spogliamo a vicenda, intervallati solamente dalle saettate delle nostre bramose lingue che s’inseguono. Non importa se facciamo rumore o se ci sentono: la voglia che ha risvegliato in noi tutta quella visione è diventata incontrollabile, inarrestabile, ravvivando così i nostri istinti all’istante. Ci tocchiamo, ci lecchiamo, ci baciamo, ci strofiniamo, tutto in un energico turbine senz’ordine né regole, in un circolo di piacere continuo, poi in un fiume d’eccitazione io gl’impongo di sdraiarsi sopra di me. Avverto il suo cazzo, il suo albero maestro come lo soprannomino io, solcare nel mio oceano captando onde di brividi percorrendomi più volte e in ultimo scompigliandomi. Al momento non sappiamo più chi siamo né dove siamo, per il fatto che siamo quello che percepiamo in quel movimento rapido e ripetuto, repentinamente dentro di me s’apre un varco, io sto godendo merito dell’aderenza della mia intimità contro il suo cazzo completamente inzuppato dalla mia poderosa e tangibile eccitazione. Io non riesco più a smettere d’ansimare, sto animosamente boccheggiando, perché ogni volta che Mirko s’introduce nella mia fica mi lascio sfuggire un mugolio sommesso: sì, precisamente ecco che sento quel brivido avvicinarsi e farsi sempre più nitido, in quel preciso istante dove faccio assegnamento che lui abbia la capacità d’attendere quantomeno un attimo prima di lasciar definitivamente sbottare il suo travolgente orgasmo, inatteso e possente è invero l’urlo che io lascio erompere all’ultimo brivido che m’assale sconvolgendomi, mentre avverto ancora ondate di piacere fuoriuscire dal mio corpo, finché un gemito s’alza saettando nell’aria tiepida, poiché mi sento pervadere da quel lungo fiume vibrante.

Il suo corpo si stende come se fosse distrutto, radicalmente esanime su di me, io riapro finalmente gli occhi e unicamente in quell’istante m’accorgo con un po’ di d’angoscia mista a un indefinibile terrore, che Nicole e Roberto sono lì in piedi sulla porta aperta che ci guardano incuriositi, io sussurro appena nella direzione di Mirko che dietro di lui ci sono loro. Una sensazione smisurata di pudicizia mi pervade facendomi leggermente imbarazzare, poco dopo Mirko accenna ad alzarsi dal mio corpo, io afferro celermente il pullover tentando d’infagottarmi, nel tempo in cui Mirko ancora voltato di spalle esibisce imperturbabile le sue chiappe indossando le mutande in maniera impassibile, infine si gira e in tal modo ci ritroviamo squadrandoci di fronte a quattrocchi, i loro visi sono quieti e sereni e i loro corpi sono nudi.

Io non riesco a staccare gli occhi da lui e dal suo bel cazzo ancora semi eretto, lei è totalmente pelosa, ha la fica curatissima e ben rifinita, con quella splendida e larga striscia nera di pelo che le adorna la fessura come per proteggerla dal mondo circostante. In quel preciso istante non c’è dialogo fra di noi, perché non c’è proprio bisogno di divulgare né di manifestare né di rivelare nulla: loro non ci preoccupano né ci temono, noi lo siamo altrettanto nei loro confronti, anche perché sanno che in nessun caso avremo né il coraggio né la sfacciataggine né la spregiudicatezza di raccontare esponendo soprattutto ai loro rispettivi coniugi tutto quello che abbiamo lascivamente e spudoratamente assistito, certo e comprovato è, che parecchi dei nostri colleghi farebbero persino fatica a crederci.

Infervorata e carica, senz’attendere avvisaglie ulteriori, lei si sdraia per terra e lui si distende accanto, in tal modo noi li copiamo maldestramente e nel contempo proseguiamo a toccarci palpeggiandoci con cupidigia, Mirko è accortamente invasato per la circostanza inusuale e sorprendente del momento, pertanto si riaccende risvegliando i suoi ancestrali istinti. Io mi siedo su di lui e appoggiando le natiche appena sotto i genitali lo sfioro e intanto mi tocco, sfrutto la sua erezione per sfregarmi, nel contempo io mi manipolo accuratamente approntando ulteriormente la mia eccitazione. Subito dopo che riprendo il controllo di me stessa, scivolo dalle sue gambe fino a sdraiarmi completamente su di lui, visto che mi trovo a pochi centimetri dal suo cazzo. Attualmente sono totalmente governata da una fierezza e da un orgoglio tutto inedito, sento apertamente di dover avvalorare dimostrando schiettamente che so far godere a ragion veduta il mio uomo, così con delicatezza, ma anche con incisiva decisione glielo lecco con dovizia, partendo dal fondo fino alla punta spingendomi sino al frenulo e lì sopra insistendo maggiormente.

Roberto e Nicole osservano anelanti quella scena, lei si sdraia per terra e lui la penetra in modo poderoso, perché dal suo tangibile ansimare ci rendiamo conto che le piacciono i rapporti maneschi e rabbiosi. Lui la percuote sulle chiappe, lei sbuffa incitandolo di proseguire, successivamente s’alza, mentre Roberto sfilandole rapidamente il cazzo dalla fica gliel’infila nuovamente con una brutalità e con una crudeltà insperata, con una decisa insensibilità insistendo in modo furente nel piccolo tunnel del piacere. Io non la invidio per nulla, in quanto un po’ di forza nel maschio mi piace, però Roberto è sbrigativo, secco e per di più crudele, non l’accarezza né la bacia né la sfiora, lui deve soltanto dimostrare esprimendo la sua preminenza e la superiorità tangibile di maschio che dirige.

Mirko geme a più non posso, poiché il suo cazzo è vistosamente stuzzicato dal mio abile e virtuoso lavoro di lingua, però mi fa lucidamente intuire che non vuole ancora sborrare: prima preferisce che mi diverta ancora un po’, a tal punto mi metto su di lui nella posizione della smorza candela rivolta di schiena e lo cavalco fino a quando seppur con fatica lo allago con il mio terzo orgasmo. Adesso spetta a lui, gradualmente riprendo con ardore e con efficacia il mio galoppo verso il suo orgasmo, giacché lo stesso arriva istantaneo accompagnato dalla sua sborrata liberatoria, per il fatto che m’inzuppa ricoprendomi la pelosissima e nera fica. Pure Roberto, in maniera frettolosa, senz’aspettare che Nicole raggiungesse l’acme del piacere, l’aveva imbrattata sulle chiappe e sulla schiena cospargendole addosso tutto il suo liquido seminale.

Adesso siamo debilitati, soddisfatti e stanchi, io e Mirko stavolta senza ricoprire le nostre nudità ci spranghiamo in bagno lasciando i due spasimanti da soli in quella stanza divenuta torrida. Appena ci siamo rinfrescati e ripuliti nel migliore dei modi cerchiamo d’andare via, eppure un immorale e lascivo “ciao alla prossima” dell’altra coppia ci meraviglia e ci sorprende oltremodo, forzandoci a salutarli nonostante l’evidente e l’innegabile imbarazzo.

Chissà, chi potrà dirlo, se realmente si presenterà una futura e accattivante nuova occasione.

{Idraulico anno 1999}

 

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E’ mattina, colazione in pigiama, barba, le mie rughe sono crudeli, riflesse nello specchio mi rammentano i miei imminenti quarantacinque anni. Il letto, invece, rammenta al mondo intero la mia solitudine, single per scelta … degli altri.
Mi vesto senza allegria per un altra giornata in un ufficio dove le soddisfazioni sono miraggi e gli stimoli chimere lontane.
Salgo sulla mia Opel corsa del 1990, un gioiello verde bottiglia che fa girare la testa alle donne che incontro sulla mia strada …. Intendiamoci … girano la testa dall’altra parte.

Eh si, oggi mi sono alzato con il piede sbagliato.

In ufficio passo davanti la stanza di Domenica, la nostra segretaria, Dio quanto me la farei, oggi ha indosso un vestito a fiorellini bianco, le arriva poco sopra il ginocchio, due gambe dritte e ben modellate. Entro, ormai sono un mago delle scuse.

“Ciao Domenica, buongiorno, hai notizie dei documenti che dovevo ricevere via fax da Milano …”

Non ho nessun cliente a Milano, me lo sono inventato di sana pianta, la storia è così credibile che temo un giorno mi chiederanno le fatturazioni, sono sull’orlo del licenziamento, me lo sento.

“No Mauro, ancora niente …”
Mi guarda con i suoi occhi marroni da cerbiatta, le sue labbra invitanti e poi …. la sua scollatura …. quella fantastica scollatura da cui si intravedono due seni piccoli (se si può chiamare piccola una terza, io la chiamo benedizione divina ma, oggi non faccio testo) . Annuisco fintamente pensieroso, anche oggi ho ricevuto la mia razione quotidiana di bellezza, la saluto cercando di fissare nella mia mente ogni centimetro di pelle rubato con gli occhi.

La mia scrivania è un delirio, pile di pratiche assicurative da evadere, accendo il computer, vado sul sito più usato dal novanta per cento della popolazione lavorativa che possiede un computer : www.facebook.com. User e password e sono dentro, ho quattromila inviti per farmville ed un altro miliardo di giochini ruba-tempo a cui non do nessuna importanza. Un banner mi dice che hanno scoperto il metodo per farmi allungare il pisello di 12 centimetri … si è sparsa la voce ?

Ieri ho chiesto l’amicizia a dodici sconosciute, ho solo una risposta : Caterina. Dall’unica foto che ha sul suo profilo non capisco se è carina o è uno scaldabagno, voglio essere ottimista, inizio col mandarle un messaggio.

In stanza arriva Martina Lombardi, la vicedirettrice dello studio, Dio quanto me la farei (lo so lo avevo già detto delle segretaria … ma perché limitarsi ad una donna sola ?) .

“Mauro, la pratica Federici, una settimana fa mi hai detto che era pronta, non l’ho vista …”

Nemmeno buongiorno, che modi ! la pratica la vedo benissimo, è la prima partendo dal fondo nella pila delle pratiche da sbrigare … quella delle pratiche già evase non esiste.

“Si scusami Martina, l’ho spedita col corriere alla firma del direttore, dovrebbe tornare oggi … appena arriva te la vengo a portare …”

La sua faccia è poco convinta, mi squadra dubbiosa, mi sento come quando la maestra mi interrogava, forse le faccio la giustificazione, falsifico la firma, ovviamente.

“Va bene, cerca di sbrigarti …”

Se ne va, le mie pupille rimangono appiccicate al suo culo ondeggiante che lascia la stanza creando un vuoto d’aria … quel perfetto cerchio perineale (culo) meriterebbe tutte le attenzioni del mondo, invece la stronza se la fa con il figlio del direttore, un viziatissimo cretino che la tratta di merda, io la farei sentire una regina, osannata e venerata come una dea, sarei disposto a farle la “ola” ogni volta che si spoglia.
Torno al mio lavoro : Caterina, vediamo se mi ha risposto, leggo : “Ciao sono contenta della tua richiesta di amicizia, ho trentotto anni, gli amici mi dicono che ne dimostro di meno …”

“See, perché sono amici tuoi, fammi giudicare a me, se postassi delle foto migliori lo potrei decidere io”.
Oggi sono un poco acido, continuo a leggere : “tu cosa fai di bello nella vita, parlami un po’ di te”

Il novantanove per cento dei discorsi via messaggio o chat è sullo stesso tono, si cerca di conoscersi, prima in maniera virtuale credendo di poter scremare l’enorme mare di teste di cazzo che ci sono al mondo, poi se la persona virtuale ti piace acconsenti al primo incontro.
In verità non si screma un bel niente, dall’altra parte ci può essere chiunque, magari ti invaghisci del Marilyn Manson del basso Lazio credendo che sia l’ultimo gioiello umano rimasto sul mercato.

Rispondo al messaggio di Caterina di getto. Sul mio aspetto non posso dire nulla, la foto del mio profilo è vera, è quella scattata in tribunale dalla mia ex pochi minuti prima dell’ufficializzazione del divorzio, in quella foto sono un fiore, ero felice.
Per il resto ovviamente le scrivo che lavoro in un’azienda di cui sono il titolare, mi occupo di import-export (sotto questa definizione ci stanno anche gli spacciatori ma sembra che funzioni molto), sono appena tornato da una vacanza alle Maldive (leggi Ostia o Torvaianica, sul litorale laziale), sono single a causa del tradimento della mia ragazza, ho il cuore a pezzi ed è la prima volta che mi apro offrendo l’amicizia ad una donna che non conosco.

Le scrivo altre due o tre cazzate ed inizio a lavorare la pratica Federici, magari offro un caffè alla Lombardi … magari soffre di amnesia temporanea ed accetta, è una speranza molto remota.

Le ore passano lente, la pratica urgente viene chiusa, il caffè gentilmente rifiutato e la giornata volge al termine.
Dopo essere uscito dall’ufficio passo le tre ore successive chiuso in macchina, imbottigliato in quella prigione a cielo aperto che i romani chiamano “grande raccordo anulare”. Ogni tanto miro qualche bella ragazza nella macchina a fianco, mi chiedo perché è così difficile fare amicizia in mezzo al traffico.
Il tempo ci sarebbe : un bel traffic party ogni volta che un non ben identificato testa di cazzo decide di spiattellarsi contro un palo a duecento all’ora creando lo spettacolo per il resto delle teste di cazzo che rallentano a passo d’uomo per studiare i dettagli dell’incidente… guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore … sono acido, è logico, non scopo da mesi.

A casa butto giacca e cravatta sul divano, accendo il Pc, Caterina mi ha risposto, mi lascia il suo numero di cellulare.
Ho paura, i tempi non sono giusti, troppo presto, qual è il motivo ?
Non sono bello, non faccio schifo ma nemmeno sono questo gran fico da telefono al primo scambio di messaggi.
Forse lei è bruttissima e sono la sua ultima spiaggia … certo io non sto messo meglio, cerchiamo di non essere schizzinosi.
Compongo il numero, mi trema la mano … sono emozionato … no, ecco perché tremo, mi sto facendo la pipì sotto. Proprio mentre lo scroscio della pipì, all’impatto con l’acqua nel water, produce quell’effetto sonoro riverberato che si potrebbe sentire anche nella palazzina di fronte, la misteriosa Caterina risponde.

“Ehm Ciao, sono Mauro … che bello sentire la tua voce …”
Certo non ha nemmeno parlato, però è carina come frase.

“Ciao, si anche per me, è strano che io ti abbia dato subito il mio numero, ma mi hai dato un senso di fiducia e l’ho fatto … di getto, ecco !”

La sua voce è dolce e squillante, sembra simpatica, mi sento leggermente merda per averle scritto tutte quelle stupidaggini nel messaggio, ma chi immaginava che ci saremmo sentiti così presto. Magari con un po’ più di tempo avrei potuto inventarmi di aver perso tutto ed essere sul lastrico, mi guardo nello specchio del corridoio, buona idea, mentalmente mi complimento con me stesso.

Parliamo del più e del meno, la ragazza è piacevole, ci raccontiamo un po’ di cose di noi, cerco di sorvolare sul mio lavoro ed enfatizzo il mio status di ex-lasciato-da-ragazza-stronza-e -cornificatrice. Alla fine della terza ora di conversazione (dovrò chiedere un prestito per la prossima bolletta) decidiamo di vederci per una pizza.

Troppo in fretta, non sono pronto, sono quasi due anni che non esco con una donna, cerco nella pila dei panni indossati solo una volta una camicia che ricordi vagamente di essere passata sotto un ferro da stiro, indosso i miei jeans preferiti ed un paio di Merrel, la barba mi dà un aspetto vissuto … credo. I capelli sono lunghini ed arruffati, per fortuna il look trasandato casual-spettinato fa molto radical chic, sono passabile.

Prendo la mia fida Opel Corsa, le ho raccontato che la tengo ancora perché è appartenuta al mio povero padre morto durante un volo tra Roma e Cuba. Se lo sapesse mio padre si incazzerebbe, ma a quest’ora si sta facendo la scopetta al circolo degli anziani, per oggi sta tranquillo.

Arrivo all’appuntamento di fronte ad una pizzeria di San Lorenzo, lei non c’è … spero, l’unica donna presente è una virago sessantenne cotonata che fuma nervosa una capri di fronte la porta del locale.

Parcheggio dando due euro all’abusivo che ha già pronto il coltellino con cui squarciare le mie gomme nel caso decidessi di non pagarlo.

Mi accendo una sigaretta una volta arrivato alla pizzeria, la virago se ne è andata si avvicina una ragazza, butto la sigaretta :”Caterina ?”

“Si ciao” ci diamo la mano, un po’ imbarazzati, è bassina, bionda con i capelli lunghi, porta degli occhiali con la montatura leggera, indossa una magliettina verde oliva ed una gonna nera stretta e lunga fino al ginocchio, scarpe aperte con tacco leggero, i suoi occhi sono azzurri.

“Scusami per il ritardo ma ho trovato tutti i semafori rossi”
“Non ti preoccupare …” le rispondo io, il suo seno è piccolino, il suo culo è un pò largo, nel complesso è carina, mi aspettavo molto peggio.

Ci sediamo al tavolo, il cameriere è un cafone romanaccio, il suo vocabolario italiano è limitato alle voci presenti sul menù, per il resto ci serve malissimo. Nel compenso la serata è piacevole, Caterina è molto simpatica, quando sorride le si illumina il volto, i suoi occhi sono espressivi, il suo seno, appena accennato nella scollatura della maglietta, è invitante, quando si alza per andare al bagno ondeggia i suoi fianchi armoniosamente mettendo in risalto il suo culone generoso, sorseggio il mio vino, rilassato.

La serata sta volgendo al termine, abbiamo fatto una passeggiata per il quartiere, chiacchierando senza tregua, l’accompagno alla macchina aspettando che metta in moto ma il motore non parte.

“uff … e domani la macchina mi serviva per il lavoro, peccato che non sei un meccanico …” mi fa lei.
“Già, ti do un passaggio a casa se vuoi, che ne dici ?”
“Ok …” mi fa lei “un po’ sono contenta che la macchina si sia rotta, almeno stiamo ancora insieme ….” fa lei arrossendo.
Io le sorrido.

Metto in moto, nel salire le si alza un po’ la gonna, ha due belle gambe, tornite e morbide, le guardo di sottecchi, imbocco la Salaria, sono le undici di notte.
Siamo sotto il portone della casa di Caterina, una palazzina a tre piani ben curata.
“Allora ci sentiamo …” faccio io “ sono stato bene stasera …”
“Sono stata bene anche io …” fa lei sorridendo “vuoi salire un attimo ? Ti offro un caffè …”

Wow, come corre, sono quasi emozionato, non me lo faccio ripetere due volte, la seguo per le scale ammirando il suo fondoschiena, già immagino la mia faccia compressa fra quelle due grosse natiche. Caterina apre la porta di casa, l’appartamento è piccolino ma ben curato, se non fosse per i quadri raffiguranti pagliacci tristi sarebbe meglio.

“Mettiti sul divano …. mi vado a mettere comoda, non sopporto molto i tacchi …arrivo in un attimo” mi fa lei mentre si sta già togliendo le scarpe.

Mi siedo sul divano, fisso un pagliaccio con in testa un cappello da cowboy, mi interrogo sul significato recondito della frase :”mi vado a mettere comoda”. Già mi immagino corpetto nero di pelle, tacchi vertiginosi e calze a rete, mi eccito, è troppo che non sto con una donna, devo fare qualcosa, sono troppo sensibile.

“Eccomi qui, caffè ?”

Oh mio dio, di fronte a me c’è una donna vestita con un pigiamone di Hollie Hobbie, ciabattoni di peluche e capelli legati con un elastico, dove cavolo è la regina in guepierre che mi immaginavo.

“No grazie …” rispondo io, le mie fantasie sessuali si allontanano come una barca alla deriva.

Si siede accanto a me, accovaccia le sue gambe e con le dita mi accarezza i capelli, che faccia la parrucchiera ?

“Mi piacciono i tuoi capelli …” fa lei con un tono di vece più basso del normale.

Sarà l’astinenza, sarà quel pochino di vino che ho bevuto, sarà che nessuna donna mi tocca da mesi ma il mio guerriero calvo ha un sussulto, mi avvicino a lei, la bacio, lei ricambia con passione, ha un buon odore.

“Vieni in camera da letto …” mi sussurra.

La seguo, col suo pigiamone slargato e le sue ciabattone mi guida verso la sua stanza, mi siedo sul letto mentre lei mi fa sdraiare e mi dice : “ora facciamo un gioco …”.

Che gioco, che vuole fare, no no no, non ho voglia di monopoli e risiko, voglio trombare, ho l’uccello che mi scoppia.
Mi mette una benda sugli occhi, mi spoglia, io tiro un respiro di sollievo, il mio uccello, se avesse la bocca, urlerebbe : ”si scooooopa”.
Una volta nudo sento il contatto di un metallo freddo sul mio polso, mi sta mettendo delle manette.

“Mhhhh sei una porcellina allora !!!!” le dico io sornione.
“Shhhh …” mi risponde lei.

Sono incatenato al letto, il mio cobra senza capelli è sull’orlo dell’esplosione.

Sento la sua bocca morbida poggiarsi sull’asta del mio uccello, ringrazio dio e mi godo le sue labbra che baciano ogni centimetro del mio sacro tarello.
Ora con la lingua mi sfiora i testicoli, poi sale piano verso la mia cappella, il contatto della sua lingua mi fa morire. Le sue labbra si chiudono, inizia a succhiare mentre la sua testa va su e giù sul mio drago rosa, io ansimo, eccitato, attento a non venire subito.

Ora la sento montare sopra di me, a cavalcioni, il mio corazziere calvo viene avviluppato da un calore indescrivibile, dentro di lei deve avere una fornace, la sua fica accoglie il mio cazzo come una pianta carnivora. Mi toglie la benda, vedo il suo seno piccolo, con capezzoli rosa turgidi ed invitanti. Lei coglie il mio sguardo ed avvicina il suo seno alla mia bocca, succhio avido quei boccioli dolci mentre il mio uccello vive un estasi bollente scivolando morbido nella sua fica calda.

Caterina è fradicia, sento affondare il mio uccello nel burro, lei muove i suoi grossi fianchi lentamente, prima aderisce a me facendo penetrare il mio uccello fino in fondo, poi si alza, altrettanto lentamente, fino alla cappella, poi ricomincia.
Le nostre lingue si muovono forsennate, ci baciamo come due collegiali, avidi dei nostri umori, dei nostri odori.

“Ti piace ?” mi sussurra in un orecchio.
“Da morire …” le rispondo io con un filo di voce.

Mi toglie le manette, vuole che le mie mani percorrano il suo corpo, vuole essere esplorata.
La faccio girare, voglio vederla da dietro, voglio vedere il mio cazzo scivolarle tra le gambe. Le allargo delicatamente con le mani le sua grosse natiche, il piccolo buchino è invitante, morbido, lo tocco con le dita.

“lì no, non ancora …” mi chiede lei, impaurita.

Con le mani sui fianchi le imprimo il ritmo, sto per venire, sento il mio vulcano pronto ad eruttare. Lei si sfila dal mio cazzo e si accuccia tra le mie gambe prendendolo in bocca, lo muove con la mano e quando sente che sto per venire allarga la bocca e si fa schizzare sulla lingua, io urlo e godo, come non facevo da molto e molto tempo.
Stiamo un po’ a letto, in silenzio, appagati, io le accarezzo i capelli, sono un romantico in fondo.

Domani è un altro giorno … ci voglio provare con la segretaria.

 

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Come divenni un Master by Master of Domination [Vietato ai minori]




Salve a tutti mi presento, io sono Marco e vorrei raccontare la storia della mia vita, di come sono diventato un Master dominando dapprima la mia fidanzata e inseguito la sua intera famiglia!
Eh si molte circostanze favorevoli dettate dal caso e un po costruite da me mi hanno portato a dominare, a poco a poco, ogni singolo membro della sua famiglia compresa lei.
Ma raccontiamo il preludio di tutto ciò:
Io sono il tipico ragazzo siciliano, alto, carnagione scura,capelli castani,atletico e con dei bei occhi verdi.
Il tutto inizio al liceo, quando per problemi familiari, fui bocciato e mi iscrissi in un altra classe dove mi trovai veramente male.Tutto ciò che accadeva li non faceva altro che farmi rimpiangere la mia vecchia classe tranne che per una persona.
Lei!
Lei mi colpi subito dal primo momento, seno formoso, culo sodo, labbra carnose, due occhi che ti provocano solo guardandoti. Non potei fare altro che invaghirmi di lei.
Presa confidenza notai subito che le sue movenze, i suoi comportamenti, il suo carattere era tutta una facciata per il mondo.In realtà lei era docile impaurita ,potremmo definirla sottomessa nell’animo!
Ma questa cosa io ancora non la sapevo, non capivo quanto potesse essere importante la parola “sottomessa”.
Cominciai ad essere più presente in classe e a farmi vedere da lei in modo da attirare la sua attenzione, cosa che devo dire non durò molto.Infatti passano poche settimane ed è lei ad avvicinarsi a me per parlarmi.
Si dichiara!
Dice di vedere in me la figura maschile che non ha mai avuto,suo padre l’ha abbandonata a sua madre da piccola,di sentirti sicuro vicino a me e che vorrebbe essere parte di un noi!
Le parole che aveva usato erano molto forti e mi avevano fatto notare una certa aria di insicurezza, cosi decido di attendere nel darle risposta e di farla pendere dalle mie labbra.
I giorni passano lei mi guarda durante le lezioni sempre con questo sguardo misto tra insofferenza e delusione nel non ricevere la mia risposta.D’altro canto io continuo a trattarla come una semplice amica anche se mi faceva un certo effetto averla vicino. Decido di osare di più e aspettare che sia di nuovo lei a venire da me e dopo un mese di tira e molla e sguardi tristi decide di riaffrontarmi.
Le parole sono sempre più forti:
F: Marco ti posso parlare alla fine delle lezioni?
M: E’ una cosa lunga? Perché io devo andare ho un pò di premura.
F: No volevo solamente sapere cosa hai deciso riguardo a quel discorso.
M:Ahhh quel discorso…mmmm….Non saprei cosa dirti diciamo che si sei molto bella sensuale mi piaci ma manca quella cosa che faccia scattare la scintilla.

In questo momento vedo la luce spegnersi nei suoi occhi, si sono stato stronzo con lei ma volevo vedere fino a dove era disposta ad arrivare.
Alla fine della scuola mentre stavo andando via,avevo veramente premura, lei mi prende per la mano e mi porta lontano dalla confusione e dagli sguardi di tutti e mi bacia.
Un bacio lungo appassionato romantico dove riuscivo a sentire la sua voglia di me incalzare.
Ci stacchiamo e sento la sua voce tremolante insicura che mi dice che per me farebbe tutto che vorrebbe avermi al suo fianco e che farà di tutto per tenermi a se.
Lo vedo!
Scorgo il vero significato della parola “SOTTOMESSA”

D’ora in poi non sarò più io a scrivere ma,un racconto alla volta, scriveranno le mie docili schiave sotto mia dettatura!

E da qui cominciò la mia nuova vita!
Sarei molto felice di ricevere dei commenti sia positivi che negativi su questa mia piccola introduzione : marcpadrone@gmail.com

Tutti i partecipanti ai miei racconti sono maggiorenni e consenzienti al trattamento dei dati nei miei racconti e a tutti i trattamenti che subiscono nei miei racconti!

 

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