Il lupo perde il pelo ma non il vizio by occhi [Vietato ai minori]




Il lupo perde il pelo ma non il vizio di occhi New!

Dopo questa ennesima “delusione” della mia vita, tornato a casa, cercai di allontanarmi da Barbara… ! Avevo deciso di mettere un punto…alla storia con lei e soprattutto alle storie con donne come lei. Basta umiliazioni, basta prendere le corna in questo modo… anzi basta prendere le corna in generale.
E come succede in queste situazioni iniziai a fare un esame di coscienza, sul perché questi episodi capitavano sempre a me, perché venivo ripetutamente tradito e soprattutto prechè venivo tradito in questo modo? Perché le due donne più belle, sensuali ed interessanti della mia vita mi avevo tradito addirittura facendomi assistere alle loro “performance”?
Barbara all’inizio capì la situazione e un po’ per orgoglio, un po’ per sua relae confusione decise di accettare il mio allontanamento.
Purtroppo…l’allontanamento durò poco meno di un mese. Infatti una sabato serà tardi, era circa l’una di notte , senti il citofono suonare.
Stupito risposi: “ chi è?” ,”ciao sono Barbara, disturbo?” Rimasi stupito…poi: “ Ciao Barbara che è successo? LEI: senti….scusa per l’orario, posso salire un attimo? IO: ma che è successo? LEI: …ehm…n..no… nulla ti devo parlare un attimo…., per favore mi fai salire? A quel punto per evitare che qualcuno del mio palazzo potesse ficcanasare e soprattutto ascoltare risposi di si e le apri il portone. Dopo pochi istanti me la ritrovai davanti alla porta. Lei mi salutò con imbarazzo, vide che io ero in pigiama e disse :..scusami…stavi dormendo? IO: no guardavo un film. LEI: Posso entrare? IO: Si accomodati. Accesi le luci del salone e ci accomodammo: lei sul divano io sulla poltrona difronte. Si tolse il cappotto ed il cappello: era bellissima….ebbi un tonfo al cuore. Pantalone di pelle, stivaletto nero, maglione di lana nero. Era fantastica!!!!
IO: vuoi bere qualcosa? LEI: …che hai…? IO: tu che vuoi…? LEI: hai vino rosso? IO : si. LEI: ok allora del vino rosso.
IO: allora dimmi…che mi volevi dire… LEI: senti, lo so che ti ho deluso, che non mi vuoi più vedere , che mi reputi male, che ti faccio schifo, … La fermai. IO: e…ei…ei…aspetta…aspetta.. chiariamo una cosa, non mi fai schifo, non ti reputo male e non mi hai deluso… niente di tutto ciò, solo non voglio avere un rapporto così, sono ad un momento della mia vita che voglio avere una donna fedele che mi ami e mi rispetti per quello che sono… Non voglio dover dividere la mia donna con altri uomini, altri cazzi….o quello che sia! Lei guardandomi dritta negli occhi disse: ….MI MANCHI…!!! Non riesco a stare senza di te! Ebbi un tonfo al cuore, mai mi sarei aspettato queste parole. IO: sai Barbara da quando ho chiuso con te ho cercato di capire il perché fosse capitato a me…, ho cercato di analizzare perché fosse successo ancora una volta a me, ma ancora non riesco a capirlo. Stavamo bene insieme, ci divertivamo, scopavamo benissimo e tu mi piacevi da morire e vorrei tanto capire come cazzo è stato possibile tutto questo. LEI: anche io ho cercato di capire…. e forse una idea me la sono fatta. IO: e allora spiegamelo tu… ti prego, perché io ho l’ombra più assoluta. LEI: ok…ma ti prego pesa bene le mie parole… non mi fraintendere…!! Credo che questo succeda perché sei tu a volerlo… IO: COSA? LEI: aspetta…aspetta… fammi finire…. E soprattutto non ti arrabbiare…, mi sto limitando solo a dirti l’idea che mi sono fatta io…, non è detta che sia sacrosanta. IO: continua. LEI: …a te piace giocare…a te piace l’idea che la donna che ti attrae sia porca, sia un po’ puttana, sia un po’ perversa….e…. fin qui tutto normale…. ma la verità che ti piaccia o no e che tu mia hai spinta a farmi scopare da Davide! Ogni volta che scopavamo non eravamo soli, ti eccitavi da morire a sentirmi dire cosa avrei e cosa non avrei fatto a letto con lui…o con un altro… IO: ma è diverso…. che… Lei mi interruppe: ASPETTA…. È diverso cosa… ? Il dire dal fare? Tu pensi questo…!!! Ma in questo caso non è la verità!!! Sono qui per dirti che mi manchi da morire…, che mi manca stare con te, uscire con te, giocare con te ed anche….(mi fisso dritto negli occhi) venire a letto con te. Non hai idea in questo momento che voglia che ho di fare sesso con te…. Di farti impazzire a letto di farti venire…. Di farti godere….. di essere porca perversa e puttana…, ma di fare tutto solo per te! E se fosse necessario non vedere più nessuno, non sentire più Davide o chi esso sia, ti giuro…. IO lo farei per te.
Avevo la salivazione a zero, il cuore a mille ed il cazzo mi era diventato di marmo!
Poi aggiunse: ora sta a te decidere… puoi mandarmi via definitivamente, puoi darmi un’altra possibilità di dimostrarti i miei sentimenti e la mia fedeltà.
Prese il calice si alzò dal divano diede un sorso, si avvicinò alla finestra guardò fuori e disse: prediti tutto il tempo che vuoi, anche questa è sarà una dimostrazione che davvero ci tengo a te. Poi con aria tremendamente sensuale ed erotica si avvicinò alla poltrona, si inginocchiò difronte a me e guardandomi negli occhi disse: se posso darti un consiglio, stasera vieni a letto con me… , ti assicuro che ne varrà la pena…, a prescindere dalla tua decisione… una bella scopata ci sta sempre bene….., no???
Purtroppo il mio pigiama non dava possibilità di equivoci, si vedeva che ero arrapato…
Pensai tra me e me….anzi…non pensai…non dissi nulla…. Lei mi sbottonò il bottoncino del pantalone, mi afferrò il cazzo, inizio a muoverlo per tre/cinque secondi poi lo prese in bocca ed inizio uno dei più belli, sensuali, gustosi e gratificanti pompini che avessi mai ricevuto.
Da quel momento fu una escalation…fino ad arrivare a letto…..!!!! Scopammo tutta la notte e venni per ben tre volte…. una cosa incredibile…. facemmo sesso orale, vaginale anale e l’ultimo mio orgasmo avvenne grazie ad un incredibile pompino accompagnato da uno splendido massaggio prostatico.
Fu una notte indimenticabile…., Barbara era una furia scatenata…. Assecondò tutte le mie fantasie e tutte le mie idee…sembrava leggermi nella mente…. Continua…

 

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L'AMORE NO by Browserfast [Vietato ai minori]




1. Il parka rosso

E’ lì lì per rispondergli, per scatenare l’incidente. E’ in quell’istante sospeso in cui sta scegliendo le parole per non apparire eccessivamente volgare, cosa che non ama essere, né eccessivamente acida, cosa che le pregiudicherebbe l’appoggio della parte maschile della compagnia e soprattutto di quel bolso di Daniele, che figuriamoci se la difenderebbe di fronte agli amici.

Però delle battute sessiste e stupide di Umberto non ne può proprio più. Stupide, infantili. Soprattutto noiose. Da seconda media.

E’ lì lì che cerca di elaborare in maniera leggera ed efficace il concetto “questo è il massimo che puoi immaginare quando ti fai le pippe chiuso dentro il bagno, visto che mi risulta che non ti si fila nessuna”, perché vuole stenderlo e ferirlo di fronte agli altri e alle altre.

Ma improvvisamente il suo interesse per quella schermaglia da liceali dell’ultimo anno svanisce.

E altrettanto improvvisamente, ma questo Alice non può saperlo, inizia una nuova fase della sua vita.

Almeno per quanto riguarda il sesso.

L’attenzione dei sette giovani riuniti intorno al tavolo più grande del pub, ormai ricoperto dai boccali di birra, viene attratta da un ragazzo più grande. E’ in piedi vicino a loro, è alto e bello, indossa un parka rosso, è un amico del fratello maggiore di uno di loro e si è fermato a salutarlo.

Dieci secondi in tutto di conversazione.

Alice resta con la bocca aperta a guardarlo, non ha mai provato una sensazione simile.

Si sente avvampare, avverte un improvviso calore al ventre e la sensazione netta della vagina che si schiude. Serra le cosce per istinto. Si tuffa a bere un sorso di birra un po’ per darsi un contegno e un po’ per rinfrescarsi.

Ora, è bene dire che Alice è una ragazza assolutamente normale, come tante altre.

Sa essere molto simpatica e spigliata, e sa essere anche ombrosa e scostante. Dipende dalle situazioni e dalle persone con cui si trova.

Lei naturalmente, come quasi tutti alla sua età, vorrebbe essere diversa. Soprattutto fisicamente. Ma in realtà fa torto a se stessa.

Il suo punto di debolezza lo considera il viso. Nulla di strano, per carità, i lineamenti sono regolari e ha anche un bel paio di occhi dal verde cangiante, che a seconda delle condizioni della luce variano dallo smeraldo al quasi giallo. Una bella capigliatura castano scura le incornicia la testa, intervallata da un po’ di ciocche più chiare. Ma se dovesse dare un giudizio su se stessa – e severamente lo dà molto spesso – lei direbbe che tutta quella regolarità, quell’essere “carina”, lo trova un po’ insignificante. Un po’ come la mamma, cui somiglia molto. Sa che quando avrà la sua età avrà quella faccia. Un po’ così.

D’altro canto sa bene che il suo punto di forza è il fisico, reso snello dalla ginnastica artistica praticata sin da quando andava alla scuola materna e interrotta verso i 14 anni, quando un atterraggio brusco dopo un volteggio le fece capire che forse stava diventando troppo alta per quella disciplina. Da quel momento in poi, pallavolo. Nella squadra della scuola che una insegnante illuminata iscrive anno dopo anno ai campionati giovanili. E’ una palleggiatrice nata, per coordinazione e intelligenza di giocate.

Ecco, se c’è una cosa in cui Alice è decisamente un po’ più su della media è l’intelligenza. Applicata a qualsiasi cosa.

Insieme a una razionalità che spesso sconcerta i prof e gli stessi genitori.

Ne è perfettamente consapevole, pur senza vanterie: in realtà ci fa poco caso, le interessa relativamente. “L’importante è non essere proprio delle oche”, dice spesso.

Il suo rendimento scolastico è alto. Ma quello che quasi infastidisce è la facilità con cui lo consegue. Ha compiuto da qualche mese diciotto anni ed è all’ultimo anno di liceo classico, ma ha già deciso che all’università sceglierà ingegneria.

Un’altra cosa che la differenzia un po’ dalla media delle sue coetanee – ma di questo lei non è altrettanto consapevole – è il sesso.

Non tanto per la pratica con l’altra metà del cielo, che anzi per quello che le risulta non è particolarmente sviluppata rispetto a quella delle sue compagne (anche se spesso ha il sospetto che un po’ esagerino nei racconti).

Ha iniziato molto presto a sentire il richiamo della masturbazione, che pratica con regolarità quotidiana, anche più volte al giorno.

Internet poi le ha aperto un mondo fatto di video e di racconti erotici che lei compulsa la sera nel chiuso della sua stanza.

La sua preparazione teorica è da questo punto di vista davvero notevole: conosce ogni sfaccettatura del sesso, i potenziali piaceri e i potenziali pericoli, le regolarità e le perversioni. E spesso si sorprende – non senza una certa paura – di desiderare non proprio tutto, ma molto.

Ha perso la verginità a sedici anni nel bagno di un villino di campagna, durante una festa tra amici. Con un ragazzo che avrebbe poi rivisto poche volte. Non ne era rimasta particolarmente turbata. Aveva pensato qualcosa come: “Beh, anche questa è fatta”. E naturalmente sapeva benissimo che quella prima esperienza non le sarebbe servita a conoscere il sesso, ma solo a romperle l’imene. Lo sapeva da prima.

Poi un paio di frequentazioni un po’ deludenti e infine Daniele, un suo compagno di classe, il suo ragazzo attuale. Di cui certo non è innamorata.

Ecco, se si può dire una cosa di Alice è che al suo immaginario erotico non corrisponde affatto un vero e proprio universo sentimentale. Non per il momento, almeno.

Quando dopo uno dei due rapporti completi che si erano potuti concedere su un letto (gli altri erano sveltine in macchina o pompini, e rari pure quelli) Daniele l’aveva chiamata “amore mio” lei era quasi scoppiata a ridere, chiarendogli subito che sì, le era affezionata, ma che insomma non corresse troppo. Con la stessa ironia – sincera però, priva di cinismo – con la quale fa le smorfie ogni volta che qualcuno lo chiama “il suo fidanzato”.

Se sta con Daniele è un po’ perché gli piace fisicamente (non troppo, ma nemmeno poco) un po’ perché ogni tanto può fare pratica (niente effetti speciali) e soprattutto perché trova comodo avere un ragazzo.

Tra l’altro, lui ha spesso la disponibilità della macchina del padre.

Ed è proprio in macchina, sotto casa sua, mentre Daniele le palpa la sua terza scarsa di seno sotto il maglione e la bacia chiedendole se vuole che vadano al parcheggio, che lei si sorprende a sussurrare un “sì” talmente passionale da suonare lascivo. Un “sì” che lei non aveva proprio messo in conto per quella serata.

Il “parcheggio” in realtà è un posto poco illuminato e abbastanza isolato, dove i due si appartano qualche volta.

– Lascia che faccia tutto io, ho il ciclo – gli dice Alice accarezzando l’erezione sotto i jeans di Daniele.

In realtà non ha nessun ciclo, mente. Ha solo voglia di fargli un pompino.

E in realtà non ha nemmeno voglia di fare un pompino a Daniele, ma immagina che sia il ragazzo con il parka rosso ad averle chiesto, come nei peggiori porno, “vediamo che sai fare con la bocca”.

Si eccita a pensarlo come se lui fosse davvero lì, e non vede l’ora di dimostrarglielo, come se lui fosse lì, al posto di Daniele.

Quando abbassa la zip lui è già pronto. Alice si ferma un attimo ad osservare quel glande gonfio e violaceo, poi abbassa la testa e inizia a succhiare immaginando di essere china tra le gambe dell’altro.

Succhia la cappella inumidendola con la saliva per renderla scivolosa, la lecca così come lecca l’asta. E per la prima volta in assoluto alza lo sguardo verso Daniele (ma noi sappiamo che non è Daniele colui che sta guardando) per fissarlo negli occhi.

L’ha visto fare su Internet, e le ha sempre provocato una profonda eccitazione.

Così come quando lui le accarezza semplicemente i capelli immagina che sia invece il ragazzo con il parka rosso a spingerle brutalmente in basso la testa. Anche questo l’ha visto su Internet, e anche questa è una prima volta da provare adesso.

E’ questo che la induce ad affondarsi il cazzo il più possibile dentro la bocca.

Daniele rantola di sorpresa e anche di dolore, perché Alice non è proprio espertissima in quel movimento. Anzi non lo è per nulla e i suoi denti graffiano il pene del ragazzo.

Ma già al secondo affondo capisce di dovere aprire un po’ di più la bocca e lasciare che la carne dura scivoli sulla carne morbida. E quando ci riprova ancora sì che Daniele rantola di sorpresa, ma anche di piacere. Perché il suo cazzo non è mai stato così in fondo alla bocca di una ragazza.

Alice invece ha un conato, poi un altro. Respira a fatica e ha le lacrime agli occhi. Le sembra di avere il pene di Daniele piantato nella gola. E resiste solo immaginando la mano del ragazzo con il parka rosso che le stia manovrando quasi con cattiveria la testa su e giù, e che lei sia nella sua completa disponibilità, impossibilitata a ribellarsi, a fare altro.

E’ soprattutto questo pensiero che le provoca brividi sulla pelle, scosse e calore al ventre. Non solo la consistenza del cazzo che sta spompinando.

– Vengo… vengo… – sussurra Daniele.

E lei traduce “beviti la mia sborra, puttana”, l’asserzione di una voce forte e dominante.

E poi la carne dura comincia e pulsare e a scattare dentro la sua bocca, inondandola di seme caldo e acido. Salato.

Alice lo succhia come se volesse prosciugarlo. Ha imparato che si fa così.

Ma poi, a differenza delle altre volte, non apre lo sportello dell’auto per sputare tutto fuori, sperma e saliva.

Alza lo sguardo e vede il ragazzo con il parka rosso che la scruta dall’alto in basso, sorride e apre la bocca per mostrargli che tutto quanto ha svuotato dai testicoli è ancora depositato sulla sua lingua e sul suo palato. Poi ingoia tutto, ed è anche in questo caso la prima volta che lo fa nella sua vita.

E non prova niente altro che non sia eccitazione assoluta.

E se scoprisse sulla sua fronte la scritta “puttana succhiacazzi” non proverebbe imbarazzo alcuno.

Anzi.

Ha un brivido così forte che pensa che se in quel momento lui le dicesse una cosa del tipo “che troia che sei” potrebbe venire in modo così copioso da inzuppare le mutandine.

Ma naturalmente al posto del ragazzo con il parka rosso c’è Daniele, che le rantola solo “sei stata fantastica”, non immaginando ovviamente il motivo per cui lei sia stata così fantastica.

Risalita a casa, Alice risponde sommariamente al saluto addormentato della madre. Non si lava nemmeno i denti per non rimuovere il sapore di sperma dalla sua bocca.

Si spoglia con rabbia e si infila il pigiama. Si mette sotto le coperte e inizia a masturbarsi furiosamente immaginando che il ragazzo con il parka rosso la possieda in modo selvaggio dopo averla costretta ad inghiottire il suo sperma.

Immagina le sue mani su di lei, il suo cazzo duro che la riempie e la fa sua. Si figura presa, manipolata e rigirata in ogni modo e in ogni posizione, stuprata ovunque. Si figura cose che nemmeno sa di sapere né tantomeno ha mai fatto.

Per la prima volta in vita sua, e questa è l’ultima novità della serata, avverte impellente il bisogno – non la voglia, il bisogno – di essere penetrata e riempita di cazzo.

Vuole che il ragazzo con il parka rosso la schiacci sotto il suo corpo, la insemini, la sventri, la spiani.

Si volta e si infila il cuscino tra le cosce portando la mano all’indietro per penetrarsi la fica con le dita.

Viene quasi subito, con un lago in mezzo alle gambe. E come al solito l’orgasmo la assale all’improvviso. Si addormenta rapidamente.

E nemmeno questo le basta. Perché nel cuore della notte si risveglia e si spoglia nuda per il gran calore che avverte, ripete l’operazione. Viene presa dai sensi di colpa perché sa che l’indomani ha una partita importante. Si riaddormenta, stavolta più a fatica.

Questo per dirvi come sta messa Alice dopo quella sera.

E per anticiparvi, casomai qualcuno non l’avesse capito, che il ragazzo con il parka rosso non lo rivedrà più in tutta la sua vita.

CONTINUA

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Un annuncio che ti cambia by R-Ron [Vietato ai minori]




Non rispondere all’annuncio è quello che mi ripetevo, ma con una mano sul cazzo che si muoveva frenetica su e giù per darmi piacere e l’odore dell’eccitazione che mi intasava le narici, non ho più potuto ragionare.
Sta di fatto che nel giro di pochi minuti ho risposto all’annuncio mentre ormai stavo per spruzzare la mia voglia, tanto le palle erano cariche.

In pochissime ore ho ricevuto la risposta che desideravo.
Rapidamente, cercando sul mio portatile, ho trovato la foto del cazzo duro. Non contento però, ho voluto allegare al messaggio anche una foto di un primo piano del mio culo mentre sono piegato a novanta, con le chiappe sode aperte ed il mio buchino stretto ed invitante ben visibile.

Non ho ricevuto risposta fino a sera, quando finalmente un messaggio mi lascia senza parole:
– Hai un bel cazzone da torturare ed un culo tutto da sfondare. Ti voglio come mio schiavo per 24 ore. Ci incontriamo sabato sera, voglio che ti depili cazzo e culo e che ti vesti come voglio io. –
Il cazzo mi torna istantaneamente duro leggendo questo messaggio e con mani tremanti rispondo :
– Attendo tutti i dettagli –
Attendo trepidante per circa un’ora, aggiornando di continuo la posta in arrivo e segandomi senza sosta il cazzo quasi paonazzo tanto è il sangue che viene pompato all’interno.
– Al termine di Via xxxxx troverai un piazzale e sulla destra una strada sterrata che dovrai percorrere fino a quando attraverserai una pineta. Al termine, sulla destra prenderai una nuova stradina molto stretta che ti porterà in un piccolo spiazzo molto appartato. Mi attenderai fuori dall’auto con addosso solo quello che ti ordino: scarpe, calzini, pantaloni della tuta e giacca pesante.
Ti attendo alle 20.40, sarò già li, ma dovrai aspettare che sia io ad avvicinarmi. –
Con il cuore in gola e l’eccitazione a mille, rispondo con un semplice – A sabato –

Sabato.
Dopo essermi lavato e depilato, mi vesto come richiesto.
Nemmeno uscito di casa, mi rendo già conto che i pantaloni della tuta non trattengono affatto il cazzo duro che molleggia all’interno, provocando un vistoso bozzo tra le gambe.
Fortunatamente però, fuori è già buio ed il rischio di esibire la mia erezione a qualche passante è ridotta al minimo. Di contro però, il freddo è pungente, sopratutto con i pantaloni leggeri che indosso.
Mentre guido verso il posto stabilito, ripenso al fatto che non ho alcun numero telefonico di questa persona, mai vista una sua foto e solo discusso via email.
Forse è per questo che la situazione mi eccita molto?
Alle 20,36 sono già sul posto e noto subito un’auto dal colore scuro parcheggiata nel buio.
Attendo qualche minuto, visto sopratutto il freddo pungente e alle 20,39 esco dall’auto, lasciando all’interno documenti e chiavi di casa. Chiusa la serratura della portiera, mi sposto in modo da essere visibile all’altra auto e attendo.
Passano svariati minuti di silenzio e buio più completo. Dato il freddo pungente, il tempo sembra trascorrere ancora più lento ma finalmente, sento una portiera aprirsi e dall’auto esce un’uomo.

Silenziosamente lo noto venirmi incontro.
In realtà quello che vedo è solo una sagoma, senza volto, senza un’aspetto definito, eppure me lo sento che è un uomo.
– Voltati di schiena – ordina una voce rauca che conferma rapidamente i miei sospetti.
Non attende molto e dopo aver raggiunto i miei polsi, li porta dietro la schiena e li lega tra loro.
– Faccia sul cofano, sporgi bene il culo e allarga le gambe – sono gli ordini impartiti mentre senza esitazione mi forza nei movimenti trattenendomi per i capelli.
Mentre mi piega in avanti, come richiesto allargo le gambe ed appena la guancia tocca il freddo cofano, i pantaloni mi vengono calati fino alle ginocchia con un unico e forte strattone.
– Ora vedi di stare fermo – ordina mollando la presa dai capelli per posizionarsi dietro di me.
Le sue mani si impossessano del culo, carezzandolo, palpandolo, allargando le chiappe e sprofondando nel solco, fino al mio buchino posteriore che viene toccato senza esitazione.
Mentre con il pollice tasta la resistenza dell’ano, con l’altra mano scivola tra le mie gambe, passa sulle palle, le strizza e poi sale lungo l’asta dura e pulsante fino ad avvolgerla in una forte stretta.
Quasi non ho il tempo di ragionare, offuscato da tutta questa agitazione mista ad eccitazione e la mano stretta sul cazzo inizia a segarmi lentamente.
Il pollice dell’altra mano, dopo esser passato nella mia bocca per una rapida lubrificazione, torna all’azione iniziando a spingere per entrare nel culo.
L’uomo trova resistenza nel penetrarmi, l’attrito è notevole e di tutta risposta, la mano che mi sega, si ferma e aumentando la stretta, tira il mio cazzo indietro, tra le gambe, tirandolo fino a puntarlo verso terra, fino a farmi lamentare ed ancora fino a quando lo sento teso e duro che sbuca tra le mie cosce, puntando indietro quasi verso i piedi del mio aguzzino.
A quel punto, con il pollice preme più forte e dopo un mio gridolino, finalmente sprofonda dolorosamente.
– Mi farai divertire molto – afferma muovendo ripetutamente avanti e indietro il pollice.
Infine mi libera dalla dolorosa stretta al cazzo e dopo avermi estratto il dito dal culo, tirandomi per i capelli mi riporta in piedi.
Nell’ombra non riesco ancora a distinguere il suo volto, ma posso affermare che è molto più grosso e forte di me. Ha un profumo buono e pungente che mi sottomette ancora di più.
La mano, dai capelli si sposta alle corde strette attorno ai miei polsi e trattenendomi, con l’altra mi apre la zip della giacca facendomi sentire ancora di più il freddo e poi torna a impugnare il cazzo ancora duro.
Stringendo l’asta, tira la pelle verso il basso con forza, fino a quando la mia cappella non viene scoperta completamente. Sposta quindi la mano su quest’ultima per poterla stringere dolorosamente e con un dito controllare quanta eccitazione sto sgorgando.
– Quindi ti eccito – mi dice sottovoce, all’orecchio dopo aver trovato la conferma con abbondanti succhi che ricoprono la cappella.
Senza mollare la presa dai miei polsi, l’altra mano si stacca dal cazzo e sale lungo la pancia, fino al petto nudo e raggiunti i capezzoli, uno per volta li stringe fino a farmi mancare il fiato.
Soddisfatto mi richiude la zip, si posiziona dietro di me e dopo un forte e doloroso sculaccione sulla chiappa sinistra, mi tira su alla meglio i pantaloni, per poi obbligarmi a camminare verso la sua auto.
Mi porta sul retro della sua grossa bmw staion wagon e aperto il baule, mi ordina di inginocchiarmi all’interno.
Eseguo a fatica, con i piedi che penzolano ancora fuori mi fa allargare le ginocchia ed ancora una volta mi cala i pantaloni quanto possibile per raggiungere con una mano il cazzo duro e scappellato.
Questa volta mi viene stretto alla base, impugnando così sia l’asta che le palle e tirandolo verso il basso come per allungarlo, mi avvolge nello spazio creato una lunga corda che presto sostituirà la sua stretta.
Rimane qualche metro di corda che viene buttata sui sedili anteriori e poi mi viene ordinato di accucciarmi con il culo rivolto verso i sedili e il volto verso l’uomo che ora vedo meglio grazie la luce artificiale.
– Fallo gemere un po – lo sento rivolgersi verso l’interno della macchina.
La corda improvvisamente si tende, il cazzo viene violentemente tratto indietro tra le gambe, verso l’alto, da dove la corda sparisce dietro i sedili e per lo spavento mi scappa un piccolo lamento.
– Ancora – ordina l’uomo sorridendo.
Questa volta la corda è già tesa e quando la tensione aumenta, il culo si alza e il cazzo sbuca ancora una volta tra le mie gambe, dolorosamente, eppure sempre duro, forse ancora più di prima.
Gemo forte e l’uomo di risposta mi assesta uno schiaffo sulla guancia sinistra.
– Bene, ora fai il bravo. – ordina prima di chiudere il portellone per poi raggiungere il posto di guida .
– Ottimo affare vero? – domanda mentre avvia il motore.
– Si decisamente – sento affermare da qualcuno
– Si anche secondo me – afferma un altro ancora.
La corda tesa, viene tirata nuovamente e quando gemo, tutti i presenti si mettono a ridere mentre l’auto prende velocità.

I minuti passano e quando finalmente la strada torna ad essere asfaltata, qualche lampione illumina a tratti l’interno dell’auto.
La radio viene accesa, poco dopo anche le sigarette iniziano a sentirsi nell’ambiente, mentre i presenti parlano del più e del meno aumentando e diminuendo continuamente la tensione della corda.
Finalmente sento l’auto rallentare, entra in quella che credo essere una ennesima strada sterrata, viaggia ancora qualche minuto e poi li sento discutere su dove parcheggiare.
Optano infine per entrare nel garage e uno di loro esce dall’auto.
Pochi istanti e l’auto si muove per l’ultima volta, terminando il suo percorso in quello che credo essere il garage citato poco prima.

Finalmente la corda viene mollata e mentre nel cazzo torna a circolare il sangue, sento uscire le altre due persone dall’auto.
Il baule della bmw si apre e una forte luce mi viene puntata in volto rendendomi quasi cieco di fronte quelle tre sagome.
– Quindi hai risposto all’annuncio perchè parlava di cazzi belli e grossi come quelli dei film porno? – mi domanda uno dei due uomini che all’incontro era rimasto in auto.
Con gli occhi stretti per la forte luce, rispondo con un cenno del capo e un flebile si.
– Ti sei già fatto scopare il culo ? – domanda sempre lui
– Si, solo una volta – rispondo sotto voce.
– Ti è piaciuto ? – domanda ridacchiando
Questa volta rispondo di si solo con la testa.

Vengo nuovamente preso per i capelli e tirato fuori dall’auto.
– Quindi io… per 24 ore posso farti tutto quello che voglio ? – domanda questa volta la persona che ho incontrato all’appuntamento.
Finalmente in piedi e con i pantaloni della tuta ormai alle caviglie non smettono di puntarmi la luce negli occhi nemmeno mentre cerco di rispondere alle loro domande.
– Si – dico con ancora la sua mano che impugna i miei capelli.
– Anche i miei amici possono farti quello che vogliono? – domanda mentre apre nuovamente la zip della giacca.
– Si – rispondo in preda all’eccitazione mista a un gran senso di paura per la situazione.
Uno dei due amici, quello che non mi sta puntando la luce in faccia, a questo punto con una mano raggiunge il mio cazzo e con calma lo slega dalla lunga corda.
– Rende molto di più dal vivo rispetto che in foto – afferma quello che mantiene la luce puntata negli occhi mentre con l’altra mano raggiunge la mia asta dura per poterla palpare.
Pochi attimi e i polsi mi vengono slegati, mentre ora due mani non smettono di palpare.
– Girati verso l’auto… lascia tutto quello che indossi nel baule e poi mettiti la benda – ordina porgendomi una striscia di stoffa nera.
In breve le invadenti mani si staccano da me e con il cazzo ormai dolorante da tutte queste eccitanti attenzioni, mi volto e in pochi attimi lascio tutto nel baule, comprese scarpe e calzini.

Prendo un respiro e mi bendo.
– Voltati – ordina
Passano pochi attimi di silenzio e l’inconfondibile voce dell’uomo che ho incontrato per primo, ordina di mettere le mani dietro la testa e mentre lo sento avvicinarsi al volto prende possesso delle mie palle stringendole saldamente alla base.

Sento il suo volto a pochissimi centimetri dal mio.
Sento il suo respiro sulle labbra e poi lo sento distintamente avvicinarsi al mio orecchio sinistro.
– Abbassa il braccio destro e infilalo nei miei pantaloni – ordina sottovoce
– Prendimi il cazzo in mano – ordina torcendomi leggermente le palle.
Silenziosamente eseguo mantenendo l’altra mano dietro il capo ed una volta raggiunto l’uomo, tastandolo delicatamente raggiungo la vita dei suoi pantaloni.
Fortunatamente sono elastici e serve pochi attimi per riuscire a infilarmi all’interno.
Una volta raggiunto il bordo di quelli che suppongo essere boxer, entro all’interno e noto immediatamente una grossa presenza.
Piegato su un lato, in semi erezione, trovo il suo cazzo ed una volta impugnato, non riesco ad avvolgere tutta la sua circonferenza.
– Segalo delicatamente – ordina ancora sottovoce
Ancora una volta eseguo percorrendo solo parte della sua asta avanti e indietro.
– Te lo chiedo per l’ultima volta – mi sussurra mentre con la mano libera raggiunge le mie chiappe.
– Vuoi essere ancora il mio schiavetto? – domanda mentre affonda l’indice fino ad incontrare il mio ano.
– Si – riesco a sussurrare mentre il dito inizia a spingere per entrare.
– Sarai disposto a tutto? – domanda aumentando la pressione
– Sarai la mia puttana ? – conclude sprofondando con la prima falange mentre il suo cazzo inizia ad ingrossarsi nella mia mano.
– Ahhh… si… – riesco a dire prima che mi manchi il respiro quando il dito viene spinto dentro fino alle nocche e le palle mi vengono tirate e strizzate fino a farmi mugolare.
Preso dall’attimo quasi non mi accorgo di aver interrotto la sega per stringere a mia volta la sua asta ormai quasi completamente dura che alzandosi è uscita di parecchi centimetri dall’elastico dei boxer.
Dopo una sonora risata da parte degli altri due presenti, l’uomo si stacca da me per qualche attimo.
– Ora puoi mollare il mio cazzo – ordina ad alta voce facendomi arrossire.
Estraggo la mano e senza chiedermelo la riporto dietro il capo, ricongiungendola con l’altra.
Nonostante i miei 75kg, vengo alzato da terra, caricato a spalle e portato via dal garage mentre il mio culo viene preso di mira da diversi sculaccioni.

 

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