Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

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Ricerche Frequenti:

Mary la troia: il matrimonio




Mary e Antonello sono una giovane coppia, sposati da alcuni anni; lei è nata nell’aprile del 1970 mentre lui è più vecchio di un anno.
Mary è una ragazza molto attraente, alta all’incirca un metro e sessantacinque, capelli neri lunghi, occhi grandi, scuri ed espressivi; un bellissimo viso, un seno procace, due fianchi molto femminili e molto fascino. Il marito è stato il suo primo ed unico compagno di letto e la sua esperienza sessuale non si può dire molto vasta.
Quando nel luglio del 2000 arrivò l’invito per il matrimonio di una loro cugina, Mary ed Antonello non potevano lontanamente sospettare che quelle nozze avrebbero cambiato la loro vita, ne potevano immaginare l’esperienza che avrebbero vissuto.
Arrivò il giorno della festa e quel pomeriggio segnò la fine dell’estate; infatti una fredda brezza di tramontana investì l’intera città e Mary pensò a lungo cosa indossare. Lì per lì la sua scelta si indirizzò verso qualcosa di audace e provocante, più per eccitare il marito che per altro, senza sapere che quella scelta le sarebbe costata cara. Infatti decise di indossare un abito molto corto con un ampio spacco sui lati della parte inferiore; non indossò né slip né reggiseno, così come piaceva al marito, coprendo le gambe con un paio di velate calze nere autoreggenti ed infilando un eccitante reggicalze di pizzo, anch’esso nero. Infine optò per calzare un paio di decollete nere con un tacco a spillo alto dieci centimetri. Quando il marito la vide rimase senza fiato, tirò fuori l’uccello e si fece fare un veloce pompino. Mary si piegò verso il membro del compagno e dopo averlo accarezzato e baciato, se lo infilò in bocca pompando il tempo necessario a riempirsi la bocca di caldo nettare bianco. Con la bocca piena di sperma andò in bagno e sputò, come suo solito, la sborrata nel lavandino, con grave disappunto del marito che non riusciva a convincerla ad ingoiare. Sul punto avevano discusso a lungo e Mary, a fronte di mille promesse, non era mai riuscita ad accontentare il marito, sputando puntualmente la sborrata che Antonello le riversava in bocca.
Mary si lavò i denti, si rimise il rossetto e si preparò per andare. Non rivelò al marito di essere senza slip e reggiseno volendogli fare una sorpresa al ritorno a casa. Infatti era la prima volta che optava per uscire senza il classico abbigliamento intimo.
Arrivarono in chiesa e Mary si sentì gli sguardi di molti uomini addosso; cercò di liberarsi da quel senso di imbarazzo che quella situazione le procurava ed abbracciò il marito per cercare di distogliere l’attenzione verso di sé. Notò però un uomo, abbastanza grande, sulla settantina, molto grosso, che non smetteva di guardarla. Mary ricambiò gli sguardi, ma solo per disprezzo e non per piacere; l’uomo però scambiò l’atteggiamento della donna e sorrise più volte. Mary decise di non considerarlo ed entrò in chiesa insieme al marito.
Quando terminò la celebrazione gli invitati uscirono dal luogo sacro ed attesero gli sposi fuori per il consueto lancio del riso. Mary incrociò nuovamente lo sguardo dell’uomo grasso che, nuovamente, le sorrise. Quando gli sposi uscirono gli invitati si accalcarono l’un l’altro e Mary sentì sbattere all’altezza del suo culo qualcosa, si girò e vide sempre il solito uomo grasso dietro di lei che, approfittando della calca, si strusciava facendo sentire a Mary tutta la sua eccitazione. La donna cercò di allontanarsi, ma non le fu possibile e fu costretta a subire l’erezione dell’uomo sbattere contro le sue natiche e per un momento sentì il cazzo sistemarsi in mezzo alle chiappe. Decise di non dire nulla al marito per non rovinare il matrimonio alla cugina, così lasciò sfogare l’uomo che, fraintendendo il comportamento della donna, divenne sempre più audace ed approfittando della confusione, palpò con le mani le sode chiappe di Mary. Dopo alcuni minuti di continui strusciamenti la donna riuscì a liberarsi.
In macchina Mary non fece parola con il marito di quanto avvenuto fuori della chiesa per non creare inutili isterismi. Arrivarono al locale e la giornata sembrò passare felicemente. Al tavolo insieme a loro furono sistemati il suocero di Mary ed il fratello di Antonello con un’altra coppia di amici ed il ragazzo di sedette a fianco a Mary.
Durante il pranzo Mary notò che lo sguardo del ragazzo si posava spesso sulla sua coscia; incuriosita, capì il perché: accavallando le gambe, lo spacco dell’abito aveva completamente scoperto la coscia ed era visibile il pizzo della calza ed il reggicalze. Mary fece finta di non accorgersene e lasciò eccitare il suo compagno di tavolo.
Dopo i primi piatti Mary si alzò da tavola per andare in bagno. Erano sistemati in fondo alla sala, perciò la donna dovette attraversare tutta la stanza per arrivare alla toilette. Mary calamitò l’attenzione di tutti i maschi presenti: infatti grazie al suo abitino corto, ai tacchi alti ed al suo modo provocante di camminare si fece osservare con eccitazione da tutti gli uomini; lei sorrise ed arrivò in bagno piena di sguardi di totale ammirazione.
Il matrimonio procedette bene e tutti parvero divertirsi. Non c’erano bambini per espressa volontà degli sposi e gli invitati erano in tutto centosessantuno, di cui cento uomini e sessantuno donne. All’improvviso scoppiò il tumulto. Nella sala fecero irruzione sette uomini, tutti armati, che minacciarono i presenti di non muoversi. Il personale era stato tutto immobilizzato per cui i sette avevano il pieno controllo del locale.
Con le pistole puntate sugli invitati, divisero gli uomini da una parte (in totale centouno, con lo sposo) e le donne dall’altra (per un totale di sessantadue, con la sposa).
Uno dei sette notò subito Mary, le si avvicinò, la prese per i capelli e la trascinò al centro della sala; si rivolse ai suoi amici e disse:
“Guardate quant’è graziosa questa puttanella; adesso vediamo di che pasta è fatta”, e dicendo così le strappò l’abito di dosso. I sette rimasero stupefatti dall’abbigliamento intimo della donna e dal suo corpo provocante. Mary con le tette al vento ed il culo e la fica scoperti non sapeva come fare per coprirsi, ma i sette le intimarono di rimanere ferma con le mani, così da far vedere agli ospiti le sue grazie. Uno di loro ad un certo punto osservò la mano di Mary e, vista la fede, chiese:
“Chi è il marito di questa troia?”
Antonello alzò la mano e fu fatto avvicinare alla moglie. Intanto Mary con indosso soltanto calze, reggicalze e scarpe, rimase immobile ed impaurita. Uno degli aggressori si avvicinò alla donna, l’abbracciò e la baciò sulle labbra. Mary fu costretta a dischiudere la bocca e sentì la lingua dell’uomo esplorarle la cavità orale. Quindi l’uomo le impose di tirare fuori la lingua e di baciarlo con passione così da far vedere al marito il loro bacio. Antonello fu costretto ad osservare la moglie che slinguazzava con la lingua di un altro. Mary, a turno, dovette baciare tutti e sette ed Antonello fu costretto a vedere da vicino i baci della moglie.
Mary dovette spogliare i sette uomini e quando tutti furono nudi pretesero un’altra pomiciata accompagnata da una sega. Mary si ritrovò a spugnettare i sette uomini uno per uno, sempre sotto lo sguardo del marito e di altre centosessantadue persone.
Il più brutale dei sette, la prese per i capelli e, sollevandole gli occhi verso i suoi, disse:
“Adesso vediamo come te la cavi con bocca. Inginocchiati”.
Mary sapeva che prima o poi lo avrebbero chiesto e si ripromise di farlo bene così da farli godere subito. Prima godevano e prima sarebbero andati via.
S’inginocchiò ed accolse la prima verga in bocca. S’impegnò nel pompino, ma l’uomo dimostrò una incredibile resistenza. Mary pompò per più di cinque minuti e l’uomo non godette. La scena si ripeté con gli altri sei e nessuno sborrò nonostante la bravura e l’impegno di Mary.
I sette si pararono davanti alla donna e Mary aspettò nuovi ordini. Uno di loro le appose un campanello al collo e le disse di mettersi carponi per terra. Mary eseguì i loro voleri e rimase a quattro zampe.
“Adesso cammina, vacca!”
Mary cominciò a camminare come un animale ed il suo movimento faceva suonare il campanello che aveva al collo.
“Mary è la nostra vacca. Chi vuole mungere le sue tette si può avvicinare”.
Gli invitati rimasero fermi, tranne uno. Il vecchio che si era strusciato a Mary dopo la cerimonia, si fece avanti e chiese agli aggressori di poter toccare la donna. Uno di loro disse
“La devi chiamare vacca”
“Allora, posso toccare la vacca?”
Sempre il solito si avvicinò a Mary, la prese per i capelli e le disse:
“Ehi vacca ti vuoi far toccare da quest’uomo?”
Mary fece no con la testa, allora il sequestratore tirando più forte i capelli della donna disse:
“Non ho capito, vuoi forse dire di no? Peccato se dicevi si ti facevi soltanto toccare, adesso invece dovrai spompinarlo”.
L’uomo grasso non credeva alle proprie orecchie, si spogliò in un attimo, si parò davanti al viso di Mary e le infilò il cazzo in bocca.
Mary si mise a pompare con impegno. Il cazzo dell’uomo era piccolo, ma duro, ma ciò che più la sconvolse era il cattivo odore. Quell’uomo sudava da schifo e le parti intime erano particolarmente puzzolenti. L’uomo cercava di palparle le tette ma dopo un po’, grazie alla sapiente lingua di Mary, esplose in una copiosa sborrata che Mary trattenne tutta in bocca, sperando di poterla sputare.
“Vacca ingoia”, disse uno dei sette.
Mary cercò di ribellarsi, ma si rassegnò ed ingoiò per la prima volta nella sua vita la sborra di un maschio.
Con il sapore dello sperma in gola, Mary guardò il marito e si sentì in colpa per aver sempre rifiutato, sino ad allora di ingoiare lo sperma.
L’uomo le trattenne il cazzo in bocca anche dopo aver sborrato e Mary continuò a succhiare il cazzo ormai moscio, finchè uno degli aggressori disse:
“Vacca, fagli il bidet con la lingua”
Mary passò la lingua su per il cazzo dell’uomo, poi prese i coglioni e li leccò completamente. Quindi uno dei sette disse:
“Adesso puliscigli il culo”.
L’uomo si girò, si piegò in avanti e porse il proprio culo a Mary che, nauseata cominciò a leccare le natiche per poi affondare la lingua nell’ano dell’uomo.
I sette le intimarono di avvicinarsi al centro della sala dove avevano sistemato una sedia. Il primo di loro si sedette ed invitò Mary a sistemarsi su di lui. Con l’aiuto delle mani l’uomo infilò il proprio cazzo nella vagina della donna e cominciarono a scopare. Mary fu costretta a muoversi sopra e sotto ed a chiavare di fronte a tutti i presenti. La donna sentì il piacere crescere e contro la sua volontà la fica si bagnò impiastricciando la verga del suo occasionale compagno. Mary chiuse per un momento gli occhi, ma non voleva assolutamente mostrare di provare il minimo piacere. Non le fu possibile.
“La vacca sta godendo”, gridò l’uomo che la stava impalando quando le toccò il clitoride. Gli altri sei si avvicinarono e videro effettivamente la fica di Mary produrre molti umori sessuali. Fecero avvicinare Antonello e proprio in quel momento Mary non riuscì a trattenersi raggiungendo un lungo, intenso e prolungato orgasmo che accompagnò con sommessi gridolini.
Mary dovette scopare a turno con gli altri sei uomini e con ognuno di essi raggiunse l’orgasmo. Ma i sette continuavano a non godere, lasciando Mary sulle spine.
Mary fu fatta sistemare carponi e obbligata a camminare a quattro zampe per tutta la sala ed i sette si stavano parlando per decidere cosa fare. Ad un tratto, tra gli invitati, si levò una voce
“Smettetela di umiliarla. Lasciatela stare”
Il più pericoloso dei sette si avvicinò alla donna e prendendola per i capelli, le chiese:
“Vacca chi è quest’uomo che si preoccupa per un animale come te?”
Mary intimidita rispose
“Mio suocero”
L’idea venne immediata. Mary fu fatta rimanere carponi al centro della sala e ordinarono a suo marito ed a suo suocero di avvicinarsi alla donna.
Uno dei sette si sistemò alle spalle di Mary, le allargò le chiappe e le accarezzò l’ano. Mary chiuse gli occhi sperando di non essere inculata. Non l’aveva mai fatto e non voleva cominciare proprio allora.
L’uomo si accorse della verginità anale della femmina ed avvertì i suoi compagni:
“Ragazzi, la vacca non l’ha mai preso nel culo. Da chi vogliamo farla sverginare?”
I sette dissero ad Antonello di leccare l’ano della moglie e nel frattempo decisero come proseguire.
Per cinque minuti Antonello inumidì il culo di Mary preparandola alla penetrazione. Quindi i sette intimarono al suocero della donna
“Visto che ci tieni tanto a tua nuora, ti lasciamo il privilegio di essere il primo uomo ad incularla.”
Il suocero si rifiutò, ma ben presto acconsentì quando vide i sette minacciare Mary. Si avvicinò alla nuora e disse:
“Non ti preoccupare Mary, cercherò di non farti del male”
Uno degli aggressori si mise ad urlare verso l’uomo
“La devi chiamare vacca. Lei è una vacca non è Mary”
“Vacca, sei una vacca”, disse il suocero, prendendo Mary per i fianchi ed avvicinando il proprio cazzo al culo della donna.
L’uomo non poté fare a meno di osservare il bel culo della nuora e si eccitò all’istante sentendo il profumo di sesso provenire da Mary. L’ano della donna era stato bagnato con cura da Antonello, perciò l’uomo riuscì facilmente ad inculare la nuora. Dopo i primi dolci movimenti, l’inculata cominciò ad essere vera e le palle del suocero andavano a sbattere sulle chiappe di Mary.
I sette a turno si piazzarono davanti a Mary costringendola a prendere in bocca le loro verghe. Ogni pompino durò circa cinque minuti e per tutto il tempo dei pompini il suocero fu costretto a continuare incessantemente ad inculare Mary. L’uomo non riuscì a controllarsi e ne approfittò per massaggiare il clitoride della nuora facendola godere più di una volta. Nel frattempo i sette continuavano a turno a farsi spompinare ed ognuno scaricò nella bocca della donna una gran quantità di sperma che Mary fu costretta, ogni volta, ad ingoiare.
Alla fine del settimo pompino, i sette si allontanarono di qualche metro lasciando che il suocero terminasse la propria opera. Mary aveva ormai raggiunto il suo ennesimo orgasmo e la paura e la tensione erano ora accompagnate da attimi di intenso piacere.
I sette dissero all’uomo che poteva godere, ma ordinarono di farlo nella bocca della femmina:
“Fai ingoiare alla vacca altra sborra”.
Allora il suocero di Mary si portò davanti a lei e le infilò il cazzo in bocca. Mary si mise a pompare per alcuni secondi fin quando l’uomo non venne inondandole la gola di caldo liquido seminale. Sembrava che il cazzo non smettesse mai di sborrare e Mary rimase ad inghiottire lo sperma del suocero per molto tempo prima che lo stesso terminasse di godere.
Mary rimase carponi in attesa di nuovi ordini. I sette si avvicinarono alla donna e le accarezzarono le chiappe, quindi a turno la incularono, con Mary che riuscì a raggiungere altri, numerosi orgasmi.
Sentì il proprio culo dilatarsi sempre più ed abituarsi alla penetrazione di grossi cazzi duri.
Dopo averla inculata per bene, i sette si riunirono intorno a Mary e decisero di umiliarla definitivamente. Uno di loro si sdraiò per terra sotto la donna e la scopò. Un altro la inculò e Mary provò per la prima volta la doppia. Sentiva i cazzi affondare dentro di lei. Gli invitati erano ormai eccitatissimi nel vedere Mary usata ed umiliata come una troia. Nel frattempo un altro degli aggressori si mise davanti e le infilò il cazzo in bocca ed altri due si fecero spugnettare ed i rimanenti due attesero pazienti il loro turno. Mary fu riempita in ogni suo buco ed i sette si alternarono nelle rispettive posizioni.
Il primo dei sette godette nel culo di Mary riempendo l’orifizio di sperma; due le godettero in bocca; altri due le coprirono il viso di caldo liquido e gli ultimi due le sborrarono tra i capelli.
Mary era una maschera di sperma, ma continuò a soddisfare i sette cazzi che sborrarono un’altra volta. Questa volta due le godettero nel culo, uno in bocca, tre sul viso ed uno tra i capelli.
Mary pensava di essere vicina alla fine di quell’incubo, ma altre sorprese l’attendevano.
I sette fecero avvicinare Antonello alla moglie, quindi dissero:
“Guarda com’è ridotta la vacca di tua moglie. Ha goduto come una troia e noi per premio le abbiamo dato litri di sperma. Adesso ti masturbi davanti a lei senza toccarla”
Antonello con riluttanza cominciò a farsi una sega davanti agli occhi attoniti della moglie, rimasta sempre carponi per terra. La donna avrebbe voluto aiutare il marito a godere, ma le fu proibito toccarlo. Antonello però si eccitò non appena vide il volto di Mary coperto di sperma. Godette e sul pavimento si formò una pozzanghera di sperma. I sette allora si avvicinarono a Mary e dissero:
“Lecca vacca. Pulisci il pavimento con la tua lurida lingua”
Mary si spostò, a quattro zampe, verso la pozzanghera e leccò lo sperma del marito pulendo per bene il pavimento. Quindi Antonello fu costretto ad infilare il cazzo nella bocca di Mary e ghiacciò quando si sentì ordinare:
“Piscia nella bocca della vacca”
Antonello cercò di ribellarsi, ma non gli fu possibile e dopo alcuni sforzi cominciò ad urinare nella bocca di Mary. In un primo momento la donna cercò di non ingoiare il piscio, ma poi la bocca non riuscì a contenerlo tutta e fu costretta ad ingoiare l’intera pisciata del marito.
Il sapore della pipì si confuse con quello dello sperma e Mary sentì in gola un gusto forte e nauseabondo. Il viso continuava ad essere impiastricciato di sperma e quella pisciata l’aveva resa del tutto inerme. I sette si avvicinarono al viso di Mary e con il cazzo penzoloni, i primi due le infilarono la verga in bocca e la costrinsero ad ingoiare il loro piscio. Altri tre le urinarono sul viso e gli ultimi due le bagnarono i capelli di caldo liquido giallo.
Mary umiliata rimase carponi dinanzi a tutti gli invitati con gli occhi bassi. Era stata l’oggetto di mille perversioni ed umiliazioni e tutti gli invitati aveva visto che la donna aveva goduto nell’essere trattata come un animale. Mary non aveva la forza di guardare tutte quelle persone e si sentì umiliata sino in fondo quando udì i sette dire ai presenti di spogliarsi e di approfittare del corpo di Mary.
Gli uomini, in tutto centouno, si spogliarono tutti e formarono 19 gruppi da cinque ed un gruppo da sei. Antonello fu inserito nell’ultimo gruppo e così formati i gruppetti scoparono con Mary.
Mary si ritrovò all’improvviso cazzi nella fica, in culo, in bocca ed in mano ed ogni orgia terminava con copiose ed abbondanti sborrate che non risparmiavano la sua bocca, il suo culo, il suo viso ed i suoi capelli.
Ognuno di loro godette due volte e Mary aveva addosso e dentro di sé 202 sborrate. Ma non era finita.
Tutte e 62 le donne furono fatte spogliare.
Mary, carponi, si avvicinò alle donne e le fu ordinato dai sette:
“Vacca lecca la fica di ognuno di loro fino a farle godere”
Mary distrutta si avvicinò a quattro zampe alle donne; la prima allargò le cosce. Mary sistemò il proprio viso in mezzo alle gambe e con un grosso sforzo tirò fuori la lingua. Dopo una lunga esitazione, accompagnata da un
“Lecca vacca”
si fece coraggio e cominciò a leccare la fica della donna. Dopo alcuni minuti finalmente la sua compagna godette riempendo di liquido vischioso il viso di Mary. Procedette oltre e lo stesso rituale si ripetè per tutte le presenti che assaporarono le leccate di Mary fino a godere.
Due degli aggressori portarono Mary in bagno. La fecero sistemare con le spalle rivolte alla tazza del cesso e con la testa piegata all’indietro facendo scivolare i capelli dentro il gabinetto; quindi radunarono nella toilette tutti i presenti. Ordinatamente si misero in fila. I primi a pisciare furono gli aggressori: uno per uno si posizionarono davanti a Mary con le gambe ai lati del suo corpo e pisciarono sul volto della donna. Mary fu costretta a fare da cesso non solo ai sette aggressori, ma anche a tutti gli invitati; quando i sette terminarono di pisciare fecero entrare uno per uno tutti i presenti. Mary ricevette dal primo una lunghissima pisciata, ed alla fine i sette le ordinarono
“Vacca dopo ogni pisciata devi far loro il bidet con la lingua”
Mary fu costretta, perciò, non solo a subire il piscio di tutti, ma anche a leccare il cazzo, o la fica ed a pulire con la lingua il culo di chi aveva terminato di pisciare.
Per un’ora e mezza Mary fu costretta a farsi pisciare sul viso ed a leccare cazzi, fiche e culi.
Mary era colma di piscio, le mandibole le facevano male e la lingua aveva acquistato dei sapori nauseanti. Dovette leccare culi pelosi e sporchi, fiche ispide e sudicie e dovette ingoiare pisciate puzzolenti di ogni tipo.
Finalmente Mary potè liberarsi da quella scomoda posizione e, soprattutto terminò quell’umiliazione degradante.
Mary tornò nella sala, sempre camminando carponi, e vide una certa soddisfazione negli occhi di tutti i presenti. Era stata la loro latrina e tutti sembravano godere di quel fatto.
I sette non erano ancora soddisfatti e volevano umiliare ancora la povera Mary. Due di loro si allontanarono dalla sala e rientrarono dopo poco con al seguito un cane di razza alana. Mary nella sua costante posizione carponi aveva ai lati della testa gli altri cinque e non poteva vedere il cane, né percepì la sua presenza. Dal canto suo l’animale appena vide il culo di Mary in bella mostra si avvicinò e la montò penetrandola con la sua grossa verga dentro la fica. Mary sentì la penetrazione, gli uomini ai suoi lati si allontanarono e si accorse di essere montata da un cane. Rimase allibita sia dalla situazione, sia dal piacere che le stava procurando quella penetrazione. Il cazzo del cane era grosso e riempiva completamente la sua vagina. Il cane scopava con un ritmo incessante e Mary, suo malgrado, raggiunse diversi orgasmi. In sala tutti si accorsero del piacere che aveva provato Mary ed ognuno di loro catalogò la donna come una porca come poche. Il cane mostrò una resistenza incredibile: rimase a chiavare Mary per più di venti minuti senza alcun cedimento; uno dei sette chiamò una donna tra gli invitati e le ordinò
“Aiuta l’alano ad inculare la vacca”
La donna si avvicinò a Mary ed all’animale ed allontanò quest’ultimo dalla fica della femmina; quindi fu costretta a prendere il cazzo dell’animale in mano ed a infilarlo nell’ano di Mary che dovette subire l’ennesima umiliazione. Il cane inculò con gusto Mary che, naturalmente, raggiunse ancora un altro orgasmo.
Ad un certo punto Mary udì le parole che mai avrebbe voluto sentire:
“Vacca, fai un pompino al cane”
Mary avvicinò la testa al membro dell’animale e lo prese con vergogna in mano. Cominciò a masturbarlo, ma una mano le avvicinò la testa con forza all’arnese. Aprì la bocca, si fece coraggio, e leccò la cappella di quel cazzo. Poi spalancò le labbra ed infilò la verga dell’alano in bocca. Si mise a pompare ed il cane cominciò a gemere. Dopo circa cinque minuti Mary aumentò il ritmo del pompino e si ritrovò la bocca piena dello sperma del cane. Ormai nulla le faceva schifo ed inghiottì quel liquido puzzolente aspettando altre umiliazioni. Infatti attesero tutti che il cane pisciasse e lo fece direttamente sul viso di Mary.
Finalmente i sette andarono via lasciando Mary carponi al centro della sala grondante di piscio e sperma; come ultima beffa le tirarono vicino le pistole e scapparono via. Due tra i presenti si precipitarono a raccogliere le armi e si accorsero che erano giocattoli.
Mary si alzò in piedi e cercò il proprio abito. Uno degli invitati le disse che i sette avevano portato con sé il vestito e Mary cercò qualcuno che le prestasse qualcosa da indossare. Il puzzo che emanava era talmente forte che tutti si rifiutarono di darle qualcosa e Mary fu costretta a tornare a casa con indosso soltanto reggicalze, calze e scarpe, ma con la consapevolezza di essere diventata una vera porca.

 

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