La stronzetta di papà by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




L’emotività sfrenata, la passione incontrollata, la voglia di sesso mi hanno sempre contraddistinta. Sono una troia? Ma sì che lo sono! Forse sarà per questo che i maschi, tra le amicizie ed a lavoro, mi hanno sempre apprezzata. Sì sono una troia ed in questo ho preso da mia madre che tradisce spudoratamente papà. Sono una troia va bene, e sono anche una stronza. Lo ammetto. Mi piace giocare, divertirmi, prendere in giro, stuzzicare continuamente chi mi sta intorno specie se mi si mostra intimidito ed in completo imbarazzo. Pensate che per anni mi sono divertita a tormentare persino mio padre. Si trattenne le due volte in cui mi mostrai a lui nuda, appena rasata; si controllò anche quando gli infilai una mano in tasca e, con la scusa di cercar soldi, gli tastai palle e cazzo. Il poverino faceva di tutto per contenersi, ma io ero più brava e lui non sempre riuscì a resistermi.

Sono strani gli uomini. Gli mostri il corpo nudo e restano pietrificati, gli bisbigli una porcheria nell’orecchio e si scatenano. Non reagiscono mai come ti aspetti.

La prima volta che papà perse il controllo avevo ventidue anni. Era un bel uomo, alto e snello, dagli occhi verdi con tinte cerulee ed i capelli castani corti, un tantino brizzolati. Io sono una tipetta niente male, decisamente bassina, ma magra e con floride rotondità nei punti giusti. Quel giorno indossavo un perizoma e sopra una maglietta nera di una tuta. La tenevo ben aperta a formare una scollatura profonda. Con mamma incollata alla tv a seguire una telenovela, mi ero assicurata che le tette fossero ben in evidenza poi l’avevo raggiunto in camera sua mentre, in pigiama, leggeva disteso sul letto. Spalancai la porta con un “ta ta!”, lui si tappò le orecchie con le mani tentando di restare concentrato nella lettura. “Eccomi qui”, dicevo ridendo, lui si alzò: “Non è il momento, lasciami in pace”. Già sapeva che ero venuta per provocarlo, aveva ancora in mente la scena del giorno prima quando, nello specchietto retrovisore, tornando da casa di nonna con mamma accanto a lui, gli feci ripetutamente il gesto di un pompino con la mano chiusa che andava da destra verso sinistra e la lingua che mi gonfiava la guancia. Ora eravamo soli ed in camera sua. Mi avvicinai mettendo i seni in bella mostra. Lui ingoiò fissandoli. Incrociai le braccia e feci in modo che le tette salissero più su. “Stavo leggendo, che vuoi?”, brontolò. “Niente”, feci io con le tette a galla, “non posso stare un pò con mio padre?” e nel parlare mi inginocchiai davanti a lui. “Che fai?”, disse con una voce fioca e gli occhi catturati dalla scollatura. Tacqui. Dall’alto i miei seni dovettero apparire ancora più prepotenti, si vedeva che li desiderava. Aprii le mani e me li strizzai con uno sguardo da troia. “Smettila”, mi disse, io continuai. “E dai, sei sempre la solita, che vuoi da me! Vuoi farmi esplodere?!”, disse rabbioso. “Ok esplodi”, gli dissi e tirai fuori la lingua spalancando per bene la mia bocca. “No dai così no, mannaggia! Smettila!”, si disperava contorcendosi e stringendo i pugni. Io finsi di godere bofonchiando dal piacere e sussurrai: “Dammelo, ho sete”. Fu allora che perse ogni controllo. “Non puoi… accidenti a te!”, non mi resistette. Il viso avvampò e gli occhi divennero folli. Si tirò fuori il cazzo e me lo ficcò in gola afferrandomi la testa. Mi riempì la bocca, era grosso e gonfio. Mi teneva il capo con brutalità, strattonandomi avanti e indietro con entrambe le mani. Mi scopò la gola con forza. Sentivo il suo cazzo potente battermi dentro e, senza che se ne accorgesse, venni oscenamente bagnandomi tra le gambe. Lui continuò a fottermi la bocca, la sua foga era tremenda. Venne. Ne fece tanta e bella densa. Io l’ingoiai tutta poi tornai a fare la stronza. “Non ti permettere più! Maniaco!”, urlai rialzandomi. “La prossima volta vado a dirglielo a mamma! Ti faccio passare un guaio!”, sbraitavo fingendomi in cazzata. Lui era completamente mortificato, guardava a terra demoralizzato e si scusava: “Non so che mi è preso”. “Sei un pervertito ecco! Non ti permettere più!”, uscii agitata dalla camera sbattendo la porta poi scoppiai a ridere. Che bello era stato far perdere la ragione a mio padre, sentire quanto era porco, mangiarmi il suo cazzo e bere la sua sborra. Mi chiusi in camera super eccitata e mi masturbai fino all’ora di pranzo.

Accadde ancora una volta. Mi viene da ridere solo a ricordarlo. Ero in cucina ad aiutare mamma nella preparazione del pranzo ed indossavo un pigiama estivo bianco, aderente e leggero che non nascondeva il mio perizoma nero. Arrivò papà dandoci il buongiorno. Gli andai incontro. Si era lavato e vestito, indossava una camicia di quei modelli aderenti che evidenziavano petto e spalle. Era così sexy! “Buongiorno”, gli dissi sorridente. Poi, in una scenetta ripetutamente immaginata durante la notte, mi allungai sulle punte dei piedi e gli bisbigliai nell’orecchio: “Ho fatto un sogno”. “Che sogno hai fatto?”, mi chiese lui innocentemente ricambiando il mio sorriso. Riaccostai la bocca al suo orecchio ed ancora bisbigliai come una troietta: “Ho sognato che mi scopavi il culo”. Lui allibì, si sentì mancare, sbiancò. Io tornai accanto a mamma come se niente fosse, poi, di proposito, mi chinai per bene mettendomi a novanta gradi per guardare il pollo che cuoceva nel forno. Sapevo che mio padre mi stava fissando, sapevo che quel pantaloncino mi calzava attillato e provocante. Era tutto programmato, ma la cosa doveva finire lì, non avrei mai immaginato che mia madre ci mettesse del suo lasciandoci improvvisamente soli. “Caspita è finito il sale! Loretta tu controlla che il pollo non si bruci, vedo se me ne presta un po’ la vicina” e così dicendo uscì in tutta fretta. Io restai supina a guardare il pollo nel forno muovendo sinuosamente i fianchi e reggendomi con le mani sulla cucina. Con piacere, il rumore della porta di casa che si chiudeva fu accompagnato da quello della zip dei pantaloni di mio padre che si abbassava. Fu tutto così selvaggio! Sentii le sue mani sul mio corpo afferrarmi con brutalità ed abbassarmi il pigiama ed il perizoma quel tanto che bastava. Sapeva che c’era poco tempo e doveva approfittarne. Il suo cazzo era una potenza e me lo schiacciò tutto in culo di botto. Fu meraviglioso così. Nonostante non fossi vergine, mi sentii spappolare l’ano. Urlai, lui mi tappò la bocca e continuò a penetrarmi col suo cazzo duro poi mi sbatté ferocemente. Notò i liquidi che fuoriuscivano dal mio corpo a cascata bagnando il pigiama. Si accorse che mi piacevano quei colpi così irruenti. Era evidente, sbrodolavo travolta dalle sue pesanti bordate, barcollavo, facevo dei passettini in avanti, quasi crollavo sulle ginocchia. “Mi sfondi”, gli dissi con la bocca tappata e gridai ancora dal piacere. Ferma, completamente abbandonata a lui, godetti come una pazza e lui si svuotò prima che mamma potesse rientrare. “Sei impazzito!”, urlai libera dalla sua prese, rialzandomi perizoma e pigiama. “Ti è andato di volta il cervello? Pervertito!”, continuai ad inveire. “Adesso lo dico a mamma, porco!”, lo minacciai, ma lui scuro in volto mi implorò con voce stenta: “Scusa, scusa io… io non so a volte che mi prende”. “Porco!”, gli scandii fingendomi offesa. Mamma intanto tornava a casa, io corsi in bagno a lavarmi ed a cambiarmi, contenta, col sorriso sulle labbra. Che divertimento! Me la ridacchiavo come una matta. Voi che dite, sono o non sono una stronzetta?

Non immaginavo però che mio padre si preparasse a farmela pagare. Non me l’aspettavo. Dopo l’inculata in cucina, parecchie altre volte ancora lo stuzzicai, gli bisbigliavo sconcezze con mamma presente e finivo mezza nuda in bagno ogni volta che c’era anche lui. La sua vendetta però si consumò quando meno me l’aspettavo. Mi presentai sul terrazzo in una giornata di primavera intenzionata a sfidarlo ancora. Indossavo una t-shirt corta sopra l’ombelico ed una mini di jeans, completamente priva di intimo. Lui era ad annaffiare i gerani e quando mi vide voltò lo sguardo altrove. Già sapeva che andavo lì a tormentarlo. Mi strofinai sul suo corpo e gli baciai il collo. Lui continuava ad innaffiare i gerani. “Innaffi anche me?”, gli dissi sensuale col mio fare da troia lasciva. Mi aspettavo che potesse perdere la ragione da un momento all’altro, impazzire dalla voglia di scoparmi, lì sul terrazzo dove chiunque avrebbe potuto vederci affacciandosi dalle decine di finestre dei palazzi che circondavano casa nostra. Era quello che desideravo, mi eccitava terribilmente. “Innaffi anche me?”, gli ripetei come una gatta tastandogli il pacco, oscena e licenziosa. Restai sgomenta quando lui puntò su di me il gettito del tubo della fontana con la quale stava innaffiando i fiori. Urlai, mi disperavo, maledivo quello stronzo di mio padre ma lui mi annaffiò tutta. L’acqua era gelida, mi rattrappì la pelle. Provavo a proteggermi inutilmente con le mani ma fui zuppa, fradicia. Che stronzo! Che pezzo di merda! Grazie a quella sua bravata mi beccai una bella bronchite e fui costretta a restare a letto una settimana imbottendomi di medicinali. Non era meglio se mi scopava?

Eppure dovetti perdonarlo… Era mattino presto, per me quello era il secondo giorno di febbre e dormivo spossata. Mio padre sarebbe dovuto andare a lavoro come sempre ma pensò bene di farmi una sorpresa. Nel dormiveglia infatti vidi la sua sagoma muoversi nel buio della mia stanza attraversando la porta e socchiudendola alle sue spalle. Mi destai dal sonno: “Papà!?”. “Buongiorno tesoro”, mi fece lui sottovoce. “Che vuoi?”, chiesi stupita. Allungò le mani sul mio corpo, io stetti zitta. “C’ho voglia”, mi disse bisbigliando. Mi strinse i seni, io immobile mi godetti i suoi palpeggiamenti vogliosi. Era la prima volta che mio padre mi si mostrava così deciso. In giacca e cravatta, salì sul letto. Io da brava troietta schiusi le gambe, le allargai lasciando che lui vi si posizionasse dentro. Lontano dal mio sguardo papà tirò fuori il suo cazzo e, spostando il mio perizoma, lo infilò dentro di me. Era già bello ritto e gonfio. La cappella possente e calda tra le mie labbra mi annunciava una scopata rapida ed irruenta. E fu così. Si distese sul mio corpo, mi baciò i seni, il collo, la bocca. Io fui sua, mi abbandonai a quelle malsane voglie ed il mio risveglio fu magnifico. Sì dovetti proprio perdonarlo, se lo meritava. Da quel giorno fu così tenero con me! Ogni mattina prima di andare a lavoro mi raggiungeva sotto le coperte e mi consolava col suo cazzo in figa. Che goduria!

 

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La genesi di una prof dominata by Notorius [Vietato ai minori]




Questo è un racconto vero che pubblicai tempo addietro altrove che illustra una parte della mia storia con una donna che si è conclusa l’anno scorso. Logicamente ho solo modificato nome e luoghi della protagonista.

Come appare evidente dal mio nick e dai miei racconti amo dominare una donna. Mi scrivono spesso mariti che desiderano il mio aiuto per trasformare le loro mogliettine oppure direttamente le donne che sentono qualcosa dentro di loro che il loro coniuge non riesce a valorizzare o a far emergere o peggio…non vede.

Per dominare una donna, per me sono imprescindibili due valori: credibilità e rispetto. Posso pensare di aver successo con una donna da sottomettere solo se ai suoi occhi appaio credibile e avendo totale rispetto nei suoi confronti. Essere per lei un punto di riferimento non solo per la dominazione, fermo restando che poi ogni ordine sarà il mio.

In questo caso fui contattato da una professoressa di liceo della provincia di Catania. Aveva letto i miei racconti ed era stata affascinata dai miei modi insieme eleganti e perversi.

Lorella sposata con un figlio oramai grande, vive con un marito più adulto di lei che non ha saputo cogliere i cambiamenti della moglie durante gli anni di quel lungo rapporto. Mi scrisse che aveva cercato in più occasioni di stimolare in lui un cambiamento delle loro abitudini di coppia ricevendone uno sdegnato rifiuto. Mi scriveva per aiutarla a trovare in lei quella donna che pensava di essere senza sapere fino a che punto.

Lorella insegna in un liceo di un centro in provincia di Catania, città che reputo una delle più belle in Italia e dove vivrei senza problemi in quanto tra l’altro amo la Sicilia come il sud in generale anche se l’isola per me ha un fascino incredibile.

Cominciai ad ordinarle di uscire nel pomeriggio con abbigliamenti più femminili per ritrovare a poco a poco il gusto di essere guardata dagli uomini. La dimestichezza nell’essere sensuale.

A poco a poco la portai ad osare sempre di più per provare un’eccitazione crescente anche perché durante le nostre telefonate riuscivo a materializzare bene ed in modo erotico quello che avrebbe fatto di lì a poco e questo le procurava orgasmi sempre più forti.

Cominciammo quindi un percorso insieme fatto di episodi di esibizione, le insegnai alcuni atteggiamenti per poter eccitare un uomo senza essere particolarmente svestita.

Le feci ritrovare il gusto di scorgere l’erezione crescente sotto un pantalone di colui che la guardava.

Poi i primi episodi più spinti come la mano di uno sconosciuto in coda al supermercato, il cazzo di un benzinaio al di là del suo finestrino mentre faceva rifornimento con lei provocante all’interno dell’auto. Il tutto teleguidato dai miei sms o dalla mia voce in tempo reale.

Dopo alcune settimane era pronta per andare oltre. Lo desiderava con tutto se stessa. La prima volta fu con un sorvegliante del suo supermercato. Ne seguirono altri via via più completi.

Era cambiata, si sentiva femmina e viva e anche i problemi in casa messi in secondo piano in quanto il nostro rapporto le fava la forza per sopportare meglio quello che nella sua vita di coppia non funzionava.

Soprattutto la eccitava a dismisura che io ascoltassi in diretta le situazioni erotiche che lei viveva.

Intuivo però che quello che la eccitava maggiormente erano gli sguardi dei suoi allievi a scuola. Questo racconto descrive quello che successe e le cambiò del tutto la vita. In quanto come qualcosa non andò come pensavamo e la situazione ci sfuggì di controllo.

Settembre 2014, giorno di apertura delle scuole. Alla seconda ora ricevo un suo sms:

-Padrone un ragazzo della mia nuova quarta mi guarda con insistenza da quando è entrato.
-Non fare nulla, rispondi solo allo sguardo
-Lo regge…. mi spoglia….mi squadra dall’alto in basso mentre spiego

Alla fine di quella mattinata la obbligai a rimanere in auto nel parcheggio della scuola mentre parlavamo, toccandosi con gli allievi che defluivano accanto e alle mie orecchie arrivò un lungo incredibile orgasmo.

Due giorni dopo la mandai a scuola con una gonna con spacchetto, non abissale, ma eccitante, camicetta a bottoni, giacchino e scarpe a tacco alto. Iniziò una prima settimana in cui non le feci fare nulla, solo essere seducente.

Mi confessò che quel giovane rozzo con coda di cavallo la eccitava molto. Sapevo della composizione delle sue classi fatte da ragazzi che provenivano da quartieri non di certo facoltosi. Il lunedì della terza settimana le diedi degli ordini precisi prima che entrasse come ad esempio spostare quel ragazzo dal posto davanti alla sua cattedra in una zona remota della classe. Per dare a lui un segnale di potere. Le avrei ordinato di risistemarlo davanti in seguito.

Ecco attraverso gli sms che ci scambiammo in tempo reale quello che accadde in quell’ora:
-padrone ho fatto quel che mi hai chiesto, lui si è sistemato dietro, ora esco un secondo perché il preside mi deve comunicare qualcosa

-brava troietta quando rientri accavalla le gambe senza esagerare e muovi piedino

-padrone quando sono rientrata lui era di nuovo al posto davanti alla cattedra…mi guarda…sorride

-bene ci sa fare il giovane porco, ora accavalla. Una cosa importante, puoi anche rinunciare, ma se lo farai poi non mi fermerò

-l’ho fatto padrone…. ha chinato la testa…. mi fissa le cosce, sono bagnata.

-bene ora senza guardarlo accarezza la coscia della gamba accavallata mentre spieghi

-cavolo! ha aperto le gambe….. si è guardato il pacco e poi ha puntato fisso gli occhi nei miei

-fai in modo che la gonna ….salga un filo di troppo

-ma padrone cosi si vedranno le autoreggenti, ti ho detto che oggi le indosso

-è quel che voglio schiava….come lo vuoi anche tu. Fallo!

-mio Dio padrone….si sta toccando la patta….me lo fa vedere con il movimento della mano…muoio

-ora senza guardarlo lascia le tue belle cosce leggermente …..aperte mentre ti guarda

-mmmmmm sta aprendo zip….si infila la mano dentro.. che porco

-muovi leggermente di lato le tue gambe … sei bravissima

-cazzo….. lo ha tirato fuori…..me lo sta facendo vedere mentre lo mena..vengoooo

Quell’ora terminò con entrambi in uno stato di eccitazione incredibile. Il giorno dopo Lorella mi scrive a metà mattinata.

-padrone ho trovato un biglietto nel registro…. ”sei una figa e una troia….un giorno ti scopo di sicuro”

A causa di quel biglietto decidemmo di fermarci per vedere se accadeva qualcosa. Passarono un paio di settimane tranquille, ma durante le nostre telefonate mi sembrava di captare in lei una certa delusione quindi tornai alla carica ordinandole di vestirsi come nell’occasione che vi ho descritto sopra.

Quell’ora fu incredibile con Lorella che ad un certo punto non ce la fece e al riparo dalla cattedra si toccò in quanto troppo eccitata dalla vista di quel giovane cazzone duro che il giovane le aveva riproposto.

Passarono due giorni. Un venerdì mattina ci sentimmo come al solito prima che lei entrasse a scuola. Erano le 8, lei aveva detto a suo marito che iniziava alle 8:15 ma in realtà era una scusa per sentirmi visto che la sua prima lezione era alle 9:10.

Quella mattina mi disse che era vestita con un tubino nero con spalle nude e scarpe a tacco alto. Non aveva quella classe, ma le ordinai di passarci davanti per farsi vedere dal giovane che si chiamava Turi.

Ci salutiamo dandoci appuntamento telefonico per le 12 all’uscita. Stavo percorrendo la strada che va verso il mio ufficio quando sento squillare il cellulare con il suo numero sul display. Stupito per la cosa accetto la chiamata e….

tutto…cambiò in quel momento.

Sentivo dei tacchi che camminavano sul pavimento e un respiro affannoso. Capivo che era lei che stava salendo o scendendo delle scale. Avrei voluto chiederle qualcosa, ma preferii attendere di capire cosa stesse accadendo. Ad un certo punto il rumore tipico di una porta che si apriva e che dopo qualche istante si richiudeva. E di colpo la sua voce esitante che leggermente rimbombava:

-Turi ora mi spieghi che cos’è questa storia e come mai voi tre mi avete ordinato di seguirvi

-vede prof l’ho fatto nel suo…interesse … minchia ma oggi è proprio figa

-senti lascia perdere queste galanterie da stadio e veniamo al dunque non ho tempo da perdere con voi

-ti piace far tirare il cazzo ai poveracci come noi vero prof?

-senti Turi se ho esagerato non era voluto e non si ripeterà, ora dimmi che volete e poi lasciatemi andare

-calma calma prof … lo decidiamo noi quando te ne vai ehi ragazzi guardate le zinne della prof.. mica male vero?

-eh no adesso è troppo, faccio finta di non aver sentito altrimenti dovrei andare dal Preside

-ci vada prof , su ci vada, cosi magari gli fa vedere anche questo eh prof?

-ehm che cosa?…..e tu tieni a posto la mano che cazzo fai?

-ti palpa il culo prof…. ad Antonio il tuo culo piace molto…va pure dal Preside e fagli vedere questo bel filmatino ….guarda come sei troia sei qui dentro prof…..vedi quanto si vede bene la tua fessa?

-dammi subito quel cellulare Turi è un ordine….no basta lasciatemi che.. cosa fate?

-li senti i loro cazzoni eh prof? …. Adesso capisci quanto ci facevi tirare il cazzo vero? Ora o fai la brava …..o questo video finisce dal preside…e magari anche al cornuto a casai ..ti è chiaro eh troia?

-no dai cazz…o non puoi…farm…questo non voglio …. Dai dammi quel video….giù quelle mani maiali

-su slinguami prof … è dal primo giorno che in quella bocca da pompinara voglio ficcarti di tutto

-aggfhhh no…caz….zo no…..mmmm ….aggffff”

-Turi la prof fa tanto la verginella, ma è già fradicia la troia…

-Giù prof , in ginocchio…sucaci il cazzo se non vuoi che quel video….

-mmmmmmhhh bast mmmmmm ardi….

-brava… accussì accussì …sarai la nostra troia….quando vorremo. Ora…suca suca

-Turi me la fotto per primo…la troia….. mmmmm cazzo che figa cazzo, pigghialo pigghialo tutto ….

–mmmmmm cazzo cazzo mmmmmmmmm mi stai …spaccando mmmmm

Quella mattina se la scoparono per un’ora facendole di tutto con lei che godeva da pazzi. Per due mesi fu la loro troia. Ogni tanto la chiamavano e se la facevano, una volta anche a casa sua quando il marito era via per lavoro. La scoparono per due ore in camera sul letto matrimoniale.

Poi due di loro si fidanzarono e quindi la cosa terminò, ma la mia schiava continuò ad avere voglia di giovani cazzi cercando di stare più attenta a non farsi fotografare o filmare cosa che difatti in seguito riuscì ad evitare.

Quell’episodio le fece scoprire definitivamente un suo lato che mai aveva veramente considerato e che la eccitava più di ogni altra cosa. Il fatto di essere sottomessa sessualmente e ricattata. Mi confessò che anche in seguito non aveva mai più goduto così tanto come con quei tre giovani che potevano decidere del suo futuro.

Un racconto diverso dai miei precedenti, forse crudo, ma del tutto reale. Spero vi sia piaciuto.
Ringrazio fin da ora se qualcuno/a vorrà condividere con me sensazioni e reazioni.

Notorius47@yahoo.it

 

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La Storia di Monica – Cap. 1.3 – Daniela e Nadia by Serena [Vietato ai minori]




La Storia di Monica – Cap. 1.3 – Daniela e Nadia di Serena New!
I primi mesi del mio tirocinio presso Manlio furono intensi e gratificanti.
Lui provvedeva in maniera fin troppo discreta a tutte le mie piccole esigenze, compresa una piccola auto usata che mi regalò per permettermi di spostarmi meglio. Inoltre mi trovò, ma soprattutto mise mano al portafoglio per pagarmi un piccolo appartamento, che era anche molto vicino al ‘nostro’ ufficio. Oltre al tempo in cui eravamo insieme per lavoro, e durante il quale non fu mai in alcun modo tenero, passavamo mediamente un paio di serate a casa sua, anche se non erano necessariamente dedicate al sesso. Manlio era, infatti, un instancabile oratore, e sentirlo parlare delle sue cause era per me molto appagante, oltre che fonte d’apprendimento.
L’unica nota negativa era data dall’avvocato Nadia Panetta, detta anche ‘sua divorziosità’, una civilista che di fatto era una vera e propria cassa continua per lo studio, data la sua bravura nelle separazioni fra le coppie più facoltose di tutta la regione.
Nadia era il perfetto opposto di Manlio, una quarantenne fin troppo appariscente con due tette tanto grandi quanto finte, che sembrava comprare solo vestiti di una taglia inferiore per far risaltare ancor di più le sue forme. Trattava inoltre in modo davvero dittatoriale la sua assistente Daniela, una biondina tuttopepe, neolaureata come me che la seguiva come un cagnolino, sempre pronta ad esaudire ogni suo capriccio.
Quello che mi fu subito chiaro è che dovevo in qualche modo andar d’accordo anche con Nadia, vista la sua posizione di forza all’interno dello studio, anche se il solo vederla mi faceva venire il nervoso. Infatti a volte sembrava quasi che più che alle pratiche, pensasse a come mettermi in cattiva luce con Manlio, il quale non poteva certamente non darle ascolto, anche se quando eravamo soli quasi si scusava per averla dovuta sentire.

Non sapendo a chi rivolgermi per un consiglio, decisi d’andare a trovare Flora, sperando che lei conoscesse qualche segreto su quella donna.
“Dagliela.”
La singola parola detta da Flora m’impietrì, ma in cuor mio sapevo che era difficile che quella donna potesse non aver ragione.
“Hai detto ?”
“Hai capito benissimo, e tieni presente che questa volta non chiedo nulla in cambio per quel che so. Nadia Panetta è una troia del tutto particolare, non si fa problemi se davanti ha un uomo o una donna, basta che siano giovani e disponibili. Le piace il sentirsi onnipotente, vedere gli altri che si sottomettono alle sue volontà, però non è una vera e propria dominatrice. Perchè in fondo vuole solo godere il più possibile, e si stanca fin troppo velocemente di chi si porta a letto.”
“Quindi se io ci vado a letto poi lei mi lascia vivere in pace ?” chiesi un po’ ingenuamente.
“Si perché dopo sarai solo l’ennesima tacca nel suo bastone delle conquiste. Vedi tu sei entrata in quello che non solo è uno studio legale, ma un insieme di centri di potere con i quali devi convivere. Manlio ti può proteggere dalle invidie dei piccoli, ma non certo da una troia come Nadia, che sino a quando non capirà che sei inoffensiva, non ti darà tregua.”
“Ma Daniela è con lei da mesi !”
“E’ vero come lo è che è una ragazza la cui famiglia è molto legata a certi ambienti, e che quindi a suo modo serva a Nadia per incrementare la sua clientela.”
“Va bene ma come dovrei comportarmi, insomma con Manlio è stato facile visto che sapevo come muovermi.”
“Semplice, tu falle capire che sei disponibile, il resto verrà da se.”
Mentre tornavo a caso non riuscivo a smettere di chiedermi a quanti compromessi stavo scendendo per mandare avanti la mia carriera. Perchè se da un alto con Manlio non mi sentivo sporca, adesso dovevo andare a letto con una donna che non mi piaceva per nulla, solo per non farmi ostacolare da lei.

L’occasione per sistemare la situazione si presentò molto presto, nella sua forma più consueta : la preparazione dei fascicoli per una causa.
Non appena udii che lei e Daniela erano indietro con una documentazione, mi feci avanti offrendomi volontaria per fotocopiare e mettere in ordine tutte le carte necessarie.
Così mentre Daniela faceva avanti e indietro verso la fotocopiatrice, io rimasi nell’ufficio di Nadia a sistemare i documenti, stando sempre in piedi china sulla scrivania e sculettando ad ogni occasione.
Notai che lo sguardo di Nadia cambiò ben presto, passando dalla sua solita freddezza, ad uno molto più ‘interessato’ e poco discreto. Fingendo d’aiutarmi mi sfiorò diverse volte, ed io non feci mai nulla per allontanarmi, anzi sorridevo ad ogni contatto senza però diventare mai troppo provocante.
Solo quando ogni documento fu a posto, m’appoggiai col sedere sulla scrivania e alzai la gonna con la scusa di sistemarmi le autoreggenti.
Nadia non perse un secondo e s’avvicinò a me per passare un dito nella scollatura della mia camicetta, partendo dal colletto e fermandosi sopra il primo bottone che era ancora chiuso.
“Sei molto brava con i documenti.” mi disse quasi sfiorandomi col viso “Ma non credo che le tua abilità si fermino alle carte.”
“Troppo gentile, ho fatto solo un favore ad una maestra.” le risposi sorridendo ma senza spostarmi di un millimetro.
Lei mi aprì un paio di bottoni della mia camicetta, e quando vide che continuavo a rimanere immobile, slacciò quelli che erano ancora chiusi e scoprirmi quindi la pancia.
“Hai davvero un bel seno.” mi sussurrò all’orecchio.
Non potevo più rimanere ferma, così spostai la testa quel tanto che bastava per far si che le nostre labbra si toccassero anche se per un solo attimo.
A quel punto Nadia non ebbe più freni, non solo fece passare una mano dietro la mia testa per potermi baciare con maggior calore, ma con l’altra mi scoprì un seno che divenne il centro delle sue attenzioni.
La sua bocca divenne quasi una ventosa sul mio capezzolo, che tirò tanto da farmi quasi male, anche se allo stesso tempo mi diede un brivido di piacere, che non potei nascondere. Poi iniziò a girarci intorno con la lingua, tenendolo però sempre fra due dita in modo che rimanesse turgido, finendo col salire con la bocca sino alla mia.
Questa volta il bacio che ci scambiammo fu molto più passionale, le nostre lingue si trovarono sospese per aria in un intreccio senza fine, mentre le mani scorrevano alla ricerca li lembi di pelle ancora da scoprire.
Quando le liberai un seno fui colpita dalla sua dimensione, tanto che sfiorai il capezzolo quasi con paura.
“Stai tranquilla che non scoppia.” mi disse ridacchiando.
Quasi per scusarmi della mia stupidità le presi ben in mano il seno ed iniziai a mordicchiare il capezzolo fingendomi affamata, ma non fu un gioco che durò a lungo.
Proprio quando avevo tolto del tutto camicetta e reggiseno a Nadia, arrivò Daniela col suo consueto passo da modella.
“Non ti posso proprio lasciare un minuto che subito mi tradisci.” disse la praticante subito prima di baciare Nadia. “Anche se la tua nuova amica non è proprio niente male.”
“In tre ci si diverte di più.” sentenziò Nadia aprendo la camicetta di Daniela “Senza dimenticare che so che Monica ti piace.”
Ci ritrovammo a spogliarci a vicenda baciandoci in bocca e sul seno, sino a quando Daniela non fece sdraiare Nadia sulla scrivania, che ormai aveva indosso solo le mutandine.
Mentre loro due continuavo a baciarsi, io sfilai l’ultimo capo d’intimo della donna per potermi dedicare alla sua passera. Per un attimo pensai che era la seconda volta in poco tempo, che mi ritrovavo davanti la fica di una donna ben più avanti negli anni di me, ma che in fondo tutto ciò non mi dava alcun imbarazzo.
Il monte di Venere di Nadia era però molto diverso da quello di Flora, non solo era completamente depilato, ma di dimensioni a dir poco notevoli, tanto da far apparire il mio poco più di una collina.
Mi bastò però far passare la lingua in mezzo alle sue gambe per far rientrare i miei pensieri al loro posto. Nadia infatti iniziò a gemere fin da subito senza badare in alcun modo al proprio contegno, facendo si che i suoi mugolii fossero attenuati solo dai lussuriosi baci di Daniela.
L’atmosfera diventò subito incandescente tanto che mi ritrovai il perizoma leggermente bagnato, anche senza essermi mai toccata in alcun modo. Quando vidi Daniela iniziare a scendere con le sue labbra dalla bocca di Nadia verso la mia, aspettai quasi con ansia che le nostre lingue si toccassero, prima d’unirle per dare ancora più piacere alla sua mentore.
Nadia sembrava sempre ad un passo dall’orgasmo, ma allo stesso tempo reclamava sempre più piacere.
“Fatemi godere mie piccole troie. Voglio di più !” ci disse quasi minacciandoci di chissà che.
Presi allora due dita e le infilai con una certa decisione nella passera della donna, seguita quasi subito da Daniela che fece la stessa azione. Nadia diventò per un attimo un blocco di marmo quasi sospeso per aria, prima di ritoccare la scrivania ed avere l’apice del piacere. Non appena il suo respiro si fece più regolare, e non ci volle stranamente molto, s’alzò quasi baldanzosa invitandomi a prendere il suo posto sulla scrivania, cosa che fece dopo essermi tolta il perizoma.
Mi ritrovai la lingua di Nadia che colpiva come una frusta la mia passera, e Daniela che mi baciava in bocca togliendomi il respiro. La ragazza però non volle rimanere solo attiva, così si mise sopra di me offrendomi la sua fica glabra. Riuscii però a darle ben poco piacere, perchè la sua bocca s’unì a quella di Nadia facendomi godere senza ritegno.
Le due infatti non solo si divertivano a leccarmi ogni anfratto intimo, ma quando si fermavano per scambiarsi i miei umori, mi masturbavano in modo quasi furibondo, una penetrandomi con diverse dita, e l’altra stringendomi il clito con i polpastrelli, per poi torcerlo il più possibile. Era fin troppo chiaro che non ero la prima donna a finire in mezzo ai loro giochi erotici, ma in fondo questo era l’ultimo dei miei pensieri, presa com’ero a godermi ogni singolo istante di quel rapporto.
Messa in mezzo a due amanti così scatenate, non impiegai molto a raggiungere il mio sospirato orgasmo, che non urlai solo perchè poggiai la bocca sulla fica di Daniela.
La ragazzo reclamò ben presto ben altre attenzioni, così non mi rimase che scendere dalla scrivania per lasciarle il posto. Lei però non si sdraiò di schiena come avevamo fatto Nadia ed io, ma si girò offrendoci il suo bel culo.
Nadia non perse un attimo, ed iniziò a leccarle la fica da dietro, lasciando che io mi dedicassi all’entrata posteriore. Dopo aver fatto cadere un po’ di saliva sull’ano, infilai una falange nel buchetto, per poi togliere il dito e sostituirlo con la lingua. Ripetei più volge il gioco sino a quando l’apertura non fu bel lubrificata, tanto da poter esser violata da due dita.
“Sei più perversa di quel che pensavo.” mi disse Nadia dopo avermi baciata.
Così stimolata continuai a sodomizzare Daniela senza però esser mai violenta, cercando anzi d’usare il più possibile la lingua al posto delle dita. Nadia invece non si fece alcun problema ad infilarle nella fica quasi tutta la mano, lasciando fuori solo il pollice, pur di far venire in fretta la sua assistente. Alla fine anche la ragazza ebbe l’orgasmo, che però la lasciò a lungo sulla scrivania, incapace di fare anche il minimo movimento.

“Sai dove abito ?” mi chiese Nadia mentre si rivestiva.
“Si perchè ?”
“T’aspetto per continuare la serata, prima però mettete tutto a posto, così ho anche il tempo di prepararti una sorpresa.”
Senza dire altro l’avvocatessa si dileguò lasciandoci sole.
“Ma è sempre così stronza ?” chiesi alla mia collega un po’ stizzita.
“Si ma non te la devi prendere. Non è stronza come sembra, solo si diverte a fare quel personaggio. Però ora datti una sistemata e va da lei, anche se non l’ha detto non vede l’ora d’averti senza di me.”
“E tu non dici nulla ?”
“E cosa ? Non sono certamente la sua donna, quindi di chi dovrei esser gelosa ? Tanto so che noi due stando qui dentro, prima o poi ci ritroveremo come siamo adesso, nude e appagate dopo un bel rapporto.”
Pensai che Daniela aveva in fondo ragione da vendere.
Perchè farsi troppi scrupoli per una serata di sesso, se questa alla fine risultava piacevole ?
Era davvero importante che con me a letto ci fosse una donna che poteva esser mia madre, se era in grado di farmi urlare nei momenti dell’orgasmo ?
Decisi così d’andare da Nadia con lo spirito più godereccio possibile, indossando sotto l’impermeabile solo l’intimo, e mettendo gonna e camicetta in un sacchetto.

Per mia fortuna quella sera non c’era una bava di vento e le strade erano quasi deserte, così non ebbi nessun problema ad arrivare a casa di Nadia senza dare scandalo.
Lei mi aprì la porta letteralmente fasciata in un miniabito verde smeraldo, che la rendeva quasi volgare, che mi fece subito comprendere la sua intenzione di non perdersi in chiacchiere.
“Ho preparato una piccola selezione d’oggetti che credo ti piaceranno.” mi disse mostrandomi una grossa scatola in legno posta al centro di un tavolino. “Dai aprila.”
Non appena sollevai il coperchio, uscii dalla mia bocca un piccolo sospiro dettato dalla sorpresa.
La scatola infatti conteneva diversi dildo dalle forme e materiali più diverse, e trovai perlomeno bizzarri quelli in plexiglas più ricurvi.
“Anch’io ho una piccola sorpresa per te.” le dissi togliendomi l’impermeabile e avvicinandomi alle sue labbra.
Ci baciammo con foga, mentre le sue mani quasi mi graffiavano la schiena, le mie le sollevarono l’abito, scoprendole così il culo nudo, che iniziai a palpare con forza.
Lei si sfilò l’abito mostrandomi nuovamente il suo fisico, un misto d’esuberanza naturale e cura maniacale per mantenerlo ad alto livello. Con la bocca scesi con tutta calma dalle sue labbra sino al monte di Venere, fermandomi poco su quelle tette che per lei erano certamente un vanto. Io però ero molto più attratta dalla sua passera, che più leccavo e più trovavo incredibile per le dimensione.
Passai la lingua su ogni poro di tanta magnificenza, senza mai usare le mani se non per tenerla aperta, succhiando quasi con avidità ogni liquido che usciva da quella fonte.
A differenza di quanto successo in ufficio, questa volta Nadia fu molto più lenta nel farsi travolgere dal piacere, ma ciò non fu affatto un problema, anzi ero felice di vederla godere con tutta calma.
“Ora scopami.” mi disse andandosi a sedere sul divano davanti al tavolino coi giochi erotici.
Non sapendo quel dildo prendere, scelsi quello che pensavo fosse più facile da usare, un tubo d’acciaio leggermente ricurvo, che terminava da un lato con una pallina e dall’altra con un cono senza punta.
Dopo essermi accucciata fra le sue cosce spalancate, le diedi due veloci colpi di lingua proprio nello spacco della passera, prima di penetrarla col dildo dal lato del cono. Non appena la punta del dildo iniziò la sua funzione di stimolazione, Nadia fu nuovamente incontenibile, tanto che feci non poca fatica a rimanere al mio posto. Soprattutto le cosce sembrava avessero una vita tutta loro tanto si muovevano apparentemente senza senso, finendo però quasi sempre con lo sbattermi contro.
Nonostante ciò mi divertivo parecchio nel far godere Nadia, forse proprio perchè durante l’amplesso si concedeva senza alcuna remora, prendendosi così tutto il piacere che la sua amante di turno le poteva regalare. Ogni tanto rallentavo i movimenti del dildo, compensando con lunghe passate di lingua dentro tutta la passera.
“Fammi venire, non resisto più !” mi disse quasi urlando.
Accelerai così la masturbazione col dildo sino a portarla alla soglia dell’orgasmo, a quel punto feci scivolare dall’alto dentro la sua fica il mio pollice, in modo da mettere il suo clito fra questi e il dildo stesso.
Nadia venne con tanta violenza che quasi schizzò il proprio piacere come un uomo, per poi rimanere senza fiato e forze sul divano. Io però non le diedi tempo di riprendersi, e senza toglierle il dildo dalla passera, mi misi al suo fianco ed iniziai a baciarla togliendole quel poco di respiro che ancora aveva.
“Non vuoi vedermi godere ?” le chiesi dopo averle pizzicato delicatamente un capezzolo
“E chi non lo vorrebbe.” mi rispose aprendomi le gambe e inginocchiarsi in mezzo a loro.
Lei non perse un solo istante in preliminari, ma si tuffò nel centro del mio piacere, prendendolo a colpi di lingua alternati a piccoli schiaffetti.
Mi persi subito fra sospiri e mormorii che ben riflettevano quanto stessi godendo, abbandonandomi completamente ad ogni sua voglia.
Nadia mi fece scivolare verso il basso quel tanto che bastava per avere libero accesso anche al mio ano, verso il quale rivolse le stesse attenzione che prima aveva avuta la mia fica.
“Ora chiudiamo questo buchetto così dopo ti scopo come meriti.” mi disse sodomizzandomi con un piccolo plug.
Quando poi prese uno strano dildo in plexiglas non molto grosso, ma dotato di moltissime piccole sporgenze, mi rilassai il più possibile quasi in trepida attesa di quella penetrazione.
Nadia non solo m’infilò tutto il dildo dentro con solo due affondi, ma dopo prese a farlo ruotare anche se di poco, facendo si che le sporgenze di cui era dotato, strusciassero contro l’interno della mia fica, facendomi urlare dal piacere.
Adesso ero io a non pormi più alcun freno, arrivando quasi ad insultare Nadia pur di non farla smettere. Quando poi durante le sue corse il dildo veniva quasi a contatto col plug, era come ricevere una vera e propria scarica elettrica direttamente nel cervello.
Nadia fu davvero eccezionale nel prolungare al massimo il mio piacere, rallentando ogni volta che m’avvicinavo troppo all’orgasmo, ma quando fu il momento accelerò tanto la mano da farmi quasi male.
Rimanemmo a lungo senza dire una sola parola, sino a quando non m’alzai anche se ancora un po’ tremante sulle gambe.
Come mi vide in piedi lei tornò ad essere la ‘solita stronza’ alla quale mi stavo abituando.
“Tieni il plug nel culo e rivestiti, per quel poco che hai da mettere, poi vattene a casa tua.”
Mi rimisi reggiseno e perizoma per poi coprirmi coll’impermeabile, pensando a dove avrei potuto mettermi anche gonna e camicetta che erano ancora in macchina.
“Ci si vede domani in ufficio.” mi disse prima di chiudermi fuori da casa sua.
Presi la macchina per dirigermi nel parcheggio di un piccolo centro commerciale vicino casa sua, e li rivestirmi per poter tornare a casa senza problemi. Percorrendo quei chilometri che mi separavano dal mio monolocale pensai se dovevo dire a Manlio quanto era successo. Da un lato lui mi aveva sempre detto che ero libera d’avere la vita sessuale che volevo, ma da un altro si trattava sempre di qualcosa che implicava il lavoro.
Decisi di mantenere il segreto, pur sapendo che con Nadia di mezzo non era certo che sarebbe rimasto tale.

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