03 – Dolcemela: Inizia il gioco. by Euripide [Vietato ai minori]




03 – Dolcemela: Inizia il gioco. di Euripide New!

Quel giorno me ne andai molto presto, il lavoro mi chiamava, a Dolcemela mi fermò all’alba per essere baciata lungamente, il suo corpo Read more “03 – Dolcemela: Inizia il gioco. by Euripide [Vietato ai minori]”

 

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Io e mia sorella parte 2a




Scritto da Ganimede69,
il 2015-09-25,
genere incesti

Ci svegliammo e nudi mangiammo qualcosa. La nostra unione era totale. Lei mi faceva vedere le cose che voleva io facessi, semplicemente indicandomele, e io mi muovevo. Lei quasi anticipava i miei desideri guardandomi solo negli occhi. L’attrazione fisica tra noi era una cosa sconvolgente, dolorosa. Io resistevo, solo poco più di lei. Se eravamo nella stessa stanza non potevamo non toccarci, non baciarci di continuo. Lei era visibilmente turbata dall’attrazione sessuale che aveva per me. Mi confessò che in mia presenza era costantemente bagnata, addirittura grondante. “L’altra sera sono venuta, e tu non te ne sei accorto… C’era mamma vicino a me, e ho dovuto farmi forza per non gridare. Tu eri seduto dall’altra parte e io ti guardavo. Ho stretto le gambe e ho sentito arrivare un orgasmo fortissimo, da dentro la mia pancia. Non mi era mai capitata una cosa simile… Ho paura”. La baciai teneramente, senza lussuria, perché vidi che era veramente preoccupata. Teneva lo sguardo basso. “Sto rifiutando diversi appuntamenti… Semplicemente non ho interesse nell’uscire con gli altri uomini. Voglio fare sesso solo con te. Voglio stare solo con te… Non riesco a pensare ad altro. Davvero, sono un po’ preoccupata da questa cosa”. Le baciai il collo, poi le spalle, e poi prendendole le tette tra le dita presi a leccarle i capezzoli. “Uuuuhhhmmm… Ecco, lo sapevo… Cazzo non capisco più niente quando fai così! Inizia a girarmi tutto, godo praticamente subito! Non ragiono più… perché?” Mi fermai. “Sei una donna stupenda, e credo che io e te siamo compatibili quasi al 100×100 in tutto. Tu vedi in me il maschio ideale perché io ti piaccio per come sono, ma tu sai di essere la mia padrona, sai di potermi dominare, dall’alto del tuo essermi maggiore. Quindi è un compromesso perfetto, e vale anche per me, al contrario: io sono dominante geneticamente su di te, ma riconosco la tua supremazia su di me, la accetto anzi, la voglio. Noi ci adoriamo perché sappiamo che c’è un legame indissolubile tra noi. Il sesso l’ha solo cementato, l’ha reso solido, ma c’è sempre stato”. Lei mi guardava sbalordita. Non si aspettava, non da una ragazzo così giovane suppongo, una spiegazione così logica e semplice. Eravamo seduti sul “nostro” divano. Senza dirmi una parola si alzò, venne davanti a me, e si inginocchiò. Allargai le gambe e le si appoggiò col suo viso sul mio uccello. “Io sono tua. Forse lo sono sempre stata, hai ragione. E penso che ormai sarò perduta per questo”. Chiuse gli occhi e cominciò a farmi un dolcissimo e lentissimo pompino. C’era uno specchio che rifletteva la nostra immagine. Fu come vedere un re sul trono e la sua schiava che lo adorava. Le accarezzavo le guance e le toccavo le orecchie come se fossero la sua figa. Lei rabbrividiva di piacere. Mi leccava il cazzo per tutta la sua lunghezza. Apriva gli occhi, sorrideva al mio uccello, soddisfatta del suo lavoro, li richiudeva e ricominciava a pompare. Mi stava letteralmente scopando con la bocca, e ne godeva anche lei. Respirava dal naso e ansimava di piacere. La avvertii che se continuava così sarei venuto, presto. Volevo darle anch’io tutto il piacere che potevo scopandomela. Lei continuò il suo su e giù con la bocca anzi, incrementò il ritmo. La presi per la coda dei capelli, sollevandola e togliendomela da sopra il cazzo “Fa piano, mi stai facendo sborrare” e la baciai mettendole la lingua in bocca. Per tutta risposta lei mi guardò sprezzante e mi tolse la mano dai suoi capelli, mi appoggiò le mani sulle cosce e mi spompinò con ancora maggior forza e ritmo. C’erano solo la sua bocca e il mio cazzo. Le dissi che stavo per venire: aumentò ancora il ritmo. Con un urlo le fiottai in bocca e in gola il mio seme. Lei pompò un paio di volte ancora e poi si fermò, con tutto il mio cazzo pulsante in bocca. Sentivo la sua lingua che si muoveva sotto e intorno la mia cappella. Succhiò ed emise un paio di ‘gurp, gurp’ gutturali e profondi. Io sussultai di piacere e di lussuria, tenendola sempre per la sua bellissima criniera. Si ritrasse, ed emise un lungo e soddisfatto ‘Aaahhhh’. Mi aveva svuotato completamente, facendomi godere in maniera fin scioccante. La guardai: era soddisfatta, compiaciuta del suo sforzo, del quale aveva appena bevuto il succo. Capii che aveva voluto sancire la sua devozione verso di me, la sua nuova posizione di sudditanza, e che ne era felice, consapevole che questo era giusto. Sapeva benissimo che non l’avrei mai tradita, che non le avrei mai fatto del male, che sarei sempre stato suo, anche se avessi avuto un milione di altre donne. Aveva ragione. Venne ad appoggiare la testa sul mio petto, rannicchiandosi in posizione fetale. Io le accarezzavo i capelli, facendomeli scivolare tra le dita. Attese con pazienza che io mi riprendessi, che tornassi pronto. Mi portò da bere, soddisfò ogni mio più piccolo desiderio o bisogno, davvero come una schiava adorante con il suo padrone, che sa benissimo essere poi il vero schiavo. Sentiva chiaramente l’adorazione che provavo per lei e ne era estasiata, soddisfatta, appagata. La feci sdraiare sul divano e la baciai letteralmente dalla testa ai piedi. Poi mi fermai sulla sua figa sgocciolante. La leccai fino a che lei mi chiese di fermarmi, perché l’avevo resa dolorante. Persi il conto degli orgasmi che le diedi. Non mi sentivo più la lingua e le mascelle mi dolevano. In bocca avevo tutto il suo sapore, acido e dolcissimo. Lei se ne accorse e si preoccupò “No! Non volevo che soffrissi! Povero tesoro mio…”. Venne il suo turno di baciarmi ovunque, e io sdraiato la lasciavo fare. Poi si fermò. “Prima, dico ‘prima prima’, è stato come entrare in un altro mondo. Non mi sono mai drogata, ma penso che sia così quello che si prova. Per un attimo mi è sembrato che il mio corpo esplodesse e si espandesse all’infinito. E’ stato al di là del piacere, del sesso, della lussuria… molto di più. Grazie”. L’armonia che si creava tra noi quando lei mi parlava così, era talmente profonda, totale, avvolgente, che poi tornare alla normalità era quasi doloroso, anche a livello fisico. Il cervello si rifiutava semplicemente di staccare la connessione tra noi, dato l’enorme piacere, il benessere totale che ne traeva. Era logico a pensarci. L’unica maniera per far calare la tensione emotiva e sentimentale tra noi era scopare, capimmo. L’orgasmo, soprattutto il mio, interrompeva per qualche tempo la fusione mentale e fisica che ci prendeva. Per un breve lasso di tempo il corpo, esausto, staccava la spina al cervello. Era l’unico modo. Ma poi tutto ricominciava. Ci cercavamo, come se avessimo fame, sete di noi, come appunto, se fossimo drogati l’uno dell’altra, totalmente dipendenti. Lei era davvero in preda a una sorta di panico: cercava di resistere ma poi, tremante, tornava a cercarmi, la mia bocca, le mie mani, il mio cazzo, il mio sperma. Era stupendo vederla prendermi le mani e passarsele sul suo corpo. Se non lo facevo di mia sponte, lei mi guardava con occhi rabbiosi e imploranti “Toccami subito, baciami… Chiavami! Subito, adesso!” E io eseguivo, come un cane fa con la sua stupenda e adorata padrona… un grosso e famelico cane. Dopo un breve pompino lei si impalò letteralmente sul mio cazzo, dandomi la schiena. Saltava su di me appoggiandosi sulle mie cosce con le mani. Si contorceva sul mio uccello, durissimo, incordato e dolorante e poi, quasi uscita, si lasciava ricadere. Mi lamentai del dolore e lei, terrorizzata, scese subito con la mano e cercarmi i coglioni, per accarezzarli, per lenirli “Scusami! Ti ho fatto male… Mi sembra di impazzire, non mi controllo… Godo come una cagna in calore!” Mi fece ancora male “Ti prego, fa piano… Mi stai facendo male”. Con un gesto rapidissimo si sfilò da sopra il mio cazzo e andò a prendermi i coglioni in bocca, delicatissima ma terrorizzante per me “Come sono duri, caldi e gonfi… Poverini” Mi sorrise, sensualissima “Adesso li svuotiamo tesoro, stai tranquillo” Come una gatta, si mise a pecorina appoggiando il viso sul bracciolo del divano “Vieni a fottermi, svelto”. Le puntai la cappella tra le labbra della figa “No. Vai su… Lo so che lo vuoi. Lo avverto da giorni che lo desideri. Vedo come mi guardi il culo, e come me lo tocchi… Quando ti scopo e tu me lo tieni, sento le tue dita che cercano il mio buco… Aspettavo che me lo chiedessi tu” “Non trovavo il coraggio di farlo” “Capisci perché ti adoro così tanto?” si allungò ad accarezzarmi il viso “Dai, fottimi… Bagnalo prima bene, però. Prima mettimi dentro un dito, ti dico io quando sono pronta, perché si deve dilatare da solo, rilassarsi, se no mi fai male, mi laceri”. La lavorai con cura e calma, bagnandola con tutta la saliva che avevo. “Va bene, prova adesso”. Le puntai il cazzo sul suo delizioso buco e le entrai dentro, con poco sforzo. A poco a poco le penetrai tutto nel retto. Lei si teneva con una mano al bracciolo e con l’altra si dilatava le natiche. Stava a testa bassa, e mi sembrò stesse soffrendo. “Ti faccio male?” D’istinto mi ritrassi e uscii. Il suo intestino si svuotò di aria come un mantice “Oddio! Piano tesoro, fai piano… No che non mi facevi male… ma è un piacere diverso, anche più intenso, ma diverso. Il piacere anale arriva da dentro, da non so dove. Mi stavo solo concentrando per trovarlo. E poi hai sentito quant’aria avevo dentro? Mi hai gonfiato come un otre” “Scusami” “Tesoro mio… Vieni, rimettimelo dentro. Scopami come vuoi, come ti fa piacere. Io sono tua ora, faccio ciò che vuoi. Vuoi scoparmi anche la figa? Fallo. Un po’ sopra e un po’ sotto. Solo poi non chiedermi di farti un pompino!” ridemmo insieme. Ripresi a chiavarle il culo, con calma e a fondo. “Dai tesoro, vieni, inondami la pancia”. Sapeva come eccitarmi “Monta, monta, spingi… Bravo, sborrami dentro”. Venni quasi con dolore. Le montai sopra, come per schiacciarla col mio corpo. Istintivamente la volevo dominare completamente. Lei mi lasciò fare, come una leonessa fa col suo leone. Crollai esausto. Il cazzo le uscì dalla pancia ancora rumorosamente. Mi prese per mano e andammo a lavarci. Mi tremavano le gambe e anche lei era stravolta dalla fatica. Ci sdraiammo insieme nudi, nel letto dei nostri genitori, cercandoci con le mani, anche nel sonno.

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Mia Madre, passione ebano by Abe Cuckold [Vietato ai minori]




Mia Madre, passione ebano di Abe Cuckold New!

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Era passato qualche giorno dalla nostra avventura in discoteca e mia madre sembrava essere ormai persa, mio padre nel frattempo era tornato e ripartito nel giro di un paio di giorni, nulla di importante, mia madre è stata costretta a non poter scopare per casa, ma sono sicuro che abbia trovato qualcosa per intrattenersi in una delle “serate tra amiche” che ha organizzato.
Non mi ci portò mai ad una di queste misteriose serate, ma con la partenza di mio padre si presentò subito un occasione che colse.
Come al solito entrò sbottando in camera, mi guardò con sguardo severò e mi ordinò con voce altrettanto severa:”Preparati che usciamo, se fai il bravo forse ti tolgo la gabbia”.
Io farfugliai un flebile:”V-va bene mamma”.
Era quasi un mese che non mi masturbavo quindi ero pronto a qualsiasi cosa avrebbe fatto pur di potermi finalmente sfogare.
Come al solito quando uscì di camera trovai mia madre vestita in maniera incredibilmente provocante, un abito lungo, ma con spacco da entrambi i lati che lasciavano vedere le sue lunghissime gambe, la parte sopra scollatissima e i capelli raccolti a treccia.
Come se la sua figura alta e atletica non fosse già abbastanza appariscente si aggiungevano dei tacchi vertiginosi ed un trucco molto pesante che risaltava ancora di più le sue incredibili labbra e i suoi occhi azzurri.
Con sguardo schifato mi fece un cenno e disse:”andiamo che non voglio fare tardi per colpa tua” e partimmo in macchina.
Mi spiego quindi la situazione mentre viaggiavamo:”Oggi avvengono le premiazioni per la squadra vincintrice di un locale torneo di basket e ho notato una cosa interessante nella squadra vincitrice, quindi come potrai aspettarti mi congratulerò personalmente con loro, tu sai come, vero?”.
Io annuì ma non capì di cosa stesse parlando mia madre, finchè non arrivammo al luogo della premiazione e 3 squadre erano sul podio alla consegna delle medaglia, i vincitori, la “NoRacism” erano facilmente riconoscibili, era l’unica squadra composta interamente da neri, fu subito chiaro che mia madre conoscesse già qualche ragazzo visto
che uno di loro si avvicino infatti a mia madre e le chiese:”Per dopo tutto confermato, il posto che abbiamo detto?” Mia madre annuì e confermò con voce eccitata:”Però porta tutti i tuoi amici, non fare l’avido che voglio premiare tutti” di tutta risposta l’africano, che devo dire era veramente una montagna, tranquillamente sopra il metro e novantacinque, fece un cenno col capo e rispose:”Stia tranquilla signora, vengono tutti, direi che possiamo già partire”.
Consegnati i premi io e mamma entrammo in macchina e i 12 africani si divisero in 3 macchine e ci seguirono finchè non arrivammo al posto prestabilito.
Il posto era un vecchio magazzino, entrammo con la banda al seguito e mamma prese la parola:”Bene ragazzi, sappiamo già perchè siamo qua complimenti per la vittoria, ma prima bisogna fare delle presentazioni, questo coglione, beh, è mio figlio, lui sarà qui per guardare, spero non vi dia fastidio”.
Assorbito lo shock iniziale dell’allegra compagnia mia madre decise di rompere immediatamente il ghiaccio togliendo velocemente il vestito e spogliandosi interamente di fronte alla banda di neri.
Il suo corpo era uno speccatolo e da nuda distese un telo trasparente per terra in maniera da non sporcarsi, l’azione era ben illuminata dai fanali delle macchine che erano entrate nel magazzino.
Mia madre nuda esclamò allargando le braccia:”Non siate timidi ragazzi, che tutto questo ve lo siete meritato”.
Ben presto alcuni di loro cominciarono a spogliarsi e misero in bella mostra i loro fisici statuari che avrebbero fatto invidia a chiunque, ma quello che fu di certo la cosa più impressionante furono i peni, veramente delle bestie esagerate che penzolavano fino a metà della gamba dei ragazzi, il più piccolo sarà stato sui 20 centimetri, mentre il più grosso aveva le dimensioni di un piede spesso come il polso di un uomo, mia madre come suo solito si buttò in ginocchio e mentre si masturbava furiosamente prendeva in bocca con le sue leggendaria labbra i tronchi d’ebano che i giocatori le sbattevano addosso, facendo a gara per chi avrebbe avuto il suo turno a farsi succhiare, uno di loro allungò le dite lunghe verso la vagina di mamma e la toccò, per poi esclamare stupida:”Ragazzi sentite quanto è bagnata la troia!”
Tutti cominciarono a toccare mamma con le loro mani nere e mia madre cominciò ad orgasmare rumorosamente a causa della situazione, non resistendo più semplicemente si sdraiò a pancia in su e pregò i ragazzi di fare a turni per scoparsela, qui la cosa prese una piega inaspettata, invece di scoparla ordinatamente come mia madre voleva, uno del gruppo la sollevò di forza si sdraiò e la posizionò sopra di se e cominciò a penetrarla nella vagina, di getto un altro le entrò nella vagina insieme al compagno di squadra scopandola da dietro causandole un dolore lancinante a causa dell’inserzione del secondo cazzo, come se ciò non bastasse un terzo nero,posizionandosi direttamente sopra mamma la penetrò in culo, aprendola letteralmente in due, facendola urlare e piangere mentre il trucco le colava dagli occhi.
Gli altri non restavano in disparte e a turno si inginocchiavano di fronte a mamma per scoparle violentemente la bocca, facendole colare dalla bocca sperma e saliva aumentando le lacrime e la scolatura del trucco.
Mia madre, nonostane la piega che avevano preso gli eventi non sembrava infastidita e nel giro di poco tempo le urla di dolore si trasformarono in mugolii e poi in orgasmi.
Dopo un po’ i ragazzi abbandonarono la figa di mamma per fare esperimenti col suo culo, il ragazzo col pene più grosso si avvicinòminacciosamente a mamma mentre altri 4 della squadra la tenevano ferma per mani e gambe.
Una volta arrivato prese il suo pene colossale, ci sputò sopra e le disse con tono minaccioso:”Preparati troia”.
Mia madre cominciò e urlare:”Tu no cazzo! Tu no! Mi uccidi tu!”
Ma senza ascoltare le prediche di mamma lui le infilò il suo attrezzo nel culo e le urla furono atroci, dopo alcune pompate si distingueva del sangue sul pene del ragazzo e mia madre, tenuta ferma da alcuni di loro provava a liberarsi inutilmente, ma come prima, dopo i primi momenti di dolore atroce cominciò a trarne piacere, al punto che ebbe un altro orgasmo, questa volta anale.
Dopo alcuni minuti in cui il gruppo era ormai in disparte mentre mia madre veniva devastata dal colosso d’ebano lei esclamò con le lacrime agli occhi:”Un altro, datemene un altro nel culo!” al che uno degli africani con il cazzo in mano si avvicinò e lo inserì dell’orifizio devastato di mamma, all’inizio ebbe delle difficoltà, ma ormai quel culo era capace di qualsiasi cosa.
La troia invece di urla di dolore cominciò a tremare ed ebbe il suo secondo orgasmo anale, dopo alcuni minuti di scopata i ragazzi estrassero i loro peni e tutto il gruppo al completo fece a turno a venire dentro e sopra mia madre riempendo ogni suo buco di sperma e ricoprendone interamente la sua faccia, mia madre era inguardabile in quello stato, il buco del culo di un diametro di circa 5-6 centimenti, la vagina aperto come dopo un parto e la bocca piena di sperma tanto da impedirle di parlare, senza che nemmeno me lo chiedesse cominciai a ripulire il suo ano con la lingua che poteva entrare facilmente a fondo a causa del suo stato devastato. Dopo aver salutato i ragazzi tornammo a casa e come alla discoteca guidai io a causa delle condizioni della troia.

Note finali:

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