La Storia di Monica – Cap. 1.3 – Daniela e Nadia by Serena [Vietato ai minori]




La Storia di Monica – Cap. 1.3 – Daniela e Nadia di Serena New!
I primi mesi del mio tirocinio presso Manlio furono intensi e gratificanti.
Lui provvedeva in maniera fin troppo discreta a tutte le mie piccole esigenze, compresa una piccola auto usata che mi regalò per permettermi di spostarmi meglio. Inoltre mi trovò, ma soprattutto mise mano al portafoglio per pagarmi un piccolo appartamento, che era anche molto vicino al ‘nostro’ ufficio. Oltre al tempo in cui eravamo insieme per lavoro, e durante il quale non fu mai in alcun modo tenero, passavamo mediamente un paio di serate a casa sua, anche se non erano necessariamente dedicate al sesso. Manlio era, infatti, un instancabile oratore, e sentirlo parlare delle sue cause era per me molto appagante, oltre che fonte d’apprendimento.
L’unica nota negativa era data dall’avvocato Nadia Panetta, detta anche ‘sua divorziosità’, una civilista che di fatto era una vera e propria cassa continua per lo studio, data la sua bravura nelle separazioni fra le coppie più facoltose di tutta la regione.
Nadia era il perfetto opposto di Manlio, una quarantenne fin troppo appariscente con due tette tanto grandi quanto finte, che sembrava comprare solo vestiti di una taglia inferiore per far risaltare ancor di più le sue forme. Trattava inoltre in modo davvero dittatoriale la sua assistente Daniela, una biondina tuttopepe, neolaureata come me che la seguiva come un cagnolino, sempre pronta ad esaudire ogni suo capriccio.
Quello che mi fu subito chiaro è che dovevo in qualche modo andar d’accordo anche con Nadia, vista la sua posizione di forza all’interno dello studio, anche se il solo vederla mi faceva venire il nervoso. Infatti a volte sembrava quasi che più che alle pratiche, pensasse a come mettermi in cattiva luce con Manlio, il quale non poteva certamente non darle ascolto, anche se quando eravamo soli quasi si scusava per averla dovuta sentire.

Non sapendo a chi rivolgermi per un consiglio, decisi d’andare a trovare Flora, sperando che lei conoscesse qualche segreto su quella donna.
“Dagliela.”
La singola parola detta da Flora m’impietrì, ma in cuor mio sapevo che era difficile che quella donna potesse non aver ragione.
“Hai detto ?”
“Hai capito benissimo, e tieni presente che questa volta non chiedo nulla in cambio per quel che so. Nadia Panetta è una troia del tutto particolare, non si fa problemi se davanti ha un uomo o una donna, basta che siano giovani e disponibili. Le piace il sentirsi onnipotente, vedere gli altri che si sottomettono alle sue volontà, però non è una vera e propria dominatrice. Perchè in fondo vuole solo godere il più possibile, e si stanca fin troppo velocemente di chi si porta a letto.”
“Quindi se io ci vado a letto poi lei mi lascia vivere in pace ?” chiesi un po’ ingenuamente.
“Si perché dopo sarai solo l’ennesima tacca nel suo bastone delle conquiste. Vedi tu sei entrata in quello che non solo è uno studio legale, ma un insieme di centri di potere con i quali devi convivere. Manlio ti può proteggere dalle invidie dei piccoli, ma non certo da una troia come Nadia, che sino a quando non capirà che sei inoffensiva, non ti darà tregua.”
“Ma Daniela è con lei da mesi !”
“E’ vero come lo è che è una ragazza la cui famiglia è molto legata a certi ambienti, e che quindi a suo modo serva a Nadia per incrementare la sua clientela.”
“Va bene ma come dovrei comportarmi, insomma con Manlio è stato facile visto che sapevo come muovermi.”
“Semplice, tu falle capire che sei disponibile, il resto verrà da se.”
Mentre tornavo a caso non riuscivo a smettere di chiedermi a quanti compromessi stavo scendendo per mandare avanti la mia carriera. Perchè se da un alto con Manlio non mi sentivo sporca, adesso dovevo andare a letto con una donna che non mi piaceva per nulla, solo per non farmi ostacolare da lei.

L’occasione per sistemare la situazione si presentò molto presto, nella sua forma più consueta : la preparazione dei fascicoli per una causa.
Non appena udii che lei e Daniela erano indietro con una documentazione, mi feci avanti offrendomi volontaria per fotocopiare e mettere in ordine tutte le carte necessarie.
Così mentre Daniela faceva avanti e indietro verso la fotocopiatrice, io rimasi nell’ufficio di Nadia a sistemare i documenti, stando sempre in piedi china sulla scrivania e sculettando ad ogni occasione.
Notai che lo sguardo di Nadia cambiò ben presto, passando dalla sua solita freddezza, ad uno molto più ‘interessato’ e poco discreto. Fingendo d’aiutarmi mi sfiorò diverse volte, ed io non feci mai nulla per allontanarmi, anzi sorridevo ad ogni contatto senza però diventare mai troppo provocante.
Solo quando ogni documento fu a posto, m’appoggiai col sedere sulla scrivania e alzai la gonna con la scusa di sistemarmi le autoreggenti.
Nadia non perse un secondo e s’avvicinò a me per passare un dito nella scollatura della mia camicetta, partendo dal colletto e fermandosi sopra il primo bottone che era ancora chiuso.
“Sei molto brava con i documenti.” mi disse quasi sfiorandomi col viso “Ma non credo che le tua abilità si fermino alle carte.”
“Troppo gentile, ho fatto solo un favore ad una maestra.” le risposi sorridendo ma senza spostarmi di un millimetro.
Lei mi aprì un paio di bottoni della mia camicetta, e quando vide che continuavo a rimanere immobile, slacciò quelli che erano ancora chiusi e scoprirmi quindi la pancia.
“Hai davvero un bel seno.” mi sussurrò all’orecchio.
Non potevo più rimanere ferma, così spostai la testa quel tanto che bastava per far si che le nostre labbra si toccassero anche se per un solo attimo.
A quel punto Nadia non ebbe più freni, non solo fece passare una mano dietro la mia testa per potermi baciare con maggior calore, ma con l’altra mi scoprì un seno che divenne il centro delle sue attenzioni.
La sua bocca divenne quasi una ventosa sul mio capezzolo, che tirò tanto da farmi quasi male, anche se allo stesso tempo mi diede un brivido di piacere, che non potei nascondere. Poi iniziò a girarci intorno con la lingua, tenendolo però sempre fra due dita in modo che rimanesse turgido, finendo col salire con la bocca sino alla mia.
Questa volta il bacio che ci scambiammo fu molto più passionale, le nostre lingue si trovarono sospese per aria in un intreccio senza fine, mentre le mani scorrevano alla ricerca li lembi di pelle ancora da scoprire.
Quando le liberai un seno fui colpita dalla sua dimensione, tanto che sfiorai il capezzolo quasi con paura.
“Stai tranquilla che non scoppia.” mi disse ridacchiando.
Quasi per scusarmi della mia stupidità le presi ben in mano il seno ed iniziai a mordicchiare il capezzolo fingendomi affamata, ma non fu un gioco che durò a lungo.
Proprio quando avevo tolto del tutto camicetta e reggiseno a Nadia, arrivò Daniela col suo consueto passo da modella.
“Non ti posso proprio lasciare un minuto che subito mi tradisci.” disse la praticante subito prima di baciare Nadia. “Anche se la tua nuova amica non è proprio niente male.”
“In tre ci si diverte di più.” sentenziò Nadia aprendo la camicetta di Daniela “Senza dimenticare che so che Monica ti piace.”
Ci ritrovammo a spogliarci a vicenda baciandoci in bocca e sul seno, sino a quando Daniela non fece sdraiare Nadia sulla scrivania, che ormai aveva indosso solo le mutandine.
Mentre loro due continuavo a baciarsi, io sfilai l’ultimo capo d’intimo della donna per potermi dedicare alla sua passera. Per un attimo pensai che era la seconda volta in poco tempo, che mi ritrovavo davanti la fica di una donna ben più avanti negli anni di me, ma che in fondo tutto ciò non mi dava alcun imbarazzo.
Il monte di Venere di Nadia era però molto diverso da quello di Flora, non solo era completamente depilato, ma di dimensioni a dir poco notevoli, tanto da far apparire il mio poco più di una collina.
Mi bastò però far passare la lingua in mezzo alle sue gambe per far rientrare i miei pensieri al loro posto. Nadia infatti iniziò a gemere fin da subito senza badare in alcun modo al proprio contegno, facendo si che i suoi mugolii fossero attenuati solo dai lussuriosi baci di Daniela.
L’atmosfera diventò subito incandescente tanto che mi ritrovai il perizoma leggermente bagnato, anche senza essermi mai toccata in alcun modo. Quando vidi Daniela iniziare a scendere con le sue labbra dalla bocca di Nadia verso la mia, aspettai quasi con ansia che le nostre lingue si toccassero, prima d’unirle per dare ancora più piacere alla sua mentore.
Nadia sembrava sempre ad un passo dall’orgasmo, ma allo stesso tempo reclamava sempre più piacere.
“Fatemi godere mie piccole troie. Voglio di più !” ci disse quasi minacciandoci di chissà che.
Presi allora due dita e le infilai con una certa decisione nella passera della donna, seguita quasi subito da Daniela che fece la stessa azione. Nadia diventò per un attimo un blocco di marmo quasi sospeso per aria, prima di ritoccare la scrivania ed avere l’apice del piacere. Non appena il suo respiro si fece più regolare, e non ci volle stranamente molto, s’alzò quasi baldanzosa invitandomi a prendere il suo posto sulla scrivania, cosa che fece dopo essermi tolta il perizoma.
Mi ritrovai la lingua di Nadia che colpiva come una frusta la mia passera, e Daniela che mi baciava in bocca togliendomi il respiro. La ragazza però non volle rimanere solo attiva, così si mise sopra di me offrendomi la sua fica glabra. Riuscii però a darle ben poco piacere, perchè la sua bocca s’unì a quella di Nadia facendomi godere senza ritegno.
Le due infatti non solo si divertivano a leccarmi ogni anfratto intimo, ma quando si fermavano per scambiarsi i miei umori, mi masturbavano in modo quasi furibondo, una penetrandomi con diverse dita, e l’altra stringendomi il clito con i polpastrelli, per poi torcerlo il più possibile. Era fin troppo chiaro che non ero la prima donna a finire in mezzo ai loro giochi erotici, ma in fondo questo era l’ultimo dei miei pensieri, presa com’ero a godermi ogni singolo istante di quel rapporto.
Messa in mezzo a due amanti così scatenate, non impiegai molto a raggiungere il mio sospirato orgasmo, che non urlai solo perchè poggiai la bocca sulla fica di Daniela.
La ragazzo reclamò ben presto ben altre attenzioni, così non mi rimase che scendere dalla scrivania per lasciarle il posto. Lei però non si sdraiò di schiena come avevamo fatto Nadia ed io, ma si girò offrendoci il suo bel culo.
Nadia non perse un attimo, ed iniziò a leccarle la fica da dietro, lasciando che io mi dedicassi all’entrata posteriore. Dopo aver fatto cadere un po’ di saliva sull’ano, infilai una falange nel buchetto, per poi togliere il dito e sostituirlo con la lingua. Ripetei più volge il gioco sino a quando l’apertura non fu bel lubrificata, tanto da poter esser violata da due dita.
“Sei più perversa di quel che pensavo.” mi disse Nadia dopo avermi baciata.
Così stimolata continuai a sodomizzare Daniela senza però esser mai violenta, cercando anzi d’usare il più possibile la lingua al posto delle dita. Nadia invece non si fece alcun problema ad infilarle nella fica quasi tutta la mano, lasciando fuori solo il pollice, pur di far venire in fretta la sua assistente. Alla fine anche la ragazza ebbe l’orgasmo, che però la lasciò a lungo sulla scrivania, incapace di fare anche il minimo movimento.

“Sai dove abito ?” mi chiese Nadia mentre si rivestiva.
“Si perchè ?”
“T’aspetto per continuare la serata, prima però mettete tutto a posto, così ho anche il tempo di prepararti una sorpresa.”
Senza dire altro l’avvocatessa si dileguò lasciandoci sole.
“Ma è sempre così stronza ?” chiesi alla mia collega un po’ stizzita.
“Si ma non te la devi prendere. Non è stronza come sembra, solo si diverte a fare quel personaggio. Però ora datti una sistemata e va da lei, anche se non l’ha detto non vede l’ora d’averti senza di me.”
“E tu non dici nulla ?”
“E cosa ? Non sono certamente la sua donna, quindi di chi dovrei esser gelosa ? Tanto so che noi due stando qui dentro, prima o poi ci ritroveremo come siamo adesso, nude e appagate dopo un bel rapporto.”
Pensai che Daniela aveva in fondo ragione da vendere.
Perchè farsi troppi scrupoli per una serata di sesso, se questa alla fine risultava piacevole ?
Era davvero importante che con me a letto ci fosse una donna che poteva esser mia madre, se era in grado di farmi urlare nei momenti dell’orgasmo ?
Decisi così d’andare da Nadia con lo spirito più godereccio possibile, indossando sotto l’impermeabile solo l’intimo, e mettendo gonna e camicetta in un sacchetto.

Per mia fortuna quella sera non c’era una bava di vento e le strade erano quasi deserte, così non ebbi nessun problema ad arrivare a casa di Nadia senza dare scandalo.
Lei mi aprì la porta letteralmente fasciata in un miniabito verde smeraldo, che la rendeva quasi volgare, che mi fece subito comprendere la sua intenzione di non perdersi in chiacchiere.
“Ho preparato una piccola selezione d’oggetti che credo ti piaceranno.” mi disse mostrandomi una grossa scatola in legno posta al centro di un tavolino. “Dai aprila.”
Non appena sollevai il coperchio, uscii dalla mia bocca un piccolo sospiro dettato dalla sorpresa.
La scatola infatti conteneva diversi dildo dalle forme e materiali più diverse, e trovai perlomeno bizzarri quelli in plexiglas più ricurvi.
“Anch’io ho una piccola sorpresa per te.” le dissi togliendomi l’impermeabile e avvicinandomi alle sue labbra.
Ci baciammo con foga, mentre le sue mani quasi mi graffiavano la schiena, le mie le sollevarono l’abito, scoprendole così il culo nudo, che iniziai a palpare con forza.
Lei si sfilò l’abito mostrandomi nuovamente il suo fisico, un misto d’esuberanza naturale e cura maniacale per mantenerlo ad alto livello. Con la bocca scesi con tutta calma dalle sue labbra sino al monte di Venere, fermandomi poco su quelle tette che per lei erano certamente un vanto. Io però ero molto più attratta dalla sua passera, che più leccavo e più trovavo incredibile per le dimensione.
Passai la lingua su ogni poro di tanta magnificenza, senza mai usare le mani se non per tenerla aperta, succhiando quasi con avidità ogni liquido che usciva da quella fonte.
A differenza di quanto successo in ufficio, questa volta Nadia fu molto più lenta nel farsi travolgere dal piacere, ma ciò non fu affatto un problema, anzi ero felice di vederla godere con tutta calma.
“Ora scopami.” mi disse andandosi a sedere sul divano davanti al tavolino coi giochi erotici.
Non sapendo quel dildo prendere, scelsi quello che pensavo fosse più facile da usare, un tubo d’acciaio leggermente ricurvo, che terminava da un lato con una pallina e dall’altra con un cono senza punta.
Dopo essermi accucciata fra le sue cosce spalancate, le diedi due veloci colpi di lingua proprio nello spacco della passera, prima di penetrarla col dildo dal lato del cono. Non appena la punta del dildo iniziò la sua funzione di stimolazione, Nadia fu nuovamente incontenibile, tanto che feci non poca fatica a rimanere al mio posto. Soprattutto le cosce sembrava avessero una vita tutta loro tanto si muovevano apparentemente senza senso, finendo però quasi sempre con lo sbattermi contro.
Nonostante ciò mi divertivo parecchio nel far godere Nadia, forse proprio perchè durante l’amplesso si concedeva senza alcuna remora, prendendosi così tutto il piacere che la sua amante di turno le poteva regalare. Ogni tanto rallentavo i movimenti del dildo, compensando con lunghe passate di lingua dentro tutta la passera.
“Fammi venire, non resisto più !” mi disse quasi urlando.
Accelerai così la masturbazione col dildo sino a portarla alla soglia dell’orgasmo, a quel punto feci scivolare dall’alto dentro la sua fica il mio pollice, in modo da mettere il suo clito fra questi e il dildo stesso.
Nadia venne con tanta violenza che quasi schizzò il proprio piacere come un uomo, per poi rimanere senza fiato e forze sul divano. Io però non le diedi tempo di riprendersi, e senza toglierle il dildo dalla passera, mi misi al suo fianco ed iniziai a baciarla togliendole quel poco di respiro che ancora aveva.
“Non vuoi vedermi godere ?” le chiesi dopo averle pizzicato delicatamente un capezzolo
“E chi non lo vorrebbe.” mi rispose aprendomi le gambe e inginocchiarsi in mezzo a loro.
Lei non perse un solo istante in preliminari, ma si tuffò nel centro del mio piacere, prendendolo a colpi di lingua alternati a piccoli schiaffetti.
Mi persi subito fra sospiri e mormorii che ben riflettevano quanto stessi godendo, abbandonandomi completamente ad ogni sua voglia.
Nadia mi fece scivolare verso il basso quel tanto che bastava per avere libero accesso anche al mio ano, verso il quale rivolse le stesse attenzione che prima aveva avuta la mia fica.
“Ora chiudiamo questo buchetto così dopo ti scopo come meriti.” mi disse sodomizzandomi con un piccolo plug.
Quando poi prese uno strano dildo in plexiglas non molto grosso, ma dotato di moltissime piccole sporgenze, mi rilassai il più possibile quasi in trepida attesa di quella penetrazione.
Nadia non solo m’infilò tutto il dildo dentro con solo due affondi, ma dopo prese a farlo ruotare anche se di poco, facendo si che le sporgenze di cui era dotato, strusciassero contro l’interno della mia fica, facendomi urlare dal piacere.
Adesso ero io a non pormi più alcun freno, arrivando quasi ad insultare Nadia pur di non farla smettere. Quando poi durante le sue corse il dildo veniva quasi a contatto col plug, era come ricevere una vera e propria scarica elettrica direttamente nel cervello.
Nadia fu davvero eccezionale nel prolungare al massimo il mio piacere, rallentando ogni volta che m’avvicinavo troppo all’orgasmo, ma quando fu il momento accelerò tanto la mano da farmi quasi male.
Rimanemmo a lungo senza dire una sola parola, sino a quando non m’alzai anche se ancora un po’ tremante sulle gambe.
Come mi vide in piedi lei tornò ad essere la ‘solita stronza’ alla quale mi stavo abituando.
“Tieni il plug nel culo e rivestiti, per quel poco che hai da mettere, poi vattene a casa tua.”
Mi rimisi reggiseno e perizoma per poi coprirmi coll’impermeabile, pensando a dove avrei potuto mettermi anche gonna e camicetta che erano ancora in macchina.
“Ci si vede domani in ufficio.” mi disse prima di chiudermi fuori da casa sua.
Presi la macchina per dirigermi nel parcheggio di un piccolo centro commerciale vicino casa sua, e li rivestirmi per poter tornare a casa senza problemi. Percorrendo quei chilometri che mi separavano dal mio monolocale pensai se dovevo dire a Manlio quanto era successo. Da un lato lui mi aveva sempre detto che ero libera d’avere la vita sessuale che volevo, ma da un altro si trattava sempre di qualcosa che implicava il lavoro.
Decisi di mantenere il segreto, pur sapendo che con Nadia di mezzo non era certo che sarebbe rimasto tale.

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Voglio sentirti gioire by Idraulico1999 [Erotico]




Noi pensavamo che Tina un po’ per uno sfrenato disagio, pure per irritazione e addirittura per vergogna, ma anche per quella disavveduta e sconsiderata arrabbiatura, lei non ci avrebbe di certo più cercato. Monica, viceversa, la chiamò serenamente una sera, in quanto erano ormai passate alcune settimane dal nostro frenetico, insperato e turbolento incontro a tre. Quella, infatti, fu per l’occasione una vera, eccentrica e incredibile telefonata, fatta per di più di silenzi e di sorrisi che si contrapponevano urtandosi a vicenda, in altre parole una parte dovuta all’inerzia e alla quiete di Tina, dall’altra invece emergeva la letizia e la spensieratezza di Monica. Io ero lì presente quando la nostra amica aveva giustappunto telefonato, cosicché Monica rapidamente aveva inserito il tasto nella modalità della viva voce, in modo tale che potessi liberamente ascoltare anch’io le sue briose e a tratti irate rimostranze.

“Io sono ancora intimamente angosciata, scossa e sconvolta” – aveva esordito Tina, con un tono piuttosto inanimato, insensibile e piuttosto ostinato, facendo seguire una lunga pausa a quelle prime parole.

La mia donna mi fissò negli occhi attendendo e cercando da me un cenno d’intesa prima di risponderle, io le diedi un segno d’assenso convinto e più che sicuro, per il fatto che Monica qualunque parola avesse scelto, sarebbe alla fine riuscita a recuperare brillantemente la stima riconquistando in conclusione la fiducia di Tina.

“Anch’io” – le rispose alla fine leggermente alterata con un indubitabile e lampante soffio.

Si capiva perfettamente però, che dall’altra parte del filo la nostra amica combatteva scontrandosi irrimediabilmente in una personale battaglia, insanabilmente tra il rancore e il risentimento da un lato, e in modo palese tra l’interesse e il tornaconto dall’altro. Tentò in tal modo la strada dell’accanimento, di quell’astio in sospeso, di quell’ossessione ancora da smaltire che l’aveva esageratamente catturata, malgrado ciò le parole le uscivano dalla bocca con poca convinzione:

“Voi due m’avete fatto tracannare più del dovuto, dopo avete approfittato a lungo baloccandovi e sfruttandomi. Voi m’avete fatto compiere azioni e condotte tali, che io non avrei mai immaginato neanche lontanamente di svolgere”.

Era tutto vero quello che lei ribatteva, perché quella sera, invero, Tina era stato il nostro dolce e gradevole giocattolo, un corpo reso cedevole e malleabile dal vino, un corpo d’agganciare, da sedurre e d’approfittare. In quel momento Monica mantenne un tono cordiale e mansueto, tuttavia le sue parole erano aguzze e a tratti persino ruvide e taglienti:

“Non sei più una bambina, questo lo sapevi vero? Tu sapevi bene quello che facevi, probabilmente era anche quello che cercavi, come una scossa violenta che ti strappasse dalla passività e dalla pigrizia che ti portavi appresso. Forse ci hai usato tu come degli strumenti, non trovi?”.

Il silenzio che seguì era un nitido segno, un chiaro sintomo del suo palpabile disorientamento e delle sue innumerevoli incertezze che al momento emergevano.

“Può darsi, di sicuro io non volevo però spingermi fin lì. Marcello m’ha afferrato con la forza e tu l’hai studiatamente e volutamente aiutato, quando io confidavo e credevo persino che tu fossi dalla mia parte” – avvalorò affermando poco dopo Tina alquanto lesa, maltrattata e nitidamente risentita.

Il mio cazzo in quell’istante s’agitò straordinariamente nei pantaloni, ascoltando la voce tremante di Tina che richiamava alla memoria quei dissoluti e libidinosi momenti. Era tutto vero quello che esponeva, perché io l’avevo agguantata contro la sua volontà, mentre lei era protesa verso il corpo nudo di Monica. Lei si era ribellata, aveva scalciato, eppure era troppo eccitata ed enormemente elettrizzata per riuscire davvero a opporsi responsabilmente, così si era rassegnata a subirmi, nel momento in cui Monica la baciava in bocca e la teneva bloccata su di sé con una presa dolce però ferrea. Io avevo goduto come poche volte mi era capitato, anche lei in conclusione aveva goduto appieno ansimando di quel credibile e reale piacere. Monica sembrò in quel momento leggermi nel pensiero o forse aveva solamente visto la patta gonfiarsi, fatto sta che immediatamente allungò una mano per strofinarmi il cazzo attraverso la stoffa e intanto ascoltava Tina, giacche la sua conversazione era diventata più animosa e piuttosto audace:

“Io volevo te, avrei voluto energicamente che le tue mani continuassero a cercarmi, anziché agevolare e appoggiare la bestialità e l’implacabilità di Marcello”.

Monica fece scorrere la cerniera dei miei pantaloni, tirò fuori il cazzo in tiro e lo guardò sorridendomi ingorda, rapidamente lo strinse tra le dita muovendo lenta la mano nel momento in cui chiedeva all’amica:

“Ho visto però che tu gradivi piacevolmente il mio tocco, non è vero?”. In quel preciso istante Tina emise un lungo sospiro:

“Io non avevo mai fatto l’amore con una donna. Tu sei stata un chiarore, un’illuminazione sconvolgente, poiché la tua lingua era deliziosa e pressoché unica”.

Noi sentivamo l’appetito, il languore e la nostalgia nelle parole di Tina e questo ci eccitava notevolmente, Monica frattanto mi leccava con la lingua larga con una delicatezza e una finezza devota, come se stesse leccando la fica dell’amica, giacché glielo svelò, anche se l’altra non poteva comprendere né rendersi conto fino in fondo delle sue parole:

“Ti leccherei così, se soltanto tu fossi qui. Lo sai questo?”.

Tina boccheggiava con cautela in quel microfono, dato che le parole le uscivano a fatica come se avesse avuto un atterrimento, quasi un assillo:

“Come mi leccheresti, sì, dai dimmelo, ti prego ripetilo, voglio saperlo”.

Monica inginocchiata ai miei piedi anziché risponderle si portò il mio cazzo tra le labbra e lo ingoiò, lo fece scorrere tra le guance, mentre la sua testa ondeggiava a un ritmo leggero pieno di dolcezza io le accarezzavo teneramente i capelli. Ogni tanto i nostri sguardi s’incontravano ottenendo approvazione, così come faceva la sua dedizione e il mio piacere, in seguito distanziò la bocca precisamente nell’occasione propizia di pronunciare segretamente alcuni termini attraverso quel microfono che faceva da direttore di gara:

“Ti ungerei con dolcezza di miele, per poi lambirti così come piace a te, con maggiore voracità e per raccattare in conclusione ogni minima parte che dovesse sfuggire dalle tue labbra aperte. Sai una cosa? Mi sembra già di toccarle, così aperte e bagnate, dato che ne sento precisamente il profumo”.

Il lungo gemito con cui Tina accolse fremente quelle frasi bisbigliate ci provocò un balzo e un brivido aggiuntivo, io afferrai in quell’occasione Monica e la piegai sul tavolo, intanto che lei continuava a tenere in mano il cellulare che le trasmetteva l’eccitazione e l’euforia dell’amica:

“Sì, ti voglio. Sì, dai, dimmi che lo farai presto”.

Monica ribadì con un respiro affaticato e stentato, mentre io l’inforcavo spostandole appena il perizoma, a quel punto quasi strepitando lei sbraitò:

“Adesso palpeggiati Tina, sì, così, perché desidero udire e venire a sapere come stai godendo. Tu mi fai delirare, riflettendo a ciò che vorrei mettere in atto”.

La confidente sottostò e attuò immediatamente la situazione, perché il loro ansimare cresceva simultaneamente, visto che come sempre Monica al momento dell’orgasmo volle intrecciare le sue dita alle mie in una stretta compatta e solidale. In quell’istante mi sembrava di volare, tenuto conto che io sborrai poco dopo con esuberanza, in completa e in perfetta delizia, cospargendole tutto il mio bianco e denso seme sulle sue tette, intanto che lei m’osservava entusiasta ed enormemente ammaliata e sedotta per quell’incontinente e sregolata scena. Successivamente quando loro due si tranquillizzarono e facendo seguito a una tardiva domanda di Tina, la mia amata Monica acutamente e brillantemente le rispose:

“Marcello c’è sempre, dato che è indivisibile da me, questo tu lo sai bene no? Il suo cazzo sarà sempre quello con il quale io onorerò rispettabilmente ogni tuo buco”.

Soltanto più tardi, noi ci chiedemmo attratti e incuriositi, se il gemito che avevamo appena udito provenire dalla bocca di Tina fosse stato un lamento d’approvazione o una protesta d’insoddisfazione, dal momento che non sapemmo né riuscimmo mai a darci un’adeguata e soddisfacente risposta.

{Idraulico anno 1999}

 

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Quando tutto è cominciato. by Stephan Zanzi [Vietato ai minori]




Quando tutto è cominciato. di Stephan Zanzi New!

Note:

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Note dell’autore:

Lei una pupa da erezione, lui un secchione qualunque. Nasce l’amore.

Lo ricordo come se fosse ieri quando ci siamo conosciuti. Era un pomeriggio caldo d’estate e la città era semideserta; erano tutti partiti per il mare, tranne io e qualcun altro. Nell’aria risuonava il suono assordante delle cicale che tutte insieme facevano una specie di musica ossessiva. L’aria era a dir poco irrespirabile. Quell’anno io e la mia famiglia non eravamo partiti per le abituali vacanze estive, perché mio padre aveva fatto un grande investimento per ristrutturare casa, e per questo motivo la mia famiglia era in un momento di ristrettezze economiche. Niente di preoccupante, però non potevamo permetterci di andare in vacanza, tutto qui.
Quel giorno, quando conobbi Moana, erano le tre del pomeriggio. Il sole picchiava in testa e l’asfalto era appiccicoso e sembrava che si squagliasse sotto i piedi. Io ero uscito con un’amica. A dirla tutta non era una semplice amica, ma una ragazza a cui andavo dietro da circa tre mesi. Si chiamava Daniela, e io ero pazzo di lei, ma lei non ne voleva sapere. Non ero il tipo di ragazzo che piaceva a lei. A lei piacevano i ragazzi belli e maledetti, tipo Johnny Depp per intenderci. E io non ero per niente così. Ero un semplice sfigato che la figa la vede soltanto col binocolo. Infatti ero ancora vergine e non ero mai stato con una ragazza.
Però io ero folle d’amore per lei, anche se lei non mi si inculava di striscio. E un giorno me l’aveva detto pure chiaro e tondo: “lo so che io ti piaccio, ma io vorrei che io e te rimanessimo solo amici”. Però io continuavo ad essere pazzo di lei. Quel pomeriggio, appunto quando conobbi Moana, eravamo usciti con la sua vespa. Aveva una vespa nera con cui spesso raggiungevamo il centro. E mi disse che doveva andare a salutare un’amica che a breve sarebbe partita per le vacanze estive con la famiglia. Allora io gli dissi che per me andava bene. Qualsiasi cosa mi diceva di fare per me andava bene. Anche se m’avesse chiesto di scalare l’Everest io le avrei detto di sì.
L’appuntamento con questa amica, che poi era Moana, era davanti al liceo scientifico. La strada era un deserto; sembrava che la città fosse stata evacuata a causa di una brutta epidemia di colera. La vespa andava spedita verso la scuola quando ad un certo punto lei disse: “eccola lì”.
Era bellissima, bionda come una diva del porno, indossava dei pantaloncini di jeans davvero molto corti che mettevano in risalto le forme del suo bel culo, e sopra aveva una canottiera azzurra. Ai piedi indossava dei tacchi alti che la facevano camminare con un’eleganza fuori dal comune. Aveva un paio di cosce che non finivano più. Ebbi subito una mezza erezione nel vederla. Era porca da morire. Ad una come lei io non potevo che dare l’impressione di un patetico segaiolo. Che speranze potevo avere? Moana doveva essere senz’altro abituata ad andare a letto con stalloni da monta di razza, e io non ero altro che uno stupido ciuchino.
Scendemmo dalla vespa e Daniela corse spedita verso Moana e si abbracciarono e si sbaciucchiarono sulle guance per una manciata di minuti; quello spettacolo non fece altro che indurire maggiormente la mia erezione.
“Tesoro mio!” urlò Daniela, “quanto sei gnocca!”.
“Beh, anche tu non scherzi” rispose Moana.
“Sì, ma tu di più. Guarda che bel culo che c’hai!” e le diede una gran sculacciata sul sedere, e Moana fece finta di essere arrabbiata e le disse di tenere giù le mani.
Daniela mi presentò a lei, la quale mi baciò le guance e mi disse il suo nome. Non avevo proprio alcuna speranza di farci qualcosa. Non valevo un cazzo come uomo per potermi permettere il lusso di stare con una come Moana. Una cosa era certa, e cioè che Daniela, per la quale avevo provato un’attrazione smisurata, adesso per me non contava più nulla. La sua bellezza era stata offuscata da quella di Moana, che era una diva, un’icona del sesso, l’apoteosi del porcume.
Andammo a cercare riparo da qualche parte; il sole picchiava troppo. E così trovammo un bar e ordinammo tre caffè. A parlare erano solo loro due, io ero troppo in imbarazzo per dire qualsiasi cosa. Avevo paura di sembrare un cretino, e così mi limitavo ad annuire a qualsiasi cosa dicevano loro. Ogni tanto Moana mi chiedeva qualcosa; tipo che scuola facevo, quali locali ero solito frequentare il sabato sera, insomma le solite cose. E io rispondevo senza dilungarmi troppo, e lei allora rideva e mi accarezzava il braccio e diceva: “che amore che sei! Sei timido da morire!”. Si era accorta della mia timidezza. Era finita, pensai. Non avevo alcuna speranza di stare con una come lei. Sarei rimasto un verginello per tutta la vita.
Ad un certo punto Moana disse che doveva andare via perché aveva un appuntamento, e allora Daniela per scherzare le disse: “ahhh! Vai alla monta!”. E Moana rispose divertita: “sì, è molto probabile”. Quella fu un ulteriore conferma che io per Moana ero solo un segaiolo, altrimenti non avrebbe detto quella cosa in mia presenza. E così io e Daniela stavamo per incamminarci verso l’uscita quando ad un certo punto Moana mi afferrò un polso, e con l’altra mano prese una penna che stava sul bancone del bar.
“Aspetta, dove vai?” mi girò la mano verso l’alto e iniziò a scrivermi qualcosa sul palmo. Era il suo numero di telefono. “Questo è il mio numero. Dopodomani parto, però magari ci sentiamo al mio rientro. Sei simpatico, magari andiamo a bere qualcosa insieme. Che ne dici?”.
Era tutto così assurdo. Io, uscire a bere qualcosa insieme a quel concentrato di gnoccume? Era un sogno, nient’altro che un sogno. Uno come me non poteva avere alcuna speranza con una come Moana. Ma allora perché mi aveva dato il suo numero? Ero così euforico che avevo l’impressione di essere ubriaco. Ma poi ci pensò Daniela a smorzare il mio entusiasmo.
“Stai attento a quella lì” mi disse. “Ti ha dato il suo numero di telefono, ma questo non vuol dire che vuole portarti a letto. Dimenticala, non sei il suo tipo. A lei interessano solo i maschi alpha, e tu, scusa se te lo dico, non sei un maschio alpha”.
“E allora perché mi ha dato il suo numero?”.
“Moana lo da a chiunque il suo numero, quindi non montarti la testa. Lei non verrà mai a letto con te. Mi dispiace doverti dire queste cose, ma io ti voglio bene come un fratello, e non voglio che quella zoccola ti faccia del male”.
“Perché la chiami in questo modo? Io credevo che foste amiche”.
“Infatti lo siamo. Ma il fatto che sia una zoccola è un fatto che sanno tutti. Non lasciarti abbagliare dalla sua bellezza. Moana non è la ragazza giusta per te. Con lei soffriresti soltanto le pene dell’inferno”.
E allora pensai che Daniela in fin dei conti aveva ragione. Un morto di figa come me non aveva alcuna speranza con una ragazza come Moana, abituata invece ad andare a letto con stalloni da monta di razza.

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2017/02/quando-tutto-e-cominciato.html

Note finali:

paradisodisteesabri.blogspot.it

 

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