La stronzetta di papà by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




L’emotività sfrenata, la passione incontrollata, la voglia di sesso mi hanno sempre contraddistinta. Sono una troia? Ma sì che lo sono! Forse sarà per questo che i maschi, tra le amicizie ed a lavoro, mi hanno sempre apprezzata. Sì sono una troia ed in questo ho preso da mia madre che tradisce spudoratamente papà. Sono una troia va bene, e sono anche una stronza. Lo ammetto. Mi piace giocare, divertirmi, prendere in giro, stuzzicare continuamente chi mi sta intorno specie se mi si mostra intimidito ed in completo imbarazzo. Pensate che per anni mi sono divertita a tormentare persino mio padre. Si trattenne le due volte in cui mi mostrai a lui nuda, appena rasata; si controllò anche quando gli infilai una mano in tasca e, con la scusa di cercar soldi, gli tastai palle e cazzo. Il poverino faceva di tutto per contenersi, ma io ero più brava e lui non sempre riuscì a resistermi.

Sono strani gli uomini. Gli mostri il corpo nudo e restano pietrificati, gli bisbigli una porcheria nell’orecchio e si scatenano. Non reagiscono mai come ti aspetti.

La prima volta che papà perse il controllo avevo ventidue anni. Era un bel uomo, alto e snello, dagli occhi verdi con tinte cerulee ed i capelli castani corti, un tantino brizzolati. Io sono una tipetta niente male, decisamente bassina, ma magra e con floride rotondità nei punti giusti. Quel giorno indossavo un perizoma e sopra una maglietta nera di una tuta. La tenevo ben aperta a formare una scollatura profonda. Con mamma incollata alla tv a seguire una telenovela, mi ero assicurata che le tette fossero ben in evidenza poi l’avevo raggiunto in camera sua mentre, in pigiama, leggeva disteso sul letto. Spalancai la porta con un “ta ta!”, lui si tappò le orecchie con le mani tentando di restare concentrato nella lettura. “Eccomi qui”, dicevo ridendo, lui si alzò: “Non è il momento, lasciami in pace”. Già sapeva che ero venuta per provocarlo, aveva ancora in mente la scena del giorno prima quando, nello specchietto retrovisore, tornando da casa di nonna con mamma accanto a lui, gli feci ripetutamente il gesto di un pompino con la mano chiusa che andava da destra verso sinistra e la lingua che mi gonfiava la guancia. Ora eravamo soli ed in camera sua. Mi avvicinai mettendo i seni in bella mostra. Lui ingoiò fissandoli. Incrociai le braccia e feci in modo che le tette salissero più su. “Stavo leggendo, che vuoi?”, brontolò. “Niente”, feci io con le tette a galla, “non posso stare un pò con mio padre?” e nel parlare mi inginocchiai davanti a lui. “Che fai?”, disse con una voce fioca e gli occhi catturati dalla scollatura. Tacqui. Dall’alto i miei seni dovettero apparire ancora più prepotenti, si vedeva che li desiderava. Aprii le mani e me li strizzai con uno sguardo da troia. “Smettila”, mi disse, io continuai. “E dai, sei sempre la solita, che vuoi da me! Vuoi farmi esplodere?!”, disse rabbioso. “Ok esplodi”, gli dissi e tirai fuori la lingua spalancando per bene la mia bocca. “No dai così no, mannaggia! Smettila!”, si disperava contorcendosi e stringendo i pugni. Io finsi di godere bofonchiando dal piacere e sussurrai: “Dammelo, ho sete”. Fu allora che perse ogni controllo. “Non puoi… accidenti a te!”, non mi resistette. Il viso avvampò e gli occhi divennero folli. Si tirò fuori il cazzo e me lo ficcò in gola afferrandomi la testa. Mi riempì la bocca, era grosso e gonfio. Mi teneva il capo con brutalità, strattonandomi avanti e indietro con entrambe le mani. Mi scopò la gola con forza. Sentivo il suo cazzo potente battermi dentro e, senza che se ne accorgesse, venni oscenamente bagnandomi tra le gambe. Lui continuò a fottermi la bocca, la sua foga era tremenda. Venne. Ne fece tanta e bella densa. Io l’ingoiai tutta poi tornai a fare la stronza. “Non ti permettere più! Maniaco!”, urlai rialzandomi. “La prossima volta vado a dirglielo a mamma! Ti faccio passare un guaio!”, sbraitavo fingendomi in cazzata. Lui era completamente mortificato, guardava a terra demoralizzato e si scusava: “Non so che mi è preso”. “Sei un pervertito ecco! Non ti permettere più!”, uscii agitata dalla camera sbattendo la porta poi scoppiai a ridere. Che bello era stato far perdere la ragione a mio padre, sentire quanto era porco, mangiarmi il suo cazzo e bere la sua sborra. Mi chiusi in camera super eccitata e mi masturbai fino all’ora di pranzo.

Accadde ancora una volta. Mi viene da ridere solo a ricordarlo. Ero in cucina ad aiutare mamma nella preparazione del pranzo ed indossavo un pigiama estivo bianco, aderente e leggero che non nascondeva il mio perizoma nero. Arrivò papà dandoci il buongiorno. Gli andai incontro. Si era lavato e vestito, indossava una camicia di quei modelli aderenti che evidenziavano petto e spalle. Era così sexy! “Buongiorno”, gli dissi sorridente. Poi, in una scenetta ripetutamente immaginata durante la notte, mi allungai sulle punte dei piedi e gli bisbigliai nell’orecchio: “Ho fatto un sogno”. “Che sogno hai fatto?”, mi chiese lui innocentemente ricambiando il mio sorriso. Riaccostai la bocca al suo orecchio ed ancora bisbigliai come una troietta: “Ho sognato che mi scopavi il culo”. Lui allibì, si sentì mancare, sbiancò. Io tornai accanto a mamma come se niente fosse, poi, di proposito, mi chinai per bene mettendomi a novanta gradi per guardare il pollo che cuoceva nel forno. Sapevo che mio padre mi stava fissando, sapevo che quel pantaloncino mi calzava attillato e provocante. Era tutto programmato, ma la cosa doveva finire lì, non avrei mai immaginato che mia madre ci mettesse del suo lasciandoci improvvisamente soli. “Caspita è finito il sale! Loretta tu controlla che il pollo non si bruci, vedo se me ne presta un po’ la vicina” e così dicendo uscì in tutta fretta. Io restai supina a guardare il pollo nel forno muovendo sinuosamente i fianchi e reggendomi con le mani sulla cucina. Con piacere, il rumore della porta di casa che si chiudeva fu accompagnato da quello della zip dei pantaloni di mio padre che si abbassava. Fu tutto così selvaggio! Sentii le sue mani sul mio corpo afferrarmi con brutalità ed abbassarmi il pigiama ed il perizoma quel tanto che bastava. Sapeva che c’era poco tempo e doveva approfittarne. Il suo cazzo era una potenza e me lo schiacciò tutto in culo di botto. Fu meraviglioso così. Nonostante non fossi vergine, mi sentii spappolare l’ano. Urlai, lui mi tappò la bocca e continuò a penetrarmi col suo cazzo duro poi mi sbatté ferocemente. Notò i liquidi che fuoriuscivano dal mio corpo a cascata bagnando il pigiama. Si accorse che mi piacevano quei colpi così irruenti. Era evidente, sbrodolavo travolta dalle sue pesanti bordate, barcollavo, facevo dei passettini in avanti, quasi crollavo sulle ginocchia. “Mi sfondi”, gli dissi con la bocca tappata e gridai ancora dal piacere. Ferma, completamente abbandonata a lui, godetti come una pazza e lui si svuotò prima che mamma potesse rientrare. “Sei impazzito!”, urlai libera dalla sua prese, rialzandomi perizoma e pigiama. “Ti è andato di volta il cervello? Pervertito!”, continuai ad inveire. “Adesso lo dico a mamma, porco!”, lo minacciai, ma lui scuro in volto mi implorò con voce stenta: “Scusa, scusa io… io non so a volte che mi prende”. “Porco!”, gli scandii fingendomi offesa. Mamma intanto tornava a casa, io corsi in bagno a lavarmi ed a cambiarmi, contenta, col sorriso sulle labbra. Che divertimento! Me la ridacchiavo come una matta. Voi che dite, sono o non sono una stronzetta?

Non immaginavo però che mio padre si preparasse a farmela pagare. Non me l’aspettavo. Dopo l’inculata in cucina, parecchie altre volte ancora lo stuzzicai, gli bisbigliavo sconcezze con mamma presente e finivo mezza nuda in bagno ogni volta che c’era anche lui. La sua vendetta però si consumò quando meno me l’aspettavo. Mi presentai sul terrazzo in una giornata di primavera intenzionata a sfidarlo ancora. Indossavo una t-shirt corta sopra l’ombelico ed una mini di jeans, completamente priva di intimo. Lui era ad annaffiare i gerani e quando mi vide voltò lo sguardo altrove. Già sapeva che andavo lì a tormentarlo. Mi strofinai sul suo corpo e gli baciai il collo. Lui continuava ad innaffiare i gerani. “Innaffi anche me?”, gli dissi sensuale col mio fare da troia lasciva. Mi aspettavo che potesse perdere la ragione da un momento all’altro, impazzire dalla voglia di scoparmi, lì sul terrazzo dove chiunque avrebbe potuto vederci affacciandosi dalle decine di finestre dei palazzi che circondavano casa nostra. Era quello che desideravo, mi eccitava terribilmente. “Innaffi anche me?”, gli ripetei come una gatta tastandogli il pacco, oscena e licenziosa. Restai sgomenta quando lui puntò su di me il gettito del tubo della fontana con la quale stava innaffiando i fiori. Urlai, mi disperavo, maledivo quello stronzo di mio padre ma lui mi annaffiò tutta. L’acqua era gelida, mi rattrappì la pelle. Provavo a proteggermi inutilmente con le mani ma fui zuppa, fradicia. Che stronzo! Che pezzo di merda! Grazie a quella sua bravata mi beccai una bella bronchite e fui costretta a restare a letto una settimana imbottendomi di medicinali. Non era meglio se mi scopava?

Eppure dovetti perdonarlo… Era mattino presto, per me quello era il secondo giorno di febbre e dormivo spossata. Mio padre sarebbe dovuto andare a lavoro come sempre ma pensò bene di farmi una sorpresa. Nel dormiveglia infatti vidi la sua sagoma muoversi nel buio della mia stanza attraversando la porta e socchiudendola alle sue spalle. Mi destai dal sonno: “Papà!?”. “Buongiorno tesoro”, mi fece lui sottovoce. “Che vuoi?”, chiesi stupita. Allungò le mani sul mio corpo, io stetti zitta. “C’ho voglia”, mi disse bisbigliando. Mi strinse i seni, io immobile mi godetti i suoi palpeggiamenti vogliosi. Era la prima volta che mio padre mi si mostrava così deciso. In giacca e cravatta, salì sul letto. Io da brava troietta schiusi le gambe, le allargai lasciando che lui vi si posizionasse dentro. Lontano dal mio sguardo papà tirò fuori il suo cazzo e, spostando il mio perizoma, lo infilò dentro di me. Era già bello ritto e gonfio. La cappella possente e calda tra le mie labbra mi annunciava una scopata rapida ed irruenta. E fu così. Si distese sul mio corpo, mi baciò i seni, il collo, la bocca. Io fui sua, mi abbandonai a quelle malsane voglie ed il mio risveglio fu magnifico. Sì dovetti proprio perdonarlo, se lo meritava. Da quel giorno fu così tenero con me! Ogni mattina prima di andare a lavoro mi raggiungeva sotto le coperte e mi consolava col suo cazzo in figa. Che goduria!

 

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Quel porco del papà di Stefano. by Stephan Zanzi [Vietato ai minori]




Quel porco del papà di Stefano. di Stephan Zanzi New!

Note:

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I genitori di Stefano sono divorziati a causa delle continue avventure extraconiugali di mio suocero, che alla lunga avevano stancato la mamma di Stefano, la quale aveva preteso il divorzio. Adesso lei si era felicemente risposata con un altro uomo, e lui invece non aveva smesso di fare ciò che gli piaceva di più, ovvero scopare a destra e a manca (nonostante l’età). Purtroppo non era del tutto autonomo, e così avevamo provato ad affiancargli numerose badanti, le quali dopo qualche giorno se ne andavano, e quando chiedevamo loro delle spiegazioni ci rispondevano tutte allo stesso modo, e cioè che mio suocero era un gran porco. Allora io e Stefano eravamo giunti alla conclusione che rimaneva soltanto una cosa da fare, cioè portarlo in una casa di riposo.
Detto fatto; avevamo trovato una casa di riposo gestita dalle suore in modo ferreo. In principio il problema pareva risolto, come se le donne di chiesa fossero riuscite a mettere in riga mio suocero. E invece ci sbagliavamo. Nemmeno un mese che ricevemmo una telefonata dalla madre superiora, la quale ci chiese di andarci a riprendere Pietro, perché il suo comportamento non era consono al decoro dell’istituto. Era stato beccato a fare sesso anale con un’infermiera. L’avevano sorpreso proprio mentre le inondava di sborra il condotto anale. Non c’erano scusanti. L’aveva fatta davvero grossa. Insomma, era fuori dall’istituto per sempre, e avremmo dovuto trovargli un’altra sistemazione. L’unica cosa che potevamo fare era quella di ospitarlo da noi, almeno fino a quando non avremmo trovato una collocazione migliore.
È stato un periodo davvero faticoso perché ho dovuto fare un po’ da crocerossina e allo stesso tempo mandare avanti il negozio di lingerie. Per fortuna ho potuto contare sull’aiuto di nostra figlia Moana. Senza di lei non sono sicura che ce l’avrei fatta. Stefano in quel periodo in casa non c’era mai, perché il suo lavoro si era enormemente intensificato.
La prima notte è stata davvero ricca di sorprese. Ero sola in casa, e mio suocero dormiva nella camera degli ospiti, ma prima di andare a dormire anche io ebbi la brillante idea di aiutarlo a lavarsi. Così con una bacinella d’acqua e una spugna andai da lui, ma di svegliarsi non ne voleva sapere. Cominciai a spogliarlo e a lavarlo, e quando gli levai i pantaloni spalancai gli occhi dallo stupore: non aveva le mutande, e il suo cazzo era gigantesco ed era in erezione. Mai visto niente di così maestoso. Con la spugna cercai di lavargli le palle e l’asta, ma facendo attenzione a non svegliarlo. Arrapato com’era non volevo che gli venissero strane idee. Dopo un po’ lo afferrai con decisione. Sentii il calore e la sua potenza contro il palmo della mia mano. Non potevo credere che mio suocero avesse un arsenale di quella portata. Pietro non era mai stato un adone; chi l’avrebbe mai detto che nascondeva un attrezzo di quelle dimensioni?
Notai che sulla punta del glande era comparsa una gocciolina trasparente che poi iniziò a scivolare giù lungo l’asta fino a raggiungere la mia mano. Senza rendermene conto avevo cominciato a segarlo, non so perché lo stavo facendo, forse perché era il mio istinto da zoccola che mi chiedeva di farlo. Forse perché non riuscivo a resistere di fronte ad un palo come quello, perché quando un uomo diventava così duro sentivo il dovere di accontentarlo, semplicemente perché ero fatta così, non per niente tutti mi chiamavano Sabrina Bocca e Culo.
Ma forse il motivo era un altro; il fatto è che mio suocero aveva sempre avuto una cotta per me, fin dal giorno che Stefano mi aveva portata a conoscere i suoi. Ricordo, quando eravamo fidanzati, tutte le volte che andavo la domenica a pranzo dai suoi, mio suocero mi salutava sempre allo stesso modo, e cioè regalandomi una bella pacca sul sedere, e sussurrandomi cose porche all’orecchio, del tipo: “beato chi te lo rompe questo culo”. Adorava il mio culo. Però non avevo mai detto nulla a Stefano, e lasciavo mio suocero libero di fare ciò che voleva con me, per il semplice fatto che mi piacevano le sue attenzioni.
Ricordo che ogni volta che andavo a pranzo dai genitori di Stefano indossavo sempre dei vestiti porchissimi, perché mi piaceva stuzzicare mio suocero. Le mie tette lo facevano impazzire, così mettevo sempre delle magliette scollate in modo osceno; i suoi commenti piccanti erano musica per le mie orecchie. Una volta mi sussurrò all’orecchio: “chissà come sei brava a fare le spagnole!”.
Certo, ovviamente ogni volta che mi palpava il sedere o che faceva qualche apprezzamento spinto, si accertava accuratamente che fossimo soli. Questo è chiaro. Non lo sapeva nessuno. Ma io sapevo che era così, e cioè che lui mi desiderava ardentemente, e lui sapeva che a me piaceva farmi desiderare, e allora ne approfittava allungando le mani e sussurrandomi cose porche e oscene. Una volta, ricordo che era natale, Stefano e sua madre erano in cucina a preparare la cena, mentre io e mio suocero eravamo nel salotto a sorseggiare del vino, lui mi disse una frase che mi fece bagnare in un istante. Mi sussurrò: “mi fai venire voglia di sborrarti dentro”. Era una cosa che mi fece emozionare tantissimo, perché era come se mi stesse dicendo che mi desiderava più di ogni altra cosa. Ma nonostante questo, non gli avevo mai permesso di entrarmi dentro. Era pur sempre il padre del mio fidanzato, nonché mio futuro suocero.
E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei trovata a dover badare alle sue necessità come una badante?
Intanto, senza accorgermene, la mia sega era arrivata al culmine. Pietro proruppe in una sborrata copiosa e gli schizzi saltarono dappertutto. Per fortuna dormiva ancora. Con la spugna tolsi via la sborra e me ne andai a letto, consapevole che l’indomani mi aspettava un’altra giornata di duro lavoro in negozio, e poi di corsa a casa a badare a quel porco di mio suocero.

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2016/08/quel-porco-del-papa-di-stefano.html

Note finali:

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Pino quel dilf del papà della mia amica. by fuga oblio [Vietato ai minori]




Pino quel dilf del papà della mia amica. di fuga oblio New!

Pino è il papà della mia amica Claudia, un signore molto elegante e bello sui cinquant’anni.
Io conosco Claudia da quando andavamo alle scuole elementari e siamo cresciuti insieme.
Era qualche tempo che, quando andavo a casa sua, per andarla a prendere per fare shopping insieme suo padre mi guardava in maniera strana.
Un mercoledì pomeriggio, mentre stavo lavorando trovo su Whatsapp un messaggio di Pino, che mi chiedeva di vederci perchè mi avrebbe dovuto parlare, e acconsentì di vederci quel pomeriggio alle 17 al bar sotto al mio ufficio.
Lo raggiunsi al bar all’orario prestabilito, mi offrì un caffè e mi disse di andare in macchina perchè non gli andava di farsi sentire da qualcuno.
Salimmo sulla sua Passat grigia e mi confidò di essere attratto sessualmente da me.
Io per essere sincero mi ero masturbato pensando a lui un paio di volte perchè mi sarebbe interessato come amante.
Mi disse di vederci la domenica successiva in un motel sul raccordo anulare.
La domenica pomeriggio, mi mandò un sms, dandomi appuntamento sotto casa mia verso le 14.30 per andare al motel.
Mi confidò che in quel motel ci lavorava suo fratello che gli riservava gratuitamente una camera dove lui portava qualche amante di turno.
Arrivammo presto al motel, suo fratello si trovava in portineria e ci diede le chiavi di una camera che si trovava alla fine del corridoio del primo piano.
Andammo in camera e, attraversando il corridoio sentivo coppie gemere durante il loro rapporto sessuale, da lì mi resi conto che quel motel era il ritrovo di coppie clandestine come lo eravamo noi due.
Raggiungemmo la camera e quando Pino chiuse la porta dietro di se, io mi diressi verso il letto e incominciai a denudarmi.
Lui mi seguì nello spogliarsi e mostrò dopo tanti anni di conoscenza il suo bel fisico.
Rimanemmo nudi a osservarci per qualche minuto, fin quando Pino mi spinse sul letto e incominciò a toccarmi.
Ci scambiammo un bacio con la lingua, la sua era calda e non riuscivo a fermarla perchè non ne avevo voglia.
A un certo punto si fermò e andò verso il suo giacchetto dove aveva portato una cravatta per coprirmi gli occhi mentre mi scopava.
Mi coprì gli occhi e riniziò baciarmi come prima, fin quando a un certo punto si fermò dicendomi di seguirlo.
Lui si sedette sulla poltroncina che era in camera e mi fece succhiare il meraviglioso cazzo.
Avevo l’ordine di succhiarlo fino a quando la sua cappella non sarebbe diventata viola.
Così fu dopo una diecina di minuti quando mi spinse verso il letto, salì sul letto e mi misi a pecorina con la faccia sul cuscino.
La penetrazione durò una mezz’ora fin quando non venne sul mio piede sinistro.

 

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