Quel porco del papà di Stefano. by Stephan Zanzi [Vietato ai minori]




Quel porco del papà di Stefano. di Stephan Zanzi New!

Note:

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I genitori di Stefano sono divorziati a causa delle continue avventure extraconiugali di mio suocero, che alla lunga avevano stancato la mamma di Stefano, la quale aveva preteso il divorzio. Adesso lei si era felicemente risposata con un altro uomo, e lui invece non aveva smesso di fare ciò che gli piaceva di più, ovvero scopare a destra e a manca (nonostante l’età). Purtroppo non era del tutto autonomo, e così avevamo provato ad affiancargli numerose badanti, le quali dopo qualche giorno se ne andavano, e quando chiedevamo loro delle spiegazioni ci rispondevano tutte allo stesso modo, e cioè che mio suocero era un gran porco. Allora io e Stefano eravamo giunti alla conclusione che rimaneva soltanto una cosa da fare, cioè portarlo in una casa di riposo.
Detto fatto; avevamo trovato una casa di riposo gestita dalle suore in modo ferreo. In principio il problema pareva risolto, come se le donne di chiesa fossero riuscite a mettere in riga mio suocero. E invece ci sbagliavamo. Nemmeno un mese che ricevemmo una telefonata dalla madre superiora, la quale ci chiese di andarci a riprendere Pietro, perché il suo comportamento non era consono al decoro dell’istituto. Era stato beccato a fare sesso anale con un’infermiera. L’avevano sorpreso proprio mentre le inondava di sborra il condotto anale. Non c’erano scusanti. L’aveva fatta davvero grossa. Insomma, era fuori dall’istituto per sempre, e avremmo dovuto trovargli un’altra sistemazione. L’unica cosa che potevamo fare era quella di ospitarlo da noi, almeno fino a quando non avremmo trovato una collocazione migliore.
È stato un periodo davvero faticoso perché ho dovuto fare un po’ da crocerossina e allo stesso tempo mandare avanti il negozio di lingerie. Per fortuna ho potuto contare sull’aiuto di nostra figlia Moana. Senza di lei non sono sicura che ce l’avrei fatta. Stefano in quel periodo in casa non c’era mai, perché il suo lavoro si era enormemente intensificato.
La prima notte è stata davvero ricca di sorprese. Ero sola in casa, e mio suocero dormiva nella camera degli ospiti, ma prima di andare a dormire anche io ebbi la brillante idea di aiutarlo a lavarsi. Così con una bacinella d’acqua e una spugna andai da lui, ma di svegliarsi non ne voleva sapere. Cominciai a spogliarlo e a lavarlo, e quando gli levai i pantaloni spalancai gli occhi dallo stupore: non aveva le mutande, e il suo cazzo era gigantesco ed era in erezione. Mai visto niente di così maestoso. Con la spugna cercai di lavargli le palle e l’asta, ma facendo attenzione a non svegliarlo. Arrapato com’era non volevo che gli venissero strane idee. Dopo un po’ lo afferrai con decisione. Sentii il calore e la sua potenza contro il palmo della mia mano. Non potevo credere che mio suocero avesse un arsenale di quella portata. Pietro non era mai stato un adone; chi l’avrebbe mai detto che nascondeva un attrezzo di quelle dimensioni?
Notai che sulla punta del glande era comparsa una gocciolina trasparente che poi iniziò a scivolare giù lungo l’asta fino a raggiungere la mia mano. Senza rendermene conto avevo cominciato a segarlo, non so perché lo stavo facendo, forse perché era il mio istinto da zoccola che mi chiedeva di farlo. Forse perché non riuscivo a resistere di fronte ad un palo come quello, perché quando un uomo diventava così duro sentivo il dovere di accontentarlo, semplicemente perché ero fatta così, non per niente tutti mi chiamavano Sabrina Bocca e Culo.
Ma forse il motivo era un altro; il fatto è che mio suocero aveva sempre avuto una cotta per me, fin dal giorno che Stefano mi aveva portata a conoscere i suoi. Ricordo, quando eravamo fidanzati, tutte le volte che andavo la domenica a pranzo dai suoi, mio suocero mi salutava sempre allo stesso modo, e cioè regalandomi una bella pacca sul sedere, e sussurrandomi cose porche all’orecchio, del tipo: “beato chi te lo rompe questo culo”. Adorava il mio culo. Però non avevo mai detto nulla a Stefano, e lasciavo mio suocero libero di fare ciò che voleva con me, per il semplice fatto che mi piacevano le sue attenzioni.
Ricordo che ogni volta che andavo a pranzo dai genitori di Stefano indossavo sempre dei vestiti porchissimi, perché mi piaceva stuzzicare mio suocero. Le mie tette lo facevano impazzire, così mettevo sempre delle magliette scollate in modo osceno; i suoi commenti piccanti erano musica per le mie orecchie. Una volta mi sussurrò all’orecchio: “chissà come sei brava a fare le spagnole!”.
Certo, ovviamente ogni volta che mi palpava il sedere o che faceva qualche apprezzamento spinto, si accertava accuratamente che fossimo soli. Questo è chiaro. Non lo sapeva nessuno. Ma io sapevo che era così, e cioè che lui mi desiderava ardentemente, e lui sapeva che a me piaceva farmi desiderare, e allora ne approfittava allungando le mani e sussurrandomi cose porche e oscene. Una volta, ricordo che era natale, Stefano e sua madre erano in cucina a preparare la cena, mentre io e mio suocero eravamo nel salotto a sorseggiare del vino, lui mi disse una frase che mi fece bagnare in un istante. Mi sussurrò: “mi fai venire voglia di sborrarti dentro”. Era una cosa che mi fece emozionare tantissimo, perché era come se mi stesse dicendo che mi desiderava più di ogni altra cosa. Ma nonostante questo, non gli avevo mai permesso di entrarmi dentro. Era pur sempre il padre del mio fidanzato, nonché mio futuro suocero.
E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei trovata a dover badare alle sue necessità come una badante?
Intanto, senza accorgermene, la mia sega era arrivata al culmine. Pietro proruppe in una sborrata copiosa e gli schizzi saltarono dappertutto. Per fortuna dormiva ancora. Con la spugna tolsi via la sborra e me ne andai a letto, consapevole che l’indomani mi aspettava un’altra giornata di duro lavoro in negozio, e poi di corsa a casa a badare a quel porco di mio suocero.

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2016/08/quel-porco-del-papa-di-stefano.html

Note finali:

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Pino quel dilf del papà della mia amica. by fuga oblio [Vietato ai minori]




Pino quel dilf del papà della mia amica. di fuga oblio New!

Pino è il papà della mia amica Claudia, un signore molto elegante e bello sui cinquant’anni.
Io conosco Claudia da quando andavamo alle scuole elementari e siamo cresciuti insieme.
Era qualche tempo che, quando andavo a casa sua, per andarla a prendere per fare shopping insieme suo padre mi guardava in maniera strana.
Un mercoledì pomeriggio, mentre stavo lavorando trovo su Whatsapp un messaggio di Pino, che mi chiedeva di vederci perchè mi avrebbe dovuto parlare, e acconsentì di vederci quel pomeriggio alle 17 al bar sotto al mio ufficio.
Lo raggiunsi al bar all’orario prestabilito, mi offrì un caffè e mi disse di andare in macchina perchè non gli andava di farsi sentire da qualcuno.
Salimmo sulla sua Passat grigia e mi confidò di essere attratto sessualmente da me.
Io per essere sincero mi ero masturbato pensando a lui un paio di volte perchè mi sarebbe interessato come amante.
Mi disse di vederci la domenica successiva in un motel sul raccordo anulare.
La domenica pomeriggio, mi mandò un sms, dandomi appuntamento sotto casa mia verso le 14.30 per andare al motel.
Mi confidò che in quel motel ci lavorava suo fratello che gli riservava gratuitamente una camera dove lui portava qualche amante di turno.
Arrivammo presto al motel, suo fratello si trovava in portineria e ci diede le chiavi di una camera che si trovava alla fine del corridoio del primo piano.
Andammo in camera e, attraversando il corridoio sentivo coppie gemere durante il loro rapporto sessuale, da lì mi resi conto che quel motel era il ritrovo di coppie clandestine come lo eravamo noi due.
Raggiungemmo la camera e quando Pino chiuse la porta dietro di se, io mi diressi verso il letto e incominciai a denudarmi.
Lui mi seguì nello spogliarsi e mostrò dopo tanti anni di conoscenza il suo bel fisico.
Rimanemmo nudi a osservarci per qualche minuto, fin quando Pino mi spinse sul letto e incominciò a toccarmi.
Ci scambiammo un bacio con la lingua, la sua era calda e non riuscivo a fermarla perchè non ne avevo voglia.
A un certo punto si fermò e andò verso il suo giacchetto dove aveva portato una cravatta per coprirmi gli occhi mentre mi scopava.
Mi coprì gli occhi e riniziò baciarmi come prima, fin quando a un certo punto si fermò dicendomi di seguirlo.
Lui si sedette sulla poltroncina che era in camera e mi fece succhiare il meraviglioso cazzo.
Avevo l’ordine di succhiarlo fino a quando la sua cappella non sarebbe diventata viola.
Così fu dopo una diecina di minuti quando mi spinse verso il letto, salì sul letto e mi misi a pecorina con la faccia sul cuscino.
La penetrazione durò una mezz’ora fin quando non venne sul mio piede sinistro.

 

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Con mia figlia all'Expo (parte 2) by professionista81 [Vietato ai minori]




Abbiamo finito di pranzare nel centro di Milano dove mia figlia Francesca di 17 anni, seduta sulle mie ginocchia nel ristorante ha sfregato il suo bel sederino sul mio cazzo duro e ci siamo avviati verso il sito dell”Expo per vedere l’esposizione.
La giornata passa correndo da un padiglione all’altro ed ogni occasione è buona per me per sbirciare mia figlia.Quando ha fatto lo scivolo nel padiglione della Germania, è stato per me un piacere vedere le sue mutandine strette e schacciate sulla sua fifa, al momento dell’arrivo. Anche nel padiglione dell’Italia, potevo ammirare le sue mutandine sotto la gonna sul pavimento a specchio non facendo lei nulla per nascondere le sue intimità alla mia vista.
Dopo aver girato per vari padiglioni, a mia moglie facevano ormai male i piedi e verso le 18 decidemmo di ripartire verso casa. Mia moglie avrebbe avuto il turno di notte e in più, per cena, sarebbe venuto mio fratello; raggiungiamo così l’auto. Roberta (l’altra mia figlia) e mia moglie salgono sul sedile posteriore mentre Francesca insiste per sedersi davanti accanto a me. So già che qualche idea porcella le frulla per la testa.
Esco dal parcheggio e siamo in fila, nella penombra vedo le gambe di mia figlia che si allargano leggermente illuminate dai lampioni della città e subito, ricordando la sua pelle morbida accarezzata poche ore prima, mi viene il pene duro.
Francesca allunga la mano e la poggia sulla mia che si trova sul cambio, la sua pelle calda mi mette subito in agitazione, farfuglio qualcosa verso mia moglie ma lei è già nel mondo dei sogni. Mi volto a guardare dietro durante una breve sosta al semaforo ma sul sedile dietro dormono entrambe.

Rimetto la mano sul cambio, Francesca porta nuovamente la sua mano sulla mia, la stringo e incrocio le mie dita con quelle sue, le faccio un cenno di voltarsi e anche lei si rende conto che dietro dormono profondamente.
La sua mano a quel punto, staccandosi dalla mia, si posa sulla mia gamba e risale verso l’alto, arriva alla zip dei pantaloni e la apre inserendo la sua morbida e innocente mano dentro la mia patta, trovando il mio cazzo in piena erezione.
lo stringe e lo fa uscire dai pantaloni, lo massaggia lentamente, passa le dita sulla cappella pulsante e dura.
Muove la sua mano lentamente lungo tutta l’asta, ho il sangue al cervello, dallo specchietto retrovisore controllo che nessuno si svegli sul sedile posteriore. La sua intraprendenza mi sorprende. Probabilmente sentire il mio cazzo duro sotto il suo culetto nel ristorante l’ha accesa.
Francesca ad un certo punto si avvicina a me, mi bacia una guancia poi scende sul collo e all’improvviso scende sul cazzo, bacia la cappella, sento le sue labbra morbide e umide che lo avvolgono mentre per me è dura rimanere concentrato sulla strada (siamo ormai in piena autostrada ed è buio).
L’eccitazione è alle stelle,cerco di resistere ma non duro a lungo, ora oltre a succhiare ha preso ad accarezzarmi le palle con la mano.
Qualche secondo ancora ed esplodo nella sua bocca, lei succhia più forte e serra le labbra attorno al cazzo e la sento ingoiare tutta la crema calda fino all’ultima goccia, continuando a leccarlo e succhiarlo con dedizione.
Finito di ripulirlo lo rimette nei pantaloni e chiude la zip, si ricompone appena in tempo che vedo mia moglie e l’altra mia figlia agitarsi nel sedile posteriore. Roberta si è svegliata, mi dice che le scappa la pipi ma la rassicuro che in 10 minuti al massimo saremmo arrivati a casa. Spero dentro di me che non abbia assistito alla scena.

 

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