Sfondato




Fin da ragazzino ho goduto nell’infilarmi oggetti – dapprima piccoli, poi sempre più grandi – nel retto. Non ricordo come ho cominciato… nessuno mi ha spinto in quella direzione, ma fatto sta Read more “Sfondato”

 

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Giorno 6




GIORNO 6

Mi ero innamorata in passato. E sicuramente sono ancora invaghita di lui, ma sparire per tre mesi dopo una notte intera di sesso .. in cui davvero avevamo dato tutto di noi stessi, svuotandoci i corpi e riempendoci l’anima .. ritengo sia stato un gesto vile, nonostante il motivo fosse realmente il troppo bisogno l’uno dell’altra, che io so tutt’ora gestire .. ma lui no.
E così mi sono ritrovata a dover affrontare una situazione molto più difficile da domare: la mancanza. Avevo consegnato la mia intimità nelle sue mani. La terza frase che mi disse Davide fu: “Voglio tutto di te .. anche condividerti” .. “Beh, se questo è l’inizio .. la cosa promette bene!” .. non scherzava. Nei mesi che avevamo volutamente impiegato per conoscerci (per lavoro passava in ufficio tutte le mattine a portare buste .. e i nostri sguardi si sono incrociati, cercati.. e seguiti giorno dopo giorno, nella completa assenza di parole), percepivo la sua presenza. Dissi dopo poco ai colleghi: “per il tal X corriere, la mattina vado io!”. Non mi importava proprio cosa potessero immaginare, anzi, sapere che la loro testa si riempiva di malevoli pensieri su di me, mi eccitava spesso passando tra le loro scrivanie.
Le persone che frequento credono che io sia incline ad un certo tipo di atteggiamenti e certo non lo nascondo .. ma al tempo stesso non sbatto loro in faccia la mia natura, non possono sapere sino dove oso spingermi. A volte penso che siano gli altri ad osare più di me con le loro fantasie, cercando di indovinare dove arrivino le mie. E questo gioco, quando si instaura, mi rapisce, mi assorbe, mi rende partecipe.. mi fa bagnare di piacere.
Davide l’aveva capito subito. Poi improvvisamente ci siamo sfiorati la mano.. quasi non sono riuscita a finire di scrivere il mio nome sulla ricevuta per la consegna effettuata. Da lì a due giorni ci scrivevamo .. e rimanevamo connessi giorni interi .. scoprendo che le nostre vite si erano incrociate più volte nella nostra adolescenza .. stessi locali, stessa musica, stessa età .. o quasi. Credevo fosse più vecchio di me di almeno 5/7 anni, invece ne ha qualcuno in meno.
Quando è tornato lo ha fatto con un semplice “Ciao Bianca, come stai?”.
La scusa per essersi allontanato in un modo quasi meschino, è stata un semplice “io non sono un tipo affidabile” … e a sorprendere non è stata tanto la poca cura nell’imbastire una “scusante” accettabile, né tanto meno il fatto che non gliene importasse nulla di doverla trovare…quanto che a me stesse bene quello che mi stava dicendo. Calzava a pennello su di me. E io non intendevo indagare … ragionarci sopra … mi resi conto che davvero non mi interessava, aveva smesso di farlo da tanto ormai. La mia vita era andata avanti, la sua pure, perché fingere che non fosse così?
Comunque .. il punto era che lui si era legato ad una ragazza che aveva come Davide necessità di fare esperienze diverse, ma che certo non avrebbe accettato di farle senza di lui, né avrebbe voluto che Davide “sperimentasse” qualcosa di diverso senza coinvolgerla. Sapevo che desiderava fare sesso con una donna, sapevo che aveva pubblicato un annuncio per trovare una donna come lei .. e così mi venne l’idea .. quella mattina mandai un sms .. “Davide, fammi rispondere all’annuncio”. La cosa non lo turbo’ affatto, il pensiero si era trasformato in una subitanea erezione …bisognava solo trovare il modo giusto di farlo.
Anna voleva conoscere una donna che come lei desiderasse prendere e dare piacere ad un’altra donna. Non escludeva la partecipazione di Davide alla cosa.
Davide voleva possedere entrambe.
Io volevo arrivare a lui, e non mi dispiaceva affatto l’idea di farlo tramite lei. La situazione creata stuzzicava la mia fantasia. Chiesi a Davide di farsi da parte in questa fase di primo contatto. Se la mia risposta avesse incuriosito Anna ci saremmo incontrate, e sicuramente avrei voluto essere sola con lei per concentrarmi solo su Anna. Non potevamo correre il rischio che lei scoprisse che ci conoscevamo.. non lo avrebbe voluto, avrebbe intuito il nostro coinvolgimento.
“Ciao, sono Bianca e volevo condividere il tuo desiderio di sentire e vivere il corpo di un’altra donna, arrivando al tuo piacere attraverso il suo”.
Il messaggio la tentò .. complice sicuramente anche lui. Ci scambiammo qualche foto .. e la mia eccitazione nel sapere che lui fosse lì con lei mentre le guardavano, senza poter rivelare nulla, diventava difficile da contenere. Davide mi raccontò che in quei giorni fantasticarono spesso insieme di come sarebbe stato fare sesso in tre .. e questo decisamente li aiutò a raggiungere orgasmi piuttosto intensi. Poco dopo ci stavamo accordando per il nostro incontro. Lei mi dava l’impressione di essere molto dolce, e sebbene disinibita (per stare con Davide questa era la condizione richiesta), si avvertiva che l’inesperienza di questa nuova situazione la faceva vacillare a tratti .. e che questa fantasia tanto desiderata la stava coinvolgendo più per se stessa che per lui. Lo scenario mi appariva sempre più delineato .. i desideri si palesavano in immagini sempre più vivide. Mi sentivo perfettamente a mio agio.
“… Allora ci vediamo domani. Un bacio”,
“Anche a te!” rispose. Il giorno dopo avremmo cenato insieme al ristorante greco. E da questo momento nessun messaggio mi sarebbbe arrivato da Davide, ed io non avrei più potuto renderlo partecipe delle mie sensazioni. Ci saremmo sentiti nuovamente solo dopo aver conosciuto la sua donna.
Io non sapevo cosa sarebbe successo. L’avevo vista in foto, ma non avevo mai sentito il suono della sua voce .. non avevo mai sentito l’odore della sua pelle .. non sapevo se avremmo “ingranato”. E questo era uno dei casi in cui sarebbe stato necessario trovarsi in sintonia per poter continuare a frequentarci. Semplicemente smisi di pensarci .. chiusi gli occhi e mi addormentai.
Quando li aprii era già mattina. Ed il lavoro mi assorbi’ tutto il giorno, visto che volevo sbrigarmi velocemente per potermi preparare con calma. Venne presto sera ed entrando in casa mi infilai sotto la doccia. Avevo già un’idea di cosa avrei indossato. Non volevo dare l’impressione di essere troppo sicura di me, o addirittura di essere pronta a sfidarla. Io mi stavo insinuando nella sua vita per appagare un Suo desiderio, e certo non potevo mettermi in competizione con lei nei confronti di Davide .. non dovevo primeggiare, ero ben conscia che stavolta avrei dovuto fare la “terza”.
Tutto ciò non mi impediva di presentarmi all’appuntamento sentendomi “bella”.
Quindi optai per jeans blu scuro, dolcevita rosso, coprispalla blu, collant chiari e scarpe rosse col tacco argento. Cintura rossa.
Mi arricciai i capelli, orecchini, anello .. ero pronta. Quando la vidi, davanti a me per la prima volta, Anna era decisamente sensuale, pur nella sua semplicità. Anche lei indossava un paio di jeans scuri, camicetta chiara sbottonata sin subito sopra il seno, e gilet aperto. Scarpe da tennis. Era bella .. “E bravo Davide”, pensai. Aveva occhi e capelli, corti, più scuri dei miei, i suoi lineamenti più marcati, delle belle mani .. Ci sorridemmo, e ci sfiorammo le labbra ..
“Ciao, io sono Bianca.”
“Piacere di conoscerti”
Entrammo nel locale certe che sarebbe stata un’insolita serata. Ci piacevamo, e questo lo diceva l’istinto di entrambe.
Solo il pensiero di quello che avrebbe potuto succedere mi inebriava la mente, impedendomi di essere completamente lucida. Certo il vino fu un buon alleato di entrambe quella sera. Dovevo solo stare attenta a non far capire che avessi un qualche interesse nei confronti di Davide.
Era una ragazza brillante e quindi fu facile trovare argomenti durante la cena.
Sotto il tavolo, le misi una mano sul ginocchio, lei d’istinto prese la mia mano con forza, poi mi guardò e mi sorrise, nel frattempo aveva abbandonato la presa, e allargato le gambe.
Mi alzai quando arrivò il dolce. Avevo deciso di mangiarlo accanto a lei, volevo più contatto, desideravo iniziare a sentirla.
le presi la mano, se lo lasciò fare. Fece lo stesso con l’altra mano. Forse qualcuno nel locale iniziava ad intuire quello che stava succedendo al nostro tavolo. Arrivò il cameriere con i dolci e noi ci attardammo nella nostra stretta di mano, ci sentivamo delle ragazzine “moleste”.
Finimmo di cenare e lei si alzò per andare in bagno. Io mi alzai appena lei sparì lasciandosi alle spalle la porta della toilette.Poi d’istinto la seguii. Se fossi stata fortunata in bagno non ci sarebbe stato nessun altro. E chissà perché io in certe situazioni ho sempre fortuna! .. Bussai alla porta. “Un attimo!” rispose.
“Non tirarti su le mutandine e fammi entrare”
Sentii l’incertezza nella sua mano mentre si avvertiva girare la serratura. In un attimo fui in bagno con lei. La sua pipi’ era ancora nel water, e lei aveva i pantaloni e le mutandine abbassate. Teneva le gambe allargate, aveva intuito la mia intenzione. Nel vederla in quella posa pensai che fosse davvero una bella donna, appoggiai la mia bocca sulla sua. Ne sentii il profumo. Allungai una mano tra le sue cosce mentre iniziai a baciarla, e la trovai piena di umori, calda e vogliosa. Il suo respiro era accelerato, ed io nostro cuore impazzito per l’eccessiva eccitazione. Iniziò a cercare il mio sesso, slaccio’ la cintura e intanto mi baciava .. sentivo le sue labbra sulle mie, la sua bocca aprirsi, la sua lingua cercare la mia .. il nostro respiro si mescolava, passava da me a lei .. e sentivo questo alito tornare pieno di desiderio.
Continuava a colarmi sulla mano .. io avevo tre dita nella sua figa, mi muovevo dentro di lei, improvvisamente Anna afferro’ la mia mano e con le sue e mi spinse dentro di sé più che poteva, intanto strusciava il suo clitoride gonfio e completamente esposto sul mio palmo.. era sempre più bagnata ed infine mentre la osservai per godermi la scena, sentii la sua carne avvolgermi le dita in tante ed intense contrazioni ..il suo ventre vibrava di piacere, aveva la bocca aperta, gli occhi chiusi .. bellissima. Quando tolsi la mano ebbe un attimo di disappunto …
“Assaggiati!, le dissi mentre le passavo le dita sulle labbra, che lei lecco’ subito dopo … le infilai allora le dita piene del suo umore sino a che dovette deglutire.
Voleva fare venire anche me .. “Aspetta, vieni con me”. La feci rivestire, ed ancora tremante la presi per mano e la portai fuori dal ristorante .. e una volta davanti alla macchina aprii lo sportello e la feci salire.
Era notte, ci sentivamo libere di esprimerci.
Sui sedili posteriori iniziammo a baciarci nuovamente. Le sue mani cercavano il mio corpo. Quando arrivò ad abbassarmi i pantaloni .. e spostando di lato con le dita la mia biancheria per farsi strada verso di me, le sue dita trovarono il mio clitoride gonfio, e le mie labbra già traboccanti di piacere. Sentivo che voleva prima esplorarmi, conoscermi, sondarmi … e questa sua indecisione nei movimenti mi eccitava e mi lasciava sempre più vogliosa di lei. La lasciai fare, sino a quando capii che voleva di più. Allora appoggiai la schiena al sedile, allargai le gambe, e la invitai ad inginocchiarsi davanti a me. Mi allargo’ le labbra con le dita ed io iniziai a sentire il suo caldo respiro su di me. La sua lingua iniziò ad assaggiarmi, sapevo che il mio odore la stava eccitando, che forse riusciva anche ad avvertire quel sapore di donna eccitata che a tratti ricorda quello dello sperma dei maschi. Avevo bisogno di raggiungere il mio orgasmo e lei lo sapeva .. quindi senza smettere di leccarmi e succhiarmi, con le dita iniziò a penetrarmi .. io mi esposi più che potevo. Inarcando la schiena mi abbandonai. Le uniche sensazioni che provavo provenivano dal mio sesso. Avevo raggiunto ormai quel punto in cui senti che non puoi più evitarlo .. e glielo dissi “Sto venendo”. Sentii nascere un sorriso tra le sue labbra .. smorzato solo dalla necessità di mandare giù i miei umori.
Non le lasciai il tempo di distrarsi .. la stesi sui sedili e le chiesi di tenere aperte le cosce con le mani. Non l’avevo ancora leccata, non potevo non farle questo regalo. Il sesso orale tra due donne le rende molto complici tra loro .. ed io sapevo che eravamo entrate in sintonia. Lei si lasciò fare. Le tenevo le mani ben salde sui fianchi, spingevo il suo sesso sulla mia faccia .. strusciavo la sua carne sul mio viso .. poi iniziai a leccarla .. tutta, le sue labbra .. il suo clitoride .. infilai la lingua .. e poi iniziai a giocare con due dita. Fuori e dentro lei, con pressioni sempre più intense. Smisi di leccarla .. volevo lasciarla più libera nei movimenti. vedevo il suo bacino muoversi.. sembrava volesse disegnare dei cerchi immaginari .. sempre più piccoli .. e sempre più velocemente. Misi altre due dita sul suo clitoride .. mi avvicinai per far colare la mia saliva .. e non smisi più di stimolarla. Alla fine un grido .. intenso.
Silenzio ora. Qualche attimo di pura intimità tra di noi. Ci aiutammo a vestirci.
Quando ci salutammo Anna mi disse: “Non so se ti faccio conoscere Davide, quasi quasi ti tengo tutta per me” e poi mi fece l’occhiolino.
Ovviamente sapevo desiderava donarmi al suo ragazzo, ma avevo capito cosa volesse dire.
Era andata. Presi il telefono in mano.
“Sta rientrando. Te l’ho preparata bene, vedi di approfittarne .. baciala, ha il mio sapore sulle labbra .. sul suo viso.”

 

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Sul tavolo c’era appoggiato il suo tabacco, lei fumava o comunque le piaceva fumare, perché diceva ripetendo sovente che si sentiva meglio, dopo aver ininterrottamente fuso impastando i suoi polmoni con le sigarette. Sul piano livellato di legno c’erano sparsi i filtri, le cartine con il suo adorato tabacco e un libro aperto: era indecisa se far scivolare giù una pagina altrettanto aperta, laddove un diario vicino era stato scritto con precipitosa foga, malgrado ciò mi piaceva guardarla enormemente concentrata e per di più pensierosa nello scrivere i suoi pensieri in modo febbrile e scomposto.

L’inchiostro nero sporcava imbrattando le sue piccole dita, la mano sinistra stringeva nervosamente e con molto affetto la povera sigaretta consumata, i capelli chiari legati in una coda cercavano di ribellarsi rivoltandosi, io seduta davanti a lei l’ammiravo curiosa e impicciona, cosicché aspettai che finisse di scrivere il suo dispotico sfogo. Io attendevo, avrei visto le sue parole appena avrebbe finito di molestare quel quaderno con la copertina di cuoio, io avrei letto le sue parole, intanto che il fumo invadeva la stanza mentre io ne respiravo inevitabilmente il suo alito. Lei lasciò aperto il quaderno, lanciò la penna che quasi cadde dal tavolo e poi mi fissò sorridendo. La cenere in quel preciso istante cadde sul pavimento, per il fatto che non s’accorse che la sua sigaretta si era consumata al soffio immobile dell’aria, infine io allungai il braccio destro, presi il suo diario e lessi:

“Perché, ma perché sono una donna così stupida e tonta, che rabbia che mi viene. Mattia è uno stronzo e quella lì è una zoccola di primo livello. Perché va dietro a quella là? E’ brutta e anche cretina, io sono ancora più fessa e ottusa, giacché gli do pure retta”.

Io la guardai di traverso, in quanto in quegl’istanti era insolitamente e intensamente amena e pure attraente quando s’infiammava di collera in quella maniera, io non potei frenarmi e in quel frangente risi senza trattenermi:

“E adesso te la ridi. Perché ridi? Bell’amica che sei, guarda che la faccenda è piuttosto complessa e sgradevole”.

Lei mi squadrava incredula sondandomi, nel frattempo mi redarguiva in maniera sonora, io cercai di controllarmi e tenendo il suo diario tra le mie mani indulgentemente le parlai:

“Sei per caso ancora innamorata di quell’individuo?”.

“Sì” – rispose irremovibilmente lei, guardandomi con la testa abbassata come un bimbo che cercava di discolparsi per qualche marachella appena compiuta.

“Perché non lo lasci perdere? Ne avrai tutto di guadagnato”.

“Io lo amo” – sicché scoppiai in un’altra fragorosa risata.

“D’accordo non è amore, però mi piace troppo” – confessò lei bonariamente come un cane con la coda tra le gambe.

“Immagino che andrai al suo compleanno” – le dissi io, giocando sbadatamente con la penna.

“Sì, andrò e gli farò perdere la testa. Lui m’ha mollato per quel mostro, ti rendi conto? Stasera sarò bellissima e lui cadrà ai miei piedi” – sbottò lei sicura di sé come un’isterica, in quanto osservandola era assai buffa.

“Dovresti farmi un favore”. Ecco che comparvero nuovamente i suoi occhi amorevoli e deliziosi:

“Mi presti la tua gonna? Sì, quella con le righe per favore”.

Lei mi pregava supplicandomi come una bimba, dal momento che era troppo difficile e piuttosto faticoso dirle di no, allora agguantai la minigonna dall’armadio e gliela diedi, lei l’indossò soddisfatta davanti allo specchio ammirandosi fino all’ultimo momento prima d’uscire, era incontestabilmente avvenente. I suoi lunghi capelli biondi cadevano morbidi sulle spalle, il lucida labbra brillava eccitante sulla sua piccola bocca, mentre l’ombretto scuro creava un bel contrasto mescolandosi sapientemente con il colore dei suoi occhi celesti. Lei mi baciò la guancia, corse via, chiuse la porta e s’avviò da lui. Io restai a casa perché dovevo prepararmi per un esame, eppure in quell’attimo di strano silenzio mi fissai allo specchio guardandomi attentamente negli occhi: erano neri come la peste, osservai i miei capelli ricci come dei boccoli di rame, fissai la mia bocca, quella rosea bocca che non amava esser domata, tanto meno da un lucida labbra. Il reggiseno mi opprimeva, decisi allora di mettermi comoda con la canottiera e le mutandine, così invece di studiare iniziai a vagare per la casa come un fantasma, accesi la TV ma soltanto dopo pochi secondi la spensi, accesi la radio, trascorsero alcuni secondi e misi un CD, alzai il volume lasciandomi travolgere dalla melodia. Accesi il telefonino e lo spensi, poiché ero indecisa se fare qualche squillo a qualche amico, sennonché mi lanciai sul letto, in tal modo nel buio e nel silenzio della musica chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da quelle penetranti sonorità. All’improvviso sentii sbattere la porta in modo brusco e manesco, saltai tempestivamente giù dal letto in quanto mi ero addormentata senza quasi accorgermene: senza rendermi conto feci un pisolino di due ore, abbassai lo stereo grattandomi la testa uscii dalla mia camera, lei era appena rientrata:

“Marta, sei tu?” – la chiamai dal corridoio, mentre la sentivo chiaramente piangere.

La porta della sua stanza era aperta nel buio che peraltro io adoro, lei però singhiozzava. Così m’avvicinai lentamente e senza dire nulla le accarezzai la testa. Affetto materno, amore, compassione, tenerezza e tristezza: era tutto ciò che si mescolava ineluttabilmente nel mio sangue, mentre io muta ero vicino a lei che cercavo di rinfrancarla:

“Paola, mi senti Paola” – lei si sbloccò annuendo e chiamandomi per nome, visto che piangeva come una bambina, come se fosse caduta dalla bicicletta sbucciandosi le ginocchia, infine m’abbracciò forte cercando il giusto conforto:

“Calmati, che cos’è successo? Racconta, che ti ascolto” – le chiesi io asciugandole le lacrime.

“E’ uno stronzo. M’ha preso in giro davanti a tutti, ha fatto lo scemo con quella, m’ha umiliato offendendomi. Io lo odio” – ribatteva lei inveendo senza respirare.

“Oggi però lo amavi. Vedi che c’è un lato positivo, adesso lo odi” – le manifestai io sorridendo per cercare di ridimensionare la faccenda.

“Paola, non prendermi in giro pure tu” – lamentandosi con me, però il suo viso era tornato quello di sempre, quel volto rotondo e sfolgorante di Marta.

“Aspetta che vado a prenderti un fazzoletto” – le dissi alzandomi.

Marta si stava spogliando per infilarsi il pigiama rosa con i fiorellini, io le porsi il fazzoletto mentre eravamo eccessivamente vicine, il suo viso era rigato dal mascara, i suoi piccoli e meravigliosi seni erano bene in vista, i miei gonfi sotto la canottiera, in tal modo i nostri capezzoli inevitabilmente si sfiorarono. I nostri occhi si guardarono mentre la musica arrivava dalla mia stanza, labbra morbide e lingue vergini: ecco il nostro primo bacio. Ferme, immobili ed esitanti le nostre bocche come pilotate s’avvicinarono, le nostre lingue si toccarono, poi ci baciammo come delle bimbe impaurite guardandoci incredule senza dire niente, ci fissammo nuovamente imbarazzate cercando d’allontanarci, viceversa le nostre bocche si baciarono ancora con più veemenza. La mia mano toccò delicatamente le sue lunghe ciocche dorate e le sue dita accarezzarono i miei riccioli indomabili sulle spalle, io scivolai con le labbra sul suo collo, giacché ansimavo baciandola, mentre le sue dita astute e scaltre s’infilavano sotto la mia canottiera stringendomi i seni. In quel momento mi morsi le labbra, perché adoravo farmeli stringere, lei iniziò a toccarli e a massaggiarli con le sue mani vellutate, chiuse gli occhi, mentre io scivolai con la lingua sui suoi stuzzicanti seni.

Seguii con la lingua i suoi capezzoli duri, lei spalancò i suoi grandi occhi sorridendomi bonariamente quasi a disagio. Io strinsi le mie labbra sui suoi capezzoli, li strinsi morsicandoli gentilmente, perché volevo cogliere un suo gemito, strinsi piano e mossi la mia lingua, giacché mi sarebbe bastato soltanto un gemito di piacere, in seguito la sentii fremere e anch’io sudata su di lei mi spogliai. I capezzoli si baciarono, si fronteggiarono, si scontrarono e si toccarono, lei eseguì con la sua bocca la stessa cosa sui miei seni rigonfi, io l’accarezzai tra le cosce, dato che la sentii fragile sulla mia mano, poi avvertii la sua mano insicura su di me, allora io esitante la baciai sull’inguine e incerta le donai la mia lingua.

Avvolta, trascinata e travolta dai suoi profumi io le donai il mio corpo. Al momento eravamo come le anime solitarie di due irriducibili vergini che si fusero: secrezioni bianche come la schiuma marina, lieve e soave così come un sottile strato di zucchero. Gemiti e vocali femminili, unghie e vocali femminili: sì, proprio così, le nostre amabili e cordiali vocali, strofinammo a questo punto le nostre fameliche vagine come dannate figlie della concupiscenza e della radicale cupidigia. Ci baciavamo e ci leccavamo lentamente come delle innamorate, ci sdraiammo sul letto senza parlare né chiedere, perché s’udivano gemiti, unicamente soavi piagnucolii. Io scesi con la testa tra le sue gambe, poiché ero curiosa d’assaggiare il suo aromatico e naturale sapore, ero terribilmente curiosa, visto che la mia lingua s’intrufolò dentro di lei, la spinsi sennonché risoluta, lei iniziò a gemere catturata completamente dai sensi, infine toccai il suo clitoride e amabilmente glielo leccai. Lei iniziò a muoversi su e giù toccandomi i capelli e spingendo la mia testa verso di lei. La mia vagina gonfia cercò la sua coscia, il suo ginocchio, io la leccavo, la penetravo e lei gemeva spiccatamente. Io mi sfregavo sulla sua gamba, folle e calda strisciavo sul suo ginocchio, fluidi caldi come il miele, intanto che tiepide lacrime di salsedine colavano.

Agguantai il mio seno destro in mano, me lo strinsi portandomelo alla bocca, mentre con la mano sinistra mi toccai il calore tra le mie cosce leccandomi nel contempo il capezzolo. Lo succhiai con le labbra e poi lo spinsi nella sua vagina, mentre lei gemeva forte uscendo di senno: lei cercava e sussultava, gemeva e la sua schiena si curvava, il suo delizioso liquido si spalmò sul mio seno, io lo ripresi, lo baciai e lo leccai avidamente. Al presente assomigliavamo a delle gatte in calore, sembravamo non più sorelle, eravamo forse diventate amanti? Strofinai ancora la mia vagina sulla sua poi indebolite e visibilmente stremate cademmo.

Nude, sfinite e sudate senza conversare chiudemmo gli occhi, io senza cercare di pensare al domani né a noi due, che cosa sarebbe successo, che cosa eravamo o non eravamo, in tal modo chiusi le palpebre lasciandomi totalmente convogliare da quel gradevole benessere, eppure un promemoria fastidioso e seccante come una sveglia, come un diabolico e spietato flash, brutalmente mi scosse risvegliandomi rudemente la mente, riportandomi sennonché alla svelta alla cruda e inclemente realtà:

“Accidenti me lo ero perfino scordato, cazzo, domani avrò un esame da sostenere”.

{Idraulico anno 1999}

 

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