Infermiera attenzioni calde per un suo paziente




Nei miei dieci anni di carriera come infermiera presso una clinica privata sono sempre stata molto efficiente, ho seguito i pazienti seguendo l’etica professionale e non ho mai assunto comportamenti che potessero compromettere la mia posizione.

Tutto questo fin quando non è stato ricoverato un ragazzo di 22 anni di nome Angelo, alto, moro, occhi verde, amante delle sport, il classico paziente che non dovrebbe avere nessuna patologia preoccupante, soprattutto se ricoverato per dei controlli di routine.

Ci è capitato spesso di avere degli atleti nella nostra clinica, giusto un paio di giorni, il tempo di fare tutti gli accertamenti e poi andar via.

Angelo è dovuto rimanere una settimana a causa di un’infezione allo stomaco, niente di grave, ma non potevamo mandarlo via, doveva ricevere le cure adeguate.

Io ho 38 anni, sono una donna sola che si è completamente dedicata al lavoro, ho avuto storie di una notte, relazioni fugaci ma niente di impegnativo, non potrei permettermelo, almeno per come la penso io.

Non ho mai pensato di creare una famiglia, faccio turni lunghi, spesso di notte e non avrei mai potuto dedicare le attenzione che un marito e dei figli meriterebbero, così ho scelto di vivere la mia vita da single.

Angelo è bellissimo e sa di esserlo, ha subito fatto il cascamorto con tutte le infermiere, ma ognuna di loro oltre ad essere lusingata non si spinta oltre al ringraziamento verbale.

Io per quanto abbia cercato di rimanere razionale, non sono riuscita a controllarmi, mi ha colpito dal primo secondo e il suo modo di fare mi ha attirato sempre di più.

Si è subito creato un certo feeling, gli ho dato confidenza o forse se l’è presa, non lo so, ho fatto i miei turni come stabilito, ma al terzo giorno ho deciso di farmi mettere le notti, il momento in cui la clinica è deserta, oltre al personale di turno e i pazienti dormono.

Angelo sembra essere stato molto contento di vedermi durante il turno di notte, lui è un ragazzo di 22 anni, nonostante gli fosse stato detto di riposare, non si addormentava prima delle tre.

La prima notte andai a trovarlo un paio di volte, aveva un compagno di stanza che fu mandato via il quarto giorno, così Angelo rimase solo.

Fu quella notte in cui rimanemmo soli nella sua stanza che successe qualcosa, qualcosa che non avevo mai pensato di poter fare nell’ambiente lavorativo.

Andai a controllare la pressione e la glicemia, verificai che non avesse la febbre, poi gli feci sollevare il pigiama, iniziai a toccargli l’addome e gli chiesi se provasse dolore, lui mi diceva di no, quando mi avvicinai un po’ troppo al contorno degli slip mi disse che li provava un po’ di fastidio.

Gli chiesi di indicarmi bene il punto preciso, lui mi disse di scendere più giù, pochi millimetri e avrei toccato il suo cazzo, lui mi sorrise maliziosamente e mi disse di scendere ancora, fu in quel momento che lo guardai negli occhi e ricambiai il sorriso.

Andai a chiudere la porta della stanza, la chiusi a chiave, c’era silenzio e tutti riposavano, sapevo che nessuno sarebbe entrato e avrebbe cercato di farlo; tornai dal mio paziente e toccai il punto preciso, il suo cazzo era già un po’ duro, a quanto pare si stava eccitando.

Infilai la mano sotto gli slip, gli feci una sega da sotto gli indumenti, poi lo tirai fuori, era venoso e doppio, mi avvicinai con la bocca e leccai la cappella, poi lo feci sparire nella mia bocca e iniziai a pompare.

Lui mi prese per i capelli e mi spinse di più la testa per farmelo prendere fino in fondo, sentivo che anche io mi stavo eccitando tantissimo, la mia figa si stava bagnando, aumentai la velocità del pompino, glielo misi in tiro per bene, lui gemeva e mi diceva che ero brava.

A quel punto mi tolsi le mutandine da sotto la divisa, salii sopra al letto, allargai le gambe e infilai il cazzo tutto in fondo dentro la mia figa. Lui mi aprì un po’ la divisa, voleva vedere le mie tette, le tirò fuori dal reggiseno, la sua lingua accarezzò i miei capezzoli, poi me li succhiò avidamente con le labbra ,mentre io mi muovevo su e giù sopra la sua asta dura.

Lo sentivo dare colpi da sotto, spingeva forte, io mi lasciavo andare ai gemiti ad ogni colpo, il suo cazzo sembrava avere energia infinita, mi faceva impazzire, si fece coraggio, cambiammo posizione, ora stava sopra di me, io avevo le gambe aperte e lui spingeva e ci dava di bacino.

Lo sentivo gemere nel mio orecchio, mi dava delle troia e mi diceva che la mia figa lo faceva impazzire, riprese un seno in bocca e succhiò, aumentò il ritmo dei colpi, dovetti mordermi le labbra per non urlare.

A me piaceva prenderlo da dietro, gli dissi di farmi mettere a pecorina, lui sembrò entusiasta della mia richiesta, mi penetrò la figa con un affondo deciso, mi aggrappai allo schienale del letto e lui sfogò tutta la sua voglia a colpi di cazzo, mi scopò forte.

Mentre mi fotteva, infilò un dito nel buco del mio culo, mi piacque molto la cosa, lui voleva metterlo li, lo avevo capito ma mi resi conto che era passato troppo tempo e che avrei dovuto fare il giro, così gli dissi che non c’era tempo, doveva sborrare subito.

Scesi dal letto, si stese col cazzo in tiro, lo agitai velocemente e lo succhiai senza fermarmi e poi mi sborrò in bocca, un getto di sperma molto abbondante che mi affrettai a ingoiare.

Non avevo mai scopata con un paziente e rischiato il posto, ma Angelo mi aveva acceso qualcosa dentro. Le notte seguenti lo abbiamo fatto ancora, poi una volta dimesso non l’ho più visto.

Volevo raccontarvi questa storia nell’anonimato, perché vi assicuro che è stata una situazione davvero eccitante.

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Io e il mio collega (a volte ritornano)




Scritto da joey2,
il 2015-11-01,
genere gay

Tempo fa avevo raccontato la mia storia con Ale, il mio “collega di lavoro”, da come tutto era partito 20 anni fa, per uno strip da regalare alla sua fidanzata, i nostri matrimoni, i nostri “ultima volta insieme e poi basta”, il weekend bloccati in montagna per la neve… ma questa volta, un anno fa, abbiamo deciso di dire definitivamente basta… fino all’altra sera. Da un pò di tempo lui si lamentava del fatto di non ricevere più attenzioni dalla moglie: un pó il lavoro, un pò la casa, la stanchezza… e ogni scusa era buona per litigare. Pure l’altra sera da noi a cena! È così l’altro venerdì siamo usciti io e lui per una pizza. Mentre mangiamo, mi dice che son quasi 6 mesi che non fanno sesso, si sente impazzire. Non si masturba neanche più da quando lei l’ha scoperto in bagno e si è arrabbiata: “le ho promesso che non mi sarei più toccato. Però resta il fatto che ogni volta che ci provo lei mi liquida con un FAI DA SOLO e mi sento veramente un cretino. Vorrei farlo ma non voglio dargliela vinta!”. Cerco di fargli capire che anche io e mia moglie non ci diamo da fare spesso ma lui mi dice che lo facevano di più prima, addirittura capitava a volte dopo che eravamo stati insieme io e lui. Ma la nostra storia stava diventando troppo esagerata: eravamo arrivati al punto di scopare quasi ogni giorno, se non ci vedevamo nel weekend il lunedì era appuntamento fisso in bagno al lavoro; addirittura avevamo passato le vacanze al mare con le famiglie e un giorno in acqua mi ha fatto una sega perché quel pomeriggio non avevamo potuto approfittare della pennichella per stare senza mogli e figli. E ora, eravamo lì, con lui che si sfogava, con i rimpianti e, all’ennesima birra, mi dice “non sai quanto rivorrei le tue mani addosso anche solo per 2 minuti”. Il desiderio si sta facendo forte anche in me… “Andiamo” gli dico, “paghiamo e usciamo”. Saliamo in macchina e senza dire niente durante il viaggio, arriviamo in una stradina di campagna che conosciamo molto bene! Spengo il motore. Lo guardo, lui tira indietro il sedile e abbassa lo schienale. Mi sporgo verso di lui, lo bacio mentre la mia mano gli sbottona i jeans per poi entrare nei suoi boxer. È duro, eccitato. Gli faccio una sega: mi viene in mano. Mi prende la mano sborrata e me la lecca. Il suo cazzo continua a gocciolare e con la lingua lo pulisco. “Fai fare un pó anche a me” ed è lui a scendere sul mio pacco. Me lo prende direttamente in bocca: quanto mi mancavano i suoi pompini! Vengo in un modo che mi sembra di svenire. “Ho voglia di scopare”, mi dice. Io non sono così convinto. “Guarda che ci ricadiamo di nuovo. Lasciamo stare”, ma lui è ancora chinato sulle mie gambe e con la lingua continua a leccarmi il cazzo.Cedo. Ci rivestiamo. Motore acceso, direzione box/magazzino sotto casa sua ma con tappa al distributore della farmacia. Arriviamo, il tempo di entrare e togliere la copertura dal vecchio divano. Ci baciamo, ci sbottoniamo e sfiliamo i jeans. “Mi eccita vederti con le calze in filo di Scozia. Non toglierle”: rimango allibito da questa sua frase. Si inginocchia, mi sfila i boxer e mi lecca dall’inguine andando giù per le mie calze. Stranissimo ma lo trovo eccitante pure io. Smette, si rialza e si spoglia. Mi spoglio di tutto anche io (calze comprese). Si mette a carponi sul divano. “Hai smesso di depilarti tra le chiappe, io no”, gli dico mentre gli dilato le chiappe per infilargli la lingua. Lecco, sputo e ho voglia di fargli di tutto lì dentro. Mi metto il preservativo e… via, si inizia. Siamo presissimi, vengo dentro di lui mentre lui geme e mi tiene con le mani il mio culo per impedirmi di uscire. Ed entro ancora di più. Mi fermo, esausto,su di lui. Esco. Mi metto direttamente a pecora. Mi divarica le chiappe e mi tocca con le dita inumidite di saliva il buco depilato. Infila, gira e sfila le dita. Poi mi appoggia il cazzo duro nella fessura come per farsi spazio. Lo sto per fermare quando si toglie e prende un preservativo, se lo mette e senza esitare me lo infila quasi tutto d’un colpo. “Rilassati, mica è la prima volta che ti sfondo”, ed entra mentre mi fa un pó male. Ma il dolore si trasforma quasi subito in piacere… Viene e mi stringe a sé. Mi bacia e mi coccola un pó… Si sfila e si siede sul divano. Mi corico sulle sue gambe e ridiamo perché io ho ancora il mio preservativo addosso. Me lo sfila, sfila anche il suo e fa una cosa che non aveva mai fatto: svuota un preservativo nell’altro. Ne fa un mix che ci beviamo un pó a testa… stiamo sul divano ancora un pò. “Ti ho fatto male? Vuoi che ti faccio 2 coccole anche lì?” e mi fa mettere a pancia in giù mentre con leccate e baci, mi coccola il buco. Smette, si sta facendo tardi. Non avendo modo di lavarci,(e paura che le nostre mogli si accorgano di qualcosa magari per le mutande sporche di sperma…) usiamo delle salviette umidificate e ci rivestiamo. Usciamo dal box/magazzino. Lui va a casa e io riprendo la macchina e torno a casa, dove trovo mia moglie sveglia ad aspettarmi per sapere com’è andata la serata. Il tempo di una lavata veloce e le racconto dei loro problemi. Passa il weekend e Ale mi dice che il giorno prima, complice il fatto dei bambini al circo con i nonni, ci han dato di brutto! “Vedi che mi porta bene scopare con te? Quando faccio tanta astinenza e quando poi…”. Sorridiamo per questa cosa e mi invita ad andare in bagno con lui. Entriamo in un bagno e dice: “se ti faccio vedere una cosa, tu fai vedere una cosa a me?”. Non mi fa neanche rispondere che si gira, si abbassa pantaloni e mutande e mi fa vedere l’ano…depilato! “Tutto per te! Ora voglio vedere che calze hai!”. Mi alzo i pantaloni: “ho scoperto che mi piacciono ste calze in filo di Scozia… tutto per te…” … non facciamo niente, ma sappiamo che in qualunque momento, ci saremo l’uno per l’altro. E decidiamo che è meglio non allontarsi del tutto: non vorrei mai che la moglie ricominciasse con l’astinenza…..e che magari influenzi anche la mia!!!

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Una email a mia moglie Nora by esperia [Vietato ai minori]




Nora,

questa è l’ultima volta che parlo con te e esigo che anche tu, d’ora in avanti, ti astenga dal metterti in contatto con me a meno che non si tratti di un’emergenza che riguardi i ragazzi.

Una EMERGENZA. E che riguardi i RAGAZZI. Chiaro?

Ti ho dato 27 anni della mia vita e tu ci hai pisciato sopra. Capisci quindi che, nella mia vita appunto, non ti ci voglio più.

So che ci saranno momenti in cui saremo obbligati a vederci: matrimoni, battesimi, cerimonie di laurea… Io cercherò di non comportarmi da maleducato per non rovinare la giornata dei nostri figli, ma certo non ti darò nessuna confidenza. Mi aspetto che in quelle occasioni tu tenga un comportamento analogo. Ne ho parlato anche con i ragazzi: stai per conto tuo e io farò lo stesso.

Rassegnati. Non mi convincerai mai a tornare da te e tanto meno a incontrarti per parlare, scaricare su di me i tuoi sensi di colpa e per trovare, come dici tu, una “conclusione” alla nostra storia. La “conclusione” l’ho già trovata il giorno che ti ho buttata fuori di casa e ti ho sbattuto la porta in faccia.

Non sono curioso di sapere come e perché sia successo e se tu mi abbia tradito una sola volta o sei l’abbia data via a cani e porci per tutto il tempo che siamo stati insieme. Una volta sola per me è stato sufficiente e no, non ti perdono e non ti perdonerò mai. Se vuoi farti perdonare vai da un prete. O scrivi alla posta del cuore di qualche rivista femminile. Non chiederlo a me: io sto benissimo così e sono sicuro che il fatto di negarti il perdono non mi causerà né ansia, né stress.

Non ho fatto niente di riprovevole, io, e benché non sia stato un marito perfetto non mi pare di essermi meritato il male che mi hai fatto. Quindi arrangiati.

Le uniche cose che avrai da me sono le risposte ad alcune delle cose che scrivi nella mail che ho ricevuto questa mattina.
Ho pensato in un primo tempo di non risponderti neanche, anzi, nemmeno di leggere quanto hai scritto. Ma poi ho pensato “ma sì, facciamoci quattro risate”.

Prima di tutto, non puoi dire “è successo, così, all’improvviso, senza volerlo”. Figurati. Vuoi farmi credere che un giorno stavi passeggiando tranquillamente per la strada quando a un tratto ti sei trovata nuda in una camera d’albergo con un cazzo nel culo? Mi prendi per scemo?

Poi insisti nella tua mail a dire che ti sentivi sola e spaventata, poverina, infelice, con la sindrome del nido vuoto e Mauro ti avrebbe saputa ascoltare e consolare.

Dove sta scritto che la paura e la solitudine causino infedeltà? Farsi trombare da qualcuno che non è tuo marito causa infedeltà!

Avresti potuto parlarne con me, invece che con Mauro. Ma non l’hai fatto.
“È successo, così, all’improvviso, senza volerlo”? Non dire cazzate.

Avrei potuto capire se una sera, ubriaca, durante una festa ti fossi lasciata prendere da una voglia improvvisa e irrefrenabile e fossi finita nel letto di qualcuno. Ma il tuo è stato un tradimento prolungato, durato più di sei mesi, una vera e propria relazione sentimentale, oltre che sessuale, che ha richiesto preparazione, pianificazione, studio delle menzogne da propinarmi, determinazione e cinismo. Ancora una volta smettila di dire cazzate, Nora!

Mi chiedi come abbia fatto a scoprire la tua tresca. È stato un banale incidente. Già. Sono tornato due giorni prima del previsto dalla fiera di Las Vegas per una emergenza in ufficio. Sono arrivato a casa il pomeriggio, mentre tu eri in quel tuo viaggio di lavoro, senza telefonarti perché avevo dimenticato di caricare il cellulare e non funzionava più. Pensavo di depositare la valigia e prendere l’auto per fare un salto in ufficio a vedere cos’era successo di così grave, ma prima volevo avvertirti del mio arrivo. Così ho pensato di scriverti una mail dal pc di casa, visto che non abbiamo più il telefono fisso (en passant avrei potuto anche controllare il risultato del Milan…)

Tu probabilmente ti sentivi al sicuro, senza di me, e avevi lasciato il pc acceso, aperto sulla tua pagina facebook. E lì ho letto sbalordito la chat con il tuo amante. Non ci ho messo molto a trovare la password del tuo provider email e così ho potuto leggere tutti i sordidi dettagli della vostra tresca e le foto! Le foto che vi siete scambiati! Mi è venuto da vomitare.

Sei stata fortunata ad essere in viaggio a Marsiglia in quel momento.

Ero così furioso che t’avrei ammazzata. Ma poi ho pensato a come avrei potuto fartela pagare senza farmi sbattere in galera e me ne sono venuto fuori con quest’idea.

T’ho chiesto di raggiungermi a Marsa Alam per un fine settimana sul Mar Rosso. Una vacanza romantica, per rimetterci dalle fatiche del lavoro. Mi hai chiesto se non ci fossero pericoli. “Ma quali pericoli! Qui è tutto tranquillo!” ti ho risposto.

Mentre tu viaggiavi verso Marsa Alam ho fatto cambiare la serratura della porta di casa e del garage, ho svuotato i conti bancari cointestati, riversandone il contenuto in uno nuovo, solo a mio nome, e, una volta avuta la certezza del tuo arrivo in Egitto, ho cancellato le nostre carte di credito, quindi anche le tue.

Poi ho preso appuntamento con l’avvocato divorzista per il pomeriggio successivo.

Intanto ho copiato tutti i messaggi messenger e le foto su un file e l’ho spedito come attachement alla moglie di Mauro e a TUTTI i tuoi contatti (sia Gmail che di Facebook), compresi i tuoi genitori, i tuoi colleghi, gli amici e i parenti.

Era assolutamente necessario? No di certo. Ma non sai come mi sono sentito bene dopo averlo fatto.

Ah, dimenticavo. Li ho spediti anche ai nostri figli. Senza le foto, comunque. Ho voluto risparmiare loro questa vergogna. E l’ho fatto perché ero sicuro che tu avresti loro raccontato chissà quali balle, così almeno non avranno più dubbi. In fin dei conti ormai sappiamo che sei una traditrice raccontafrottole e che non ci si può fidare di te, no?

Quando ho potuto parlare con l’avvocato, questi mi ha consigliato di restituire la metà della somma prelevata dai conti cointestati.

Così ho fatto.

Poi ho usato la tua metà per pagare tutte le bollette, le rate del mutuo, quelle della mia macchina e una notte con due escort, una bruna e una mora. È stato il più bel regalo che tu mi abbia mai fatto e l’ho gradito immensamente. D’altra parte, se tu ti senti in diritto di scopare in giro, non vedo perché non dovrei sentirmene io.

Fammi causa, se vuoi, ma quei soldi non li rivedrai mai. Ti porto fino in Cassazione. Ti tengo in ballo col processo per vent’anni, solo PER – FARTI – INCAZZARE!

Mi sorprende che tu non abbia capito subito cosa stesse succedendo al non vedermi arrivare a Marsa Alam. Quell’albergo mezzo chiuso, le guardie armate, senza acqua corrente, le piscine vuote e i sacchi di sabbia vicino all’entrata. Ti dev’essere costata una fortuna cambiare le date dei voli di ritorno e assumere delle guardie del corpo. Il tutto senza più le carte di credito, che avevo appena cancellate.
Ma te lo meriti, brutta stronza.
Mi hai tradito e ora devi pagare.
E poi avevo bisogno di un altro paio di giorni per potermi organizzare.

No, non mi scuso per averti fatto trovare la raccomandata dell’avvocato appiccicata alla porta di casa (porta che non potevi più aprire perché avevo cambiato le serrature). Né per non essermi fatto trovare e per essere andato due settimane in crociera (non hai idea delle cose che succedono in quelle crociere: neanche nei film porno più spinti…).

Forse hai ragione quando ti lamenti perché non hai potuto entrare in casa per prendere le tue cose. Non stavo pensando chiaramente in quel momento. Vedi, mia moglie si era appena rivelata una troia pompinara rottainculo ed io ero leggermente scosso. Mi spiace che tu abbia dovuto comprare molti nuovi capi d’abbigliamento e che abbia dovuto prendere una camera d’albergo per due settimane, ma non vedo perché dovrei essere io a pagare. Vuoi che cominci a contare i soldi che hai speso con e per il tuo amante per vedere se andiamo a pari? Erano soldi della famiglia e tu li hai spesi per regali, cene e camere d’albergo nelle quali ti facevi trombare alla grande.

Mi sono messo proprio a ridere quando mi hai chiesto perché abbia voluto spedire le prove del tradimento alla moglie di Mauro, distruggendo così il suo matrimonio.

Mi deludi, sai?

Non sono stato io a distruggere il suo matrimonio: siete stati voi due, rotolandovi come maiali, sudaticci e appiccicosi, in squallide camere d’albergo da quattro soldi. Io ho solo messo sua moglie nelle condizioni di prendere avvedute decisioni circa il prosieguo del loro matrimonio. Mi sembra il minimo. Personalmente, spero che divorzi, gli porti via anche le mutande e lo rovini per sempre. Che finisca alcolizzato e senza fissa dimora a morire di freddo in una notte di gennaio su una panchina del parco. Ma forse sono troppo buono.

E comunque no, non ti voglio più vedere e tanto meno parlare con te.

No. Non ti perdono.

No, non ho la minima intenzione di impegnarmi per ricostruire il nostro rapporto. Una volta, prima di scoprire la tresca cercavo di fare di tutto per andare d’accordo con te, ma poi ho scoperto di essere stato solo io a provarci. Tu preferivi farti sbattere da Mauro. Bel modo di “ricostruire il nostro rapporto”, non ti pare? Non ne voglio proprio più sapere.

No, nessuna sessione di terapia di coppia. Servirebbe solo a prolungare la mia pena e ad alleggerire la tua. Un altro bell’esempio di quanto egoista tu sia.
E poi, cosa vorresti ottenere dalla terapia? Un rapporto amoroso sano dev’essere fondato sui tre pilastri del rispetto, dell’onestà e della fiducia.
Per favore! Io non ho più la minima fiducia in te, tu hai dimostrato di non rispettarmi per niente e di non essere capace di essere onesta nemmeno con te stessa.
Non ti amo più e non siamo nemmeno amici!

Non c’è la minima possibilità che noi si torni insieme. Mai più!

Vai, vai via. Vattene da Mauro. Vai dove vuoi basta che te ne vada.

Sarà anche vero quello che dici. Che Mauro sia stato il tuo unico amante. Ma, primo non credo a una sola parola di quanto mi racconti e secondo per me non fa nessuna differenza: uno è già troppo. Non abbiamo più un futuro insieme.

Tanta è la fiducia che ho in te, che ho richiesto un test del Dna per verificare di essere veramente il padre dei miei figli.

Per fortuna lo sono.

T’è andata bene. Non so cosa avrei potuto farti se non lo fossi stato.
Sì, amavo mia moglie. Amavo la donna con cui ero spostato. No, a te non ti amo, invece. Non so cosa sia successo a quella donna: se se ne sia andata, se sia morta o se non sia mai esistita se non solo nei miei pensieri, ma una cosa è certa: TU NON SEI QUELLA DONNA!
Come fai a dirmi che mi vuoi bene e che non hai mai smesso di volermene? Non può essere vero: non si può voler bene a qualcuno e tradirlo così profondamente e completamente come hai fatto tu.

Ovviamente non sai di cosa parli quando parli d’amore. Un’altra ragione per allontanarmi da te, come se non ce ne fossero già abbastanza.

Non mi sorprende quando affermi che I tuoi rapporti con I nostri figli si sono molto raffreddati. No, non ti aiuterò a ricostruirli. Cosa pretendi? Arrangiati! Ti sei messa da sola in questa situazione, non è stata certo colpa mia!
Se vuoi che ti considerino una persona migliore, comincia con l’ESSERE una persona migliore.
Prova, così, tanto per cambiare…

Firma la richiesta di divorzio, Nora. Rassegnati.

Non ti amo.

Nemmeno mi piaci.

Non ti voglio più.

Lasciami in pace.

Vuoi che te lo dica con parole eleganti? Vai a fare in culo!

Ettore.

 

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