V-City (01) by DarkKnight83 [Vietato ai minori]




V-City, 15 giugno 2014, 11.30 pm

Con un suono secco le luci del salone principale del Devil’s Kiss si spensero. Era il momento che tutti gli uomini presenti aspettavano, il momento che rendeva speciali le serate del martedì e del sabato.
-Non ti preoccupare, fa parte dello spettacolo.- Disse Stan Vincenti al suo ospite.
L’uomo che gli sedeva di fianco era rimasto freddo come il ghiaccio, ma aveva sentito la guardia del corpo togliere la sicura alla pistola. Era il difetto degli uomini dell’est: troppa fretta nel far parlare le armi. Non gli piaceva particolarmente il suo interlocutore, ma Valeri Karmakov era il produttore della afrodite, la nuova droga che aveva conquistato il mercato europeo.
Le luci tornarono ad accendersi rivelando una figura immobile al centro del palco proprio di fianco al palo della lap dance. Il volto era rivolto verso il basso, nascosto da un borsalino nero e dal colletto della giacca da uomo che indossava. Poco lontano una strana cassa di legno lunga un paio di metri e alta uno.
Dai tavoli vicino al palco partì un applauso entusiasta. Nonostante il volto nascosto non c’erano dubbi su chi fosse la ballerina che si stava per esibire.
-E’ lei la tua stella?- Chiese Valeri sporgendosi in avanti. Stan sorrise per il tono scettico dell’uomo. Sapeva che si sarebbe presto ricreduto: Hot Maddy era la performer più straordinaria che si fosse mai esibita nel suo locale. Non era solo bellissima. Il suo corpo, il modo in cui ballava o si esibiva sul palco con uomini o donne erano profondamente sensuali. Nonostante avesse solo ventuno anni era disponibile a qualunque tipo di esibizione, davanti all’intera platea o privatamente per i clienti più ricchi e importanti.
-Fidati.- Rispose sedendosi comodo -Ti ricrederai.-
In quel momento partì la musica, Total Eclipse of the heart di Bonnie Tyler. La giovane ballerina inizio a muoversi sensualmente attorno al palo al ritmo della ballata nel silenzio totale del pubblico. Il borsalino fu il primo indumento a volare tra il pubblico rivelando un viso giovane e conturbante e liberando la lunga chioma bionda fino a quel momento trattenuta dal cappello. La giovane danzava con movenze sinuose, a metà tra il felino e il serpente. Le acrobazie sul palo e la sua flessibilità lasciarono a bocca aperta Karmakov tanto quanto il corpo glabro che a tre quarti della canzone era completamente esposto agli sguardi degli spettatori. Il bel viso acqua e sapone avrebbe potuto farla scambiare per una timida liceale, ma il suo corpo diceva il contrario. Non era alta, superava a malapena il metro e sessanta, ed i seni grandi e sodi grazie anche ad un piccolo aiuto chirurgico contrastavano con il fisico minuto e la vita sottile. Le gambe dritte e affusolate partivano da un culo a mandolino poco più largo di una spanna.
-Dove l’hai trovata?- L’ucraino non riusciva a staccare gli occhi dal palco -E’ straordinaria.-
-Piccolo segreto.- Rispose Stan ridendo. -Adesso goditi lo spettacolo, dopo te la farò conoscere. Un piccolo regalo per cementare la nostra amicizia.-
Lo sguardo che gli rivolse l’uomo esprimeva stupore e gratitudine. Stan Vincenti amava studiare gli uomini, e sapeva che ben pochi erano in grado di resistere al fascino di una donna giovane e bella. Fortunatamente Valeri non era tra questi.
La canzone terminò mentre Maddy era stesa sul palco con tre dita infilate profondamente nella vagina perfettamente depilata. Karmakov applaudì con convinzione, sicuramente pregustando il momento in cui l’avrebbe incontrata, ma l’esibizione non era conclusa.
Una seconda ballerina raggiunse Maddy sul palco. Era una bella mulatta di origini caraibiche che indossava solo un minuscolo perizoma. La nuova arrivata fece alzare Maddy in piedi, quindi la condusse al palo della lap dance. La fece posizionare in piedi chinata in avanti con le gambe aperte, quindi la ammanettò al palo e le bloccò le caviglie in due anelli fissati a terra.
La giovane era rivolta verso la platea, esposta in maniera sensuale. Stan sentì il cazzo rizzarsi al pensiero di quello che prevedeva l’esibizione, ed era sicuro che il suo nuovo socio provasse la stessa sensazione. Sorridendo al pubblico la mulatta, che doveva avere una trentina d’anni, raggiunse la cassa togliendo il gancio che la teneva chiusa. Le pareti caddero rumorosamente a terra mostrando in contenuto.
Un mormorio di sorpresa ed eccitazione si sollevò dal pubblico. La scatola nascondeva quella che in gergo era chiamata fuck machine, un marchingegno dotato di un albero a camme con uno o più bracci su cui venivano montati dei dildo. In particolare la macchina che si trovava sul palco aveva due bracci: su quello più in alto era montato un dildo lungo e sottile, mentre su quello più in basso un fallo in gomma quasi largo come un avambraccio.
Valeri si voltò verso Stan con un sorriso stupito e soddisfatto. Anche l’enorme guardia del corpo, un ragazzone biondo che sembrava uscito da un manifesto dell’armata rossa, era concentrato su ciò che stava succedendo sul palco. La mulatta avvicinò la fuck machine al palo della lap dance, quindi si accovacciò tra le cosce di Maddy.
Dopo avere lubrificato abbondantemente la collega con la sua saliva si avvicinò accostando i due falli alle cosce di Maddy. Il dildo più grosso affondò facilmente nella vagina della giovane ballerina, che lo accolse con un’espressione di piacere sul volto.
La mulatta avvicinò il secondo fallo alla bionda, appoggiandolo allo sfintere e spingendolo lentamente dentro, un centimetro dopo l’altro. Quando fu soddisfatta si spostò vicino alla macchina e girò due interruttori. I bracci iniziarono a muoversi lentamente in sincrono: quando uno dei due si ritraeva l’altro si spingeva a fondo, in un massaggio costante. Man mano che Maddy si abituava alla doppia penetrazione e cominciava a gemere per il piacere l’assistente ruotava le manopole aumentando la frequenza dei colpi. Karmakov si voltò verso il socio, stupefatto.
-Può raggiungere i centoventi colpi al minuto, due al secondo.- Spiegò Stan con un sorriso colmo di soddisfazione per avere stupito il socio.
-Come fa a resistere? Sembra quasi che le piaccia.-
-Non sembra. Le piace veramente. Non è l’unica delle mie ragazze ad usare queste macchine, ma è l’unica a godere così con questa.-
-Straordinaria.- Commentò l’uomo.
La musica si era abbassata completamente. Il silenzio nella grande sala era riempito solo dal rumore del motore elettrico e dalle urla di piacere di Maddy. Dopo pochi minuti le gambe della giovane cominciarono a tremare in maniera convulsa, mentre si appendeva al palo gemendo con gli occhi chiusi. La mulatta lasciò che il pubblico si gustasse ogni singolo secondo dell’orgasmo, quindi spense la macchina e si avvicinò all’amica per liberarla.
-Vieni.- Disse Stan al suo nuovo socio -Andiamo nel mio ufficio a parlare di affari. Maddi ci raggiungerà dopo una doccia.-
-Non vedo l’ora.- Commentò l’uomo visibilmente eccitato.

Madison uscì dalla doccia frizionandosi la pelle e i capelli con l’accappatoio.
Sorrise vedendo la sua amica Alyssa che la aspettava con le braccia incrociate. Erano arrivate al Devil’s kiss assieme, due anni prima. Erano tanto simili e tanto diverse allo stesso tempo. Quando era vestita pochi si sarebbero accorti che quella bella ragazza con i capelli corvini alta quasi un metro e ottanta in realtà era un transessuale, ma quando si toglieva i pantaloni i dubbi scomparivano.
-Sei stata straordinaria.- Disse l’amica mimando un battimani -Hai goduto anche questa volta?-
Madison inclinò il capo sorridendo.
-Lo sai che non fingo mai. Quella macchina è fantastica, sembra che un treno mi sia passato dentro.-
Alyssa rise scuotendo il capo.
-Adesso però rimettiti in ordine, il capo di aspetta nel suo ufficio. E ha un ospite.-
-L’ho intravisto. Sai chi è?-
-No.- Rispose l’amica avvicinandosi e facendole l’occhiolino -Ma credo che sia un pezzo grosso. Di sicuro la sua guardia del corpo ha un pezzo grosso tra le gambe.-
Madison rise alla battuta dell’amica. Alyssa era completamente bisessuale. Le piacevano sia gli uomini che le donne, e con gli uomini le piaceva indifferentemente essere attiva e passiva. Naturalmente avevano scopato diverse volte, soprattutto ai primi tempi quando condividevano una stanza. Da quando Madison era andata ad abitare da sola per essere più libera di ricevere i suoi amanti i loro incontri si erano diradati, ma ogni tanto passavano una notte assieme.
-Eviterò di farlo aspettare.- Disse spostando il getto d’aria calda lungo i capelli.
Dieci minuti dopo camminava lungo i corridoi che portavano agli uffici del grande dock in cui era stato costruito il Devil’s Kiss. Stan Vincenti le piaceva. Era un uomo intelligente e l’aveva sempre trattata bene. La maggior parte delle volte le concedeva la scelta sui clienti con cui andare, e quando le chiedeva di fare eccezioni la pagava molto bene. Dopotutto era la migliore in ciò che faceva.
Il suo lavoro non si limitava a fare sesso con gli uomini o le donne che le indicava Stan, era anche e soprattutto raccogliere informazioni. E in questo era veramente la migliore. Molti si sarebbero stupiti della quantità di cose che si riesce a far dire a un uomo mentre gli si regala la migliore scopata della sua vita.
-Ciao Joe.- Disse al grande bodyguard di colore in piedi davanti alla porta. Joe aveva giocato a football americano al college. Sembrava potesse diventare un professionista, ma aveva deciso di entrare nell’esercito. Era stato nei SEAL prima che un brutto infortunio durante una missione di addestramento gli rovinasse una caviglia obbligandolo a ripiegare sul settore della sicurezza privata. In realtà era in grado di fare tutto perfettamente, ma dopo mezz’ora di corsa non riusciva più a muoversi. Non c’era nulla di male: Stan Vincenti sicuramente non lo pagava per fare jogging.
La guardia del corpo di Vincenti la salutò con un sorriso, quindi parlò al microfono che aveva agganciato al colletto dell’elegante giacca che indossava e dopo pochi secondi le aprì la porta.
Ogni volta che entrava nell’ufficio di Stan si diceva che chiamarlo ufficio era una profonda ingiustizia. Era un vero e proprio loft di cinquanta metri quadrati con tanto di mini palestra per i momenti di relax che il suo capo si dedicava in ufficio.
Stan era seduto su una poltrona con un bicchiere in mano, sicuramente Rum cubano se non aveva cambiato gusti negli ultimi due giorni. Il suo ospite era seduto di fronte, con la guardia del corpo appoggiata al muro a un paio di metri di distanza. Dovevano provenire dall’est Europa a giudicare dal loro aspetto. Alyssa non aveva giudicato male la guardia del corpo: era un vero e proprio gigante con un fisico atletico e forgiato da ore di palestra. I capelli biondi erano tagliati a spazzola e gli occhi azzurri avevano un’espressione glaciale, ma Madison lo vide toccarsi la cravatta con aria imbarazzata quando la vide entrare. Probabilmente aveva apprezzato anche lui il suo spettacolino… chissà se avrebbe avuto l’occasione di verificare l’ipotesi dell’amica.
-Entra, Madison.- Le disse l’uomo facendole cenno di avvicinarsi. Madison obbedì salutando con un sorriso l’ospite. Aveva indossato un vestito leggero con una scollatura che metteva in mostra le sue grazie, abbastanza corto da coprire a malapena il perizoma.
-Ti presento il mio nuovo socio, Valeri Karmakov.- Disse alzandosi e indicandole l’uomo.
Come aveva immaginato proveniva dall’Europa dell’est. L’uomo si alzò prendendole la mano e portandosela alle labbra. Il volto rubicondo e sorridente non la ingannò sul carattere dell’uomo: nonostante l’aspetto simpatico e inoffensivo era un uomo abituato a comandare. Sfiorava il metro e ottanta e aveva il fisico degli sportivi che dopo avere abbandonato l’attività si lasciano andare ai piaceri della tavola. Il suo abito elegante era cucito su misura, forse da una sartoria inglese, segno che il denaro non gli mancava.
-Piacere di conoscerla signor Kormakov.- Disse sorridendo mentre lo sguardo dell’uomo percorreva tutto il suo corpo.
-Il piacere è tutto mio, ma chiamami Valeri.- Rispose l’uomo abbandonando la mano -Il tuo spettacolo di questa sera è stato straordinario, sembra strano che una ragazza così giovane possa essere così sensuale e così consapevole del proprio corpo e della propria sensualità.-
-Ti ringrazio Valeri.- Madison sorrise timidamente. Immaginava che Kormakov non si accontentasse dello spettacolo che aveva visto in precedenza. La sua ipotesi fu subito confermata da Stan.
-Valeri è rimasto profondamente colpito da te.- Disse l’uomo avvicinandosi e passandole un braccio attorno al fianco. -Sono sicuro che gradirebbe uno spettacolo privato.-
Madison sorrise rivolgendosi prima al suo capo e poi all’ospite. -I tuoi amici sono anche miei amici. Cosa posso fare per te? Vuoi vedermi ballare o preferisci qualcosa di più interattivo?-
Kormakov si rivolse verso Stan con aria piacevolmente stupita. -Una ragazza che ama andare dritto al sodo.-
-Madison è pragmatica.- Confermò Stan, quindi si rivolse verso di lei. -Valeri ha gusti particolari. Gli piace guardare le donne soddisfare Oleg.-
Madison si voltò verso la guardia del corpo dell’ucraino. Stan le aveva chiesto di andare a letto con uomini molto meno giovani e attraenti di quel giovane bronzo di Riace. Era sempre riuscita a trovare il modo di raggiungere la sua forma di soddisfazione, ma questa volta non sarebbe stata un’impresa difficile.
-Non ho più il vigore di quando ero giovane.- Confermò l’uomo. -E ho scoperto che ci sono molti modi per raggiungere la soddisfazione dei propri desideri.-
-Sarà ancora più un piacere.- Rispose Madison sentendo un familiare calore tra le gambe. -Mi piacciono gli uomini che apprezzano il piacere della condivisione.-
-Ne sono lieto.- Valeri fece un cenno alla sua guardia del corpo, che fino a quel momento era rimasta immobile contro il muro come se non capisse ciò che stavano dicendo. Al cenno del suo capo l’uomo si avvicinò lentamente.
Madison guardò Stan inarcando un sopracciglio. Si aspettava che Valeri volesse spostarsi in un’altra stanza, ma evidentemente non lo disturbava la presenza di Stan. Dal sorriso del padrone del Devil’s Kiss Madison comprese che era stato proprio l’ucraino a chiedergli di rimanere. Poco male, non era la prima volta che scopava davanti a Stan. Anche se l’uomo non lo aveva mai ammesso si eccitava profondamente a vederla scopare con qualcun altro.
Come Oleg la raggiunse allacciò le braccia attorno al suo collo attirandolo a sé. Nonostante stesse indossando i tacchi a spillo l’uomo fu costretto a piegare le ginocchia per baciarla. Madison premette il pube per saggiare la consistenza della sua virilità. Quello che sentì confermò che Alyssa non si era ingannata.
Oleg non aveva intenzione di perdere tempo. Le mani grosse e forti salirono subito sui seni saggiandone la consistenza e strappandole un sospiro. La ragazza si liberò dalla sua stretta ruotando su sé stessa voltando le spalle all’uomo. Premendo le natiche contro il suo sesso si portò le mani sui seni abbassando il vestito e offrendo le grosse mammelle allo sguardo di Valeri, che si era seduto su un divano per guardare lo spettacolo.
L’ucraino sorrise mimando un applauso per invitarla a continuare. Madison continuò a strusciare le natiche contro il pube di Oleg fino a portarlo alla completa erezione. Il giovane bodyguard dal canto suo non rimaneva con le mani in mano. Le dita e le mani accarezzavano i suoi seni giocando con i capezzoli che ormai erano duri come chiodi. Nel frattempo il vestito era ormai sceso fino alle caviglie. Madison era già completamente nuda, fatta eccezione per il piccolo perizoma e le scarpe.

Stan cominciava a eccitarsi. Madison era una ragazza che avrebbe fatto venire fantasie erotiche anche a un santo, e lui non apparteneva certamente a quella categoria di uomini. Oleg stava dimostrando un notevole autocontrollo. Stan pensava che l’avrebbe buttata sul divano e scopata con forza, invece aveva giocato a lungo con i seni di Madison prima di scendere con le mani tra le cosce. Due dita avevano spostato il perizoma entrando nella figa già umida e pronta ad essere penetrata. Si stava chiedendo se Madison si sarebbe lasciata portare all’orgasmo così, quando la ballerina si era voltata con il viso paonazzo sfilando la giacca del bodyguard e iniziando a slacciargli la camicia.

Madison lanciò la camicia di Oleg sul divano. L’uomo ci sapeva fare, non vedeva l’ora di sentirlo dentro di sé. Fissandolo negli occhi si abbassò lentamente. Le sue mani scesero lungo il torace graffiandolo con le unghie da tigre, quindi le dita si concentrarono sulla cintura e sui pantaloni.
Finalmente abbassò le mutande dell’uomo liberando l’oggetto del suo desiderio. Il cazzo vibrò davanti al suo volto, chiaro e con la cappella gonfia. Lo prese in bocca senza aspettare di avere abbassato completamente i pantaloni. Quella sera aveva già goduto una volta, ma un cazzo vero dava sensazioni completamente diverse. Mentre lo succhiava sperava che Oleg fosse resistente. Stava mettendo nel pompino tutto il suo impegno. Non le sarebbe dispiaciuto bere il suo seme, ma probabilmente Valeri sarebbe stato deluso.
Le mani che si appoggiarono sui suoi fianchi la colsero di sorpresa. Evidentemente il capo di Oleg non amava solo guardare. Lasciò andare per un attimo il cazzo che stava succhiando voltandosi a guardare l’ucraino.
-Continua a succhiarglielo.- Le pupille di Valeri erano dilatate per l’eccitazione. Obbedì prontamente all’ordine. Portò le mani sulle natiche di Oleg attirando a sé il suo pube facendo scomparire completamente il cazzo nella sua bocca. Trattenne il cazzo in gola per non gemere mentre Valeri infilava due dita nella vagina e con altre due iniziava a forzarle lo sfintere.

La situazione si stava evolvendo in una maniera per Stan imprevista, ma estremamente eccitante. Madison stava cavalcando Oleg seduto comodamente sul divano. Valeri era in piedi di fianco con un ginocchio sul divano. Con una mano le strizzava un seno mentre due dita dell’altra erano affondate profondamente nel suo culo. Madison ogni tanto lo guardava accennando un sorriso. La ragazza sapeva benissimo che in quel momento il suo cazzo minacciava di strappare i pantaloni, ma non voleva darle la soddisfazione di unirsi al gruppo.

Il cazzo di Valeri era decisamente sotto la media. Non era brutto o storto, era semplicemente più piccolo della maggior parte dei genitali maschili con cui aveva avuto a che fare. Nonostante questo Madison lo prese in bocca senza mostrare alcuna reazione: sapeva che gli uomini erano molto sensibili su questo punto, e oltretutto Valeri le aveva appena procurato un magnifico orgasmo con le sue dita.
-Stan, amico mio. Unisciti a noi.- Se non avesse avuto la bocca impegnata Madison avrebbe sorriso. Nonostante stesse cercando di trattenersi, alla fine il suo capo tutto di un pezzo avrebbe raggiunto la festa. Sentendo la sua presenza alzò una mano trovando subito il suo magnifico cazzo.

Stan non sapeva se ritenersi più soddisfatto per l’accordo ormai raggiunto o per il modo in cui stava andando la serata. Dopotutto la prima cosa era conseguenza della seconda: se l’accordo tra lui e Valeri stava diventando un rapporto di amicizia forse era merito della giovane donna stesa tra loro intenta a succhiare il cazzo di Oleg. Un grugnito della giovane guardia del corpo annunciò l’imminente orgasmo dell’uomo. Lo spettacolo era eccitante: Madison tenne il cazzo dell’uomo tra le labbra muovendo freneticamente la mano sull’asta per spremere ogni singola goccia, che ingoiò immediatamente. Stan incrociò lo sguardo di Valeri, ormai in dirittura d’arrivo. Seguendo l’esempio del nuovo socio accelerò il movimento della mano sul proprio cazzo.
Madison aspettava accarezzandosi le tette con aria soddisfatta. Uno dopo l’altro i due uomini spruzzarono abbondanti getti di sperma sul volto e sui seni della giovane, che lo spalmò come se fosse una crema idratante.
Il giorno dopo Stan avrebbe effettuato un copioso bonifico sul conto di Madison. Se l’era meritato.
decisamente meritato.

 

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La caduta della Ragazza Viziata by frankossido [Vietato ai minori]




La caduta della Ragazza Viziata di frankossido New!

Note:

Per pareri, consigli o domande frank.ossido@libero.it

Note dell’autore:

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Da qualche giorno Giorgia aveva deciso di alzare il riscaldamento nel negozio di articoli sportivi che gestiva. Infatti nonostante fossero agli inizi di aprile il sole non era ancora sufficiente per permetterle di indossare vestiti leggeri come piaceva a lei. Spostando il termostato a 22 gradi invece poteva finalmente tornare ad indossare quei bellissimi pantacollant neri che le incorniciavano le gambe e il culo… ma soprattutto poteva di nuovo tirare fuori quei top o canottiere scollate che con la sua terza di seno le facevano vendere tanto ai signori che entravano.
Giorgia era una bella ragazza di 23 anni, alta sul metro e 75 con un fisico longilineo e una terza di seno naturale che cercava di esaltare il più possibile. Era contenta del suo corpo e spesso le piaceva specchiarsi nell’attesa di clienti, ma il suo vero vezzo erano i capelli castani lunghi e lisci, che quella settimana aveva deciso di sfumare sulle punte con un leggero rosa.
Mentre si guardava allo specchio sorrideva di quella leggera trasgressione. I suoi genitori appena l’avrebbero vista si sarebbero infuriati, ma, pensò lei, volta più volta meno…
Lavorava in quel negozio comprato dal padre per cercare di farla lavorare in qualche modo, Giorgia aveva sempre fatto disperare i suoi, ma quell’occupazione sembrava finalmente averla soddisfatta. Infatti le vendite erano buone e si ritrovava ad avere molto tempo per sé.
Il rumore della porta la fece girare, finalmente alle 10:10 era entrato il primo cliente di giornata.
-Buongiorno, posso aiutarla?
Giorgia fu felice di notare come il nuovo entrato fosse un signore sui 30 anni davvero di bell’aspetto… si trovò a pensare sorridendo che le sarebbe piaciuto molto servirlo, ma in un altro modo.
-Buongiorno, sì volevo vedere se avevate dei completini da tennis per me.
Giorgia lo indirizzò alla parte del negozio riservata al tennis, gliene fece vedere qualcuno e gli indicò i camerini nel caso avesse voluto provarne qualcuno.
Fu particolarmente soddisfatta nel notare che l’uomo non riusciva a staccare gli occhi dal suo corpo che quell’abbigliamento aveva finalmente messo in mostra. Si disse che quel giorno avrebbe sicuramente fatto ottimi guadagni.
Seguì con lo sguardo l’uomo che sceglieva degli abiti e si indirizzava verso i camerini. Poco dopo si sentì chiamare e lo raggiunse.
-Mi scusi signorina avrei bisogno di un aiuto- disse l’uomo aprendo la tenda –sono indeciso sulla taglia, questi pantaloncini sono troppo stretti?
Giorgia aveva davanti quell’uomo bellissimo di 30 anni che sapientemente si era mostrato a dorso nudo solo con i pantaloncini indosso. Aveva il fisico scolpito con anni di palestra senza neanche un pelo… era davvero il suo tipo di uomo.
-mmmm non saprei, lei li ha già provati entrambi? Magari provi anche gli altri così le posso dare un giudizio migliore.
L’uomo la guardo e le sorrise, poi chiuse la tenda per cambiarsi. Nel farlo però, probabilmente di sua iniziativa, lasciò il lato della tenda dove c’era Giorgia leggermente aperto. Il camerino aveva sulla parete frontale un grosso specchio, Giorgia incuriosita rimase a sbirciare e vide l’uomo abbassarsi lentamente i pantaloncini e… cosa?!? L’uomo aveva provato senza neanche utilizzare le mutande. A sconvolgerla ulteriormente fu però la dimensione del cazzo dell’uomo che ricordava vagamente una lattina. Fu probabilmente questo a farle uscire un verso roco dalla bocca che attirò l’attenzione dell’uomo che alzò lo sguardo e la fissò dallo specchio.
-M-mi scusi signore, lei non può provare senza intimo.
L’uomo allora in tutta calma aprì del tutto la tenda e tirandosi su i pantaloncini disse che lui non portava mai intimo e non ne aveva. Giorgia non sapeva cosa fare o dire, lui però le disse che se aveva degli slip li avrebbe comprati ed utilizzati per provare.
Giorgia imbarazzata e tutta rossa andò a prenderne un paio che vendeva come costume per l’estate, quando tornò lui era ancora in pantaloncini. Prese le mutande e aprendole le guardò.
-Signorina c’è solo un problema… queste credo siano troppo piccole, forse non ha visto bene- e così facendo si abbassò del tutto i pantaloncini rimanendo nudo.
Giorgia rimase a fissare quel cazzo enorme che nel frattempo si stava sollevando. Subito rimase a bocca aperta a fissarlo, poi alzò lo sguardo e incrociò gli occhi dell’uomo, in fondo una scopata non se la concedeva da un po’.
Spinse dentro l’uomo e in men che non si dica fu dentro il camerino a farsi togliere di dosso quell’abbigliamento così provocatorio. Sentì le mani di lui toccarle il culo mentre si sfilava la maglietta, poi lo sentì far scivolare giù alle caviglie i pantacollant e il tanga microscopico. Erano nudi e come due animali si avvinghiavano e si toccavano.
Giorgia lo spinse contro lo sgabello e lo fece sedere con la terza gamba che oramai svettava come un palo. Si tolse definitivamente le Converse e rimase completamente nuda alla sua mercé, piano piano si avvicinò a lui e, abbassandosi su quel cazzo maestoso, si impalò su di lui.
La prima impressione fu proprio di essersi seduta su una lattina, la vagina era dilatata come non mai e non riusciva neanche a godersi la penetrazione da quanto le costava respirare. Le mani dell’uomo le andarono subito ai fianchi per aiutarla a farlo entrare, pian piano iniziò a darle un’andatura che le permise di far entrare tutto quel palo di carne.
Una volta che Giorgia fu in grado di muoversi su di lui per lo sconosciuto fu il turno di afferrare quella terza di cui tanto andava fiera. L’uomo le prese le tette e iniziò a palparle, leccarle e mordicchiarle. Giorgia adorava ricevere quei trattamenti e sentiva l’eccitazione crescere dentro di sé.
Cerco di aumentare il ritmo per sentirsi tirare di più da quel cazzo ma l’uomo le mise due mani forti sul culo e la sollevò di peso lasciandola con il cazzo dentro. In men che non si dica era con la schiena contro la parete del camerino a gambe spalancate, tenuta su dalle gambe dell’uomo, ma soprattutto dal suo cazzo.
Sentì che mentre la pompava con più forza le sussurrava all’orecchio:
-E’ da quando ho messo piede qui dentro che sogno di scoparti… devi essere proprio troia per farti montare da uno sconosciuto con il negozio aperto… e se entrasse qualcuno?
-Ah.. oh… sì.. no non entrerà… nessuno, al mattino OH non viene mai… AH HA nessuno.
Giorgia faticava a parlare, era presa da un orgasmo che sentiva montare ogni momento di più. Quel corpo e quella forza che lo sconosciuto riusciva a mettere nella scopata la stava facendo impazzire… essere presa da un estraneo nel suo negozio poi le trasmetteva scariche incredibili di adrenalina…
Lo sconosciuto si chiamava Alexis, il giorno prima andando al lavoro al cantiere vicino aveva visto quella ragazza che apriva la serranda del negozio e aveva subito inquadrato che razza di cagna fosse. Decise che se la sarebbe montata il giorno seguente e che le avrebbe spaccato il culo, quella ragazza era probabilmente una che faceva i soldi con l’eccitazione dei clienti e lui andava matto per quelle così. Mai si sarebbe aspettato però di trovarla così disponibile.
Alexis lasciò le mani dalle cosce di Giorgia e le portò ai lati delle sue spalle, per un momento fu come se dovesse sostenerla solo con il suo cazzo e provò dolore, poi però la troia avvinghiò le sue gambe attorno a lui reggendosi. Lo desiderava forse più di quanto lui desiderasse lei.
Iniziò a sbatterla sempre più forsennatamente e ben prestò sentì i suoi gemiti acuti che lasciavano sempre più capire che era in preda ad un orgasmo sconquassante… il suo cazzo fu presto bagnato in ogni centimetro della sua monumentale lunghezza dagli umori della ragazza.
Lasciò che l’eccitazione di Giorgia gli arrivasse a bagnare le palle poi si avvicinò ancora al suo orecchio e sussurrando ordinò di inginocchiarsi.
Giorgia dal canto suo aveva la vagina gonfia dei suoi umori, quel cazzo enorme era come un tappo per lei… godeva ma si eccitava ancora di più a sentire che quello sconosciuto le faceva tenere i suoi umori nella figa da quanto era grosso… quell’uomo si sarebbe meritato un pompino anche senza che glielo ordinasse.
In un baleno si inginocchiò e si trovò il pene-lattina di fronte, era davvero grosso e le palle sembravano mandarini. Si stupì della resistenza che stava dimostrando, avrebbe dovuto fare il miglior pompino della sua vita per farlo venire.
Per prima cosa leccò voracemente con la lingua la parte bassa degli addominali di Alexis, era come un marchio di fabbrica per lei, lo dedicava solo a chi davvero riusciva a farla godere e non poteva resistere a quegli addominali scolpiti. Presto arrivò con le labbra alla cappella e iniziò a forzarsi la mandibola per farlo entrare il più possibile. Era complicato riuscire a succhiare con forza quel cazzo ma ce la metteva tutta. Con la lingua cercava di non mollarlo mai neanche quando se lo faceva uscire per prendere fiato.
Alexis voleva godersi il viso da ragazza viziata che succhiava il suo cazzo da muratore albanese e allora con la mano le prese i capelli come a farne una coda. Ne approfittò anche per darle un ritmo, ma Giorgia era talmente eccitata che stava facendo un pompino da pornostar anche senza il suo aiuto.
Con la coda dell’occhio vide che con la mano sinistra la ragazza si stava toccando, le ordinò di continuare a farlo, ma che non doveva assolutamente venire senza che lui glielo imponesse.
Giorgia prese quest’ordine con ancora più desiderio, quella situazione la stava sconquassando ma l’essere così manovrata non fece che eccitarla ancora di più. Alexis dopo quella scopata sapeva benissimo che non poteva tenersi oltre.
Con entrambe le mani le afferrò la testa e iniziò a scoparle la bocca fino ad arrivare alla gola, con il suo cazzo sapeva che stava torturando Giorgia che infatti aveva gli occhi sbarrati e provava forti conati. Non resistette oltre, e come un fiume in piena iniziò a schizzare tutto il suo sperma dentro la bocca della commessa… solo per gli ultimi due schizzi lo tirò fuori per sporcarle anche quel bel viso viziato.
Giorgia si era sentita soffocare quando l’uomo aveva iniziato a venire ma provò a ingoiare aiutandosi con la lingua, quando lui lo tolse dalla sua bocca riuscì ad ingoiare tutto il rimanente e a prendere finalmente aria come il suo corpo le imponeva. Quasi non si accorse di prendere altro sperma in viso da quanto le mancava respirare.
Alexis si buttò ancora nudo sulla sedia e riprese fiato mentre Giorgia faceva lo stesso. La vide pulirsi il più possibile il viso con le mani, era ancora più eccitante perché ora parte dello sperma le rendeva il viso lucido, e parte invece le impiastricciava i capelli.
A quel punto accadde però una cosa che Giorgia ricordò per tutta la vita: si aprì la porta del negozio e una voce per lei familiare la chiamò.

Continua…

Note finali:

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Note dell’autore:

Una vecchia conoscenza

Questa è la prima delle storie di una cagnetta. Non seguono un preciso ordine ma vengono così, di getto, sulla base dei ricordi.
Quella sera stavo lì davanti al baretto vicino casa, tra l’altro mi stavo annoiando ed avevo intenzione di rientrare.
Ad un tratto un tizio a bordo di una Golf mi saluta con la mano, poi si arresta di colpo, è Vilio, uno dei tempi della scuola, nonostante da allora non ci fossimo più incontrati lo riconosco subito, già a quei tempi era grande e grosso.
Mentre abbassa il finestrino mi saluta rumorosamente: “Ciao, come stai? Dai sali che andiamo a fare un giro e parliamo un po’”.
Non avendo molto altro da fare salgo, lui, in effetti, mi sta simpatico.
Si dirige verso la statale: “Andiamo a fare un giro a S., magari andiamo al cinema”.
S. è la cittadina più vicina, una quindicina di chilometri dal paese, che è piccolo e non c’è alcun cinema, anzi non c’è proprio nulla. Invece a S. ci sono un paio di cinema ma è mercoledì, uno solo è aperto e a metà settimana proietta film porno, ma a me sta bene.
Ci avviamo, con i finestrini aperti e l’aria che mi muove i capelli lunghi.
Va direttamente al cinema, siamo in pochi, ciascuno per conto suo. Proiettano un film con una famosa pornostar e le sue amiche che si fanno fare di tutto.
Sui titoli di coda ce ne andiamo, avviandoci subito verso il paese.
Iniziamo a parlare di quello che abbiamo visto, fighe, culi, tette e cazzi. Il discorso cade sul cazzone del protagonista maschile che sfonda culi a più non posso ed a me iniziano a vibrare le chiappe.
A Vilio viene l’idea di passare dal vialone, di andare a vedere i trans. Mi confida che c’è stato, ma poche volte, non gli va di spendere soldi per scopare, anche perché la figa non gli manca.
Così il discorso si sposta su certe conoscenze comuni, alcune amiche piuttosto disponibili, lui mi dice che gli piacciono i loro culi. Che ama incularle, più che scoparle, ha da sempre un debole per il culo ma non tutte glielo danno.
Io lo so bene che ha un debole per il culo, il primo giorno in cui iniziai a frequentare la sua stessa scuola lui, di un paio di anni più grande ma, come ho detto, già uomo fatto, forte e robusto, mi si avvicinò e mi invitò a casa sua quello stesso pomeriggio. Essendo del paese e partecipe delle chiacchiere che giravano era conoscenza delle mie “caratteristiche”.
Ovviamente era solo in casa e mi inchiappettò per ore sul letto matrimoniale dei genitori, dopo che ci eravamo denudati ed avermi fatto sfogliare alcuni giornali porno, anche gay, i primi che vidi in vita mia, gli baciai il cazzo dopo che mi ero messo il rossetto di sua madre e fu anche la prima volta che uno mi leccò il buco del culo. Lo avremmo rifatto solamente in un’altra occasione, molto meno comodamente, quando mi inculò di nascosto, dentro un capanno per gli attrezzi agricoli.
Comunque questa sera il discorso non sembra andare sulla nostra brevissima relazione.
Rompiamo le balle ad un paio di trans con i tacchi alti, quasi nude, ricoperte solamente da un minuscolo perizoma, devo dire parecchio belle, una mi invita a restare, che con una sistematina posso tirare su parecchi soldi, Vilio ride come un matto. Poi ce ne andiamo.
Siamo, però, entrambi palesemente eccitati, il film, le trans e l’argomento delle nostre chiacchiere hanno contribuito ad alzare la temperatura.
Vilio: “Altro che dormire, appena arrivo a casa mi devo tirare una sega”. Gli confido che me la sarei fatta anch’io.
E’ adesso che, sempre più carico, comincia a virare: “Una volta a te piaceva “tutto”. Adesso vedo che ti interessano le ragazze anche se con quei capelli e quella bocca gli assomigli”. Ridacchia.
Il mio lato troia viene subito fuori, è un riflesso condizionato: “Anche adesso mi piace tutto…”. Un attimo di silenzio imbarazzato, e lui: “Allora te lo chiedo, se ti piace tutto perché non ce la facciamo insieme la sega? Ci fermiamo da qualche parte”.
Io sono già pronto, mi volto verso di lui, gli appoggio la mano sinistra sul pacco, allargo gli occhioni e sbatto le palpebre: “Te la faccio io la sega”.
Si arresta immediatamente sul ciglio della strada, io gli abbasso la lampo ed infilo dentro la mano, glielo tiro fuori, lui: “Amico mio, vedo che non hai perso le buone, vecchie abitudini”, Io: “Vedrai!”.
Vilio mi piace, è senz’altro una brava persona, depravata al punto giusto, quasi quanto me.
Non possiamo, comunque, certamente restare lì, sulla strada, qualcuno ci avrebbe sicuramente visto, poteva capitare anche che qualche pattuglia ci controllasse.
Allora lui: “So io dove andare”.
Mentre guida gli accarezzo il cazzo, che avverto di dimensioni notevoli, come tutto il resto, lui respira forte. Dopo aver superato un’ampia curva, svolta verso sinistra, dove inizia, quasi invisibile, una strada sterrata che si addentra nei campi. La seguiamo per alcuni minuti, superiamo alcune lunghe file di vigna e giungiamo ad uno spiazzo di terra battuta con al centro una grossa baracca di legno, probabilmente un ricovero per i mezzi dei contadini, Vilio si arresta su retro, parcheggiando fra due vecchi trattori. Siamo soli e nascosti a tutti.
Ci caliamo entrambi i pantaloni, io li tolgo assieme alle mutande. Un attimo dopo mi sfilo la maglietta e gliela sfilo anche a lui, stiamo più comodi.
Adesso sono caldo come il fuoco, non vedo l’ora di assaporare nuovamente il cazzo di Vilio. Glielo stringo, lui ha un sussulto. In effetti dai tempi della scuola gli è cresciuto ancora, era già un bel palo, ma ora è veramente di ragguardevoli dimensioni.
Gli faccio colare sopra qualche goccia di saliva e lo masturbo per alcuni istanti, lui abbassa il sedile e si rilassa, allunga le mani e me lo tocca ma a me, femmina, questo non interessa: “Non penserai mica che io mi accontento di farti una sega, ora ti sistemo!”.
Gli porgo i capezzoli, che lecca avidamente, poi abbasso la testa, mentre mi avvicino sento l’afrore del suo sesso, un odore maschio, eccitante e coinvolgente, che mi fa sballare. Lo accolgo in bocca. Lo succhio forte, facendolo gemere di piacere: “Cazzo, un volta non eri così bravo!”. Spronato dalle sue parole mi spingo in gola il suo cazzo, il più profondamente possibile, quasi fino a soffocare. Lo trattengo un momento, poi lo tiro fuori e comincio a leccarlo, sbrodolando saliva.
Eravamo tornati a quel primo giorno di scuola, ma ora ero molto meno timido e molto più esperto. Mi accorgo che impazzisce quando mi va giù, tutto in bocca fino in fondo. Finalmente riesco a farlo entrare fino ai testicoli, lui mugola, allora torno su e quando arrivo alla cappella tiro un succhione fortissimo, lui quasi mi segue con il corpo, respirando forte, con dei rantoli, biascicando parole appena comprensibili: “Si… tutto… succhia…”. Lo spompino così potentemente per parecchi minuti.
Mi viene in bocca urlando, è tantissima, una parte la ingoio, l’altra esce fuori. Adesso gli bacio le palle, la pancia un po’ sporgente, le cosce. E’ peloso e la mia saliva, mescolata alla sua sborra si appiccica al suo vello. Lo lecco, per pulirlo il più possibile.
Si rilassa un momento, io continuo a baciargli il cazzo, finché, poco dopo, gli torna durissimo, finalmente alzo la faccia dalle sue palle e lo guardo negli occhi: “Ora voglio qualcosa anch’io, ti ricordi il mio buchetto…”.
“E’ proprio quello che voglio ora, spaccarti il buchetto”.
Mi sollevo, ho il culo che mi brucia dalla voglia, lo scavalco, dandogli la schiena, una gamba da una parte ed una dall’altra. Completamente divaricato come una puttana, mi appoggio al volante e mi calo giù, entra lentamente dentro di me, assaporiamo entrambi ogni centimetro di quella penetrazione. Vilio mi afferra i fianchi, per aiutarmi nel mio saliscendi: “Hai un buco bello aperto come ai tempi della scuola! Una fighetta… ti ricordi, ti chiamavo così, fighetta!”, Rispondo, gemente: “Ah… ah… è bellissimo. Ah… dalla scuola in poi non mi sono mai fermato… Ah…il mio culo non è mai rimasto vuoto… Ah… sempre bello pieno… Ah… tantissimi cazzi… spaccamelo… spanami… rompimi la fighetta… Ahhhhh”.
Il mio grido finale dimostra la gioia per il sua cazzo dentro di me. Per quella sensazione profonda, diversa, interiore, di pieno. Solo coloro si sono fatti penetrare lo sanno, non c’è altro modo di provarla, devi essere passivo, quella sensazione di dare piacere a qualcuno con il tuo culo.
Lui: “Mi piacerebbe comandare, scoparti io”, non chiedo di meglio, è lui che comanda, io servo.
Mi alzo e mi metto a pecorina sul sedile del passeggero completamente disteso, Vilio, però mi fa girare, con le gambe larghe tirate su, il buco per aria (mi vuole guardare in faccia anche se io preferisco farmi prendere il culo da dietro, è più da sottomessa). Lui si posiziona davanti a me ed entra dentro con forza. Mi sfugge un urletto che lo infoia, mi incula a bestia. C’è silenzio, si sentono solamente i miei ansimanti mugolii, i suoi grugniti e lo strusciare bagnato del cazzone contro le pareti del retto, mentre mi spappola i muscoli anali.
Mi sfonda con dei colpi micidiali, sembra che vuole e penetrarmi con tutto il corpo. Si vede che gode come un maiale e si diverte come un pazzo.
“Bella… bella… che vacca! Se lo sapevo venivo a cercarti prima! E’ proprio vero… anche da ragazzino sembravi un angioletto e invece ti facevi inculare da tutti… una cagnetta!”.
Verissimo, ero la cagnetta del paese.
Sono schiacciato contro il sedile, il suo torace contro la faccia, gli slinguo i capezzoli, mentre il cazzo mi sbrodola, perde come una fontana spanata.
Mi sborra dentro, riempiendomi l’ampolla rettale. Poi mi dice di trattenerla, di non sporcare.
Certo che la trattengo, non chiedo altro, mi piace la sensazione che mi da la sborra nell’intestino.
Mentre si rialza mi ritrovo con il biscione davanti alla faccia, inizio subito a lavarlo, c’è un cerchio marrone attorno, ma non importa, poi è buio e si vede poco. Al sapore sono abituato da tempo.
Ci rivestiamo, mentre si torna a casa si scusa, che se ha detto qualcosa di sbagliato era perché super eccitato e in futuro avrà ancora voglia di vedere qualche “filmetto” con me.
Gli rispondo che va bene così e che io sarò disponibile.
E’ contento, mi assicura che ha un posto tranquillo dove portarmi dopo il film, molto meglio che in macchina.
Ci andrò senz’altro. E mi tengo la sborra dentro fino al mattino dopo.

 

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