La cagna. Racconti brevi. by sweet_hole89 [Vietato ai minori]




La cagna. Racconti brevi. di sweet_hole89 New!

Note dell’autore:

Una vecchia conoscenza

Questa è la prima delle storie di una cagnetta. Non seguono un preciso ordine ma vengono così, di getto, sulla base dei ricordi.
Quella sera stavo lì davanti al baretto vicino casa, tra l’altro mi stavo annoiando ed avevo intenzione di rientrare.
Ad un tratto un tizio a bordo di una Golf mi saluta con la mano, poi si arresta di colpo, è Vilio, uno dei tempi della scuola, nonostante da allora non ci fossimo più incontrati lo riconosco subito, già a quei tempi era grande e grosso.
Mentre abbassa il finestrino mi saluta rumorosamente: “Ciao, come stai? Dai sali che andiamo a fare un giro e parliamo un po’”.
Non avendo molto altro da fare salgo, lui, in effetti, mi sta simpatico.
Si dirige verso la statale: “Andiamo a fare un giro a S., magari andiamo al cinema”.
S. è la cittadina più vicina, una quindicina di chilometri dal paese, che è piccolo e non c’è alcun cinema, anzi non c’è proprio nulla. Invece a S. ci sono un paio di cinema ma è mercoledì, uno solo è aperto e a metà settimana proietta film porno, ma a me sta bene.
Ci avviamo, con i finestrini aperti e l’aria che mi muove i capelli lunghi.
Va direttamente al cinema, siamo in pochi, ciascuno per conto suo. Proiettano un film con una famosa pornostar e le sue amiche che si fanno fare di tutto.
Sui titoli di coda ce ne andiamo, avviandoci subito verso il paese.
Iniziamo a parlare di quello che abbiamo visto, fighe, culi, tette e cazzi. Il discorso cade sul cazzone del protagonista maschile che sfonda culi a più non posso ed a me iniziano a vibrare le chiappe.
A Vilio viene l’idea di passare dal vialone, di andare a vedere i trans. Mi confida che c’è stato, ma poche volte, non gli va di spendere soldi per scopare, anche perché la figa non gli manca.
Così il discorso si sposta su certe conoscenze comuni, alcune amiche piuttosto disponibili, lui mi dice che gli piacciono i loro culi. Che ama incularle, più che scoparle, ha da sempre un debole per il culo ma non tutte glielo danno.
Io lo so bene che ha un debole per il culo, il primo giorno in cui iniziai a frequentare la sua stessa scuola lui, di un paio di anni più grande ma, come ho detto, già uomo fatto, forte e robusto, mi si avvicinò e mi invitò a casa sua quello stesso pomeriggio. Essendo del paese e partecipe delle chiacchiere che giravano era conoscenza delle mie “caratteristiche”.
Ovviamente era solo in casa e mi inchiappettò per ore sul letto matrimoniale dei genitori, dopo che ci eravamo denudati ed avermi fatto sfogliare alcuni giornali porno, anche gay, i primi che vidi in vita mia, gli baciai il cazzo dopo che mi ero messo il rossetto di sua madre e fu anche la prima volta che uno mi leccò il buco del culo. Lo avremmo rifatto solamente in un’altra occasione, molto meno comodamente, quando mi inculò di nascosto, dentro un capanno per gli attrezzi agricoli.
Comunque questa sera il discorso non sembra andare sulla nostra brevissima relazione.
Rompiamo le balle ad un paio di trans con i tacchi alti, quasi nude, ricoperte solamente da un minuscolo perizoma, devo dire parecchio belle, una mi invita a restare, che con una sistematina posso tirare su parecchi soldi, Vilio ride come un matto. Poi ce ne andiamo.
Siamo, però, entrambi palesemente eccitati, il film, le trans e l’argomento delle nostre chiacchiere hanno contribuito ad alzare la temperatura.
Vilio: “Altro che dormire, appena arrivo a casa mi devo tirare una sega”. Gli confido che me la sarei fatta anch’io.
E’ adesso che, sempre più carico, comincia a virare: “Una volta a te piaceva “tutto”. Adesso vedo che ti interessano le ragazze anche se con quei capelli e quella bocca gli assomigli”. Ridacchia.
Il mio lato troia viene subito fuori, è un riflesso condizionato: “Anche adesso mi piace tutto…”. Un attimo di silenzio imbarazzato, e lui: “Allora te lo chiedo, se ti piace tutto perché non ce la facciamo insieme la sega? Ci fermiamo da qualche parte”.
Io sono già pronto, mi volto verso di lui, gli appoggio la mano sinistra sul pacco, allargo gli occhioni e sbatto le palpebre: “Te la faccio io la sega”.
Si arresta immediatamente sul ciglio della strada, io gli abbasso la lampo ed infilo dentro la mano, glielo tiro fuori, lui: “Amico mio, vedo che non hai perso le buone, vecchie abitudini”, Io: “Vedrai!”.
Vilio mi piace, è senz’altro una brava persona, depravata al punto giusto, quasi quanto me.
Non possiamo, comunque, certamente restare lì, sulla strada, qualcuno ci avrebbe sicuramente visto, poteva capitare anche che qualche pattuglia ci controllasse.
Allora lui: “So io dove andare”.
Mentre guida gli accarezzo il cazzo, che avverto di dimensioni notevoli, come tutto il resto, lui respira forte. Dopo aver superato un’ampia curva, svolta verso sinistra, dove inizia, quasi invisibile, una strada sterrata che si addentra nei campi. La seguiamo per alcuni minuti, superiamo alcune lunghe file di vigna e giungiamo ad uno spiazzo di terra battuta con al centro una grossa baracca di legno, probabilmente un ricovero per i mezzi dei contadini, Vilio si arresta su retro, parcheggiando fra due vecchi trattori. Siamo soli e nascosti a tutti.
Ci caliamo entrambi i pantaloni, io li tolgo assieme alle mutande. Un attimo dopo mi sfilo la maglietta e gliela sfilo anche a lui, stiamo più comodi.
Adesso sono caldo come il fuoco, non vedo l’ora di assaporare nuovamente il cazzo di Vilio. Glielo stringo, lui ha un sussulto. In effetti dai tempi della scuola gli è cresciuto ancora, era già un bel palo, ma ora è veramente di ragguardevoli dimensioni.
Gli faccio colare sopra qualche goccia di saliva e lo masturbo per alcuni istanti, lui abbassa il sedile e si rilassa, allunga le mani e me lo tocca ma a me, femmina, questo non interessa: “Non penserai mica che io mi accontento di farti una sega, ora ti sistemo!”.
Gli porgo i capezzoli, che lecca avidamente, poi abbasso la testa, mentre mi avvicino sento l’afrore del suo sesso, un odore maschio, eccitante e coinvolgente, che mi fa sballare. Lo accolgo in bocca. Lo succhio forte, facendolo gemere di piacere: “Cazzo, un volta non eri così bravo!”. Spronato dalle sue parole mi spingo in gola il suo cazzo, il più profondamente possibile, quasi fino a soffocare. Lo trattengo un momento, poi lo tiro fuori e comincio a leccarlo, sbrodolando saliva.
Eravamo tornati a quel primo giorno di scuola, ma ora ero molto meno timido e molto più esperto. Mi accorgo che impazzisce quando mi va giù, tutto in bocca fino in fondo. Finalmente riesco a farlo entrare fino ai testicoli, lui mugola, allora torno su e quando arrivo alla cappella tiro un succhione fortissimo, lui quasi mi segue con il corpo, respirando forte, con dei rantoli, biascicando parole appena comprensibili: “Si… tutto… succhia…”. Lo spompino così potentemente per parecchi minuti.
Mi viene in bocca urlando, è tantissima, una parte la ingoio, l’altra esce fuori. Adesso gli bacio le palle, la pancia un po’ sporgente, le cosce. E’ peloso e la mia saliva, mescolata alla sua sborra si appiccica al suo vello. Lo lecco, per pulirlo il più possibile.
Si rilassa un momento, io continuo a baciargli il cazzo, finché, poco dopo, gli torna durissimo, finalmente alzo la faccia dalle sue palle e lo guardo negli occhi: “Ora voglio qualcosa anch’io, ti ricordi il mio buchetto…”.
“E’ proprio quello che voglio ora, spaccarti il buchetto”.
Mi sollevo, ho il culo che mi brucia dalla voglia, lo scavalco, dandogli la schiena, una gamba da una parte ed una dall’altra. Completamente divaricato come una puttana, mi appoggio al volante e mi calo giù, entra lentamente dentro di me, assaporiamo entrambi ogni centimetro di quella penetrazione. Vilio mi afferra i fianchi, per aiutarmi nel mio saliscendi: “Hai un buco bello aperto come ai tempi della scuola! Una fighetta… ti ricordi, ti chiamavo così, fighetta!”, Rispondo, gemente: “Ah… ah… è bellissimo. Ah… dalla scuola in poi non mi sono mai fermato… Ah…il mio culo non è mai rimasto vuoto… Ah… sempre bello pieno… Ah… tantissimi cazzi… spaccamelo… spanami… rompimi la fighetta… Ahhhhh”.
Il mio grido finale dimostra la gioia per il sua cazzo dentro di me. Per quella sensazione profonda, diversa, interiore, di pieno. Solo coloro si sono fatti penetrare lo sanno, non c’è altro modo di provarla, devi essere passivo, quella sensazione di dare piacere a qualcuno con il tuo culo.
Lui: “Mi piacerebbe comandare, scoparti io”, non chiedo di meglio, è lui che comanda, io servo.
Mi alzo e mi metto a pecorina sul sedile del passeggero completamente disteso, Vilio, però mi fa girare, con le gambe larghe tirate su, il buco per aria (mi vuole guardare in faccia anche se io preferisco farmi prendere il culo da dietro, è più da sottomessa). Lui si posiziona davanti a me ed entra dentro con forza. Mi sfugge un urletto che lo infoia, mi incula a bestia. C’è silenzio, si sentono solamente i miei ansimanti mugolii, i suoi grugniti e lo strusciare bagnato del cazzone contro le pareti del retto, mentre mi spappola i muscoli anali.
Mi sfonda con dei colpi micidiali, sembra che vuole e penetrarmi con tutto il corpo. Si vede che gode come un maiale e si diverte come un pazzo.
“Bella… bella… che vacca! Se lo sapevo venivo a cercarti prima! E’ proprio vero… anche da ragazzino sembravi un angioletto e invece ti facevi inculare da tutti… una cagnetta!”.
Verissimo, ero la cagnetta del paese.
Sono schiacciato contro il sedile, il suo torace contro la faccia, gli slinguo i capezzoli, mentre il cazzo mi sbrodola, perde come una fontana spanata.
Mi sborra dentro, riempiendomi l’ampolla rettale. Poi mi dice di trattenerla, di non sporcare.
Certo che la trattengo, non chiedo altro, mi piace la sensazione che mi da la sborra nell’intestino.
Mentre si rialza mi ritrovo con il biscione davanti alla faccia, inizio subito a lavarlo, c’è un cerchio marrone attorno, ma non importa, poi è buio e si vede poco. Al sapore sono abituato da tempo.
Ci rivestiamo, mentre si torna a casa si scusa, che se ha detto qualcosa di sbagliato era perché super eccitato e in futuro avrà ancora voglia di vedere qualche “filmetto” con me.
Gli rispondo che va bene così e che io sarò disponibile.
E’ contento, mi assicura che ha un posto tranquillo dove portarmi dopo il film, molto meglio che in macchina.
Ci andrò senz’altro. E mi tengo la sborra dentro fino al mattino dopo.

 

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Come sono diventato voyeur, come mia moglie è diventata esibizionista by fallingslips [Vietato ai minori]




“Non ti piace essere osservato?”
“No”
“Perché?”
“Dipende”
“Dipende da cosa?”
“Dalla situazione”
“La situazione..” “per me è sempre la stessa: tu sei nudo e qualcuno ti guarda”
“Non è proprio così”
“Spiegami..”
“Non so spiegarlo”
“Appunto, è questo il bello..” Sorrise lei guardando verso l’alto.

“Aspetta, ora mi levo anche questo, cosa fa?” chiese Helena con tono malizioso lasciando cadere a terra il reggiseno
“Pare immobile”
“Certo che lo è, lui ed io siamo immobili, ma dentro stiamo urlando”
“Passami il top per piacere, altrimenti il gioco finisce”
Lorenzo le passò l’indumento mentre, evitando in ogni modo di sbirciare tra le tendine del camerino di Helena, continuava a scrutare quell’uomo la in alto che, senza ormai granché eleganza, spiava la ragazza intenta a cambiarsi nel suo spogliatoio.
“Ti metto in imbarazzo?”
“Un pochino, sai non sei una donna come tutte le altre” confessò Lorenzo
“Ah no? e cosa sono?”
“Sei la sorella della mia ragazza, ti conosco da così tanto tempo che potresti essere anche mia sorella”
“Quindi?”
“Quindi mi infastidisce quell’uomo”
“Ancora con questa storia? ti ho detto che non mi disturba affatto, anzi mi diverte”

Lorenzo rimase in silenzio e chiuse gli occhi per controllare il respiro. Anche lui era stuzzicato, ma non poteva certo tradirsi, troppi erano i coinvolgimenti in gioco. Era vero, conosceva Helena dalla più tenera età, quando lui e la sorella Creta iniziarono ad uscire insieme, mettendo le basi per il decennio successivo. Nel frattempo anche Helena era cresciuta, somigliava moltissimo alla sorella maggiore: un metro e settantacinque, capelli scuri lunghi, viso tondeggiante dall’aria sovietica, labbra voluminose ma non eccessivamente evidenti, naso retto, occhi grandi, fisico slanciato che terminava in lunghe gambe prestanti, quasi muscolose. La differenza tra Helena e Creta stava tutta nella parte centrale del proprio fisico, se la prima poteva imporsi grazie ad un considerevole seno, tondo e ben posizionato, la fidanzata di Lorenzo, Creta, godeva invece di un sedere statuario, sostenuto anche da una vita stretta che ne evidenziava le generose forme. In passato entrambe avevano posato per un servizio fotografico, Creta però era troppo introversa per trarne profitto, Helena invece ci guadagnò un lavoro, e tutt’oggi fa la fotografa.
Ci fu un tempo nel quale Lorenzo, conscio del suo fascino, stuzzicava quella ragazzina che, quasi innamorata, cercava in tutti i modi di emulare la sorella Creta. Ora era Helena ad essere imprendibile.. non si può dire che avesse superato la bellezza di Creta, ma il suo atteggiamento non passava inosservato.

Nel frattempo e senza esporsi la ragazza allungò la mano fuori dal camerino attirando l’attenzione di Lorenzo. Si era avvolta nella tendina, solo Dio poteva sapere cosa ci fosse sotto.
“Sei distratto” ridacchiò la ragazza
“No, sono molto concentrato invece” replicò lui
“Allora vammi a prendere quei leggings verdi che abbiamo visto prima, poi prometto che ti libero” sorrise
Lorenzo abbandonò velocemente l’area camerini e si diresse senza meta nel negozio. Non aveva la minima idea di dove cercare, ma allo stesso tempo continuava ad osservare quell’uomo. Decise di salire le scale verso il piano del guardone/spettatore, dentro di se non capiva bene quale fosse lo scopo.
Avanzò piano lungo il cordone di vetro che delimitava il piano superiore, camminava verso l’ignaro voyeur.
“Posso aiutarti?” una voce lo colse alle spalle.
“No grazie sono a posto.. anzi, per la verità cercavo dei leggings”
“Alle sue spalle” disse la commessa allontanandosi.
Lorenzo si voltò e rivoltò più volte, ma quello che vide non era certo in qualche modo simile ad un indumento.
Era laggiù, quella Venere smaliziata, dietro la tendina schiusa. Da quella posizione si poteva vedere la parte alta dello specchio e il riflesso era inequivocabile.. Helena era li, coperta da una finissima camicetta color panna, piuttosto larga, pareva quasi una scolaretta.
A vederla era veramente impossibile credere che fosse capace di azioni tanto ardite, ma la realtà è maestra nel demolire le nostre banali etichette. Osservandosi bene, Helena sbottonò il primo bottone. Seguirono il secondo ed il terzo. Lasciò ora fuoriuscire i seni, tondi e sodi, sfiorandoli maliziosamente.
Lorenzo era li immobile, a pochi metri da quello sconosciuto che nei suoi intenti doveva punire, ora nella stessa barca.
La ragazza, specchiandosi, fece un passo indietro e ruotò, appoggiandosi quasi alla tendina, fece per guardare fuori togliendosi la camicetta e lasciandola alle sue spalle, che ora, nude erano alla nostra vista.
“Che troia” disse quell’uomo improvvisamente. Un brivido percorse la schiena di Lorenzo. Capì solo qualche secondo dopo che stava parlando con lui.
“Ti piace?” disse senza voltarsi con tono diretto.
“La vista non è male” sorrise un Lorenzo impacciato
L’uomo si voltò verso di lui con sguardo consenziente.
“Quella è una vera troia” ripeté
“Addirittura?” singhiozzò il ragazzo all’ennesima battuta. Gli venne voglia di manifestare da subito la sua identità, ma si contenne, non era li per quello dopotutto.
“Guarda che gambe, che culo..” Continuò l’altro con eleganza
“Io ne vedo tante di donne sai. E ti dico che quella la è li per un motivo, non è sbadata, vuole farsi guardare”
Lorenzo lo ascoltava, dentro di se stava crescendo qualcosa che ancora non poteva identificare. Attese. Osservando ora quell’uomo con maggiore coraggio notò un importante dettaglio: la targhetta “Security” sulla sua spalla, fatto che generò in lui una sorta di timore, dettato anche dalla consistente massa corporea.
“Molte donne lasciano le tendine socchiuse?” chiese per prendere tempo.
“Più di quello che credi, molte sono solo troiette da quattro soldi, ma quella li no. Ascoltami a me, quella è una di classe, una vera esibizionista”.
Non solo non poteva credere a quelle parole, ma nemmeno a quello che li provocavano.
Sotto gli occhi vigili di quei due, Helena era li, completamente presa da se e dalla sua esibizione, provò e riprovò quei vestiti. Le sue movenze, il suo aspetto fisico, generavano in Lorenzo una sensazione tra l’eccitazione e la tensione. La verità è che nella maggior parte delle pose Helena era identica a Creta. Poteva essere lei.
Fu questa associazione a produrre in Lorenzo un agghiacciante sensazione: era eccitato, molto eccitato. Il primo pensiero che lo colse fu il fortissimo desiderio che in quel camerino ci fosse Creta e che come Helena ora, fosse violata e denigrata dagli sguardi altrui.
Continuò a fissarla, ora desiderava che si voltasse, che mostrasse quelle tette, che lo scoprisse ed infine lo invitasse laggiù, a soddisfare le proprie voglie. Ma l’esibizionismo non era questo, e il principiante Lorenzo ancora non poteva comprenderlo.
In un secondo il tutto terminò: Helena si rivestì, la guardia si allontanò, Lorenzo prese i leggings e la giornata proseguì tranquilla.

Tuttavia quel giorno, da quel negozio, uscì un nuovo e più cosciente Lorenzo.

 

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Ti amo, amore mio




Scritto da Troll94,
il 2015-09-25,
genere saffico

Questa è la mia storia, anzi la nostra storia.
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi un anno sono fidanzata con la mia migliore amica. Vi racconterò la prima volta che abbiamo fatto l’amore. Per spiegarvi, circa tre anni fa io mi sono accorta di essere innamorata di lei, però lei si è fidanzata con una ragazza bellissima. Io nel frattempo non ho detto a nessuno di amarla e ho avuto delle storie con solo maschi, mai avuto a che fare con le donne. Fino al momento in cui lei doveva partire per l’università, le cose con la sua fidanzata non andavano più bene come prima, mi decisi ma non avevo il coraggio di confessarmi. In quel periodo ci riavvicinammo molto, ogni volta che lei mi sfiorava io sentivo qualcosa allo stomaco, tutte le volte che scendeva dalla macchina dandomi un bacetto sulla guancia io morivo. Il giorno prima della partenza per l’università, decidiamo di vederci con il nostro gruppo per salutarla, era una notte di fine settembre, diluviava, appena la riaccompagnai a casa, per non farla bagnare scesi con l’ombrello e andai dalla parte del passeggero per farla scendere. Arrivate vicino al cancello, dovevo liberarmi di questo peso e dissi “Claudia io lo so, le cose tra me e te non saranno più uguali, ma io devo dirtelo” lei “anche io” io “dai inizia tu” (tutto questo mentre pioveva a dirotto) lei “ecco… Le cose con Valeria non andavano bene da un po, non perché io devo partire ma per altri motivi… Anzi per un motivo solo, che ti amo e ti ho sempre amato, mi sono fidanzata con lei tutto questo tempo pensando di dimenticarti, ma senza riuscirci, scusami” in quel momento mi mancò il respiro, tutto intorno a me sparì e non riuscivo a parlare e lei mi disse, ignara di ciò che provavo io “ecco, immaginavo questa tua reazione, però ho dovuto, era un peso troppo grosso”. Finalmente trovai il coraggio e la baciai, fu il bacio più bello della mia vita. Le sue labbra erano così morbide. Lei inizialmente rimase ferma e spiazzata poi aprì poco anche lei le labbra e mi tirò un morso sul labbro inferiore. Mi staccai un attimo e dissi “ti amo anche io, da sempre” ritornammo in macchina e andammo alla casa al mare dei miei, per fortuna avevo sempre le chiavi con me. Non smettemmo un attimo di baciarci, tutte bagnate sia per la pioggia che per l’eccitazione entrammo in casa. Le sue labbra sul mio collo mi facevano impazzire, non so come ma mi ritrovai un succhiotto. Presi il suo viso tra le mie mani e iniziai a baciarla ovunque, prima sulla guancia, poi sulle labbra, poi scesi sul suo collo, e iniziai a aprire la camicetta di jeans che indossava. Man mano che la aprivo veniva fuori il suo seno, non molto grande ma sodo, bello. Con una certa disinvoltura inaspettata slacciai il suo reggiseno e iniziai a leccarle i capezzoli, prima uno poi l’altro. Mi divertivo a morderli e sentirla gemere a causa dei miei morsi. Mentre tormentavo i suoi seni e il collo, le sbottonai il pantalone, scesi con la bocca con dolcezza fino all’elastico delle mutande e qui iniziai a sfiorarla con la lingua poco sopra l’elastico. Sentivo la sua eccitazione, il suo corpo emanava calore. Le sfilai prima il pantalone e baciai il suo monte di Venere sopra le mutandine, mentre con una mano le toccai le grandi labbra e mi stupii di quanto fosse bagnata. Le sfilai anche le mutandine e iniziai a leccarle il clitoride mentre con una mano le toccavo il seno e l’altra le stringevo la mano. Avvertivo che stava per venire e aumentai il ritmo fino a che non venne. Ebbe come tanti spasmi, le sue urla di piacere mi stavano facendo impazzire. Iniziai a risalire verso la sua bocca, una volta calmata mi disse “adesso tocca a me, impazzirai tu”. Iniziò baciandomi il collo, sapendo il mio punto debole, mi morsicò il lobo dell’orecchio mentre me lo sfiorava con la lingua. Sentivo le sue mani ovunque e senza rendermi conto mi ritrovai senza maglia. Con la lingua, mi leccò e mi diede tanti baci che per me erano una tortura sulle anche. Mi abbassai pantaloni e mutande e con le mani sulla sua testa la indirizzai con forza e mentre me la leccava io spingevo con il bacino. Fu l’orgasmo più forte della mia vita fino a quel momento. Le presi il viso tra le mani e la baciai. Facemmo l’amore altre volte prima di addormentarci abbracciate. La mattina dopo lei partì per l’università e io decisi di farle una sorpresa e cambiare università per studiare nella stessa città. Tra pochi giorni faremo un anno e le cose tra noi vanno benissimo, sopratutto a letto …

Questo racconto di Troll94
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