La caduta della Ragazza Viziata by frankossido [Vietato ai minori]




La caduta della Ragazza Viziata di frankossido New!

Note:

Per pareri, consigli o domande frank.ossido@libero.it

Note dell’autore:

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Da qualche giorno Giorgia aveva deciso di alzare il riscaldamento nel negozio di articoli sportivi che gestiva. Infatti nonostante fossero agli inizi di aprile il sole non era ancora sufficiente per permetterle di indossare vestiti leggeri come piaceva a lei. Spostando il termostato a 22 gradi invece poteva finalmente tornare ad indossare quei bellissimi pantacollant neri che le incorniciavano le gambe e il culo… ma soprattutto poteva di nuovo tirare fuori quei top o canottiere scollate che con la sua terza di seno le facevano vendere tanto ai signori che entravano.
Giorgia era una bella ragazza di 23 anni, alta sul metro e 75 con un fisico longilineo e una terza di seno naturale che cercava di esaltare il più possibile. Era contenta del suo corpo e spesso le piaceva specchiarsi nell’attesa di clienti, ma il suo vero vezzo erano i capelli castani lunghi e lisci, che quella settimana aveva deciso di sfumare sulle punte con un leggero rosa.
Mentre si guardava allo specchio sorrideva di quella leggera trasgressione. I suoi genitori appena l’avrebbero vista si sarebbero infuriati, ma, pensò lei, volta più volta meno…
Lavorava in quel negozio comprato dal padre per cercare di farla lavorare in qualche modo, Giorgia aveva sempre fatto disperare i suoi, ma quell’occupazione sembrava finalmente averla soddisfatta. Infatti le vendite erano buone e si ritrovava ad avere molto tempo per sé.
Il rumore della porta la fece girare, finalmente alle 10:10 era entrato il primo cliente di giornata.
-Buongiorno, posso aiutarla?
Giorgia fu felice di notare come il nuovo entrato fosse un signore sui 30 anni davvero di bell’aspetto… si trovò a pensare sorridendo che le sarebbe piaciuto molto servirlo, ma in un altro modo.
-Buongiorno, sì volevo vedere se avevate dei completini da tennis per me.
Giorgia lo indirizzò alla parte del negozio riservata al tennis, gliene fece vedere qualcuno e gli indicò i camerini nel caso avesse voluto provarne qualcuno.
Fu particolarmente soddisfatta nel notare che l’uomo non riusciva a staccare gli occhi dal suo corpo che quell’abbigliamento aveva finalmente messo in mostra. Si disse che quel giorno avrebbe sicuramente fatto ottimi guadagni.
Seguì con lo sguardo l’uomo che sceglieva degli abiti e si indirizzava verso i camerini. Poco dopo si sentì chiamare e lo raggiunse.
-Mi scusi signorina avrei bisogno di un aiuto- disse l’uomo aprendo la tenda –sono indeciso sulla taglia, questi pantaloncini sono troppo stretti?
Giorgia aveva davanti quell’uomo bellissimo di 30 anni che sapientemente si era mostrato a dorso nudo solo con i pantaloncini indosso. Aveva il fisico scolpito con anni di palestra senza neanche un pelo… era davvero il suo tipo di uomo.
-mmmm non saprei, lei li ha già provati entrambi? Magari provi anche gli altri così le posso dare un giudizio migliore.
L’uomo la guardo e le sorrise, poi chiuse la tenda per cambiarsi. Nel farlo però, probabilmente di sua iniziativa, lasciò il lato della tenda dove c’era Giorgia leggermente aperto. Il camerino aveva sulla parete frontale un grosso specchio, Giorgia incuriosita rimase a sbirciare e vide l’uomo abbassarsi lentamente i pantaloncini e… cosa?!? L’uomo aveva provato senza neanche utilizzare le mutande. A sconvolgerla ulteriormente fu però la dimensione del cazzo dell’uomo che ricordava vagamente una lattina. Fu probabilmente questo a farle uscire un verso roco dalla bocca che attirò l’attenzione dell’uomo che alzò lo sguardo e la fissò dallo specchio.
-M-mi scusi signore, lei non può provare senza intimo.
L’uomo allora in tutta calma aprì del tutto la tenda e tirandosi su i pantaloncini disse che lui non portava mai intimo e non ne aveva. Giorgia non sapeva cosa fare o dire, lui però le disse che se aveva degli slip li avrebbe comprati ed utilizzati per provare.
Giorgia imbarazzata e tutta rossa andò a prenderne un paio che vendeva come costume per l’estate, quando tornò lui era ancora in pantaloncini. Prese le mutande e aprendole le guardò.
-Signorina c’è solo un problema… queste credo siano troppo piccole, forse non ha visto bene- e così facendo si abbassò del tutto i pantaloncini rimanendo nudo.
Giorgia rimase a fissare quel cazzo enorme che nel frattempo si stava sollevando. Subito rimase a bocca aperta a fissarlo, poi alzò lo sguardo e incrociò gli occhi dell’uomo, in fondo una scopata non se la concedeva da un po’.
Spinse dentro l’uomo e in men che non si dica fu dentro il camerino a farsi togliere di dosso quell’abbigliamento così provocatorio. Sentì le mani di lui toccarle il culo mentre si sfilava la maglietta, poi lo sentì far scivolare giù alle caviglie i pantacollant e il tanga microscopico. Erano nudi e come due animali si avvinghiavano e si toccavano.
Giorgia lo spinse contro lo sgabello e lo fece sedere con la terza gamba che oramai svettava come un palo. Si tolse definitivamente le Converse e rimase completamente nuda alla sua mercé, piano piano si avvicinò a lui e, abbassandosi su quel cazzo maestoso, si impalò su di lui.
La prima impressione fu proprio di essersi seduta su una lattina, la vagina era dilatata come non mai e non riusciva neanche a godersi la penetrazione da quanto le costava respirare. Le mani dell’uomo le andarono subito ai fianchi per aiutarla a farlo entrare, pian piano iniziò a darle un’andatura che le permise di far entrare tutto quel palo di carne.
Una volta che Giorgia fu in grado di muoversi su di lui per lo sconosciuto fu il turno di afferrare quella terza di cui tanto andava fiera. L’uomo le prese le tette e iniziò a palparle, leccarle e mordicchiarle. Giorgia adorava ricevere quei trattamenti e sentiva l’eccitazione crescere dentro di sé.
Cerco di aumentare il ritmo per sentirsi tirare di più da quel cazzo ma l’uomo le mise due mani forti sul culo e la sollevò di peso lasciandola con il cazzo dentro. In men che non si dica era con la schiena contro la parete del camerino a gambe spalancate, tenuta su dalle gambe dell’uomo, ma soprattutto dal suo cazzo.
Sentì che mentre la pompava con più forza le sussurrava all’orecchio:
-E’ da quando ho messo piede qui dentro che sogno di scoparti… devi essere proprio troia per farti montare da uno sconosciuto con il negozio aperto… e se entrasse qualcuno?
-Ah.. oh… sì.. no non entrerà… nessuno, al mattino OH non viene mai… AH HA nessuno.
Giorgia faticava a parlare, era presa da un orgasmo che sentiva montare ogni momento di più. Quel corpo e quella forza che lo sconosciuto riusciva a mettere nella scopata la stava facendo impazzire… essere presa da un estraneo nel suo negozio poi le trasmetteva scariche incredibili di adrenalina…
Lo sconosciuto si chiamava Alexis, il giorno prima andando al lavoro al cantiere vicino aveva visto quella ragazza che apriva la serranda del negozio e aveva subito inquadrato che razza di cagna fosse. Decise che se la sarebbe montata il giorno seguente e che le avrebbe spaccato il culo, quella ragazza era probabilmente una che faceva i soldi con l’eccitazione dei clienti e lui andava matto per quelle così. Mai si sarebbe aspettato però di trovarla così disponibile.
Alexis lasciò le mani dalle cosce di Giorgia e le portò ai lati delle sue spalle, per un momento fu come se dovesse sostenerla solo con il suo cazzo e provò dolore, poi però la troia avvinghiò le sue gambe attorno a lui reggendosi. Lo desiderava forse più di quanto lui desiderasse lei.
Iniziò a sbatterla sempre più forsennatamente e ben prestò sentì i suoi gemiti acuti che lasciavano sempre più capire che era in preda ad un orgasmo sconquassante… il suo cazzo fu presto bagnato in ogni centimetro della sua monumentale lunghezza dagli umori della ragazza.
Lasciò che l’eccitazione di Giorgia gli arrivasse a bagnare le palle poi si avvicinò ancora al suo orecchio e sussurrando ordinò di inginocchiarsi.
Giorgia dal canto suo aveva la vagina gonfia dei suoi umori, quel cazzo enorme era come un tappo per lei… godeva ma si eccitava ancora di più a sentire che quello sconosciuto le faceva tenere i suoi umori nella figa da quanto era grosso… quell’uomo si sarebbe meritato un pompino anche senza che glielo ordinasse.
In un baleno si inginocchiò e si trovò il pene-lattina di fronte, era davvero grosso e le palle sembravano mandarini. Si stupì della resistenza che stava dimostrando, avrebbe dovuto fare il miglior pompino della sua vita per farlo venire.
Per prima cosa leccò voracemente con la lingua la parte bassa degli addominali di Alexis, era come un marchio di fabbrica per lei, lo dedicava solo a chi davvero riusciva a farla godere e non poteva resistere a quegli addominali scolpiti. Presto arrivò con le labbra alla cappella e iniziò a forzarsi la mandibola per farlo entrare il più possibile. Era complicato riuscire a succhiare con forza quel cazzo ma ce la metteva tutta. Con la lingua cercava di non mollarlo mai neanche quando se lo faceva uscire per prendere fiato.
Alexis voleva godersi il viso da ragazza viziata che succhiava il suo cazzo da muratore albanese e allora con la mano le prese i capelli come a farne una coda. Ne approfittò anche per darle un ritmo, ma Giorgia era talmente eccitata che stava facendo un pompino da pornostar anche senza il suo aiuto.
Con la coda dell’occhio vide che con la mano sinistra la ragazza si stava toccando, le ordinò di continuare a farlo, ma che non doveva assolutamente venire senza che lui glielo imponesse.
Giorgia prese quest’ordine con ancora più desiderio, quella situazione la stava sconquassando ma l’essere così manovrata non fece che eccitarla ancora di più. Alexis dopo quella scopata sapeva benissimo che non poteva tenersi oltre.
Con entrambe le mani le afferrò la testa e iniziò a scoparle la bocca fino ad arrivare alla gola, con il suo cazzo sapeva che stava torturando Giorgia che infatti aveva gli occhi sbarrati e provava forti conati. Non resistette oltre, e come un fiume in piena iniziò a schizzare tutto il suo sperma dentro la bocca della commessa… solo per gli ultimi due schizzi lo tirò fuori per sporcarle anche quel bel viso viziato.
Giorgia si era sentita soffocare quando l’uomo aveva iniziato a venire ma provò a ingoiare aiutandosi con la lingua, quando lui lo tolse dalla sua bocca riuscì ad ingoiare tutto il rimanente e a prendere finalmente aria come il suo corpo le imponeva. Quasi non si accorse di prendere altro sperma in viso da quanto le mancava respirare.
Alexis si buttò ancora nudo sulla sedia e riprese fiato mentre Giorgia faceva lo stesso. La vide pulirsi il più possibile il viso con le mani, era ancora più eccitante perché ora parte dello sperma le rendeva il viso lucido, e parte invece le impiastricciava i capelli.
A quel punto accadde però una cosa che Giorgia ricordò per tutta la vita: si aprì la porta del negozio e una voce per lei familiare la chiamò.

Continua…

Note finali:

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Ricerche Frequenti:

La cagna. Racconti brevi. by sweet_hole89 [Vietato ai minori]




La cagna. Racconti brevi. di sweet_hole89 New!

Note dell’autore:

Una vecchia conoscenza

Questa è la prima delle storie di una cagnetta. Non seguono un preciso ordine ma vengono così, di getto, sulla base dei ricordi.
Quella sera stavo lì davanti al baretto vicino casa, tra l’altro mi stavo annoiando ed avevo intenzione di rientrare.
Ad un tratto un tizio a bordo di una Golf mi saluta con la mano, poi si arresta di colpo, è Vilio, uno dei tempi della scuola, nonostante da allora non ci fossimo più incontrati lo riconosco subito, già a quei tempi era grande e grosso.
Mentre abbassa il finestrino mi saluta rumorosamente: “Ciao, come stai? Dai sali che andiamo a fare un giro e parliamo un po’”.
Non avendo molto altro da fare salgo, lui, in effetti, mi sta simpatico.
Si dirige verso la statale: “Andiamo a fare un giro a S., magari andiamo al cinema”.
S. è la cittadina più vicina, una quindicina di chilometri dal paese, che è piccolo e non c’è alcun cinema, anzi non c’è proprio nulla. Invece a S. ci sono un paio di cinema ma è mercoledì, uno solo è aperto e a metà settimana proietta film porno, ma a me sta bene.
Ci avviamo, con i finestrini aperti e l’aria che mi muove i capelli lunghi.
Va direttamente al cinema, siamo in pochi, ciascuno per conto suo. Proiettano un film con una famosa pornostar e le sue amiche che si fanno fare di tutto.
Sui titoli di coda ce ne andiamo, avviandoci subito verso il paese.
Iniziamo a parlare di quello che abbiamo visto, fighe, culi, tette e cazzi. Il discorso cade sul cazzone del protagonista maschile che sfonda culi a più non posso ed a me iniziano a vibrare le chiappe.
A Vilio viene l’idea di passare dal vialone, di andare a vedere i trans. Mi confida che c’è stato, ma poche volte, non gli va di spendere soldi per scopare, anche perché la figa non gli manca.
Così il discorso si sposta su certe conoscenze comuni, alcune amiche piuttosto disponibili, lui mi dice che gli piacciono i loro culi. Che ama incularle, più che scoparle, ha da sempre un debole per il culo ma non tutte glielo danno.
Io lo so bene che ha un debole per il culo, il primo giorno in cui iniziai a frequentare la sua stessa scuola lui, di un paio di anni più grande ma, come ho detto, già uomo fatto, forte e robusto, mi si avvicinò e mi invitò a casa sua quello stesso pomeriggio. Essendo del paese e partecipe delle chiacchiere che giravano era conoscenza delle mie “caratteristiche”.
Ovviamente era solo in casa e mi inchiappettò per ore sul letto matrimoniale dei genitori, dopo che ci eravamo denudati ed avermi fatto sfogliare alcuni giornali porno, anche gay, i primi che vidi in vita mia, gli baciai il cazzo dopo che mi ero messo il rossetto di sua madre e fu anche la prima volta che uno mi leccò il buco del culo. Lo avremmo rifatto solamente in un’altra occasione, molto meno comodamente, quando mi inculò di nascosto, dentro un capanno per gli attrezzi agricoli.
Comunque questa sera il discorso non sembra andare sulla nostra brevissima relazione.
Rompiamo le balle ad un paio di trans con i tacchi alti, quasi nude, ricoperte solamente da un minuscolo perizoma, devo dire parecchio belle, una mi invita a restare, che con una sistematina posso tirare su parecchi soldi, Vilio ride come un matto. Poi ce ne andiamo.
Siamo, però, entrambi palesemente eccitati, il film, le trans e l’argomento delle nostre chiacchiere hanno contribuito ad alzare la temperatura.
Vilio: “Altro che dormire, appena arrivo a casa mi devo tirare una sega”. Gli confido che me la sarei fatta anch’io.
E’ adesso che, sempre più carico, comincia a virare: “Una volta a te piaceva “tutto”. Adesso vedo che ti interessano le ragazze anche se con quei capelli e quella bocca gli assomigli”. Ridacchia.
Il mio lato troia viene subito fuori, è un riflesso condizionato: “Anche adesso mi piace tutto…”. Un attimo di silenzio imbarazzato, e lui: “Allora te lo chiedo, se ti piace tutto perché non ce la facciamo insieme la sega? Ci fermiamo da qualche parte”.
Io sono già pronto, mi volto verso di lui, gli appoggio la mano sinistra sul pacco, allargo gli occhioni e sbatto le palpebre: “Te la faccio io la sega”.
Si arresta immediatamente sul ciglio della strada, io gli abbasso la lampo ed infilo dentro la mano, glielo tiro fuori, lui: “Amico mio, vedo che non hai perso le buone, vecchie abitudini”, Io: “Vedrai!”.
Vilio mi piace, è senz’altro una brava persona, depravata al punto giusto, quasi quanto me.
Non possiamo, comunque, certamente restare lì, sulla strada, qualcuno ci avrebbe sicuramente visto, poteva capitare anche che qualche pattuglia ci controllasse.
Allora lui: “So io dove andare”.
Mentre guida gli accarezzo il cazzo, che avverto di dimensioni notevoli, come tutto il resto, lui respira forte. Dopo aver superato un’ampia curva, svolta verso sinistra, dove inizia, quasi invisibile, una strada sterrata che si addentra nei campi. La seguiamo per alcuni minuti, superiamo alcune lunghe file di vigna e giungiamo ad uno spiazzo di terra battuta con al centro una grossa baracca di legno, probabilmente un ricovero per i mezzi dei contadini, Vilio si arresta su retro, parcheggiando fra due vecchi trattori. Siamo soli e nascosti a tutti.
Ci caliamo entrambi i pantaloni, io li tolgo assieme alle mutande. Un attimo dopo mi sfilo la maglietta e gliela sfilo anche a lui, stiamo più comodi.
Adesso sono caldo come il fuoco, non vedo l’ora di assaporare nuovamente il cazzo di Vilio. Glielo stringo, lui ha un sussulto. In effetti dai tempi della scuola gli è cresciuto ancora, era già un bel palo, ma ora è veramente di ragguardevoli dimensioni.
Gli faccio colare sopra qualche goccia di saliva e lo masturbo per alcuni istanti, lui abbassa il sedile e si rilassa, allunga le mani e me lo tocca ma a me, femmina, questo non interessa: “Non penserai mica che io mi accontento di farti una sega, ora ti sistemo!”.
Gli porgo i capezzoli, che lecca avidamente, poi abbasso la testa, mentre mi avvicino sento l’afrore del suo sesso, un odore maschio, eccitante e coinvolgente, che mi fa sballare. Lo accolgo in bocca. Lo succhio forte, facendolo gemere di piacere: “Cazzo, un volta non eri così bravo!”. Spronato dalle sue parole mi spingo in gola il suo cazzo, il più profondamente possibile, quasi fino a soffocare. Lo trattengo un momento, poi lo tiro fuori e comincio a leccarlo, sbrodolando saliva.
Eravamo tornati a quel primo giorno di scuola, ma ora ero molto meno timido e molto più esperto. Mi accorgo che impazzisce quando mi va giù, tutto in bocca fino in fondo. Finalmente riesco a farlo entrare fino ai testicoli, lui mugola, allora torno su e quando arrivo alla cappella tiro un succhione fortissimo, lui quasi mi segue con il corpo, respirando forte, con dei rantoli, biascicando parole appena comprensibili: “Si… tutto… succhia…”. Lo spompino così potentemente per parecchi minuti.
Mi viene in bocca urlando, è tantissima, una parte la ingoio, l’altra esce fuori. Adesso gli bacio le palle, la pancia un po’ sporgente, le cosce. E’ peloso e la mia saliva, mescolata alla sua sborra si appiccica al suo vello. Lo lecco, per pulirlo il più possibile.
Si rilassa un momento, io continuo a baciargli il cazzo, finché, poco dopo, gli torna durissimo, finalmente alzo la faccia dalle sue palle e lo guardo negli occhi: “Ora voglio qualcosa anch’io, ti ricordi il mio buchetto…”.
“E’ proprio quello che voglio ora, spaccarti il buchetto”.
Mi sollevo, ho il culo che mi brucia dalla voglia, lo scavalco, dandogli la schiena, una gamba da una parte ed una dall’altra. Completamente divaricato come una puttana, mi appoggio al volante e mi calo giù, entra lentamente dentro di me, assaporiamo entrambi ogni centimetro di quella penetrazione. Vilio mi afferra i fianchi, per aiutarmi nel mio saliscendi: “Hai un buco bello aperto come ai tempi della scuola! Una fighetta… ti ricordi, ti chiamavo così, fighetta!”, Rispondo, gemente: “Ah… ah… è bellissimo. Ah… dalla scuola in poi non mi sono mai fermato… Ah…il mio culo non è mai rimasto vuoto… Ah… sempre bello pieno… Ah… tantissimi cazzi… spaccamelo… spanami… rompimi la fighetta… Ahhhhh”.
Il mio grido finale dimostra la gioia per il sua cazzo dentro di me. Per quella sensazione profonda, diversa, interiore, di pieno. Solo coloro si sono fatti penetrare lo sanno, non c’è altro modo di provarla, devi essere passivo, quella sensazione di dare piacere a qualcuno con il tuo culo.
Lui: “Mi piacerebbe comandare, scoparti io”, non chiedo di meglio, è lui che comanda, io servo.
Mi alzo e mi metto a pecorina sul sedile del passeggero completamente disteso, Vilio, però mi fa girare, con le gambe larghe tirate su, il buco per aria (mi vuole guardare in faccia anche se io preferisco farmi prendere il culo da dietro, è più da sottomessa). Lui si posiziona davanti a me ed entra dentro con forza. Mi sfugge un urletto che lo infoia, mi incula a bestia. C’è silenzio, si sentono solamente i miei ansimanti mugolii, i suoi grugniti e lo strusciare bagnato del cazzone contro le pareti del retto, mentre mi spappola i muscoli anali.
Mi sfonda con dei colpi micidiali, sembra che vuole e penetrarmi con tutto il corpo. Si vede che gode come un maiale e si diverte come un pazzo.
“Bella… bella… che vacca! Se lo sapevo venivo a cercarti prima! E’ proprio vero… anche da ragazzino sembravi un angioletto e invece ti facevi inculare da tutti… una cagnetta!”.
Verissimo, ero la cagnetta del paese.
Sono schiacciato contro il sedile, il suo torace contro la faccia, gli slinguo i capezzoli, mentre il cazzo mi sbrodola, perde come una fontana spanata.
Mi sborra dentro, riempiendomi l’ampolla rettale. Poi mi dice di trattenerla, di non sporcare.
Certo che la trattengo, non chiedo altro, mi piace la sensazione che mi da la sborra nell’intestino.
Mentre si rialza mi ritrovo con il biscione davanti alla faccia, inizio subito a lavarlo, c’è un cerchio marrone attorno, ma non importa, poi è buio e si vede poco. Al sapore sono abituato da tempo.
Ci rivestiamo, mentre si torna a casa si scusa, che se ha detto qualcosa di sbagliato era perché super eccitato e in futuro avrà ancora voglia di vedere qualche “filmetto” con me.
Gli rispondo che va bene così e che io sarò disponibile.
E’ contento, mi assicura che ha un posto tranquillo dove portarmi dopo il film, molto meglio che in macchina.
Ci andrò senz’altro. E mi tengo la sborra dentro fino al mattino dopo.

 

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Come sono diventato voyeur, come mia moglie è diventata esibizionista by fallingslips [Vietato ai minori]




“Non ti piace essere osservato?”
“No”
“Perché?”
“Dipende”
“Dipende da cosa?”
“Dalla situazione”
“La situazione..” “per me è sempre la stessa: tu sei nudo e qualcuno ti guarda”
“Non è proprio così”
“Spiegami..”
“Non so spiegarlo”
“Appunto, è questo il bello..” Sorrise lei guardando verso l’alto.

“Aspetta, ora mi levo anche questo, cosa fa?” chiese Helena con tono malizioso lasciando cadere a terra il reggiseno
“Pare immobile”
“Certo che lo è, lui ed io siamo immobili, ma dentro stiamo urlando”
“Passami il top per piacere, altrimenti il gioco finisce”
Lorenzo le passò l’indumento mentre, evitando in ogni modo di sbirciare tra le tendine del camerino di Helena, continuava a scrutare quell’uomo la in alto che, senza ormai granché eleganza, spiava la ragazza intenta a cambiarsi nel suo spogliatoio.
“Ti metto in imbarazzo?”
“Un pochino, sai non sei una donna come tutte le altre” confessò Lorenzo
“Ah no? e cosa sono?”
“Sei la sorella della mia ragazza, ti conosco da così tanto tempo che potresti essere anche mia sorella”
“Quindi?”
“Quindi mi infastidisce quell’uomo”
“Ancora con questa storia? ti ho detto che non mi disturba affatto, anzi mi diverte”

Lorenzo rimase in silenzio e chiuse gli occhi per controllare il respiro. Anche lui era stuzzicato, ma non poteva certo tradirsi, troppi erano i coinvolgimenti in gioco. Era vero, conosceva Helena dalla più tenera età, quando lui e la sorella Creta iniziarono ad uscire insieme, mettendo le basi per il decennio successivo. Nel frattempo anche Helena era cresciuta, somigliava moltissimo alla sorella maggiore: un metro e settantacinque, capelli scuri lunghi, viso tondeggiante dall’aria sovietica, labbra voluminose ma non eccessivamente evidenti, naso retto, occhi grandi, fisico slanciato che terminava in lunghe gambe prestanti, quasi muscolose. La differenza tra Helena e Creta stava tutta nella parte centrale del proprio fisico, se la prima poteva imporsi grazie ad un considerevole seno, tondo e ben posizionato, la fidanzata di Lorenzo, Creta, godeva invece di un sedere statuario, sostenuto anche da una vita stretta che ne evidenziava le generose forme. In passato entrambe avevano posato per un servizio fotografico, Creta però era troppo introversa per trarne profitto, Helena invece ci guadagnò un lavoro, e tutt’oggi fa la fotografa.
Ci fu un tempo nel quale Lorenzo, conscio del suo fascino, stuzzicava quella ragazzina che, quasi innamorata, cercava in tutti i modi di emulare la sorella Creta. Ora era Helena ad essere imprendibile.. non si può dire che avesse superato la bellezza di Creta, ma il suo atteggiamento non passava inosservato.

Nel frattempo e senza esporsi la ragazza allungò la mano fuori dal camerino attirando l’attenzione di Lorenzo. Si era avvolta nella tendina, solo Dio poteva sapere cosa ci fosse sotto.
“Sei distratto” ridacchiò la ragazza
“No, sono molto concentrato invece” replicò lui
“Allora vammi a prendere quei leggings verdi che abbiamo visto prima, poi prometto che ti libero” sorrise
Lorenzo abbandonò velocemente l’area camerini e si diresse senza meta nel negozio. Non aveva la minima idea di dove cercare, ma allo stesso tempo continuava ad osservare quell’uomo. Decise di salire le scale verso il piano del guardone/spettatore, dentro di se non capiva bene quale fosse lo scopo.
Avanzò piano lungo il cordone di vetro che delimitava il piano superiore, camminava verso l’ignaro voyeur.
“Posso aiutarti?” una voce lo colse alle spalle.
“No grazie sono a posto.. anzi, per la verità cercavo dei leggings”
“Alle sue spalle” disse la commessa allontanandosi.
Lorenzo si voltò e rivoltò più volte, ma quello che vide non era certo in qualche modo simile ad un indumento.
Era laggiù, quella Venere smaliziata, dietro la tendina schiusa. Da quella posizione si poteva vedere la parte alta dello specchio e il riflesso era inequivocabile.. Helena era li, coperta da una finissima camicetta color panna, piuttosto larga, pareva quasi una scolaretta.
A vederla era veramente impossibile credere che fosse capace di azioni tanto ardite, ma la realtà è maestra nel demolire le nostre banali etichette. Osservandosi bene, Helena sbottonò il primo bottone. Seguirono il secondo ed il terzo. Lasciò ora fuoriuscire i seni, tondi e sodi, sfiorandoli maliziosamente.
Lorenzo era li immobile, a pochi metri da quello sconosciuto che nei suoi intenti doveva punire, ora nella stessa barca.
La ragazza, specchiandosi, fece un passo indietro e ruotò, appoggiandosi quasi alla tendina, fece per guardare fuori togliendosi la camicetta e lasciandola alle sue spalle, che ora, nude erano alla nostra vista.
“Che troia” disse quell’uomo improvvisamente. Un brivido percorse la schiena di Lorenzo. Capì solo qualche secondo dopo che stava parlando con lui.
“Ti piace?” disse senza voltarsi con tono diretto.
“La vista non è male” sorrise un Lorenzo impacciato
L’uomo si voltò verso di lui con sguardo consenziente.
“Quella è una vera troia” ripeté
“Addirittura?” singhiozzò il ragazzo all’ennesima battuta. Gli venne voglia di manifestare da subito la sua identità, ma si contenne, non era li per quello dopotutto.
“Guarda che gambe, che culo..” Continuò l’altro con eleganza
“Io ne vedo tante di donne sai. E ti dico che quella la è li per un motivo, non è sbadata, vuole farsi guardare”
Lorenzo lo ascoltava, dentro di se stava crescendo qualcosa che ancora non poteva identificare. Attese. Osservando ora quell’uomo con maggiore coraggio notò un importante dettaglio: la targhetta “Security” sulla sua spalla, fatto che generò in lui una sorta di timore, dettato anche dalla consistente massa corporea.
“Molte donne lasciano le tendine socchiuse?” chiese per prendere tempo.
“Più di quello che credi, molte sono solo troiette da quattro soldi, ma quella li no. Ascoltami a me, quella è una di classe, una vera esibizionista”.
Non solo non poteva credere a quelle parole, ma nemmeno a quello che li provocavano.
Sotto gli occhi vigili di quei due, Helena era li, completamente presa da se e dalla sua esibizione, provò e riprovò quei vestiti. Le sue movenze, il suo aspetto fisico, generavano in Lorenzo una sensazione tra l’eccitazione e la tensione. La verità è che nella maggior parte delle pose Helena era identica a Creta. Poteva essere lei.
Fu questa associazione a produrre in Lorenzo un agghiacciante sensazione: era eccitato, molto eccitato. Il primo pensiero che lo colse fu il fortissimo desiderio che in quel camerino ci fosse Creta e che come Helena ora, fosse violata e denigrata dagli sguardi altrui.
Continuò a fissarla, ora desiderava che si voltasse, che mostrasse quelle tette, che lo scoprisse ed infine lo invitasse laggiù, a soddisfare le proprie voglie. Ma l’esibizionismo non era questo, e il principiante Lorenzo ancora non poteva comprenderlo.
In un secondo il tutto terminò: Helena si rivestì, la guardia si allontanò, Lorenzo prese i leggings e la giornata proseguì tranquilla.

Tuttavia quel giorno, da quel negozio, uscì un nuovo e più cosciente Lorenzo.

 

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