Una email a mia moglie Nora by esperia [Vietato ai minori]




Nora,

questa è l’ultima volta che parlo con te e esigo che anche tu, d’ora in avanti, ti astenga dal metterti in contatto con me a meno che non si tratti di un’emergenza che riguardi i ragazzi.

Una EMERGENZA. E che riguardi i RAGAZZI. Chiaro?

Ti ho dato 27 anni della mia vita e tu ci hai pisciato sopra. Capisci quindi che, nella mia vita appunto, non ti ci voglio più.

So che ci saranno momenti in cui saremo obbligati a vederci: matrimoni, battesimi, cerimonie di laurea… Io cercherò di non comportarmi da maleducato per non rovinare la giornata dei nostri figli, ma certo non ti darò nessuna confidenza. Mi aspetto che in quelle occasioni tu tenga un comportamento analogo. Ne ho parlato anche con i ragazzi: stai per conto tuo e io farò lo stesso.

Rassegnati. Non mi convincerai mai a tornare da te e tanto meno a incontrarti per parlare, scaricare su di me i tuoi sensi di colpa e per trovare, come dici tu, una “conclusione” alla nostra storia. La “conclusione” l’ho già trovata il giorno che ti ho buttata fuori di casa e ti ho sbattuto la porta in faccia.

Non sono curioso di sapere come e perché sia successo e se tu mi abbia tradito una sola volta o sei l’abbia data via a cani e porci per tutto il tempo che siamo stati insieme. Una volta sola per me è stato sufficiente e no, non ti perdono e non ti perdonerò mai. Se vuoi farti perdonare vai da un prete. O scrivi alla posta del cuore di qualche rivista femminile. Non chiederlo a me: io sto benissimo così e sono sicuro che il fatto di negarti il perdono non mi causerà né ansia, né stress.

Non ho fatto niente di riprovevole, io, e benché non sia stato un marito perfetto non mi pare di essermi meritato il male che mi hai fatto. Quindi arrangiati.

Le uniche cose che avrai da me sono le risposte ad alcune delle cose che scrivi nella mail che ho ricevuto questa mattina.
Ho pensato in un primo tempo di non risponderti neanche, anzi, nemmeno di leggere quanto hai scritto. Ma poi ho pensato “ma sì, facciamoci quattro risate”.

Prima di tutto, non puoi dire “è successo, così, all’improvviso, senza volerlo”. Figurati. Vuoi farmi credere che un giorno stavi passeggiando tranquillamente per la strada quando a un tratto ti sei trovata nuda in una camera d’albergo con un cazzo nel culo? Mi prendi per scemo?

Poi insisti nella tua mail a dire che ti sentivi sola e spaventata, poverina, infelice, con la sindrome del nido vuoto e Mauro ti avrebbe saputa ascoltare e consolare.

Dove sta scritto che la paura e la solitudine causino infedeltà? Farsi trombare da qualcuno che non è tuo marito causa infedeltà!

Avresti potuto parlarne con me, invece che con Mauro. Ma non l’hai fatto.
“È successo, così, all’improvviso, senza volerlo”? Non dire cazzate.

Avrei potuto capire se una sera, ubriaca, durante una festa ti fossi lasciata prendere da una voglia improvvisa e irrefrenabile e fossi finita nel letto di qualcuno. Ma il tuo è stato un tradimento prolungato, durato più di sei mesi, una vera e propria relazione sentimentale, oltre che sessuale, che ha richiesto preparazione, pianificazione, studio delle menzogne da propinarmi, determinazione e cinismo. Ancora una volta smettila di dire cazzate, Nora!

Mi chiedi come abbia fatto a scoprire la tua tresca. È stato un banale incidente. Già. Sono tornato due giorni prima del previsto dalla fiera di Las Vegas per una emergenza in ufficio. Sono arrivato a casa il pomeriggio, mentre tu eri in quel tuo viaggio di lavoro, senza telefonarti perché avevo dimenticato di caricare il cellulare e non funzionava più. Pensavo di depositare la valigia e prendere l’auto per fare un salto in ufficio a vedere cos’era successo di così grave, ma prima volevo avvertirti del mio arrivo. Così ho pensato di scriverti una mail dal pc di casa, visto che non abbiamo più il telefono fisso (en passant avrei potuto anche controllare il risultato del Milan…)

Tu probabilmente ti sentivi al sicuro, senza di me, e avevi lasciato il pc acceso, aperto sulla tua pagina facebook. E lì ho letto sbalordito la chat con il tuo amante. Non ci ho messo molto a trovare la password del tuo provider email e così ho potuto leggere tutti i sordidi dettagli della vostra tresca e le foto! Le foto che vi siete scambiati! Mi è venuto da vomitare.

Sei stata fortunata ad essere in viaggio a Marsiglia in quel momento.

Ero così furioso che t’avrei ammazzata. Ma poi ho pensato a come avrei potuto fartela pagare senza farmi sbattere in galera e me ne sono venuto fuori con quest’idea.

T’ho chiesto di raggiungermi a Marsa Alam per un fine settimana sul Mar Rosso. Una vacanza romantica, per rimetterci dalle fatiche del lavoro. Mi hai chiesto se non ci fossero pericoli. “Ma quali pericoli! Qui è tutto tranquillo!” ti ho risposto.

Mentre tu viaggiavi verso Marsa Alam ho fatto cambiare la serratura della porta di casa e del garage, ho svuotato i conti bancari cointestati, riversandone il contenuto in uno nuovo, solo a mio nome, e, una volta avuta la certezza del tuo arrivo in Egitto, ho cancellato le nostre carte di credito, quindi anche le tue.

Poi ho preso appuntamento con l’avvocato divorzista per il pomeriggio successivo.

Intanto ho copiato tutti i messaggi messenger e le foto su un file e l’ho spedito come attachement alla moglie di Mauro e a TUTTI i tuoi contatti (sia Gmail che di Facebook), compresi i tuoi genitori, i tuoi colleghi, gli amici e i parenti.

Era assolutamente necessario? No di certo. Ma non sai come mi sono sentito bene dopo averlo fatto.

Ah, dimenticavo. Li ho spediti anche ai nostri figli. Senza le foto, comunque. Ho voluto risparmiare loro questa vergogna. E l’ho fatto perché ero sicuro che tu avresti loro raccontato chissà quali balle, così almeno non avranno più dubbi. In fin dei conti ormai sappiamo che sei una traditrice raccontafrottole e che non ci si può fidare di te, no?

Quando ho potuto parlare con l’avvocato, questi mi ha consigliato di restituire la metà della somma prelevata dai conti cointestati.

Così ho fatto.

Poi ho usato la tua metà per pagare tutte le bollette, le rate del mutuo, quelle della mia macchina e una notte con due escort, una bruna e una mora. È stato il più bel regalo che tu mi abbia mai fatto e l’ho gradito immensamente. D’altra parte, se tu ti senti in diritto di scopare in giro, non vedo perché non dovrei sentirmene io.

Fammi causa, se vuoi, ma quei soldi non li rivedrai mai. Ti porto fino in Cassazione. Ti tengo in ballo col processo per vent’anni, solo PER – FARTI – INCAZZARE!

Mi sorprende che tu non abbia capito subito cosa stesse succedendo al non vedermi arrivare a Marsa Alam. Quell’albergo mezzo chiuso, le guardie armate, senza acqua corrente, le piscine vuote e i sacchi di sabbia vicino all’entrata. Ti dev’essere costata una fortuna cambiare le date dei voli di ritorno e assumere delle guardie del corpo. Il tutto senza più le carte di credito, che avevo appena cancellate.
Ma te lo meriti, brutta stronza.
Mi hai tradito e ora devi pagare.
E poi avevo bisogno di un altro paio di giorni per potermi organizzare.

No, non mi scuso per averti fatto trovare la raccomandata dell’avvocato appiccicata alla porta di casa (porta che non potevi più aprire perché avevo cambiato le serrature). Né per non essermi fatto trovare e per essere andato due settimane in crociera (non hai idea delle cose che succedono in quelle crociere: neanche nei film porno più spinti…).

Forse hai ragione quando ti lamenti perché non hai potuto entrare in casa per prendere le tue cose. Non stavo pensando chiaramente in quel momento. Vedi, mia moglie si era appena rivelata una troia pompinara rottainculo ed io ero leggermente scosso. Mi spiace che tu abbia dovuto comprare molti nuovi capi d’abbigliamento e che abbia dovuto prendere una camera d’albergo per due settimane, ma non vedo perché dovrei essere io a pagare. Vuoi che cominci a contare i soldi che hai speso con e per il tuo amante per vedere se andiamo a pari? Erano soldi della famiglia e tu li hai spesi per regali, cene e camere d’albergo nelle quali ti facevi trombare alla grande.

Mi sono messo proprio a ridere quando mi hai chiesto perché abbia voluto spedire le prove del tradimento alla moglie di Mauro, distruggendo così il suo matrimonio.

Mi deludi, sai?

Non sono stato io a distruggere il suo matrimonio: siete stati voi due, rotolandovi come maiali, sudaticci e appiccicosi, in squallide camere d’albergo da quattro soldi. Io ho solo messo sua moglie nelle condizioni di prendere avvedute decisioni circa il prosieguo del loro matrimonio. Mi sembra il minimo. Personalmente, spero che divorzi, gli porti via anche le mutande e lo rovini per sempre. Che finisca alcolizzato e senza fissa dimora a morire di freddo in una notte di gennaio su una panchina del parco. Ma forse sono troppo buono.

E comunque no, non ti voglio più vedere e tanto meno parlare con te.

No. Non ti perdono.

No, non ho la minima intenzione di impegnarmi per ricostruire il nostro rapporto. Una volta, prima di scoprire la tresca cercavo di fare di tutto per andare d’accordo con te, ma poi ho scoperto di essere stato solo io a provarci. Tu preferivi farti sbattere da Mauro. Bel modo di “ricostruire il nostro rapporto”, non ti pare? Non ne voglio proprio più sapere.

No, nessuna sessione di terapia di coppia. Servirebbe solo a prolungare la mia pena e ad alleggerire la tua. Un altro bell’esempio di quanto egoista tu sia.
E poi, cosa vorresti ottenere dalla terapia? Un rapporto amoroso sano dev’essere fondato sui tre pilastri del rispetto, dell’onestà e della fiducia.
Per favore! Io non ho più la minima fiducia in te, tu hai dimostrato di non rispettarmi per niente e di non essere capace di essere onesta nemmeno con te stessa.
Non ti amo più e non siamo nemmeno amici!

Non c’è la minima possibilità che noi si torni insieme. Mai più!

Vai, vai via. Vattene da Mauro. Vai dove vuoi basta che te ne vada.

Sarà anche vero quello che dici. Che Mauro sia stato il tuo unico amante. Ma, primo non credo a una sola parola di quanto mi racconti e secondo per me non fa nessuna differenza: uno è già troppo. Non abbiamo più un futuro insieme.

Tanta è la fiducia che ho in te, che ho richiesto un test del Dna per verificare di essere veramente il padre dei miei figli.

Per fortuna lo sono.

T’è andata bene. Non so cosa avrei potuto farti se non lo fossi stato.
Sì, amavo mia moglie. Amavo la donna con cui ero spostato. No, a te non ti amo, invece. Non so cosa sia successo a quella donna: se se ne sia andata, se sia morta o se non sia mai esistita se non solo nei miei pensieri, ma una cosa è certa: TU NON SEI QUELLA DONNA!
Come fai a dirmi che mi vuoi bene e che non hai mai smesso di volermene? Non può essere vero: non si può voler bene a qualcuno e tradirlo così profondamente e completamente come hai fatto tu.

Ovviamente non sai di cosa parli quando parli d’amore. Un’altra ragione per allontanarmi da te, come se non ce ne fossero già abbastanza.

Non mi sorprende quando affermi che I tuoi rapporti con I nostri figli si sono molto raffreddati. No, non ti aiuterò a ricostruirli. Cosa pretendi? Arrangiati! Ti sei messa da sola in questa situazione, non è stata certo colpa mia!
Se vuoi che ti considerino una persona migliore, comincia con l’ESSERE una persona migliore.
Prova, così, tanto per cambiare…

Firma la richiesta di divorzio, Nora. Rassegnati.

Non ti amo.

Nemmeno mi piaci.

Non ti voglio più.

Lasciami in pace.

Vuoi che te lo dica con parole eleganti? Vai a fare in culo!

Ettore.

 

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Quando ho assaggiato il primo cazzo




Sono Fabrizio, ho 23 anni, sono sempre stato un ragazzo molto vivace e solare, quando andavo al liceo avevo tante ragazzine intorno e mi divertivo ad uscire con ognuna di loro.

Molto dicevano che ero un vero farfallone, la verità è che sperimentavo per cercare di capirmi, non ero così sicuro della mia sessualità.

Più di una volta, durante la mia vita, mi sono ritrovato a chiedermi se le donne mi piacessero davvero, me lo chiedevo soprattutto quando mi ritrovavo a pensare a qualche ragazzo che avevo visto o ai miei amici mezzi nudi dopo la doccia in palestra.

Non avrebbe dovuto farmi nessun effetto vederli nudi, invece, a volte il mio cazzo reagiva e per non farmi vedere, dovevo correre in bagno o nuovamente sotto la doccia.

Avevo paura di quello che potevano pensare di me, così cercavo di nascondere i miei dubbi dietro le continue uscite con le ragazze, confesso però, che sono state davvero poche quelle con cui ho provato a fare qualcosa sessualmente.

Quando mi facevano un pompino, chiudevo gli occhi e mi rilassavo, cercavo di non pensare, poi improvvisamente, mi veniva alla mente il volto di qualche bel ragazzo che avevo visto, pensavo che fosse lui a farmi quella pompa e in poco tempo, raggiungevo l’orgasmo.

Col passare degli anni avevo sempre più conferma che gli uomini fossero di mio interesse, però continuavo ad avere dubbi sulle donne, alcune mi attiravano, ce n’erano state un paio che mi avevano fatto eccitare sul serio e con le quali avevo fatto sesso alla grande.

Ho presunto, a quel punto, che fossi bisessuale, se la figa non mi piaceva, non mi doveva piacere nemmeno farlo con quelle due, così cercai di accettare quella nuova consapevolezza e iniziai a guardarmi intorno a 360°.

Così ebbi la mia prima esperienza omosessuale, fu con Lucio, un ragazzo di 20 anni, aveva la mia stessa età e la mia stessa inesperienza, entrambi non sapevamo cosa fare, come approcciarci, inizialmente fu davvero strano, poi le cose andarono più che bene.

Ricordo che era un pomeriggio di aprile, ci stavamo frequentando da un paio di mesi, a parte qualche bacio, non era ancora successo niente.

Eravamo da soli in casa, i suoi sarebbero tornati la sera e la sorella era dalle amiche, quindi finalmente avevamo un po’ di tempo solo per noi.

Ero nervoso e allo stesso tempo molto eccitato, lui sembrava tranquillo, iniziammo a parlare del più e del meno per rompere il ghiaccio, mi sedetti sul letto vicino a lui, allungai la mano sulla sua gamba, mi guardò negli occhi.

Rimanemmo in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò di scatto e mi baciò, quel bacio divenne subito passionale, la sua lingua entrò nella mia bocca, le mie mani lo attirarono di più a me.

Era stupendo sentire quelle sensazioni, la sua barba mi accarezzava il viso, io non ne avevo, l’avevo tolta per l’occasione, quel tocco della lingua delicato e quella sensazione rude, mi fece eccitare molto di più.

Le mie mani si infilarono sotto la sua maglietta, gli accarezzai il torace, poi la pancia, aveva un fisico scolpito, se la tolse, lasciando a torso nudo, fu in quel momento che abbandonai le sue labbra per scendere sul collo e poi sul petto, gli leccai i capezzoli.

Sentii la sua mano accarezzarmi in testa e spingere leggermente, voleva che scendessi più giù, arrivai vicino all’apertura dei suoi pantaloni, lui si sbottonò, io infilai una mano dentro, presi il suo cazzo e lo tirai fuori, era già abbastanza gonfio.

Non sapevo cosa fare, rimasi a guardarlo, lui mi sorrise e mi disse che era imbarazzato quanto me, chiusi gli occhi e immaginai come avrei voluto che lui facesse a me.

Iniziai a leccare la sua cappella, sentii il sapore sulla lingua, mi piaceva, mi feci coraggio e lentamente lo infilai tutto in bocca, cominciai a spompinarlo, mentre con una mano gli massaggiavo le palle.

Lui si lasciò andare, lo sentivo gemere e farmi complimenti, mi invogliava a continuare, mi diceva che ero bravo, ogni tanto spingeva lui da sotto e mi scopava la bocca.

Mentre glielo succhiavo, mi aprii i pantaloni e tirai fuori il mio uccello, era duro, iniziai a farmi una sega, era troppo eccitato, improvvisamente mi fermai, lui mi spinse via e si fiondò tra le mie gambe.

La sua bocca si muoveva veloce sul mio cazzo, era una sensazione piacevole, mi lasciai andare a gemiti di piacere, gli tenni ferma la testa e lo scopai forte, lui se lo sbatteva sul viso, leccava ogni goccia che usciva dalla cappella, era pazzesco.

Ci spogliammo completamente, nessuno dei due lo aveva mai fatto, decisi di provare io, mi misi a pecorina e mi feci leccare l’ano, una volta lubrificato provò ad entrare con il suo cazzo.
Inizialmente ci fu qualche difficoltà, mi fece anche un po’ male, dopo vari tentativi finalmente riuscì a entrare nel mio buchetto, mi aggrappai alla testata del letto e mi feci scopare.

Lui ci dava dentro, me lo sbatteva sempre più forte, provavo un piacere incontenibile, ripresi a farmi una sega, avevo una voglia assurda di sborrare.

Ero molto vicino all’orgasmo ma mi dovetti fermare, perché sentii Lucio aumentare il ritmo e poi affondare forte e riempirmi il culo del suo sperma. Fu una bellissima sensazione, il suo succo caldo mi colò fuori sul culetto, mi girai, sentivo il bisogno di esplodere, avvicinai il cazzo alla sua bocca e mi segai fino a sborrargli sulle labbra.

E’ stata la nostra prima volta, successivamente anche io ho potuto provare il piacere di sfondargli il culo e devo dire che mi è piaciuto tantissimo, più che con le donne e la loro figa.

Io e Lucio siamo stati insieme un anno, poi abbiamo preso strade diverse, ho avuto altri ragazzi con i quali ho scopato e mi sono divertito, provando cose che non avrei nemmeno immaginato ed ho lasciato perdere le ragazze, che mi attirano sempre meno. Forse sono gay.

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