Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

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Ricerche Frequenti:

Una mamma da chiavare




La vecchia panda di mia mamma sbuffando lascia la provinciale e s’immette nella strada sterrata che porta al vecchio casolare di nostra proprietà sulle colline faentine, con infinita sofferenza l’auto arriva davanti all’ingresso.

Scendo e apro a fatica il vecchio cancello arrugginito poi rivolto a mia madre dico.
“Mamma qua bisogna sistemare i cardini altrimenti si blocca tutto”

Lei mi guarda con sufficienza borbottando.
“Ma si…..ma si, chiameremo il fabbro, dai fai poche storie aiutami a portare dentro queste scatole”

Dentro me penso.
“Cazzo quanto rompi”

Mia madre nonostante sia una rompicoglioni è anche una bella donna e con la sua aria giovanile e sbarazzina rimane per me e per tutti i miei amici una vera icona sessuale.

Mentre si china verso il baule dell’auto, il giubbotto nella parte posteriore sale mettendo in mostra il suo lato B, i jeans a vita bassa mostrano il fondo schiena con una visione parziale degli slip.

Cerco di sorvolare su pensieri non proprio in sintonia dentro un rapporto Madre/Figlio.
“Mamma ma perché abbiamo portato questa roba qua in collina”

“Perché caro il mio volpone fra te e tuo padre con la vostra passione del modellismo ferroviario abbiamo riempito la casa piena di cianfrusaglie, allora ho pensato che le cose che non usiamo e che sono in mezzo a casa le scarichiamo qua”

“Cazzo mamma anche i mie i miei roller”

“Ehi, ragazzino modera il linguaggio con tua madre”

“Scusa mamma”

In un batti baleno abbiamo fatto mezzogiorno, mia madre rivolta verso me dice.
“Hai fame?”

“Si mamma ho un certo languorino”

“Luca in casa non c’è nulla bisogna arrivare fino in paese”

“Ok mamma andiamo a comperare qualcosa nel negozio di alimentari”

Nel girarsi mia madre urta un barattolo di vernice che cadendo a terra si apre e uno schizzo di vernice le sporca i jeans.

“Accidenti questo non ci voleva”

“Va be…mamma è una macchia cosa vuoi che sia”

“Va bene un cavolo….fortunatamente nelle camere di sopra ci sono degli abiti di ricambio”

Velocemente sale al piano superiore e poco dopo ne discende con una gonna leggermente corta.

Sono sorpreso istintivamente emetto un fischio di ammirazione.

“Che belle gambe mamma”
Lei mi guarda e ride.

Grazie Luca però non ti allargare”
“Mamma non si tratta di allargarsi con questa gonna corta sei sexy”

Continuando a ridere aggiunge.
“Cosa ne dici se stasera vengo a casa cosi? Chissà che tuo padre non si svegli un poco dal suo torpore”

Con una sonora risata lascio partire un commento feroce.
“Perché mamma cosa vuoi dire che papà non ti scopa più?”

Fingendosi arrabbiata ma con il risultato di non essere assolutamente credibile dice.
“Senti bambino non sei autorizzato a fare commenti su tuo padre forse non ha più lo slancio di una volta però e tanto….buono”.

Capisco la sua generale insoddisfazione da una leggera smorfia della bocca.

Raggiungiamo il negozio di alimentari del piccolo borgo il proprietario riconosce mia madre e fra convenevoli e complimenti vari ne usciamo dopo una ventina di minuti.

Dopo un pranzo consumato dialogando come da tempo non facevamo ci troviamo stranamente d’accordo su molti argomenti con piacere vedo mia mamma con idee molto simile alle mie.

“Mamma cosa pensi se ci fermiamo qui anche per la notte?”
“Ma no Luca…. dai poi tuo padre stasera cosa fa”
“Giocherà con i trenini”

Tutti e due scoppiamo a ridere.
“Ma Luca alla sera fa ancora freddo, bisogna accendere il camino e sebbene ci siano diversi capi di vestiario qua non ci sono pigiami”

“Mamma dormiamo assieme cosi ti scaldo io standoti vicino”

“Mah!! non so prima fammi telefonare a tuo padre”
La sento parlare prima con calma poi con il passare dei minuti la sua voce si altera per poi concludere la telefonata in modo brusco.
“Va bene Luca rimaniamo qua e stasera dormiamo assieme”

“Mamma cosa ti ha detto per farti arrabbiare”

“Tuo padre è un cretino punto e basta, gli ho detto se veniva anche lui da noi……ha risposto che non se la sentiva e che preferiva montare la linea aerea del suo plastico ferroviario”

Dentro me esclamo “Grazie Rivarossi”
Sai cosa facciamo ora Luca, smontiamo le tende del soggiorno hanno bisogno di essere lavate e tu mi aiuti a reggere la scala.

Non mi sembra vero di assolvere questo compito già immagino visioni paradisiache delle parti nascoste della mia mammina.

Poi lei ha un attimo di ripensamento e con fare pensieroso dice.
“Forse è meglio che vada a mettermi i jeans”
La delusione mi rattrista.

A quel punto non so se per per pigrizia o per altro lei cambia nuovamente idea.
“Ma che cazzo me ne frega non sto li a cambiarmi ancora d’abito, poi se mi vedi le gambe cosa sarà mai….sono tua mamma.”

Mi sento di approvare in pieno la sua decisione e lo esprimo con un’espressione da idiota olimpionico, mentre lei mi strizza l’occhio e con un sorrisino malizioso comincia a salire i primi scalini della scala, non fatico a memorizzare quello che i miei occhi scrutano con insistenza, dal colore delle mutandine alla rotondità delle natiche, dalla cucitura delle calze, al livido nella parte interna della coscia appena osservabile attraverso la trama del collant.

La mia analisi viene interrotta dalla sua voce.
“Ehi, ragazzino ora basta, spero ti sia piaciuto il mio giardino fiorito”

Come inebetito rispondo con un semplice.
”Si mamma che bello il tuo giardino”

Con aria interrogativa aggiunge
“E’ meglio che tu stasera dorma da solo.”

“No mamma ti prego fammi dormire con te”
“Mamma ascoltami…. perché hai quel livido sulla coscia”

La mia domanda la lascia perplessa .
“Mah!! Non so forse ho sbattuto”
“In quel punto?”
Insomma Luca non so perché ho quel livido”
“A me sembra un succhiotto”

Non faccio in tempo a finire la frase che una sberla mi fa rintronare la testa.

“Ma vaffanculo sei scemo come tuo padre”

Mia mamma inviperita si reca al piano superiore non degnandomi più di uno sguardo, rimango da solo come un cretino nell’immensa sala con il camino.

Sono solo le quattro del pomeriggio non so cosa fare la TV non ha canali satellitari, cosi mi getto sul divano e mi addormento profondamente.

Mi sveglio verso le venti quando il crepitio della legna e il tepore costante mi fa dedurre che mia mamma sia scesa nuovamente mi giro stirandomi e seduta sulla poltrona c’è mia madre che mi osserva.
“Ciao mamma e molto che sei qui”
“Si, è da mezzora che ti guardo”

Lei si avvicina e per un attimo ho paura che lei mi molli un altro ceffone perciò mi metto sulla difensiva.

Lei si accorge della mia paura e con fare dolce scioglie la tensione che si era creata precedentemente.
“Ascoltami tesoro, non volevo picchiarti però non so cosa mi è preso”

Un attimo di silenzio.

“Luca ti chiedo scusa, cosa posso fare per farmi perdonare”

Azzardo con sfrontatezza.
“Se mi fai venire a letto con te sei perdonata”

Lei sorride.
“Va bene dormiamo assieme…però dormiamo sia ben chiaro”

Annuisco anche se in cuor mio altre fantasticherie si fanno strada.

Una telefonata di mio padre tranquillizza tutti e due, le loro beghe sembrano appianarsi anche se mia madre gli rimprovera la sua latitanza come genitore e come marito.

Verso le dieci dopo il film su Canale 5 mia mamma propone di ritirarci.
Allora Luca io vado a letto tu cosa fai?”
“Pronto mammina vengo anch’io”

Mia mamma con un mezzo sorriso mi guarda furbescamente.
“Ma guardatelo come è euforico.”
“Ehiii…..Rambo ricordati quello che ti ho detto.”

Non le rispondo ma una parte di me comincia a pregustare l’effetto donna.

Si siede sopra il Puff della camera matrimoniale, si strucca lasciando sul suo volto un immagine di donna sana e giovanile, tutta questa procedura mi affascina, non perdo ogni sua mossa e la seguo con attenzione, ma quando comincia a spogliarsi ha un attimo d’esitazione poi guardandomi con aria interrogativa.
“Allora Luca!!!!…. un poco di privacy…..mai?

“Ma dai mamma ti ho visto altre volte in casa in mutande che differenza c’è ”

“Senti furbone un conto e che tu mi veda di sfuggita mentre passo da una stanza all’altra, un altro è che tu assista ad uno spogliarello in piena regola fatto da tua madre”

Abbasso lo sguardo e mi giro lateralmente ma dentro me non intendo assolutamente perdermi questo spettacolo.
Anche con una visione limitata la seguo con la coda dell’occhio la vedo liberarsi velocemente della gonna della maglia e dei collant rimanendo in mutandine e reggiseno per poi infilarsi altrettanto velocemente sotto le coperte.

Il caldo del piumone fa da contraltare alla temperatura piuttosto freddina della stanza come una formichina mi avvicino con leggeri movimenti verso lei, sento il contatto della sua pelle contro la mia.

Sposto la mano dalla mia gamba al suo fianco e sento il calore del suo corpo sulle dita.
“Cosa fai Luca?”
“Nulla mamma, ho messo la mano solo qui”
“Bene facciamo in modo che rimanga li”

Passano i minuti, le mezzore, e forse le ore, e io sono sveglio e immobile come una civetta, il respiro di mia mamma lo sento pesante e regolare questo mi fa capire che dorme, azzardo un leggero movimento, spostando la mano dal fianco alla coscia soffermandomi per un poco in quella posizione….non succede nulla….le mie dita ora lambiscono il tessuto degli slip per poi infilarsi sotto la trama del pizzo.

Ho paura….una fottuta paura che si svegli, però mai come ora sono intenzionato a proseguire nella mia esplorazione, un’ altro suo piccolo movimento mi fa balzare il cuore in gola, secondi di attesa che sembrano interminabili poi tutto ritorna nella norma.

Il marasma che coinvolge il mio stato mentale e altre parti fisiche del mio corpo è talmente intenso che non so fino a quanto potrò reggere questa tensione.

La mia audacia ora rasenta l’incoscienza, quando addentrandomi sotto gli slip mi soffermo sul manto setoso dei peli pubici, il dito medio sfiora il solco che divide le labbra vaginali, per poi entrare violando per un attimo la passera di mia madre.

Un gemito leggero di natura inconscia esce dalle sue labbra rimango prima immobile poi traumatizzato quando lei con voce melliflua dice.
Si Gianni bravo….cosi….leccami la figa”

A voce alta grido.
“Ma chi cazzo è Gianni? papà si chiama Lorenzo…”

Questa mia reazione sveglia mia madre nello stesso istante in cui io mi allontano dalla zona manipolata.
“Luca porcoooo, cosa mi stavi facendo”

La sua voce è dura e sibilante.
“Io mamma……porco, e tu spiegami chi è Gianni”

Una cappa di silenzio avvolge la stanza, poi la discussione assume toni cruenti e per la seconda volta nell’arco della giornata mia madre mi molla una sberla, non reagisco consapevole che forse potrò sfruttare questa situazione a mio vantaggio.

“Ok mamma io sono un porco, ma tu però sei una grandissima troia”

Nel bel mezzo di una crisi isterica le sue urla rimbombano per la casa, poi un pianto disperato la riporta a condizioni umane è distesa sul letto scossa dai singhiozzi in un pianto liberatorio, quando mi avvicino e le accarezzo la testa la sua reazione è improvvisa e inattesa.
Si alza di scatto dal letto e con rabbia mi urla.
“Lasciami stare maiale cosa credi di ottenere”

“Io mamma non voglio nulla però ora tutti e due abbiamo un segreto e credimi il mio è solo una stupidata mentre il tuo è definito adulterio e alla fine saresti tu a rimetterci in tutti i sensi soprattutto economicamente ”

Lei si gira di scatto.
“E allora ?”
“Lo vuoi dire a tuo padre”
“No mamma non ci penso proprio però tu……”
“Io cosa?”
“Dai mamma hai capito benissimo”
“Luca noo!!!…noo!! non ci posso credere…..sei un maiale, vuoi scoparmi, mi vuoi scopare?”

“ Bhe!!!diciamo, che due volte alla settimana io e te veniamo qua in collina a passare alcune ore, dopotutto sarà il nostro segreto e tu mamma dovresti essere orgogliosa di essere chiavata da tuo figlio”

Per un attimo vacilla poi si siede sul letto ho la sensazione di aver tirato troppo la corda il suo sguardo è assente, sembra un automa, poi capisco che quello è il momento di agire.

Con delicatezza la bacio sulla bocca e nonostante non ci sia nessuna partecipazione da parte sua mi eccito ugualmente, con la mano accarezzo le coppe del candido reggiseno e libero il petto dalla costrizione dell’indumento.
Le tette compaiono in tutta la loro bellezza, grosse e ben fatte la mia bocca si attacca ai turgidi capezzoli succhiando con avidità, lei si lascia fare tutto fissandomi intensamente negli occhi.

La mia mano spazia nuovamente sotto le mutandine consapevole che ora non ci saranno altri intoppi accarezza le natiche sfiora la dolce rotondità della pancia e gioca con la fossetta dell’ombelico, mi avvicino al suo ventre lo bacio lasciando una leggera scia di saliva sulla pelle profumata, il suo corpo e scosso da un leggero fremito quando la mia mano si posa alla giuntura delle cosce.

Con rapidità lacero le bianche mutandine di pizzo ora ho la visione completa del tanto agognato obiettivo è li a pochi centimetri dal mio volto, affondo le mia bocca sulle labbra vaginali il profumo del suo sesso m’inebria di un sapore pungente ed aspro, inaspettatamente mia madre in un attimo di piacere arcua il bacino portandomi alla soglia della eiaculazione, la mia lingua solca ogni piegolina ogni anfratto della sua passera, e mentre sapori salati affluiscono dentro la mia bocca piccoli gemiti escono dalla sua.

Gemiti di piacere seguiti da sospiri sempre più accentuati e profondi.

“Luca sei un maledetto maiale incestuoso e ricattatore però mi piace cristo se mi piace”

La sua voce roca mi riempie di gioia.
“Mamma apri di più le gambe”
“Che gran bel pezzo di figa sei Mamma”
“Luca non venirmi dentro non voglio rimanere incinta”

Posiziono il mio cazzo all’ingresso della passera, prima entro lentamente aprendomi un varco fra le pareti umide e lubrificate poi con un colpo secco la penetro fino alla radice, violo la sua pancia con durezza e veemenza, so di averle fatto male e provo piacere.

“Luca sei stronzo, ma sei matto ad entrare cosi”
Godo di piacere nell’adoperare questi modi dolorosi, evidentemente una dose di sadismo alberga in me.
Scusa Mamma ma non ti puoi immaginare come mi ecciti”

“Mamma sei una puttana, chissà quante corna hai fatto a papà e quanti ti hanno scopato”
“Luca smettila, non voglio sentire queste co..ohhhh Luca siiiii….cosi sbattimi ancora più forte, sventramiiii”

Sono al settimo cielo sto scopando mia madre e la troia sta godendo come una vacca.
“Mamma voglio goderti dentro la pancia”
“Noo ti prego non farlo….siisiiii cosi Luca sei divino che bell’arnese ti ho fatto Luca è durissimo, cosi siiii spaccami la pancia lurido porco”
Non fa in tempo a finire la frase che con un rantolo disumano riempio il suo utero di sperma.
“Nooo cristo nooo….. te l’avevo detto di non venirmi dentro, ed ora coglione se rimango incinta cosa faccio”.

La guardo e provo un poco di rimorso, ma e solo un attimo, sono sicuro che lei l’ebrezza dell’aborto l’ha gia provato perciò non mi preoccupo piu di tanto.

Con calma mi avvicino e con le mutandine di pizzo ormai inservibili la pulisco dal rivolo di sborra che fuoriesce dalla figa, le do un buffetto sulla guancia poi mi accoccolo accanto a lei e con il viso appoggiato al suo grembo la riempio di baci e carezze.

Sono passati tre mesi mia madre non è rimasta incinta ed è diventata la mia dolce puttana, come preventivato le soste in collina si susseguono settimanalmente e mentre mio padre rimane in città con i suoi trenini io affino grazie a mia madre le più svariate tecniche amatorie.

Ho anche conosciuto Gianni una persona allegra e simpatica, più di una volta abbiamo partecipato insieme al gioco “Di fare la festa a mia mamma”, riempiendola davanti e dietro come un cannolo.

Vedere mia madre scopata da un altra persona mi eccita tremendamente, onestamente non so quanto potrà durare ancora tutto questo però credetemi, una mamma cosi e veramente desiderabile ed impagabile, con la garanzia che poi tutto rimane in famiglia.

 

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