PRIME ESPERIENZE COL SENNO DI POI. by chiodino [Vietato ai minori]




Se ora che ragazzino non sono più mi trastullassi con i miei “amici” di allora, potrei finire in galera e comunque sarebbe una sconcezza immorale ed anche stupida. Ma avevo la loro età ed anche meno. Adesso non mi interessano minimamente così giovani, mi piace parlare con i miei compagni e compagne di giochi mentre i discorsi che fanno a quindici anni e facevo a quella età io stesso mi sembrano deprimenti, sciocchi. Per me sesso significa anche capire e farsi capire, avere interessi comuni, intendersi insomma su tutto.

Comunque mi piacciono ancora i culi “nuovi” Mi piace educarli, allargarli fino a farli diventare elastici e larghi ma non troppo, “prensili” insomma, docili ma anche un poco nervosetti, autentiche boccucce affamate di cazzo (il mio), ma certo non sfondati. Non mi interessa se da l’ altra parte ci sia una fessurina pulita od un timido virgulto. Mi piacciono entrambi. Da sempre.

Anni fa…
Dopo una bella scarpinata, sudati, arriviamo alla cascata. Fa caldo, da morire. Gigi, per quanto più vecchio di me di un anno, è un poco più basso, sottile direi, delicato, e salendo dietro di lui, necessariamente lo guardo e lo vedo bene. Per la prima volta realizzo che sembra quasi una femmina. Un poco almeno. La considerazione improvvisa mi lascia perplesso, quasi mi toglie il poco fiato che mi resta. Lo guardo ancora più attento. No, non è che ancheggi, non proprio, ma è sottile dappertutto ed ha i fianchi morbidi e torniti proprio come una ragazza ed il culo più largo delle spalle o quasi… Di colpo sento, nonostante la fatica della salita ripida, il cazzo tirare fastidioso, mal messo come è nelle mutande. Purtroppo, penso, non è una ragazza ed anche se lo fosse…anche se quelle mi “interessano” da un anno almeno se non due, io non ho mai interessato nessuna di loro. Seghe quindi, sempre e solo seghe.

Col permesso delle madri e con un abbondante viatico di roba da mangiare siamo saliti per evitare l’ affollamento della spiaggia presa d’ assalto per la domenica e per la festa del Santo Patrono. Una babele da morire. E finalmente ci siamo. Chiamarla cascata è troppo come sbagliato sarebbe chiamare in qualsiasi modo diverso da pozza lo specchio d’ acqua che forma. Una vasca da bagno è anzi poco più piccola e certo più comoda. Dai Armando, fa lui, sfilando la maglietta che pone ordinatamente ad asciugare stesa su un cespuglio. Il suo tono un poco imperioso mi urta ma lo imito. Poi, per dimostrare che non conta niente che a scuola sia di un anno avanti a me faccio altrettanto con le braghette. Lo faccio senza girarmi, guardandolo in faccia. Lui, lo ho visto quando ci cambiamo alla spiaggia, è piuttosto pudico. Vergognoso adesso lo sono pure io ma stavolta non esito e subito dopo mi sfilo anche le mutande.

Togli tutto? Mi chiede girando gli occhi altrove. Certo, rispondo, voglio entrare in acqua e queste ci impiegano magari ore ad asciugare. Parlo con indifferenza ma sono strano dentro, teso, impaurito…e se lo racconta a sua mamma? Quella di certo lo dice alla mia, sono amiche da sempre. Ormai, è fatta e sono con il pisello fuori. Fatico a non nascondermelo dietro le mani, devo veramente farmi forza.
Gigi è ancora con i pantaloni al ginocchio e mi guarda perplesso, esita, poi sembra accettare la cosa ma volta la schiena. Me lo posso guardare con comodo mentre abbassa le mutande. Se gli metti la parte bassa di un costume di quelli che portano le donne, sembra proprio una ragazza, ben fatta anche. Si gira coprendosi davanti con quello che ha tolto per poi zampettare fino alla sua maglietta. Lo seguo con gli occhi da seduto a gambe chiuse anche se vorrei spalancarle, ma non oso.

Mentre scompare per andare a far pipì cerco un posto dove potermi stendere. Ce n’ è uno solo di comodo. Dove sei, Gigi? Occhio a non cadere in qualche buco, grido ridendo col cuore in gola. Arrivo, arrivo. Ed infatti arriva… qualche minuto dopo ed il pisello…qualche minuto prima non era in tiro come il mio ma neppure floscio, adesso invece non esiste più.

Ti sei segato, gli dico ridendo…Aveva aperto la bocca per negare ma scuote appena il capo, rosso in faccia come un pomodoro maturo. Forse è vero. Siede di fianco a me. Siede soltanto, non si sdraia, di nuovo mi si rizza ancora di più o almeno mi pare, perché…perché non lo so, non del tutto almeno ed è la prima volta che la vicinanza di un ragazzo come me…fa questo effetto.
Quasi quasi ti imito dico con sufficienza…non finisco la frase, non oso. Lui non risponde. Ha capito certamente in cosa pensi di imitarlo.

Che c’ è, gli dico quasi con cattiveria, ti dà fastidio parlare di queste cose? Dai, non fare lo scemo, tutti si toccano. Ancora silenzio, un silenzio astioso. Va bene, stai pure zitto io ho caldo, vado in acqua.

Non pensavo fosse così fredda. Mi scuoto come faccio sempre a l’ inizio del bagno e dopo qualche attimo va meglio, trovo poi che dove è più bassa, nella piccola ansa, l’ acqua è più calda. Come è? Lo chiede poco convinto tastandola con le dita del piede. Gelata, rispondo io, ma solo al primo momento. Poi diventa solo fredda, rido. Dai entra non fare la mammoletta.

Ne usciamo però poco dopo e ci stendiamo al sole col cazzo moscio per il freddo tutti e due ed entrambi imbarazzati. Un tramezzino, l’ ideale a metà mattina.

CHE FA, MI GUARDA? Si mi guarda la sotto, e come che guarda; accorgendosi però che l’ ho visto distoglie gli occhi. Ci trasferiamo poco più su sul prato ed a l’ ombra. Sembra proprio una signorina e questo mi fa agitare dentro. Anche fuori, a dire il vero ed adesso siamo stesi vicini.

Sei mai stato con una donna? E tu? Chiedo di rimando. Lui ora sembra indifferente. Ne ho baciata una, le ho anche messo le mani sotto la camicetta, risponde e che menta per la gola è tanto chiaro che mi fa ridere. Sul serio non hai mai chiavato? Scuote il capo in segno di diniego. E tu? Gli invento una palla, credibile spero, l’ ho quasi sognata, immaginata anzi punto per punto, pensando a Fernanda. Una gita scolastica di cinque giorni, gli dico…e poi non ha più voluto, ma sono stati tre giorni da sballo. Mi ha anche fatto un pompino e se lo è fatto mettere nel sedere. Poi non ha più voluto. Ma perché? A casa aveva il ragazzo, rispondo serio serio, si vede che preferiva lui, è più vecchia di me di due o tre anni. Ovviamente non dico il nome di Fernanda, cascherebbe l’ asino, la conosce anche lui che alla gita di tutta la scuola non ha potuto venire per l’ influenza. Se lei sapesse che invento su di lei e pure lo racconto…mi ammazza!

Desiste dal chiedere chi sia solo dopo un bel po, eravamo quattro autobus, c’ era nello stesso albergo ginnasio e liceo…e se lo è fatto mettere nel culo, dice piano, quasi tra sé. Ma non fa male? Glie lo ho chiesto, dopo ovviamente. Mentre fumavamo. Ma tu fumi? Mica potevo tirarmi indietro, rispondo. Comunque ha risposto che fa male, un poco almeno, la prima volta, quando te lo mettono dentro. Si, dice che la prima volta fa un poco male ma che poi è bellissimo, veramente bellissimo ed a lei di certo piace da morire. Girandomi gli sfioro senza volerlo il cazzetto e non sembra risentirsene. Lui è steso, ha socchiuso gli occhi, fa finta di niente.

Poi è’ quasi un raptus, ci poggio sopra la mano neanche troppo delicatamente e per un attimo temo…ma no, sembra non senta la mano ferma, immobile sul cazzo che invece se ne accorge e cerca di solleva timidamente la testa. Gli piace, cavolo! Ancora esitante azzardo un movimento,lo accarezzo, lo stringo un poco. Il cuore mi batte a l’ impazzata. E’ proprio un cazzetto da niente mentre sento la presenza prepotente del mio che già si prepara a svettare. Una sega? Di nuovo lo stringo piano e lo sento crescere sotto e dentro la mano, diventare più lungo e duro. Non dice niente, resta immobile quando gli vado sopra come se fosse una donna, non protesta quando lo stringo. Lo bacio e me ne meraviglio. Non mi era mai passata per la testa l’ idea di baciare un ragazzo, è stato un atto proprio non voluto, improvviso. Comunque ci baciamo per modo di dire, tiene le labbra serrate ma non importa io sto par venire solo sfregandolo sul suo pancino, un poco più sotto a dire la verità. Baciami, dai…e lui non mi bacia ma si lascia baciare per poi rispondere al bacio ancora più timidamente di me. Prima non ho mai baciato nessuno. Di certo neppure lui. Mi stringe e si struscia a sua volta. Ce lo ha piccolo ma duro ed io vado fuori di testa. Completamente fuori di testa. Un lampo, voglio incularlo e farmelo succhiare, fare un pompino insomma e poi anche…

Adesso ti faccio un poco male, ma poi ti piace, vedrai. Non sono più in cimbali, sono anzi gelidamente determinato a fargli il culo a godere nel suo sedere, per cominciare. E’ steso prono con le braccia protese oltre la testa, stranamente rilassato, immobile anzi. Ho impiegato una vita a farlo girare a pancia sotto. Sta a vedere, penso, che se lo sono già fatto in cento… e chi se ne frega? Se anche ha già preso un milione di cazzi in culo, adesso prende il mio. Gli sto tra le gambe che tiene divaricate, schiudo le natiche carezzandole e liberandole con dolcezza imprevista da qualche filo d’ erba e terra, slinguo e bacio come mi fosse usuale le due fossette nel centro delle chiappe tese ma morbide, vellutate…e lui sussulta. Non sono mai stato così eccitato, spaventato, voglioso e chissà che altro. Spingo la mano sotto di lui e trovo il cazzo ben teso, ma per me è una ragazza. Lo sento come una ragazza.

Una cosa mi viene in mente, letta in uno di quei giornaletti che circolavano una volta, ciclostilati, e di cui ho trovato da un libri vecchi un decina di numeri. Faccio colare della saliva sul cazzo e altra la spando sul grumo di carne rattrappito. Quando te lo metto dentro spingi a l’ indietro e spingi come per fare la cacca…Non risponde, sembra di marmo, un marmo morbido, caldo, elastico. Sono frenetico, ho la bocca secca, sudo per la eccitazione ma non sono certo di cosa fare e come fare. Vedrai che ti piacerà. Parlo a lui ma sopratutto a me stesso mentre gli allargo di nuovo le chiappe, mentre gli sfioro il buchetto serrato. Entrare li dentro, e come si fa? Mi fa per un attimo senso solo l’ idea, Dentro un culo? Si dentro un culo. Non mi è mai neppure passata per la testa una cosa del genere, vorrei scappare, penso di dirgli che scherzavo. Ma no! Certo che no.

Punto la testa del cazzo e premo. Si agita un poco, si lamenta che fa male ma non entro neppure di un millimetro e mi faccio male io. Mi sposto un poco. Spingi caro, altrimenti ti faccio male e non voglio. Ci riprovo con più energia ed è ancora un fiasco. Cerco di migliorare la posizione. Spingi ti ho detto, altrimenti spingo io e te lo rompo, puttanella che non sei altro. Porca troia! Questo non lo dico, lo penso soltanto perché comincio a scivolare lentamente dentro, metà della testa soltanto ma gravo su di lui con il mio peso e di colpo entro ancora di più, e di più e di più ancora, incurante che letteralmente gridi dibattendosi. Quasi mi ribalta ma poi si abbatte piangendo. Sono quasi tutto dentro, esaltato, in paradiso perchè me lo sta triturando. Me lo stringe e dibattendosi mi eccita di più. Calmati, il peggio è finito, adesso stiamo fermi così e ti passa. No, LASCIAMI, VAI VIA, FA MALE, DA MORIRE. Togliti? Fa male? Non me ne fotte un cazzo! Neanche morto lo mollo. Riesco a tenerlo fermo ed al tempo stesso gli carezzo, quando posso, il capo. Sei il mio culetto morbido e non ti lascio, gli dico, mi piaci da morire e ti scoperò tutti i giorni, sei anzi la mia puttanella…Neppure pensavo di ricordare queste frasi lette tempo fa…ma erano rivolte ad una donna…

Continuo a parlare anche perché non so cosa fare, temo una reazione ancora più violenta. Gigi però sia pur lentamente si quieta, muove un poco il culo. Gli piace? A me piace, si mi piace e tanto. Ce l’ ho dentro a fondo o quasi, duro come un bastone e ne godo, mi piace.Ti fa meno male, non è vero? Si, mi fa meno male ma mi mi brucia un poco. Dove? Chiedo come uno scemo. IL CULO! Risponde gridando. Rido e ride anche lui, almeno un poco ed a denti stretti. Non so come, ci siamo messi sul fianco sinistro ed allora, sempre ricordi di quei fascicoletti ormai gettati nel timore che mamma li trovasse, gli passo il braccio sinistro sotto la testa fino a farla poggiare sul mio omero. Scopro subito la comodità della posizione anche se per raggiungerla quasi esco dal suo culetto ora meno attorcigliato e stretto tutto attorno al mio arnese. Con la mano sinistra posso tenergli ferme le spalle, raggiungere le tette che purtroppo non ci sono mentre la destra può impedire una sua “fuga in avanti” e toccargli il pisello. Sono arrivato senza volerlo al suo cazzo e ci resto. Comincio anzi una lenta carezza. Nel racconto c’ era una figa, non questo cazzo che pure non mollo. Va bene, benissimo, anche così. Mentre vado su e giù nel suo bel culo inizio una sega e di seghe me ne intendo, so tutto. Di nuovo si agita tanto da farmi quasi uscire ma con un colpo solo tenendolo con la destra sono di nuovo dentro al caldo. E’ stato più facile entrare e lui si abbandona. E’ bello tenere il cazzo dentro di lui. Si agita cercando una posizione meno fastidiosa ed io ne godo perché muovendosi si contrae stringendolo e mollandolo, meglio di una sega, molto meglio, ed è delizioso, sono estasiato dalla scoperta. Mi piace tenere il cazzo dentro un culo.

Stiamo fermi un poco dice Gigi e lo accontento perché sto per godere e non voglio, non subito. Ricomincio la sega che gli stavo facendo e ricomincio a montarlo lentamente. Non ricordo tutti i particolari ma lo chiavo a lungo, per una eternità mi sembra nonostante i suoi “basta, fa male, brucia”. Quando forse è quasi troppo tardi per fermarmi, esco di nuovo. Spingi, caro, adesso ti chiavo, ti sborro dentro. Entrare questa volta è molto più facile, facilissimo, si è stranamente allargato ed entro ed esco mentre lo sego. Comincio a godere nonostante tutti i miei sforzi per trattenermi, penso che con le seghe trattenersi, aspettare, è più facile. Sussulto d’ improvviso ma sussulta anche lui. Godo e gode anche lui per la sega che è giunta alla quasi alla fine.

La testa mi gira, sono senza fiato e sfasato, via di testa ma via di testa è anche lui. Ci abbracciamo stringendoci forte, ci baciamo carezzandoci a vicenda. Ho la mano coperta dal suo seme che asciugo su di lui. Lui è pieno del mio, forse gli fuoriesce anche… Sto tornando al mondo e provo tanta soddisfazione ma anche disgusto… Che ora sia non so e mi meraviglio guardando l’ orologio. Solo la una. Lo accompagno in acqua, ci laviamo e gli massaggio il buchetto massacrato, poi usciamo. Il suo fazzoletto ed il mio, insieme e ben intrisi di acqua leniscono un poco il fastidio. E’ Gigi che lo chiama fastidio. Finiamo di mangiare in silenzio ma poi è lui che mi cerca, mi bacia strusciandosi contro di me. Gli restituisco i baci e le carezze. Il disgusto è scomparso, resta solo la voglia di esplorare questo mondo nuovo, il suo corpo ed il mio.

Lo prendo in bocca senza troppo successo, al’ inizio almeno. Poi gli diventa duro. Non arrivo a fargli un pompino ma quasi. Siamo stesi uno sopra l’ altro nella posizione di un 69 e c’ è una difficoltà, è dannatamente scomodo. Ma ce lo ho di nuovo ben duro e lo voglio ancora. No, per piacere, per oggi no, basta, mi brucia, dice quasi in lacrime. Per oggi? Dice per oggi? Allora mi vuoi ancora? Non risponde subito, poi una carezza, mi sfiora appena ed è certo un si. Lo succhio ancora e lo porto di peso sul tronco abbattuto e scortecciato. Non va bene, ma c’ è un roccia…appoggiato alla roccia si fa leccare il buchetto appena lavato poi lo prende dentro lamentandosi solo un poco. Sono di nuovo fuori di testa. Vado piano non per evitargli il dolore ma perché mi va di farlo così, mi sembra sia meglio, mi piace di più, piano e con gli occhi chiusi. E’ come con le seghe, la seconda, quando ci riesci, dura di più.

Qualche difficoltà ma ho trovato il buchetto contratto e lo penetro lentamente, millimetro per millimetro come ho sempre immaginato di aprire una ragazza, davanti però. Gioco istintivamente con il suo buchetto finché non riesco più a resistere, sono dentro fin quasi alle palle e lo monto con frenesia…godo e di nuovo e faccio godere lui con la mano. Poche gocce di sborra che fanno uscire di testa del tutto anche lui. Gigi mi ringrazia. Di nuovo in acqua, sotto il getto d’acqua a lavarci a vicenda, intimiditi e vergognosi entrambe, ma poi mi accarezza, mi sorride.
Ci addormentiamo abbracciati, anzi sono io che lo abbraccio estasiato nel sentendo le natiche calde, pensando a quel che è stato e quel che sarà. Mi sveglio ed un po’ di voglia c’ è, cresce…ma dobbiamo andare, è tardi.

Arriviamo in paese facendo la scorciatoia. Io sono l’ uomo e Gigi la mia donna. Nei punti difficili lo aiuto…mi sento un vero uomo ed il suo sorriso grato mi fa sentire adulto, grande, immenso. Orgoglioso sopratutto. Si lamenta però, gli brucia. So cosa fare ed in farmacia compro un prodotto che gli farà bene. Ho parlato con il farmacista da solo ed inventando una palla: bruciore, sabbia calda… Gigi non osava entrare. Poi andiamo in spiaggia dopo un saluto alle nostre mamme che siedono al bar con altre signore.

Pensavo di addormentarmi subito come sempre, invece fatico un poco. Nel cabinone Gigi era ancora tutto moine, mi ha ringraziato quando lo ho aiutato a lavarsi e mettere la crema. Siamo stati buttati fuori dai Bagni che chiudevano e ci siamo separati. Dopo cena era tutto cambiato. Non che sia stato sgarbato, soltanto ha detto sussurrando senza guardarmi che non dobbiamo farlo più e per tutta la serata fino al coprifuoco non mi ha più detto niente. Idem il giorno dopo. E’ arrivato suo papà. Offrono la cena a mamma e me in una bellissima trattoria. Il giorno seguente Gigi lo passa perlopiù vicino al padre, in famiglia. Poi, quando cominciavo a non sperarci più ed ero quasi disperato mi chiede di andare al cinema con lui.

Sediamo su un lato, quello meno illuminato. Quando c’ è un periodo buio, una scena notturna, mi stringe la mano e se la porta a l’ inguine coprendola con il golfino. Non farmi sporcare, mi sussurra, mamma altrimenti…Usciamo prima della fine. I posti sono tutti occupati, scene buie non ce ne sono più, mi dice, lo ho già visto… Anche questo mi piace, mi fa sperare moltissime cose. Sono al settimo cielo. Domattina suo padre riparte. Domani sera…si ma dove. Dobbiamo essere a casa per mezzanotte e scarpinare per cercare un posto sicuro e comodo non è semplice. Dove poi? Mi rigiro nel letto poi mi addormento senza aver trovato la soluzione. La devo trovare io la soluzione, sono “l’ uomo”, con lui non ne parlo. Poi…può essere, può proprio essere l’ ideale. Una esplorazione che mi porta via quasi tutta la mattinata, mamma è al mercato. E’ fatta.

Quella sera passeggiamo mescolati con uno dei tanti gruppetti di ragazzi e ragazze fino a quando le madri sedute on le amiche non ci vedono un paio di volte…poi via! Seguimi, gli dico. Di passo spedito attraversiamo il paese verso la collina, raggiungiamo il lavatoio in disarmo, un brevissima salita e siamo arrivati. Seguiamo un sentiero, una traccia soltanto quasi scomparsa, illuminandoci con una pila nei punti necessari, pochi metri e siamo arrivati. Era un frutteto ed oltre il muraglione che lo circonda, anni fa dovevano costruire un albergo. E’ tutto fermo da anni ed il frutteto non è più curato. Non è stato semplice ma ho risolto i problemini esistenti. La sbarra scivola cigolando appena, il lucchetto pure si apre con niente. L’ occhiello è libero, si sfila facilmente, gli spiego, ci ho lavorato oggi…. Poi c’ è a destra e sinistra per una cinquantina di metri un muro. Vedrai gli dico, è l’ ideale. Oltre al corridoio tra i due muri giriamo a sinistra. Costeggiamo il muro a ritroso da l’ altro lato e torniamo quasi sopra l’ ingresso, su una specie di edificio cadente, caduto anzi, ne resta solo ed in parte il primo piano. Niente di antico, solo una vecchia casa crollata quasi tutta.

E’ stata una giornata dura, ma guarda. Orgoglioso gli mostro il materassino di gommapiuma e le altre cose che avevo nascosto dietro le macerie. C’ è una ramazza che ho comprata e dalla canna esce l’ acqua finalmente non più nera di ruggine. Se arriva qualcuno…guarda, siamo entrati di li. E’ l’ unico ingresso e li sentiamo per forza mentre aprono il cancello. Sono a pochi metri da noi, poi per arrivare qui devono fare il giro. Nel frattempo noi scappiamo con questa. Gli mostro la fune. Ha un cappio in cima e ci sono un mucchio di posti dove attaccarla. Ti calo poi scendo io. Adesso è tardi, non facciamole incazzare. Si andiamo dice Gigi, ma prima…scusami ero impazzito, perdonami. Ma certo che ti perdono, e dicendolo sento una gran tenerezza. Cerco di stringerlo, mi respinge, poi capisco. Slaccia e cala pantaloni e mutande offrendosi. E’ troppo basso e dovrò mettergli sotto i piedi due mattoni. Me lo prende in bocca e lo succhia a lungo, me lo insaliva più che a sufficienza. Ti voglio far godere, mi dice sorridendo. Ma cerca di non farmi male, non troppo. Sai, persino sentire male per te mi fa piacere. Ti voglio bene. Per me è poesia. E’ innamorato di me, ed io…io forse, certo mi piace. Per una settimana, di sera o di giorno, magari solo per pochi minuti, torniamo tutti i giorni al nostro “posto”. Comincio ad imparare cosa e come fare. Sono la tua troietta dice arrossendo, e mi piace, e tu sei il mio uomo. Poi lo spingo dentro, lentamente ma non troppo, come piace anche a lui. Quando sto per godere, spesso ci impiego parecchio, accelero la velocità della sega in modo che possa godere assieme a me. Qualche volta ci riusciamo ed è bello, il massimo.

Siamo stati imprudenti. Me lo faccio succhiare nel cabinone e veniamo quasi sorpresi dal bagnino, questione di un minuto. Decidiamo di essere più prudenti. Andiamo al nostro rifugio un paio di pomeriggi alla settimana ed una sera la settimana quando mia madre e la sua vanno a cena da amiche per poi giocare a bridge. Tornano sempre tardi. Noi, da bravi ragazzi a mezzanotte o poco più siamo a casa. Gli piace farsi scopare ed impara in fretta a farmi pompini con l’ ingoio. Una volta gli permetto di fare la parte del maschio. Per fortuna lo ha più piccolo del mio, fa male, è come un milione di aghi che ti pungono roventi…piange di commozione, sei tanto caro, sei buono e non ti merito dice poi stringendomi con forza. Ti ho fatto male, domanda. Se ne è accorto anche se cercavo di non darlo a vedere. Un poco soltanto, non ci sai fare ma imparerai, pontifico. Ma anche questa diventa una abitudine, saltuaria ma una bella abitudine.

E’ delizioso avere un culetto che giorno dopo giorno diventa come tu lo vuoi. Ed a Gigi piace sempre di più. Ne gode da troietta quale è. Adora farsi inculare, adora fare pompini, adora sopratutto metterlo nel sedere a me. Mi piace ma glie lo concedo di rado come di rado gli faccio un pompino. Mi mette in imbarazzo e poi sono io il maschio e lui la femmina. E’ il mio culetto da un mese ed ormai penso di sapere tutto su come si tratta un culetto. Sbagliavo.

La mamma di Gigi è invitata in barca. Una grossa barca a due alberi che con solo donne a bordo deve essere portata dal Portogallo fino a Genova. Mia mamma, da giovane ha fatto regate di altura…e accetta di andare dopo qualche esitazione. Sei un ometto ormai. Spedisce tutto quello che non serve, apre un conto in un paio di trattorie e pizzerie, si accorda con il tintore ed una donna per le pulizie. Ci rivedremo a casa, dice abbracciandomi prima di salire in treno con la amica. Sono commosse e noi esultanti. Anche la mamma di Gigi ha spedito tutto a casa sua tranne il poco necessario al mio amico per queste due settimane che trascorrerà a casa nostra, di mamma anzi.

Una decina di giorni prima…

Mettiti a gambe aperte, Gi. Siamo nel nostro rifugio. Ormai gli do ordini e sembra felice di riceverli. Me lo hai succhiato abbastanza, adesso ti chiavo…
Una voce. Se mi presti il tuo giocattolo ti faccio divertire col mio. Terrore puro, mi si ammoscia di colpo. Calma, prosegue quello, non è il caso di spaventarsi, siamo della stessa risma. Poco dopo parliamo seduti. Uno è un uomo fatto, l’ altro un ragazzo un poco più vecchio di noi. Gigi mi fa gli occhiacci ma a me piace l’ altro ragazzo. Per un bel po’ io mi coccolo Gigi e l’Uomo coccola Marco, il ragazzo. Poi, d’ improvviso dico a Gigi di incularsi Marco… Una serata che dura più del previsto e l’ Uomo quasi me lo rompe. Giuro a me stesso che mai più…

Ormai siamo liberi, basta che non facciamo casini. L’ Uomo per me è anche un maestro ma solo per qualche giorno, poi parte e restiamo in tre. Ma i giorni volano. Ricorderò sempre come sia bello sentiti allargare dietro con delicatezza da uno mentre l’ altro ti fa un pompino o prende il tuo cazzo nel culo… ti inarchi senza volerlo, godi d’ improvviso…Le donne? Che me ne frega delle donne!

Ci salutiamo. Gigi deve cambiare treno ed io resto su questo che porterà a casa. Scende dopo che ci siamo stretti la mano? Vederci? Ne abbiamo parlato ma sappiamo che sarà impossibile e sotto sotto sappiamo entrambi che è stata una parentesi, solo una parentesi della nostra vita. Difficile però che me ne scordi.

 

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Mia Madre, passione ebano by Abe Cuckold [Vietato ai minori]




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Note:

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Era passato qualche giorno dalla nostra avventura in discoteca e mia madre sembrava essere ormai persa, mio padre nel frattempo era tornato e ripartito nel giro di un paio di giorni, nulla di importante, mia madre è stata costretta a non poter scopare per casa, ma sono sicuro che abbia trovato qualcosa per intrattenersi in una delle “serate tra amiche” che ha organizzato.
Non mi ci portò mai ad una di queste misteriose serate, ma con la partenza di mio padre si presentò subito un occasione che colse.
Come al solito entrò sbottando in camera, mi guardò con sguardo severò e mi ordinò con voce altrettanto severa:”Preparati che usciamo, se fai il bravo forse ti tolgo la gabbia”.
Io farfugliai un flebile:”V-va bene mamma”.
Era quasi un mese che non mi masturbavo quindi ero pronto a qualsiasi cosa avrebbe fatto pur di potermi finalmente sfogare.
Come al solito quando uscì di camera trovai mia madre vestita in maniera incredibilmente provocante, un abito lungo, ma con spacco da entrambi i lati che lasciavano vedere le sue lunghissime gambe, la parte sopra scollatissima e i capelli raccolti a treccia.
Come se la sua figura alta e atletica non fosse già abbastanza appariscente si aggiungevano dei tacchi vertiginosi ed un trucco molto pesante che risaltava ancora di più le sue incredibili labbra e i suoi occhi azzurri.
Con sguardo schifato mi fece un cenno e disse:”andiamo che non voglio fare tardi per colpa tua” e partimmo in macchina.
Mi spiego quindi la situazione mentre viaggiavamo:”Oggi avvengono le premiazioni per la squadra vincintrice di un locale torneo di basket e ho notato una cosa interessante nella squadra vincitrice, quindi come potrai aspettarti mi congratulerò personalmente con loro, tu sai come, vero?”.
Io annuì ma non capì di cosa stesse parlando mia madre, finchè non arrivammo al luogo della premiazione e 3 squadre erano sul podio alla consegna delle medaglia, i vincitori, la “NoRacism” erano facilmente riconoscibili, era l’unica squadra composta interamente da neri, fu subito chiaro che mia madre conoscesse già qualche ragazzo visto
che uno di loro si avvicino infatti a mia madre e le chiese:”Per dopo tutto confermato, il posto che abbiamo detto?” Mia madre annuì e confermò con voce eccitata:”Però porta tutti i tuoi amici, non fare l’avido che voglio premiare tutti” di tutta risposta l’africano, che devo dire era veramente una montagna, tranquillamente sopra il metro e novantacinque, fece un cenno col capo e rispose:”Stia tranquilla signora, vengono tutti, direi che possiamo già partire”.
Consegnati i premi io e mamma entrammo in macchina e i 12 africani si divisero in 3 macchine e ci seguirono finchè non arrivammo al posto prestabilito.
Il posto era un vecchio magazzino, entrammo con la banda al seguito e mamma prese la parola:”Bene ragazzi, sappiamo già perchè siamo qua complimenti per la vittoria, ma prima bisogna fare delle presentazioni, questo coglione, beh, è mio figlio, lui sarà qui per guardare, spero non vi dia fastidio”.
Assorbito lo shock iniziale dell’allegra compagnia mia madre decise di rompere immediatamente il ghiaccio togliendo velocemente il vestito e spogliandosi interamente di fronte alla banda di neri.
Il suo corpo era uno speccatolo e da nuda distese un telo trasparente per terra in maniera da non sporcarsi, l’azione era ben illuminata dai fanali delle macchine che erano entrate nel magazzino.
Mia madre nuda esclamò allargando le braccia:”Non siate timidi ragazzi, che tutto questo ve lo siete meritato”.
Ben presto alcuni di loro cominciarono a spogliarsi e misero in bella mostra i loro fisici statuari che avrebbero fatto invidia a chiunque, ma quello che fu di certo la cosa più impressionante furono i peni, veramente delle bestie esagerate che penzolavano fino a metà della gamba dei ragazzi, il più piccolo sarà stato sui 20 centimetri, mentre il più grosso aveva le dimensioni di un piede spesso come il polso di un uomo, mia madre come suo solito si buttò in ginocchio e mentre si masturbava furiosamente prendeva in bocca con le sue leggendaria labbra i tronchi d’ebano che i giocatori le sbattevano addosso, facendo a gara per chi avrebbe avuto il suo turno a farsi succhiare, uno di loro allungò le dite lunghe verso la vagina di mamma e la toccò, per poi esclamare stupida:”Ragazzi sentite quanto è bagnata la troia!”
Tutti cominciarono a toccare mamma con le loro mani nere e mia madre cominciò ad orgasmare rumorosamente a causa della situazione, non resistendo più semplicemente si sdraiò a pancia in su e pregò i ragazzi di fare a turni per scoparsela, qui la cosa prese una piega inaspettata, invece di scoparla ordinatamente come mia madre voleva, uno del gruppo la sollevò di forza si sdraiò e la posizionò sopra di se e cominciò a penetrarla nella vagina, di getto un altro le entrò nella vagina insieme al compagno di squadra scopandola da dietro causandole un dolore lancinante a causa dell’inserzione del secondo cazzo, come se ciò non bastasse un terzo nero,posizionandosi direttamente sopra mamma la penetrò in culo, aprendola letteralmente in due, facendola urlare e piangere mentre il trucco le colava dagli occhi.
Gli altri non restavano in disparte e a turno si inginocchiavano di fronte a mamma per scoparle violentemente la bocca, facendole colare dalla bocca sperma e saliva aumentando le lacrime e la scolatura del trucco.
Mia madre, nonostane la piega che avevano preso gli eventi non sembrava infastidita e nel giro di poco tempo le urla di dolore si trasformarono in mugolii e poi in orgasmi.
Dopo un po’ i ragazzi abbandonarono la figa di mamma per fare esperimenti col suo culo, il ragazzo col pene più grosso si avvicinòminacciosamente a mamma mentre altri 4 della squadra la tenevano ferma per mani e gambe.
Una volta arrivato prese il suo pene colossale, ci sputò sopra e le disse con tono minaccioso:”Preparati troia”.
Mia madre cominciò e urlare:”Tu no cazzo! Tu no! Mi uccidi tu!”
Ma senza ascoltare le prediche di mamma lui le infilò il suo attrezzo nel culo e le urla furono atroci, dopo alcune pompate si distingueva del sangue sul pene del ragazzo e mia madre, tenuta ferma da alcuni di loro provava a liberarsi inutilmente, ma come prima, dopo i primi momenti di dolore atroce cominciò a trarne piacere, al punto che ebbe un altro orgasmo, questa volta anale.
Dopo alcuni minuti in cui il gruppo era ormai in disparte mentre mia madre veniva devastata dal colosso d’ebano lei esclamò con le lacrime agli occhi:”Un altro, datemene un altro nel culo!” al che uno degli africani con il cazzo in mano si avvicinò e lo inserì dell’orifizio devastato di mamma, all’inizio ebbe delle difficoltà, ma ormai quel culo era capace di qualsiasi cosa.
La troia invece di urla di dolore cominciò a tremare ed ebbe il suo secondo orgasmo anale, dopo alcuni minuti di scopata i ragazzi estrassero i loro peni e tutto il gruppo al completo fece a turno a venire dentro e sopra mia madre riempendo ogni suo buco di sperma e ricoprendone interamente la sua faccia, mia madre era inguardabile in quello stato, il buco del culo di un diametro di circa 5-6 centimenti, la vagina aperto come dopo un parto e la bocca piena di sperma tanto da impedirle di parlare, senza che nemmeno me lo chiedesse cominciai a ripulire il suo ano con la lingua che poteva entrare facilmente a fondo a causa del suo stato devastato. Dopo aver salutato i ragazzi tornammo a casa e come alla discoteca guidai io a causa delle condizioni della troia.

Note finali:

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Maria e il suo Rocky




Scritto da Ganimede,
il 2015-09-18,
genere zoofilia

Avevo conosciuto Maria in internet. Ero entrato in un sito di incontri, le nostre foto ci erano alquanto piaciute, avevamo chattato un po’, poi ci siamo sentiti al telefono, poi su Skype… Insomma tutto il giro. Decidemmo di incontrarci. Quando la vidi dal vivo rimasi alquanto deluso: aveva un bel viso, sì, ma era decisamente fuori forma. Lei notò il mio disappunto: non volevo offenderla ma non mi andava di perdere tempo. Credo che si giocò il jolly dicendomi: “Vieni a casa mia un attimo? Mi hai detto che sei un ex militare e volevo farti vedere la pistola che mi ha lasciato mio padre…”. Aveva toccato il tasto giusto. E poi un pompino me lo sarei fatto fare volentieri da lei: sentivo che era una chiavatrice e che era arrapatissima. Salimmo da lei. Subito sentii un cane abbaiare da dietro la porta.
“Aspetta che chiudo il cane in stanza”.
“Non c’è problema… non ho paura dei cani”.
“Eh, ma questo e geloso di me: sapessi…”.
Mi scattò come un campanello nella testa. Sentii il cane guaire appena la vide e agitarsi, slittando sulle piastrelle con le unghie. Lei lo prese e lo portò via, rivolgendoglisi come se fosse un ragazzino indisponente. Altro piccolo ‘ding’ nel cervello… Mi fece vedere la pistola: un catenaccio della 1a guerra mondiale.
“Se vuoi te la smonto e poi la butti via: non vale niente”.
“Ah, va beh grazie… Ti faccio un caffè, mentre la smonti?”.
“Ok”. Se ne andò in cucina. Il cane graffiava la porta e latrava chiuso nella stanza.
“Oh, ma sto cane è proprio geloso… Come mai?”.
“Ma sai, è un maschio…”.
“Ho capito, ma è un maschio di cane mica un cristiano”.
“Mi è molto affezionato, è protettivo”.
“Un po’ troppo mi pare: senti come piange”. Tornò con i caffè.
“Senti Maria, non ti andrebbe di correggerlo il tuo caffè?”.
“Scusami, ma non ho in casa alcolici…”.
“No Maria, con un po’ di panna, bella fresca, appena fatta…”.
“Ma non c’è l’ho, mi spiace…”.
“Ma te l’ha do io… Guarda”. Mi slacciai i pantaloni e tirai fuori l’uccello.
“Oh Madonna! Adesso ho capitooooo…”. Scoppiò a ridere.
“Ma dai, che sfacciato…”.
“Oh, l’importante è tirarlo fuori, diceva quel tale”. Mi alzai e le andai davanti alla faccia facendomi girare il cazzo nella mano.
“Non dirmi che non ti piace… Dai su”.
“No, no… Mi piace eccome”. Iniziò a succhiarmelo, massaggiandomi i coglioni. Sembrava stesse gustando un bel cono gelato.
“Che bel cazzo… Che duro”. Capii l’antifona al volo: non avevo la minima intenzione di scoparmela. La presi per la testa e iniziai a scoparle la bocca.
“Succhia, da brava, prendilo tutto… Fino in gola dai che sei capace…”. Ansimava, pompava e leccava. Le diedi da imboccare anche i coglioni.
“Che belli duri, gonfi… Sono belli pieni”.
“Dai che adesso li svuotiamo… Pompa, pompa… Dai che sborro”. Non volevo star lì troppo. Le bloccai la testa, diedi due begli affondo e le venni in gola. Mi svuotò bene, perché provai il gusto di vederla sottomessa.
“Toh, troia… Bevi tutto. Dai che ti fa bene”. Lei deglutì varie volte e poi mi spinse via.
“Cazzo quanto sperma… Dovevi proprio essere in astinenza”.
“Eh sì, hai ragione… Sei una brava pompinara, complimenti”.
“Che porco che sei…”. Intanto il cane guaiva e abbaiava.
“Senti, liberalo sto cazzo di cane…”.
“Ma dai povero… E’ l’unico che mi vuole bene lui, che mi è fedele”.
“Non dubito”. Andò ad aprirgli e lui corse nel salotto come a riprendersi il suo territorio. Il mio atteggiamento lo sconsigliò di venirmi vicino: credo che capì che ero pronto a farlo volare fuori dalla finestra.
“Guardalo poverino: è terrorizzato”.
“Dai tranquillo… Come si chiama?”.
“Rocky”.
“Tranquillo Rocky: la tua padrona è sempre tua”.
“Che stronzo… Vieni Rocky, vieni dalla mamma”. Si capiva chiaramente che il cane era eccitato, perché le frugava col muso tra le gambe. Maria non riusciva a scacciarlo.
“Sente il tuo brodo. Credo sia arrapato”.
“Certo che è arrapato… Lui sì, lui non si rifiuta mai”. Ding, grosso come una portaerei.
“Scusa, ma intendi che… Lo fai scopare… Con qualche cagna? O forse, la cagna sei tu?”. O la va o la spacca, pensai. Lei lo accarezzò sulla pancia, e il cane iniziò a scuotersi come se stesse montando, e gli apparve la punta del cazzo a punta dal pelo. Maria, lentamente era scesa giù e ora, indubbiamente, lo stava masturbando, scappellandolo.
“Certo mi scopa… Tu forse non hai idea di cosa è capace un cane come Rocky… Voi pensate di essere dei duri, dei veri maschi… Non siete niente rispetto ad un animale come il mio, ne fisicamente ne “umanamente”. Non dissi niente. La vidi togliersi le mutande e mettersi a pecorina sul tappeto.
“Vieni Rocky, su, monta la tua mammina…”. Il cane le saltò in groppa e con qualche colpo ben assestato le entrò in figa, con dei colpi violentissimi e velocissimi. Potevo credere a quello che mi aveva detto: era evidente che non c’era confronto. Maria prese a ululare come se anche lei fosse una cagna, sempre in calore. Adesso capivo la gelosia di quel maschio, che sebbene, di altra razza, era pur sempre un maschio ed era geloso della sua femmina. Adesso Rocky si era fermato e, con la lingua di fuori, ansimante, guaiva credo di piacere.
“Cazzo mi sta spaccando! Come gode! Mi sta gonfiando la pancia di sborra!”.
Il cane guaì ancora un poco e poi iniziò a tirarsi indietro. Non ne aveva più manco lui. Le uscì dalla figa con uno scatto, facendo esplodere dalla pancia della sua troia una fontana di sperma suo, e di umore di lei. Maria gridò di piacere e dolore. Il cane si mise a leccare il pavimento. Mi alzai e me ne andai. Avevo visto quello che volevo.

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