Domenica a Capri




Che fai domenica?”. Tutto cominciò con quella domanda maliziosamente ingenua sul terrazzo di casa sua in un caldo pomeriggio di fine giugno.
Silvia era una ragazza fantastica. Bella, inequivocabilmente bella. Ma non ci facevi caso, almeno se la conoscevi un po’. Certo era una di quelle che quando passa si girano in dieci. Ma non era il suo corpo ad affascinarti, non era il suo corpo a farti fantasticare e ascoltarla per ore senza starla a sentire. No. Silvia non era decisamente come tante belle ragazze che si possono incontrare nell’arco di una vita. Silvia era unica, ed io quella domenica lo capii fino in fondo..
“Allora, mi hai sentito?”. Fece lei con quell’aria che ti fa impazzire piegando la sua testa bionda un poco a sinistra mentre socchiudeva i suoi fantastici occhi cobalto.
Era proprio il suo modo di fare, la sua innocenza perduta ma non meno ostentata, la sua bocca sottile a farti fantasticare, così un po’ ingenuamente, per il gusto di farlo. O perché di fronte a lei non potevi proprio farne a meno.
“Mah, non ci ho ancora pensato, Silvia” feci un po’ distrattamente “pensavo di studiare visto che tra due settimane abbiamo l’esame”.
“Prenditi un week-end libero, dai! Questo è l’ultimo fine settimana in cui possiamo distrarci un po’ da questa stupida analisi. Poi con queste giornate!”
Dal terrazzo di casa sua si vedeva un tramonto indimenticabile sul golfo di Napoli. La luce rossastra rendeva il lo sguardo di Silvia ancora più intenso e sexy. E la cornice romantica rendeva tutto molto più sensuale.
“Ho una idea” mi disse chiudendo i libri e alzandosi in piedi. “Domenica prendo la barca e andiamo a fare un giro a Capri. Dai, non puoi dirmi di no. Non sei mai venuto in barca con me, da quando ho preso la patente”
La prospettiva era allettante ma temevo che dopo la bella notizia arrivasse anche la mazzata, e infatti…. “Lo dico anche a Enrico e i suoi amici, ci passiamo una bella giornata di relax”
Enrico era il fidanzato di Silvia. Uno al quarto anno di ingegneria tremendamente noioso, che non faceva altro che darci stupidi consigli su come passare gli esami del primo anno, consigli di cui Silvia era rispettosissima, e a cui anch’io, visto che studiavo con lei, dovevo stancamente adeguarmi. Enrico, in quelle poche occasioni in cui avevo avuto a che farci, avevo cominciato ad odiarlo, e probabilmente non solo per i suoi stupidi consigli.
In quei pochi secondi di riflessione, non riuscii a trovare una scusa sufficientemente credibile, e sussurrai un “perché no” rivelatore non certo di un grande entusiasmo.
“Finalmente” disse Silvia “ti tiro fuori da questo terrazzo. Praticamente non ci siamo mai visti al di fuori di casa mia. Comunque se vuoi puoi portare i libri. Sulla prua, mentre prendiamo il sole possiamo fare un po’ di ripasso”. Disse ridendo, piegando le labbra in quelle due fossettine assolutamente affascinanti.
Io la guardavo e la ascoltavo così in contemplazione, di nuovo senza riuscire a distinguere le sue parole, che scorrevano veloci come musica, e scivolavano via come il sole nel mare di quel magico tramonto.
Domenica mattina arrivai al molo con un paio di bermuda caki e una polo a righe. Nella sacca avevo qualche ricambio e i libri di analisi.
Silvia mi venne incontro. Aveva una magliettina bianca scollatissima e molto trasparente e un paio di pantaloncini chiari anche quelli cortissimi, tanto per mostrare quella sua abbronzatura perfettamente uniforme.
“Ciao Luca” mi disse mentre camminava sulla passerella. “Benvenuto a bordo”
La barca era di grande classe. Una barca a vela tutta in legno con il ponte di tek chiarissimo e lo scafo bianco con una leggera linea blu che più marcata a prua svaniva verso poppa.
“Sali, dai. Allora ti piace?”
“E’ fantastica” dissi un po’ spaesato, cercando di non essere troppo banale. Di nuovo ipnotizzato dal suo abbigliamento sexy.
“Oggi dovremo godercela tutta noi due, questa bellissima giornata”
“Perché? Non viene nessun altro?” feci con aria celatamente desolata.
“Purtroppo Enrico doveva assolutamente studiare, ha l’esame martedì. E i suoi amici quindi non sono venuti. Comunque io direi di partire lo stesso. Una giornata così ne vale proprio la pena.”
“Certo, non vedo l’ora di fare un bel bagno”.
“Allora il comandante si mette al posto di manovra” Fece lei con aria imperiosa nascondendo un sorriso.
“Beh, allora io posso fare il mozzo”
“Bene, molliamo gli ormeggi”
Alle dieci lasciammo il porticciolo in direzione Capri. Silvia manovrava il timone con il piglio di un lupo di mare. “Allora non ti fa impressione essere in mezzo al mare, in balia di una donna?”
mi gridò per sovrastare il rumore del motore e delle onde.
“Sì, ma un po’ di rischio non guasta. Poi l’hai detto anche tu, che una giornata così vale la pena….”
“Ah, mi stai anche a sentire, adesso”
La guardai, stupito. “Cosa vuoi dire?”
“Quello che ho detto” fece, senza staccare gli occhi dall’orizzonte.
“Perché? Di solito non ti sto a sentire?”
“Non fare il finto tonto. Quando mi guardi con quell’aria inebetita e alla fine rispondi a monosillabi…non mi dire che mi stai a sentire”
“Ma non è vero…dai…..” feci scuotendo la testa, con poca convinzione, cercando più di farmi perdonare.
“Va beh… lasciamo perdere…. che siamo quasi arrivati”.
Evidentemente anche lei si era accorta delle mie troppo soventi pause di contemplazione, ma non ne sembrava troppo infastidita.
Capri si era materializzata davanti a noi. C’era una selva di imbarcazioni di ogni tipo.
“Mi sembra troppo affollato, qui. E’ meglio andare un po’ più avanti”
“Sì, signor Capitano” dissi portando la mano destra alla tempia in segno di saluto.
“Bravo, mozzo, vai a prua e stai pronto a gettare l’ancora”
Dopo qualche minuto, sentii spegnersi i motori, e Silvia si avvicinò a prua.
“Siamo arrivati. Ora ci prendiamo un po’ di sole e iniziamo la nostra giornata di relax”
Si tolse la maglietta e i pantaloni e rimase in un bikini strettissimo che non conteneva il suo fantastico seno. Si sdraiò su un sottile materassino mentre mi guardava dall’alto in basso con gli occhi socchiusi dalla troppa luce “Allora, non ti metti in costume?”
Mi tolsi polo e bermuda, indosso avevo un costume a slip blu scuro. Cercai nella sacca la crema solare e prima di sdraiarmi mi spalmai il viso e le spalle.
“Serve anche a te?” chiesi a Silvia che nascosta dagli occhiali scuri non aveva smesso di guardarmi.
“Grazie, l’ho proprio dimenticata, oggi. Di solito ci pensa Enrico”.
“Allora oggi ti devi accontentare, le mie mani non sono esperte come le sue” feci con un sorriso ironico.
“Questo lascia giudicarlo a me”
Mi misi seduto sul materassino e lei appoggiò la testa sulla mia gamba destra. Iniziai dalle spalle, le mani mi fremevamo al contatto della sua pelle. Sentivo il suo profumo invadermi, ero in estasi e avrei voluto gridare di gioia. Ma anche a lei sembrava piacere.
“Ci sai fare con i massaggi. Chissà quanti altri lati nascosti hai?” disse con tono sempre più malizioso.
“Si vede che mi conosci poco”
“E’ per questo che ti ho invitato in barca. Ci vediamo sempre solo per studiare….”
Le parole che disse dopo non le percepii più, sentivo solo il profumo della sua pelle misto a quello della crema solare e a quello salino del mare. Trascinato da questi odori erotici e primordiali avvicinai la mia testa alla sua e scostati gli occhiali sfiorai delicatamente le sue labbra in un bacio castissimo e infinitamente sensuale.
Ritratte le labbra, Silvia con uno scatto si alzò in piedi, e facendo finta di niente mi disse “E’ ora di fare un bel bagno, non credi?”
Rimasi di stucco, nel vedere la sua reazione, così gelidamente scostante, sembrava non aver dato importanza al mio coraggioso quanto irrazionale gesto.
Si tuffò nell’acqua prima che potessi rispondere. Appena riemersa mi invitò a raggiungerla, che l’acqua era così tiepida e invitante.
Forse mi ero illuso, forse i suoi atteggiamenti non erano così inequivoci come avevo pensato, probabilmente ero stato solo uno stupido…. Senza riflettere oltre mi gettai nell’acqua, che avrei preferito fosse gelata.
“Si sta bene, non è vero” mi disse Silvia
“Come no! Si sta da dio”
“Facciamo una nuotata”
“Ci sto”
“Bene, allora il giro della barca. Vediamo chi è il più veloce.”
Iniziò a nuotare, aveva un bello stile, era elegante ma non troppo veloce. La raggiunsi presto e conclusi il giro per primo.
“Mi sono stancata” fece ansimando
“Per un giro della barca?” mi meravigliai con l’intento di prenderla in giro.
“Ma la barca è lunga….”
Appoggiò la sua mano destra sulla mia spalla. “Che dici di risalire?”
“Se proprio non ce la fai più…….” dissi sorridendo.
Tornati sulla barca ci risistemammo in prua a prendere il sole. Il sole e la nuotata stavano per conciliarmi ad un sonno accarezzato da una leggerissima brezza, quando senti sfiorare il mio corpo dalla mano di Silvia.
Era sdraiata di fianco, quindi pensai che mi avesse scontrato involontariamente e non aprii nemmeno gli occhi. Ma un istante dopo sentii le sue labbra toccare le mie. Spalancai gli occhi e la vidi con l’indice sulle sue labbra a indicarmi di fare silenzio, e poi rigettarsi sulle mia bocca in cerca di un bacio meno casto del primo. Fu un incrocio di sensi, la sua lingua cercava la mia in un intreccio di caldo erotismo. Sentivo l’erezione crescere nel mio costume.
Ci staccammo per prendere fiato e lei si accorse della mia eccitazione e mise una mano sul mio sesso massaggiandolo da sopra il costume.
Con entrambe le mani abbassò il costume. Il mio orgoglio svettò finalmente libero già coronato da qualche gocciolina di piacere. Silvia si avventò su di lui, lo circondo con le sue labbra, percorreva tutta l’asta con la lingua, per fermarsi sulla cima e giocare con il filetto. Stavo provando sensazioni incredibili. Vedevo la sua testa bionda piegarsi ritmicamente su di me, sentivo il piacere salire dal profondo e anche lei si accorse di avermi portato vicino all’orgasmo e si staccò.
“Luca, ho voglia di farlo” mi disse togliendosi il costume. Io ero ancora sdraiato, così come mi ero messo ad asciugarmi. Lei si mise su di me impalandosi sulla mia asta.
Era lei a condurre il gioco e lo sapeva fare bene. I suoi movimenti erano lunghi e decisi, le sue pareti mi circondavano e sfregavano il mio sesso provocando un piacere divino.
Le sue tette sobbalzavano davanti al mio naso, il che mi eccitava da morire. Io ero dentro di lei, ma anche lei era in me in quel momento che non aveva spazio e non aveva tempo.
I suoi umori scendevano su di me, era eccitatissima, le sue pareti si contraevano sempre più veloci, venne gridando il mio nome, squarciando un silenzio divenuto irreale.
Poco dopo raggiunsi anch’io il culmine del piacere, riversando il mio seme nelle sue viscere calde. Stremata si lasciò andare su di me. Ancora in lei, la abbracciai e la baciai. Lei mi sfiorò il viso con la sua morbida mano, e mi sussurrò dolcissime parole che una promessa mi impegnò a non svelare.

Dopo l’esame non ci vedemmo più. Quattro o cinque anni più tardi seppi che si era sposata con Enrico, che non si era mai laureata, e di tanto in tanto solcava ancora il golfo di Napoli su una barca bianca dal chiarissimo tek. Può darsi che lo faccia per ricordarsi di quando su quella prua si era conquistata un attimo di felicità.

 

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Da barista a schiavo by OpeOpeElvis [Vietato ai minori]




Sono tornato con una nuova tipologia di racconto! Si tratta di un dialogo in chat con un altro ragazzo, quindi un botta e risposta per creare una storia che si evolve e modifica nel tempo, in base alle voglie e alle sensazione di uno o dell’altro. Potranno esserci alcuni errori di battitura e piccole deviazioni o incongruenze nella trama proprio per il fatto che tutto viene scritto in tempo reale tra me e l’altro scrittore. “ME” sta per me stesso, mentre “YOU” è lui che scrive. “*” questo simbolo rappresenta la narrazione, ovvero le cose che uno fa o pensa, mentre questo simbolo “-” significa che il personaggio sta parlando! Si tratta, per chi se ne intende di una role. Fatemi sapere se vi piace questo tipo di racconto, scrivetemi alla mail opeopeelvis@gmail.com oppure su tumblr, all’indirizzo ilragazzoperverso.tumblr.com. Buona lettura!

ME: *sono in un bar, con un cliente di lavoro a discutere degli ultimi pacchi da spedire. vengo distratto continuamente dalla figura snella del barista che si muove fra i tavoli e fa le ordinazioni, pulisce il pavimento e si china per raccogliere qualche tovagliolo in giro per la sala. il cliente mi riporta all’attenzione, rimproverandomi per alcuni dati pochi chiari. il mio sguardo però è poco attento ai suoi dati…”

YOU: *Mi avvicino al tavolino dove noto due clienti che parlano tra loro, e cercando di non disturbarli troppo dico timidamente* salve, desiderate ordinare qualcosa? *osservo i due ragazzi in attesa di una risposta*

ME: *lo guardo con sguardo penetrante, divertito dalla sua timidezza, cercando di capire che tipo di uomo fosse. *-si per me una cedrata
* lo guardo allontanarsi di spalle*

YOU: *Un po intimidito dallo sguardo di quello strano ragazzo, che sento continuamente addosso, mi allontano e preparo una cedrata. Subito dopo la porto a tavola* ecco a voi, signore.. *dico lasciando la bevanda sul tavolino insieme allo scontrino*

ME: *ringrazio il tipo e continuo a fissarlo fino a che se ne va.
finalmente finisco col cliente e lo saluto, poichè aveva fretta di raggiungere un altro manager. metto via il tablet e i vari documenti per poi dirigermi al bancone per pagare il conto*

YOU: *Noto il ragazzo avvicinarsi al bancone, e lo guardo con un sorriso* allora, la cedrata è stata di suo gradimento? *sorrido e continuo a fissarlo*

ME: – si grazie molte. *sorrido di rimando* – fammi il conto per favore.
– fino a che ora siete aperti alla sera? *chiedo curioso.

YOU: Uhm, fino alle 8, perchè? *chiedo mentre faccio il conto, porgendolo al ragazzo*

ME: – grazie. * con lentezza estraggo il portafoglio e metto i soldi sul bancone
– mah pensavo che potrei passare a prenderti e portarti da me per una birra.
*sfacciato. un po’ mi vergognavo ma sapevo di dover seguire il mio istinto.

YOU: Una birra…? *arrossisco un po per quell’invito, non capendo dove voglia arrivare* Ehm, ti ringrazio, ma io non bevo… *Rispondo cercando di nascondere la timidezza, sentendomi un po a disagio. Intanto afferro i soldi e li deposito alla cassa*

ME: * deluso * -beh, niente allora. io passerò comunque questa sera, mi piace questo locale. se mai cambiassi idea.
*estraggo 50 euro e li schiaffo sul banco.
– la tua mancia. *lo fisso negli occhi con un ghigno. mi giro e me ne vado con la mia valigetta.

YOU: *Stupito da quel gesto afferro la mancia e vedo il ragazzo uscire verso la porta* ehi aspetta non posso accettarli… *non finisco la frase che lo vedo sparire fuori la porta, e sospiro* che strano tipo…. *dico pensieroso*

Più tardi…

ME: * torno alle 19 nel bar. saluto con un cenno il barista e mi siedo ad un tavolo nell’angolo. estraggo il tablet e alcuni fogli. comincio a lavorare*

YOU: *Lo osservo tornare al bar, era il ragazzo della mancia. Mi avvicinai timidamente* Ehm, buonasera, lieto di rivederla… oggi non avrebbe dovuto lasciarmi tutti quei soldi.. *dico imbarazzato*

ME: * il barista mi distrae dal mio lavoro, alzo la testa e sorrido alle sue parole
– tranquillo, non ne riceverai altri, dovrai farteli bastare per tutte le volte che ci vedremo. * ghigno
– portami una birra, piccola. * ordino e mi rimetto al lavoro

YOU: Subito… *vado in frigo, lo apro, e prendo una birra piccola, portandola a tavola* Ecco a lei, se ha bisogno d’altro basta chiedere… *mi giro e torno al bancone*

ME: * continuo a lavorare e sorseggio la birra, ho moltissimo da fare. non mi rendo conto che il tempo sta volando*

YOU: *Il tempo passa velocemente, si fanno le 20, e mi avvicino nuovamente al tavolo del ragazzo immerso nel lavoro* Ehm, scusi se la disturbo, ma stiamo per chiudere… *dico con un sorriso*

ME: finalmente. ero stufo di questa roba. allora, vieni da me? voglio offrirti un lavoro.

YOU: Uhm… *lo guardo pensieroso e poi annuisco* d’accordo, sono curioso di vedere di che si tratta…

ME: – ottimo, fai le tue cose, ti aspetto qui fuori in auto.
*tiro fuori 5 euro ed esco

YOU: *Vado a depositare i soldi, prendo la mia roba, ed esco fuori dal bar, guardandomi intorno* dove sarà…. ah eccolo… *mi avvicino all’auto ed entro dentro* scusi se l’ho fatta aspettare

ME: – nessun problema. io abito qui vicino, ci mettiamo un attimo.
*arriviamo e lo faccio salire al mio appartamento, molto grande, all’ultimo piano di una palazzina di 4 piani.
– siediti *indico il tavolo
– cosa ti offro?

YOU: *Entro in casa guardandomi attorno, incuriosito, per poi sedermi al tavolo* guardi, non si scomodi, non prendo nulla…
*dico sorridendo*

ME: – va bene. la faccio breve. all’inizio volevo solo fare qualche parola con te, ma prima nel bar mi è venuta un’idea. ovvero di offrirti un lavoro. come vedi casa mia è tutta sotto sopra, non ho tempo per sistemarla, e nessuno lo fa. in piu potresti darmi una mano con il mio lavoro, facendo le cose più semplici, sempre qui a casa mia. vitto e alloggio compresi. pago bene.
– in piu la mia ragazza che viene qui nei weekend, ha insistito molto che io trovassi qualcuno per dare una sistemata a casa e pulizie varie, ma non voleva che assumessi una ragazza… è gelosa. tu mi sembri un ragazzo serio e disponibile.. che ne dici?

YOU: *Lo guardo pensieroso* ma io ho fin’ora ho lavorato solo nei bar come cameriere, non ho mai fatto le pulizie di casa… *dico perplesso, e imbarazzato* penso sia un lavoro femminile… non so….

ME: – non dire stronzate. puoi farlo benissimo. e poi non si tratta solo di quello. devi lavare stirare, preparare da mangiare, fare la spesa, occuparti della manutenzione. non mi interessa se non sei capace, imparerai facendolo.
io ti propongo questo. pensaci su, domani puoi farmi sapere.
ah. quanto prendi al bar? ti offro il doppio.

YOU: Ehm prendo mille euro… davvero mi potresti dare il doppio? *dico con gli occhi che brillano a quella affermazione, e in base alla risposta sarebbe stato difficile rifiutare*

ME: – si. 2000 euro al mese. e non avresti spese perchè qui mangi e dormi, hai una camera tutta tua con bagno. e avresti anche tempo libero..
– ti sto facendo un regalo.
– ora vattene, per pensarci, puoi farlo anche a casa tua

YOU: Ehm…. potrei darti la risposta già ora se vuoi… *dico cercando di contenere la felicità* ma se preferisci te la do domani

ME: – perfetto da domani cominci. alle 8.00 devi essere qui con tutta la tua roba, e in giornata farò preparare il contratto. l’unica cosa è che non puoi venire in auto, non ce parcheggio per la tua.
– a domani *sorridendo malizioso, lo accompagno alla porta mettendogli una mano sulla nuca

YOU: a domani *dico sorridendo, sentendo la mano sulla nuca* e grazie della sua offerta, signore.. *mi volto e vado via, preso dalla felicità, pensando a tutti quei soldi*

Continua…

 

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Nora e l'Abisso by Nora [Vietato ai minori]




Nelle ultime settimane Nora subisce l’arrivo della primavera. Il clima ancora instabile di marzo le mette irrequietezza e come tutti gli anni in questo periodo sente il bisogno di grossi cambiamenti, di qualcosa che la scuota dal torpore invernale, qualcosa che la risvegli. Ha bisogno di grandi novità.

Negli ultimi tempi si sta interessando sempre di più alle dinamiche BDSM, le è sempre piaciuto il sesso forte, le piace essere guidata e ricevere ordini, le da estrema soddisfazione sentire i complimenti quando esegue correttamente le richieste. Sta facendo diverse ricerche su internet, si è iscritta da qualche settimana su un famoso sito internazionale che raccogli gli appassionati del genere e sta ricevendo diversi contatti interessanti. Certo ci sono aspetti estremi che non la attraggono, ma l’idea di trovare un Dom in zona che la possa seguire e istruire la intriga molto. Purtroppo molti si rivelano già online delle persone un po’ strane, alcuni parlano a malapena l’italiano (e Nora è una piccola grammarnazi, certe storpiature proprio non le regge), altri è riuscita a incontrarli anche dal vivo per un caffè e per avere un impatto visivo. Nessuno l’ha colpita veramente, non è scattata la scintilla. – Mi rendo conto di essere molto esigente, ma non è una cosa che si può prendere sottogamba… meglio vagliarne di più per essere sicura di trovare quello giusto –

Oggi nella sua inbox ci sono due nuove richieste di amicizia. Una delle due la attrae di più.

Abisso68: Ciao Nora, mi piacerebbe molto conoscerti, dalla tua descrizione sembra tu stia cercando un Dominatore per far esplodere la tua indole. Io sono un Master da molti anni e ho fatto da trainer a diverse sub e slave. Voglio incontrarti appena possibile, io sono più che sicuro di essere la persona giusta per te. Aggiungimi su kik, abyss_68

Nora percepisce un po’ troppa sicurezza, per la sua piccola esperienza quelli così sicuri di sé spesso si rivelano dei grandi bluff. Apre comunque kik e cerca l’account.

Nora: ciao, ho letto il tuo messaggio, mi farebbe piacere conoscerti meglio

abyss_68: buongiorno Nora, hai fatto molto bene a contattarmi. Cosa stai facendo ora?

Nora: mi sono appena alzata, devo prepararmi per andare a lavoro.

abyss_68: mmm… e che lavoro fai?

Nora: sono impiegata in una multinazionale, mi occupo di statistiche

abyss_68: leggo dal sito che hai 35 anni, sei impegnata?

Nora: no, ho vissuto una storia lunga, con tanto di convivenza, ma mi son resa conto che stava diventando troppo monotona e ho rotto qualche mese fa

abyss_68: hai fatto bene Nora, meglio lasciare il prima possibile la zavorra, prima che diventi un problema. Vuoi farmi qualche domanda? Puoi farlo

Nora: mmm sì… 68 è il tuo anno di nascita? Hai 48 anni?

abyss_68: sì, è un problema per te? Sono troppo vecchio?

Nora: no, anzi, sicuramente hai molta esperienza ed è quello che sto cercando. Sei sposato o impegnato?

abyss_68: sono sposato, ma mia moglie è fuori da queste dinamiche, preferisco avere a che fare con partner sulla mia stessa lunghezza d’onda. Lei è con me da tanti anni, è la zavorra che non ho lasciato quando potevo… adesso ormai è troppo tardi. Va bene così.

Nora: capisco… ed è da tanto che pratichi come Master? Avrai avuto diverse slave

abyss_68: sì, sono ormai quasi vent’anni cara, da quando ancora non era di tendenza il bdsm e ci prendevano per pazzi e malati ahahah. Adesso con internet e con queste cinquanta sfumature almeno l’ambiente si è popolato di qualche donzella curiosa, prima era molto più difficile trovarsi.

Nora: mi piacerebbe incontrarti, così per prendere un caffè e vederci a quattr’occhi se per te non è un problema

abyss_68: nessun problema cara, mi fa molto piacere come ti ho già detto. Anche stasera, siamo della stessa città, dimmi tu dove e l’ora

Nora: va bene, ti mando un messaggio più tardi per farti sapere a che ora esco e il posto. Ora scappo, rischio di arrivare in ritardo 😛

abyss_68: corri, corri piccola Nora… a dopo

Durante la giornata lavorativa Nora ripensa ad Abyss, lo trova davvero molto interessante – spero davvero non si riveli un bluff come gli altri… ma le premesse per essere quello giusto ci sono tutte – Riesce a mandare un messaggio con l’ora e il luogo per l’incontro e lo manda con dita tremanti di emozione. È ormai giunta l’ora di uscire ma Nora vede avvicinarsi il suo capo, Mario, un ometto insulso e irritante. Si affianca alla sua scrivania e con aria dimessa, appoggia un fascicolo. Nora lo guarda e solleva lo sguardo verso di lui con espressione interrogativa. “Va fatto entro oggi Nora… Me lo hanno appena dato anche a me… non prendertela con me”
“Ci sei tu qui, con chi dovrei prendermela?”
“Ehehehe, hai ragione… ”
“Questo mi costerà almeno due ore di lavoro Mario… ma te ne rendi conto??”
“Lo so… Mi spiace, davvero…” E con queste parole l’inetto si allontana lasciando Nora con un’espressione fra il disgusto e lo stupito.

Nora: Ciao… mi spiace ma un inconveniente a lavoro. Non credo riuscirò ad uscire prima di due ore. Credo che il nostro caffè dovrà essere rimandato… mi spiace

abyss_68: ciao Nora, non preoccuparti, sono cose che capitano. Perchè invece non trasformiamo il caffè in una cena? Niente di formale e avremo più tempo per parlare, che ne dici?

Nora è molto indecisa. Un invito a cena le sembra davvero impegnativo come primo incontro. Ma allo stesso tempo trova anche scortese rifiutare il suo invito.

Nora: va bene, mi sembra il minimo accettare visto che sei così disponibile :)

abyss_68: perfetto, allora ci vediamo al “Gatto Nero” hai presente? I gestori sono degli amici, il posto è molto centrale e i gestori sono miei amici.

Nora: ho presente ma non ci sono mai stata… ma amando i gatti non posso che essere felicissima per la scelta :)

abyss_68: Perfetto, ci troviamo là per le 20.30, va bene?

Nora: Benissimo, a dopo!

Nora passa un’ora e mezza completamente assorta nel lavoro per finire il prima possibile. Riesce a consegnare dopo un’ora e tre quarti, anche prima delle due ore previste. Sta spegnendo il pc e sono le 19:00 – Ho giusto il tempo di passare a casa, cambiarmi e rinfrescarmi un po’ e poi devo riuscire immediatamente – Prende al volo la borsa ed esce con passo leggero.

Una volta a casa si spoglia velocemente e si butta dentro la doccia, si sente elettrizzata per l’incontro e anche parecchio agitata. Cerca di lavarsi velocemente ma poi quasi sovrappensiero la sua mano indugia sulla sua fessura, il calore dell’acqua, il profumo di vaniglia e arancia, la voglia di scaricare un po’ di tensione ed ecco che le dita di Nora scendono a stuzzicare il clitoride già pronto e reattivo. I brividi si irradiano verso tutto l’addome e dietro fino alla schiena, continua a fare piccoli cerchi e sente piano piano la tensione scivolare via, come le gocce di acqua scivolano sul suo corpo. Appoggia una mano sulle piastrelle lisce, con l’altra continua a masturbarsi, infila due dita a fondo e comincia a stantuffare, il movimento fa sbattere e sfregare il palmo sul clitoride, il ritmo aumenta, Nora chiude gli occhi e dischiude le labbra per emettere un gemito leggero e l’orgasmo la assale improvviso con mille brividi.

Finisce velocemente di prepararsi, si sente molto più rilassata dopo la doccia. Decide di vestirsi in maniera molto sobria e informale, pantaloni e una maglia leggera, niente tacchi. Esce di casa dieci minuti prima delle 20:00, il suo anticipo sull’anticipo è ormai quasi patologico.

Riesce a trovare un parcheggio molto vicino. Il tempo di chiudere la macchina e sente il messaggio arrivare.

abyss_68: Nora io sono già dentro, ti aspetto.

Nora: ok, io sto per entrare

Entra nel locale, si guarda in giro velocemente, ci sono pochi clienti, solo uno è da solo al tavolo e la sta guardando con un sorriso sornione. Si alza e le fa cenno di accomodarsi.
“Ciao Nora, mi fa piacere vederti, sei proprio come ti immaginavo” Le stringe la mano, la tira a sè e la bacia sulla guancia. Nora sente avvampare il viso.
“Ciao… Meno male siamo riusciti a vederci comunque” Nora ha lo sguardo sfuggente, si sente molto in imbarazzo ed evita di guardarlo in faccia. Lui l’aiuta a sedersi avvicinandole la sedia.
“Beh, quando il destino ti permette di incontrare una persona interessante devi fare di tutto per dargli una mano, no?” Gli risponde lui sorridendo mentre si siede al suo posto.
Siedono a un piccolo tavolo quadrato, l’uomo decide di sedersi nel lato a fianco a Nora non di fronte a lei. Nora prova ad osservarlo di sottecchi, non è molto più alto di lei e per avere 48 anni sembra portarseli piuttosto bene, di fisico snello e longilineo. I capelli sono tenuti molto corti, castano chiaro con una leggera stempiatura. Sul viso poche rughe, un accenno di barba comunque curata, il naso è acquilino e gli occhi, gli occhi sono color ghiaccio, chiarissimi e molto penetranti. È vestito in maniera elegante ma senza troppo sfarzo, una camicia chiara aperta ai primi bottoni, i pantaloni hanno un taglio classico e la giacca poggia in una delle sedie libere del tavolo.
“Mi sembri un po’ agitata Nora… che succede?”
“Ehm… niente, è normale, mi serve solo un po’ di tempo per sciogliermi un po’, abbi pazienza” Nora sfodera il più splendente dei suoi sorrisi per liberarsi un po’ dall’imbarazzo del momento.
Arriva al tavolo un uomo con due menu in mano. Da una pacca sulla spalla ad Abyss.
“Ciao caro! Vi servono i menu? O faccio io?”
“Fai pure tu, lo sai che mi fido” gli risponde sorridendo.
“Nora, questo è Giuseppe, un caro amico, insieme a Giacomo sono i gestori di questo locale. Ci conosciamo oramai da tantissimi anni” Nora stringe con gentilezza la grossa mano dell’omone che quasi stritola la sua.
“Molto piacere” Nora ha un leggero brivido a guardare in faccia Giuseppe, ha un che di suino nei lineamenti, sembra un cinghiale: fronte bassa, occhi piccoli, denti grandi e labbra fini. La sta fissando troppo a lungo e non si decide a lasciarle la mano. Nora la tira via facendo un po’ di forza.
“Va bene, vi mando il ragazzo con gli antipasti” Nora si volta a guardarlo andare via.
“Devi scusarlo Nora, è un po’ rozzo ma amante della compagnia femminile, evidentemente devi aver fatto colpo su di lui per qualche tuo particolare” e con lo sguardo indica la scollatura di Nora, la sua maglia con scolloo a V lascia intravedere giusto l’inizio della spaccatura del suo seno. Nora cerca di ricomporsi un pochino.
“Ah… mi spiace ma di solito non uso scollature… dovrei stare più attenta quando si vede troppo”
“E fai male, ti dona molto questa maglia” Nora gli sorride con riconoscenza.
La cena scorre tranquilla. Nora riesce a mettersi a suo agio e ha modo di fare tantissime domande ad Abyss, sul suo essere Master, sulle slave. Risponde anche ad alcune domande che lui le porge riguardanti ciò che la incuriosisce e ciò che invece non le interessa proprio.
“La violenza e l’umiliazione ecco… quelle proprio non fanno per me. Non sono una masochista, il dolore non mi eccita e non mi eccita neanche essere insultata o usata e umiliata”
“Lo dici perché sei sicura? Hai già avuto modo di provarlo Nora?”
“Mmmm… no, ma tendenzialmente sono molto sicura di questo. Il dolore fisico mi distrae, sono sicura che non mi ecciti affatto. Il resto non so, non ho provato ma non credo proprio faccia per me”
“Capisco. Ora vorrei che tu faccia una cosa per me Nora”
“Dimmi… se posso” Abyss avvicina il volto a Nora perché la possa sentire solo lei, le posa una mano sulla coscia.
“Mmmm… no, Nora, non ‘se puoi’. Tu la farai per me. Voglio che vai in bagno, togliti le mutandine, masturbati, voglio proprio che ti bagni completamente la figa Nora. Non mi interessa se vieni. Poi torni qui, entro cinque minuti e mi porti le tue mutandine, qui, sul tavolo”
Nora fissa quegli occhi gelidi che la penetrano a pochi cm dai suoi. Si sente attratta da quest’uomo come da un precipizio.
“È tutto chiaro?” Nora fa cenno di sì con la testa.
“E allora cosa stai aspettando Nora? Vai!” La sua voce è bassa e ruvida. Nora si alza mentre lui si riaccomoda sulla sedia, seguendola con lo sguardo glaciale.

Nora ha il cuore in gola. Raggiunge velocemente il bagno i chiude dentro e si siede sul water. Le gira un po’ la testa, il cambiamento repentino del tono della conversazione l’ha colta di sorpresa. Soprattutto non si aspettava di reagire a questo cambio con tanta eccitazione. Sbottona i pantaloni e li fa scendere lungo i fianchi, riesce a sfilarli senza togliere le scarpe. Sfila anche il perizoma blu, lo ripiega come meglio può e lo posa sulla mensolina vicino al lavandino. Si risiede e infila subito due dita dentro, non ha bisogno di fare altro, già sa di essere completamente fradicia, le è bastata la sua frase e quegli occhi puntati dentro i suoi per farle sentire una morsa stretta alle viscere. Le dita entrano ed escono veloci con un rumore liquido, Nora stringe il clitoride con l’altra mano, le basta pochissimo per sentire esplodere un orgasmo forte e caldo, si morde le labbra per non gemere, la testa abbandonata indietro e il piacere che la pervade e la conquista. Si abbandona qualche secondo, il respiro piano piano torna regolare. Riapre gli occhi, si riveste ed esce.
Quando arriva al tavolo posa il perizoma blu sul tavolo, vicino alla sua mano. Lui la guarda e sorride. Prende l’indumento, lo osserva, lo porta al naso e lo annusa.
“Ti sei bagnata ancora prima di toglierlo… Sei proprio una ragazzaccia” Nora abbassa lo sguardo e sorride imbarazzata.
“Diciamo che… la tua voce, il tuo sguardo, il comando… Una serie di cose”
“Bene, siediti” Nora obbedisce
“Sbottona i pantaloni e apri le gambe” Nora lo guarda con le labbra socchiuse, in un’espressione sorpresa e atterrita.
“Ma… dici sul serio?”
“Sbottona i pantaloni e apri le gambe, non farmelo ripetere una terza volta.” Il tono è seccato. Nora si guarda in giro – nessuno dovrebbe notarmi… siamo abbastanza appartati… – Sbottona i pantaloni e abbassa la zip, poi apre le gambe.
“Bene, non ci voleva poi tanto mi sembra” L’uomo si avvicina, appoggia un braccio sullo schienale della sedia di Nora, l’altra mano si infila nei pantaloni, entra sicura e affonda un dito dentro di lei dove ancora è umida. I suoi occhi non smettono un attimo di fissare gli occhi scuri e sbarrati di Nora. Lei inizia a respirare con fatica, l’imbarazzo la assale. Lui muove piano quel dito, dentro e fuori, come ad intingerlo in un vasetto di miele. Tira fuori la mano, lentamente, la porta al naso ad annusarla poi infila il dito medio, fradicio dei suoi umori, nella bocca di Nora che lo accoglie senza protestare.
“Molto brava Nora. Molto, molto brava… Sarà una grande soddisfazione addestrarti.”
“Veramente, io non ho ancora deciso…”
“Oh davvero? Ne sei sicura? Dimmi allora che non sono io il Master che vuoi… Coraggio piccola Nora, sto aspettando” Il suo sorriso adesso per la prima volta in tutta la serata è aperto, un sorriso di sfida, anzi, il sorriso di chi la sfida l’ha già vinta. Nora sorride imbarazzata e abbassa la testa per nascondersi al suo sguardo.
“No. Non posso dirlo, perché non sarebbe vero…”

 

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