Pregevole e insperata scappattella by Idraulico1999 [Erotico]




Non potevo lontanamente per nulla al mondo immaginare né prevedere, che quello che era iniziato in maniera impresentabile, indecente e sconveniente, come un sabato maldisposto e ostile, si sarebbe abbellito e colorato in ultimo d’una deliziosa, notevole e insperata gradazione passionale. A dire il vero, infatti, tutto era cominciato in una di quelle giornate caratteristiche in cui ti senti piuttosto bene, solamente perché sai perfettamente che il giorno dopo non lavorerai e che potrai giostrarti in conclusione come meglio ti pare, così verso le ventitré come sovente accade, io saluto amorevolmente il mio ragazzo e me ne vado a letto. Passano però soltanto dieci minuti e Mirko s’avvicina per svegliarmi, perché mi è arrivato un SMS, in quanto lui ritiene saliente che io gli dia un’occhiata indicandomi che dovrei leggerlo: perbacco, mi ero persino dimenticata per l’occasione di spegnere il cellulare ripeto sbadatamente verso me stessa.

Il messaggio in questione proviene da parte di un mio collega, un responsabile che m’invoca d’andare domani di sabato mattina in ufficio per fare delle correzioni indilazionabili e talmente urgenti, che lui m’ha appositamente lasciato sulla scrivania: accidenti pure a lui, borbotto io nel frattempo, non aveva niente di meglio da propormi, imponendomi sennonché di lavorare pure il sabato? Somara pure io, farfuglio ancora visibilmente stizzita verso me stessa, visto che non ho spento il cellulare forse lui m’avrebbe di certo chiamato a casa rimuginando di continuo la questione. Io mi sento alquanto inviperita e nervosa per la circostanza, nonostante le coccole del mio ragazzo non riesco a dormire perché mi sento agitata e inquieta per l’avvenimento.

Il giorno dopo, forse anche per rendere meno gravosa e incresciosa quest’incalzante urgenza lavorativa chiedo se Mirko cavallerescamente ha modo d’accompagnarmi, lui accetta senza lagnarsi. Suppergiù intorno alle dieci siamo di fronte all’ufficio, entriamo, io accendo diverse luci per arrivare alla scrivania del mio ufficio collocata al quarto piano, in mezz’ora sbrigo il lavoro che m’aveva lasciato il mio collega, mentre Mirko gira per i corridoi, curioso di questo posto per lui nuovo e altrettanto sconosciuto. Dopo aver terminato i vari indifferibili aggiustamenti e inviato per tempo tutto l’occorrente all’acquirente, nel tempo in cui sto spegnendo il computer ambedue sentiamo l’eco definito d’una sonora risata spandersi in lontananza nell’aria, eppure quell’ilarità m’annuncia comunicandomi qualcosa, giacché esclusa in brevissimo tempo l’ipotesi dell’avvento dei ladri, scendiamo silenziosi giù di sotto senza peraltro accendere altre luci. Per praticità usciamo dall’ingresso secondario, l’unico di cui ho le chiavi, però in quel preciso istante sagome cupe si spostano sul muro immediatamente dopo che il segnale luminoso di fuori irraggia quel fosco andito, un poco allarmante e inquietante per dire la verità quello che osservo in quell’occasione.

Il terzo piano è attualmente immerso nella totale penombra d’una giornata poco soleggiata e anche le tapparelle sono abbassate, perciò non c’è alcun fetore tipico d’un ambente rimasto chiuso. Altri sfregamenti e diversi frastuoni al presente ci conquistano, giacché sembrano evidenti rimbombi di suppellettili rimosse che sfregano, seguiti da dialoghi affievoliti peraltro da continue sghignazzate e da richiami acuti, presumibilmente gl’individui si sono barricati in una stanza, perché i rintocchi ci pervengono ammorbiditi, indiscutibilmente ovattati. Mirko si ferma dopo l’ultimo gradino, mentre io con le scarpe in mano avanzo sul tavolato auspicandomi e facendo attenzione che non cigoli. Le porte delle stanze sono tutte spalancate, cosiffatto io proseguo fino all’altro ingresso, quello principale, dove c’è il centralino. Lì riesco ad avvertire ancora dei rimbombi, come d’un portone contro il quale è sovrapposto qualche oggetto, malgrado ciò quello che più mi colpisce sono i suoni e le voci. Bruscamente una maniglia si piega e intanto una porta s’apre, io mi nascondo dietro il centralino per sbirciare, con mio inatteso sbigottimento osservo che lì c’è Nicole, la mia diretta referente che esce alla svelta dalla porta dell’ufficio.

Lei è alta e snella, con un fisico ben scolpito da anni di tanta palestra e dalle vistose diete a base di verdure che si sottopone, lui è piuttosto corpulento, ha un viso rotondo messo in luce da capelli folti. Oddio, ma che cosa ci fanno qui in ufficio il sabato mattina questi due? Dal viso scendo lungo il corpo e m’accorgo che lei ha solamente la gonna corta e un paio di calzature vistose, lui è vestito, dopo una breve sosta alla toilette rientrano nella stanza e chiudono di nuovo la porta. Io esco dal mio nascondiglio e faccio segno invitando Mirko di raggiungermi, a dispetto dell’ansia e della preoccupazione d’essere scoperta non resisto e sbircio maliziosamente dal buco della serratura.

Io vedo che lui la spinge contro il muro e s’appoggia con forza al suo reggiseno che copre quelle curva non molto abbondanti. Entrambi si baciano con desiderio, con passione e con violenza, le loro lingue s’insinuano di continuo con forza e con dei gemiti soffocati seguendo il ritmo incessante del loro piacere. Lei lo allontana quel poco che basta, poi sommessamente sostando su ogni centimetro di petto che la camicia aprendosi lascia intravedere e leccandogli i capezzoli man mano che diventano più rigidi, lui la solleva di peso e l’attira in modo risoluto verso di sé. La gonna in quel frangente s’accorcia, tuttavia appena la fa adagiare sulla scrivania, le sue gambe ancorate al suo petto mettono in gran mostra una ragguardevole fica: una larga striscia di foltissimo pelo nero compare al mio sguardo, realmente una bellissima fica villosa e curata d’ammirare in tutto il suo intero splendore. Mirko, che nel frattempo m’aveva raggiunto, giacché con silenziosa alternanza osservava con me quello spettacolo imprevisto e libidinoso non stando più nella pelle, soprattutto dopo l’ultima visione, perché lui è già in lampante delirio, sta uscendo di senno, vorrebbe partecipare al quell’irruente e vibrato accoppiamento, sennonché io lo trattengo dandogli una vigorosa gomitata.

Roberto tuttavia non è da meno, nel frattempo sale sulla scrivania dove Nicole era sdraiata e si vede chiaramente che la faccenda gli piace parecchio, sennonché la rotea sul ripiano di lavoro, in tal modo noi possiamo squadrarla adagiata di fianco. Lui con le mani appoggiate alla scrivania preme con la sua virilità sul corpo di Nicole cagionandole espliciti e inconfutabili versi di puro godimento, poco dopo lei si solleva e si siede: una spallina le cade lasciando intravedere la parte di pelle più lattea, incrocia le gambe fino a quando le sue mani non toccano lo spiccato promontorio dei pantaloni di Roberto. Lui appoggiato alla scrivania dietro di sé freme e contempla quella vista particolare che lei gli offre in modo carnale, libertino e lussurioso, Nicole si muove sicura, ma con dei gesti lenti da creare astutamente e voluttuosamente l’attesa, io e Mirko ci dobbiamo tappare a vicenda la bocca, affinché entrambi non sentano i commenti e i sospiri profondi che rischiano nel frattempo di sfuggirci. A occhio e croce e considerando la distanza e il piccolo pertugio da cui sbirciamo ha un cazzo di tutto rispetto, eppure è questione d’un attimo, perché il cazzo di Roberto scompare dietro la chioma scura di Nicole.

Noi assistiamo osservando solamente che la sua testa si muove rapida assieme a quei lunghi capelli che ondeggiano come sospinti dal vento, Roberto lascia cadere la testa all’indietro ormai incapace d’opporsi e di reagire, mentre la bocca di Nicole continua la sua bramosa e smaniosa opera. Il sipario che attualmente s’apre ci lascia esaminare molto, anzi, considerevolmente più di prima, poiché la lunghezza del suo cazzo è regolare, ma è la circonferenza del glande di Roberto che risalta in special modo, spaventandoci e mettendoci addosso apprensione. Il suo petto è scosso da fremiti di godimento, la mano di lei e le sue belle labbra serrate lavorano unite senza sosta, fino a quando un gemito peculiare di Roberto ci fa comprendere che i tentativi di Nicole non sono stati infruttuosi. Pur attendendo più del dovuto, non vediamo però fuoriuscire nulla dal cazzo di Roberto, in quanto lei ha di certo ingoiato interamente la sborrata, perché la bocca di Nicole resta incollata al membro fino a quando il suo respiro non ricompare nella norma, tenuto conto che non appena s’allontana osserviamo che la sua faccia è pulita e non vi sono segni né residui biancastri sulle sue floride labbra. A quel punto è lui a lanciarsi con foga fra le sue gambe scatenandosi come per volerne respirare tutto il sapore, dato che lei s’agita e muove il bacino come in una danza del ventre, passano soltanto pochi minuti, in quanto quei versi sonori e quei gemiti ravvicinati esplodono in un urlo, alla fine io e Mirko non resistiamo più.

Io in quell’arroventata circostanza lo trascino nella stanza accanto, sono infervorata a dovere, ci rotoliamo un paio di volte e poi sentiamo il bisogno di liberarci in tutta fretta dei vestiti, ci spogliamo a vicenda, intervallati solamente dalle saettate delle nostre bramose lingue che s’inseguono. Non importa se facciamo rumore o se ci sentono: la voglia che ha risvegliato in noi tutta quella visione è diventata incontrollabile, inarrestabile, ravvivando così i nostri istinti all’istante. Ci tocchiamo, ci lecchiamo, ci baciamo, ci strofiniamo, tutto in un energico turbine senz’ordine né regole, in un circolo di piacere continuo, poi in un fiume d’eccitazione io gl’impongo di sdraiarsi sopra di me. Avverto il suo cazzo, il suo albero maestro come lo soprannomino io, solcare nel mio oceano captando onde di brividi percorrendomi più volte e in ultimo scompigliandomi. Al momento non sappiamo più chi siamo né dove siamo, per il fatto che siamo quello che percepiamo in quel movimento rapido e ripetuto, repentinamente dentro di me s’apre un varco, io sto godendo merito dell’aderenza della mia intimità contro il suo cazzo completamente inzuppato dalla mia poderosa e tangibile eccitazione. Io non riesco più a smettere d’ansimare, sto animosamente boccheggiando, perché ogni volta che Mirko s’introduce nella mia fica mi lascio sfuggire un mugolio sommesso: sì, precisamente ecco che sento quel brivido avvicinarsi e farsi sempre più nitido, in quel preciso istante dove faccio assegnamento che lui abbia la capacità d’attendere quantomeno un attimo prima di lasciar definitivamente sbottare il suo travolgente orgasmo, inatteso e possente è invero l’urlo che io lascio erompere all’ultimo brivido che m’assale sconvolgendomi, mentre avverto ancora ondate di piacere fuoriuscire dal mio corpo, finché un gemito s’alza saettando nell’aria tiepida, poiché mi sento pervadere da quel lungo fiume vibrante.

Il suo corpo si stende come se fosse distrutto, radicalmente esanime su di me, io riapro finalmente gli occhi e unicamente in quell’istante m’accorgo con un po’ di d’angoscia mista a un indefinibile terrore, che Nicole e Roberto sono lì in piedi sulla porta aperta che ci guardano incuriositi, io sussurro appena nella direzione di Mirko che dietro di lui ci sono loro. Una sensazione smisurata di pudicizia mi pervade facendomi leggermente imbarazzare, poco dopo Mirko accenna ad alzarsi dal mio corpo, io afferro celermente il pullover tentando d’infagottarmi, nel tempo in cui Mirko ancora voltato di spalle esibisce imperturbabile le sue chiappe indossando le mutande in maniera impassibile, infine si gira e in tal modo ci ritroviamo squadrandoci di fronte a quattrocchi, i loro visi sono quieti e sereni e i loro corpi sono nudi.

Io non riesco a staccare gli occhi da lui e dal suo bel cazzo ancora semi eretto, lei è totalmente pelosa, ha la fica curatissima e ben rifinita, con quella splendida e larga striscia nera di pelo che le adorna la fessura come per proteggerla dal mondo circostante. In quel preciso istante non c’è dialogo fra di noi, perché non c’è proprio bisogno di divulgare né di manifestare né di rivelare nulla: loro non ci preoccupano né ci temono, noi lo siamo altrettanto nei loro confronti, anche perché sanno che in nessun caso avremo né il coraggio né la sfacciataggine né la spregiudicatezza di raccontare esponendo soprattutto ai loro rispettivi coniugi tutto quello che abbiamo lascivamente e spudoratamente assistito, certo e comprovato è, che parecchi dei nostri colleghi farebbero persino fatica a crederci.

Infervorata e carica, senz’attendere avvisaglie ulteriori, lei si sdraia per terra e lui si distende accanto, in tal modo noi li copiamo maldestramente e nel contempo proseguiamo a toccarci palpeggiandoci con cupidigia, Mirko è accortamente invasato per la circostanza inusuale e sorprendente del momento, pertanto si riaccende risvegliando i suoi ancestrali istinti. Io mi siedo su di lui e appoggiando le natiche appena sotto i genitali lo sfioro e intanto mi tocco, sfrutto la sua erezione per sfregarmi, nel contempo io mi manipolo accuratamente approntando ulteriormente la mia eccitazione. Subito dopo che riprendo il controllo di me stessa, scivolo dalle sue gambe fino a sdraiarmi completamente su di lui, visto che mi trovo a pochi centimetri dal suo cazzo. Attualmente sono totalmente governata da una fierezza e da un orgoglio tutto inedito, sento apertamente di dover avvalorare dimostrando schiettamente che so far godere a ragion veduta il mio uomo, così con delicatezza, ma anche con incisiva decisione glielo lecco con dovizia, partendo dal fondo fino alla punta spingendomi sino al frenulo e lì sopra insistendo maggiormente.

Roberto e Nicole osservano anelanti quella scena, lei si sdraia per terra e lui la penetra in modo poderoso, perché dal suo tangibile ansimare ci rendiamo conto che le piacciono i rapporti maneschi e rabbiosi. Lui la percuote sulle chiappe, lei sbuffa incitandolo di proseguire, successivamente s’alza, mentre Roberto sfilandole rapidamente il cazzo dalla fica gliel’infila nuovamente con una brutalità e con una crudeltà insperata, con una decisa insensibilità insistendo in modo furente nel piccolo tunnel del piacere. Io non la invidio per nulla, in quanto un po’ di forza nel maschio mi piace, però Roberto è sbrigativo, secco e per di più crudele, non l’accarezza né la bacia né la sfiora, lui deve soltanto dimostrare esprimendo la sua preminenza e la superiorità tangibile di maschio che dirige.

Mirko geme a più non posso, poiché il suo cazzo è vistosamente stuzzicato dal mio abile e virtuoso lavoro di lingua, però mi fa lucidamente intuire che non vuole ancora sborrare: prima preferisce che mi diverta ancora un po’, a tal punto mi metto su di lui nella posizione della smorza candela rivolta di schiena e lo cavalco fino a quando seppur con fatica lo allago con il mio terzo orgasmo. Adesso spetta a lui, gradualmente riprendo con ardore e con efficacia il mio galoppo verso il suo orgasmo, giacché lo stesso arriva istantaneo accompagnato dalla sua sborrata liberatoria, per il fatto che m’inzuppa ricoprendomi la pelosissima e nera fica. Pure Roberto, in maniera frettolosa, senz’aspettare che Nicole raggiungesse l’acme del piacere, l’aveva imbrattata sulle chiappe e sulla schiena cospargendole addosso tutto il suo liquido seminale.

Adesso siamo debilitati, soddisfatti e stanchi, io e Mirko stavolta senza ricoprire le nostre nudità ci spranghiamo in bagno lasciando i due spasimanti da soli in quella stanza divenuta torrida. Appena ci siamo rinfrescati e ripuliti nel migliore dei modi cerchiamo d’andare via, eppure un immorale e lascivo “ciao alla prossima” dell’altra coppia ci meraviglia e ci sorprende oltremodo, forzandoci a salutarli nonostante l’evidente e l’innegabile imbarazzo.

Chissà, chi potrà dirlo, se realmente si presenterà una futura e accattivante nuova occasione.

{Idraulico anno 1999}

 

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IL MIO NUOVO LAVORO
Dopo un periodo di crisi nel nostro paese e dopo aver passato 6 mesi da disoccupato ormai la fiducia di trovare qualche impiego stava svanendo. Io sono Michele ed ero un giovane 35enne a quel tempo, alto, moro, fisico atletico ,sposato da poco, che dopo 7 anni di lavoro in una ditta si era trovato dall’oggi al domani senza un futuro.La voglia di lavorare in quel periodo era tanta ma soprattutto c’era la necessita’di avere uno stipendio che mi garantisse di provvedere alle spese di tutti i giorni, quindi sarei stato disponibile a fare qualsiasi lavoro. Mandai quindi curriculum da tutte le parti e un giorno di novembre finalmente mi si prospetto’ un’occasione di lavoro. Mi chiamo’alla sera il responsabile del personale di un grosso gruppo di discount nel settore alimentare chiedendomi , se ancora interessato, di presentarmi per un incontro di presentazione il giorno dopo. Subito cominciarono ad illuminarsi di nuovo i miei occhi e i miei pensieri volavano gia’ alti come se gia’ fossi stato assunto. Ne parlai anche a Lara, mia moglie. Di quel posto ne avevo proprio bisogno e non potevo assolutamente lasciarmi scappare questa occasione unica e rara. Il punto vendita non distava molto da casa mia ma il mattino dopo, gia’ due ore prima dell’appuntamento ero gia’ in agitazione. Mi alzai presto, mi feci la barba, feci attenzione a curare i minimi particolari del mio aspetto perche’ volevo fare una bella figura e presentarmi bene, d’altra parte e’ la prima impressione quella che conta no ? Giunto sul posto puntualissimo, fui accolto da un signore baffuto sulla cinquantina, alto , ben messo, anche lui con un fisico statuario e in giacca e cravatta. Con fare autoritario e serio mi fece subito accomodare nel suo ufficio, si presento’e comincio’ subito a farmi domande sulle mie esperienze lavorative, se ero disoccupato, sposato o single, volle sapere anche i miei stili di vita e cosa mi piaceva fare ma soprattutto se conducevo una vita regolare o no. Era il direttore di quel punto vendita, il Sig.Bruno e tutti facevano riferimento a lui e naturalmente dipendevano da lui. In quella mezz’ora di colloquio, lo vidi impartire disposizioni per telefono a qualcuno che doveva controllare della merce in entrata e capii subito che aveva tutto sotto controllo e che i suoi ordini non si discutevano. Mi disse allora che stavano cercando un magazziniere in aggiunta all’altro che gia’ c’era per avere la possibilita’ di gestire la merce in entrata con un orario di lavoro abbastanza mattutino, si trattava di essere presente alle 6 del mattino e aspettare il camion del magazzino centrale che veniva a scaricare gli articoli ordinati il giorno prima. Ah, non mi pareva vero, questo era il lavoro che faceva per me. Dato il mio consenso, prendemmo accordi per un mese di prova e comincio’ cosi’ la mia avventura come magazziniere, in fin dei conti si trattava solo di scaricare e sistemare come indicato i bancali di materiale che poi avrebbero sistemato i banconieri. Ando’ tutto bene per due settimane dove il collega mi istrui’su tutto, tanto che potevo gia’immaginare di avere la certezza di essere assunto quando una sera il direttore mi chiamo’ in ufficio. Domani mattina il tuo collega manchera’ e dunque sarai da solo, pero’ dovrai esser qua’ almeno mezz’ora prima per organizzarti meglio ok ? Accettai di buon grado vedendo che cominciava ad avere una certa fiducia in me. Anche mia moglie era contenta e vedeva che mi dava proprio soddisfazione lavorare. Arrivai alle 5,25 ed era ancora buio ma quando mi avvicinai per aprire il magazzino mi accorsi che le luci erano accese e che dentro c’era gia’ qualcuno. Il collega pensai, ma appena aprii la porta mi trovai davanti il Sig.Bruno. Entra, entra mi disse e chiudi subito la porta mi disse con voce minacciosa. Ti hanno spiegato i tuoi colleghi come ti devi comportare con me, vero ? Restai stupito e ammutolito pensando di aver combinato qualcosa. Contro la mia volonta’mi spinse in un angolo del magazzino e mi mise subito una mano nella patta, dai fammi sentire come ce l’hai disse. Sembrava un altro e con foga comicio’ a palpeggiarmi dappertutto. Ei cosa stai facendo? Qui’ non mi hanno detto niente di queste cose e non capisco cosa vuoi da me gli dissi non riferendomi piu’ a lui come un superiore e cercando di respingerlo. Lui alzando sempre piu’ la voce : ti interessa questo posto di lavoro? E allora zitto e fai quello che dico io. Mi prese con le sue grosse braccia e mi blocco’: dai che ti piacera’essere assunto qui’e mi infilo’ la lingua in un’orecchio! Finche’ mi divincolavo mi slaccio’ i pantaloni e in un attimo me li sfilo’, dai dai ubbidisci al tuo direttore ansimava. Mi ritrovai col cazzo fuori e con gia’ le sue mani che mi masturbavano. Sii come ce l’hai bello, dai che vedo che ti piace, senti … sta’diventando duro, e non fare cosi’ il difficile. Non avevo mai provato la sensazione di farmi sfiorare da un’uomo e perlopiu’ in quella situazione che mi trovava molto impreparato e sorpreso. Pensai per un attimo la faccia che avrebbe fatto mia moglie se mi avesse visto cosi’, lei che era cosi’ tradizionalista e all’antica. Nemmeno il tempo di dire qualcosa e Bruno si chino’, mi prese per i fianchi e comincio’ a succhiarmelo. Afferrai Bruno per la testa come per allontanarlo ma stavo cominciando a provare piacere. Sentivo i suoi baffoni che mi sfioravano il pube e la sua lingua che accompagnava quella penetrazione orale e la cosa cominciava a intrigarmi, il mio membro stava reagendo diventando sempre piu’ rigido. Le mie insistenze si fecero sempre piu’ flebili, la tensione calo’e Bruno se ne accorse mollando un po’ la presa. Si tolse anche lui i pantaloni e notai che il suo cazzo era veramente un bell’uccello in erezione. Dai accarezzamelo anche tu porco, mi disse e mi accompagno’ la mano un po’ tremolante sul suo membro. Glielo accarezzai. Adesso inginocchiati a prendimelo in bocca, dai che te lo faccio sentire, il mio cazzo com’e’ buono mi disse. Ubbidiente come non mai glielo presi in bocca e come non aveva mai fatto mia moglie con me, incominciai a ingoiarlo. Il suo cazzo era diventato duro come il marmo e la sua cappella era enorme. La mia testa veniva guidata da Bruno che mi teneva per i capelli. Non capivo cosa mi stava succedendo ma la mia bocca lo accoglieva sempre piu’.Lo vedi che sei un porco,mi disse con superbia’. Con immenso piacere se lo faceva succhiare stantuffandomelo avanti e indietro in bocca facendomelo arrivare certe volte fino in gola e facendomi mancare il fiato in certi momenti. Gli presi le palle e gliele strizzai vedendo che gemeva e accondiscendeva.Ahh, ahh, lo sentivo . Ad un tratto mi fece rialzare, mi giro’ di spalle di brutto e mi appoggio’ ad un bancale che mi arrivava all’altezza del ventre facendomi chinare in avanti. Mi divarico’le gambe e, dai fammi sentire se il tuo buchino e’ ancora vergine. Il suo dito s’infilo’in un attimo dentro al mio sfintere facendomi sussultare un po’, ahh dissi restringendo le natiche. Si succhio’ il dito lubrificandolo e me lo infilo’ di nuovo. Il mio cazzo sembrava diventato di marmo, questa cosa mi stava eccitando. Quando il mio buco si inumidi’ un po’ e cominciavo ad apprezzare il suo ditone, ….. ahhhhhh gridai, fai piano almeno, dissi. Il suo cazzone mi aveva gia’ allargato il posteriore e mi stava scopando. Non accetto ordini mi disse, adesso comando io e tu stai zitto o sei licenziato. Ahhhh, lo sentivo dietro di me urtarmi contro il bancale che dall’altra parte opponeva resistenza, ero bloccato li’ e dopo un po’ di dolore cominciavo a sentirlo scivolare dentro di me. Cominciavo a mugugnare sottovoce ma non sapevo piu’ come trattenermi, stavo godendo come un maiale anche io. Bruno allora con fare esperto , finche’mi sbatteva per bene mi riprese il cazzo in mano facendomi una bella sega. Venni di brutto in una maniera come non mai e in quel momento gridai …… siiiiii sono il tuo porco !!!!!! Bruno mi venne dentro dall’emozione e dall’essere riuscito a domarmi. Bravo bravo mi disse, ritirandosi poi, e dirigendosi verso il bagno per la pulizia. Driiin, driiin, driiin, il camionista suono’ il campanello, erano gia’ le sei. Bruno si rivesti’, dai apri e scarica questo camion porco, e se ne ando’in ufficio lasciandomi li’a sistemarmi. Tornai a fine turno a casa saltellando gioioso …… Lara, Lara, sono stato assunto !!! E mi bacio’. Ma le avventure non finirono qui’, ma questo ve lo svelero’ nel prossimo racconto.

 

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