Incesto 6 – La madre by ruben [Vietato ai minori]




Lei era Adele, e viveva con suo figlio.

Quella immagine la inquietava; le tornava in mente come una trasgressione che la affascinava, che la faceva sentire macchiata di una colpa grave ma alla cui attrazione non voleva sfuggire.
Era suo figlio. Lei lo aveva allevato con grande amore, con grande confidenza. Fino a che non divenne ragazzo aveva dormito con lei, a contatto con il suo corpo. Lei lo toccava, giocava per scherzo col suo pisellino, lo baciava in bocca, dappertutto. Poi lui si era fatto grande, ma anche a 18 anni era sempre lei che lo lavava, che gli passava la spugna sulle spalle durante la doccia, che lo asciugava. Ma quella volta aveva visto che lui, mentre lei gli asciugava il petto, aveva avuto una erezione.Ed era l’immagine del cazzo del suo ragazzo che la inquietava. Non aveva potuto dimenticare il membro duro ed eretto del figlio, il fatto che era diventato grande come quello di un uomo molto dotato, il glande turgido che aveva sentito con la mano sopra l’asciugamani.
Erano quattro anni che lei si era lasciata col l’ultimo amante, non aveva fatto sesso se non masturbandosi quando il desiderio di venire diventava incontenibile, ma nessun uomo, e ne aveva desiderio. Lei si conosceva, sapeva quanto amasse il sesso. Aveva cominciato da ragazzina, facendosi chiavare da un uomo anziano vicino di casa che l’aveva sverginata. Poi i ragazzi. Spesso usciva in macchina con tre di loro e li voleva tutti e tre. Ricordava di quando si metteva piegata sul cofano dell’auto e loro la chiavavano da dietro, uno di seguito all’altro, senza venirle dentro. E poi il padre di suo figlio. Lei aveva 19 anni e lui 40. Era un bell’uomo, forte e le piaceva da morire. Lei glielo aveva fatto capire ed alla fine fecero l’amore. Lui non voleva venirle dentro, ma lei, in un impulso di libidine, lo trattenne; non lo fece apposta, lo fece per il desiderio incontenibile di sentire il suo sperma nel suo corpo. Rimase incinta e lui la sposò. Furono felici per circa un anno; poi ci fu la disgrazia. Lui lavorava in una azienda di elettricità e rimase fulminato. Le lasciò la casa, alcuni appartementi fittati e la pesione per lei e per il figlio. Ebbe un amante, un uomo sposato, e lei era delusa. Lo lasciò e lui, per tacitarla, le diede molti soldi. E poi l’ultimo amante che sfruttava il suo desiderio di sesso per coltivare i suoi vizi. La faceva chiavare da altri per guardarla, lo fece due volte finchè lei non lo mandò via e lo minacciò. Poi cambiò quartiere. E nel frattempo vedeva il figlio crescere, diventare simile al marito del quale lei aveva sempre nostalgia. E quella visione le aveva rivelato un desiderio nascosto, qualcosa che era in fondo al suo animo e di cui lei non si era mai accorta. Lo amava, era suo figlio, ma senza saperlo, nel suo inconscio aveva cominciato a desiderarlo, a desiderarlo come uomo, come maschio e questo fatto la inquietava. Quando lui la abbracciava e la baciava sul collo, come faceva da sempre, lei sentiva amore e cominciava a sentire desiderio, voleva di più il contatto con il suo corpo.

Qualche settimana dopo, di notte, si alzò dal letto; non riusciva a masturbarsi ed acquietarsi. Andò in bagno a rinfrescarsi e passò davanti alla stanza del figlio. Sentiva dei sospiri: e allora si fece coraggio e con la punta del piede spinse un poco la porta, solo uno spiraglio. La stanza era buia ma dalla luce che filtrava dalla finestra vide che si stava masturbando. Aspettò che venisse, lo sentì venire respirando forte. E si allontanò. Provava una specie di rabbia o di dispetto; poi capi che avrebbe voluto essere lei a masturbarlo, a farlo venire, a far sgorgare il suo sperma giovane da quel cazzo duro che aveva visto alla doccia. Si vergognò di averlo pensato, ma pensarlo la eccitava, le faceva nascere desiderio. Ricordava suo padre, il piacere che le dava chiavandola anche quando era incinta, la grandezza del suo cazzo quanto quella del ragazzo, la resistenza del marito capace di farla venire prima di venire lui. E nella immaginazione vedeva il giovane figlio al posto del marito, immaginava tutto il piacere che lei poteva dargli, farlo venire dolcemente, insegnargli il corpo femminile, il sesso.
La mattina dopo, quando lui uscì si baciarono come sempre sulle labbra, Ma lei prese il suo viso tra le mani e o baciò sulla bocca , con le labbra umise, a ventosa, due volte.
– Che bel ragazzo che sei e che belle labbra che hai, Pino. Tu sei l’amore di mamma, il mio ometto. Dammi un altro bacio, vieni.
E nel baciarlo pressò il suo corpo contro quello del ragazzo.

Poi lei andò a rassettare la stanza di lui. Si accorse che il computer era acceso e le venne la curiosità di vedere. E ciò che vide la sconvolse.
Il pc era bloccato su un filmino porno dove una donna matura faceva l’amore con un ragazzo. Lei glielo teneva in bocca e lo faceva venire, si vedeva lo sperma colare dalle sue labbra. Lo rimise daccapo. La donna stava sul letto a cosce aperte mentre il ragazzo le leccava la fica con amore, succhiandole le piccole labbra e mettendole la lingua nella fica. Poi la donna lo guidò sul clito e lui continuò finche lei non ebbe le contrazioni dell’orgasmo. La donna non era bella, il ragazzo era molto bello. Erano attori, eppure sembrava che lo facessero per amore, nonostante la differenza di età. Lo rivide due volte, eccitandosi. Poi pensò: perchè lui vedeva quel filmino? Forse era questo che desiderava, una donna matura o forse a lui piacevano le donne mature.Quella donna del filmino avrebbe potuto essere la madre del ragazzo ed anche di più. E suo figlio si era eccitato per questa storia anche se il computer era zeppo di filmini di ragazze giovani che facevano sesso. Aveva scelto questo e si era eccitato fino a masturbarsi in quel modo così intenso come lei lo aveva sentito.
E cominciò a pensare. Sentiva il desiderio di provocarlo, di fargli capire che ciò che voleva poteva averlo da lei, di fargli immaginare….e pensava come fare per fargli nascere quel pensiero e quel desiderio.

Quando lui tornò lei stava in cucina. Lui la abbracciò da dietro e la baciò sul collo e lei,, che stava trafficando nel lavandino spinse il culo indietro contro il bacino del ragazzo. Poi si girò, lo abbracciò spingendo il suo corpo contro quello del figlio, gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla bocca, con le labbra umide, a ventosa. Abbraciandolo si era sollevata sulle punte dei piedi in modo che i suoi seni premessero sul petto del figlio.
– Tu vuoi bene alla tua mamma, vero?
– Si, lo sai.
– E la tua mamma ti darebbe qualunque cosa tu desiderassi per farti felice, qualunque cosa.
– Mamma, sono stanco e nervoso.
– Allora mangia e vatti a riposare sul letto. Però spogliati altrimenti si sgualciscono i vestiti.
Si era accorta che il ragazzo si era emozionato in quell’abbraccio e quel bacio umido sulla bocca, e aveva percepito uno piacere del figlio quando lei aveva fatto aderire il suo corpo a quello del ragazzo.

Lui si era spogliato e messo a letto, solo con gli slip ,come faceva sempre. Più tardi lei andò a controllare se si era coperto per dormire. Si abbassò sul letto e lo baciò in fronte. Lui era in un stato di sonnolenza, non era completamente addormentato e mormorò:
– Mamma…..
Lei gli girò un pò la testa e lo baciò sulle labbra e lui le rispose abbracciandole la testa.
– Che c’è, piccolo, vuoi la tua mamma? – e lo baciò ancora sulle labbra, ma restando a lungo con le labbra su quello del figlio….e vide che la coperta era sollevata all’altezza del cazzo, che lui aveva avuto una erezione. Glielo carezzò sulla coperta, lievemente , passando alcune volte la mano sulla lunghezza.

Lui aveva qualche linea di febbre, non si alzò quel pomeriggio. Lei era ansiosa per la sua salute. Aveva preso freddo per la sua abitudine di stare nudo nel letto, era congestionato e lei pensò di frizionarlo con una pomata alla canfora.
Accese la stufa nella stanza e gli scoprì il petto. Glielo accarezzò,indugiando col palmo della mano sui suoi capezzoli e lo sentiva eccitarsi. Comiciò a frizionarlo, lentamente, passanso la mano sul petto quasi col piacere di toccarlo. Lui teneva gli occhi chiusi e lei vide che la coperta si sollevava, aveva erezione per quel massaggio così sensuale. Lo sentiva reagire lievemente quando passava il palmo della mano facendola ruotare sui capezzoli. Poi lo coprì.
– Dormi, adesso.
– Rimani con me – gli disse lui – e lei sentì in quella richiesta una strana tenerezza. Lo carezzava sul viso aspettando che si addormetasse e quando lo vide quasi dormiente, passò la mano sulla coperta dove era il suo cazzo e lo baciò succhiandogli lievemente il labbro inferiore. Ma non le bastò: fece buio nella stanzaa per farlo dormire e mise una mano sotto la coperta. Sentiva la grandezza del suo cazzo sugli slip e poli li abbassò un poco per toccare la carne, per passae il pollice sul glande e sentire la pelle liscia. E lo carezzò sui testicoli, lievemente, per non svegliarlo, sembravano i testicoli di un torello, grossi. Gli carezzò le cosce, sfiorandogli i peli. Ma si fermò per paura che si svegliasse.
La sera lui respirava meglio ma si sentiva senza forze.
Lei gli mise la casacca del pigiama e mentre gliela metteva gli sfiorava apposta i capezzoli.
– Vieni a dormire vicino a me, non posso stare tutta la notte in piedi.
– Mamma, ma….
– Ma cosa? Da piccolo hai sempre dormito con me.
Lui si mise nel letto grande della madre , si era portato il computer.
– Chiudi gli occhi, adesso, mi devo cambiare.
Lei si cambiò davanti al grande specchio dell’armadio; sapeva che lui la stava guardando, ma lo fece con naturalezza. Si tolse il reggiseno e si guardò e toccò i seni davanti allo specchio. Si tolse i pantaloni, rimase solo con i piccoli slip quaisi trasparenti e finse di cercare la camicia da notte in modo da rimanere il più possibile soto lo sguardo del figlio. Aveva belle cosce, un bel culetto e, davanti allo specchio, le mutandine facevano vedere il nero dei peli del pube. Poi indossò un baby-doll, molto corto, che lasciava fuori un pò delle mutandine, spense la luce e si mise nel letto accanto al ragazzo.
Lui prese il portatile che aveva messo sul comodino, se lo appoggiò sul petto e lo accese.
– Dai, disse lei, vediamoci qualcosa insieme.- accostando il suo corpo a contatto con quello del figlio. Ma quando lo schermo si illuminò si rivide la scena della donna che faceva il pompino al ragazzo.
– Mamma, non guardare.
– Non cambiare, voglio vedere.
– Ma è una cosa….
– E’ sesso ed è una scena bellissima, lasciamela vedere. Non c’è niente di male.
La coscia di lei era a contatto con quella del figlio e per vedere meglio gli si era messa quasi addosso, facendogli sentire i suoi seni sul braccio.
– Bello, vero? ah, lei è una donna matura, forse ha la mia età ed il ragazzo la tua. Come è brava, lo sta portando in paradiso.
Allungò la mano e gli sfiorò il cazzo in mano, era durissimo.
– Ti sta eccitando, vero? eccita anche me, Guarda come sono belli! questo ragazzo è proprio bravo, un vero ometto. Dai non imbarazzarti, non c’è niente di male a vedere un pò di sesso; e poi questo è così bello. A te piace vedere questo filmino?
– – Mamma, ma io….
– Su, parla con la tua mamma. Ti ha eccitato molto, hai il pisellino duro duro. Perchè non ti confidi con la tua mamma? tu hai questi desideri?
Si,è così. Sei giovane e sei un bel ragazzo, più bello di questo del film. Perchè non ti fai aiutare dalla tua mamma. – e mentre parlava gli passava la mano delicatamente sull’asta.
-Ti piace così?
– Mamma, tu….mi aiuteresti?
– Vieni, ti faccio provare quello che fa quella donna.
Lui non aveva mai avuto un pompino e lei era abilissima a far godere l’uomo in quel modo. Da ragazza ne aveva fatti tanti, anche a sconosciuti. E poi lo faceva con amore, col desiderio di farlo godere il più possibile. Gli leccava l’asta, l’attacco del glande all’asta, gli faceva succhiotti al glande, gli carezzava i testicoli tenendoglieli in una mano. Lui la carezzava sui capelli, sentiva i seni che strusciavano sulle sue cosce.
– Mamma, come sei brava, che bello.
Poi lei sentì le contrazioni del cazzo vicino allorgasmo, rallentò, voleva che venisse lentamente, con un orgasmo più lungo. E sentì lo sperma caldo del figlio che le inondava la bocca e non potè trattenersi dal desiderio di ingoiare quello sperma fresco e giovane mentre glielo teneva ancora in bocca aspettando che finisse la turgidezza.
Andò in bagno a sciacquarsi la bocca e portò un asciugamanino umido per pulirgli il cazzo.
Lui la abbracciò, le mise la lingua in bocca, le toccava i seni, era ancora eccitatissimo.
– Sei contento?
– Ah, che bello, mamma, ti amo.
E lui timidamene spinse la mano a toccare i peli del pube della madre.
– Vuoi toccarla? si, te lo faccio fare.
Si tolse le mutandine e si mise accanto a lui con le cosce aperte.
– Voglio vederti, mamma. – disse lui, ed accese la luce della lampada del comodino. Poi timidamente le mise un dito dentro, sentì l’umido della eccitazione di lei. aveva il cazzo di nuovo duro.
– Vieni piccolo, mettiti tra le mie cosce, ti faccio fare tutto. Vieni, fammi sentire come sei diventato uomo, chiava la tua mamma.

Dormirono fino al mattino, nusi ed abbracciati nel letto. Era domenica.
Lei si alzò per prima, lui rimase nel letto e quando lei gli portò il caffè lui le disse:
– Mamma, fammela vedere, è bellissima.
– Va bene, ma poi alzati.
Si tolse le mutandine, sollevò la veste e si avvicinò al viso del figlio mettendogli la fica molto vicina al viso. Lui la penetrò col dito.
– Succhialo amore – gli disse lei – ha sapore di femmina.
Lui mise due dita , le mosse un pò avanti ed indietro e sentì il bagnato della eccitazione di lei. Tirò fuori le dita bagnate e lei gli prese la mano e gliele fece mettere in bocca.
– Bravo, così, impara il suo sapore.
(continua)

 

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Quel porco del papà di Stefano. by Stephan Zanzi [Vietato ai minori]




Quel porco del papà di Stefano. di Stephan Zanzi New!

Note:

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I genitori di Stefano sono divorziati a causa delle continue avventure extraconiugali di mio suocero, che alla lunga avevano stancato la mamma di Stefano, la quale aveva preteso il divorzio. Adesso lei si era felicemente risposata con un altro uomo, e lui invece non aveva smesso di fare ciò che gli piaceva di più, ovvero scopare a destra e a manca (nonostante l’età). Purtroppo non era del tutto autonomo, e così avevamo provato ad affiancargli numerose badanti, le quali dopo qualche giorno se ne andavano, e quando chiedevamo loro delle spiegazioni ci rispondevano tutte allo stesso modo, e cioè che mio suocero era un gran porco. Allora io e Stefano eravamo giunti alla conclusione che rimaneva soltanto una cosa da fare, cioè portarlo in una casa di riposo.
Detto fatto; avevamo trovato una casa di riposo gestita dalle suore in modo ferreo. In principio il problema pareva risolto, come se le donne di chiesa fossero riuscite a mettere in riga mio suocero. E invece ci sbagliavamo. Nemmeno un mese che ricevemmo una telefonata dalla madre superiora, la quale ci chiese di andarci a riprendere Pietro, perché il suo comportamento non era consono al decoro dell’istituto. Era stato beccato a fare sesso anale con un’infermiera. L’avevano sorpreso proprio mentre le inondava di sborra il condotto anale. Non c’erano scusanti. L’aveva fatta davvero grossa. Insomma, era fuori dall’istituto per sempre, e avremmo dovuto trovargli un’altra sistemazione. L’unica cosa che potevamo fare era quella di ospitarlo da noi, almeno fino a quando non avremmo trovato una collocazione migliore.
È stato un periodo davvero faticoso perché ho dovuto fare un po’ da crocerossina e allo stesso tempo mandare avanti il negozio di lingerie. Per fortuna ho potuto contare sull’aiuto di nostra figlia Moana. Senza di lei non sono sicura che ce l’avrei fatta. Stefano in quel periodo in casa non c’era mai, perché il suo lavoro si era enormemente intensificato.
La prima notte è stata davvero ricca di sorprese. Ero sola in casa, e mio suocero dormiva nella camera degli ospiti, ma prima di andare a dormire anche io ebbi la brillante idea di aiutarlo a lavarsi. Così con una bacinella d’acqua e una spugna andai da lui, ma di svegliarsi non ne voleva sapere. Cominciai a spogliarlo e a lavarlo, e quando gli levai i pantaloni spalancai gli occhi dallo stupore: non aveva le mutande, e il suo cazzo era gigantesco ed era in erezione. Mai visto niente di così maestoso. Con la spugna cercai di lavargli le palle e l’asta, ma facendo attenzione a non svegliarlo. Arrapato com’era non volevo che gli venissero strane idee. Dopo un po’ lo afferrai con decisione. Sentii il calore e la sua potenza contro il palmo della mia mano. Non potevo credere che mio suocero avesse un arsenale di quella portata. Pietro non era mai stato un adone; chi l’avrebbe mai detto che nascondeva un attrezzo di quelle dimensioni?
Notai che sulla punta del glande era comparsa una gocciolina trasparente che poi iniziò a scivolare giù lungo l’asta fino a raggiungere la mia mano. Senza rendermene conto avevo cominciato a segarlo, non so perché lo stavo facendo, forse perché era il mio istinto da zoccola che mi chiedeva di farlo. Forse perché non riuscivo a resistere di fronte ad un palo come quello, perché quando un uomo diventava così duro sentivo il dovere di accontentarlo, semplicemente perché ero fatta così, non per niente tutti mi chiamavano Sabrina Bocca e Culo.
Ma forse il motivo era un altro; il fatto è che mio suocero aveva sempre avuto una cotta per me, fin dal giorno che Stefano mi aveva portata a conoscere i suoi. Ricordo, quando eravamo fidanzati, tutte le volte che andavo la domenica a pranzo dai suoi, mio suocero mi salutava sempre allo stesso modo, e cioè regalandomi una bella pacca sul sedere, e sussurrandomi cose porche all’orecchio, del tipo: “beato chi te lo rompe questo culo”. Adorava il mio culo. Però non avevo mai detto nulla a Stefano, e lasciavo mio suocero libero di fare ciò che voleva con me, per il semplice fatto che mi piacevano le sue attenzioni.
Ricordo che ogni volta che andavo a pranzo dai genitori di Stefano indossavo sempre dei vestiti porchissimi, perché mi piaceva stuzzicare mio suocero. Le mie tette lo facevano impazzire, così mettevo sempre delle magliette scollate in modo osceno; i suoi commenti piccanti erano musica per le mie orecchie. Una volta mi sussurrò all’orecchio: “chissà come sei brava a fare le spagnole!”.
Certo, ovviamente ogni volta che mi palpava il sedere o che faceva qualche apprezzamento spinto, si accertava accuratamente che fossimo soli. Questo è chiaro. Non lo sapeva nessuno. Ma io sapevo che era così, e cioè che lui mi desiderava ardentemente, e lui sapeva che a me piaceva farmi desiderare, e allora ne approfittava allungando le mani e sussurrandomi cose porche e oscene. Una volta, ricordo che era natale, Stefano e sua madre erano in cucina a preparare la cena, mentre io e mio suocero eravamo nel salotto a sorseggiare del vino, lui mi disse una frase che mi fece bagnare in un istante. Mi sussurrò: “mi fai venire voglia di sborrarti dentro”. Era una cosa che mi fece emozionare tantissimo, perché era come se mi stesse dicendo che mi desiderava più di ogni altra cosa. Ma nonostante questo, non gli avevo mai permesso di entrarmi dentro. Era pur sempre il padre del mio fidanzato, nonché mio futuro suocero.
E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei trovata a dover badare alle sue necessità come una badante?
Intanto, senza accorgermene, la mia sega era arrivata al culmine. Pietro proruppe in una sborrata copiosa e gli schizzi saltarono dappertutto. Per fortuna dormiva ancora. Con la spugna tolsi via la sborra e me ne andai a letto, consapevole che l’indomani mi aspettava un’altra giornata di duro lavoro in negozio, e poi di corsa a casa a badare a quel porco di mio suocero.

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2016/08/quel-porco-del-papa-di-stefano.html

Note finali:

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Ricerche Frequenti:

Le sensazioni della gita 3 – Silvia by mammamia [Vietato ai minori]




Lo guardo.

Sono stata a letto con diversi ragazzi nella mia vita, eppure non ricordo di avere mai visto un cazzo così grosso. Lo prendo con entrambe le mani. Inizio a segarlo. Su e giù. Piano piano. Non c’è fretta. Sono una professionista, io. Accompagno dei movimenti rotatori. Sembra gradire. Dalla mia posizione inginocchiata, alzo lo sguardo verso il suo volto. Mi sta osservando fargli la sega. Ha uno sguardo concentrato, ma so che dentro è felice come un bambino a Natale.

Noto per la sua faccia di bronzo, Paolo ci ha provato con quasi tutte le ragazze della scuola. Me compresa. Sarà contento di depennarmi dalla lista delle ragazze “non ancora” e di aggiungere il mio nome alla categoria “seghe”. Continuo a segarlo con entrambe le mani. Avvicino la bocca al suo membro. Rimango un po’ lì. Gli sfioro il glande con le labbra. Poi mi allontano, ridacchiando sadicamente.

Niente pompino, mio caro! Devi soffrire un po’!

Mi ci avvicino di nuovo. Mi lecco le labbra. Lo fisso negli occhi con aria di superiorità. Con la consapevolezza di essere io a dominare la situazione.

Non te lo faccio ancora un pompino, Paolino caro!

Lo massaggio. Palmo aperto, accarezzo tutta l’asta del pene fino alla cappella. In cima al membro, chiudo la mano a pugno e lo sego fino in fondo. Su. E poi giù. Avvicino nuovamente la bocca. Lo guardo negli occhi. Lecco la cappella.

Gli faccio segno di no con la testa. Spero stia impazzendo!

Riprendo a masturbarlo. Mi fermo un attimo.

Non deve venire subito!

Approfitto della pausa per sfilarmi la maglia. Non voglio mica essere l’ultima a spogliarmi! Sul letto della stanza, Davide e Valentina si dilettano ormai da parecchi minuti ad emulare i rapporti sessuali dei cani. Con movimenti profondi e regolari, Davide penetra da dietro Valentina, che emette dei silenziosi guaiti al ritmo delle spinte infertole. Allo stesso ritmo, le sue tette si muovono avanti ed indietro con movimento ipnotico. Ogni tanto un po’ invidio quel seno. Non che desideri avere una quinta misura… però non mi dispiacerebbe riuscire almeno a riempire a pieno una prima!

Slacciato il reggiseno, noto che Paolo mi guarda stupito. Non si aspettava che portassi reggiseni imbottiti. Molto imbottiti! Ci rido su: mi lecco l’indice della mano, che poi uso per massaggiare il capezzolo sinistro. Spero abbia recepito il messaggio: “ebbene sì, le tette offerte sono queste. Però le so usare bene!” E poi le tette non sono tutto. Anche se bisogna ammettere che la loro dimensione influisce molto sul giudizio che i maschietti attribuiscono ad una ragazza. Valentina, ad esempio, a parte un seno enorme, cosa può offrire? Non credo che naso storto, occhi piccoli e pelle cadaverica siano cose piacevoli da vedere in una ragazza. Inoltre, continua a tingersi i capelli di un nero corvino, facendo risaltare ancora di più il colore chiarissimo della sua pelle. Eppure… guarda come se la sta sbattendo, Davide! Quelle tette sono ipnotiche per i ragazzi.

A fianco del letto, Danilo sta filmando il documentario sulla riproduzione canina con il suo telefonino. Io pensavo fosse gay! Ma non credo che un gay si diverta a girare un video amatoriale mentre si masturba come un pazzo con l’altra mano. Avvicino il busto al grosso cazzo di Paolo. Lo guido verso il mio seno. Gli faccio scivolare la cappella sui miei capezzoli turgidi. Prima uno. Poi l’altro. Gli do un bacio sulla cappella e mi alzo. Mi guarda con sguardo implorante.

Non me ne vedo, caro, tranquillo.

Mi levo solo i pantaloni. Li abbasso un po’, poi li lascio scivolare da soli fino a terra. Guardandolo fisso negli occhi, mi inginocchio nuovamente. Continua la mia opera. Su e giù. A ritmo costante. Mi lecco la mano destra. Dal polso fino alla punta del dito medio. Poi lo masturbo con la manina umida. La lubrificatura non è ancora perfetta, però. Mi avvicino un po’ con il viso e lascio cadere un filo di saliva sul cazzo. Spalmo bene il lubrificante naturale lungo l’asta. Ancora su e giù. Su e giù. Ce ne vuole ancora un po’. Sputo sulla cappella. Ora si che le mani corrono su e giù senza problemi. Aumento un po’ il ritmo. Potrebbe essere il momento di un piccolo trucchetto. Mentre mi muovo lungo l’asta con la mano destra, uso la sinistra per solleticargli le palle. Chiude gli occhi. Gli piace. Piace a tutti!

Anche la Silvietta ha gli occhi chiusi. Ilaria da qualche minuto le sta leccando la micetta. Non mi sarei mai aspettata che Ilaria avesse simili gusti. Anche se ora capisco il perché non è in grado di indossare nulla di più femminile di una felpa. Avrei dovuto capirlo subito. Di femminile, quella ragazza ha ben poco. Spalla larghe da sportiva. Curve pressoché inesistenti. Avrebbe dovuto dirmelo, però. Le amiche si dicono tutto. Invece devo venire a scoprire una cosa del genere guardandola mentre fa ansimare la Silvietta, spalle al muro in balia dell’abilità della sua lingua.

Avvicino nuovamente la bocca al cazzo di Paolo. Tiro fuori la lingua e lecco l’asta. Tutta. Dallo scroto al glande. Giunta al termine, apro la bocca. Con un movimento di bacino, Paolo ci infila il cazzo dentro. Non riesce più ad aspettare. Non ce la fa più! Lo lascio fare. Non faccio più nulla. Tengo la bocca aperta e lo lascio penetrarla come meglio preferisce. Mi prende per i capelli. Ma non mi fa male. E’ un po’ come se mi grattasse la testa. Continua a penetrarmi la bocca. Divarico le gambe. Per quanto sia possibile farlo stando in ginocchio. Scosto leggermente le mutandine ed inizio a massaggiarmi. Paolo mi ha vista. La situazione lo eccita tantissimo. Gli afferro il cazzo ed inizio a segarlo a gran velocità. Con una mano mi prendo cura del suo membro, mentre mi prendo cura della mia micetta con l’altra. Inarca la testa all’indietro. Ha dei piccoli spasmi. Mi bagna tutto il seno. Poi, guardandolo fisso negli occhi, avvicino il suo cazzo ai miei capezzoli e ci spalmo per bene sopra quel poco di sperma che ancora il suo cazzo produce. Me lo infilo un ultima volta in bocca e lo ciuccio come fosse un calippo.

Mi alzo da terra. Non c’è più nulla da ciucciare! Mi pulisco un attimo con un fazzoletto. Non mi piace avere le mani appiccicose. Mi ricade l’occhio su due sul letto. Difficile non notarli. Il finemente depilato pube di Davide si appoggia a ritmo costante sull’ano di Valentina, mentre la penetra con esperienza da dietro. Mi eccitano! Dicono che sono una passione esclusivamente maschile, eppure a me i film porno piacciono molto. Mi sfilo il tanga e vado a sedermi sulla sedia di fronte al letto. Mi appoggio allo schienale, allargo le gambe ed inizio a massaggiarmi la fica guardando i due scopare sul letto. Guardo il sudore scendere dai lunghissimi capelli di Valentina fino alle sue mani, che stringono a pugno alcuni lembi delle lenzuola del letto. Mi piacerebbe essere al suo posto, in questo momento. Inoltre, il fatto che Danilo stia riprendendo il tutto contribuisce ad aumentare la mia eccitazione. Mi lecco la mano con cui mi sto masturbando. Aumento il ritmo dei massaggi sul clitoride. Piego la testa all’indietro e la appoggio sullo schienale della sedia.

Chiudo gli occhi.

Immagino di essere al posto di Valentina. Di essere sul letto, dominata da dietro da Davide. Di ricevere profonde penetrazioni regolari. Di sentire il sudore del suo pube bagnare il mio sedere. So che il mio sedere gli piace. Glielo ho sentito dire una volta. E non solo a lui. Piace a tutti! Sono fiera della scritta sul muro dei bagni dei maschi “te lo sbatterei in culo!” a fianco del mio nome!

Qualcuno ferma la mia mano. Riapro gli occhi. Ilaria è in ginocchio di fronte alla sedia. Scosta la mia mano e avvicina la testa alla mie grazie. Inizia a leccarmi. Piano piano. Quasi timidamente. Mi sento un po’ agitata. Per me sarebbe un’esperienza nuova. E poi non è una persona qualunque, ma una cara amica.

Guardo la Silvietta, seduta per terra, schiena appoggiata al muro, con l’aria rilassata. Decido che anche io voglio le stesse attenzioni. Prendo il gesto di Ilaria come il coraggio di confessarmi finalmente la sua omosessualità. Così mi metto comoda sulla sedia e la lascio fare. Ha capito che le lascio carta bianca. Dopo qualche leccata e dolce bacio sull’apertura della vagina, mi allarga le labbra e comincia a leccarmi il clitoride. A ritmo elevato, ma con estrema dolcezza. Si sta prendendo cura della mia fica con tenerezza. Come fosse la sua. Ora capisco non solo i suoi gusti sessuali, ma anche le scenate di gelosia quando mi sapeva in giro con altre persone. Pensavo volesse essere la mia migliore amica. Invece voleva di più. Prenditi ora tutto ciò che vuoi, amica mia! In quanto donna, conosce molto bene le esigenze femminili. Nessun fidanzato mi aveva mai leccata così bene là sotto! Le metto le gambe sulle forti spalle da sportiva. Sono tutta tua. Appoggio nuovamente la testa sullo schienale della sedia e chiudo gli occhi. Mi rilasso. Poi mi metto le mani sul seno ed inizio a massaggiarmi le tette. Mi stimolo i capezzoli. Ansimo. Mi sento. Ansimo ancora. Sempre di più. Il cuore batte sempre più forte. Ho delle contrazioni. Provo un forte piacere.

Riapro gli occhi. Ilaria mi guarda con uno sguardo soddisfatto. Continua, amica mia. Ti prego. Nota il mio sguardo. Un misto tra rilassato ed implorante. Ricomincia a prendersi cura di me.

Davide invece ha smesso di prendersi cura di Valentina. Lei lo guarda con sguardo interrogatorio: non gli ha chiesto di smetterla! La fa sdraiare di schiena, testa al limite del bordo del letto. Allarga le gambe. Ne vuole ancora. Davide non se lo fa ripetere: riprende a penetrarla. E io che pensavo che la scopasse da dietro per non vedere il suo viso. Obiettivamente, non è molto carina. Pensavo si potesse scopare con lei solo “mettendole un sacchetto sulla testa!” Dicono tutti così. Credo che Davide abbia voglia di vedere la quinta della Valentina andare su e giù al ritmo delle sue penetrazioni. Così le vede benissimo. Anche a lei piace la nuova situazione. Mi imita: tira su le gambe e le appoggia sulle spalle del “compagno”. La penetra più in profondità.

Paolo torna dal bagno. Aveva bisogna di una rinfrescata dopo il mio trattamento! Pene di nuovo in erezione alla mano, si avvicina al letto, dove appoggia il membro nei pressi della testa di Valentina. Inizia a masturbarsi davanti al viso eccitato di lei. Mentre viene scopata, prende il cazzo di Paolo con la mano destra ed inizia a masturbarlo. La vedo che prova a lavorare allo stesso ritmo delle spinte offertele da Davide. E’ facile. Lui la penetra con calma. Poi attira Paolo verso la sua bocca. Gli lecca la cappella. Sono contenta della scelta di Paolo. Se vuole un altro pompino, vuol dire che gli è piaciuto tanto il mio lavoro. Valentina prova a leccargli l’asta. Non ci riesce bene. Per quanto Davide la scopi con ritmo calmo, non è facile fare un pompino in quelle condizioni. La comprendo. E la invidio. Per quanto ammetto che le attenzioni di Ilaria sono così rilassanti. Tutti i massaggiatori dovrebbero imparare a fare quello che Ilaria mi sta facendo! Valentina decide di prendere in bocca il cazzo di Paolo. Al ritmo imposto da Davide, usa bocca e mano destra per prendersi cura di Paolo. In quanto cantante, sebbene dilettante, il senso del ritmo è proprio di Valentina. Danilo li sta ancora riprendendo. Solo che ora non si masturba più: ci pensa la Silvietta a farlo. Ogni tanto con una, a volte con entrambe le mani, la Silvietta corre su e giù lungo il pene di Danilo, che le tiene la lunga coda di cavallo bionda. Mi cade l’occhio sul seno della mia compagna. Devo smettere di guardare le tette delle altre. E’ deprimente per me! Trovo incredibile come una ragazza minuta come lei abbia un seno del genere. Gli lecca l’asta. Lo scroto. Poi prende in bocca il cazzo. Tira verso di sé Danilo facendo presa sui suoi glutei. Lo ha tutto in bocca! E io che pensavo che la Silvietta fosse una ragazza casta. Sta così qualche secondo, poi fa uscire il membro di Danilo per riprendere fiato. Lui smette di riprendere la Valentina ed i suoi compagni di avventure: ha altro da filmare. La Silvietta saluta la telecamera con un timido cenno della mano, poi ripete l’operazione. E’ fatale. Danilo esplode in un mare di sperma. Gli occhiali rosa della Silvietta sono da ripulire. Danilo si siede sulla sedia a fianco alla mia. Mi guarda con uno sguardo stupito e sconvolto. Deve essergli piaciuto molto.

Altri sussulti. La situazione, insieme alle attenzioni di Ilaria, mi sta facendo passare tutto lo stress accumulato durante l’anno scolastico. In fondo, non è anche a questo che serve la gita scolastica? Ilaria mi sta facendo sentire amata e protetta. Accarezzo il dubbio della bisessualità. E anche i capelli biondi della mia amica.

Qualcosa entra in me. L’indice della mano destra di Ilaria esplora la mia vagina in cerca di nascosti punti particolarmente stimolanti. Presto le dita diventano due.

Puliti gli occhiali, la Silvietta si siede sul bordo letto, a fianco del viso di Valentina, ed inizia a masturbarsi. Si masturba e si morde le labbra. Credo proprio di essermi sbagliata sulla castità della Silvietta! Paolo abbandona la bocca della Valentina e si avvicina alla nuova arrivata. Lei non vedeva l’ora. Le apre le gambe. Inizia a scoparla. Lui in piedi, lei sdraiata sul bordo del letto. Paolo non è pacato come Davide nella sua azione. Tiene un buon ritmo nelle sue penetrazioni. Aumenta la velocità. Le tette della Silvietta vanno avanti ed indietro. Le guardo. Continuo a fissarle. Che sia un altro sintomo della bisessualità? Mi concentro su Ilaria.

Chiudo gli occhi. Mi abbandono sempre di più.

Si ferma all’improvviso. Che le succede? Riapro gli occhi. Davide è dietro di lei, pene in mano. Ilaria si alza. Mi sorride e si allontana. Si avvicina a Danilo, seduto sulla sedia a fianco alla mia. Gli bacia il pene a riposo. Poi sale. Gli lecca il pube. L’ombelico. Sale fino ai pettorali. Gli lecca un capezzolo. Il pene di Danilo torna in erezione. Ilaria si siede su di lui. Gli prende il cazzo con la mano. Lo accompagna verso l’ingresso della sua vagina. Spinge il suo corpo verso di lui. Si fa penetrare. E’ lei a comandare. Con movimenti rotatori del bacino si fa penetrare da Danilo, che rimane immobile sulla sedia. Si rilassa. La lascia fare. Il comportamento di Ilaria non mi stupisce. Non sta mettendo nel rapporto con Danilo la stessa passione con cui ha fatto rilassare prima la Silvietta e poi me. Tratta il cazzo di Danilo come un semplice vibratore. Non sta scopando con lui; è come se si stesse masturbando. Non gli importa di avere un rapporto con lui. Vuole solo il suo pene per farsi penetrare.

Guardo Davide. Si trova ancora di fronte a me. Masturbandosi piano piano per mantenere l’erezione, attende che io decida cosa fare. Ho deciso. Mi alzo dalla sedia e con un cenno del dito gli dico di seguirmi. Passo a fianco del letto. Valentina è sdraiata nella stessa posizione in cui Davide l’ha lasciata. Occhi chiusi ed aria appagata, si massaggia dolcemente la vagina con una mano e il seno con l’altra. Davide ci sa fare, a quanto pare. Paolo fa appoggiare alla Silvietta le gambe sulle sue spalle. Ad una presa migliore, corrisponde una penetrazione migliore. La Silvietta geme. Le sue tette non si muovono più: se le massaggia in cerca di maggiore piacere.

Ho raggiunto il mio comodino. Apro il cassetto della biancheria. Rovisto un po’.

Trovato!

Mi giro e mostro il vasetto di lubrificante a Davide. Lo vedo piacevolmente sorpreso. Mi avvicino al suo pene e gliene verso una bella striscia lungo tutta l’asta. Lo masturbo. Deve essere ben lubrificato. Per quello che voglio fare la saliva non basta! Torno alla mia cara sedia. Mi piego in avanti e mi ci appoggio con una mano. Con l’altra verso un po’ di lubrificante sull’ano. Poggio il tubetto sulla sedia e mi spalmo per bene la sostanza appena versata. Faccio un test del risultato: mostro a Davide come due dita entrino nel mio ano senza incontrare resistenza. Mi piego totalmente in avanti, appoggiandomi sulla sedia con le mani. Testa volta indietro. Devo vedere ciò che Davide fa. Mi viene incontro. Accompagna con la mano il suo pene lubrificato fino all’ingresso dell’ano. Sento la sua cappella. Poi spinge piano piano il bacino in avanti. Sta entrando. Non so se la famosa scritta nei bagni della scuola riferita a me sia stata scritta da lui, ma sono certa che Davide sta esaudendo un suo grande desiderio. Guarda spesso il mio lato B. Lo noto. Non lo impedisco. Sono molto fiera del mio sedere. Uno dei miei fidanzati passati diceva che nemmeno il tempo lo avrebbe potuto logorare. Sono pratica di sesso anale. Lo propongo a tutti i ragazzi con cui vado a letto. Lo pratico anche nell’autoerotismo, a volte. Eppure il mio sedere rimane… perfetto. Niente può logorarlo.

Lo sta spingendo dentro. Con calma. Ci sa proprio fare, il ragazzo. Inizio a masturbarmi con una mano. Una volta ho letto che, durante questo tipo di rapporti, la stimolazione vaginale rilassa la muscolatura anale, favorendo la penetrazione. Poi ho provato. Funziona davvero. Lo ha messo tutto dentro. Emetto dei gemiti. L’esperienza rende la pratica sempre meno dolorosa e sempre più piacevole. Sento il cazzo di Davide tornare indietro. Poi di nuovo avanti. Ed indietro. Avanti. Indietro. Gemo sempre più. Amo essere dominata da dietro!

Ai miei mugolii si mescolano quelli della Silvietta. Paolo eiacula sulla sua magrissima pancia. Lui è molto stanco. Lo si vede. Però ridacchia soddisfatto. La Silvietta si alza e si dirige verso il bagno. Non basta un fazzolettino per pulirsi la pancia. Tuttavia, intuisco dal suo sguardo che vuole ancora attenzioni.

Le lente e profonde penetrazioni di Davide sono una vera goduria per me.

Alla mia destra, Ilaria si muove agilmente sul pene di Danilo arruffandosi i capelli con le mani. Sembra impazzita. Inizia ad ansimare. Muove il bacino sempre più velocemente. Per un attimo, spasima. Poi si placa. Abbandona Danilo, stravolto sulla sedia. E’ soddisfatta.

Davide si ferma per un attimo al massimo della penetrazione. Mi dà una rapida leccata al collo. Poi mi scosta la mano dalla fica ed inizia a stimolarmi lui. Riprende la penetrazione anale, condita di ditalino. Mi appoggio nuovamente alla sedia con entrambe le mani. Avanti ed indietro. Avanti. Lo sento in fondo. Indietro. Lo sento. Non solo il pene. Ecco l’orgasmo anale che cercavo! Poi, Davide estrae dolcemente il pene dall’ano e mi riempe il sedere di sperma. Sono contenta. Si merita un po’ di piacere anche lui. E’ stato molto bravo. In futuro troverò il modo di ringraziarlo. Spero di doverlo fare anche per altre esperienze. Magari con la partecipazione di Ilaria. Ora non ho più dubbi sulla mia bisessualità.

 

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