Pregevole e insperata scappattella by Idraulico1999 [Erotico]




Non potevo lontanamente per nulla al mondo immaginare né prevedere, che quello che era iniziato in maniera impresentabile, indecente e sconveniente, come un sabato maldisposto e ostile, si sarebbe abbellito e colorato in ultimo d’una deliziosa, notevole e insperata gradazione passionale. A dire il vero, infatti, tutto era cominciato in una di quelle giornate caratteristiche in cui ti senti piuttosto bene, solamente perché sai perfettamente che il giorno dopo non lavorerai e che potrai giostrarti in conclusione come meglio ti pare, così verso le ventitré come sovente accade, io saluto amorevolmente il mio ragazzo e me ne vado a letto. Passano però soltanto dieci minuti e Mirko s’avvicina per svegliarmi, perché mi è arrivato un SMS, in quanto lui ritiene saliente che io gli dia un’occhiata indicandomi che dovrei leggerlo: perbacco, mi ero persino dimenticata per l’occasione di spegnere il cellulare ripeto sbadatamente verso me stessa.

Il messaggio in questione proviene da parte di un mio collega, un responsabile che m’invoca d’andare domani di sabato mattina in ufficio per fare delle correzioni indilazionabili e talmente urgenti, che lui m’ha appositamente lasciato sulla scrivania: accidenti pure a lui, borbotto io nel frattempo, non aveva niente di meglio da propormi, imponendomi sennonché di lavorare pure il sabato? Somara pure io, farfuglio ancora visibilmente stizzita verso me stessa, visto che non ho spento il cellulare forse lui m’avrebbe di certo chiamato a casa rimuginando di continuo la questione. Io mi sento alquanto inviperita e nervosa per la circostanza, nonostante le coccole del mio ragazzo non riesco a dormire perché mi sento agitata e inquieta per l’avvenimento.

Il giorno dopo, forse anche per rendere meno gravosa e incresciosa quest’incalzante urgenza lavorativa chiedo se Mirko cavallerescamente ha modo d’accompagnarmi, lui accetta senza lagnarsi. Suppergiù intorno alle dieci siamo di fronte all’ufficio, entriamo, io accendo diverse luci per arrivare alla scrivania del mio ufficio collocata al quarto piano, in mezz’ora sbrigo il lavoro che m’aveva lasciato il mio collega, mentre Mirko gira per i corridoi, curioso di questo posto per lui nuovo e altrettanto sconosciuto. Dopo aver terminato i vari indifferibili aggiustamenti e inviato per tempo tutto l’occorrente all’acquirente, nel tempo in cui sto spegnendo il computer ambedue sentiamo l’eco definito d’una sonora risata spandersi in lontananza nell’aria, eppure quell’ilarità m’annuncia comunicandomi qualcosa, giacché esclusa in brevissimo tempo l’ipotesi dell’avvento dei ladri, scendiamo silenziosi giù di sotto senza peraltro accendere altre luci. Per praticità usciamo dall’ingresso secondario, l’unico di cui ho le chiavi, però in quel preciso istante sagome cupe si spostano sul muro immediatamente dopo che il segnale luminoso di fuori irraggia quel fosco andito, un poco allarmante e inquietante per dire la verità quello che osservo in quell’occasione.

Il terzo piano è attualmente immerso nella totale penombra d’una giornata poco soleggiata e anche le tapparelle sono abbassate, perciò non c’è alcun fetore tipico d’un ambente rimasto chiuso. Altri sfregamenti e diversi frastuoni al presente ci conquistano, giacché sembrano evidenti rimbombi di suppellettili rimosse che sfregano, seguiti da dialoghi affievoliti peraltro da continue sghignazzate e da richiami acuti, presumibilmente gl’individui si sono barricati in una stanza, perché i rintocchi ci pervengono ammorbiditi, indiscutibilmente ovattati. Mirko si ferma dopo l’ultimo gradino, mentre io con le scarpe in mano avanzo sul tavolato auspicandomi e facendo attenzione che non cigoli. Le porte delle stanze sono tutte spalancate, cosiffatto io proseguo fino all’altro ingresso, quello principale, dove c’è il centralino. Lì riesco ad avvertire ancora dei rimbombi, come d’un portone contro il quale è sovrapposto qualche oggetto, malgrado ciò quello che più mi colpisce sono i suoni e le voci. Bruscamente una maniglia si piega e intanto una porta s’apre, io mi nascondo dietro il centralino per sbirciare, con mio inatteso sbigottimento osservo che lì c’è Nicole, la mia diretta referente che esce alla svelta dalla porta dell’ufficio.

Lei è alta e snella, con un fisico ben scolpito da anni di tanta palestra e dalle vistose diete a base di verdure che si sottopone, lui è piuttosto corpulento, ha un viso rotondo messo in luce da capelli folti. Oddio, ma che cosa ci fanno qui in ufficio il sabato mattina questi due? Dal viso scendo lungo il corpo e m’accorgo che lei ha solamente la gonna corta e un paio di calzature vistose, lui è vestito, dopo una breve sosta alla toilette rientrano nella stanza e chiudono di nuovo la porta. Io esco dal mio nascondiglio e faccio segno invitando Mirko di raggiungermi, a dispetto dell’ansia e della preoccupazione d’essere scoperta non resisto e sbircio maliziosamente dal buco della serratura.

Io vedo che lui la spinge contro il muro e s’appoggia con forza al suo reggiseno che copre quelle curva non molto abbondanti. Entrambi si baciano con desiderio, con passione e con violenza, le loro lingue s’insinuano di continuo con forza e con dei gemiti soffocati seguendo il ritmo incessante del loro piacere. Lei lo allontana quel poco che basta, poi sommessamente sostando su ogni centimetro di petto che la camicia aprendosi lascia intravedere e leccandogli i capezzoli man mano che diventano più rigidi, lui la solleva di peso e l’attira in modo risoluto verso di sé. La gonna in quel frangente s’accorcia, tuttavia appena la fa adagiare sulla scrivania, le sue gambe ancorate al suo petto mettono in gran mostra una ragguardevole fica: una larga striscia di foltissimo pelo nero compare al mio sguardo, realmente una bellissima fica villosa e curata d’ammirare in tutto il suo intero splendore. Mirko, che nel frattempo m’aveva raggiunto, giacché con silenziosa alternanza osservava con me quello spettacolo imprevisto e libidinoso non stando più nella pelle, soprattutto dopo l’ultima visione, perché lui è già in lampante delirio, sta uscendo di senno, vorrebbe partecipare al quell’irruente e vibrato accoppiamento, sennonché io lo trattengo dandogli una vigorosa gomitata.

Roberto tuttavia non è da meno, nel frattempo sale sulla scrivania dove Nicole era sdraiata e si vede chiaramente che la faccenda gli piace parecchio, sennonché la rotea sul ripiano di lavoro, in tal modo noi possiamo squadrarla adagiata di fianco. Lui con le mani appoggiate alla scrivania preme con la sua virilità sul corpo di Nicole cagionandole espliciti e inconfutabili versi di puro godimento, poco dopo lei si solleva e si siede: una spallina le cade lasciando intravedere la parte di pelle più lattea, incrocia le gambe fino a quando le sue mani non toccano lo spiccato promontorio dei pantaloni di Roberto. Lui appoggiato alla scrivania dietro di sé freme e contempla quella vista particolare che lei gli offre in modo carnale, libertino e lussurioso, Nicole si muove sicura, ma con dei gesti lenti da creare astutamente e voluttuosamente l’attesa, io e Mirko ci dobbiamo tappare a vicenda la bocca, affinché entrambi non sentano i commenti e i sospiri profondi che rischiano nel frattempo di sfuggirci. A occhio e croce e considerando la distanza e il piccolo pertugio da cui sbirciamo ha un cazzo di tutto rispetto, eppure è questione d’un attimo, perché il cazzo di Roberto scompare dietro la chioma scura di Nicole.

Noi assistiamo osservando solamente che la sua testa si muove rapida assieme a quei lunghi capelli che ondeggiano come sospinti dal vento, Roberto lascia cadere la testa all’indietro ormai incapace d’opporsi e di reagire, mentre la bocca di Nicole continua la sua bramosa e smaniosa opera. Il sipario che attualmente s’apre ci lascia esaminare molto, anzi, considerevolmente più di prima, poiché la lunghezza del suo cazzo è regolare, ma è la circonferenza del glande di Roberto che risalta in special modo, spaventandoci e mettendoci addosso apprensione. Il suo petto è scosso da fremiti di godimento, la mano di lei e le sue belle labbra serrate lavorano unite senza sosta, fino a quando un gemito peculiare di Roberto ci fa comprendere che i tentativi di Nicole non sono stati infruttuosi. Pur attendendo più del dovuto, non vediamo però fuoriuscire nulla dal cazzo di Roberto, in quanto lei ha di certo ingoiato interamente la sborrata, perché la bocca di Nicole resta incollata al membro fino a quando il suo respiro non ricompare nella norma, tenuto conto che non appena s’allontana osserviamo che la sua faccia è pulita e non vi sono segni né residui biancastri sulle sue floride labbra. A quel punto è lui a lanciarsi con foga fra le sue gambe scatenandosi come per volerne respirare tutto il sapore, dato che lei s’agita e muove il bacino come in una danza del ventre, passano soltanto pochi minuti, in quanto quei versi sonori e quei gemiti ravvicinati esplodono in un urlo, alla fine io e Mirko non resistiamo più.

Io in quell’arroventata circostanza lo trascino nella stanza accanto, sono infervorata a dovere, ci rotoliamo un paio di volte e poi sentiamo il bisogno di liberarci in tutta fretta dei vestiti, ci spogliamo a vicenda, intervallati solamente dalle saettate delle nostre bramose lingue che s’inseguono. Non importa se facciamo rumore o se ci sentono: la voglia che ha risvegliato in noi tutta quella visione è diventata incontrollabile, inarrestabile, ravvivando così i nostri istinti all’istante. Ci tocchiamo, ci lecchiamo, ci baciamo, ci strofiniamo, tutto in un energico turbine senz’ordine né regole, in un circolo di piacere continuo, poi in un fiume d’eccitazione io gl’impongo di sdraiarsi sopra di me. Avverto il suo cazzo, il suo albero maestro come lo soprannomino io, solcare nel mio oceano captando onde di brividi percorrendomi più volte e in ultimo scompigliandomi. Al momento non sappiamo più chi siamo né dove siamo, per il fatto che siamo quello che percepiamo in quel movimento rapido e ripetuto, repentinamente dentro di me s’apre un varco, io sto godendo merito dell’aderenza della mia intimità contro il suo cazzo completamente inzuppato dalla mia poderosa e tangibile eccitazione. Io non riesco più a smettere d’ansimare, sto animosamente boccheggiando, perché ogni volta che Mirko s’introduce nella mia fica mi lascio sfuggire un mugolio sommesso: sì, precisamente ecco che sento quel brivido avvicinarsi e farsi sempre più nitido, in quel preciso istante dove faccio assegnamento che lui abbia la capacità d’attendere quantomeno un attimo prima di lasciar definitivamente sbottare il suo travolgente orgasmo, inatteso e possente è invero l’urlo che io lascio erompere all’ultimo brivido che m’assale sconvolgendomi, mentre avverto ancora ondate di piacere fuoriuscire dal mio corpo, finché un gemito s’alza saettando nell’aria tiepida, poiché mi sento pervadere da quel lungo fiume vibrante.

Il suo corpo si stende come se fosse distrutto, radicalmente esanime su di me, io riapro finalmente gli occhi e unicamente in quell’istante m’accorgo con un po’ di d’angoscia mista a un indefinibile terrore, che Nicole e Roberto sono lì in piedi sulla porta aperta che ci guardano incuriositi, io sussurro appena nella direzione di Mirko che dietro di lui ci sono loro. Una sensazione smisurata di pudicizia mi pervade facendomi leggermente imbarazzare, poco dopo Mirko accenna ad alzarsi dal mio corpo, io afferro celermente il pullover tentando d’infagottarmi, nel tempo in cui Mirko ancora voltato di spalle esibisce imperturbabile le sue chiappe indossando le mutande in maniera impassibile, infine si gira e in tal modo ci ritroviamo squadrandoci di fronte a quattrocchi, i loro visi sono quieti e sereni e i loro corpi sono nudi.

Io non riesco a staccare gli occhi da lui e dal suo bel cazzo ancora semi eretto, lei è totalmente pelosa, ha la fica curatissima e ben rifinita, con quella splendida e larga striscia nera di pelo che le adorna la fessura come per proteggerla dal mondo circostante. In quel preciso istante non c’è dialogo fra di noi, perché non c’è proprio bisogno di divulgare né di manifestare né di rivelare nulla: loro non ci preoccupano né ci temono, noi lo siamo altrettanto nei loro confronti, anche perché sanno che in nessun caso avremo né il coraggio né la sfacciataggine né la spregiudicatezza di raccontare esponendo soprattutto ai loro rispettivi coniugi tutto quello che abbiamo lascivamente e spudoratamente assistito, certo e comprovato è, che parecchi dei nostri colleghi farebbero persino fatica a crederci.

Infervorata e carica, senz’attendere avvisaglie ulteriori, lei si sdraia per terra e lui si distende accanto, in tal modo noi li copiamo maldestramente e nel contempo proseguiamo a toccarci palpeggiandoci con cupidigia, Mirko è accortamente invasato per la circostanza inusuale e sorprendente del momento, pertanto si riaccende risvegliando i suoi ancestrali istinti. Io mi siedo su di lui e appoggiando le natiche appena sotto i genitali lo sfioro e intanto mi tocco, sfrutto la sua erezione per sfregarmi, nel contempo io mi manipolo accuratamente approntando ulteriormente la mia eccitazione. Subito dopo che riprendo il controllo di me stessa, scivolo dalle sue gambe fino a sdraiarmi completamente su di lui, visto che mi trovo a pochi centimetri dal suo cazzo. Attualmente sono totalmente governata da una fierezza e da un orgoglio tutto inedito, sento apertamente di dover avvalorare dimostrando schiettamente che so far godere a ragion veduta il mio uomo, così con delicatezza, ma anche con incisiva decisione glielo lecco con dovizia, partendo dal fondo fino alla punta spingendomi sino al frenulo e lì sopra insistendo maggiormente.

Roberto e Nicole osservano anelanti quella scena, lei si sdraia per terra e lui la penetra in modo poderoso, perché dal suo tangibile ansimare ci rendiamo conto che le piacciono i rapporti maneschi e rabbiosi. Lui la percuote sulle chiappe, lei sbuffa incitandolo di proseguire, successivamente s’alza, mentre Roberto sfilandole rapidamente il cazzo dalla fica gliel’infila nuovamente con una brutalità e con una crudeltà insperata, con una decisa insensibilità insistendo in modo furente nel piccolo tunnel del piacere. Io non la invidio per nulla, in quanto un po’ di forza nel maschio mi piace, però Roberto è sbrigativo, secco e per di più crudele, non l’accarezza né la bacia né la sfiora, lui deve soltanto dimostrare esprimendo la sua preminenza e la superiorità tangibile di maschio che dirige.

Mirko geme a più non posso, poiché il suo cazzo è vistosamente stuzzicato dal mio abile e virtuoso lavoro di lingua, però mi fa lucidamente intuire che non vuole ancora sborrare: prima preferisce che mi diverta ancora un po’, a tal punto mi metto su di lui nella posizione della smorza candela rivolta di schiena e lo cavalco fino a quando seppur con fatica lo allago con il mio terzo orgasmo. Adesso spetta a lui, gradualmente riprendo con ardore e con efficacia il mio galoppo verso il suo orgasmo, giacché lo stesso arriva istantaneo accompagnato dalla sua sborrata liberatoria, per il fatto che m’inzuppa ricoprendomi la pelosissima e nera fica. Pure Roberto, in maniera frettolosa, senz’aspettare che Nicole raggiungesse l’acme del piacere, l’aveva imbrattata sulle chiappe e sulla schiena cospargendole addosso tutto il suo liquido seminale.

Adesso siamo debilitati, soddisfatti e stanchi, io e Mirko stavolta senza ricoprire le nostre nudità ci spranghiamo in bagno lasciando i due spasimanti da soli in quella stanza divenuta torrida. Appena ci siamo rinfrescati e ripuliti nel migliore dei modi cerchiamo d’andare via, eppure un immorale e lascivo “ciao alla prossima” dell’altra coppia ci meraviglia e ci sorprende oltremodo, forzandoci a salutarli nonostante l’evidente e l’innegabile imbarazzo.

Chissà, chi potrà dirlo, se realmente si presenterà una futura e accattivante nuova occasione.

{Idraulico anno 1999}

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Sono stata una ragazza brava o cattiva, papà? by LupoArtico [Vietato ai minori]




(Nota: Libero adattamento e rivisitazione di un racconto straniero, cui seguiranno altri capitoli).

Talvolta le cose prendono una piega del tutto inaspettata. Mia moglie stava visitando sua sorella per il fine settimana, lasciando a casa me e mia figlia Caterina di 22 anni, in balia di noi stessi. Una coppia di conoscenti, sapendo che avremmo potuto annoiarci un po’ durante l’assenza di mia moglie, ci invitò a uscire per un cinema e una cena. Lo proposi a Caterina ma lei declinò perché disse che voleva restare a casa a studiare, essendo molto impegnata con un imminente esame universitario. 

Le dissi: “Okay, allora ci vado io. Credo che non tornerò prima delle 10″ e mi avviai verso la porta di casa.

Poco dopo ero in macchina e quando avevo ormai quasi raggiunto la casa del nostro amico, ricevetti da lui una telefonata. Disse che si scusava tantissimo perché avremmo dovuto far saltare il nostro programma, in quanto sua madre era caduta e ora si trovava ricoverata in ospedale. Lo rassicurai sul fatto che comprendevo benissimo la situazione e gli promisi che più tardi lo avrei chiamato per accertarmi delle condizioni di salute della donna. Non mi restò che cambiare direzione all’auto per avviarmi di nuovo verso casa, rassegnato a trascorrere una serata in poltrona a guardare la TV.

Entrato in soggiorno, lanciai la mia giacca sul divano e mi diressi verso la cucina. Sentii però degli strani suoni provenire dal retro della casa. Si trattava di qualcosa di troppo vivido perché potesse, banalmente, essere l’audio di un film. O almeno il dubbio mi restava. 

Udii una voce maschile che diceva: “Sei stata una ragazza cattiva ed è tempo che tu subisca la tua punizione”. A questa voce seguì subito dopo una voce femminile che supplicava: “Ti prego, non sculacciarmi papà!”

Mi scappò, mio malgrado, un sorriso mentre dicevo mentalmente a me stesso: “Beh, immagino che la mia piccola ragazza sia cresciuta. Troppo cresciuta per studiare, evidentemente”. Dirigendomi verso l’ingresso, notai che le voci non provenivano dalla camera di mia figlia, ma dalla mia stanza da letto. Ero indeciso sul da farsi. Avrei dovuto irrompere e confrontarmi con ciò che stava accadendo là dentro? O allontanarmi di soppiatto per far finta di non aver mai scoperto nulla? 

Onestamente, non sapevo se davvero mia figlia fosse in compagnia. Poteva ancora esserci la remota possibilità che stesse solo guardando un film porno. Ma anche il pensiero che lei fosse nella mia camera da letto a masturbarsi, bastò per eccitarmi e fu determinante per prendere la mia decisione. Mi avvicinai furtivamente alla porta della stanza e la schiusi appena cercando di non produrre alcun suono. La TV appesa alla parete di fronte alla porta mostrava una giovane donna inginocchiata davanti a un uomo molto più grande di lei.  La donna indossava una divisa da scolaretta delle scuole religiose, come spesso se ne vedono nei porno per dare l’idea di una ragazza reclusa in un istituto che le impone una rigida disciplina. La sua gonna corta era sollevata e le sue mutandine tirate giù fino alle ginocchia. E aveva il culo arrossato dalle sculacciate che le venivano assestate su chiappe frementi.  

Volsi lo sguardo verso il letto e mi trovai a fissare la figa rosa, e il culo analogamente arrossato, di mia figlia. A quattro zampe sul letto. col viso rivolto verso la TV, aveva una mia cintura in mano e la stava usando sulle sue stesse natiche in sincronia con i colpi mostrati sullo schermo. Ascoltando con attenzione mi resi conto che non tutti i dialoghi provenivano dal film.

Caterina gemeva: “Sì, papà, sono stata una ragazza cattiva e mi merito di essere punita”, e così dicendo si inflisse un colpo di cinghia sul culo.

Nell’ascoltare e vedere tutto ciò, il mio cazzo rispose immediatamente, diventando duro come una roccia. Non penso di aver mai avuto una erezione così prepotente prima d’allora. Era quasi dolorosa per intensità, e – come avesse una volontà propria – la mia mano scivolò giù. Con un po’ di difficoltà, a causa della mia erezione, mi liberai il membro dai boxer e iniziai a segarmelo. In quel mentre notai una traccia di liquido vaginale che scendeva dalla figa di Caterina inumidendo abbondantemente il suo clitoride e sgocciolando sulle lenzuola del mio letto.

Anche l’uomo sullo schermo stava liberando il suo membro dal pantalone, mentre diceva a sua “figlia” che se lei voleva convincerlo d’essere una brava ragazza, doveva dimostrarglielo. Lei ubbidientemente scivolò giù, in ginocchio, per cominciare a leccargli il membro. 

Caterina allungò una mano di lato per afferrare un grosso fallo di gomma. Quindi cominciò a succhiarlo in una imitazione delle azioni compiute dalla ragazza sullo schermo. E intanto la sua mano si intrufolò fra le sue gambe per stuzzicarsi con le dita la sua figa umida. 

Mentre osservavo stupefatto tutto ciò, lei iniziò anche a sfregarsi il clitoride per qualche istante, con movimenti circolari, per poi infilarsi profondamente due dita nella figa e scoparsi con quelle muovendole freneticamente avanti e indietro. Contemporaneamente mugolava attorno al cazzo di gomma che si era ficcato in bocca.

Questo era troppo da reggere per la mia mente ormai in preda alla lussuria. Aprii la porta e mi piazzai in fondo alla stanza, bloccandole la visione dello schermo televisivo. La sua faccia si pietrificò più duramente di quanto avesse già fatto il mio cazzo. La mascella le cadde in una espressione di shock e il dildo le scivolò via dalla bocca.

“Mostrami che brava ragazza che sei, Caterina.”, dissi con voce roca e gutturale.

I nostri occhi si incrociarono per un interminabile attimo e infine lei sospirò “Sì, papà”.

Le sue labbra si schiusero con una espressione di lussuria, e con un gemito accolsero il glande del mio membro per succhiarlo. La sua lingua cominciò a saettare e arrotolarsi sulla cappella. Guardandola dall’alto, non riuscivo quasi a credere che fosse la mia piccola bambina quella che mi stava facendo un pompino. La osservai mentre iniziò a prendere sempre più del mio cazzo nella sua bocca, con succhiate sempre più vigorose e profonde. Mi sentivo divinamente! Forse era l’elemento tabù a renderlo così eccitante, ma non ricordo di aver mai ricevuto un pompino piacevole come quello. La mia dolcissima figlia mi stava lavorando il cazzo così bene che realizzai che non avrei potuto resistere molto a lungo… ma volevo comunque di più.

Mi tirai indietro e il cazzo le scivolò fuori dalla bocca, con uno schiocco leggero. Mi guardò con una espressione leggermente imbronciata. 

“Sii una brava ragazza e togliti i vestiti. Papà ti vuole completamente nuda.”, le dissi.

Lentamente, le sue mani andarono al fondo della sua camicetta, acchiappandone l’orlo e sfilandosela via dalla testa senza neanche sbottonarla. La sua gonna le scivolò lungo le gambe, e infine il suo reggiseno si unì al resto dei vestiti sul pavimento. I suoi capezzoli erano ritti e fieri. Potevo vedere ogni venatura della sua pelle giovane e fresca. La figa era rosa e umida, dalle labbra gonfiate di desiderio.

Non ricordo di essermi spogliato, ma presto mi ritrovai comunque con tutti i miei abiti sul pavimento, esattamente come i suoi. Fissavo la sua nudità mentre avvertivo il pulsare del mio cazzo duro. Mio Dio se era bella. Gentilmente la feci stendere di schiena sul letto e le allargai le gambe. Stendendomi sopra di lei, le stampai un bacio su ognuno dei due tatuaggi che aveva sul ventre, uno per il fiore e uno per il trifoglio. La afferrai da sotto le ginocchia e sollevai alte le sue gambe. Le mie labbra andarono alla morbida pelle all’interno della sua coscia. Sapeva e odorava di sapone all’essenza floreale. 

Lentamente cominciai a solleticarle con la lingua la zona pelvica. I tuoi fianchi si inarcavano desiderosi, per spingersi lentamente verso la mia bocca. Movenze che sembravano parlarmi e dirmi “scopami!”.  Non ero ancora pronto a darle questo, comunque. Volevo stuzzicarla ancora un po’ per vedere fino a che punto potesse diventare calda. Volevo che supplicasse il suo paparino di fotterla col suo cazzo duro. Le mie labbra avevano ora raggiunto la sua figa. Con la lingua disegnai leggero un cerchio appena all’esterno delle sue grandi labbra, ma non mi soffermai. Avvertivo la sua umidità sulla mia guancia e sentivo il suo sapore anche sulla punta della lingua. Cominciai a tracciare lunghe linee con la lingua che partivano dal bordo esterno delle grandi labbra, giù giù… per tutta la gamba fino a arrivare al ginocchio. Per poi tornare indietro altrettanto lentamente. Stava mugolando apertamente ora, con suoni che esprimevano in parti uguali lussuria e frustrazione.

Finalmente tornai alla sua figa. Mi tirai leggermente indietro per ammirarla. Era davvero rossa e gonfia di desiderio. Dilatai delicatamente le sue labbra interne con le mie dita.  La sua vagina era una bocca affamata, voracemente vogliosa di essere riempita dal mio cazzo così come poco prima lo era stata la sua vera bocca. Respirai profondamente il suo profumo inebriante e lentamente posai le mie labbra su di lei a cercare il clitoride. Lei si irrigidì al contatto e un piccolo squittio le sfuggì dalle labbra. Cominciò a mugolare: “Papà, papà. Fai sentire bene la tua piccola bambina, succhia la figa di tua figlia! Ne ho bisogno. Lo voglio. Farò tutto quello che vuoi per essere una brava bambina per te!”

Mi misi al lavoro sulla sua figa con labbra e lingua. Solleticai, morsi, tirai le sue labbra interne, la marchiai con segni di succhiotti sulle labbra esterne… schiocchi che la fecero guaire di piacere come una cagnetta. Infilai profondamente la lingua rigida dentro di lei, quanto più in fondo che potessi, e la feci mulinare vorticosamente assaporando la sua essenza eccitante. Infine, riportai labbra e lingua sul suo clitoride per leccare e succhiare freneticamente. Un dito conficcato in profondità nella sua figa, un secondo dito subito a seguire il primo e poi entrambi a scoparla ripetutamente, danzando sulle rugosità delle sue carni interne nei punti più sensibili.

Ormai, il suo respiro era affannato. Caterina boccheggiava sonoramente e i suoi fianchi saettavano verso la mia faccia. Potevo sentire quanto fosse prossima all’orgasmo. A conferma di quanto avvertivo, lei si irrigidì improvvisamente e cominciò a essere scossa da ondate di piacere irrefrenabile. La sua figa si contrasse attorno alle mie dita, stringendole come in una morsa, e l’orgasmo la avviluppò completamente. 

Ondata dopo ondata, il piacere le percorreva l’intero corpo tirandole fuori suoni gutturali e quasi animaleschi. Quando infine fu passato, lei si abbandonò in una totale rilassatezza post-orgasmo dalla posa del tutto scomposta. Il respiro le stava lentamente tornando normale. Mi stesi di fianco a lei, abbracciando teneramente la mia piccola bimba e facendo scorrere le mie dita fra i suoi capelli. Cambiai quindi posizione, avvicinando di più il mio pube verso il suo volto. Cominciai a premerle il cazzo ancora duro contro le labbra.

Con un sospiro soddisfatto, gli occhi di Caterina si aprirono fissandosi nei miei. “Anche papà ha bisogno di venire. Non sarei una brava bambina se lo lasciassi in questo stato”, disse mentre mi avvolgeva la sua mano con enfasi attorno al membro rigido.

Mi stesi sulla schiena e lei si inginocchiò fra le mie gambe, affianco a me. Ancora una volta la sua bocca si riempì del mio cazzo, mentre il suo viso scendeva lentamente fino a farmi sentire le sue labbra premute contro il mio pube. L’intera lunghezza del mio membro era presa ormai nella sua gola. Allungai una mano di lato, raggiungendola in mezzo alle gambe e sditalinando ritmicamente la sua figa mentre la sua bocca continuava a darmi piacere. 

Andò avanti così per qualche minuto… o forse per sempre. Se mi chiedete per quanto a lungo, non saprei dirvelo. Ero perso nella sensazione magica delle stimolazioni che lei regalava al mio membro. E mi accorsi che lei si era di nuovo pienamente eccitata man mano che mi lavorava appassionatamente. 

Sollevando la testa dal mio membro mi guardò e mi supplicò: “Papà, ti prego… scopami. Ho bisogno di sentirti dentro di me. Voglio il tuo cazzo nella mia figa”.

La fissai rispondendole: “Fotti il tuo paparino, bambina”.

Udito ciò, si sollevò sulle ginocchia, scavallando una sua gamba oltre il mio corpo per posizionare la sua figa umida sul mio pube. Poi mi afferrò il cazzo e cominciò a strusciarsi lentamente la cappella lungo l’ingresso della vagina e sul clitoride, assaporando la sensazione dell’imminente penetrazione. Infine pose sul mio cazzo l’ingresso della sua passera,  e calò lentamente fino a imparasi completamente su di me. 

La preparazione alla penetrazione e la sensazione della penetrazione stessa dovettero evidentemente essere troppo intense per lei, perché iniziò a sussultare immediatamente, scossa in un altro orgasmo violentissimo. Potevo sentire le pareti della sua figa stringermi il cazzo come in una morsa, e rilasciarlo ritmicamente in sintonia con le ondate di piacere che la scuotevano. 

Il suo orgasmo fu doppio. Dopo un primo picco, cominciò a calare per poi risalire rapidamente a vette ancora più alte. Caterina non si fermò neanche dopo il bis, perché iniziò a saltellarmi lentamente addosso, incrementando gradualmente il ritmo. Mi scopava totalmente persa nel piacere, mentre mi godevo la vista delle sue tette ondeggianti al ritmo dei suoi movimenti. Ne afferrai una nella mano stuzzicandone il capezzolo col polpastrello. La sua bocca aperta in mugolii di delizioso piacere, gli occhi socchiusi che mi guardavano acquosi con espressione di lussuria animale. Ero zuppo dei succhi che colavano dalla sua figa, sul mio cazzo… e che mi bagnavano copiosamente le palle.

Le azioni di Caterina ebbero il loro inevitabile effetto. Potevo avvertire la pressione montare alla base del mio cazzo, man mano che si avvicinava il mio orgasmo. Afferrai deciso Caterina per i fianchi, guidando il suo su e giù su di me. Poi le afferrai la testa per avvicinarla al mio volto, agganciando le nostre bocche in un bacio appassionato mentre né io né lei interrompevamo neanche per un attimo i nostri movimenti di bacino. Ora anche io pompavo deciso dentro di lei, osservando la mia erezione entrare e uscire nella sua figa bagnata. Una visione che assieme a tutto il resto mi portò al culmine. Tornando a baciarla mugolai e grugnii nella bocca di lei mentre le riempivo la fica di mia figlia di uno schizzo dirompente dopo l’altro del mio sperma. Quindi, ormai spesi del tutto, restammo abbandonati nella posizione in cui eravamo, lei stesa sopra di me mentre il mio cazzo lentamente perdeva vigore per scivolare fuori dalla sua passera.

“Sono una brava ragazza, papà?” mi sussurrò dopo un po’.

Abbracciandola strettamente, le risposi: “Sì, sei la mia Principessa. La mia bravissima bambina, e papà ti ama immensamente”.

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: