Un pomeriggio con i vicini by A_Scrittore [Vietato ai minori]




Era un caldo pomeriggio di metà Giugno ed avevo da poco finito di mangiare. Mi ero adagiata in intimo nella mia camera in penombra, sul letto matrimoniale; per sentire meno caldo avevo tirato giù le serrande a metà e, siccome ero un pò annoiata, davanti ai miei occhi c’era lo schermo retroilluminato del tablet con su uno dei racconti del mio sito erotico.

Non ero sposata, né avevo figli, e amavo particolarmente la categoria “Incesti”. Non so dirvi il motivo, ma il sesso tra i consanguinei, almeno in fantasia, mi portava ad eccitarmi terribilmente.

Fatto sta che ero sola e avevo appena finito di leggere l’introduzione del racconto quando qualcuno suonò insistentemente alla porta di casa. Controvoglia e tirando un paio di “Arrivo!” mi alzai, pronta a dare il benvenuto allo sconosciuto importunatore, che poi tanto sconosciuto non era…

Si trattava del ragazzo del piano di sotto, uno giovane e con al massimo venticinque anni sulle spalle, alto un metro e settantacinque (cinque centimetri più alto di me, dannazione!) ed eccessivamente magro. Ai miei occhi non mi colpiva particolarmente, anche se aveva i capelli ricci – e io AMO i capelli riccioluti – e due occhi molto profondi… secondo me potevi perdertici. Comunque… commenti a parte, aveva un naso un po’ gobbo ed era vestito in maniera giovanile ma senza troppo dare nell’occhio; indossava una magliettina gialla con le impronte delle mani nere, un paio di jeans blu con una cintura di cuoio e delle scarpe di ginnastiche bianche.

Restò per un attimo con la bocca semiaperta, in effetti ero stata proprio una stupida! Mi ero dimenticata di mettermi qualcosa che coprisse la mia bella “mercanzia”, che nonostante gli “enta”, era ancora in forma. Capelli biondi, occhi verdi, seni piuttosto sodi che mi costringevano a portare una terza abbondante (tutta Madre Natura) e un fisico snello ma non troppo… dovetti tossire per farlo iniziare a parlare.

“Ciao…”- iniziò timidamente lui -“Avresti una bottiglia d’olio? Serve a mia madre per cucinare”-.

Sorrisi, arrossendo un po’ per come mi ero presentata… una parte di me si sentì in colpa, l’altra invece voleva continuare a sfoggiare tutte quelle doti.

-“Sì, vieni”-.

Con un cenno della mano lo feci entrare in casa e mi feci seguire fino in cucina. Ormai era troppo tardi per riparare al danno fatto e mentre prendevo l’olio dallo scaffale in alto sopra ai fornelli, potevo avvertire il suo sguardo puntato sul mio fondoschiena bello pieno. Dentro di me avvertii una forta sensazione di benessere; mi piaceva che qualcuno mi osservasse così. Quando mi voltai e gli porsi la bottiglia, lui la afferrò quasi strappandola dalle mani facendomi rimanere basita.

-“Grazie…”- mormorò. -“Mia madre ne sarà contenta… Appena ha finito di cucinare le uova te lo riporto…”-

-“Grazie a te!”- esclamai con un leggero occhiolino e un tono un po’ malizioso…

Lo riaccompagnai fino all’entrata e, ringraziandomi di nuovo, chiuse la porta quasi sbattendola.

-“Uao!”- esclamai a gran voce nel frattempo che due vocine dentro di me iniziarono a chiacchierare litigando fra di loro.

“Secondo me dovevi dargliela…”

“È più giovane di te, smettila…”

“Che timidone… meritava uma bella scopata… magari era pure vergine”

“Verginità o meno, ti prego, no…”

“Pene e vagina vanno d’accordo… sarebbe stato bello se te l’avesse infilato nel di dietro e…”

Scrollai il capo a destra e sinistra per farle smettere e mi rimisi adagiata sul letto, ripresi il tablet e continuai la lettura, ma solo per qualche minuto però… di nuovo alla porta suonarono insistentemente e dovetti andare ad aprire.
Eccolo davanti a me con la bottiglia dell’olio mezza piena davanti alla porta di casa, ed io, ovviamente, con la stessa faccia tosta e sfrontatezza di prima, mezza svestita di fronte a lui. Mi diede la bottiglia dell’olio senza esitare, ringraziandomi ancora una volta e, una volta presa, gli chiesi se aveva del tempo libero. La sua risposta fu convincente: dieci minuti. Una sveltina e via, ma lo feci accomodare e ci facemmo quattro chiacchiere semplici semplici. Nonostante fece qualche battutina da “stronzetto” era simpatico. Conversammo rapidamente del più e del meno, gli diedi un paio di consigli sulle uova e poi, via, ognuno per la propria strada. Poco prima di lasciarci, però, mi avvisò che sarebbe ripassato dopo.

“Te l’ho detto io che dovevi dargliela… È bono, bastardo… insomma come piace a te, Chiara!”

“Ma quale bono, hai visto che naso?”

(Che poi io non potevo neanche aprire bocca per questo fatto… Il mio naso sembrava quello di un uomo ed era leggermente sporgente, ma nonostante tutto piacevo agli uomini…)

-“E adesso basta voi due!”- urlai come una matta.

Mi resi conto immediatamente di ciò che era successo e mi andai a vestire immediatamente. Presi le prime cose che mi capitarono a tiro; sopra al mio intimo presi una magliettina viola smanicata con uno bello scollo cge faceva intravedere le mie bellezze e una gonna nera che mi copriva fin sotto al ginocchio… Dovevo coprirmi, altrimenti il prossimo maschio che mi avrebbe vista mi avrebbe presa e sbattuta sul letto, o no?

 

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Ricerche Frequenti:

Una coppia mezza sbronza by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




Non sono affatto bruna, come mi pare di capire piacciano a lui le ragazze, ma sono certamente carina, con occhi blu e capelli fini, biondi come fili d’oro. Ho un bel corpo e soprattutto un seno alto e sodo, ben fermo sotto ogni abito che desideri indossare, t-shirt o camicetta. Ai ragazzi piaccio. Non riesco ancora capire come lui invece abbia potuto resistermi così a lungo.

Lo stuzzicavo indossando gonnellini sempre più succinti e colorati. Così vestita acquisivo tutte le posizioni per farmi guardare. Mio fratello non era timido, eppure mostrava una indifferenza profonda verso di me, inamovibile quanto inspiegabile. Lui è un ragazzo dalla corporatura robusta, con capelli nerissimi e ondulati, occhi neri, labbra carnose. Lo spiavo mentre si masturbava al computer e la cosa mi eccitava. Sebbene vedessi solo i movimenti del suo braccio e nulla più, mi ritrovavo sempre accaldata e viscida tra le gambe. Quante volte avevo desiderato che quella foga gocciolasse tutta sul mio viso, che la sua eccitazione si affievolisse dentro di me, che la sua voglia di sesso si acquietasse tra le mie cosce. Su di lui il mio sguardo concupiscente l’imbarazzava, sicuramente gli suggeriva suggestioni dissolute da cui intendeva fuggire per timidezza. Quella castità però non mi piace, lo volevo, volevo la sua celata animalità. Anche quando facevo doppi sensi e gli sorridevo maliziosa, trovava sempre il modo, brusco o gentile, di allontanarmi. Io da poco diciottenne, lui ventiduenne, mi considerava solo sua sorella e purtroppo non vedeva in me una da scopare. Fortuna che le cose cambiarono.

Quella notte d’agosto indossavo un abito bianco e corto sopra le ginocchia, leggero come l’aria, così morbido da lasciar trasparire il mio corpo, i seni erano nudi, avevo il solo perizoma come intimo. Eravamo in vacanza ed erano da un pezzo scoccate le tre. Al villaggio ancora rimbombava la musica da ballo e le luci colorate erano forti, però dovette accompagnarmi a casa. L’ordine di mio padre era stato tassativo. Dovevo rincasare. Non so perché papà si sforzasse di tenere questo stupido ordine ma a farne le spese era proprio mio fratello obbligato ad accompagnarmi.

Eravamo in riva al mare, camminavamo verso il nostro appartamento e non c’era anima viva quando, seccato, mi sbuffò in faccia: “Sempre colpa tua, l’ennesima serata in bianco!”. Mi sentii toccata nel profondo: “Ma che dici?”. “Dico che mi stai sempre attorno e non riesco a scoparmi nessuna”, rispose imbronciato. “Anche te però!”, provai a difendermi pur sapendo che aveva ragione. Ero davvero io a stargli sempre appiccicata addosso manco fosse il mio ragazzo. “Ma se cerco sempre il modo di lasciarti da sola!”, rispose. “Non è vero”, negai stupidamente. “Si che è vero! Che palle!”, mi disse. Io sbottai: “Allora tornatene alla festa!”. “Papà mi ha detto di riaccompagnarti a casa, non dire cazzate!”, continuò a lagnarsi e aggiunse: “C’ho voglia ecco!”. Gli afferrai la mano: “Voglia di qualche ragazza in particolare?”. “Ce ne sono tante lì”, fu la sua risposta. “E tornatene alla festa, ci vado da sola a casa”, gli risposi ancora delusa dal fatto che per lui era come se non esistessi. “Magari ma se papà se ne accorge se la prende con me. E che gli dico?”, fece lui. “Che volevi scopare”, gli risposi. “Sì certo. E secondo te cosa mi risponderebbe?”, continuò. “Che potevi scoparti me!”, asserii io di soppiatto. Lui stette per un istante in silenzio poi disse: “Ma che.. che cazzo dici, hai bevuto? Mi darebbe due sberle fidati!”. Con uno strattone liberò la sua mano della mia. Mi rabbuiai, mi venne lo sconforto, riprendemmo a camminare, ma non mi arresi. “Eddai, dico sul serio, dannazione! Vuoi scoparmi?”, ma lui mi mandava alla malora pensando che lo stessi prendendo in giro. “Aspetta, fermati dai, ti faccio un pompino. Giuro! Te lo faccio!”, ma niente da fare, mi sembrava di parlare ad un muro. Fu solo sulla soglia della nostra villetta che mi decisi a tentare il tutto per tutto.

L’avevo superato col preciso intento di giocarmi l’ultima carta. Avevo le spalle alla porta e gli dissi: “Hai ancora voglia di scopare?”. “Eccerto”, fu la sua risposta. Misi le mie mani sotto l’abitino e mi sfilai il perizoma lasciandolo cascare ai miei piedi. “Fallo con me. Ora. Sono stufa di attenderti”. Mi fisso con uno sguardo interdetto, tentennò poi fu letteralmente travolto dall’eccitazione. Pochi attimi e mi impalò contro la porta di casa. Finii col suo cazzo in figa, abbandonata al piacevole oblio dell’incesto che avevo tanto desiderato. In me c’era un turbinio di ingorda fame di sesso accumulata negli anni, una eccitazione delirante. Gemevo in maniera assordante, nonostante i suoi inviti a stare zitta perché in casa c’erano i nostri a dormire. Ero sbaragliata dal piacere che mi riempiva e avevo perso ogni controllo sul mio corpo, vibravo vittima dei continui colpi, feroci e rozzi, di mio fratello che mi teneva con le mani sulle chiappe. Le mie cosce lo cinturavano e lui mi fotteva colpo dopo colpo donandomi orgasmi su orgasmi. Giacevo trafitta in figa dal suo cazzo, soccombevo ai colpi, durissimi e rabbiosi, del suo bacino. E non stavo zitta, no, anzi crescevano di intensità i miei vocalizzi. Avevo scoperto una gioia selvaggia, quella del sesso incestuoso e la lascivia trasaliva in me senza ritegno. Il nostro sesso fu intenso e violento, senza regole, una piramide di scandalosa goduria. Soggiogata dai movimenti violenti e scomposti di mio fratello venni di continuo. Mi eccitava a dismisura la gioia gutturale che lui tentava di trattenere mentre mi sballottava senza ritegno. Mi si riempì la vagina di fluidi.

“Devi venirmi dentro”, gli ordinai assatanata. Percepii in lui una forte indecisione. Continuò a fottermi ma incerto sul da farsi. Allora gli intimai sbraitando con tono imperioso: “Vienimi dentro!”. Lui diede ancora qualche botta. “Vienimi dentro! Vuoi farmi aspettare altri diciotto anni una tua sborrata?”, gli comandai con prepotenza. Finalmente obbedì: ansimò in affanno e venne. Presi tutti i suoi spruzzi caldi fino a quando il suo gettito si esaurì. Lo abbraccia finalmente felice senza più parlare.

Il tempo di ricomporci e muti, senza dirci nulla, entrammo in casa filando a letto.

Mi scappò da ridere quando l’indomani, a colazione, mio padre disse a me e mio fratello queste parole: “Ragazzi fortuna che ieri siete rientrati con un po’ di ritardo. Qui fuori, proprio contro la porta, una coppia mezza sbronza si è messa a fare sesso! Roba da matti!”.

 

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Le sensazioni della gita 3 – Silvia by mammamia [Vietato ai minori]




Lo guardo.

Sono stata a letto con diversi ragazzi nella mia vita, eppure non ricordo di avere mai visto un cazzo così grosso. Lo prendo con entrambe le mani. Inizio a segarlo. Su e giù. Piano piano. Non c’è fretta. Sono una professionista, io. Accompagno dei movimenti rotatori. Sembra gradire. Dalla mia posizione inginocchiata, alzo lo sguardo verso il suo volto. Mi sta osservando fargli la sega. Ha uno sguardo concentrato, ma so che dentro è felice come un bambino a Natale.

Noto per la sua faccia di bronzo, Paolo ci ha provato con quasi tutte le ragazze della scuola. Me compresa. Sarà contento di depennarmi dalla lista delle ragazze “non ancora” e di aggiungere il mio nome alla categoria “seghe”. Continuo a segarlo con entrambe le mani. Avvicino la bocca al suo membro. Rimango un po’ lì. Gli sfioro il glande con le labbra. Poi mi allontano, ridacchiando sadicamente.

Niente pompino, mio caro! Devi soffrire un po’!

Mi ci avvicino di nuovo. Mi lecco le labbra. Lo fisso negli occhi con aria di superiorità. Con la consapevolezza di essere io a dominare la situazione.

Non te lo faccio ancora un pompino, Paolino caro!

Lo massaggio. Palmo aperto, accarezzo tutta l’asta del pene fino alla cappella. In cima al membro, chiudo la mano a pugno e lo sego fino in fondo. Su. E poi giù. Avvicino nuovamente la bocca. Lo guardo negli occhi. Lecco la cappella.

Gli faccio segno di no con la testa. Spero stia impazzendo!

Riprendo a masturbarlo. Mi fermo un attimo.

Non deve venire subito!

Approfitto della pausa per sfilarmi la maglia. Non voglio mica essere l’ultima a spogliarmi! Sul letto della stanza, Davide e Valentina si dilettano ormai da parecchi minuti ad emulare i rapporti sessuali dei cani. Con movimenti profondi e regolari, Davide penetra da dietro Valentina, che emette dei silenziosi guaiti al ritmo delle spinte infertole. Allo stesso ritmo, le sue tette si muovono avanti ed indietro con movimento ipnotico. Ogni tanto un po’ invidio quel seno. Non che desideri avere una quinta misura… però non mi dispiacerebbe riuscire almeno a riempire a pieno una prima!

Slacciato il reggiseno, noto che Paolo mi guarda stupito. Non si aspettava che portassi reggiseni imbottiti. Molto imbottiti! Ci rido su: mi lecco l’indice della mano, che poi uso per massaggiare il capezzolo sinistro. Spero abbia recepito il messaggio: “ebbene sì, le tette offerte sono queste. Però le so usare bene!” E poi le tette non sono tutto. Anche se bisogna ammettere che la loro dimensione influisce molto sul giudizio che i maschietti attribuiscono ad una ragazza. Valentina, ad esempio, a parte un seno enorme, cosa può offrire? Non credo che naso storto, occhi piccoli e pelle cadaverica siano cose piacevoli da vedere in una ragazza. Inoltre, continua a tingersi i capelli di un nero corvino, facendo risaltare ancora di più il colore chiarissimo della sua pelle. Eppure… guarda come se la sta sbattendo, Davide! Quelle tette sono ipnotiche per i ragazzi.

A fianco del letto, Danilo sta filmando il documentario sulla riproduzione canina con il suo telefonino. Io pensavo fosse gay! Ma non credo che un gay si diverta a girare un video amatoriale mentre si masturba come un pazzo con l’altra mano. Avvicino il busto al grosso cazzo di Paolo. Lo guido verso il mio seno. Gli faccio scivolare la cappella sui miei capezzoli turgidi. Prima uno. Poi l’altro. Gli do un bacio sulla cappella e mi alzo. Mi guarda con sguardo implorante.

Non me ne vedo, caro, tranquillo.

Mi levo solo i pantaloni. Li abbasso un po’, poi li lascio scivolare da soli fino a terra. Guardandolo fisso negli occhi, mi inginocchio nuovamente. Continua la mia opera. Su e giù. A ritmo costante. Mi lecco la mano destra. Dal polso fino alla punta del dito medio. Poi lo masturbo con la manina umida. La lubrificatura non è ancora perfetta, però. Mi avvicino un po’ con il viso e lascio cadere un filo di saliva sul cazzo. Spalmo bene il lubrificante naturale lungo l’asta. Ancora su e giù. Su e giù. Ce ne vuole ancora un po’. Sputo sulla cappella. Ora si che le mani corrono su e giù senza problemi. Aumento un po’ il ritmo. Potrebbe essere il momento di un piccolo trucchetto. Mentre mi muovo lungo l’asta con la mano destra, uso la sinistra per solleticargli le palle. Chiude gli occhi. Gli piace. Piace a tutti!

Anche la Silvietta ha gli occhi chiusi. Ilaria da qualche minuto le sta leccando la micetta. Non mi sarei mai aspettata che Ilaria avesse simili gusti. Anche se ora capisco il perché non è in grado di indossare nulla di più femminile di una felpa. Avrei dovuto capirlo subito. Di femminile, quella ragazza ha ben poco. Spalla larghe da sportiva. Curve pressoché inesistenti. Avrebbe dovuto dirmelo, però. Le amiche si dicono tutto. Invece devo venire a scoprire una cosa del genere guardandola mentre fa ansimare la Silvietta, spalle al muro in balia dell’abilità della sua lingua.

Avvicino nuovamente la bocca al cazzo di Paolo. Tiro fuori la lingua e lecco l’asta. Tutta. Dallo scroto al glande. Giunta al termine, apro la bocca. Con un movimento di bacino, Paolo ci infila il cazzo dentro. Non riesce più ad aspettare. Non ce la fa più! Lo lascio fare. Non faccio più nulla. Tengo la bocca aperta e lo lascio penetrarla come meglio preferisce. Mi prende per i capelli. Ma non mi fa male. E’ un po’ come se mi grattasse la testa. Continua a penetrarmi la bocca. Divarico le gambe. Per quanto sia possibile farlo stando in ginocchio. Scosto leggermente le mutandine ed inizio a massaggiarmi. Paolo mi ha vista. La situazione lo eccita tantissimo. Gli afferro il cazzo ed inizio a segarlo a gran velocità. Con una mano mi prendo cura del suo membro, mentre mi prendo cura della mia micetta con l’altra. Inarca la testa all’indietro. Ha dei piccoli spasmi. Mi bagna tutto il seno. Poi, guardandolo fisso negli occhi, avvicino il suo cazzo ai miei capezzoli e ci spalmo per bene sopra quel poco di sperma che ancora il suo cazzo produce. Me lo infilo un ultima volta in bocca e lo ciuccio come fosse un calippo.

Mi alzo da terra. Non c’è più nulla da ciucciare! Mi pulisco un attimo con un fazzoletto. Non mi piace avere le mani appiccicose. Mi ricade l’occhio su due sul letto. Difficile non notarli. Il finemente depilato pube di Davide si appoggia a ritmo costante sull’ano di Valentina, mentre la penetra con esperienza da dietro. Mi eccitano! Dicono che sono una passione esclusivamente maschile, eppure a me i film porno piacciono molto. Mi sfilo il tanga e vado a sedermi sulla sedia di fronte al letto. Mi appoggio allo schienale, allargo le gambe ed inizio a massaggiarmi la fica guardando i due scopare sul letto. Guardo il sudore scendere dai lunghissimi capelli di Valentina fino alle sue mani, che stringono a pugno alcuni lembi delle lenzuola del letto. Mi piacerebbe essere al suo posto, in questo momento. Inoltre, il fatto che Danilo stia riprendendo il tutto contribuisce ad aumentare la mia eccitazione. Mi lecco la mano con cui mi sto masturbando. Aumento il ritmo dei massaggi sul clitoride. Piego la testa all’indietro e la appoggio sullo schienale della sedia.

Chiudo gli occhi.

Immagino di essere al posto di Valentina. Di essere sul letto, dominata da dietro da Davide. Di ricevere profonde penetrazioni regolari. Di sentire il sudore del suo pube bagnare il mio sedere. So che il mio sedere gli piace. Glielo ho sentito dire una volta. E non solo a lui. Piace a tutti! Sono fiera della scritta sul muro dei bagni dei maschi “te lo sbatterei in culo!” a fianco del mio nome!

Qualcuno ferma la mia mano. Riapro gli occhi. Ilaria è in ginocchio di fronte alla sedia. Scosta la mia mano e avvicina la testa alla mie grazie. Inizia a leccarmi. Piano piano. Quasi timidamente. Mi sento un po’ agitata. Per me sarebbe un’esperienza nuova. E poi non è una persona qualunque, ma una cara amica.

Guardo la Silvietta, seduta per terra, schiena appoggiata al muro, con l’aria rilassata. Decido che anche io voglio le stesse attenzioni. Prendo il gesto di Ilaria come il coraggio di confessarmi finalmente la sua omosessualità. Così mi metto comoda sulla sedia e la lascio fare. Ha capito che le lascio carta bianca. Dopo qualche leccata e dolce bacio sull’apertura della vagina, mi allarga le labbra e comincia a leccarmi il clitoride. A ritmo elevato, ma con estrema dolcezza. Si sta prendendo cura della mia fica con tenerezza. Come fosse la sua. Ora capisco non solo i suoi gusti sessuali, ma anche le scenate di gelosia quando mi sapeva in giro con altre persone. Pensavo volesse essere la mia migliore amica. Invece voleva di più. Prenditi ora tutto ciò che vuoi, amica mia! In quanto donna, conosce molto bene le esigenze femminili. Nessun fidanzato mi aveva mai leccata così bene là sotto! Le metto le gambe sulle forti spalle da sportiva. Sono tutta tua. Appoggio nuovamente la testa sullo schienale della sedia e chiudo gli occhi. Mi rilasso. Poi mi metto le mani sul seno ed inizio a massaggiarmi le tette. Mi stimolo i capezzoli. Ansimo. Mi sento. Ansimo ancora. Sempre di più. Il cuore batte sempre più forte. Ho delle contrazioni. Provo un forte piacere.

Riapro gli occhi. Ilaria mi guarda con uno sguardo soddisfatto. Continua, amica mia. Ti prego. Nota il mio sguardo. Un misto tra rilassato ed implorante. Ricomincia a prendersi cura di me.

Davide invece ha smesso di prendersi cura di Valentina. Lei lo guarda con sguardo interrogatorio: non gli ha chiesto di smetterla! La fa sdraiare di schiena, testa al limite del bordo del letto. Allarga le gambe. Ne vuole ancora. Davide non se lo fa ripetere: riprende a penetrarla. E io che pensavo che la scopasse da dietro per non vedere il suo viso. Obiettivamente, non è molto carina. Pensavo si potesse scopare con lei solo “mettendole un sacchetto sulla testa!” Dicono tutti così. Credo che Davide abbia voglia di vedere la quinta della Valentina andare su e giù al ritmo delle sue penetrazioni. Così le vede benissimo. Anche a lei piace la nuova situazione. Mi imita: tira su le gambe e le appoggia sulle spalle del “compagno”. La penetra più in profondità.

Paolo torna dal bagno. Aveva bisogna di una rinfrescata dopo il mio trattamento! Pene di nuovo in erezione alla mano, si avvicina al letto, dove appoggia il membro nei pressi della testa di Valentina. Inizia a masturbarsi davanti al viso eccitato di lei. Mentre viene scopata, prende il cazzo di Paolo con la mano destra ed inizia a masturbarlo. La vedo che prova a lavorare allo stesso ritmo delle spinte offertele da Davide. E’ facile. Lui la penetra con calma. Poi attira Paolo verso la sua bocca. Gli lecca la cappella. Sono contenta della scelta di Paolo. Se vuole un altro pompino, vuol dire che gli è piaciuto tanto il mio lavoro. Valentina prova a leccargli l’asta. Non ci riesce bene. Per quanto Davide la scopi con ritmo calmo, non è facile fare un pompino in quelle condizioni. La comprendo. E la invidio. Per quanto ammetto che le attenzioni di Ilaria sono così rilassanti. Tutti i massaggiatori dovrebbero imparare a fare quello che Ilaria mi sta facendo! Valentina decide di prendere in bocca il cazzo di Paolo. Al ritmo imposto da Davide, usa bocca e mano destra per prendersi cura di Paolo. In quanto cantante, sebbene dilettante, il senso del ritmo è proprio di Valentina. Danilo li sta ancora riprendendo. Solo che ora non si masturba più: ci pensa la Silvietta a farlo. Ogni tanto con una, a volte con entrambe le mani, la Silvietta corre su e giù lungo il pene di Danilo, che le tiene la lunga coda di cavallo bionda. Mi cade l’occhio sul seno della mia compagna. Devo smettere di guardare le tette delle altre. E’ deprimente per me! Trovo incredibile come una ragazza minuta come lei abbia un seno del genere. Gli lecca l’asta. Lo scroto. Poi prende in bocca il cazzo. Tira verso di sé Danilo facendo presa sui suoi glutei. Lo ha tutto in bocca! E io che pensavo che la Silvietta fosse una ragazza casta. Sta così qualche secondo, poi fa uscire il membro di Danilo per riprendere fiato. Lui smette di riprendere la Valentina ed i suoi compagni di avventure: ha altro da filmare. La Silvietta saluta la telecamera con un timido cenno della mano, poi ripete l’operazione. E’ fatale. Danilo esplode in un mare di sperma. Gli occhiali rosa della Silvietta sono da ripulire. Danilo si siede sulla sedia a fianco alla mia. Mi guarda con uno sguardo stupito e sconvolto. Deve essergli piaciuto molto.

Altri sussulti. La situazione, insieme alle attenzioni di Ilaria, mi sta facendo passare tutto lo stress accumulato durante l’anno scolastico. In fondo, non è anche a questo che serve la gita scolastica? Ilaria mi sta facendo sentire amata e protetta. Accarezzo il dubbio della bisessualità. E anche i capelli biondi della mia amica.

Qualcosa entra in me. L’indice della mano destra di Ilaria esplora la mia vagina in cerca di nascosti punti particolarmente stimolanti. Presto le dita diventano due.

Puliti gli occhiali, la Silvietta si siede sul bordo letto, a fianco del viso di Valentina, ed inizia a masturbarsi. Si masturba e si morde le labbra. Credo proprio di essermi sbagliata sulla castità della Silvietta! Paolo abbandona la bocca della Valentina e si avvicina alla nuova arrivata. Lei non vedeva l’ora. Le apre le gambe. Inizia a scoparla. Lui in piedi, lei sdraiata sul bordo del letto. Paolo non è pacato come Davide nella sua azione. Tiene un buon ritmo nelle sue penetrazioni. Aumenta la velocità. Le tette della Silvietta vanno avanti ed indietro. Le guardo. Continuo a fissarle. Che sia un altro sintomo della bisessualità? Mi concentro su Ilaria.

Chiudo gli occhi. Mi abbandono sempre di più.

Si ferma all’improvviso. Che le succede? Riapro gli occhi. Davide è dietro di lei, pene in mano. Ilaria si alza. Mi sorride e si allontana. Si avvicina a Danilo, seduto sulla sedia a fianco alla mia. Gli bacia il pene a riposo. Poi sale. Gli lecca il pube. L’ombelico. Sale fino ai pettorali. Gli lecca un capezzolo. Il pene di Danilo torna in erezione. Ilaria si siede su di lui. Gli prende il cazzo con la mano. Lo accompagna verso l’ingresso della sua vagina. Spinge il suo corpo verso di lui. Si fa penetrare. E’ lei a comandare. Con movimenti rotatori del bacino si fa penetrare da Danilo, che rimane immobile sulla sedia. Si rilassa. La lascia fare. Il comportamento di Ilaria non mi stupisce. Non sta mettendo nel rapporto con Danilo la stessa passione con cui ha fatto rilassare prima la Silvietta e poi me. Tratta il cazzo di Danilo come un semplice vibratore. Non sta scopando con lui; è come se si stesse masturbando. Non gli importa di avere un rapporto con lui. Vuole solo il suo pene per farsi penetrare.

Guardo Davide. Si trova ancora di fronte a me. Masturbandosi piano piano per mantenere l’erezione, attende che io decida cosa fare. Ho deciso. Mi alzo dalla sedia e con un cenno del dito gli dico di seguirmi. Passo a fianco del letto. Valentina è sdraiata nella stessa posizione in cui Davide l’ha lasciata. Occhi chiusi ed aria appagata, si massaggia dolcemente la vagina con una mano e il seno con l’altra. Davide ci sa fare, a quanto pare. Paolo fa appoggiare alla Silvietta le gambe sulle sue spalle. Ad una presa migliore, corrisponde una penetrazione migliore. La Silvietta geme. Le sue tette non si muovono più: se le massaggia in cerca di maggiore piacere.

Ho raggiunto il mio comodino. Apro il cassetto della biancheria. Rovisto un po’.

Trovato!

Mi giro e mostro il vasetto di lubrificante a Davide. Lo vedo piacevolmente sorpreso. Mi avvicino al suo pene e gliene verso una bella striscia lungo tutta l’asta. Lo masturbo. Deve essere ben lubrificato. Per quello che voglio fare la saliva non basta! Torno alla mia cara sedia. Mi piego in avanti e mi ci appoggio con una mano. Con l’altra verso un po’ di lubrificante sull’ano. Poggio il tubetto sulla sedia e mi spalmo per bene la sostanza appena versata. Faccio un test del risultato: mostro a Davide come due dita entrino nel mio ano senza incontrare resistenza. Mi piego totalmente in avanti, appoggiandomi sulla sedia con le mani. Testa volta indietro. Devo vedere ciò che Davide fa. Mi viene incontro. Accompagna con la mano il suo pene lubrificato fino all’ingresso dell’ano. Sento la sua cappella. Poi spinge piano piano il bacino in avanti. Sta entrando. Non so se la famosa scritta nei bagni della scuola riferita a me sia stata scritta da lui, ma sono certa che Davide sta esaudendo un suo grande desiderio. Guarda spesso il mio lato B. Lo noto. Non lo impedisco. Sono molto fiera del mio sedere. Uno dei miei fidanzati passati diceva che nemmeno il tempo lo avrebbe potuto logorare. Sono pratica di sesso anale. Lo propongo a tutti i ragazzi con cui vado a letto. Lo pratico anche nell’autoerotismo, a volte. Eppure il mio sedere rimane… perfetto. Niente può logorarlo.

Lo sta spingendo dentro. Con calma. Ci sa proprio fare, il ragazzo. Inizio a masturbarmi con una mano. Una volta ho letto che, durante questo tipo di rapporti, la stimolazione vaginale rilassa la muscolatura anale, favorendo la penetrazione. Poi ho provato. Funziona davvero. Lo ha messo tutto dentro. Emetto dei gemiti. L’esperienza rende la pratica sempre meno dolorosa e sempre più piacevole. Sento il cazzo di Davide tornare indietro. Poi di nuovo avanti. Ed indietro. Avanti. Indietro. Gemo sempre più. Amo essere dominata da dietro!

Ai miei mugolii si mescolano quelli della Silvietta. Paolo eiacula sulla sua magrissima pancia. Lui è molto stanco. Lo si vede. Però ridacchia soddisfatto. La Silvietta si alza e si dirige verso il bagno. Non basta un fazzolettino per pulirsi la pancia. Tuttavia, intuisco dal suo sguardo che vuole ancora attenzioni.

Le lente e profonde penetrazioni di Davide sono una vera goduria per me.

Alla mia destra, Ilaria si muove agilmente sul pene di Danilo arruffandosi i capelli con le mani. Sembra impazzita. Inizia ad ansimare. Muove il bacino sempre più velocemente. Per un attimo, spasima. Poi si placa. Abbandona Danilo, stravolto sulla sedia. E’ soddisfatta.

Davide si ferma per un attimo al massimo della penetrazione. Mi dà una rapida leccata al collo. Poi mi scosta la mano dalla fica ed inizia a stimolarmi lui. Riprende la penetrazione anale, condita di ditalino. Mi appoggio nuovamente alla sedia con entrambe le mani. Avanti ed indietro. Avanti. Lo sento in fondo. Indietro. Lo sento. Non solo il pene. Ecco l’orgasmo anale che cercavo! Poi, Davide estrae dolcemente il pene dall’ano e mi riempe il sedere di sperma. Sono contenta. Si merita un po’ di piacere anche lui. E’ stato molto bravo. In futuro troverò il modo di ringraziarlo. Spero di doverlo fare anche per altre esperienze. Magari con la partecipazione di Ilaria. Ora non ho più dubbi sulla mia bisessualità.

 

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