Nora e l'Abisso by Nora [Vietato ai minori]




Nelle ultime settimane Nora subisce l’arrivo della primavera. Il clima ancora instabile di marzo le mette irrequietezza e come tutti gli anni in questo periodo sente il bisogno di grossi cambiamenti, di qualcosa che la scuota dal torpore invernale, qualcosa che la risvegli. Ha bisogno di grandi novità.

Negli ultimi tempi si sta interessando sempre di più alle dinamiche BDSM, le è sempre piaciuto il sesso forte, le piace essere guidata e ricevere ordini, le da estrema soddisfazione sentire i complimenti quando esegue correttamente le richieste. Sta facendo diverse ricerche su internet, si è iscritta da qualche settimana su un famoso sito internazionale che raccogli gli appassionati del genere e sta ricevendo diversi contatti interessanti. Certo ci sono aspetti estremi che non la attraggono, ma l’idea di trovare un Dom in zona che la possa seguire e istruire la intriga molto. Purtroppo molti si rivelano già online delle persone un po’ strane, alcuni parlano a malapena l’italiano (e Nora è una piccola grammarnazi, certe storpiature proprio non le regge), altri è riuscita a incontrarli anche dal vivo per un caffè e per avere un impatto visivo. Nessuno l’ha colpita veramente, non è scattata la scintilla. – Mi rendo conto di essere molto esigente, ma non è una cosa che si può prendere sottogamba… meglio vagliarne di più per essere sicura di trovare quello giusto –

Oggi nella sua inbox ci sono due nuove richieste di amicizia. Una delle due la attrae di più.

Abisso68: Ciao Nora, mi piacerebbe molto conoscerti, dalla tua descrizione sembra tu stia cercando un Dominatore per far esplodere la tua indole. Io sono un Master da molti anni e ho fatto da trainer a diverse sub e slave. Voglio incontrarti appena possibile, io sono più che sicuro di essere la persona giusta per te. Aggiungimi su kik, abyss_68

Nora percepisce un po’ troppa sicurezza, per la sua piccola esperienza quelli così sicuri di sé spesso si rivelano dei grandi bluff. Apre comunque kik e cerca l’account.

Nora: ciao, ho letto il tuo messaggio, mi farebbe piacere conoscerti meglio

abyss_68: buongiorno Nora, hai fatto molto bene a contattarmi. Cosa stai facendo ora?

Nora: mi sono appena alzata, devo prepararmi per andare a lavoro.

abyss_68: mmm… e che lavoro fai?

Nora: sono impiegata in una multinazionale, mi occupo di statistiche

abyss_68: leggo dal sito che hai 35 anni, sei impegnata?

Nora: no, ho vissuto una storia lunga, con tanto di convivenza, ma mi son resa conto che stava diventando troppo monotona e ho rotto qualche mese fa

abyss_68: hai fatto bene Nora, meglio lasciare il prima possibile la zavorra, prima che diventi un problema. Vuoi farmi qualche domanda? Puoi farlo

Nora: mmm sì… 68 è il tuo anno di nascita? Hai 48 anni?

abyss_68: sì, è un problema per te? Sono troppo vecchio?

Nora: no, anzi, sicuramente hai molta esperienza ed è quello che sto cercando. Sei sposato o impegnato?

abyss_68: sono sposato, ma mia moglie è fuori da queste dinamiche, preferisco avere a che fare con partner sulla mia stessa lunghezza d’onda. Lei è con me da tanti anni, è la zavorra che non ho lasciato quando potevo… adesso ormai è troppo tardi. Va bene così.

Nora: capisco… ed è da tanto che pratichi come Master? Avrai avuto diverse slave

abyss_68: sì, sono ormai quasi vent’anni cara, da quando ancora non era di tendenza il bdsm e ci prendevano per pazzi e malati ahahah. Adesso con internet e con queste cinquanta sfumature almeno l’ambiente si è popolato di qualche donzella curiosa, prima era molto più difficile trovarsi.

Nora: mi piacerebbe incontrarti, così per prendere un caffè e vederci a quattr’occhi se per te non è un problema

abyss_68: nessun problema cara, mi fa molto piacere come ti ho già detto. Anche stasera, siamo della stessa città, dimmi tu dove e l’ora

Nora: va bene, ti mando un messaggio più tardi per farti sapere a che ora esco e il posto. Ora scappo, rischio di arrivare in ritardo 😛

abyss_68: corri, corri piccola Nora… a dopo

Durante la giornata lavorativa Nora ripensa ad Abyss, lo trova davvero molto interessante – spero davvero non si riveli un bluff come gli altri… ma le premesse per essere quello giusto ci sono tutte – Riesce a mandare un messaggio con l’ora e il luogo per l’incontro e lo manda con dita tremanti di emozione. È ormai giunta l’ora di uscire ma Nora vede avvicinarsi il suo capo, Mario, un ometto insulso e irritante. Si affianca alla sua scrivania e con aria dimessa, appoggia un fascicolo. Nora lo guarda e solleva lo sguardo verso di lui con espressione interrogativa. “Va fatto entro oggi Nora… Me lo hanno appena dato anche a me… non prendertela con me”
“Ci sei tu qui, con chi dovrei prendermela?”
“Ehehehe, hai ragione… ”
“Questo mi costerà almeno due ore di lavoro Mario… ma te ne rendi conto??”
“Lo so… Mi spiace, davvero…” E con queste parole l’inetto si allontana lasciando Nora con un’espressione fra il disgusto e lo stupito.

Nora: Ciao… mi spiace ma un inconveniente a lavoro. Non credo riuscirò ad uscire prima di due ore. Credo che il nostro caffè dovrà essere rimandato… mi spiace

abyss_68: ciao Nora, non preoccuparti, sono cose che capitano. Perchè invece non trasformiamo il caffè in una cena? Niente di formale e avremo più tempo per parlare, che ne dici?

Nora è molto indecisa. Un invito a cena le sembra davvero impegnativo come primo incontro. Ma allo stesso tempo trova anche scortese rifiutare il suo invito.

Nora: va bene, mi sembra il minimo accettare visto che sei così disponibile :)

abyss_68: perfetto, allora ci vediamo al “Gatto Nero” hai presente? I gestori sono degli amici, il posto è molto centrale e i gestori sono miei amici.

Nora: ho presente ma non ci sono mai stata… ma amando i gatti non posso che essere felicissima per la scelta :)

abyss_68: Perfetto, ci troviamo là per le 20.30, va bene?

Nora: Benissimo, a dopo!

Nora passa un’ora e mezza completamente assorta nel lavoro per finire il prima possibile. Riesce a consegnare dopo un’ora e tre quarti, anche prima delle due ore previste. Sta spegnendo il pc e sono le 19:00 – Ho giusto il tempo di passare a casa, cambiarmi e rinfrescarmi un po’ e poi devo riuscire immediatamente – Prende al volo la borsa ed esce con passo leggero.

Una volta a casa si spoglia velocemente e si butta dentro la doccia, si sente elettrizzata per l’incontro e anche parecchio agitata. Cerca di lavarsi velocemente ma poi quasi sovrappensiero la sua mano indugia sulla sua fessura, il calore dell’acqua, il profumo di vaniglia e arancia, la voglia di scaricare un po’ di tensione ed ecco che le dita di Nora scendono a stuzzicare il clitoride già pronto e reattivo. I brividi si irradiano verso tutto l’addome e dietro fino alla schiena, continua a fare piccoli cerchi e sente piano piano la tensione scivolare via, come le gocce di acqua scivolano sul suo corpo. Appoggia una mano sulle piastrelle lisce, con l’altra continua a masturbarsi, infila due dita a fondo e comincia a stantuffare, il movimento fa sbattere e sfregare il palmo sul clitoride, il ritmo aumenta, Nora chiude gli occhi e dischiude le labbra per emettere un gemito leggero e l’orgasmo la assale improvviso con mille brividi.

Finisce velocemente di prepararsi, si sente molto più rilassata dopo la doccia. Decide di vestirsi in maniera molto sobria e informale, pantaloni e una maglia leggera, niente tacchi. Esce di casa dieci minuti prima delle 20:00, il suo anticipo sull’anticipo è ormai quasi patologico.

Riesce a trovare un parcheggio molto vicino. Il tempo di chiudere la macchina e sente il messaggio arrivare.

abyss_68: Nora io sono già dentro, ti aspetto.

Nora: ok, io sto per entrare

Entra nel locale, si guarda in giro velocemente, ci sono pochi clienti, solo uno è da solo al tavolo e la sta guardando con un sorriso sornione. Si alza e le fa cenno di accomodarsi.
“Ciao Nora, mi fa piacere vederti, sei proprio come ti immaginavo” Le stringe la mano, la tira a sè e la bacia sulla guancia. Nora sente avvampare il viso.
“Ciao… Meno male siamo riusciti a vederci comunque” Nora ha lo sguardo sfuggente, si sente molto in imbarazzo ed evita di guardarlo in faccia. Lui l’aiuta a sedersi avvicinandole la sedia.
“Beh, quando il destino ti permette di incontrare una persona interessante devi fare di tutto per dargli una mano, no?” Gli risponde lui sorridendo mentre si siede al suo posto.
Siedono a un piccolo tavolo quadrato, l’uomo decide di sedersi nel lato a fianco a Nora non di fronte a lei. Nora prova ad osservarlo di sottecchi, non è molto più alto di lei e per avere 48 anni sembra portarseli piuttosto bene, di fisico snello e longilineo. I capelli sono tenuti molto corti, castano chiaro con una leggera stempiatura. Sul viso poche rughe, un accenno di barba comunque curata, il naso è acquilino e gli occhi, gli occhi sono color ghiaccio, chiarissimi e molto penetranti. È vestito in maniera elegante ma senza troppo sfarzo, una camicia chiara aperta ai primi bottoni, i pantaloni hanno un taglio classico e la giacca poggia in una delle sedie libere del tavolo.
“Mi sembri un po’ agitata Nora… che succede?”
“Ehm… niente, è normale, mi serve solo un po’ di tempo per sciogliermi un po’, abbi pazienza” Nora sfodera il più splendente dei suoi sorrisi per liberarsi un po’ dall’imbarazzo del momento.
Arriva al tavolo un uomo con due menu in mano. Da una pacca sulla spalla ad Abyss.
“Ciao caro! Vi servono i menu? O faccio io?”
“Fai pure tu, lo sai che mi fido” gli risponde sorridendo.
“Nora, questo è Giuseppe, un caro amico, insieme a Giacomo sono i gestori di questo locale. Ci conosciamo oramai da tantissimi anni” Nora stringe con gentilezza la grossa mano dell’omone che quasi stritola la sua.
“Molto piacere” Nora ha un leggero brivido a guardare in faccia Giuseppe, ha un che di suino nei lineamenti, sembra un cinghiale: fronte bassa, occhi piccoli, denti grandi e labbra fini. La sta fissando troppo a lungo e non si decide a lasciarle la mano. Nora la tira via facendo un po’ di forza.
“Va bene, vi mando il ragazzo con gli antipasti” Nora si volta a guardarlo andare via.
“Devi scusarlo Nora, è un po’ rozzo ma amante della compagnia femminile, evidentemente devi aver fatto colpo su di lui per qualche tuo particolare” e con lo sguardo indica la scollatura di Nora, la sua maglia con scolloo a V lascia intravedere giusto l’inizio della spaccatura del suo seno. Nora cerca di ricomporsi un pochino.
“Ah… mi spiace ma di solito non uso scollature… dovrei stare più attenta quando si vede troppo”
“E fai male, ti dona molto questa maglia” Nora gli sorride con riconoscenza.
La cena scorre tranquilla. Nora riesce a mettersi a suo agio e ha modo di fare tantissime domande ad Abyss, sul suo essere Master, sulle slave. Risponde anche ad alcune domande che lui le porge riguardanti ciò che la incuriosisce e ciò che invece non le interessa proprio.
“La violenza e l’umiliazione ecco… quelle proprio non fanno per me. Non sono una masochista, il dolore non mi eccita e non mi eccita neanche essere insultata o usata e umiliata”
“Lo dici perché sei sicura? Hai già avuto modo di provarlo Nora?”
“Mmmm… no, ma tendenzialmente sono molto sicura di questo. Il dolore fisico mi distrae, sono sicura che non mi ecciti affatto. Il resto non so, non ho provato ma non credo proprio faccia per me”
“Capisco. Ora vorrei che tu faccia una cosa per me Nora”
“Dimmi… se posso” Abyss avvicina il volto a Nora perché la possa sentire solo lei, le posa una mano sulla coscia.
“Mmmm… no, Nora, non ‘se puoi’. Tu la farai per me. Voglio che vai in bagno, togliti le mutandine, masturbati, voglio proprio che ti bagni completamente la figa Nora. Non mi interessa se vieni. Poi torni qui, entro cinque minuti e mi porti le tue mutandine, qui, sul tavolo”
Nora fissa quegli occhi gelidi che la penetrano a pochi cm dai suoi. Si sente attratta da quest’uomo come da un precipizio.
“È tutto chiaro?” Nora fa cenno di sì con la testa.
“E allora cosa stai aspettando Nora? Vai!” La sua voce è bassa e ruvida. Nora si alza mentre lui si riaccomoda sulla sedia, seguendola con lo sguardo glaciale.

Nora ha il cuore in gola. Raggiunge velocemente il bagno i chiude dentro e si siede sul water. Le gira un po’ la testa, il cambiamento repentino del tono della conversazione l’ha colta di sorpresa. Soprattutto non si aspettava di reagire a questo cambio con tanta eccitazione. Sbottona i pantaloni e li fa scendere lungo i fianchi, riesce a sfilarli senza togliere le scarpe. Sfila anche il perizoma blu, lo ripiega come meglio può e lo posa sulla mensolina vicino al lavandino. Si risiede e infila subito due dita dentro, non ha bisogno di fare altro, già sa di essere completamente fradicia, le è bastata la sua frase e quegli occhi puntati dentro i suoi per farle sentire una morsa stretta alle viscere. Le dita entrano ed escono veloci con un rumore liquido, Nora stringe il clitoride con l’altra mano, le basta pochissimo per sentire esplodere un orgasmo forte e caldo, si morde le labbra per non gemere, la testa abbandonata indietro e il piacere che la pervade e la conquista. Si abbandona qualche secondo, il respiro piano piano torna regolare. Riapre gli occhi, si riveste ed esce.
Quando arriva al tavolo posa il perizoma blu sul tavolo, vicino alla sua mano. Lui la guarda e sorride. Prende l’indumento, lo osserva, lo porta al naso e lo annusa.
“Ti sei bagnata ancora prima di toglierlo… Sei proprio una ragazzaccia” Nora abbassa lo sguardo e sorride imbarazzata.
“Diciamo che… la tua voce, il tuo sguardo, il comando… Una serie di cose”
“Bene, siediti” Nora obbedisce
“Sbottona i pantaloni e apri le gambe” Nora lo guarda con le labbra socchiuse, in un’espressione sorpresa e atterrita.
“Ma… dici sul serio?”
“Sbottona i pantaloni e apri le gambe, non farmelo ripetere una terza volta.” Il tono è seccato. Nora si guarda in giro – nessuno dovrebbe notarmi… siamo abbastanza appartati… – Sbottona i pantaloni e abbassa la zip, poi apre le gambe.
“Bene, non ci voleva poi tanto mi sembra” L’uomo si avvicina, appoggia un braccio sullo schienale della sedia di Nora, l’altra mano si infila nei pantaloni, entra sicura e affonda un dito dentro di lei dove ancora è umida. I suoi occhi non smettono un attimo di fissare gli occhi scuri e sbarrati di Nora. Lei inizia a respirare con fatica, l’imbarazzo la assale. Lui muove piano quel dito, dentro e fuori, come ad intingerlo in un vasetto di miele. Tira fuori la mano, lentamente, la porta al naso ad annusarla poi infila il dito medio, fradicio dei suoi umori, nella bocca di Nora che lo accoglie senza protestare.
“Molto brava Nora. Molto, molto brava… Sarà una grande soddisfazione addestrarti.”
“Veramente, io non ho ancora deciso…”
“Oh davvero? Ne sei sicura? Dimmi allora che non sono io il Master che vuoi… Coraggio piccola Nora, sto aspettando” Il suo sorriso adesso per la prima volta in tutta la serata è aperto, un sorriso di sfida, anzi, il sorriso di chi la sfida l’ha già vinta. Nora sorride imbarazzata e abbassa la testa per nascondersi al suo sguardo.
“No. Non posso dirlo, perché non sarebbe vero…”

 

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Mary la troia: il matrimonio




Mary e Antonello sono una giovane coppia, sposati da alcuni anni; lei è nata nell’aprile del 1970 mentre lui è più vecchio di un anno.
Mary è una ragazza molto attraente, alta all’incirca un metro e sessantacinque, capelli neri lunghi, occhi grandi, scuri ed espressivi; un bellissimo viso, un seno procace, due fianchi molto femminili e molto fascino. Il marito è stato il suo primo ed unico compagno di letto e la sua esperienza sessuale non si può dire molto vasta.
Quando nel luglio del 2000 arrivò l’invito per il matrimonio di una loro cugina, Mary ed Antonello non potevano lontanamente sospettare che quelle nozze avrebbero cambiato la loro vita, ne potevano immaginare l’esperienza che avrebbero vissuto.
Arrivò il giorno della festa e quel pomeriggio segnò la fine dell’estate; infatti una fredda brezza di tramontana investì l’intera città e Mary pensò a lungo cosa indossare. Lì per lì la sua scelta si indirizzò verso qualcosa di audace e provocante, più per eccitare il marito che per altro, senza sapere che quella scelta le sarebbe costata cara. Infatti decise di indossare un abito molto corto con un ampio spacco sui lati della parte inferiore; non indossò né slip né reggiseno, così come piaceva al marito, coprendo le gambe con un paio di velate calze nere autoreggenti ed infilando un eccitante reggicalze di pizzo, anch’esso nero. Infine optò per calzare un paio di decollete nere con un tacco a spillo alto dieci centimetri. Quando il marito la vide rimase senza fiato, tirò fuori l’uccello e si fece fare un veloce pompino. Mary si piegò verso il membro del compagno e dopo averlo accarezzato e baciato, se lo infilò in bocca pompando il tempo necessario a riempirsi la bocca di caldo nettare bianco. Con la bocca piena di sperma andò in bagno e sputò, come suo solito, la sborrata nel lavandino, con grave disappunto del marito che non riusciva a convincerla ad ingoiare. Sul punto avevano discusso a lungo e Mary, a fronte di mille promesse, non era mai riuscita ad accontentare il marito, sputando puntualmente la sborrata che Antonello le riversava in bocca.
Mary si lavò i denti, si rimise il rossetto e si preparò per andare. Non rivelò al marito di essere senza slip e reggiseno volendogli fare una sorpresa al ritorno a casa. Infatti era la prima volta che optava per uscire senza il classico abbigliamento intimo.
Arrivarono in chiesa e Mary si sentì gli sguardi di molti uomini addosso; cercò di liberarsi da quel senso di imbarazzo che quella situazione le procurava ed abbracciò il marito per cercare di distogliere l’attenzione verso di sé. Notò però un uomo, abbastanza grande, sulla settantina, molto grosso, che non smetteva di guardarla. Mary ricambiò gli sguardi, ma solo per disprezzo e non per piacere; l’uomo però scambiò l’atteggiamento della donna e sorrise più volte. Mary decise di non considerarlo ed entrò in chiesa insieme al marito.
Quando terminò la celebrazione gli invitati uscirono dal luogo sacro ed attesero gli sposi fuori per il consueto lancio del riso. Mary incrociò nuovamente lo sguardo dell’uomo grasso che, nuovamente, le sorrise. Quando gli sposi uscirono gli invitati si accalcarono l’un l’altro e Mary sentì sbattere all’altezza del suo culo qualcosa, si girò e vide sempre il solito uomo grasso dietro di lei che, approfittando della calca, si strusciava facendo sentire a Mary tutta la sua eccitazione. La donna cercò di allontanarsi, ma non le fu possibile e fu costretta a subire l’erezione dell’uomo sbattere contro le sue natiche e per un momento sentì il cazzo sistemarsi in mezzo alle chiappe. Decise di non dire nulla al marito per non rovinare il matrimonio alla cugina, così lasciò sfogare l’uomo che, fraintendendo il comportamento della donna, divenne sempre più audace ed approfittando della confusione, palpò con le mani le sode chiappe di Mary. Dopo alcuni minuti di continui strusciamenti la donna riuscì a liberarsi.
In macchina Mary non fece parola con il marito di quanto avvenuto fuori della chiesa per non creare inutili isterismi. Arrivarono al locale e la giornata sembrò passare felicemente. Al tavolo insieme a loro furono sistemati il suocero di Mary ed il fratello di Antonello con un’altra coppia di amici ed il ragazzo di sedette a fianco a Mary.
Durante il pranzo Mary notò che lo sguardo del ragazzo si posava spesso sulla sua coscia; incuriosita, capì il perché: accavallando le gambe, lo spacco dell’abito aveva completamente scoperto la coscia ed era visibile il pizzo della calza ed il reggicalze. Mary fece finta di non accorgersene e lasciò eccitare il suo compagno di tavolo.
Dopo i primi piatti Mary si alzò da tavola per andare in bagno. Erano sistemati in fondo alla sala, perciò la donna dovette attraversare tutta la stanza per arrivare alla toilette. Mary calamitò l’attenzione di tutti i maschi presenti: infatti grazie al suo abitino corto, ai tacchi alti ed al suo modo provocante di camminare si fece osservare con eccitazione da tutti gli uomini; lei sorrise ed arrivò in bagno piena di sguardi di totale ammirazione.
Il matrimonio procedette bene e tutti parvero divertirsi. Non c’erano bambini per espressa volontà degli sposi e gli invitati erano in tutto centosessantuno, di cui cento uomini e sessantuno donne. All’improvviso scoppiò il tumulto. Nella sala fecero irruzione sette uomini, tutti armati, che minacciarono i presenti di non muoversi. Il personale era stato tutto immobilizzato per cui i sette avevano il pieno controllo del locale.
Con le pistole puntate sugli invitati, divisero gli uomini da una parte (in totale centouno, con lo sposo) e le donne dall’altra (per un totale di sessantadue, con la sposa).
Uno dei sette notò subito Mary, le si avvicinò, la prese per i capelli e la trascinò al centro della sala; si rivolse ai suoi amici e disse:
“Guardate quant’è graziosa questa puttanella; adesso vediamo di che pasta è fatta”, e dicendo così le strappò l’abito di dosso. I sette rimasero stupefatti dall’abbigliamento intimo della donna e dal suo corpo provocante. Mary con le tette al vento ed il culo e la fica scoperti non sapeva come fare per coprirsi, ma i sette le intimarono di rimanere ferma con le mani, così da far vedere agli ospiti le sue grazie. Uno di loro ad un certo punto osservò la mano di Mary e, vista la fede, chiese:
“Chi è il marito di questa troia?”
Antonello alzò la mano e fu fatto avvicinare alla moglie. Intanto Mary con indosso soltanto calze, reggicalze e scarpe, rimase immobile ed impaurita. Uno degli aggressori si avvicinò alla donna, l’abbracciò e la baciò sulle labbra. Mary fu costretta a dischiudere la bocca e sentì la lingua dell’uomo esplorarle la cavità orale. Quindi l’uomo le impose di tirare fuori la lingua e di baciarlo con passione così da far vedere al marito il loro bacio. Antonello fu costretto ad osservare la moglie che slinguazzava con la lingua di un altro. Mary, a turno, dovette baciare tutti e sette ed Antonello fu costretto a vedere da vicino i baci della moglie.
Mary dovette spogliare i sette uomini e quando tutti furono nudi pretesero un’altra pomiciata accompagnata da una sega. Mary si ritrovò a spugnettare i sette uomini uno per uno, sempre sotto lo sguardo del marito e di altre centosessantadue persone.
Il più brutale dei sette, la prese per i capelli e, sollevandole gli occhi verso i suoi, disse:
“Adesso vediamo come te la cavi con bocca. Inginocchiati”.
Mary sapeva che prima o poi lo avrebbero chiesto e si ripromise di farlo bene così da farli godere subito. Prima godevano e prima sarebbero andati via.
S’inginocchiò ed accolse la prima verga in bocca. S’impegnò nel pompino, ma l’uomo dimostrò una incredibile resistenza. Mary pompò per più di cinque minuti e l’uomo non godette. La scena si ripeté con gli altri sei e nessuno sborrò nonostante la bravura e l’impegno di Mary.
I sette si pararono davanti alla donna e Mary aspettò nuovi ordini. Uno di loro le appose un campanello al collo e le disse di mettersi carponi per terra. Mary eseguì i loro voleri e rimase a quattro zampe.
“Adesso cammina, vacca!”
Mary cominciò a camminare come un animale ed il suo movimento faceva suonare il campanello che aveva al collo.
“Mary è la nostra vacca. Chi vuole mungere le sue tette si può avvicinare”.
Gli invitati rimasero fermi, tranne uno. Il vecchio che si era strusciato a Mary dopo la cerimonia, si fece avanti e chiese agli aggressori di poter toccare la donna. Uno di loro disse
“La devi chiamare vacca”
“Allora, posso toccare la vacca?”
Sempre il solito si avvicinò a Mary, la prese per i capelli e le disse:
“Ehi vacca ti vuoi far toccare da quest’uomo?”
Mary fece no con la testa, allora il sequestratore tirando più forte i capelli della donna disse:
“Non ho capito, vuoi forse dire di no? Peccato se dicevi si ti facevi soltanto toccare, adesso invece dovrai spompinarlo”.
L’uomo grasso non credeva alle proprie orecchie, si spogliò in un attimo, si parò davanti al viso di Mary e le infilò il cazzo in bocca.
Mary si mise a pompare con impegno. Il cazzo dell’uomo era piccolo, ma duro, ma ciò che più la sconvolse era il cattivo odore. Quell’uomo sudava da schifo e le parti intime erano particolarmente puzzolenti. L’uomo cercava di palparle le tette ma dopo un po’, grazie alla sapiente lingua di Mary, esplose in una copiosa sborrata che Mary trattenne tutta in bocca, sperando di poterla sputare.
“Vacca ingoia”, disse uno dei sette.
Mary cercò di ribellarsi, ma si rassegnò ed ingoiò per la prima volta nella sua vita la sborra di un maschio.
Con il sapore dello sperma in gola, Mary guardò il marito e si sentì in colpa per aver sempre rifiutato, sino ad allora di ingoiare lo sperma.
L’uomo le trattenne il cazzo in bocca anche dopo aver sborrato e Mary continuò a succhiare il cazzo ormai moscio, finchè uno degli aggressori disse:
“Vacca, fagli il bidet con la lingua”
Mary passò la lingua su per il cazzo dell’uomo, poi prese i coglioni e li leccò completamente. Quindi uno dei sette disse:
“Adesso puliscigli il culo”.
L’uomo si girò, si piegò in avanti e porse il proprio culo a Mary che, nauseata cominciò a leccare le natiche per poi affondare la lingua nell’ano dell’uomo.
I sette le intimarono di avvicinarsi al centro della sala dove avevano sistemato una sedia. Il primo di loro si sedette ed invitò Mary a sistemarsi su di lui. Con l’aiuto delle mani l’uomo infilò il proprio cazzo nella vagina della donna e cominciarono a scopare. Mary fu costretta a muoversi sopra e sotto ed a chiavare di fronte a tutti i presenti. La donna sentì il piacere crescere e contro la sua volontà la fica si bagnò impiastricciando la verga del suo occasionale compagno. Mary chiuse per un momento gli occhi, ma non voleva assolutamente mostrare di provare il minimo piacere. Non le fu possibile.
“La vacca sta godendo”, gridò l’uomo che la stava impalando quando le toccò il clitoride. Gli altri sei si avvicinarono e videro effettivamente la fica di Mary produrre molti umori sessuali. Fecero avvicinare Antonello e proprio in quel momento Mary non riuscì a trattenersi raggiungendo un lungo, intenso e prolungato orgasmo che accompagnò con sommessi gridolini.
Mary dovette scopare a turno con gli altri sei uomini e con ognuno di essi raggiunse l’orgasmo. Ma i sette continuavano a non godere, lasciando Mary sulle spine.
Mary fu fatta sistemare carponi e obbligata a camminare a quattro zampe per tutta la sala ed i sette si stavano parlando per decidere cosa fare. Ad un tratto, tra gli invitati, si levò una voce
“Smettetela di umiliarla. Lasciatela stare”
Il più pericoloso dei sette si avvicinò alla donna e prendendola per i capelli, le chiese:
“Vacca chi è quest’uomo che si preoccupa per un animale come te?”
Mary intimidita rispose
“Mio suocero”
L’idea venne immediata. Mary fu fatta rimanere carponi al centro della sala e ordinarono a suo marito ed a suo suocero di avvicinarsi alla donna.
Uno dei sette si sistemò alle spalle di Mary, le allargò le chiappe e le accarezzò l’ano. Mary chiuse gli occhi sperando di non essere inculata. Non l’aveva mai fatto e non voleva cominciare proprio allora.
L’uomo si accorse della verginità anale della femmina ed avvertì i suoi compagni:
“Ragazzi, la vacca non l’ha mai preso nel culo. Da chi vogliamo farla sverginare?”
I sette dissero ad Antonello di leccare l’ano della moglie e nel frattempo decisero come proseguire.
Per cinque minuti Antonello inumidì il culo di Mary preparandola alla penetrazione. Quindi i sette intimarono al suocero della donna
“Visto che ci tieni tanto a tua nuora, ti lasciamo il privilegio di essere il primo uomo ad incularla.”
Il suocero si rifiutò, ma ben presto acconsentì quando vide i sette minacciare Mary. Si avvicinò alla nuora e disse:
“Non ti preoccupare Mary, cercherò di non farti del male”
Uno degli aggressori si mise ad urlare verso l’uomo
“La devi chiamare vacca. Lei è una vacca non è Mary”
“Vacca, sei una vacca”, disse il suocero, prendendo Mary per i fianchi ed avvicinando il proprio cazzo al culo della donna.
L’uomo non poté fare a meno di osservare il bel culo della nuora e si eccitò all’istante sentendo il profumo di sesso provenire da Mary. L’ano della donna era stato bagnato con cura da Antonello, perciò l’uomo riuscì facilmente ad inculare la nuora. Dopo i primi dolci movimenti, l’inculata cominciò ad essere vera e le palle del suocero andavano a sbattere sulle chiappe di Mary.
I sette a turno si piazzarono davanti a Mary costringendola a prendere in bocca le loro verghe. Ogni pompino durò circa cinque minuti e per tutto il tempo dei pompini il suocero fu costretto a continuare incessantemente ad inculare Mary. L’uomo non riuscì a controllarsi e ne approfittò per massaggiare il clitoride della nuora facendola godere più di una volta. Nel frattempo i sette continuavano a turno a farsi spompinare ed ognuno scaricò nella bocca della donna una gran quantità di sperma che Mary fu costretta, ogni volta, ad ingoiare.
Alla fine del settimo pompino, i sette si allontanarono di qualche metro lasciando che il suocero terminasse la propria opera. Mary aveva ormai raggiunto il suo ennesimo orgasmo e la paura e la tensione erano ora accompagnate da attimi di intenso piacere.
I sette dissero all’uomo che poteva godere, ma ordinarono di farlo nella bocca della femmina:
“Fai ingoiare alla vacca altra sborra”.
Allora il suocero di Mary si portò davanti a lei e le infilò il cazzo in bocca. Mary si mise a pompare per alcuni secondi fin quando l’uomo non venne inondandole la gola di caldo liquido seminale. Sembrava che il cazzo non smettesse mai di sborrare e Mary rimase ad inghiottire lo sperma del suocero per molto tempo prima che lo stesso terminasse di godere.
Mary rimase carponi in attesa di nuovi ordini. I sette si avvicinarono alla donna e le accarezzarono le chiappe, quindi a turno la incularono, con Mary che riuscì a raggiungere altri, numerosi orgasmi.
Sentì il proprio culo dilatarsi sempre più ed abituarsi alla penetrazione di grossi cazzi duri.
Dopo averla inculata per bene, i sette si riunirono intorno a Mary e decisero di umiliarla definitivamente. Uno di loro si sdraiò per terra sotto la donna e la scopò. Un altro la inculò e Mary provò per la prima volta la doppia. Sentiva i cazzi affondare dentro di lei. Gli invitati erano ormai eccitatissimi nel vedere Mary usata ed umiliata come una troia. Nel frattempo un altro degli aggressori si mise davanti e le infilò il cazzo in bocca ed altri due si fecero spugnettare ed i rimanenti due attesero pazienti il loro turno. Mary fu riempita in ogni suo buco ed i sette si alternarono nelle rispettive posizioni.
Il primo dei sette godette nel culo di Mary riempendo l’orifizio di sperma; due le godettero in bocca; altri due le coprirono il viso di caldo liquido e gli ultimi due le sborrarono tra i capelli.
Mary era una maschera di sperma, ma continuò a soddisfare i sette cazzi che sborrarono un’altra volta. Questa volta due le godettero nel culo, uno in bocca, tre sul viso ed uno tra i capelli.
Mary pensava di essere vicina alla fine di quell’incubo, ma altre sorprese l’attendevano.
I sette fecero avvicinare Antonello alla moglie, quindi dissero:
“Guarda com’è ridotta la vacca di tua moglie. Ha goduto come una troia e noi per premio le abbiamo dato litri di sperma. Adesso ti masturbi davanti a lei senza toccarla”
Antonello con riluttanza cominciò a farsi una sega davanti agli occhi attoniti della moglie, rimasta sempre carponi per terra. La donna avrebbe voluto aiutare il marito a godere, ma le fu proibito toccarlo. Antonello però si eccitò non appena vide il volto di Mary coperto di sperma. Godette e sul pavimento si formò una pozzanghera di sperma. I sette allora si avvicinarono a Mary e dissero:
“Lecca vacca. Pulisci il pavimento con la tua lurida lingua”
Mary si spostò, a quattro zampe, verso la pozzanghera e leccò lo sperma del marito pulendo per bene il pavimento. Quindi Antonello fu costretto ad infilare il cazzo nella bocca di Mary e ghiacciò quando si sentì ordinare:
“Piscia nella bocca della vacca”
Antonello cercò di ribellarsi, ma non gli fu possibile e dopo alcuni sforzi cominciò ad urinare nella bocca di Mary. In un primo momento la donna cercò di non ingoiare il piscio, ma poi la bocca non riuscì a contenerlo tutta e fu costretta ad ingoiare l’intera pisciata del marito.
Il sapore della pipì si confuse con quello dello sperma e Mary sentì in gola un gusto forte e nauseabondo. Il viso continuava ad essere impiastricciato di sperma e quella pisciata l’aveva resa del tutto inerme. I sette si avvicinarono al viso di Mary e con il cazzo penzoloni, i primi due le infilarono la verga in bocca e la costrinsero ad ingoiare il loro piscio. Altri tre le urinarono sul viso e gli ultimi due le bagnarono i capelli di caldo liquido giallo.
Mary umiliata rimase carponi dinanzi a tutti gli invitati con gli occhi bassi. Era stata l’oggetto di mille perversioni ed umiliazioni e tutti gli invitati aveva visto che la donna aveva goduto nell’essere trattata come un animale. Mary non aveva la forza di guardare tutte quelle persone e si sentì umiliata sino in fondo quando udì i sette dire ai presenti di spogliarsi e di approfittare del corpo di Mary.
Gli uomini, in tutto centouno, si spogliarono tutti e formarono 19 gruppi da cinque ed un gruppo da sei. Antonello fu inserito nell’ultimo gruppo e così formati i gruppetti scoparono con Mary.
Mary si ritrovò all’improvviso cazzi nella fica, in culo, in bocca ed in mano ed ogni orgia terminava con copiose ed abbondanti sborrate che non risparmiavano la sua bocca, il suo culo, il suo viso ed i suoi capelli.
Ognuno di loro godette due volte e Mary aveva addosso e dentro di sé 202 sborrate. Ma non era finita.
Tutte e 62 le donne furono fatte spogliare.
Mary, carponi, si avvicinò alle donne e le fu ordinato dai sette:
“Vacca lecca la fica di ognuno di loro fino a farle godere”
Mary distrutta si avvicinò a quattro zampe alle donne; la prima allargò le cosce. Mary sistemò il proprio viso in mezzo alle gambe e con un grosso sforzo tirò fuori la lingua. Dopo una lunga esitazione, accompagnata da un
“Lecca vacca”
si fece coraggio e cominciò a leccare la fica della donna. Dopo alcuni minuti finalmente la sua compagna godette riempendo di liquido vischioso il viso di Mary. Procedette oltre e lo stesso rituale si ripetè per tutte le presenti che assaporarono le leccate di Mary fino a godere.
Due degli aggressori portarono Mary in bagno. La fecero sistemare con le spalle rivolte alla tazza del cesso e con la testa piegata all’indietro facendo scivolare i capelli dentro il gabinetto; quindi radunarono nella toilette tutti i presenti. Ordinatamente si misero in fila. I primi a pisciare furono gli aggressori: uno per uno si posizionarono davanti a Mary con le gambe ai lati del suo corpo e pisciarono sul volto della donna. Mary fu costretta a fare da cesso non solo ai sette aggressori, ma anche a tutti gli invitati; quando i sette terminarono di pisciare fecero entrare uno per uno tutti i presenti. Mary ricevette dal primo una lunghissima pisciata, ed alla fine i sette le ordinarono
“Vacca dopo ogni pisciata devi far loro il bidet con la lingua”
Mary fu costretta, perciò, non solo a subire il piscio di tutti, ma anche a leccare il cazzo, o la fica ed a pulire con la lingua il culo di chi aveva terminato di pisciare.
Per un’ora e mezza Mary fu costretta a farsi pisciare sul viso ed a leccare cazzi, fiche e culi.
Mary era colma di piscio, le mandibole le facevano male e la lingua aveva acquistato dei sapori nauseanti. Dovette leccare culi pelosi e sporchi, fiche ispide e sudicie e dovette ingoiare pisciate puzzolenti di ogni tipo.
Finalmente Mary potè liberarsi da quella scomoda posizione e, soprattutto terminò quell’umiliazione degradante.
Mary tornò nella sala, sempre camminando carponi, e vide una certa soddisfazione negli occhi di tutti i presenti. Era stata la loro latrina e tutti sembravano godere di quel fatto.
I sette non erano ancora soddisfatti e volevano umiliare ancora la povera Mary. Due di loro si allontanarono dalla sala e rientrarono dopo poco con al seguito un cane di razza alana. Mary nella sua costante posizione carponi aveva ai lati della testa gli altri cinque e non poteva vedere il cane, né percepì la sua presenza. Dal canto suo l’animale appena vide il culo di Mary in bella mostra si avvicinò e la montò penetrandola con la sua grossa verga dentro la fica. Mary sentì la penetrazione, gli uomini ai suoi lati si allontanarono e si accorse di essere montata da un cane. Rimase allibita sia dalla situazione, sia dal piacere che le stava procurando quella penetrazione. Il cazzo del cane era grosso e riempiva completamente la sua vagina. Il cane scopava con un ritmo incessante e Mary, suo malgrado, raggiunse diversi orgasmi. In sala tutti si accorsero del piacere che aveva provato Mary ed ognuno di loro catalogò la donna come una porca come poche. Il cane mostrò una resistenza incredibile: rimase a chiavare Mary per più di venti minuti senza alcun cedimento; uno dei sette chiamò una donna tra gli invitati e le ordinò
“Aiuta l’alano ad inculare la vacca”
La donna si avvicinò a Mary ed all’animale ed allontanò quest’ultimo dalla fica della femmina; quindi fu costretta a prendere il cazzo dell’animale in mano ed a infilarlo nell’ano di Mary che dovette subire l’ennesima umiliazione. Il cane inculò con gusto Mary che, naturalmente, raggiunse ancora un altro orgasmo.
Ad un certo punto Mary udì le parole che mai avrebbe voluto sentire:
“Vacca, fai un pompino al cane”
Mary avvicinò la testa al membro dell’animale e lo prese con vergogna in mano. Cominciò a masturbarlo, ma una mano le avvicinò la testa con forza all’arnese. Aprì la bocca, si fece coraggio, e leccò la cappella di quel cazzo. Poi spalancò le labbra ed infilò la verga dell’alano in bocca. Si mise a pompare ed il cane cominciò a gemere. Dopo circa cinque minuti Mary aumentò il ritmo del pompino e si ritrovò la bocca piena dello sperma del cane. Ormai nulla le faceva schifo ed inghiottì quel liquido puzzolente aspettando altre umiliazioni. Infatti attesero tutti che il cane pisciasse e lo fece direttamente sul viso di Mary.
Finalmente i sette andarono via lasciando Mary carponi al centro della sala grondante di piscio e sperma; come ultima beffa le tirarono vicino le pistole e scapparono via. Due tra i presenti si precipitarono a raccogliere le armi e si accorsero che erano giocattoli.
Mary si alzò in piedi e cercò il proprio abito. Uno degli invitati le disse che i sette avevano portato con sé il vestito e Mary cercò qualcuno che le prestasse qualcosa da indossare. Il puzzo che emanava era talmente forte che tutti si rifiutarono di darle qualcosa e Mary fu costretta a tornare a casa con indosso soltanto reggicalze, calze e scarpe, ma con la consapevolezza di essere diventata una vera porca.

 

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