La Baronessa by Viktorie [Vietato ai minori]




Questa storia comincia in maniera molto banale: con una giornata di lavoro andata a male per un temporale improvviso.
Doveva essere una giornata semplice, tranquilla, un giorno di shooting per un catalogo di vestiti in una villa che veniva solitamente affittata per eventi e matrimoni, nel giorno di chiusura.
Una di quelle giornate di lavoro che alcune in agenzia disdegnavano perché non si trattava di Grandi Firme o Prestigiose Riviste Di Alta Moda, e invece per me erano mera fonte di guadagno, senza mai ambire a chissà che celebrità.

La villa si trovava quasi sulle rive di un lago che quel giorno era di un colore ben poco invitante, dal quale potevi aspettarti che uscisse un qualche mostro squamoso, il cielo grigio, con qualche sporadico brontolio. Nonostante il pericolo di pioggia, la giornata andava benissimo per fotografare, la luce era diffusa, pochi problemi di ombre, e tutta l’illuminazione necessaria riempiva il furgone.
Eravamo arrivati, accolti da uno dei responsabili della villa e ci eravamo accomodati in una saletta di servizio con bagno adibita a camerino improvvisato. Una agitatissima tizia continuava a girarmi attorno per l’inevitabile trucco e mi ero già vestita con l’abito dei primi scatti.
“Se va tutto bene, non ci vorrà moltissimo” disse scrutando il cielo la fotografa, conscia che le aspettative artistiche per quel catalogo non fossero eccessive. Un lavoro fatto bene, professionalmente, non “arte”.
Correzione luci, bilanciamento bianco, una prova, sistema quello spot, e…

BOOOOMM!!

Un lampo unitamente a un tuono fortissimo, e giù le secchiate dal cielo. Elettricista che stacca ogni luce, telo cerato buttato sulle attrezzature per portarle al riparo velocemente, corsa sotto il portico arrivando in uno stato pietoso, complici anche dei tacchi poco utili allo scatto da centometrista.
“Potremmo fare degli interni…” suggerii io all’assistente in piena depressione, ma questo scosse la testa “…Bisogna vedere la proprietà, se vuole, eravamo d’accordo per il giardino e basta.”
“Bè, io vado ad asciugarmi, intanto…” dissi, sentendo il bruciore della matita sciolta negli occhi. Nel bagno, rimirai uno spettacolo più consono ad un film dell’orrore che ad altro, un panda sbavato, che mentre si dava al latte detergente, si rendeva conto di aver portato solo un piccolo asciugacapelli. Inutile.
Infatti, dieci minuti dopo stavo avvolta in un asciugamano gigante, mentre un attrezzino minuscolo dalla potenza calorifica e di ventola inesistenti, coraggiosamente tentava di lavorare.
Spensi il piccolo arnese aspettando che si raffreddasse un po’, mi alzai in piedi per controllarmi allo specchio.

E nello stesso momento in cui l’asciugamano decideva di cedere alla gravità, si apriva la porta del locale improvvisato.
“AH!” esclamai, girandomi. “OH!” gridò una ragazza, girandosi velocemente e chiudendo la porta.
“Dovevo chiudere la porta del bagno!” dissi, raccogliendo il telo e coprendomi.
“Dovevi sì, cazzo!” imprecò lei, senza attirarsi molte mie simpatie. La guardai storto. “Che c’è?”
“Mi hanno riferito che cercavate la proprietà per chiedere l’uso di un interno…” disse lei, girandosi incurante che fossi o meno di nuovo coperta. Evidentemente poco le importava di vedermi, serviva non mi vedessero fuori. Apprezzai il gesto, anche se non troppo. Mi sistemai l’asciugamano, rispondendole che doveva cercare la fotografa, io ero solo la modella fradicia con un phon da sorpresa dell’uovo di Pasqua.
Sbuffò, forse divertita dal phon, forse da me, con una mano davanti alla bocca, mentre il piccolo attrezzo ricominciava a soffiare un refolo d’aria a malapena tiepida, decretando totalmente la mia antipatia nei suoi confronti.

Dei colpi risuonarono alla porta, e feci svogliatamente cenno con la testa che per me era ok se apriva, e nello stanzino balzò subito dentro la fotografa e il suo assistente.
Subito furono uno stuolo di convenevoli e saluti rivolti alla giovane, la ringraziarono duecento volte per la concessione -che non supponevo, comunque, gratuita- della location, e si scusavano che a causa del tempo saremmo rimasti fermi per un po’. “Come se fosse colpa nostra” pensai, spazzolandomi i capelli fradici, guardando nello specchio il terzetto di persone, e focalizzandomi presto sulla ragazza.
Va detto che né la fotografa, né l’aiutante, erano particolarmente alti, ma la loro interlocutrice era decisamente fuori misura, anche per i miei occhi abituati a trampoliere d’alta moda che giravano in agenzia.
Alta e snella, non pareva dotata di grandi forme, a suo modo affascinante. Di un volto dagli zigomi un po’ pronunciati, dai lineamenti dritti, spiccava sicuramente un naso non minuscolo, ma dritto come fosse passato sotto una pialla, due labbra sottili che non avevano intenzione di fingersi sorridenti. Una descrizione quasi perfetta anche per il suo sguardo, due occhi non piccoli, ma dal taglio sottile, che le davano un’aria diffidente come un gatto.
Dall’alto, con le mani in tasca di un completo dal taglio piuttosto mascolino, annuiva quasi impercettibilmente con l’aria di chi ti stia a sentire ma chiaramente vuole farti intendere che non sei il suo maggior pensiero. Uno chignon dal quale venivano fatte scientemente fuggire alcune lunghe ciocche, mi fecero solo supporre la enorme lunghezza della sua capigliatura.
La giovane si scostò con un gesto rapido una ciocca di capelli dal viso.

“Non posso concedervi la disponibilità delle sale al piano terra.” interloquì, rimettendosi la mano affusolata in tasca. “Sono in pulizia. Si potrebbe utilizzare la dépendance.” buttò lì la ragazza, premendo il tastino di un cercapersone alla cintola.
“Oh, sarebbe davvero magnifico!” squittì l’assistente. “Se non è di disturbo, sarebbe perfetto!” tubò la fotografa, e ambedue si lanciarono in salamelecchi infiniti, mentre una donna arrivava di fretta (“prego, anche lei?” pensai, tenendomi l’asciugamano addosso più stretto) e la ragazza uscì senza salutare accompagnata dalla nuova arrivata.
La porta si chiuse dietro di loro, lasciando fotografa e assistente a tirare un profondo sospiro di sollievo.

“Contenta che si sia sistemato?” sorrisi allo specchio, stupendo la donna.
“Contenta che non ci abbiano sbattuti fuori!” disse quasi sottovoce.
“Che dici, avrà scopato?” sorrise il suo assistente, con aria complice.
“Chi?” chiesi girandomi.

Mi raggiunsero, parlando con un tono decisamente basso, tanto l’asciugacapelli non procurava un rumore tale da essere di disturbo.
“La ragazza che era qui, è la figlia dei proprietari!” disse l’assistente. “Quella è meglio che o la lecchi, o non ci hai a che fare.” concluse, prima di uscire.
Mi scappò quasi da ridere, pensando a ‘come’ si potesse leccare una stangona simile con una faccia da figlia di papà viziata.
La fotografa commentò distrattamente l’inutilità del mio asciugacapelli, prima di dirmi, con tono grave:
“Attenta, Viktorie. Quella non ci mollerà un minuto da adesso in poi. Non darle corda, non raccogliere provocazioni e soprattutto non farle tu. Perché ti conosco abbastanza: se mi rovini la giornata di scatti per giocare a chi è più stronza, ti garantisco che Lunedì il tuo culo non sarà più materia dell’agenzia.”
Se ne uscì senza aggiungere altro, e mi sforzai non poco per continuare a mantenere un’espressione neutra fino a che non si chiuse la porta, dopodiché mi potei permettere di sibilare un paio di termini non troppo lusinghieri al suo indirizzo, e di insultare l’asciugacapelli, buttandomi a sedere sul water chiuso, con una mano sul viso, mentre riprendevo con il piccolo aggeggio. In realtà, avevo una discreta voglia di piangere.

“… Due su due, tette al vento e seduta sul cesso! Se quando entro qui non sei in pose imbarazzanti non sei contenta?” sentii una voce sconosciuta quasi sul mio orecchio, e balzai in piedi, trovandomi ad altezza seni di qualcuno, alzai lo sguardo e mi trovai davanti Lei.
“Tieni, prima ti asciughi i capelli, prima scattate, prima ve ne andate.” disse con tono meno che gentile, con un phon modello ultraprofessionale in mano.
“…Grazie.” dissi, nel tono più gentile che potevo avere, spegnendo il mio aggeggino bollente e mettendomi di buona lena con il suo. Non sottolineai il fatto che, come se niente fosse, se ne stesse appoggiata ad un mobile del bagno a fissarmi asciugare i capelli, con quello sguardo indecifrabile e un’espressione ironica sulla faccia che mi dava urto istintivo. Finii molto velocemente di sistemarmi, le porsi l’attrezzo con un altro ringraziamento, e mi cominciai a vestire del secondo abito, il primo era ancora troppo umido, appeso a un calorifero riscalda-asciugamani. Dedussi che non sarebbe servito a niente chiederle di uscire, così liberai il mio corpo nudo, per abbigliarmi.
“Becca queste, cazzo di tavola da surf” pensai, indossando con una giusta lentezza il reggiseno giusto per l’abito.
“Sono vere?” disse d’improvviso. “Come?” le chiesi con uno sguardo un po’ sorpreso.
La mano sottile ondeggiò nell’aria indicandomi. “Le tette, sono vere?”
“… Sì.”
“Carine.” alzò le spalle, fissando l’asciugacapelli. Mugugnai qualcosa che poteva essere un ‘grazie’ ma anche uno ‘sticazzi’, raccolsi in buon ordine il tutto e la salutai, diretta verso il nuovo alloggio dei nostri scatti.

 

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Cristina – Una cena speciale by ionascosto [Vietato ai minori]




Cristina – Una cena speciale di ionascosto New!

Quando mi vedi rimani impietrita!
Sei a cena in un ristorante famoso in compagnia del tuo compagno e di un paio di coppie di amici vestita elegantemente con un completo che risalta le tue forme nascondendo allo stesso tempo quel po’ di pancia (che dici di avere ma che non posso confermare) e una camicetta, semplice ma anch’essa elegante, che mette in risalto il tuo seno.
“come è possibile?” continui a domandarti impaurita dall’insolita situazione.
Anche io sono in compagnia, di una mia amica di vecchia data, all’oscuro di tutto ma mia complice per questa sera, perchè cenare da solo avrebbe dato troppo nell’occhio, non sarei passato inosservato.
Ti lancio uno sguardo furtivo ed un sorriso e tu abbassi all’istante lo sguardo arrossendo nel sentirti la fica bagnata nonostante la situazione proibitiva. Ti succede sempre quando mi incontri, la fica inizia a gocciolare senza mai fermarsi se non dopo essere ritornata a casa.
è vero che io non faccio nulla per calmare la tua eccitazione, anzi sapendo come stai ci gioco sopra, in tutti i sensi, possedendoti come preferisco sapendo che non mi dirai mai la parola di sicurezza prestabilita.
Dopo aver fatto l’ordinazione mi alzo per andare al bagno e mentre ti sto mandando il segno di seguirmi tu sei già in piedi scusandoti con la comitiva
“ho bevuto troppo oggi” dici alzandoti dirigendoti poi verso i bagni, separati ma vicini, per poi raggiungermi davanti alla porta del bagno degli uomini
Io non parlo, ti guardo solo e ti passo una bustina (che tu già riconosci, vero porcella mia!) che prendi al volo sfiorandomi la mano e dicendo sottovoce “Buonasera Sir, grazie Sir” prima di entrare nel bagno, eccitatissima e pronta a leggere le istruzioni
La busta contiene il solito vibratore interno e le istruzioni per la serata
Dopo aver inserito il vibratore nella fica già bagnatissima mi ringrazi tra te e te per non averti ordinato di rimanere senza mutande
Nel tornare al tavolo passi accanto al mio posto e mi lanci uno sguardo impaurito e shoccato che mi conferma la tua esecuzione dell’ordine
Io continuo a parlare con la mia amica che non vedo da tanto tempo e mi preparo a “stuzzicarti”.
Finalmente vi portano l’antipasto, a occhio veramente molto gustoso, che tutti iniziano a mangiare, anzi a divorare, facendo scendere il silenzio.
Anche tu stai mangiando, molto piano rispetto agli altri, ma vedo che sei agitata, non sei tranquilla, ed allora ti faccio capire che puoi stare tranquilla accendendo il vibratore alla velocità minima.
Forse avevi paura che si potesse sentire il ronzio del vibratore ma quando lo senti muoversi, quando inizia a suscitare in te le solite sensazioni di piacere, ti accorgi che nessuno sente il rumore, neanche il lamento che ti sei lasciata sfuggire al momento dell’accensione.
Il vibratore rimane acceso per pochi secondi e tu ti sforzi a controllare le tue reazioni agli occhi degli altri.
Solamente io ti vedo diversa da un minuto prima, solamente io so il perchè e solamente io in questo momento ho il cazzo duro come un macigno al punto da essere impossibilitato ad alzarmi (a meno che non mi voglia portare a letto l’amica, cosa che non mi passa neanche per un secondo nella testa)
Quando lo spengo ti vedo rilassarti e tornare a mangiare per poi scambiare quattro parole, chiaramente controvoglia, con la tua amica che si trova di fronte.
Hai paura che questo solleciti il mio desiderio di “torturarti” e quindi so che stai cercando di prepararti all’arrivo dell’impulso, magari stringendo le gembe facendo proprio l’effetto contrario
Ti lascio tranquilla per una decina di minuti prima di accendere di nuovo l’apparecchio.
Lo faccio nel momento in cui il tuo compagno, facendo il cavaliere, ti versa del vino nel tuo bicchiere.
Il tuo grazie esce stridulo dalla tua bocca e gli occhi si rivoltano verso l’alto a causa delle veloci vibrazioni che stanno pulsando nella fica in quel preciso momento
Lui non si accorge di nulla troppo preso a riprendere la chiacchierata con l’amico del cuore ma io vedo tutto e so che se non spengo presto tu arriverai all’orgasmo senza riuscire a mascherarlo.
Quindi sono costretto a diminuire l’intensità delle vibrazioni e poi, dopo un minuto, a spengerlo del tutto
Vedo che sei rossa in viso e che stai sudando abbondantemente cosa che viene notata anche dalla tua amica che sta di fronte a te
“ti senti bene (nome)?”
“si grazie, ho avuto solo un attacco di caldo. Grazie comunque” rispondi con un sorriso smagliante che ti esce naturale al pensiero che lei non avrà mai un’esperienza del genere
Per tutta la cena hai continuamente questi attacchi di caldo (come dici tu) e molti del tavolo iniziano a pensare che tu abbia problemi di stomaco, una passata di dolori, e che per questo motivo hai mangiato molto poco.
Appena cominciavi a masticare, dopo un paio di bocconi al massimo, diventavi rossa in viso a volte alzando gli occhi al cielo. Questo perchè eri intenta a controllare l’orgasmo che ormai era diventato impellente.
Dentro di te ridevi del loro evidente pensiero e non vedevi l’ora che ti facessi il segno per scappare al bagno per una “sosta” lunga
Io controllavo continuamente il bagno e nel momento in cui è rimasto libero mi sono alzato per andarci seguito dopo pochi secondi da te che sempre più rossa in viso chiedevi scusa e scappavi verso il bagno
Erano due minuti che le vibrazioni erano al massimo dell’intensità, non ce facevi più, e non sei riuscita a controllarti per raggiungermi.
Sei entrata nel bagno delle donnei trovandomi davanti alla porta di uno dei due e subito ti sei inginocchiata facendo attenzione a non macchiare il vestito portando la bocca già aperta all’altezza del mio cazzo
Non hai atteso il mio permesso. Lo hai ingoiato e cominciato a succhiare con tanta foga, dovuta in parte alla paura che entrasse qualcuno ed in parte perchè volevi ringraziarmi per l’esperienza appena vissuta, ed io ti ho lasciato fare.
Succhiavi come mai avevi fatto fino a quel momento ingoiando il cazzo per intero, fino in fondo, per poi risalire succhiando l’asta fino alla punta della cappella e poi riprendevi affondando lentamente.
Ti ho fermato e ti ordinato di toglierti il vibratore dalla fica e di ripulirlo mentre io mi mettevo un preservativo.
Quando lo hai visto sei rimasta sorpresa perchè non l’avevo mai utilizzato prima.
Ti ho fatto girare e chinare facendoti poggiare le mani al muro e poi ho appoggiato il cazzo sul tuo ano che si offriva voglioso ed accogliente
Con estrema lentezza l’ho fatto entrare dentro mentre le mani si impossessavano delle tette stringendole.
Con un lungo gemito di piacere e di misto dolore hai accompagnato la lenta penetrazione fino alla fine. Poi quando ho cominciato a muovermi più velocemente e profondamente si è tramutato in un mascherato sospiro neanche interrotto dall’ingresso di qualcuna nel bagno
Per quanto ero eccitato ho continuato solo per un paio di minuti prima di uscire dal tuo favoloso culo e farti inginocchiare di nuovo mentre mi toglievo il macchiato preservativo.
“Cristina per questa volta ti sei salvata ma la prossima volta te lo faccio succhiare così comè, quindi ti consiglio di farti spesso dei clisteri” ti ho detto mentre mi impossessavo della tua bocca cominciando a scoparla fino a godere
Sei riuscita a ingoiare tutto il contenuto delle mie palle, forse con una piccola difficoltà per quanto era, e poi dopo averlo ripulito e sistemato nei miei slip mi hai detto
“grazie Sir”
Prima di uscire ho ripreso la bustina con il vibratore e ti ho salutato dicendoti
“buonanotte Cristina”

 

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Adriana va dalla massaggiatrice by 1948 [Vietato ai minori]




Adriana si passò le mani sulle gambe e sulle braccia. L’ultima cosa che avrebbe voluto era presentarsi non perfettamente a posto all’appuntamento col tanto atteso massaggio settimanale. La massaggiatrice era Valeria la sua migliore amica d’infanzia e di studi.
Adriana sentì con piacere sotto le dita la dolce sensazione della pelle liscia. Si accarezzò le braccia e poi le sue mani scesero verso le gambe fino alle dita dei piedi, per poi risalire verso l’inguine anch’esso da pochi minuti depilato e un po’ irritato.
Aveva lasciato una sottile striscia rettangolare di peli proprio sopra la vulva. Le piaceva tenere quella striscetta perché quando si sgrillettava la sensazione dei peli la rassicurava e la faceva sentire donna matura.
Si osservò allo specchio e sorrise rassicurandosi e complimentandosi con se stessa per le form e del corpo che ancora erano belle e sode.
Nel guardarsi allo specchio pensò che secondo lei quella striscetta nera rendeva la sua figa molto provocante sia gli uomini che alle donne. Per rassicurarsi che fosse ancora una femmina si passò un dito nella fessura della figa, lo inzuppò nella vagina e lo tirò fuori umido di succhi. Se lo portò alle narici, lo annusò e lo avvolse con le labbra facendoselo andare avanti e indietro nella bocca gustandone il profumo ed il sapore. Ciò le causò un’eccitazione unica, molto particolare che si concretizzò nell’idea di farsi un ditalino.
Si mise sulla poltroncina della camera da letto, Pose le gambe sui braccioli divaricando le gambe. Con una mano teneva una gamba e con l’altra mano cominciò a sgrillettarsi. Il clitoride era gonfio e turgido e lei se lo scrollava con sempre più vigore.
Si fermò un attimo prima di venire nonostante la voglia irresistibile. Nonostante la forte tentazione preferì resistere e pensare all’idea di godere sotto il tocco sapiente e delicato delle mani di Valeria.
Le era successo molte volte di eccitarsi durante un massaggio, mentre Valeria esplorava le pieghe più intime del suo corpo e, qualche volta, senza averlo mai confessato a nessuno, era pure arrivata all’orgasmo.
L’idea di farsi fare da Valeria le aveva irrigidito i capezzoli, allungandoli. Bastava sfiorarli per avere sensazioni da far agitare tutto il corpo. Il livello di libidine si stava innalzando. Tutte le sue mosse, l’abbigliamento ed i pensieri erano finalizzati a Valeria che non le avrebbe negato un profondo e travolgente orgasmo.
Si chiedeva se l’amica avesse mai notato come a volte le si dava in maniera un po’ troppo audace. Il solo pensiero, ad esempio, di cosa potesse passare per la testa di Valeria quando lei le offriva, senza vergogna, il culo sperando che lo sguardo dell’altra si concentrasse rapito sul bocciolo palpitante la mandava in estasi. Si immaginava di vedere Valeria che le baciava la rosellina anale e lei che guardava l’amica farlo. Le piaceva vedere due donne amarsi. Le sarebbe piaciuto essere anche con un’altra donna e Valeria li a vederle durante l’amplesso. Si piaceva all’idea di essere una guardona, anche di se stessa.
Quante volte Adriana, presa da una smania irrefrenabile, sdraiata sulla pancia mentre Valeria la stava massaggiando, spingeva lo sfintere per mettere in evidenza il suo buco del culo!
Mentre spingeva, sperava che un dito di Valeria finisse, come per caso, a sfiorarle l’ano. Adriana godeva intimamente pensando all’amica che non poteva non vedere che il buchetto le si apriva e pulsava invocando la sua attenzione e le carezze che solo una donna può dare.
Adriana, che già indossava scarpe a tacco alto, si voltò di schiena e si piegò in avanti e guardandosi tra le gambe vide il culo allo specchio. Si passò un dito sull’ano rugoso titillandoselo e poi se lo infilò.
Era un bel culetto sodo con l’ano che spiccava prepotente tra le chiappe, un ano circondato dal largo alone scuro con i peli appena rasati. Certo non era il culo di una teenager ma era ancora molto bello.
Adriana non aveva mai avuto delle natiche sode a grandi da ciò ne derivava che il suo non era uno di quei culi con la spaccatura lunga e profonda. Infatti non c’era bisogno di allargarle le natiche per arrivare a vederle l’ano. Il solco tra le natiche era breve e si apriva subito sotto l’osso sacro senza lasciare niente all’immaginazione.
Era un culetto molto arrapante, uno di quei culi che se lo metti a pecorina ti regala un orifizio anale così pronunciato che la figa non la vedi neanche, uno di quei culi ‘tutto buco’ come diceva Franco, suo marito.
Adriana si mise ritta in piedi. Fantasticò di essere nuda come era adesso in mezzo a una folla di persone. L’idea la stava facendo sbordare senza toccarsi. Ormai il suo cervello ragionava solo in termini sessuali; tutto era fatto e realizzato per il sesso, per la sua figa.
Lei era dotata di un ano particolarmente sporgente e rugoso. Era un ano che piace molto agli uomini. Anche Franco suo marito gradiva questo particolare e lei non aveva mai disdegnato di essere inculata.
Con gli anni il suo buco di culo era diventato estremamente sensibile e godurioso e aveva acquisito sempre più carattere, a tal punto che anche un profano di penetrazioni anali non avrebbe avuto dubbi di trovarsi di fronte a un meraviglioso culo rotto, il culo rotto con cui Adriana, durante i suoi massaggi settimanali, cercava di provocare i desideri più perversi e libidinosi della sua migliore amica.

Adriana arrivò puntuale all’appuntamento. Suonò il campanello e dopo qualche secondo venne ad aprirle Roberta, la figlia di Valeria.
Roberta era una ragazza di ventitre anni coi capelli lunghi, lisci e scuri e gli occhi verdi, magra e ben proporzionata nelle forme del corpo. Il volto della ragazza era reso ancora più sbarazzino dai capelli raccolti in una coda di cavallo. Indossava una camicetta e una minigonna quadrettata.
– Ciao, Adriana. disse Roberta abbracciandola forte.
– Ciao, tesoro, che piacere vederti. Come stai? le chiese Adriana ricambiando l’abbraccio e subito scostandosi per ammirare la bellezza di quella ragazzina che aveva visto crescere.
– Bene, bene, e tu?
– Tutto bene, grazie…. e l’università? Non ti manca molto per finire, vero?
– Mi mancano quattro esami e poi finalmente discuto la tesi.
– Bravissima, davvero brava …. e poi ogni volta che ti vedo mi sembri più bella. .. Giuliano e ancora il tuo maschio?
– Sì.
– Anche lui è davvero un bel ragazzo.
Roberta le sorrise.
– E Valeria?” riprese Adriana,
– La mamma è dovuta uscire per delle commissioni urgenti
– Non mi dire che si è dimenticata del mio massaggio!
– No, no, non preoccuparti, mi ha detto che saresti venuta. Dovrebbe rientrare al massimo entro un’ora
– Ma io non ho tutto questo tempo. Tra poco più di un’ora ho una lezione a casa
– Nessun problema, te lo faccio io il massaggio
– Come?
– Sai, sono diventata bravina a fare massaggi. E’ da un po’ che mamma mi sta insegnando, e poi ho frequentato anche un corso. Qualche cliente adesso chiede di me espressamente. La signora Longhi, per esempio. La conosci?”
– Certo che la conosco, ma non sapevo che anche tu fossi una massaggiatrice
– E invece ho imparato alla grande e ormai sono quasi meglio di mamma. Scherzo!
Disse sorridendo Roberta
– E comunque vedrai che tra poco mamma sarà qui e se non sarai soddisfatta le dirò di non farti pagare nulla
– Valeria mi fa da sempre un prezzo speciale
– Lo so, lo so. Che dici, iniziamo?”
– Dai, andiamo.
Adriana seguì Roberta nella stanza attrezzata.
– Vuoi qualcosa da bere? Un’aranciata, un tè, una coca cola Le chiese Roberta,
– Mmm… un bicchiere d’acqua andrà benissimo, grazie.
Roberta allontanandosi disse
– Vado e torno… devo soltanto fare una telefonata altrimenti poi mi dimentico, ci metto un attimo, intanto puoi metterti comoda e sdraiarti
Adriana rimase lì un po’ frastornata dalla novità e dall’idea che fosse la figlia di Valeria a farle i massaggi.
L’idea di farsi fare il massaggio da questa ragazza la imbarazzava e la eccitava.
La ragazza l’aveva vista nuda ma un po’ di anni fa e nonostante il suo arrapamento era timorosa di mostrarsi a lei.
Adriana si tolse il reggiseno e tenne le mutandine. Le sembrava di essere troppo sfrontata e temeva di passare per una troia mettendosi nuda davanti a Roberta. La figa depilata forse sarebbe stata interpretata come un chiaro segnale sessuale.
Poi si sdraiò a pancia in su sul lettino.
Si infilò rapidamente un dito sotto gli slip, se lo passò nella figa e la sentì aperta e bagnata.
Sentì che era ancora in calore pensò che forse bisognava trovare una scusa per andarsene.
Fece appena in tempo a togliere il dito che arrivò Roberta.
– Ecco l’acqua” disse la ragazza.
Adriana si mise a sedere per bere e sentì che il sapore dell’acqua era buono, diverso dall’acqua che bevevo lei a casa. Sentiva un sapore leggermente dolciastro che le asciugava la gola e le faceva venire continuamente sete. Pensò che fosse il tipo di acqua
Roberta le aveva offerto anche due ottimi cioccolatini che mentre parlava li ingoiava in bocca uno dopo l’altro. I due dolcetti trattati erano stati trattati poco prima dalla ragazza con una sostanza in grado di allentare ogni freno inibitore. Era stata una idea di Valeria, da utilizzare all’occorrenza per scaldare l’ambiente.
Poi Adriana tornò a sdraiarsi.
– Adesso chiudi gli occhi e rilassati. disse Roberta accendendo lo stereo, “al resto penso io. Vedrai che non ti farò rimpiangere la tua migliore amica”
Adriana ubbidì. Chiuse gli occhi e rilassò la mente lasciandosi avvolgere dalla musica e dalle mani della figlia di Valeria.
“Lo sai che hai davvero un bel corpo?” le disse Roberta, “Se non ricordo male hai la stessa età di mamma…”
– Io e Valeria abbiamo fatto tutte le scuole insieme, dalle elementari fino all’università
Valeria replicò
– Hai delle gambe magnifiche,…. e che pelle liscia
Roberta versò un liquido oleoso sulla pancia e sulle gambe di Adriana per poter fare il massaggio che iniziò dai piedi risalendo poi lentamente lungo le gambe, il ventre, i seni, le spalle, le braccia, il collo, il viso.
Adriana si era abbandonata languidamente sotto le carezze esperte delle mani di quella ragazza. Non avrebbe immaginato di rilassarsi tanto in fretta. Una grande e piacevole calma si faceva strada dentro di lei. Era l’effetto dell’acqua e dei cioccolatini.
La voce di Roberta la sorprese mentre stava per addormentarsi.
– Adriana! Adriana!
– Sì !!”
– Adriana, scusa, posso toglierti gli slip?
– Come?… Gli slip?
-Sì, il tanga. Sarebbe meglio se lo togliessi. Con mamma le togli sempre
Senza aspettare il permesso di Adriana Roberta fece scivolare lungo le gambe della donna.
– Non so se…
Borbottava Adriana senza senso ormai senza freni inibitori.
– Oh, non pensarci il massaggio verrà ancora meglio. disse Roberta.
La ragazza notò subito l’estrema cura con cui era depilata la figa dell’amica di sua madre.
Adriana si sentiva svuotata e priva di forze. Le sembrava che i muscoli del suo corpo sfuggissero totalmente al suo controllo.
L’emozione del momento la paralizzava ed era come se nel suo intimo godesse nel sentirsi in balia di Roberta.
La ragazza le sfilò il tanga dai piedi lo allontanò.
Poi afferrò le caviglie della donna e in un attimo le sollevò le gambe verso l’alto spingendole un po’ all’indietro.
Con quel movimento la figa di Adriana si aprì e sotto la passera Roberta vide la bella rosa dell’ano di Adriana.
– Cosa fai? ebbe la forza di chiedere Adriana.
– Osservavo che sei depilata anche dietro. disse Roberta.
– Come dici?
– Ti radi anche il buco. Hai un gran buco.
Adriana sembrò tornare in sé.
– Mah! Roberta! Ti sembra il modo di……
– Su, su! siamo tra donne, no? la interruppe la ragazza, “Anch’io mi depilo, cosa credi?”
Detto questo, Roberta riabbassò le gambe di Adriana e si sganciò la gonna.
Immaginate la sorpresa di Adriana nel vedere che Roberta era nuda sotto la mini.
– Guarda! le disse la ragazza voltandosi e allargandosi le natiche.
Adriana era ammutolita e guardava attratta dalla visione delle parti intime della ragazza. Non riusciva a staccare lo sguardo dalle natiche di Roberta. Era troppo bella.
Pensava che era lì sdraiata su quel lettino e aveva davanti a sé la figlia della sua migliore amica che si teneva i glutei aperti per mostrarle il culo depilato.
Notò la forma delle pieghe dell’ano e ne dedusse che sembrava un orifizio molto avvezzo alle inculate.
– Visto? Anch’io mi depilo ma, non dirlo alla mamma, ma l’ho già preso nel culo.
Adriana, agitatissima, ma con una gran voglia in corpo, fece per alzarsi ma la sensazione di spossatezza tornò a impadronirsi di lei. Riuscì appena a muoversi per poi riabbandonarsi sul lettino.
– Adesso mettiti a pancia in giù” le disse Roberta voltandosi, “devo finire il massaggio…”
– Mi sento molto stanca. replicò Adriana
– Che succede?
– Non lo so. Non riesco quasi a muovermi.
– Dev’essere l’effetto del mio massaggio. E’ molto rilassante. Se non ce la fai a voltarti ti aiuto io
Così dicendo Roberta prima mise Adriana su un fianco e poi la girò sulla pancia.
– Vista così sei ancora più eccitante. Hai un culetto apertissimo e che bucone rugoso!!!”
Disse la ragazza avvicinando il nasino al solco delle natiche per sentire l’odore dell’ano sporgente della donna.
Adriana non ebbe la forza di replicare. Nonostante tutto sembrava concedersi a quella situazione. Tutto quello che aveva sognato avvenisse con Valeria stava avvenendo con sua figlia.
– Tra le chiappe hai un odore da vacca. Diceva Roberta dando leggeri colpi di lingua all’orifizio,
e continuò
– mmm…. hai un buco di culo che sa di sborra. Mi rimane il sapore sulla lingua… mmm… mmmm…”
Adriana era fuori di sé per l’eccitazione. La lingua della ragazza la mandava in estasi.
– Perché non fai pulsare l’ano come fai con mamma? continuò Roberta, “Mamma me l’ha detto, sai? Mi ha detto che non riesce a spiegarsi perché durante i suoi massaggi il tuo buco di culo palpita frenetico. Fallo anche adesso così mi eccito anch’io. Spingilo all’infuori mentre mi sgrilletto”
Adriana non resistette alla tentazione e spinse il buco come faceva con Valeria.
Roberta la guardava con uno sguardo intenso e ricco di piacere muovendo le dita sul clitoride – mmm… dai, così… continua… continua… mmm… si sta aprendo tutto… il tuo culo rotto si sta aprendo al massimo… mmmmm… spingi… dai, spingi…
Così dicendo, Roberta infilò un dito nella figa di Adriana. Lo estrasse bagnato bagnato e lo sfregò sull’ano carnoso e dilatato della donna prima di penetrare nel retto fino alla nocca.
“Mmmm… sto godendo…” diceva la ragazza, “ti chiavo il culo con il dito. Troia! Lo senti che ti sto chiamando nel culo? Ti piacerebbe un bel cazzo, vero? Mmm… ti inculando con il dito e godo… aaaah… mmmmm… godo… godoooo… GODOOOO…”
Anche Adriana fu travolta da un orgasmo che le tolse i sensi residui. Le sue gambe si irrigidirono, le dita dei suoi piedi si arricciarono e il suo sfintere anale si aprì ritmicamente intorno al dito di Roberta mentre la sua figa si allagava. Sbrodò sul lettino e restò li esausta. Si rilassò addormentandosi dove si trovava.
Adriana si riebbe nel momento in cui sentì i click ripetuti di una macchina fotografica.
Ancora rintontita, come appena uscita da un sogno, si voltò di scatto e si mise a sedere sul lettino. Si trovò di fronte Giulio, il ragazzo di Roberta, con in mano una macchina fotografica digitale. Adriana si coprì le tette e la figa come poteva e provò a dire qualcosa.
“Giulio… come ti permetti! Io… io… esci subito di qui…”
“Ho solo fatto qualche foto, signora …” disse lui, “ha proprio un gran bel culo”
“Ma come osi! Non sono mica una troia!”
“No, non lo è …..anzi se potesse mettersi a pecora, con la schiena inarcata e il culo bene in alto sarebbe perfetto…”
Roberta si era allontanata in un’altra stanza.
“ROBERTA!” gridò Adriana, “ROBERTA! ROBERTAAA!!!”
Roberta entrando nella stanza completamente nuda con le scarpe a tacco altissimo
– Fai come dice lui, Adriana! vedrai che saranno delle bellissime foto… il tuo buco di culo è praticamente già su internet da stasera… però ci serve qualche altro scatto.”
“ROBA DA MATTI!!!” urlò Adriana scendendo dal lettino, “fatemi andare via”
Giulio insistette
“Mi faccia fare solo qualche altro scatto e non metterò la sua faccia da pompinara su internet. In effetti, mentre lei era lì assopita, ho preso diverse foto di figa, ano e faccia. Vedrà che ce n’è una in cui la si vede con un bel vibratore messo nel culo… chissà cosa diranno i suoi amici!…. e poi mi ha detto Roberta che prima vi siete fatte una bella goduta insieme”
“Dai, Adriana!” la abbracciò Roberta, “il sonnifero che ti ho fatto bere ha fatto effetto. Mentre dormivi, io e Giulio abbiamo fatto un piccolo video in cui scopiamo. Mi sono anche fatta inculare. Adesso ho il buco quasi slabbrato come il tuo. Il video si conclude con me che gli faccio un pompino e lui che ti sborra sul buco del culo… e c’è anche una foto con te che hai il suo cazzo tutto in bocca”
Adriana si passò una mano sulle natiche.
“Vedi?” le fece Roberta, “hai ancora un po’ della sua sborra … e poi Giulio mi ha chiesto se poteva incularti, ma abbiamo aspettato che ti svegliassi perchè sarà più divertente per lui aprirti il culo mentre sei sveglia… e anche per te…”
Adriana, rassegnata e già tutta bagnata, si mise a quattro zampe sul pavimento lubrificandosi l’ano con lo sperma che aveva ancora sulle chiappe.
E Roberta le si mise di fronte.
“Vedrai che ti piacerà” le disse sussurrando la ragazza baciandola sulle labbra, “Non c’è nessuno che sa sfondare il culo come lui. Vedrai che Giulio ti riempirà il culo e ti lascerà un litro di sborra dentro”
La bocca di Adriana si aprì e le loro lingue si intrecciarono in un bacio saffico che dimostrava l’intensa voglia delle due donne.
Giulio scattò qualche foto di quel culo meraviglioso, poi si slacciò i pantaloni e appoggiò il cazzo già duro sull’ano violaceo e pulsante della donna.
Adriana non aspettava altro e non vedeva l’ora di essere riempita dal cazzo e dalla sborra.

 

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