Fino all’estremo e ritorno




La storia che mi accingo a raccontare è una storia vera, che mi ha cambiato la vita in maniera radicale. Non voglio rischiare di essere scambiata per una troia senza scrupoli, per cui cercherò di spiegare ciò che mi ha portato a fare le cose che ho fatto. Semplicemente voglio raccontare una storia che può sembrare squallida, ma che a me sembra troppo bella per non essere conosciuta almeno da qualcuno.
Da diversi anni, ormai, vivo una storia d’amore dolcissima: il mio ragazzo, un bel trentenne sveglio e intelligente, mi ha sempre fatta sentire come la donna più importante del mondo, dandomi tanto amore quanto pochi al mondo, forse, riescono a dare. Abbiamo condiviso tutto negli anni in cui siamo stati assieme, riuscendo a capirci anche senza parlare. L’unico problema che avevamo era una certa incompatibilità per quanto riguarda il sesso: lui avrebbe sempre voluto vedermi sveglia, vivace e fantasiosa, ma io non ho mai sentito quella passione travolgente che ti fa perdere ogni inibizione, concedendo al tuo partner tutta te stessa, in quel gioco che ti trasforma nell’incarnazione delle sue fantasie erotiche. Forse perché era stato l’unico uomo della mia vita. Ad ogni buon conto, da qualche tempo, ero diventata un po’ irrequieta, e sentivo una barriera crescere lentamente ma inesorabilmente tra noi due; avevo bisogno di guardarmi attorno, di capire cosa mi mancava per potermi sentire definitivamente donna. Cominciai a uscire con le amiche più spesso di quanto non facessi con lui, ma la cosa, tutto sommato non lo indispettiva più di tanto. Certo, lui è un tipo geloso, ma si fidava di me, sapendo quanto grande fosse tutto ciò che ho sempre provato per lui. Però io mi sentivo veramente bene solo uscendo con le amiche, e soprattutto con quelle non fidanzate, ed in particolar modo con Letty (il cui vero nome non voglio rivelare, per ovvi motivi), la quale era praticamente diventata la mia migliore amica: da quando si è lasciata con il suo ragazzo, quasi due anni fa, lei ha cominciato una vita povera di sentimenti e ricca di divertimento, affrontando con totale spensieratezza i propri istinti e facendo della libertà la propria bandiera. E’ una ragazza carina, anche se non bellissima, ma ha un fascino aggressivo, ed è piuttosto sfacciata sia di carattere che di comportamenti, quindi la compagna ideale per delle scorribande in caccia di “botte di vita”. Andavamo spesso nei pub o a ballare, e io ero contenta nel vedere che ogni sera c’era qualcuno che voleva conoscerci: i ragazzi in discoteca ci fermavano spesso, e quando eravamo a bere, ci mettevamo apposta nei tavoli grandi, aspettando ben poco tempo prima che qualcuno ci si mettesse accanto con il solo scopo di conoscerci. Ma, mentre lei fissava appuntamenti praticamente una sera si e una sera no, lasciando il proprio numero di telefono a tutti quelli che le piacevano, io sentivo una voglia spropositata di essere come lei, ma non ci riuscivo, non trovavo il coraggio. Certo, in quelle sere mi sentivo totalmente single, il mio ragazzo era come se non esistesse; ma quando arrivavo al dunque, i miei sentimenti riaffioravano, facendomi sentire in colpa nei suoi confronti e bloccandomi. Più di una volta mi ritrovai a tornare a casa da sola perché la mia amica aveva rimorchiato, e allora affiorava qualcosa di diverso: un senso di colpa nei miei confronti! “Perché deve essere così, mi chiedevo, perché devo sentire tutta questa voglia di conoscere gente e non riuscire a spingermi oltre? Mi sto negando qualcosa, qualcosa di grosso, e non è giusto. Non fa bene né a me né al mio ragazzo, tutto questo!”
E non ostante tutto, non riuscivo a smuovermi, creando anche situazioni piuttosto scomode e imbarazzanti. Una volta, addirittura, rischiai di avere una brutta avventura:
avevo bevuto più del solito ed ero ben più che alticcia, e a me, di solito, l’alcool mette allegria, anche se non lo reggo. Due ragazzi, uno biondo, alto e molto bello, e l’altro un po’ più basso e dal viso non particolarmente interessante, ma dall’aspetto sicuro e estremamente virile, si misero a chiacchierare con me, e probabilmente capirono che ero mezza ubriaca, dato che non ci misero molto ad invitarmi ad andare a prendere una boccata d’aria fresca. Io accettai, ed uscii con loro dalla discoteca, inoltrandomi nel parcheggio ricavato in un ampio piazzale alberato. Camminammo fino alla loro auto, un grosso Land Rover nero, e io mi appoggiai con la schiena ad esso. I due ragazzi mi si fecero vicini, e il biondo si chinò, baciandomi sul collo. La mia eccitazione salì di colpo alle stelle, facendo scorrere la mia fantasia insieme alla mano dell’altro, che stava salendo su per la mia gamba destra, entrandomi sotto la minigonna. Ma quando arrivò in cima, mi bloccai di colpo, sentendo improvvisamente l’ormai consueto senso di colpa frustarmi la schiena. “No, fermi…. Aspettate un’attimo….” mormorai mentre il biondo mi raccoglieva a coppa il seno, stringendomelo; “E dai, bella! Si vede, che ne hai voglia!” mi fece l’altro. Io feci per svincolarmi, ma i due mi tennero ferma; il biondo si frugò in tasca, e mentre sentii il bip della chiusura centralizzata del Land Rover che scattava, mi disse in tono piuttosto duro: “Eh no, biondina, non vorrai mica farci rizzare il cazzo e poi mandarci a fare in culo, eh? Coraggio, che adesso ci divertiamo un po’!”. Ero terrorizzata: i due riuscirono a spingermi sul sedile posteriore dell’auto, iniziando a strapparmi le calze. Ma con la forza della disperazione riuscii a colpire il biondo con un la pianta del piede proprio in faccia, liberandomi e mettendomi a correre (per quanto potevo, con i tacchi alti) verso l’ingresso della discoteca, in lacrime. Il buttafuori mi vide arrivare e mi venne subito incontro, ma i due, fortunatamente, non avevano nemmeno provato ad inseguirmi. Quando trovai la mia amica le chiesi subito di andarcene, spiegandole l’accaduto. Lei mi accompagnò in bagno, aiutandomi a togliere le calze lacerate, dopodichè, prima di andare dal buttafuori e chiedergli di scortarci alla nostra macchina, per evitare brutti incontri.
“Sei tutta scema!- mi disse, in macchina, -Non puoi fare queste cazzate. Se te ne vai fuori con qualcuno, devi essere sicura di quello che stai facendo. Non puoi fare le cose così, a caso, stando a vedere cosa succede. Non sai mai con chi puoi avere a che fare, percui, se accetti un’invito, devi accettarlo, e basta. Sei sempre a tempo a pentirti, ma prima devi arrivare in fondo. Se non avevi voglia di fare quello che stavi per fare, non dovevi andare con loro!”.
“Ma io, lì per lì ne avevo voglia. E’ solo che dopo…..”
“E’ solo che dopo è troppo tardi, cara mia! Dai retta a me, lasciati andare! Altrimenti finirai per fare più danni di una grandinata!!”
Aveva ragione! Io non volli neppure denunciare il tentativo di stupro, perché era stata tutta colpa mia, anche se niente può giustificare il comportamento di quei figli di puttana. Eppure, tornata a casa, mi ritrovai a desiderare di essere arrivata in fondo, con quei due, di aver finalmente potuto provare il sesso per puro divertimento, per semplice piacere personale, e non per dimostrazione d’amore. Chiaramente non ne parlai col mio ragazzo, ma la cosa cominciava a pesare su di me come un macigno, e non riuscivo a sfogarmi. I rapporti tra noi due si fecero un po’ tesi, perché se fino ad allora il sesso tra di noi non era mai stato un grosso problema, io cominciavo a sentirmi un po’ in imbarazzo, provando un senso di insoddisfazione che non avevo mai provato, e lui se ne rendeva conto ogni volta di più. Ne parlai con le mie amiche, ma nessuna mi diceva qualcosa che per me risultasse utile, forse perché non riuscivo a vedere in nessuna di loro un minimo di affinità di pensiero con la mia strana situazione. Non riuscivo a capire se il mio era un vuoto di esperienze o di sentimenti. Una sera il mio ragazzo mi telefonò, invitandomi ad uscire, ma io gli dissi che ero stanca, e che sarei rimasta a casa. La verità era che avevo voglia di vederlo, ma che sapevo che se lo avessi visto, mi sarei trovata senza parole e in totale imbarazzo. Telefonai a Letty, e lei, da buona amica, venne subito in mio soccorso, uscendo con me. Andammo in un pub a bere insieme, ed io riuscii ad aprirmi con lei come mai avevo fatto prima, spiegandole la situazione e srotolandole davanti tutte le mie contraddizioni.
“Non hai molte possibilità di scelta, davanti- mi disse lei, con franchezza – Devi accettare le cose così come stanno! A te manca la vita che non hai vissuto e che non hai mai pensato di voler vivere, e questo ti mina inevitabilmente la solidità dei sentimenti. Mollalo!! Mollalo perché gli vuoi bene, e lo stai prendendo in giro, così come stai prendendo in giro te stessa!! Fatti le tue esperienze, prova sensazioni nuove, prova persone nuove! E se poi ti renderai conto di aver fatto una stupidaggine, potrai provare a tornare da lui. Non è detto che lui stia lì ad aspettarti, ma se vuoi realmente capire come stanno le cose dentro di te, credo che non ci sia altro da fare che correre il rischio.”
“Ma io non voglio perderlo. Lui è la persona più dolce che abbia mai conosciuto, mi ha sempre dato tutto ciò che poteva, e forse anche di più. Mi sembra impossibile poter rinunciare a una persona come lui!”
“E allora deciditi a tradirlo! Trovati uno che ti piace e fatti scopare, e se non basta fatti una storiellina, senza dirgli niente! Fattene una, due, tre, ma fa qualcosa!! Tu hai voglia di scoprire il sesso, secondo me. E vuoi capire se la tua voglia di “vita” è più importante dell’amore e dell’affetto che porti dentro. Devi avere una riprova tangibile, per questo, e non c’è niente altro da fare. Sei sicura di non volerlo lasciare, così, su due piedi? Bene, abbi il coraggio di tradirlo! Non esiste niente senza rischio: se lo lasci, rischi di perderlo per sempre, e se lo tradisci rischi di vivere per sempre con un rimorso. Hai una sola certezza: se vai avanti così fai del male a te e a lui!!”
“Hai ragione….. Non posso continuare a girare intorno alla questione. E lui non merita di essere preso in giro. No, non è giusto che lo tradisca, non si merita di essere pugnalato alle spalle. Domani gli parlerò, sperando che capisca le mie ragioni, e che ne soffra in maniera almeno sopportabile.” Venti minuti dopo, quando due bei ragazzi chiesero se potevano mettersi al nostro tavolo, la mia malinconia passò in un attimo, e questo diede spazio dentro di me ad un sacco di pensieri, mentre la mia amica mi guardava con aria un po’ accusatoria.
Il giorno dopo chiesi al mio ragazzo se potevamo vederci, e lui ne fu felice. Il fatto è che avevo davvero voglia di vederlo, e passammo una serata in allegria, scherzando e ridendo. Non ebbi il coraggio di dirgli niente….
Quando riferii l’accaduto alla mia amica, lei non ebbe molte parole di conforto: “Sei una povera scema!! So io di cosa hai bisogno, tu….. Vedrai che te le faccio passare io, le tue menate!!”. Non capii quello che intendeva, ma aveva un tono tanto minaccioso quanto divertito. Io e lei non ci vedemmo per un paio di settimane, fino al giorno del mio compleanno: il mio ragazzo era impegnato a causa del suo lavoro, così io chiamai le mie amiche, invitandole a cena fuori. Letty mi disse che dopo voleva portarmi a ballare, ma le altre non volevano venire, dato che il giorno dopo tutte quante dovevano lavorare. Dopo la cena in pizzeria. Durante la quale le ragazze mi regalarono un bellissimo body di pizzo grigio, se ne andarono tutte, lasciandoci sole. “Meno male che quelle ziacce se ne sono andate- disse con mia sorpresa Letty, – Adesso possiamo andare a ballare al Dee Bee!”
“Perché meno male? Poverine, non ti staranno mica antipatiche?”
“No…… Ma sono troppo……. Calme, e io ti devo ancora dare il mio regalo di compleanno!”.
Io non riuscivo a capire, ma lei era molto allegra, e io mi lasciai contagiare. Facemmo una trentina di chilometri di autostrada per arrivare al Dee Bee, un bel Discobar pieno di gente dove non ero mai stata. Una volta entrate, lei mi portò da Franco, il proprietario: un bel ragazzo con un gran fisico, due occhi verdi profondi e arzilli, e dei modi di fare molto affabili, con il quale lei mi aveva raccontato di aver avuto una storia molto “divertente”. Dopo averci presentati, lei mi chiese di aspettarla, perché doveva parlare un’attimo con lui; io mi feci da parte, notando che ad un certo punto lui annuì ridendo verso di me. Non ci feci caso più di tanto, credendo che lei gli stesse chiedendo i soliti auguri tramite Dee Jay. Finalmente ci dirigemmo in pista, fermandoci prima al bar; lei ordinò due intrugli piuttosto forti, ma dall’ottimo sapore, e anche lì si mise a parlare con i tre Barman, lontana dalle mie orecchie e annuendo nei miei confronti. Andammo a ballare, e non passò molto tempo prima che qualcuno ci notasse. Scambiammo qualche parola con questo e quello, accettando battute e rispondendo amichevolmente a chi ci chiedeva i nostri nomi. Ogni tanto lei prendeva sottobraccio qualcuno di quelli che si presentavano, se lo portava qualche metro più in là e gli parlava guardando verso di me. Stava complottando qualcosa, ma non riuscivo ad immaginare cosa. Quando finimmo i nostri due drinks, andai verso il bar, per ordinarne altri due; feci per pagare, ma il barman mi fermò, sorridendo: “Non ti preoccupare, bella! Offre la ditta!” Pensai che la mia amica si fosse accordata con loro per regolare lei i conti, a fine serata, così tornai in pista. Passammo il tempo divertendoci, ballando e conoscendo gente; le una, le due, cominciava a farsi tardi, e il locale si stava lentamente svuotando. Io ero già un po’ alticcia ed estremamente contenta della serata, così le chiesi se voleva andarsene: “Non ancora, non ancora! C’è tempo…..!” Così rimanemmo a ballare finchè le luci accese non diedero il segnale di chiusura della serata. La gente cominciò a sfollare, e anch’io feci per dirigermi verso l’uscita, ma lei mi fermò: “Non aver furia, beviamo qualcos’altro!”. “Ma se sono mezza ubriaca!” le risposi. “E che ti frega? Tanto domani non devi mica lavorare, no?”. Così tornammo al bar, dove ci riempirono altri due bicchieri. Arrivò Franco, che ci venne incontro sorridendo: “Allora ragazze, vi siete divertite? Aspettate qui che vi offro da bere!”. Prima ancora che potessi replicare, lui si girò, dirigendosi verso le cameriere che stavano cominciando a spazzare e dicendo loro che potevano andare. Solo allora mi resi conto che, sparsi qua e là, c’erano diversi ragazzi ancora seduti sui divanetti o in piedi ai bordi della pista, e nessuno accennava ad andarsene. Molti guardavano nella nostra direzione. Franco tornò da noi, chiamando uno dei barman: “Simone, prepara qualcosa per queste amiche!”. Io avevo appena finito il mio terzo drink, ed ero pressochè sbronza, mi girava la testa e ridevo per niente: “No, grazie- borbottai, – Ho già bevuto abbastanza!”. “Non si direbbe – fece lui, ridendo, – Sei ancora in piedi….!” E mi mise in mano qualcosa che doveva essere un Long Island, o roba del genere. Si mise a chiacchierare con noi, mentre l’alcool mi saliva alla testa annebbiandomi i pensieri e facendomi ridere per qualsiasi stupidaggine egli dicesse; mi accorsi a malapena dei quattro buttafuori che ci avevano raggiunto e si erano uniti alla conversazione. Ad un tratto Franco mi si mise davanti, posandomi la mano su un fianco dicendomi: “Certo che sei proprio carina, sai?” o qualcosa del genere; “Fatti vedere bene!”. Tenendomi per i fianchi mi sollevò, mettendomi a sedere sul bancone del bar; io sorridevo, e non riuscivo a fare altro, dato che mi girava la testa, mi ronzavano le orecchie ed ero allegrissima. Smisi di ridere solo quando sentii le mani di qualcuno cingermi da dietro, e la punta di una lingua stuzzicarmi improvvisamente il lobo dell’orecchio destro. Ebbi la tentazione di ritrarmi, ma le mani mi tennero bloccata, e dopo il primo attimo di sbigottimento, il lavoro della lingua, che stava scendendo lentamente sul mio collo, cominciò a stuzzicarmi. Notai del movimento dietro alle spalle di Franco, e vidi che i ragazzi rimasti si stavano lentamente avvicinando; Franco mi mise le mani sulle ginocchia, facendole scorrere sulle mie cosce e spostandomi la minigonna. Ebbi un quadro fugace ma piuttosto chiaro della situazione, e capii finalmente il significato di tutto il parlottare della mia amica durante tutta la serata. Mi girai con un’espressione inebetita sul viso verso di lei, che però mi sorrise e mi disse: “Buon compleanno, Tesoro!!”. Non riuscii a replicare: mentre uno dei barman mi tirava indietro, facendomi sdraiare, sentii le mani di Franco afferrarmi le calze e tirarmele via; nella nebulosità della situazione avvertii il moltiplicarsi delle mani sul mio corpo. Ero pressochè inerte mentre mi sfilavano la minigonna e la maglietta, mani forti cominciarono a stringermi i seni, sfoderandoli dal reggipetto, mentre qualcuno mi stava allargando le gambe. Due dita mi scostarono le mutandine e penetrarono improvvisamente e con facilità disarmante dentro di me, facendomi inarcare la schiena di colpo. Sentii altre dita frugarmi tra le gambe, ed altre ancora agguantarmi le mutandine, sfilandole rapidamente, per avvertire, pochi attimi dopo, il piacevole contatto di una lingua lungo la mia fica che si stava aprendo. Mi girai, in cerca della mia amica, e la vidi inginocchiata a terra, con diverse persone che la circondavano. Un’attimo dopo la mia visuale fu occlusa all’improvviso; ebbi appena il tempo di mettere a fuoco prima di sentirmi afferrare la nuca, mentre qualcosa mi premeva sulle labbra: “Dai, succhia!”. Per la prima volta in vita mia sentii un sapore diverso, nella mia bocca, e tastai una diversa forma e diverse venature con la mia lingua. Cominciai a lavorare avidamente con la bocca, e sentii presto l’aroma di un altro cazzo dentro di essa, e poi di un altro ancora. Cominciai a perdermi in quell’estasi di abbondanza, mentre finalmente qualcuno si era deciso a penetrarmi. “Ecco cosa si prova a farsi fottere come una puttana”, pensai, mentre il piacere mi saliva dall’inguine, irradiandosi in tutto il mio corpo e pervadendolo di un senso di libertà e di meraviglia straordinari. Sentivo perfettamente quella forma sconosciuta che mi invadeva la fica, facendomela vibrare sotto colpi sempre più rapidi e profondi, e quando un nuovo cazzo mi entrò dentro, conobbi con piacere assoluto la forma anche di questo. Ogni tanto riuscivo a dare una sbirciata oltre il muro di corpi nudi che mi circondava, scoprendo con eccitazione che la mia amica stava subendo lo stesso trattamento, a pochi passi da me. Qualcuno mi chiamava “troia”, o “puttana” ma la cosa non mi dava fastidio, anzi, la notavo appena, e quasi con una punta di divertito compiacimento. Stavo perdendo il conto dei cazzi che mi erano entrati dentro, di quelli che avevo succhiato e di quelli che mi erano passati tra le mani, quando sentii due dita cercarmi l’ano. Mi allarmai, perché non avevo ancora realizzato quanto fosse inevitabile in una situazione del genere il dover concedere anche quello: avevo provato il rapporto anale solo tre o quattro volte, con il mio ragazzo, e non mi era mai piaciuto. Eppure, quando quelle due dita penetrarono di colpo, aiutate dai miei stessi umori che colandomi dalla fica avevano lubrificato anche lì, mi scoprii ad avere una voglia incredibile di farmi inculare! Lo dovettero capire, perché mi fecero girare, accucciandomi sul bancone, più o meno contemporaneamente a Letty. Ci sorridemmo, e la scena dovette solleticare Franco, perché sentii la sua voce dietro di me che diceva: -Che bel quadretto! Foto non gliene possiamo fare, ma un bell’autografo con dedica….Che ne dite ragazzi, le firmiamo, queste due belle troie?- Cercai di capire il significato della frase e il perché delle risa che la seguirono, ma qualcosa di molto duro e gelido mi penetrò l’ano di colpo, facendomi gridare. -Noo, niente paura, tesoro,- fece Franco, -E’ solo un pennarello! Cosa fai, sennò, appena ti ci ficco il cazzo?- Non ebbi il tempo di replicare: mi sentii agguantare per i fianchi e forzare il culo da una grossa cappella, tutt’altro che gelida! Dopo il dolore iniziale riuscii a rilassarmi, apprezzando di colpo quell’oscena intrusione, e poi capìì a cosa serviva quel pennarello: un attimo prima di lasciare il campo a qualcun altro, mi firmò sulla schiena! Scoppiai a ridere, capendo il gioco e accettandolo, mentre venivo inculata a ripetizione e contemporaneamente la mia schiena veniva “timbrata” col pennarello indelebile da tutti quanti. Qualcuno cominciava già ad eiaculare, colpendo tanto me quanto la mia amica: sentii più di uno spruzzo coprirmi la schiena, raggiungendomi i capelli. Il clou giunse quando decisero di riempirmi di carne, facendomi schizzare gli occhi fuori dalle orbite: Con un cazzo nella fica, uno nel culo e uno in bocca, mi sentii veramente al limite, raggiungendo un orgasmo travolgente, e tornando improvvisamente sobria. Io e la mia amica finimmo la serata sdraiate sul bancone, a ricevere le sborrate di tutti i presenti. Mi sentivo sporca, tutta appiccicosa, con la bocca piena di sapori diversi e con i miei pertugi piuttosto doloranti; ma provavo anche una sensazione di appagamento divertito e liberatorio, come se un peso enorme mi fosse stato tolto dalle spalle. Mi guardai attorno, non riuscendo a contare i presenti, sicuramente una ventina. Guardai allora la mia amica, il cui viso era tutto un programma, con il trucco tutto sbavato e rivoli di sperma bianchiccio che le scendevano lungo le guance e sul collo; io non dovevo essere da meno, dato che ci mettemmo tutte e due a ridere:
-Sei una gran puttana!- le dissi, continuando a ridere.
-Allora siamo in due! Ma ti sei vista?!- Mi sollevai sui gomiti per guardarmi allo specchio dietro il bar: avevo ciocche di capelli ritte sulla testa, incollate. Il mio viso era fradicio, e avevo il rossetto che si era mescolato allo sperma e alla saliva, impastandomi tutta la faccia. Grondavo sborra da tutta la faccia, e non smettevo di ridere!!
Il giorno dopo io ero carica di energia e allegrissima. Avevo anche un certo bruciore al sedere, ma mi sentivo caricatissima, al punto di avere una strana, perversa, eppure innocente voglia di raccontare tutto al mio ragazzo. Chiaramente non lo feci, ed accettai il suo invito a passare insieme la serata con un po’ di imbarazzo. Non mi sentivo in colpa, ma mi sentivo comunque strana. Andammo a ballare in uno dei nostri locali preferiti, e passammo una bella serata. Verso le due, usciti dal locale, lui mi chiese se volevo fermarmi un po’ a casa sua, ed io accettai entusiasta. Quando, nella penombra della sua camera, lui cominciò ad accarezzarmi, scatenò in me una razione immediata: lo travolsi letteralmente di passione, denudandolo rapidamente e prendendogli il cazzo in bocca con una foga che lo lasciò senza fiato. Anch’io mi meravigliai quando mi sentii intimargli quasi gridando: -Scopami! Scopami, Amore! Fammi scoppiare!- Lui, non ostante la sorpresa iniziale, mi penetrò, riempiendomi subito di piacere. Riconoscere il suo cazzo, la sua forma familiare dentro di me, fu improvvisamente meraviglioso, e venni insieme a lui, con una serie di spasimi violenti mentre gemevamo assieme. Ma a me non poteva bastare, non quella sera, così scesi di nuovo sul suo cazzo, ancora fradicio di umori sia miei che suoi, glielo ripulii rapidamente con la lingua, e me lo inghiottii di nuovo, riportandolo presto alla consistenza che meritava.

-Amore, ho voglia che tu mi fotta il culo!!-
La mia richiesta lo lasciò completamente ammutolito.
-Ti prego!- insistei, accucciandomi sopra di lui, in modo che si ritrovasse praticamente con la punta del naso appoggiata al mio buchetto.
-Che t’è preso, stasera?- fece lui, cominciando finalmente a leccarmi. -Sei infoiata come una troia….-
-E’ solo che voglio essere inculata dall’uomo che amo!-
La mia risposta gli fece perdere definitivamente il controllo, così si mise dietro di me, mi appoggiò il cazzo sullo sfintere, e vi penetrò dolcemente, stupendosi di trovare poca resistenza. Ma dopo pochi e lenti movimenti si bloccò:
-Cosa sono questi segni che hai sulla schiena?-
Capii con terrore che non ero riuscita a lavarmi la schiena a fondo, e che nella penombra lui aveva scoperto la mia collezione di firme.
-Niente, non ci fare caso……….- cercai di tamponare.
-Non ci fare caso? Qui c’è scritto…. Massimo…. E qui Tommy…. Che cazzo… che razza di storia è questa?!-
-Niente, Amore! E’ solo un gioco che abbiamo fatto ieri….-
-Solo un gioco? Ma mi prendi per cretino?!
Non ce la feci più, e gli raccontai l’accaduto.
Cominciò a fottermi il culo in maniera piuttosto violenta, afferrandomi per i capelli e affondando il suo cazzo dentro di me quanto più profondamente poteva.
-Sei una puttana! Una grandissima troia!- cominciò a gridare. -Hai scoperto che ti piace il cazzo, eh? E ti piace anche così, troia?- Eccome se mi piaceva! Mi stava facendo impazzire, ma non avevo il coraggio di dirglielo, perché era piuttosto incazzato. Mi lasciai sbattere come una cagna, accogliendo gli spasimi del suo orgasmo dentro il mio sfintere con un piacere disarmante. Ma poi lui si accasciò, e quando mi avvicinai mi allontanò bruscamente: -Vattene, stronza! Scoprire dopo tanti anni che sei innamorato della più sudicia troia………. Vattene via!-
Non mi rimase altro da fare che andarmene, piangendo e maledicendo me stessa e la mia amica, che aveva travolto l’intera mia vita, con la sua dannata idea. Il giorno dopo provai a cercarlo, ma lui non ne voleva sapere di parlare con me. Volevo chiedergli scusa, volevo spiegare, volevo fargli capire quanto ero comunque innamorata, ma lui chiuse la porta. Non ebbi sue notizie per diverso tempo, più di un mese, in cui non riuscii a divertirmi. Soffrivo, e le mie amiche si prodigarono a cercare di consolarmi; Letty provò ad invitarmi fuori con lei, ma io la mandai a quel paese, imputandole le cause di tutta la mia rovina. Poi, quando ormai avevo perso le speranze, un bel giorno si rifece vivo, con mio stupore, invitandomi a una festa. Mi parlò del compleanno di un suo amico, che voleva festeggiare nella sua casa di campagna, ma a me non importava assolutamente niente del contesto, mi bastava rivederlo, così accettai l’invito senza indugi, pur immaginandomi una festa noiosissima. Decisi di fare di tutto per convincerlo a riprendermi, così andai a comprarmi qualcosa di nuovo e provocante da indossare. Acquistai una gonna rossa asimmetrica, lunga fino al ginocchio, e un golfino nero, molto avvitato, con i bottoni, che lasciai piuttosto aperti, perché so che lui ha sempre avuto un debole particolare per il mio seno. Sotto indossai un set di intimo nero, che lui stesso mi aveva regalato, ma di cui, con suo dispiacere, non avevo mai rinnovato il reggicalze: era l’occasione giusta per rinnovarlo, anche se, sinceramente, è un indumento che non gradisco molto. Raccolsi i capelli sulla testa (come piace a lui) e mi caricai le labbra di un rosso vivace, che lui ha sempre sostenuto assolutamente sexy (come sono assurdi, spesso gli uomini…). Ero assolutamente convinta di tentare il tutto per tutto, lo avrei pregato in ginocchio, quella sera, pur di farlo tornare con me, pur di fare di nuovo l’amore insieme. Avevo anche escogitato il mio piccolo piano: se non fosse successo qualcosa prima, sulla strada del ritorno gli avrei chiesto di trovare uno spiazzo isolato con la scusa di fare pipì, lo avrei convinto a scendere di macchina e mi sarei concessa a lui sul cofano, chiedendogli di prendermi, ripetendogli fino alla nauseo che lo amavo e che avrei fatto di tutto per lui! Così, quando salii accanto a lui sulla sua auto, il piacere di rivederlo dopo tanto tempo fu quasi sommerso dalla sensazione di trionfo che provai notando che la prima cosa che fece fu di divorarmi letteralmente con gli occhi!
-Come siamo sexy, stasera!- mi disse, mandandomi subito in orbita, -Hai intenzione di fare colpo su qualcuno?-
-Certo che ho intenzione di fare colpo!- gli risposi, accettando il giochetto di sottintesi. Mi disse che era ancora presto, perché la festa cominciava verso le undici, così ci fermammo in un bar, sedendoci ad un tavolo. Lui andò a prendere da bere, riportandomi un beverone alcoolico nonostante sapesse bene quanto poco gradisca le bevande pesanti. Sarà perché non lo vedevo da tanto, ma era bellissimo, quella sera: aveva i capelli un po’ lunghi tirati indietro, era più abbronzato del solito, e indossava un paio di pantaloni grigi che sembravano fatti su misura e una maglietta a costine nera, a maniche lunghe. Il suo profumo mi inebriava, e non potei certo rifiutare il cocktail che mi offrì. Oltretutto avevo voglia di vincere rapidamente l’imbarazzo che le circostanze, ovviamente, creavano, e so bene che per queste cose l’alcool fa miracoli. Parlammo del più e del meno, raccontandoci a vicenda ciò che avevamo fatto ultimamente, senza tuttavia sfiorare l’argomento della nostra crisi. Dopo un po’ lui mi invitò a bere di nuovo. Io tentai di rifiutare, ma lui mi portò un altro bicchiere pieno, e la sua affabilità vinse le mie resistenze, inducendomi a bere ancora. Quando rimontammo in macchina io ero quasi ubriaca, e anche piuttosto eccitata; avevo una voglia sfrenata di fare l’amore con lui, e stavo pensando a tutti i modi possibili per venire via dalla festa il più presto possibile. Mi venne anche in mente che magari potevo riuscire a chiudermi in qualche camera con lui, ma poi pensai che non sarebbe decisamente stato molto dignitoso, specie di fronte a persone che probabilmente non conoscevo. Finalmente arrivammo al luogo della festa: una bella casa colonica costruita su un terrazzamento naturale, da cui si vedevano le luci di tutta la piana. Notai che non c’erano tantissime auto parcheggiate, mentre aprivo lo sportello. Il mio ragazzo aprì il bagagliaio e prese una borsa, che riconobbi subito: -Che te ne fai della telecamera?- gli chiesi; -Non ti preoccupare, più tardi lo vedrai!-. Entrammo in casa, e lui si mise a salutare questo e quello, mentre io non riuscii a individuare nessuno di mia conoscenza, a parte Lele, il padrone di casa, che avevo visto qualche volta; pensai subito che la cosa era un po’ strana, dato che frequentandoci da tanto tempo, bene o male, gli amici del mio ragazzo li conoscevo un po’ tutti. Ma notai subito anche un’altra cosa: nell’ampia sala c’erano solo uomini, non c’era nessuna ragazza, mentre sul tavolo al centro c’erano diverse bottiglie vuote, segno che la festa non era poi iniziata da così poco. Già, ma che razza di festa era?! Erano una quindicina, sembravano tutti allegri e un po’ alticci e molti di loro mi fissavano parlottando. Sarò una ragazza un po’ ingenua, ma non sono certo stupida, e capii subito che qualcosa non andava. Comunque il mio ragazzo mi fece cenno di mettermi comoda, e io mi sedetti su un divanetto. Mi offrirono da bere, e io rifiutai, allora il mio ragazzo mi si mise accanto, sorridendo con un’aria strana: – Ti sei già stancata di bere?- mi disse, -Eppure ti dovrebbe piacere, no? O sei sobria anche quando ti fai sbattere in discoteca?-. La frase mi arrivò come una rasoiata, e rimasi senza parole. Lui rincarò la dose, facendo ridacchiare diversi dei ragazzi presenti: -Ah, ho capito! Preferisci essere lucida per non perdere il conto dei cazzi che ti ripassi, quando vai a ballare, vero?-. A quel punto mi sentii davvero offesa, e mi alzai di scatto, ma lui mi afferrò per i fianchi e mi tirò indietro, prendendomi incollo e afferrandomi il seno. -Dove vuoi andare?- mi disse, -Vuoi andare già a casa?- Mi rialzai di nuovo, divincolandomi e girandomi per rispondergli, incazzata, ma mi sentii toccare il sedere da qualcuno dietro di me; nel voltarmi di nuovo, rossa di rabbia e di vergogna, mi ritrovai di fronte due dei ragazzi, mentre altri si stavano alzando per avvicinarsi. Mi bloccai, pietrificata, non sapendo più cosa fare. Sentii le mani del mio ragazzo posarsi sulle mie ginocchia e salire su, bloccandosi alla scoperta del reggicalze:
-Wow, siamo davvero spavalde, eh stasera? Perché non fai vedere ai nostri amici come sei sexy?!!- Mi alzò la gonna, e io non reagii: -Va bene, stronzo,- pensai, -Se vuoi la guerra, la avrai!!- Mossi un passo, liberandomi dalle sue mani, e mi rivolsi agli altri: -Okay, datemi da bere, allora!-
Sembrò succedere tutto in un attimo: mi portarono qualcosa che somigliava a una tequila mista a qualcos’altro, e mentre bevevo, lasciai che molti di loro cominciassero a toccarmi. Trangugiai rapidamente, mentre le mani entravano dappertutto, e cominciai a ridere, provando un po’ di solletico: tutto sommato ero già bagnata da un bel pezzo, e mi lasciai subito andare. Fui io stessa a spogliarmi, rimanendo con indosso solo il reggicalze e le calze, e cominciando ad allungare le mani. Mi ritrovai con un bel cazzo in bocca, gustandolo piegata in avanti mentre qualcuno mi carezzava il sedere da dietro. Divaricai le gambe, per permettere che mi stuzzicassero la figa, e riconobbi subito il calore di una lingua su di essa Ero circondata, e mi detti da fare per assaggiare rapidamente ogni singolo soggetto di quella parata, prima di sentirmi scivolare un cazzo dentro la vagina. Mi tirai su, trovandomi faccia a faccia con il mio ragazzo, anche lui ormai nudo come gli altri. Feci per afferrarlo, ma lui si allontanò:
-Eh no!! Adesso ho da fare!-
Sparì dietro al muro di corpi, e qualcuno mi prese la testa e mi affondò il proprio cazzo in bocca, facendomelo perdere di vista. Continuai a succhiare cazzi, uno dietro l’altro, e ad un certo punto, riempiendomi la bocca per l’ennesima volta, sentii la voce del mio ragazzo sopra di me:
-Brava troia!!! Sorridi un po’?!!-
Alzai lo sguardo, scoprendo che il cazzo che avevo in bocca era proprio il suo, e che lui mi stava riprendendo con la telecamera!!! Ebbi la voglia di reagire, ma in quel momento un cazzo particolarmente grosso mi penetrò, strappandomi un lamento e cominciando a fottermi alla stragrande!! Ero andata!! Da lì in poi persi ogni controllo, ogni inibizione. Li incoraggiavo a fottermi, a chiavarmi senza ritegno, guardando spudoratamente nella telecamera mentre ingoiavo centimetri e centimetri di cazzo, ridendo sfacciatamente verso il mio ragazzo mentre, tutti in fila dietro di me, mi sfondavano il culo a turno! Fui io stessa a chiedere di essere riempita di cazzo nel culo, nella fica e in bocca contemporaneamente, cominciando a sentire le sferzate degli schizzi di sborra sul mio corpo, via via che i partecipanti alla festa arrivavano al dunque. Mi ritrovai esausta, inginocchiata sul tavolo, coperta di sperma e di sudore, e ridevo, ridevo come una matta!! Tutti erano venuti, qualcuno anche due volte, ed io mi girai verso il mio ragazzo, sperando di farlo sentire un verme, sperando di averlo fatto pentire per la sua bravata!
-Sei contento, figlio di puttana?- gli dissi ridendo, -Hai visto come sono troia?-
Speravo di vederlo voltarsi ed andarsene, amareggiato. Ma mi sentii stranamente contenta, in realtà, constatando che rimaneva lì, a filmarmi!!
-No, Amore, non sono contento. Non hai ancora fatto tutto! Una troia vera li lascia all’asciutto i propri amici!! Avanti!!! Vieni a succhiarci il cazzo a tutti quanti!!
Volle che mi inginocchiassi, e mi ficcò il cazzo in gola, chiavandomela quasi fino a farmi vomitare e sborrandomi in bocca; dopo di lui toccò ad un altro, e poi a un altro ancora. Mi sborrarono tutti in bocca, uno dietro l’altro, riempiendomi la faccia, facendomi straboccare le labbra di sperma, mentre lui riprendeva, masturbandosi di gusto!! Fu lui l’ultimo a spararmi il suo sperma in faccia; poche gocce, ormai, che volle spalmarmi sull’occhio destro. Il suo quarto orgasmo, ho scoperto poi: non ne aveva mai avuti quattro in una serata sola!! Ed io? Io ero completamente andata: sobria ormai, per quanto riguarda l’alcool, ma ubriaca di sborra!!
Tuttavia, quando mi riaccompagnò a casa il gelò calò su di noi, e io tornai di colpo indietro, sentendo la fine completa e definitiva di tutto. Non provai nemmeno a parlare, lui mi faceva rabbia, e io odiavo me stessa per essere stata così cretina. Cercai di dimenticarlo, e per una settimana non lo sentii, non lo vidi e cercai di non pensare a lui. Mi preoccupai anche per la mia avventatezza, correndo subito a farmi le analisi del sangue e promettendomi di non essere mai più così cretina.
Ma la domenica dopo fu lui a chiamarmi:
-Senti, vuoi venire a casa mia, stasera? Ti preparo la cena, e poi stiamo qui un po’, insieme!-
-Non credo sia il caso, dopo tutto quel che è successo tra noi…….
-Ma dai, vieni da me e non fare la stupida…. Anzi, perché non ti metti anche un po’ a modino, che mi piace tanto vederti vestita bene?-
-Che intenzioni hai? Guarda che io non farò mai più…..
-Non ho nessuna intenzione strana! Ho solo voglia di stare un po’ con te, magari rilassandosi un po’…..-
Mi stupii tantissimo, ma ne avevo una voglia matta, e decisi di darmi (e di dargli) un’ultima possibilità.
Stavolta però niente reggicalze, solo una minigonna, un paio di collant e una semplice camicetta un po’ scollata.
Lui fu gentilissimo, mi preparò una cena giapponese (è molto bravo nella cucina orientale, anche se non ha mai capito che non mi fa impazzire….), e parlando amabilmente, quasi senza ombre. Alla fine ci sedemmo in salotto, sul tappeto.
-Niente reggicalze, stasera?-
-Non mi sembrava il caso…..-
-E perchè no? Ti sta bene addosso, lo sai!!-
-Si, ma……-
Accese la TV e il videoregistratore e mi disse:
-Guarda, guarda come ti dona!-
Mi ritrovai davanti alle immagini del festino. Mi sentii subito inghiottire dalla vergogna: voleva umiliarmi di nuovo!
Mi alzai, ma lui mi placcò:
-No, ferma! Non voglio offenderti…..- mi baciò sul collo, e io mi impietrii; -Te l’ho detto, voglio solo rilassarmi un po’ insieme a te….. Non abbiamo mai guardato un film porno insieme…..!!-
Rimasi di stucco, ma lui trovò il modo di farmi abbandonare. Facemmo l’amore, ridendo davanti alla nostra bravata. Scopammo, lui mi inculò, io mi feci sborrare in bocca e in faccia, eccitandomi a riguardare tutti i cazzi che mi entravano dentro e che mi riempivano di sperma, divertendomi a sentire le battute e i grotteschi incitamenti di quel video osceno; lui si ricaricò ogni volta in pochi minuti, guardando lo schermo animarsi delle mie gesta da troia riuscendo a non concedermi tregua praticamente per quasi due ore! Non ci furono volgarità, tuttavia: ci fu solo amore! Tutto quello che facemmo, tutte le parole che dicemmo furono solo amore, e mi sentii travolta come non mai. Dormii da lui, quella notte, e al mattino lo assalii, costringendolo a prendermi di nuovo, accogliendolo dentro di me, accettandolo nel mio culetto ancora una volta, obbligandolo a venirmi dentro perché lo volevo dentro di me, per sempre!!
Trovai un lavoro che mi soddisfaceva, e un paio di mesi dopo mi sono trasferita da lui. Adesso viviamo insieme. Non abbiamo più fatto niente del genere (mi riferisco al festino). Anche se l’altra sera, a casa nostra, abbiamo invitato la mia amica Francy e il suo ragazzo, abbiamo bevuto un po’, ritrovandosi a giocare a strip-poker, e così io e Francy ci siamo lasciate andare, accettando di fare l’amore, concedendosi allo scambio, godendoci di gusto le nostre doppie penetrazioni e divertendoci a comportarci un po’ da troie, così come i nostri ragazzi si sono divertiti a spararci in faccia con le loro pistole, ma tutto tra amici molto stretti. Certo, ci siamo detti che ripeteremo l’esperienza, una volta ogni tanto. Ma ciò che conta è che sono innamorata. E adesso che posso dire di aver provato tutto, so che non desidero nient’altro che il mio uomo. Accanto a me, dentro di me e sulla mia faccia!!!!

 

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Io e lei




Era cominciato tutto un mese prima, era stata quella festa a portare una rivoluzione nella nostra relazione, Simona era rimasta affascinata in un primo tempo e poi spaventata. Per un paio di settimane era stata crisi, ma come era successo altre volte il brutto periodo aveva migliorato la nostra relazione, facendoci conoscere una faccia del nostro carattere che aveva sorpreso entrambi. Dalla soluzione della crisi erano nate nuove idee, nuovi interessi e la voglia di realizzarli ci aveva portato a parlarne anche se era stato molto imbarazzante sia per Simona che per me.
Dopo una settimana di lavoro avevamo passato un venerdì sera tutto sommato tranquillo, il sabato mattina Simona era passata a prendermi a casa per andare in piscina. Sulla via del ritorno c’eravamo fermati in un negozio dove Simona mi aveva comprato una bella camicia vista durante la settimana che avevo passato fuori città. Arrivato sotto casa scendo dalla macchina e apro il portabagagli, è colmo di scatole e quella della camicia non si trova più:
“Cosa sono tutte queste scatole?”
“Ah, Giacomo prendi tutto quello che c’è nel baule, sono dei regali che ho pensato di farti, mi piacerebbe ce tu li usassi al più presto”
“Cioè?!? Sii sincera, cosa hai in mente, cosa vuol dire “al più presto”? Non facciamo prima se mi dici cosa intendi!”
“E’ vero, facciamo cosi: ti aspetto alle quattro a casa mia, ovviamente devi avere addosso tutti i miei regali”.
Ci diamo un bacio e con le mani piene di pacchetti salgo le scale. Non faccio in tempo ad entrare in casa che il telefono comincia a squillare, è Claudio che inizia a raccontarmi cosa mi sono perso la sera prima a non andare nella solita discoteca. Mentre lui parla io comincio a scartare i pacchetti, nessuna carta regalo, solo scatole di diverse dimensioni, la prima che apro contiene un rasoio a mano e un biglietto “raditi”, ascoltando Claudio vado davanti allo specchio “la barba me la sono appena fatta, che cosa vuole, meglio di cosi???”. Claudio mi propone un sabato sera alternativo, un uscita con dei sui amici che sono venuti in città a trovarlo, accetto e chiudo la comunicazione curioso di scoprire il contenuto delle altre scatole, spero di trovare la tanto sospirata macchina fotografica digitale. Ma quando apro la seconda scatola e ci trovo un vestito fatto a tubino le mie idee si confondono, apro le altre e con stupore trovo un completo di biancheria intima femminile, delle calze e delle scarpe con tacchi altissimi, fino a quel punto avevo pensato ad un errore ma la dimensione delle scarpe non lascia adito a dubbi… Simona ha compiuto il grande passo, le scarpe ed evidentemente tutto il resto sono per me, il “raditi” è riferito alle mie gambe evidentemente e non alla mia faccia! Sono emozionato, provo la stessa sensazione che provano i bambini quando sono scoperti a combinare qualche guaio, giro per casa come impaurito che qualcuno abbia visto, o sappia cosa è successo.
Vado in bagno, per fortuna mi è rimasta della schiuma da barba e riesco a depilarmi le gambe, la pelle liscia mi fa impazzire e corro in camera dove ho lasciato tutti i vestiti, riordino tutto, metto via i miei abiti maschili e lascio sul letto quelli che dovrò mettere nel pomeriggio per andare da Simona. Mangio e incomincio a capire che la parte difficile sarà arrivare fino al suo appartamento, probabilmente la parte più rischiosa sarà quando dal parcheggio del suo condominio dovrò salire fino al suo appartamento; per fortuna non è estate e la temperatura esterna mi permette di usare un soprabito per coprire il mio abbigliamento, ma le scarpe? No, per quelle non posso fare niente… fossi almeno un po’ più basso, il mio metro e ottantacinque più i dieci centimetri di tacco se non di più, mi renderanno quantomeno vistoso!
Tra un pensiero e l’altro sono gia le due, mangio e torno in camera a vestirmi. Richiamo alla mente tutti i gesti che ho visto fare dalle ragazze che ho visto vestirsi nella mia vita, e tento di ripetere tutto, mi preparo come se avessi un appuntamento importantissimo, la crema per ammorbidire la pelle, il profumo e poi ci vorrebbe il trucco… sarà un caso, ma Simona aveva dimenticato parte dei suoi trucchi a casa mia due settimane prima. Dopo almeno tre tentativi decido che il make up può andare, sono abbastanza soddisfatto, anche perché non posso pretendere troppo, non ho sicuramente lineamenti femminili, e la parrucca, che è quella usata alla festa, sembra uscita da un film degli anni settanta! Prendo in mano la guepiere nera, provo a metterla, ma l’operazione non è delle più semplici, sono costretto a slacciare i cordini che la stringono sul davanti che una volta indossata servono ad assottigliare la vita, in un’altra scatola ci sono due pezzi di gomma a forma di seno (almeno una quarta) li infilo nelle coppe e la mia figura comincia a cambiare… mi siedo sul letto, e incomincio ad infilare le calze, il nylon sulla pelle liscia mi regala attimi di gioia, mentre faccio scivolare la calza sulla gamba mi sento seducente, come se potessi avere ai miei piedi chiunque, una sensazione strana e diversa da qualsiasi altra provata finora. Allaccio le calze alla guepiere e mi infilo il vestito, prima di guardarmi allo specchio mi metto le scarpe col tacco, deve essere stato difficile trovarle del mio numero, sono semplici scarpe nere col tacco squadrato ma sottile, essenziali ed eleganti; comode?! No, ma nessuno ha mai detto che bisogna sempre essere comodi! Camminare è un impresa, ma con qualche appoggio arrivo davanti allo specchio: spaziale, non mi riconosco e, in effetti, non sono tanto male, secondo me molto meglio di molti travestiti che ho visto in giro per le strade, ma l’importante è che piaccia a me e a Simona… già Simona, ma che ore sono?
Indosso l’impermeabile e dopo aver dato un’occhiata sul giroscale scendo fino al mio garage, salgo in macchina e mi avvio verso casa di Simona. Per strada ho una folle paura che qualcuno mi possa riconoscere, anzi che un amico veda la mia macchina e poi venga a chiedermi chi era che la guidava, una sorta di panico, agitazione, ma fa tutto parte del gioco. Al semaforo, mi guardo nello specchietto, il trucco va bene, il ragazzo nella macchina dietro mi sorride e la cosa mi stupisce, forse non sono effettivamente cosi male. Dopo dieci minuti e per fortuna nessun intoppo, sono a casa di Simona. Sono nel parcheggio apro la portiera della macchina e mentre osservo la mia scarpa che si appoggia per terra, sussulto:
“Buongiorno!”
E’ una vicina di casa di Simona che sicuramente non mi ha riconosciuto, ma mentre la guardo, mi sorride e vedo che i suoi occhi indugiano sulla mia gamba; lo spacco nel vestito lascia vedere la fine della calza e nonostante l’incredibile imbarazzo alzo lo sguardo e le sorrido, ovviamente evitando di parlare, l’immagine sarebbe alquanto stridente. Esco dalla macchina sperando che gli incontri con i vicini siano finiti, le scale che portano all’appartamento dove abita Simona, all’ultimo piano, sono una dura prova per le mie gambe, ma l’eccitazione sale ad ogni passo. Finalmente ci sono, suono il campanello e la porta si apre quasi subito, entro, e mi tolgo il soprabito appoggiandolo sulla sedia che c’è nell’entrata; il soggiorno prende luce dalle grandi finestre, non ho ancora avuto il coraggio di voltarmi verso la mia ragazza per vedere come è vestita e quali sono i suoi commenti sul mio travestimento. La sento avvicinarsi da dietro, si appoggia a me, mi abbraccia prima dolcemente, poi incomincia a passare le sue mani su tutto il mio corpo. Allungo le mie mani verso di lei, non la vedo, ma riesco a sfiorarle la schiena e poi scendo fino a toccarle il sedere, è coperto da un tessuto liscissimo, la sua gamba si attorciglia attorno alla mia e poi risale col piede fino all’altezza del mio ginocchio per allargare le cosce e permettere alle mie mani di esplorare il suo sesso. Non resisto più, mi giro e fugo tutti i miei dubbi, Simona è incantevole, indossa una sottoveste di seta color grigio, un paio di scarpe coi tacchi a spillo anche queste grigie e delle calze velatissime con la riga. Lo scollo della sottoveste lascia intravedere i suoi seni fantastici sostenuti dal reggiseno di una guepiere.
Mi mette una mano dietro al collo e mi fa abbassare la testa fino a quando le nostre labbra si trovano in un bacio dolce ma intenso. “Ciao Giacomo, ti stavo aspettando.” Continuiamo a baciarci in modo sempre più intenso, Simona esplora la mia bocca con la sua lingua eccitandomi ulteriormente, le sue mani stringono con forza il mio sedere e io la tengo stretta a me per farle sentire tutta la mia voglia di prenderla, stringendo sempre più forte spinge il suo pube contro il mio e inarca la schiena in modo che le labbra del suo sesso possano schiudersi sotto la pressione esercitata dal mio pene.
Simona incomincia ad ansimare, mi guarda negli occhi e sembra supplicarmi, lascia la presa del mio sedere e mettendomi una mano tra i capelli mi fa accucciare davanti a lei, si alza la sottoveste e mi mostra il suo sesso; il pelo è cortissimo, e fradicio degli umori della sua vagina. Allungo la lingua verso il clitoride, lo sfioro e Simona riesce a soffocare a malapena un grido di piacere, si avvicina ulteriormente in modo che con la lingua riesca a leccarla e penetrarla, le mie mani si appoggiano sul suo sedere e passo le mie dita lungo il solco tra le natiche, Simona si lascia andare e le mie braccia devono reggere il suo peso mentre la masturbo con la lingua, la cosa mi eccita, ma dopo pochi minuti le mie braccia mostrano i primi segni di cedimento.
“Giacomo lasciami sedere sul divano in salotto, ho voglia di prendertelo in bocca”
Mi fermo, lascio il culo di Simona che si avvia verso la cucina, io mi rialzo e barcollando sui tacchi a spillo la seguo.
“Ho avuto un idea, vieni in bagno con me!”
Simona annuisce e mi precede ancheggiando in bagno, si ferma davanti allo specchio, aspetta che io mi metta dietro di lei e poi incomincia a interrogarmi con lo sguardo.
“Chiudi gli occhi e riaprili solo quando ti darò il permesso”
Prendo il gel, verso quasi tutto il contenuto del tubetto sul palmo della mano e poi lo spalmo tra i capelli di Simona, l’effetto è quello che mi aspettavo: i capelli sembrano bagnati, non si muovono dalla piega che ho dato con le mani, non so bene perché, ma Simona con i capelli cosi mi eccita ancora di più, sembra ancora più fatale.
“Ok, riapri gli occhi e dimmi se ti piace quello che vedi”
“Si, direi proprio di si. Credo di stare anche meglio con questo rossetto più deciso”
Si ripassa il rossetto e mi stupisce una volta ancora, sembra che sappia già tutto quello che vorrei e che mi aspetterei da lei; è stupenda.
Mi sorride nello specchio, si gira ed esce dal bagno dirigendosi verso il soggiorno, mentre cammina continua a toccarsi i fianchi e le gambe, facendo salire e scendere la sottoveste e io la imito, visto che mi eccita vederla cosi disinibita.
Quando io arrivo in soggiorno lei è già seduta sul divano e si sta masturbando, quando mi avvicino mi mostra la sua mano bagnata e me la fa leccare, si leva la sottoveste, e alza il mio vestito scoprendo le calze e il reggicalze. Osservo le sue mani mentre si appropriano di me, una prende il pene e inizia ad andare avanti e indietro, l’altra stringe dolcemente le palle; in breve Simona si ritrova con il glande sulle labbra, lo bacia e lo succhia con avidità, lo prende in bocca.
“Prendimi, mettimelo dentro”
Le gambe fasciate dalle calze di seta sono appoggiate sulle mie spalle, Simona non le tiene larghe ma riesco a penetrarla senza alcun problema e intanto mi eccito accarezzando le sue cosce velate e baciando le sue caviglie. La penetro piano e con altrettanta dolcezza continuo a muovermi dentro lei, le sue caviglie si incrociano dietro il mio collo, posso sentire la pelle delle scarpe e i tacchi che si appoggiano sulla mia schiena. Simona è sempre più bagnata, riesco a spingermi ogni colpo più a fondo nella sua vagina.
“Dai adesso mettilo dentro tutto”
Mentre mi sussurra questa frase, allarga le gambe e io la penetro dandole un piacere immenso. Dopo alcune spinte siamo vicini all’orgasmo, Simona piega le gambe e appoggia le scarpe sul mio torace toccando i miei capezzoli con il tacco della scarpa, un brivido scorre lungo la mia schiena, Simona se ne accorge e porta il tacco davanti alla mia bocca, non resisto e inizio a leccarlo subito dopo esplodo dentro di lei mentre i muscoli vaginali si stringono e fanno di noi una cosa sola.
Mentre il mio sesso si sgonfia dopo l’orgasmo, Simona ed io continuiamo a baciarci, stanco mi siedo, anche io, sul divano.
“Giacomo, se vuoi facciamo da cena e intanto pensiamo a cosa fare dopocena”
“Va bene, vuoi che ti dia una mano?”
“No, faccio da sola, intanto vai a rinfrescarti il trucco, non pensare di poterti presentare a cena in queste condizioni.”
E’ vero, in effetti, guardandomi nello specchio del bagno mi accorgo che il trucco è completamente sbavato, mi levo le scarpe, dopo tutto questo movimento i miei piedi soffrono parecchio, inizio a struccarmi, e in quel momento entra Simona:
“Rimettiti le scarpe immediatamente, questa sera non puoi levartele per nessun motivo.”
Detto questo mi aiuta ad infilarle, i nostri sguardi si incrociano e sorridiamo, la complicità che abbiamo raggiunto era impensabile per me fino a poco tempo fa.
Quando arrivo in sala da pranzo è quasi tutto pronto, manca solo il cibo in tavola, ormai mi sono abituato a camminare coi tacchi alti e la cosa mi riempie di gioia e anche Simona sembra essere orgogliosa di me.
“Ti do una mano?”
“No, siediti, arrivo tra un minuto”, Simona porta in tavola la cena, e si siede di fronte a me, incominciamo a mangiare e discorriamo delle solite cose, ad entrambi sembra normale che io sia vestito e truccato come se fossi una ragazza. Arriva il momento del dolce, e Simona mi chiede di andare a prenderlo. Mi alzo e sparecchio, portando in cucina tutto quello che non serve, Simona rimane ferma al suo posto, e mentre le passo a fianco, mi tocca il sedere, mi fermo e lei scende con la mano lungo la gamba per risalire sotto la gonna, con mia sorpresa ignora il mio pene e riserva tutta la sua attenzione sul mio sedere. Mi piego per baciarla, lei continua a toccarmi e la mia eccitazione cresce. Simona sposta la sedia, alza la sottoveste scoprendo il suo pube rasato e allarga le gambe
“Hai voglia di leccarmi?”
Non rispondo neanche, mi inginocchio e incomincio a baciare le sue cosce avvicinandomi sempre più al suo sesso, si bagna, e spinge la mia testa verso il suo ventre. La penetro con la lingua e allarga le gambe ancora di più, esco e scendo, passo la mia lingua fra le natiche:
“Bagnami tutta lì, cosi sarà più facile dopo…”
Non riesco ad intuire cosa mi attenda, immagino solo qualcosa di nuovo, e, infatti, dopo essersi lasciata portare vicina all’orgasmo, Simona mi blocca:
“Fermati, ora vorrei che mi aiutassi a fare una cosa.”
Ci alziamo e andiamo in camera sua, apre una scatola simile a quelle che contenevano i miei indumenti e mi fa vedere un oggetto del quale avevo già sentito parlare, sono delle mutande che hanno attaccati tre falli di gomma: uno all’esterno e altri due all’interno.
“Aiutami a metterle”
Mentre le infila riprendo a massaggiarla come facevo prima in sala da pranzo, il fallo davanti è più lungo e grosso e si ferma contro le labbra della vagina.
“lo metti dentro tu?”
Lo prendo in mano, lo faccio scorrere all’esterno del sesso per bagnarlo e lo infilo lentamente dentro Simona, la sua faccia è rossa, gli occhi socchiusi, la bocca aperta, il piacere le sta togliendo il respiro. Prendo in mano il fallo posteriore, Simona prima d’ora non ha praticato molto sesso anale, si è lasciata penetrare qualche volta dalle mie dita, ma non è mai sembrata entusiasta. Lo bagno con un po’ di saliva, lei mi da in mano un tubo di crema e io ne spalmo un po’ vicino al suo ano, non perdo l’occasione e avendola spalmata, la penetro col mio dito, Simona sospira per un attimo, poi mi prende la mano e si sfila il dito, che subito rimpiazzo con il piccolo fallo.La sua schiena è inarcata, non deve essere facile stare in piedi con quei tacchi, la guepiere stretta e due cazzi che ti penetrano.
“Adesso torniamo di là, tu devi finire di sparecchiare.”
Mentre sgombero il tavolo Simona si toglie la sotto veste e si siede, continua a guardare il fallo eretto che esce dalle sue mutande, sembra che lo ammiri, ogni tanto la vedo che lo prende in mano come se lo stesse masturbando.
“Ecco, ho finito”
“Vieni qua e succhiamelo come io faccio col tuo, Giacomo, anzi, ora non sei più Giacomo, sei una ragazza”
Mi inginocchio davanti a Simona, inizio col baciare la cima, poi lo metto in bocca, almeno tutto quello che ci sta, rifaccio tutte le cose che ho visto fare a Simona e qualcosa che lei non ha mai fatto, ma che ho visto in qualche foto. Si vede che non gode tanto quando lo lecco, la sua espressione cambia quando lo muovo, facendolo ruotare evidentemente l’altro fallo che la penetra deve essere collegato. La sensazione che provo è strana, eccitante, ma al tempo stesso mi vergogno, non sono sicuro che la mia ragazza sia contenta nel vedermi comportare senza nessun problema come una donna, del resto questo è quello che mi sento in questo momento mentre lei ha preso le redini del gioco e si comporta come abitualmente farei io.
Mi ferma, mi fa alzare e mi fa mettere con la faccia rivolta verso il tavolo.
“Allarga le gambe, le devo legare ai piedi del tavolo”
Divarico le gambe, per fortuna il tavolo non è larghissimo, e Simona lega le mie caviglie ai piedi del tavolo, non posso muovermi. Si avvicina da dietro, mi toglie il tubino e rimango in guepiere, calze e scarpe coi tacchi. Prende in mano il mio pene, mi masturba, il fallo di plastica è tra le mie natiche, con la mano sinistra lo prendo e lo muovo passandolo tra le mie gambe, con la destra prendo il mio pene e continuo a masturbarmi. Simona stringe i miei finti seni tra le sue mani, è incredibile, godo come non ho mai fatto prima, nella mia mente si proietta l’immagine di quello che stiamo facendo e questo mi esalta. Simona si allontana, non mi giro per vedere cosa sta facendo, quando ritorna mi spinge con la faccia sul tavolo, mi mette a novanta, sento che spalma la stessa crema che le ho spalmato io prima, ho paura, niente di cosi grosso non mi ha mai penetrato, stringo i muscoli, ma il massaggio che mi fa Simona, riesce a rilassarmi, sento che spinge, e mi penetra lentamente, il dolore che provo è minimo, e nel frattempo sono anche riuscito a tornare a masturbarmi. Una volta raggiunto il fondo, Simona inizia ad andare avanti e indietro, piano piano; sfrutto le sue spinte per masturbarmi e sento che ci stiamo avvicinando all’orgasmo, i nostri respiri sono affannati, non riesco a girarmi per guardarla negli occhi, ma so che sta godendo tantissimo come me, esplodiamo assieme.

 

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Infermiera attenzioni calde per un suo paziente




Nei miei dieci anni di carriera come infermiera presso una clinica privata sono sempre stata molto efficiente, ho seguito i pazienti seguendo l’etica professionale e non ho mai assunto comportamenti che potessero compromettere la mia posizione.

Tutto questo fin quando non è stato ricoverato un ragazzo di 22 anni di nome Angelo, alto, moro, occhi verde, amante delle sport, il classico paziente che non dovrebbe avere nessuna patologia preoccupante, soprattutto se ricoverato per dei controlli di routine.

Ci è capitato spesso di avere degli atleti nella nostra clinica, giusto un paio di giorni, il tempo di fare tutti gli accertamenti e poi andar via.

Angelo è dovuto rimanere una settimana a causa di un’infezione allo stomaco, niente di grave, ma non potevamo mandarlo via, doveva ricevere le cure adeguate.

Io ho 38 anni, sono una donna sola che si è completamente dedicata al lavoro, ho avuto storie di una notte, relazioni fugaci ma niente di impegnativo, non potrei permettermelo, almeno per come la penso io.

Non ho mai pensato di creare una famiglia, faccio turni lunghi, spesso di notte e non avrei mai potuto dedicare le attenzione che un marito e dei figli meriterebbero, così ho scelto di vivere la mia vita da single.

Angelo è bellissimo e sa di esserlo, ha subito fatto il cascamorto con tutte le infermiere, ma ognuna di loro oltre ad essere lusingata non si spinta oltre al ringraziamento verbale.

Io per quanto abbia cercato di rimanere razionale, non sono riuscita a controllarmi, mi ha colpito dal primo secondo e il suo modo di fare mi ha attirato sempre di più.

Si è subito creato un certo feeling, gli ho dato confidenza o forse se l’è presa, non lo so, ho fatto i miei turni come stabilito, ma al terzo giorno ho deciso di farmi mettere le notti, il momento in cui la clinica è deserta, oltre al personale di turno e i pazienti dormono.

Angelo sembra essere stato molto contento di vedermi durante il turno di notte, lui è un ragazzo di 22 anni, nonostante gli fosse stato detto di riposare, non si addormentava prima delle tre.

La prima notte andai a trovarlo un paio di volte, aveva un compagno di stanza che fu mandato via il quarto giorno, così Angelo rimase solo.

Fu quella notte in cui rimanemmo soli nella sua stanza che successe qualcosa, qualcosa che non avevo mai pensato di poter fare nell’ambiente lavorativo.

Andai a controllare la pressione e la glicemia, verificai che non avesse la febbre, poi gli feci sollevare il pigiama, iniziai a toccargli l’addome e gli chiesi se provasse dolore, lui mi diceva di no, quando mi avvicinai un po’ troppo al contorno degli slip mi disse che li provava un po’ di fastidio.

Gli chiesi di indicarmi bene il punto preciso, lui mi disse di scendere più giù, pochi millimetri e avrei toccato il suo cazzo, lui mi sorrise maliziosamente e mi disse di scendere ancora, fu in quel momento che lo guardai negli occhi e ricambiai il sorriso.

Andai a chiudere la porta della stanza, la chiusi a chiave, c’era silenzio e tutti riposavano, sapevo che nessuno sarebbe entrato e avrebbe cercato di farlo; tornai dal mio paziente e toccai il punto preciso, il suo cazzo era già un po’ duro, a quanto pare si stava eccitando.

Infilai la mano sotto gli slip, gli feci una sega da sotto gli indumenti, poi lo tirai fuori, era venoso e doppio, mi avvicinai con la bocca e leccai la cappella, poi lo feci sparire nella mia bocca e iniziai a pompare.

Lui mi prese per i capelli e mi spinse di più la testa per farmelo prendere fino in fondo, sentivo che anche io mi stavo eccitando tantissimo, la mia figa si stava bagnando, aumentai la velocità del pompino, glielo misi in tiro per bene, lui gemeva e mi diceva che ero brava.

A quel punto mi tolsi le mutandine da sotto la divisa, salii sopra al letto, allargai le gambe e infilai il cazzo tutto in fondo dentro la mia figa. Lui mi aprì un po’ la divisa, voleva vedere le mie tette, le tirò fuori dal reggiseno, la sua lingua accarezzò i miei capezzoli, poi me li succhiò avidamente con le labbra ,mentre io mi muovevo su e giù sopra la sua asta dura.

Lo sentivo dare colpi da sotto, spingeva forte, io mi lasciavo andare ai gemiti ad ogni colpo, il suo cazzo sembrava avere energia infinita, mi faceva impazzire, si fece coraggio, cambiammo posizione, ora stava sopra di me, io avevo le gambe aperte e lui spingeva e ci dava di bacino.

Lo sentivo gemere nel mio orecchio, mi dava delle troia e mi diceva che la mia figa lo faceva impazzire, riprese un seno in bocca e succhiò, aumentò il ritmo dei colpi, dovetti mordermi le labbra per non urlare.

A me piaceva prenderlo da dietro, gli dissi di farmi mettere a pecorina, lui sembrò entusiasta della mia richiesta, mi penetrò la figa con un affondo deciso, mi aggrappai allo schienale del letto e lui sfogò tutta la sua voglia a colpi di cazzo, mi scopò forte.

Mentre mi fotteva, infilò un dito nel buco del mio culo, mi piacque molto la cosa, lui voleva metterlo li, lo avevo capito ma mi resi conto che era passato troppo tempo e che avrei dovuto fare il giro, così gli dissi che non c’era tempo, doveva sborrare subito.

Scesi dal letto, si stese col cazzo in tiro, lo agitai velocemente e lo succhiai senza fermarmi e poi mi sborrò in bocca, un getto di sperma molto abbondante che mi affrettai a ingoiare.

Non avevo mai scopata con un paziente e rischiato il posto, ma Angelo mi aveva acceso qualcosa dentro. Le notte seguenti lo abbiamo fatto ancora, poi una volta dimesso non l’ho più visto.

Volevo raccontarvi questa storia nell’anonimato, perché vi assicuro che è stata una situazione davvero eccitante.

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