Seduzione a Sin City by Romeopiacere [Vietato ai minori]






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Seduzione a Sin City di Romeopiacere New!

Camminavo nella notte ascoltando i suoni di una frenetica città. guardavo le strade e le case e dietro ogni finestra immaginavo cosa stessero facendo i proprietari della casa. Sesso!
in questa città di peccato la notte aveva un fine più lussurioso rispetto a quello per cui era nata. Mi pare di sentirli! i letti che cigolano a ogni affondo che insieme ai gemiti di femmine, uomini o creature più misteriose formano una melodia di puro piacere. la strada è poco trafficata e più avanti vedo delle prostitute che cercano di acchiappare qualche cliente mostrando la loro mercanzia. Tette, culi, labbra socchiuse.
Mi fermo un secondo per rifarmi gli occhi su quella femminilità gratuita che danza davanti a me nell’arte della seduzione.
Una di loro mi ha visto arrivare e ha deciso che sarò la sua preda per la notte. con la coda dell’occhio controlla se la sto guardando e appena sa di avere la mia attenzione si china in avanti per far salire la minigonna ancora di più e mostrare un culetto davvero invitante, ma che è già stato profanato da tanti uomini. Si massaggia le cosce per riscaldare le gambe slanciate che escono da quella minigonna in pelle.
I capelli biondi le oscillano davanti e li posso intravvedere dallo spazio tra le gambe che tiene aperte. Scommetto che se non dovesse farsi pagare in anticipo si farebbe prendere così in strada a gambe aperte e fregandosene dei passanti e delle colleghe. Con uno scatto ritorna ritta per far cadere i capelli lunghi all’indietro. Le saranno arrivati a metà schiena.
Tenendo ancora la minigonna sollevata ruota il busto di lato tenendo le gambe ferme, così da mettere in mostra una terza abbonante senza privarmi della vista del suo bel culo. sono a pochi metri di distanza e questo mi consente di notare un sottilissimo tanga che lascia intravvedere i contorni delle grandi labbra. Quando mi vede ammirare la sua essenza di donna fa tornare a suo posto la minigonna e si volta verso di me. Degli occhi neri mi scrutano l’anima e si abbassano un secondo per controllare se il suo spettacolo ha avuto effetto. il suo sorriso malizioso ha un cenno di sorpresa quando vede che la sua mercanzia non mi ha dato l’erezione che si aspettava. Cinque passi mi separano da lei, ma lei torna alla carica. Mi si para davanti e continuando a sostenere il mio sguardo allunga le mani verso il mio collo e io faccio scorrere una mano verso la tasca interna della giacca, che ora tengo chiusa per evitare che possa allungare le mani sul portafogli. sento le sue mani fredde sul collo che mi procurano un brivido. Il suo seno preme contro il mio petto e il suo sguardo malizioso si fa più intenso. avvicina le labbra al mio orecchio e mi bacia i lobi.
Sussurra:”Prendimi…
prendimi come vuoi….
prendimi quanto vuoi,
ma prendimi stanotte..”
Io resto immobile senza dare alcun cenno di emozione o interesse. fa scorrere una mano sul mio petto fino ai pantaloni e trova a infilare dentro una mano. la mia cintura le impedisce questo approccio e accarezza il mio cazzo da sopra i jeans. metto una mano sulla sua per spostarla e lei tenta un’ultima cosa. fa un passo indietro e slaccia la cerniera della giacchetta che aveva già un’abbondante scollatura. Le sue tette ora sono sotto i miei occhi. morbide, bianche e con dei capezzoli già ritti che mi punta contro come baionette innestate. Non so se i capezzoli duri siano dovuti al freddo o al fatto che si stia eccitando per forse l’unico uomo che le stia dicendo di no. Ho un’erezione che i preme contro i pantaloni. Non mi aspettavo un approccio così diretto e spudorato. lei lo nota e le si accende una scintilla negli occhi. mi prende la mano e la porta sul suo seno. le altre prostitute si godono la scena e ridacchiano tra loro. E sodo e i capezzoli sono di marmo. la mia mano scivola sulla sua pelle come fosse velluto e lei ha un gemito quando strofina i capezzoli tra le mie dita. E’ eccitata.
sposta la mia mano e mi chiede:”Dove andiamo a giocare?”
io freddamente tiro fuori il portafogli e lei mi blocca dicendo:”per il compenso decidiamo dopo!”. tiro fuori una banconota da venti e gliela porgo. le la prende stupita. le dico:”Mi hai offerto un bello spettacolo e mi è piaciuto. grazie.” ancora non crede al rifiuto che sta subendo. “Il primo giro te lo offro io” risponde prontamente. Mai sentito di una prostituta che offrisse prestazioni gratis. Doveva valere davvero tanto per lei la mia approvazione. Le dico:”In un qualunque altro ambiente sarei stato io a fare di tutto per avere un tuo cenno di interesse. non so cosa avrei fatto per sentirti sussurrare le parole che mi hai detto prima, ma qui tu stai lavorando. questi sono solo affari” e con un cenno del capo le indico la banconota che ha in mano. Le si inumidiscono gli occhi e mi dice:”Allora esistono gli uomini che dicono di no”. mi avvicino io e la bacio. lei è sorpresa ma ricambia sapendo che non andrò oltre. le scosto i capelli e le sussurro in un orecchio. “No finche resterai quella che sei. No finche non cambierai. No fino a che non lo farai perché vuoi me e non la mia approvazione”. Mi scosto e riprendo il mio cammino. lei mi segue con lo sguardo mentre scompaio tra le curve di una città di peccato. penso tra me e me “Non so come ti chiami, ma spero di rivederti felice in un’altro contesto”

 

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Insane Asylum 2 – Lilith by aedon [Vietato ai minori]




Mezzana 2015 – Il compleanno di Clara

Erano quasi le sette, Clara era eccitatissima, la mamma era uscita per prendere la torta di compleanno, i fratellini giocavano in giardino ed il papà la stava aiutando a sistemare le ultime cose in salotto.

Era il giorno del suo diciottesimo compleanno, aveva invitato amici e parenti stretti, un occasione unica ed imperdibile nella routine noiosa di un piccolo paesino.

Il campanello suona, Clara apre la porta, i suoi amici sono arrivati, non sono molti : c’è Giorgia, sua amica dai tempi dell’asilo, c’è Carlo, il suo vicino di casa ed il suo prima amore adolescenziale, ci sono le gemelle Vittorini, Federica e Ginevra e, in disparte, il suo amore nascosto, il ragazzo che segretamente le fa battere forte il cuore.

“Ciao Emanuele …”, saluta Clara timidamente.

“Ecco, a noi non ci caca proprio …”, esclama scherzosamente Carlo dando una gomitata complice alle gemelle.

“Ciao a tutti, grazie per essere venuti, sono nervosissima …”, cerca di riprendere Clara mentre invita i suoi amici ad entrare.

“Ciao Clara …”, la saluta Emanuele baciando la ragazza sulla guancia. Le sue gote assumono un colore rossastro, l’emozione le fa battere forte il cuore. Emanuele è bello, con degli occhi verdi chiaro ed un sorriso pulito.

I ragazzi entrano, sul viottolo Clara vede anche gli altri parenti arrivare per la festa.

“Picccoooolaaa Auguriiiiii…”, cinguetta la zia Sofia abbracciandola forte mentre le spinge le sue tette enormi contro il corpo.

“Ehm, ciao Zia, grazie …” sorride Clara, mentre vede suo Zio Alfio incedere a passi pesanti verso la casa. La ragazza ha sempre avuto paura dello Zio, fratello carnale della madre, un uomo alto e corpulento, con un espressione arcigna perennemente dipinta sul suo volto barbuto. Lo zio la bacia distrattamente sulla guancia, bofonchiando un grugnito a mo’ di augurio, ed entra nella casa.

Dopo mezz’ora di nuovi arrivi ed auguri Clara raggiunge gli ospiti in salone, sono una ventina di invitati in tutto, la mamma ha preparato degli stuzzichini freschi, il padre ha messo svariate bottiglie di vino sul tavolo, la festa si svolge allegramente per una buona ora e mezza.

“Clara …. Fra quanto compi gli anni ?”, chiede Emanuele mentre sorseggia il vino rosso dal calice.

“Tra quindici minuti … alle nove e trentasette in punto.”, risponde timida la ragazza, la sua mano inconsciamente afferra la statuina di giada che porta al collo da circa due anni. Un lampo le percorre la mente, si rivede quel giorno nel bosco, la madre che la chiama da lontano, controllando che non si allontanasse troppo, rivede il baluginio tra il verde, la sua mano che afferra la statuina ed il brivido, potente e sconosciuto, che le percorre la spina dorsale nel contatto con la figura femminile intarsiata finemente.

“Daaaaiiii festeggiamooooo ….” urla uno degli invitati sottraendo Clara ai suoi ricordi.

Sono le nove e trentasette, la ragazza sente le gambe cedergli lievemente, vede le facce degli invitati sfocate ed indistinguibili, sente il loro vociare in lontananza, come se fossero molto distanti. Un solo volto le appare nitido : suo zio Alfio, i suoi occhi scuri la fissano malevolmente, buchi neri che puntano verso di lei facendole provare un disagio mai avvertito.

Roma – Santa sede – Centro di controllo FIDELIS

“Cazzo …” esclama il ragazzo di colore mentre guarda fisso lo schermo del suo computer, “ … cazzo, cazzo cazzo !”

“Che succede ?”, risponde un uomo sulla quarantina avvicinandosi a lui e guardando lo schermo.

“Dobbiamo chiamare Luca, ora …” risponde il ragazzo mentre appunta su di un foglio quello che sta leggendo.

“Sei sicuro ? Cosa c’è scritto ? Io non riesco a leggere nulla, sono solo simboli e numeri senza senso …”

Il ragazzo passa il foglietto al suo collega, l’uomo sgrana gli occhi incredulo, guarda il ragazzo e chiede :
”Quale setta è ? E’ attendibile ?”

“Sono quelli di Alba Morenti, i seguaci del Reverendo Nero …”

“Il latitante ?”

“Si, lui … chiama Luca.”, risponde serio il ragazzo mentre le sue dita percorrono febbrili la tastiera.

Mezzana 2015 – 21.38 – Casa di Clara

Clara si risveglia dal torpore improvviso, gli invitati la guardano con aria interrogativa. La ragazza li rassicura, sorridendo soffia sulle candeline facendo esplodere il battito di mani dei presenti.

Dopo aver baciato di rito amici, conoscenti e parenti che, a turno, la stringono in abbracci calorosi, Clara va verso il bagno che si trova nella parte superiore della casa.

Chiusa la porta la ragazza si poggia con le mani sul lavandino guardandosi il viso imperlato da minuscole goccioline di sudore. La statuina appesa al suo collo è diventata calda, una luce quasi impercettibile la illumina dall’interno pulsando al ritmo del suo battito.

Un nuovo mancamento la assale, immagini confuse le riempiono la mente : sente urla lontane, grida e lamenti, vede un corridoio lungo, ragazze seminude che giacciono a terra ricoperte di sangue. Ora è all’aperto, un essere mostruoso si gira verso di lei ed inizia a rincorrerla. La strada sembra scorrerle sotto i piedi mentre lei non avanza di un millimetro, il grugnito minaccioso dell’essere mostruoso si fa vieppiù vicino ed imminente. Clara cerca di urlare ma dalla sua gola non esce nessun suono, realizza che è completamente nuda. Artigli freddi l’afferrano alle spalle, si blocca, gli artigli le scendono verso il seno prorompente, unghie puntute le striano di rosso la pelle bianca e morbida, l’alito caldo e nauseante del mostro la investe con tutto il suo fetore.

Clara riprende il controllo, alle sue spalle una presenza massiccia, nascosta. La ragazza rimane impietrita, non riesce a distinguere l’ombra scura che le sta frugando sotto il maglione torturandole il seno. Cerca di girarsi ma l’uomo dietro di lei le blocca la testa, la costringe a guardarsi allo specchio, il suo riflesso sembra dileguarsi per assumere una forma diversa, due protuberanze ossee simili a corna le spuntano dalla fronte imperlata di sudore, le sue labbra sembrano più carnose, rosse.

L’uomo dietro di lei le tira giù la gonna portando le sue mani verso l’inguine, si insinua nelle sue mutandine iniziando a frugarle tra le cosce.

Clara si contorce, la sua fica è calda ed umida, lei non reagisce rapita dalla metamorfosi che sta avvenendo nello specchio, trasfigurata osserva il suo viso mutare in un ghigno malvagio ed eccitato, il suo corpo reagisce alle sollecitazioni dell’uomo, i suoi pensieri razionali scompaiono lasciando posto al puro istinto. Allarga le gambe, si china, la statuina le scende nell’incavo del seno, bollente e pulsante come non mai, la figura riflessa nello specchio non è più la sua, ma quella di un essere misterioso e malvagio.

Clara si gira, pronta ad esaudire il sordido desiderio dell’uomo alle sue spalle, è come se al suo posto si fosse sostituito un essere di puro istinto, antico e potente. La ragazza si poggia con le natiche sul bordo del lavandino, si prende con le dita le labbra della fica, depilata e grondante di piacere, le tira allargandole e mostrando all’uomo la carne rosea ed invitante pronta ad accoglierlo.

Suo Zio Alfio è fermo di fronte a lei, si tiene con la mano il suo cazzo enorme e nodoso, lei lo prende tra le mani, lo struscia tra le sue gambe, le allarga, sente la sua verginità cedere all’ingresso del grosso bastone duro, si morde le labbra sopprimendo un urlo di goduria mentre suo zio la fa sedere sul bordo del lavandino spingendo dentro di lei con foga.

Clara annoda le sue gambe intorno alla vita dell’uomo, lo graffia mentre lui le allarga la fica con poderosi colpi di bacino, le sensazioni sono al contempo nuove ed antiche, l’essere in cui si è trasformata si nutre di quelle sensazioni.

Clara gode silenziosamente, persa in un limbo sconosciuto, sente le labbra della sua fica umide e calde allargarsi ad ogni spinta dello zio, il suo cazzo duro che le stimola la fica facendola colare di piacere.
I due si fermano quando alla porta del bagno sentono bussare.

“Clara tutto bene ?” chiede Emanuele da fuori la porta.

“S…Si …. “ risponde lei mentre lo zio continua a muoversi dentro di lei, incurante del ragazzo che dall’altro lato della porta si sta sincerando che Clara stia bene.

“Fallo entrare …”, bisbiglia lo zio Alfio nell’orecchio di Clara, “…ora sai cosa devi fare …”.

Clara, ricomponendosi le vesti sgualcite va verso la porta, apre. Emanuele tira un respiro di sollievo vedendo che Clara sta bene.

“Non ti vedevo in giro e mi ero preoccupato, prima in salone sembrava che stessi per svenire …”

“Vieni entra …”, lo invita Clara.

Non appena Clara chiude la porta lo zio sbuca dal vano della doccia, dove si era nascosto, mette una mano sulla bocca di Emanuele, Clara si avvicina al ragazzo, le sue labbra si muovono come se stesse recitando una preghiera, esala un respiro leggero, dalle sue labbra fuoriesce una bruma verdastra e nebulosa che si insinua nelle narici di Emanuele.

Gli occhi del ragazzo iniziano a mutare, passano dal verde intenso ad un nero assoluto, due spilli scuri che guardano Clara con cupidigia e cattiveria.

Alfio lascia il ragazzo che, una volta libero, afferra Clara per i fianchi, l’attira a se poggiando le sue labbra a quelle della ragazza, le loro lingue si intrecciano in un bacio morboso e sensuale.

Lo zio Alfio si mette dietro sua nipote, le alza la gonna scoprendo le sue natiche bianche e tonde, le poggia sulla pelle morbida il suo cazzo duro. La mano di Clara scende verso la patta dei pantaloni di Emanuele, gli tira fuori il cazzo, con le dita lo carezza per tutta la sua lunghezza per poi stringere la sua cappella lucida tra le labbra succhiando profondamente.

I due uomini la fanno sdraiare sul tappetino del bagno, lo zio Alfio la fa montare a cavalcioni su di lui. Clara a gambe larghe scende lentamente su suo zio allargando le gambe e infilandosi nella fica il cazzo nodoso dell’uomo. Alfio le afferra le natiche, le allarga, la ragazza, con gli occhi semichiusi guarda Emanuele che, da dietro, ammira il suo piccolo buchino grinzoso scoperto dalle mani dell’uomo.

“Fallo … prendilo e fammi male … voglio godere dal dolore …” sussurra Clara incitando il ragazzo.

Emanuele si china su Clara, punta il suo cazzo all’entrata del buco del culo della ragazza, lo sente contrarsi al contatto, spinge lentamente vedendo la sua cappella umida sparire nel culo della ragazza, allargandole lo sfintere e facendola gridare.

“Ecco … così … ora spingi di più …”, lo incita Clara.

Emanuele obbedisce, la sua asta dura scompare tra le natiche della ragazza, il suo buchino elastico e bagnato si allarga invitante mentre il ragazzo inizia muoversi dentro di lei spingendo con il bacino.

Clara cavalca i due uomini come un ossessa, i suoi orifizi colano copiosi il liquido caldo del suo godimento, li incita sottovoce a muoversi più velocemente, il suo culo si contrae sul cazzo duro di Emanuele stringendolo e facendolo mugolare dal piacere.

Lo zio Alfio stringe con forza tra le sue dita i capezzoli turgidi della nipote, li tira, li tortura schiaffeggiandoli violentemente ad ogni affondo del suo bastone nodoso nella fica calda di Clara.

I due uomini continuano a muoversi, vicini all’orgasmo, i loro colpi fanno sussultare il corpo esile della ragazza, fiotti di sperma le irrorano la fica, le riempiono il culo mentre gli spasmi di piacere le impediscono di fermarsi. Rivoli di sborra le iniziano a colare dal culo dilatato e caldo, le scivolano sulle cosce. Alfio si sfila dalla fica fradicia della nipote, le porge alle labbra il suo cazzo madido di umori. La ragazza inizia a leccare golosa il nettare di suo zio per poi passare al cazzo di Emanuele, li lecca entrambi percorrendoli con la lingua fino a farli schizzare di nuovo, il suo viso viene ricoperto di sperma, lei lecca tutto, avida e soddisfatta.

“Benvenuta … il tuo momento è giunto …”, dice lo Zio Alfio rivolto alla nipote, “… rivestiamoci e scendiamo, avremo modo di parlare, ora non dobbiamo destare sospetti.

I tre scendono verso il basso con disinvoltura ricongiungendosi agli ospiti. Clara viene avvicinata dalla madre che le chiede il motivo della sua assenza.

“Mamma non mi sono sentita bene, mi sono rinfrescata il viso, ora sto meglio …”, la rassicura Clara.

L’urlo interrompe la conversazione, una zia di Clara urla :”Guardate … guardate fuori, mio dio ma chi può essere stato …”

Gli ospiti si accalcano alla finestra del salone indicata dalla donne : al centro della piazza del paese una croce di legno rovesciata piantata al terreno sta bruciando rischiarando la notte senza luna.

Clara guarda la croce e sorride … il segnale è stato dato.

Ex Monastero di Montecrucio – 22.00

Nella foresteria dell’istituto di Montecrucio, l’ex monastero ora diventato un istituto di istruzione privato, la donna mora guarda dalla finestra il paese di Mezzana in lontananza, ha i capelli scuri e lunghi indossa un corpetto di pelle che le lascia scoperto il seno prorompente. Indossa delle calze a rete sotto degli stivali di pelle con il tacco vertiginoso. Nella mano tiene un guinzaglio che lega al collo un uomo magro, pelato, con una barbetta incolta che gli contorna il mento sfuggente. L’uomo è inginocchiato ai piedi della donna e la guarda come se aspettasse il suo ordine per parlare.

“Hanno dato il segnale, siamo pronti …”

“Si mia signora …”

 

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Una mamma da chiavare




La vecchia panda di mia mamma sbuffando lascia la provinciale e s’immette nella strada sterrata che porta al vecchio casolare di nostra proprietà sulle colline faentine, con infinita sofferenza l’auto arriva davanti all’ingresso.

Scendo e apro a fatica il vecchio cancello arrugginito poi rivolto a mia madre dico.
“Mamma qua bisogna sistemare i cardini altrimenti si blocca tutto”

Lei mi guarda con sufficienza borbottando.
“Ma si…..ma si, chiameremo il fabbro, dai fai poche storie aiutami a portare dentro queste scatole”

Dentro me penso.
“Cazzo quanto rompi”

Mia madre nonostante sia una rompicoglioni è anche una bella donna e con la sua aria giovanile e sbarazzina rimane per me e per tutti i miei amici una vera icona sessuale.

Mentre si china verso il baule dell’auto, il giubbotto nella parte posteriore sale mettendo in mostra il suo lato B, i jeans a vita bassa mostrano il fondo schiena con una visione parziale degli slip.

Cerco di sorvolare su pensieri non proprio in sintonia dentro un rapporto Madre/Figlio.
“Mamma ma perché abbiamo portato questa roba qua in collina”

“Perché caro il mio volpone fra te e tuo padre con la vostra passione del modellismo ferroviario abbiamo riempito la casa piena di cianfrusaglie, allora ho pensato che le cose che non usiamo e che sono in mezzo a casa le scarichiamo qua”

“Cazzo mamma anche i mie i miei roller”

“Ehi, ragazzino modera il linguaggio con tua madre”

“Scusa mamma”

In un batti baleno abbiamo fatto mezzogiorno, mia madre rivolta verso me dice.
“Hai fame?”

“Si mamma ho un certo languorino”

“Luca in casa non c’è nulla bisogna arrivare fino in paese”

“Ok mamma andiamo a comperare qualcosa nel negozio di alimentari”

Nel girarsi mia madre urta un barattolo di vernice che cadendo a terra si apre e uno schizzo di vernice le sporca i jeans.

“Accidenti questo non ci voleva”

“Va be…mamma è una macchia cosa vuoi che sia”

“Va bene un cavolo….fortunatamente nelle camere di sopra ci sono degli abiti di ricambio”

Velocemente sale al piano superiore e poco dopo ne discende con una gonna leggermente corta.

Sono sorpreso istintivamente emetto un fischio di ammirazione.

“Che belle gambe mamma”
Lei mi guarda e ride.

Grazie Luca però non ti allargare”
“Mamma non si tratta di allargarsi con questa gonna corta sei sexy”

Continuando a ridere aggiunge.
“Cosa ne dici se stasera vengo a casa cosi? Chissà che tuo padre non si svegli un poco dal suo torpore”

Con una sonora risata lascio partire un commento feroce.
“Perché mamma cosa vuoi dire che papà non ti scopa più?”

Fingendosi arrabbiata ma con il risultato di non essere assolutamente credibile dice.
“Senti bambino non sei autorizzato a fare commenti su tuo padre forse non ha più lo slancio di una volta però e tanto….buono”.

Capisco la sua generale insoddisfazione da una leggera smorfia della bocca.

Raggiungiamo il negozio di alimentari del piccolo borgo il proprietario riconosce mia madre e fra convenevoli e complimenti vari ne usciamo dopo una ventina di minuti.

Dopo un pranzo consumato dialogando come da tempo non facevamo ci troviamo stranamente d’accordo su molti argomenti con piacere vedo mia mamma con idee molto simile alle mie.

“Mamma cosa pensi se ci fermiamo qui anche per la notte?”<